La fortuna


La fortuna è una donna; se voi la lasciate sfuggire oggi, non crediate di ritrovarla domani.

Napoleone Bonaparte

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Invidia


L’invidia è il metro delle nostre insicurezze, del nostro fallimento, del nostro rammarico.
Quando si spezzano le catene, forgiati da questo peccato capitale,
 si scopre la gioia di condividere il bene del prossimo e
di non perdersi nel proprio assurdo egoismo.

Costa Concordia


era il venerdi del 13 gennaio del 2012 e  ricordiamo La Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio.

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/15/naufragio-della-costa-concordia-la-testimonianza-del-messinese-giuseppe-lanzafame-che-accusa-il-comandante/

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/24/costa-concordia-e-andrea-doria-e-le-loro-similitudini-e-differenze/

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Pepe


Il pepe nero, o  bianco  è semplicemente lo stesso frutto a punti diversi di maturazione.

Pepe nero viene prodotto dal frutto acerbo della pianta di pepe. I frutti vengono sbollentati brevemente in acqua calda sia per lavarli che per prepararli all’essiccamento. La rottura della polpa, durante l’essiccamento, velocizza l’annerimento del grano di pepe. I grani vengono essiccati al sole, o con appositi essiccatoi, per diversi giorni durante i quali i frutti si disidratano e anneriscono. Una volta essiccati prendono il nome di pepe nero. 
Pepe bianco è dato dal solo seme del frutto. Si ottiene tenendo a bagno per circa una settimana il frutto del pepe. In questo modo la polpa si decompone e può facilmente essere eliminata. Rimosso il pericarpo, il seme viene essiccato. Processi alternativi sono usati per rimuovere la polpa dal frutto compresa la rimozione della pelle essiccata dal pepe nero.
Il pepe nero è il più diffuso, mentre il pepe bianco viene utilizzato soprattutto nella preparazione delle salse colorate, dove il nero della polpa rimarrebbe visibile.

mentre il pepe rosa è un falso pepe, perchè è il frutto o meglio la bacca di un arbusto sempreverde

questa spezie veniva usata anche nel medioevo come merce di scambio dato il suo grande valore.

la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

un anno di grazia


Signore Gesù, guardo a questo anno che sta per chiudersi.

Ti ringrazio per quanto di buono mi hai donato. I miei errori, perdonali Signore Gesù, e concedimi di imparare da essi.

Cosa posso offrirti, mio Dio? Quello che ho tra le mani Tu lo vedi, e io lo dono a Te.

Continua a sostenermi nei momenti difficili e ad essere Tu la mia forza.
Ma oggi, in questo ultimo giorno dell’anno, voglio raccogliere tutta la mia vita e, con gioia, metterla nelle Tue mani, certo che lì è al sicuro.1526577_613136532057144_1007910968_n
(don valentino porcile)

San Silvestro


 San Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nellanno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato ptardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il suo fu un lungo pontificato di 21 anni dal 31/01/314 al 31/12/335.

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Bilancio 2017.


Sono sopravvissuta. Non è stato un anno facile, ma ad essere sincera sono decenni che non ne ricordo uno. Ho fatto scelte che mai avrei voluto fare, e che mi costano ogni giorno grandi sacrifici. Ma ho capito da un pezzo ormai,  che la vita è tutto un grosso sacrificio. Ogni tanto si é respirata una boccata di ossigeno: a gennaio con la laurea di Simona, e a settembre con le nostre nozze di argento. Momenti che se di per sé gioiosi avevano però sempre quell’amaro di fondo.
Non è che noi genovesi amiamo il mugugno… ma esseri sinceri e dire le cose come stanno è solo onestà-
Arriviamo a dicembre con il trasferimento di mio genero qui a Genova, ottima notizia per questa futura nuova coppia ~  
Alla conferma degli amici che non si sono nemmeno degnati ad andare a trovare mia madre in questi lunghi nove mesi.. dico semplicemente che non  siete amici, sappiatelo.
Sto iniziando a capire che le persone vanno trattate come ti trattano, anche se il mio Vangelo dice un’altra cosa. Poi farò i conti con Dio e se mi capirà  + bene,+  se no purgatorio forever!!!
Ma gli amici lo avranno capito che ad una loro azione ne risponde sempre una mia con un senso..? …Aprite le porte anche dell’inferno: peccherò di presunzione ma sono sicura che non hanno capito e non capiranno una beata mazza.
Un grazie va solo a Ivano che si riconferma la persona più vicina ed amabile che ho.
Un grazie alla vita per una new entry nella mie amicizie che ho rivalutato ed apprezzato in modo particolare in questo ultimo periodo.
Il 2018 si prospetta già con qualche preoccupazione….. ma forza e coraggio ….avanti tutta.
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UN AUGURIO SPECIALE PER VOI CHE SIETE L’ANIMA DI QUESTO BLOG♥,
UN BACINO AD OGNUNO DI VOI

 

❀`•.¸,¤°♥ il vischio ❀`•.¸,¤°♥


C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre piu’ soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuita’ di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perche’ non andava mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata.
Comincio’ a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Penso’ che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosi’ perche’ non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto comincio’ a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupi’.
Per tutta la notte, ascolto’ le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventu’.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo comincio’ a piangere.
Pianse cosi’ tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato.
E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

corteggiare


perchè mai si dice  fare la corte ad una donna?

(una volta era  solo prerogativa maschile)

questo modo di dire nasce dal fatto che

tutte le nobildonne erano seguite da una corte di servi e ruffiani pronti ad adularle e ad esaudire ogni loro desiderio o voglia.
 … ed oggi

è rimasto il detto… anche il corteggiamento è caduto in disuso

28 dicembre


fonte dal web:28 Dicembre 1908- un violento terremoto, seguito da una gigantesca ondata d’acqua, distrugge il 90% degli edifici della città di Messina. Il terremoto colpisce anche le coste calabresi. Circa 80.000 le vittime a Messina, circa 15.000 in Calabria. Innumerevoli i feriti.
I primi soccorsi arrivarono dalla marina russa presente in zona con 6 navi, subito seguita da altre 6 navi della marina militare britannica, solo più tardi arrivò la marina italiana. Nei giorni successivi anche Francia, Spagna, Germania, Grecia ed altre nazioni misero a disposizione navi ed equipaggi, anche gli aiuti economici furono ingenti. Anche i quel caso la solidarietà, vera, delle persone intervenute in soccorso, militari e civili, contribuì a limitare i danni e dare coraggio ai sopravvissuti.divisore fiori 4
sabato 28 dicembre 1895
Nasce il  primo film della storia del cinema con i Lumière:
Anche se gli storici si dividono sul riconoscere ai Lumière il primato di aver inventato il cinema – una parte l’attribuisce al kinetoscopio di Thomas Edison, brevettato nel 1891 –, non v’è dubbio alcuno nel considerare la proiezione del 28 dicembre 1895, come il primo film in assoluto nella storia della settima arte.
 
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martedì 28 dicembre 1869—->Nota fin dai tempi dei Maya, la gomma da masticare venne brevettata per la prima volta, nel dicembre del 1869, da un dentista americano: William Semple. Costui, nel suo laboratorio a Mount Vernon (in Ohio), era riuscito ad ottenere un prodotto masticabile, sciogliendo la gomma in una soluzione di nafta e alcol e mischiandola successivamente con altri materiali (tra cui radici di liquirizia).
Messo in commercio due anni più tardi, in una drogheria di Hoboken (nel New Jersey), il chewing gum cominciò a diffondersi verso la fine dell’Ottocento, grazie a tecniche di produzione sempre più affinate. Un altro americano, Walter Diemer, inventò nel 1928 un particolare tipo di gomma, in grado di formare piccole bolle d’aria e divenuta celebre con il nome di bubble gum.martedì 28 dicembre 1869
 
 
 

il vischio


Il nome botanico del vischio è Viscum Album, ma tutti lo conosciamo e lo chiamiamo semplicemente vischio, si tratta di una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscacee ed è una pianta sempreverde parassita di diversi alberi, quali ad esempio pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli e diverse  conifere, come il  pino silvestre e il  pino montano. Solitamente si nota meglio in inverno, poiché i suoi cespugli, insediati nei tronchi, provocano la perdita delle foglie della pianta che li ospita.
Le foglie verdi del vischio sono indicative della presenza di clorofilla, ciò sta a significare che questa pianta è capace di compiere la fotosintesi e, visto che non è in grado di ottenere da sola l’azoto, lo recupera dalle altre piante di cui è parassita. Si  tratta di una pianta con  foglie oblunghe e dure, sistemate a due a due lungo il ramo.
Il vischio ha i fiori gialli e belle bacche tonde bianche o giallastre lucide, con un tipico interno gelatinoso e appiccicoso, tossiche per l’uomo, ma non per gli animali che, come gli uccelli insegnano, vengono da loro trasportate e disperse su altri alberi sui quali, dopo essersi insediati subdolamente, danno il via al loro sviluppo. Da un piccolo punto di penetrazione inizia la formazione di un piccolo tronco e gradualmente si sviluppa tutta la pianta. Se però le bacche cadono per terra, nulla di fatto, in questo caso non germogliano e muoiono.
La pianta che invece ospita il vischio non ha gravi danni, se quest’ultimo non si moltiplica troppo e non la “soffoca”.

VischioIl vischio si coltiva a scopo ornamentale e per fini erboristici, ad esempio per ottenere infusi, tinture, utile per la cura di arteriosclerosi e ipertensione, anche se a tale fine non esistono moltissimi studi che ne danno piena conferma, poiché i succhi gastrici inibirebbero la sua blanda azione.
Si sconsiglia l’uso di questa pianta in caso di terapie con anticoagulanti, di cui potrebbe aumentarne l’azione, antidepressivi ed immunosoppressori. Si consiglia comunque sempre di non assumere vischio autonomamente, ma di rivolgersi sempre a personale specializzato, in quanto la pianta è segnalata dai centri antiveleni. Tutte le parti del vischio possono risultare tossiche: le bacche soprattutto, come detto, sono pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. L’azione tossica dipende dalla presenza di viscumina, sostanza capace di provocare agglutinazione dei globuli rossi, e di alcuni peptidi.
I sintomi dell’intossicazione da vischio comprendono: lo sviluppo di una gastroenterite, sete elevata, diplopia—->visione doppia, dilatazione pupillare, diminuzione dei battiti cardiaci fino al collasso. Si possono verificare anche allucinazioni, disturbi mentali e convulsioni.

Al vischio sono legate molte leggende antiche: per le popolazioni celtiche, le quali lo  chiamavano oloaiacet, era, insieme  alla quercia, visto e vissuto come una vera  pianta sacra e dono diretto degli dei, capace di  tenere lontano disgrazie e malattie.
E’ simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio ed è nota la tradizione di salutare l’arrivo del nuovo anno dandosi un bacio sotto uno dei suoi rami.

Autore: Alessandra Mallarino

La lucciola di Natale


Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. Per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù.

Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.

Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: «E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini ?». Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l’insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino.

Era così emozionato per l’attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una lacrima cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. «Grazie», sorrise il bambinello. «Questo è un regalo bellissimo». In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. «Ecco è diventata una goccia di luce!», disse Gesù sorridendo. «Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola perché porterai con te la luce ovunque andrai».

26 dicembre 2004


jn ricordo del dolore:

L’Indonesia è sconvolta dallo tsunami: Sumatra è la terza isola più grande dell’arcipelago indonesiano (la sesta più estesa del pianeta) ed è una delle principali mete turistiche dell’Oceano Indiano. Come accade solitamente nelle festività natalizie, le sue spiagge e le strutture alberghiere a ridosso della costa sono gremite di turisti.

 

Santo Stefano


 

 Tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c’erano anche delle donne. Esse avevano portato con sè i loro bambini perché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato. Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna. Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò:” Tecla, che cosa porti in braccio?”
Sentendosi scoperta, la donna rispose: ” Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: ” Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino.” La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio. ” Ricordati però” le disse ancora Maria ” che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio. La chiesa celebra la sua festa il 26 dicembre, il giorno dopo Natale

Tanti auguri ai Stefano e Stefania

ed un pensiero  al mio papi – Rosa

S. Stefano – 26 Dicembre


felice onomastico

Parrocchia "Nostra Signora della Neve" Bolzaneto ♦

 

I secolo.
Stefano fu il primo cristiano martirizzato per la sua opera di predicazione del Vangelo e delle parole di Gesù.
Due anni dopo la crocifissione del Signore, Stefano venne accusato di proferire parole offensive verso la Legge giudaica (l’Antico Testamento), verso i luoghi sacri e verso le tradizioni dettate dallo stesso Mosè quando consegnò le Leggi al popolo ebreo. Per questo venne portato davanti ai giudici del sinedrio (il tribunale ebraico) e, condannato, venne lapidato fuori dalle porte della città.

Patrono di selciatori, tagliapietre., piastrellisti e diaconi
Invocato inoltre contro il mal di testa

22050buon onomastico ♥

in questa pagina un mio nuovo post

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Motore diesel


dal web
 l’ingegnere tedesco Rudolf Diesel costruisce un tipo del tutto differente di motore a scoppio, nel quale il carburante, ovvero il carbone polverizzato (oggi invece i motori diesel bruciano gasolio), non si accende per mezzo di una scintilla elettrica, ma di una fortissima compressione che fa salire la temperatura all’interno del cilindro a circa mille gradi. Diesel brevetta il propulsore che porterà il suo nome il 25 dicembre 1892 e nel 1895 comincia a fabbricarlo in serie con l’aiuto degli industriali tedeschi Krupp. Il suo motore, come aveva previsto, verrà utilizzato in seguito largamente per fornire energia alle fabbriche e far muovere treni, navi e camion.
La prima auto di serie al mondo spinta da un motore alimentato a gasolio fu la Mercedes 260 D del 1936.
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Le renne di Babbo Natale


bpgx62cn1qmp6y0b9Babbo natale ha 9 renne.
Le renne di Babbo Natale mangiano più che altro carote.
I nomi delle renne di babbo natale sono:

Dasher,
Dancer,
Prancer,
Vixon,
Comet,
Cupid,
Donner,
Blixon,
Rudolph

Rudolph è la renna prediletta da Babbo Natale

In Polonia la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella.
La tradizione impone che non si possa iniziare il rito della cena fino alla comparsa della prima stella in cielo

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24 dicembre


fonti dal web
1870: nella città di Il Cairo viene rappresentata la prima assoluta dell’Aida, di Giuseppe Verdi.
commissionata per celebrare l’apertura del Canale di Suez,
viene rappresentata ad un anno esatto dall’apertura del canale stesso.
 giovedì 24 dicembre 1818
Prima esecuzione di Silent Night, in un piccolo borgo dell’Austria, venne eseguito per la prima volta Stille Nacht, il canto di Natale più amato in assoluto.
 in Italia  il suo successo crebbe grazie alla versione italiana Astro del ciel (non un’esatta traduzione del testo tedesco), pubblicata nel 1937 dal prete bergamasco Angelo Meli.

 

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★*˚°。°*。★ BUONA VIGILIA DI NATALE

pâté de foie gras


 il pâtè

 di fegato è un’indiscussa prelibatezza della grande cucina francese, ma vanta antichissime origini, infatti il patè di fegato d’oca era già conosciuto dagli Egiziani nell’epoca dei faraoni.
In un affresco del 2500 a.C. scoperto a Sakkarah, vi è raffigurata la scena in cui sei egiziani sono indaffarati a ingozzare delle oche; questa abitudine era consueta anche presso gli antichi romani, che lo preparavano mischiandolo ad una miscela di fichi secchi tritati, latte e miele.
Col passare del tempo, il foie gras trova il suo massimo fulgore presso i reali di Francia, in particolare con Luigi XV e Luigi XVI, grazie a delle preparazioni raffinate come il prelibato “pasticcio di fegato grasso in crosta”.

La realtà delle fabbriche di “pate’ de foie gras” è sconosciuta a molte persone.

In queste fabbriche gli animali subiscono numerosi tipi di maltrattamento che vanno dall’assenza di norme igieniche, all’impossibilità di potersi muovere, all’alimentazione forzata,  e vi lascio tutto i dettagli alla vs immaginazione o alla vs voglia di documentarvi.

 

Nelle ultime due settimane di vita le oche e le anatre vengono nutrite più volte al giorno dalle 3 alle 8 volte con un pastone di cerali misti ad olio o di un pastone di mais cotto e salato con un tubo metallico di cirac 28 cm inserito nella gola che raggiunge direttamente il gozzo (causando gravi lesioni all’animale), la quantità di cibo è pari ad un terzo del loro peso, in questo modo il fegato raggiunge dimensioni fino a 10 volte superiore la dimensione normale. Questo trattamento è denominato “gavage” (ingozzamento) è causa negli animali una malattia al fegato denominata steatosi epatica.

Il fegato di questi animali è quindi malato.

 e qualcuno ancora lo compra e poi se lo mangia….
raffinatezze dei miei stivali….!!
pensate a ciò che fate entrare nel vs corpo… non contaminatelo….. sarebbe ora che che finisse questa crudeltà  e richiedere l’abolizione della produzione dello stesso.
in alternativa vi lascio questo piatto decisamente piu’ invitante a mio avviso.

21 dicembre


fonti dal web
21 dicembre 1913: il giornalista Arthur Wynne, di Liverpool, crea e pubblica sul giornale di New York “New York World” il primo cruciverba della storia
 
 il 21 dicembre 1900
Landsteiner scopre i gruppi sanguigni: Subire una trasfusione nei secoli passati, voleva dire, nel 90% dei casi, andare incontro a una morte sicura. Nessun medico sapeva darsi una spiegazione del perché questo sistema non funzionasse, tranne in rarissime eccezioni.
A fare chiarezza fu un biologo austriaco, Karl Landsteiner, che nel dicembre del 1900 scoprì che a distinguere i tipi di sangue era la capacità di agglomerare i globuli rossi; di qui la classificazione in quattro gruppi sanguigni umani: A, B, AB e 0.
La straordinaria scoperta gli valse, nel 1930, il premio Nobel per la medicina e la fisiologia. Più tardi, in collaborazione con il medico americano Alexander Wiener, individuò nel sangue un antigene, di carattere ereditario, chiamato fattore Rh o “fattore Rhesus”. Il gruppo sanguigno che lo conteneva venne denominato “Rh positivo”, in caso di assenza “Rh negativo”.

Qui nasceva Alberto Lupo


Genova 19 dicembre 1924: nasce, nel quartiere di Bolzaneto, Alberto Lupo, nome d’arte di Alberto Zoboli, attore e doppiatore di teatro, cinema e televisione, presentatore. Affascinante, dotato di rilevante presenza scenica e di una voce suadente, approda al cinema, nel 1954, con un ruolo nel film Ulisse, dopo aver iniziato la sua carriera a teatro nel 1946. Negli anni sessanta è protagonista indiscusso anche di fotoromanzi – riviste di racconti per immagini a uscita settimanale allora molto diffuse – come Bolero, Grand Hotel e Sogno. Alberto Lupo è stato l’interprete principale di diversi sceneggiati RAI, degli anni di Carosello, come l’indimenticato “La cittadella” del 1964. Ma il grande successo, in televisione, arriva nel 1971 quando viene scritturato per presentare “Teatro 10” insieme a Mina. Mitico il loro duetto per la sigla Parole Parole del programma, rimasta al primo posto nella hit parade dell’epoca per molte settimane.

Mina_alberto_lupo (1)

Di famiglia borghese (il padre dirigeva L’Istituto Gaslini di Bolzaneto) nacque a Bolzaneto in via Pastorino, e dimostrò fin dalla prima gioventù trascorsa a Pegli (una targa posta al civico 1 della Via Amerigo Vespucci ne ricorda la dimora) un vivo interesse per la recitazione, . A lui è dedicato con una targa il foyer del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto.

Il sogno divino


Una notte ho sognato che lungo la via lattea, era stata aperta una nuova bottega con l’insegna: DONI DI DIO

Entrai e vidi un Angelo dietro il banco. Gli chiesi: Cosa vendi Angelo Bello?

Mi rispose : Vendo ogni ben di DIO

E fai pagare caro?

No i doni di DIO sono sempre gratuiti.

Contemplai il grande scaffale con anfore di Amore, flaconi di Fede, pacchi di Speranza, anfore di Salute, scatole di Salvezze……e cosi’ via.

Mi feci coraggio e poiche’ avevo un immenso bisogno di tutte quelle belle cose chiesi all’Angelo: Dammi un bel po’ di Amore di Dio, tutto il perdono, un cartoccio di Fede, tanta salute, una gran quantita’ di pazienza, e salvezza quanto basta!

L’ Angelo gentile, mi preparo’ tutto sul bancone. Ma quale non fu la mia meraviglia vedendo che, con tutti i doni che avevo chiesto, l’Angelo mi aveva fatto un pacchetto piccolo piccolo!

Esclamai: Possibile? Il tutto qui?

Allora l’Angelo con tono solenne mi spiego’: Eh si, mio caro! Nella bottega di DIO non si vendono frutti maturi, ma soltanto piccoli semi da coltivare nel tuo Cuore.

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www.leparoledegliangeli.com

16 dicembre


fonti dal web
ricordiamo oggi Il Boston Tea party, noto anche come distruzione del tè, è considerato uno degli atti di ribellione più famosi della storia moderna e un episodio cruciale nel cammino verso la Rivoluzione americana, che scoppiò due anni dopo. 
Accadde tutto in una notte, quella di giovedì 16 dicembre 1773. Sessanta componenti dei Sons of Liberty (in italiano “figli della libertà”, nome della società segreta che si batteva per l’indipendenza delle colonie americane dall’Impero britannico), travestiti da pellerossa, assaltarono tre navi della Compagnia delle Indie Orientali cariche di tè, attraccate nel porto di Boston (capitale del Massachusetts). 
Impossessatisi dell’intero carico, svuotarono le oltre 300 ceste di tè in mare (circa 5 tonnellate, per un valore di 10.000 dollari dell’epoca). Un raid simbolico per protestare contro il British Parliament’s Tea Act, una legge ideata per favorire il monopolio della Compagnia delle Indie Orientali attraverso l’eliminazione della tassazione sul tè. Ciò rendeva più competitivi i prezzi della Compagnia rispetto a quelli dei contrabbandieri americani-olandesi.

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16 Dicembre 1631 – l’eruzione del Vesuvio uccide forse 18.000 persone

Oltre alle gambe c’è di più.


 

Ma quanto  sono belli questi versetti del libro dei proverbi, li ho sempre letti con una sorta di ammirazione nei confronti di questa donna che dedica il suo essere Persona  nei confronti del marito  e della famiglia. 

Forse direte che sono anacronistici, che la società di oggi ci vorebbe diverse… ma a me piace pensare che ci sono ancora molte donne che esprimono la loro femminilità cosi e non mostrando il corpo.

 Lo scriba non parla mai di sentimenti né di bellezza, tanto effimera quanto opinabile: non vuole una donna ideale secondo i criteri di certi concorsi oggi in gran voga, che ci torturano per settimane sui giornali e che riducono la donna, con la sua complicità, ad una specie di elegante accessorio; lo scriba enuncia bensì un progetto di vita destinato a durare e nel quale la donna ha un ruolo economico consapevole.

E’ una donna di carattere, per dirla in poche parole.

E’ una donna che incarna la Sapienza –

Se notate l’autore li ha scritti in modo acrostico, 

infatti ogni lettera iniziale corrisponde all’alfabeto ebraico

 

Proverbi 31,10-31

 

Alef
10 Una donna perfetta chi potrà trovarla?
Ben superiore alle perle è il suo valore.

Bet
11 In lei confida il cuore del marito
e non verrà a mancargli il profitto.

Ghimel
12 Essa gli dà felicità e non dispiacere
per tutti i giorni della sua vita.

Dalet
13 Si procura lana e lino
e li lavora volentieri con le mani.

He
14 Ella è simile alle navi di un mercante,
fa venire da lontano le provviste.

Vau
15 Si alza quando ancora è notte
e prepara il cibo alla sua famiglia
e dà ordini alle sue domestiche.

Zain
16 Pensa ad un campo e lo compra
e con il frutto delle sue mani pianta una vigna.

Het
17 Si cinge con energia i fianchi
e spiega la forza delle sue braccia.

Tet
18 È soddisfatta, perché il suo traffico va bene,
neppure di notte si spegne la sua lucerna.

Iod
19 Stende la sua mano alla conocchia
e mena il fuso con le dita.

Caf
20 Apre le sue mani al misero,
stende la mano al povero.

Lamed
21 Non teme la neve per la sua famiglia,
perché tutti i suoi di casa hanno doppia veste.

Mem
22 Si fa delle coperte,
di lino e di porpora sono le sue vesti.

Nun
23 Suo marito è stimato alle porte della città
dove siede con gli anziani del paese.

Samech
24 Confeziona tele di lino e le vende
e fornisce cinture al mercante.

Ain
25 Forza e decoro sono il suo vestito
e se la ride dell’avvenire.

Pe
26 Apre la bocca con saggezza
e sulla sua lingua c’è dottrina di bontà.

Sade
27 Sorveglia l’andamento della casa;
il pane che mangia non è frutto di pigrizia.

Kof
28 I suoi figli sorgono a proclamarla beata
e suo marito a farne l’elogio:

Res
29 «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti,
ma tu le hai superate tutte!».

Sin
30 Fallace è la grazia e vana è la bellezza,
ma la donna che teme Dio è da lodare.

Tau
31 Datele del frutto delle sue mani
e le sue stesse opere la lodino alle porte della città.

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La montagna


 

Si racconta che un alpinista, dopo lunghi anni di preparazione, decise di realizzare il suo sogno e di scalare una montagna molto alta. Volendo tutta la gloria per sé, decise di andarci da solo.

 

Le ore passarono in fretta e l’oscurità lo sorprese. Non avendo il necessario per accamparsi, decise di proseguire la scalata. Il buio gli impediva di vedere il proprio sentiero. Le nuvole nascondevano la luna e le stelle.

 

Aveva quasi raggiunto la vetta quando l’inevitabile capitò. Perse l’appoggio e cadde nel vuoto. Ebbe giusto il tempo di vedere delle macchie scure e si sentì inghiottito dall’abisso.I principali avvenimenti della sua vita sfilarono altrettanto velocemente davanti ai suoi occhi.Sentiva la morte avvicinarsi quando un violento colpo sembrò quasi squarciargli il ventre: aveva raggiunto la fine della corda di cui aveva fissato un’estremità nella roccia… e l’ancoraggio aveva fortunatamente resistito.

 

Riprese fiato e si rese conto di essere ancora lì, sospeso nel buio e nel silenzio assoluti.Ormai disperato, urlò:

 

– Dio mio, aiutami!!!- Immediatamente, una voce grave e profonda penetrò il silenzio:- che vuoi che faccia?- Salvami, mio Dio!!!- Credi veramente che io possa salvarti?- Certamente, Signore!!!- Se è così, taglia la corda che ti mantiene!!!

 

Ebbe un momento di esitazione, poi l’uomo si attaccò con maggiore disperazione alla corda.Il gruppo di salvataggio racconta che l’indomani trovarono l’alpinista morto.Il freddo l’aveva invaso e tra le sue mani indurite egli teneva ancora, disperatamente, la corda…

 

A soli due metri dal suolo!!!

 

E tu, avresti tagliato la corda?Nella vita, dobbiamo prendere decisioni che mettono alla prova la nostra fede.E tu? Tu che conti tanto sulle tue corde… Accetteresti di tagliarle? 

♣ L’ALBERO DI NATALE NON E’ UN SIMBOLO PAGANO


Titoune_Anges_sapinL’albero di Natale, con le sue luci e i suoi addobbi colorati, riesce ad immergere la gente nell’atmosfera magica del Natale, mentre il presepe viene sempre più snobbato per il suo essere “troppo cristiano”.
E se invece si scoprisse che l’“inventore” dell’albero di Natale fu proprio un cattolico? E che proprio l’albero di Natale, l’Abete, è parte importante della simbologia cristiana, contrariamente alla comune credenza che vuole l’albero di Natale “simbolo pagano”?

Il primo albero di Natale fu allestito presso le popolazioni germaniche nel 724 da San Bonifacio, che addobbò un abete appoggiando delle candele accese sui rami. San Bonifacio, vescovo e martire, inglese di nascita, fu l’iniziatore dell’evangelizzazione delle popolazioni pagane in Germania.
Nel 722 il Papa consacrò S. Bonifacio vescovo di tutta la Germania. Egli sapeva che l’ impresa più grande era sradicare le superstizioni pagane che impedivano l’accettazione del Vangelo e la conversione dei popoli. Conosciuto come “L’apostolo della Germania”, avrebbe continuato a predicare il Vangelo fino al martirio avvenuto nel 754.

Tra le molte disavventure del Santo, si narra che proprio nel periodo dell’Avvento ebbe modo di fermare un sacrificio umano, consuetudine adottata dalle popolazioni pagane dell’epoca per propiziarsi gli dei.Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar”.Titoune_sapin_jouets
Tradizione voleva che i sacrifici avvenissero sotto una gigantesca quercia, che la popolazione venerava in quanto credeva possedesse lo spirito della loro divinità,il dio Thor. Mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, San Bonifacio gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire la quercia. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».
Dopodiché catechizzò la popolazione riassumendo la vita e le opere di Gesù di Nazareth, dalla nascita alla resurrezione, e annunciando la venuta di Cristo. Dietro la grande quercia abbattuta c’era un Abete e San Bonifacio, finita la sua catechesi, fece disporre sui rami dello stesso, durante tutto il periodo di Natale, delle candele accese a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “Bambin Gesù”.

Da quel giorno in poi, molto lentamente, la tradizione dell’albero di Natale cominciò a varcare i confini della Germania fino a diventare una consuetudine natalizia globale; con il tempo però è andato perdendosi il vero significato di tale “gesto”. Non è un caso, infatti, che l’albero sia proprio un abete. L’abete, infatti, è un albero sempreverde. Quando le altre piante nel periodo invernale muoiono, perdono le foglie, si seccano i rami, l’abete rimane vivo, forte e bello. Il sempreverde nella simbologia cristiana rappresenta l’albero della vita, l’albero della salvezza. L’albero che dà riparo, protezione e speranza, ovvero, Cristo.

Con il tempo, poi, ai piedi dell’albero cominciò ad instaurarsi la tradizione di posare alcuni doni,Animazione2 che inizialmente erano dolci fatti con latte e miele (un richiamo alla terra promessa?).

Le prime testimonianze storiche sull’albero di Natale risalgono al XVI secolo e che, d’altro canto, non vi è prova storica della derivazione di quest’usanza natalizia dagli antichi culti germanici. La testimonianza più antica è costituita da una targa scritta in otto lingue, presente nella piazza della città di Riga, capitale della Lettonia, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Inoltre, l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570, che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse poi nel corso del XVII-XVIII secolo in tutte le principali città della Renania.

In mancanza della prova di una diretta derivazione della tradizione dell’albero di Natale da antichi culti pagani, non rimane che cogliere il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico Testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto (v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11,1): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo-, o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).39a

A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Non a caso Beato Giovanni Paolo II a partire dal 1982 volle che in occasione delle festività natalizie in piazza San Pietro, accanto al presepe, fosse collocato un alto e robusto abete, finemente decorato con palline color oro e argento e con luci bianche e gialle. “L’abete sempre verde – ricordava Giovanni Paolo II – esalta il valore della vita, perché nella stagione invernale diviene segno della vita che non muore”. Facilmente l’albero natalizio si presta ad essere associato a Gesù Cristo, fonte, per noi cristiani, della vita che non muore. Le luci e le palline colorate, a loro volta, richiamano Cristo, luce del mondo, venuto a diradare le tenebre del peccato e della morte in cui è avvinta l’umanità. L’albero ben si presta allora ad una lettura “cristiana” e così viene da sempre inteso nei Paesi in cui questa tradizione è nata. Consapevole di questo, l’attuale Papa, Benedetto XVI, ha inteso dare continuità all’iniziativa del suo predecessore, spiegando che “l’abete posto accanto al presepe mostra a suo modo la presenza del grande mistero nel luogo semplice e povero di Betlemme”.

Perché allora da parte di qualcuno si sostiene che l’albero di Natale sia una tradizione pagana, assimilata nei secoli dal Cristianesimo, o che l’albero sia in sé un simbolo pagano la cui presenza nel Vaticano, cuore del cattolicesimo mondiale, è a dir poco inopportuna?

In realtà, quanti pervengono a sì frettolose e categoriche conclusioni sembrano cadere in un equivoco di fondo, confondendo la tradizione, tipicamente cristiana, dell’Albero di Natale con il simbolo dell’albero, che in sé e per sé considerato è presente in tutte le culture, anche precristiane, pur con significati profondamente differenti; e per di più ignorano che l’albero, come simbolo, non è appannaggio esclusivo delle culture “pagane”, trovando molteplicità di riscontri anche all’interno della Bibbia, tanto nel Nuovo quanto nell’Antico Testamento.

http://www.parrocchiadicoreno.it/catechesi/approfondimenti/287-albero-di-natale-e-cristiano.html

14 dicembre


nel 1958 nasce l’ecografia che diviene una metodologia di indagine non invasiva, per scoprire durante la gravidanza eventuali anomalie del feto.

♣♦♣

14 dicembre 1995

 Fine della guerra in Jugoslavia: decretando la dissoluzione della Jugoslavia e la nascita degli stati indipendenti di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro (queste ultime due unite nella Federazione jugoslava, fino alla definitiva separazione nel 2006).

 

12 dicembre


La strage di piazza Fontana fu conseguenza di un grave attentato terroristico compiuto il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano
Nell’edificio sono presenti in sessanta, persone- sotto al tavolo, poco prima, una mano assassina ha nascosto una borsa nera con dentro 7 chili di gelignite (un potente esplosivo utilizzato nelle cave) e un timer impostato sulle 16.37. All’ora esatta un boato scuote la città e una pioggia di schegge di vetro investe decine di passanti.
Muoiono sul colpo dodici persone a cui, nelle ore successive, se ne aggiungeranno altre cinque, mentre sono 86 i feriti. 
A dieci anni di distanza, sulla piazza milanese sarà inaugurata una lapide commemorativa con i nomi delle diciassette vittime. 
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Scipione Riva Ricci annuncia l’invenzione dello sfigmomanometro, cioè del primo apparecchio per misurare la pressione di uso semplice e rapido, rimasto praticamente inalterato fino ad oggi. E’ il 1894.”
1pbglkvql4btjxjzxbyqvklzs8fonti dal web

CHI HA NEL CUORE IDEALI DI AMORE


Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.  Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!”

 

La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le chiedo di non importunarmi.”

     Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le disse: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!” – “Scusi, signor topo, non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo,  la ricorderò nelle mie preghiere.”

     Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo…? Penso proprio di no!”

     Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola. Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.  La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo , e, nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.

     Subito, il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: Siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo. Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale:  la gallina.   Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna. Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

     La donna non migliorò e rimase in ospedale parecchio tempo più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie.

Quando senti che qualcuno ha un problema  e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo possa colpire anche te ….  pensaci molto bene… PENSACI DUE VOLTE !!!!

Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l’indifferenza dei buoni.

serena notte amici preziosi!

7 dicembre


  dal web   il 07 dicembre 1941
Il Giappone attacca la base di Pearl Harbor: L’aria di festa di una tranquilla domenica mattina nella base aeronavale americana di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, viene bruscamente interrotta dal rombo di oltre 300 caccia giapponesi. Lancette sulle 7.40, è l’inizio di un attacco a sorpresa tra i più drammatici della storia mondiale, non preceduto da alcuna dichiarazione di guerra.
Il raid di fuoco, concepito dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, va avanti per due ore e alle 9,45 lo scenario della baia consegna solo morte e distruzione: 2.400 vittime (in maggioranza militari) e circa 1.700 feriti.