Tradizioni per l’ultimo dell’anno


1️⃣ In Germania, le persone, per predire il futuro, l’ultimo dell’anno sciolgono piccoli pezzi di piombo in un cucchiaio sopra una candela, quindi versano il liquido in acqua fredda. Le varie forme del Bleigießen (colata di piombo) che si visualizzano servono a rivelare cosa porterà l’anno che sta per cominciare.

Ad esempio, se il piombo forma una palla, la fortuna si farà strada, mentre la forma di una corona significa ricchezza; una croce significa morte e una stella porterà felicità.

Pâté de foie gras


 il pâtè

 di fegato sarà anche  un’indiscussa prelibatezza della grande cucina francese, e vanta antichissime origini, ma a me onestamente non mi stuzzica proprio;

il patè di fegato d’oca era già conosciuto dagli Egiziani nell’epoca dei faraoni.
In un affresco del 2500 a.C. scoperto a Sakkarah, vi è raffigurata la scena in cui sei egiziani sono indaffarati a ingozzare delle oche; questa abitudine era consueta anche presso gli antichi romani, che lo preparavano mischiandolo ad una miscela di fichi secchi tritati, latte e miele.
Col passare del tempo, il foie gras trova il suo massimo fulgore presso i reali di Francia, in particolare con Luigi XV e Luigi XVI, grazie a delle preparazioni raffinate come il prelibato “pasticcio di fegato grasso in crosta”.

La realtà delle fabbriche di “pate’ de foie gras” è sconosciuta a molte persone.

In queste fabbriche gli animali subiscono numerosi tipi di maltrattamento che vanno dall’assenza di norme igieniche, all’impossibilità di potersi muovere, all’alimentazione forzata,  e vi lascio tutto i dettagli alla vs immaginazione o alla vs voglia di documentarvi.

 

Nelle ultime due settimane di vita le oche e le anatre vengono nutrite più volte al giorno dalle 3 alle 8 volte con un pastone di cerali misti ad olio o di un pastone di mais cotto e salato con un tubo metallico di cirac 28 cm inserito nella gola che raggiunge direttamente il gozzo (causando gravi lesioni all’animale), la quantità di cibo è pari ad un terzo del loro peso, in questo modo il fegato raggiunge dimensioni fino a 10 volte superiore la dimensione normale. Questo trattamento è denominato “gavage” (ingozzamento) è causa negli animali una malattia al fegato denominata steatosi epatica.

Il fegato di questi animali è quindi malato.

 e qualcuno ancora lo compra e poi se lo mangia….
raffinatezze dei miei stivali….!!
pensate a ciò che fate entrare nel vs corpo… non contaminatelo….. sarebbe ora che che finisse questa crudeltà  e richiedere l’abolizione della produzione dello stesso.
in alternativa vi lascio questo piatto decisamente piu’ invitante a mio avviso.

Fitline!!! Che meravigliosa scoperta!‿︵‿︵ʚɞ‿︵‿︵ʚɞ


Ho provato con tantissime remore e molta diffidenza questo prodotto con mio marito.

Non ho mai creduto sull’efficacia degli integratori in generale, a parte alcuni e questo è uno di quelli che mi ha convinto a ricredermi.

Questo in particolare aiuta la pelle a reidratarsi dall’interno delle cellule, cosi pelle secca ed elasticità della pelle si riacquistano grazie al collagene.

Abbiamo notato evidenti miglioramenti sulla pelle del viso, ed in particolare sulle gambe di mio marito che ha sempre un problema di dermatite per quanto ha la pelle secca nonostante tutti i prodotti topici che usa.

Prima di prenderli ho fatto una bella ricerca su cosa avrei bevuto e sull’azienda.

Devo dire che mi ha tranquillizzato appurare con quanta serietà questa azienda lavori ed ora da un paio di settimane

lo stiamo bevendo in assoluta tranquillità sia per gli ingredienti, sia per l’etica aziendale che li commercializza.

Ci sono molti prodotti, che hanno suscitato ora la mia curiosità, piano piano li proverò e vi racconterò.

Se siete curiosi di sapere altro, o avete qualche cosa che volete risolvere chiedetemi pure,
quando si ha una chicca tra le mani è bello condividerla con gli amici♥

Buona giornata a tutti, e ricordate che a

Natale non dovete smettere mai di sognare…
ogni condizione fisica che crea problemi si puo’ risolvere

Super Auguri di Natale!

Qui nasceva Alberto Lupo


Genova 19 dicembre 1924: nasce, nel quartiere di Bolzaneto, Alberto Lupo, nome d’arte di Alberto Zoboli, attore e doppiatore di teatro, cinema e televisione, presentatore. Affascinante, dotato di rilevante presenza scenica e di una voce suadente, approda al cinema, nel 1954, con un ruolo nel film Ulisse, dopo aver iniziato la sua carriera a teatro nel 1946. Negli anni sessanta è protagonista indiscusso anche di fotoromanzi – riviste di racconti per immagini a uscita settimanale allora molto diffuse – come Bolero, Grand Hotel e Sogno. Alberto Lupo è stato l’interprete principale di diversi sceneggiati RAI, degli anni di Carosello, come l’indimenticato “La cittadella” del 1964. Ma il grande successo, in televisione, arriva nel 1971 quando viene scritturato per presentare “Teatro 10” insieme a Mina. Mitico il loro duetto per la sigla Parole Parole del programma, rimasta al primo posto nella hit parade dell’epoca per molte settimane.

Mina_alberto_lupo (1)

Di famiglia borghese (il padre dirigeva L’Istituto Gaslini di Bolzaneto) nacque a Bolzaneto in via Pastorino, e dimostrò fin dalla prima gioventù trascorsa a Pegli (una targa posta al civico 1 della Via Amerigo Vespucci ne ricorda la dimora) un vivo interesse per la recitazione, . A lui è dedicato con una targa il foyer del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto.

La lucciola di Natale


Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. Per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù.

Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.

Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: «E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini ?». Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l’insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino.

Era così emozionato per l’attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una lacrima cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. «Grazie», sorrise il bambinello. «Questo è un regalo bellissimo». In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. «Ecco è diventata una goccia di luce!», disse Gesù sorridendo. «Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola perché porterai con te la luce ovunque andrai».

La storia degli angeli dell’avvento ¤₪¤₪


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

 

corona dell’avvento

Ricordando l’avvento ¤₪


Sei il Dono del Padre  all’uomo infelice.

      Sei il Figlio che giunge per germogliare speranza

       Sei il Fratello che annuncia misericordia paterna. 

       Sei lo Sposo che si prende cura dell’uomo ingannato.

     Sei il Giorno   che viene dopo la notte tremenda.

        Sei la Pace   che scende dall’Alto.       

  Sei Giustizia di Dio  per l’uomo ingiusto.

     Sei la Verità che rallegra la vita.

     Sei la Misericordia che si stende feconda.   

  Sei la Parola  che comunica amore.

         Sei il Giudizio  che salva i peccatori.

Sei la Veste che copre la mia nudità.

VIENI, SIGNORE GESU’

Thanksgiving-day


Il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa osservata negli Stati Uniti d’America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.
Questa storica tradizione cristiana risale all’anno 1623
IL VIAGGIO DELLA MAYFLOWER
Ai tempi in cui ebbe inizio questa storia, andare dall’Inghilterra in America era un’impresa che richiedeva mesi di tempo e molto coraggio. Bisognava imbarcarsi su una nave di legno piccola, priva di comodità e abbastanza malsicura. Era proprio così la “Mayflower”, la nave che attraverso mille peripezie nel 1620 portò dalla città inglese di Plymouth alle coste del Massachusetts un gruppo di persone che non volevano più stare in Europa, dove la loro religione era perseguitata. Queste persone, che vennero chiamate “Pellegrini” volevano arrivare un po’ più a sud, la nave venne però spinta a nord da tempeste e gelidi venti. I suoi passeggeri morivano a uno a uno di stenti e malanni. Alla fine, decisero di sbarcare dove sarebbero approdati. La terra in cui arrivarono si rivelò dapprima poco ospitale. Era ormai quasi inverno e i Pellegrini cominciarono a costruire un villaggio di legno: lo chiamarono Plymouth. Quando arrivò la primavera, lavorarono la terra, aiutati dagli Indiani che già vivevano in quella zona e che insegnarono loro a coltivare il grano e ad allevare un animale che essi non avevano mai visto prima: il tacchino. Un anno dopo il loro burrascoso arrivo, i Pellegrini poterono fare il primo raccolto e, poiché erano molto religiosi, decisero di festeggiarlo ringraziando il Signore che aveva dato loro una terra generosa su cui vivere e lavorare. Il Giorno del Ringraziamento è, per gli Americani, un’ importante festa di famiglia, come il Natale in  quel giorno non si va né a scuola né al lavoro- ma si sta a casa con nonni, genitori, zii e cuginetti. In cucina, mamme nonne preparano un grandissimo pranzo a base di tacchino ripieno, con tanti buoni contorni, dolcetti farciti e budino freddo di zucca .
Il Giorno del Ringraziamento dà il via, in America, al periodo prenatalizio.

Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati.
Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico

 

il giorno del ringraziamento….. | sorridi ....domani è un nuovo giorno ........

UN ASINO CHIAMATO CULO



Un prete partecipò ad una corsa di paese con un asino chiamato Culo, e vinse.
Il parroco era così contento che disputò altre corse e vinse ancora. Pochi giorni dopo, il giornale locale pubblicò una nota in terza pagina che riportava:
“Il Culo del parroco vincitore su tutti”.
Avvertito, il Vescovo si infastidì per quel trafiletto e ordinò che l’asino non uscisse dal recinto.
Il giorno seguente il giornale pubblicò in seconda pagina:
“Il Culo del parroco chiuso dal Vescovo”.
Arrabbiato, il Vescovo ordinò al pastore di sbarazzarsi dell’asino, e questi decise di regalarlo ad una suora di un convento vicino, ma il giornale lo scoprì e pubblicò in prima pagina:
“Appartiene ad una suora il miglior Culo del paese”
Leggendo questo il Vescovo svenne, ma altri prelati della Curia informarono la suora che doveva assolutamente liberarsi dell’asino, al che lei lo cedette ad un contadino per una modesta somma.
Il giornale titolò quindi a caratteri cubitali:
“Suora vende il Culo per 100 €”
Urlante ed esasperato, il Vescovo ordinò alla suora di ricomprare il somaro, portarlo alle pianure e lasciarlo allo stato brado, dichiarando alla fine pubblicamente che non era più in suo possesso.
La prima pagina si trasformò in:
“Suora annuncia che finalmente il suo Culo è libero”
I funerali del Vescovo si tennero due giorni dopo.
Conclusione: preoccuparsi dell’opinione pubblica può portare dolore e sofferenza, ed anche accorciare la vita per lo stress.
Morale: smettetela di preoccuparvi del Culo degli altri, pensate solo al vostro e godetevi la vita. ( Cit. Efisio Fa)

Organi e psiche


Ti si ammala il fegato: quanta cazzo di rabbia hai tenuto dentro, facendola esplodere contro di te?
Ti si ammala il pancreas: quanto avresti bisogno di quell’amore infantile che hai trasformato in corazza?
Ti si ammalano i polmoni: hai talmente tante lacrime trattenute che potresti creare un nuovo oceano.
Ti si ammala il cuore: a quanti hai permesso di spezzartelo?
Ti si ammala l’intestino: devi averne trattenuta di merda invece di restituirla ai legittimi proprietari.
Ti si ammala il cervello: hai mai fatto la vita che volevi e le scelte che volevi?
Ti si ammalano gli occhi: a furia di posare lo sguardo su quello che non ti piace!
Ti si ammala lo stomaco: ti sei fatta andar giù emozioni avariate, fingendo che fossero prelibate.
Ti si ammalano le ginocchia: hai passato la vita piegata.
Ti si ammalano le gambe: hai fatto sempre la strada che ti hanno dettato gli altri senza mai scegliere veramente per te.
Ti si ammalano i piedi: prova un po’ a pensare a chi ti ha tolto la terra da sotto i piedi.
Ti si ammala la schiena: per forza! Hai portato in groppa cani e porci.
Ti si ammala la pelle: te lo ricordi tutte le volte in cui sei stata un tappetino, uno zerbino?
Ti si ammala il collo: questo è per tutte le volte che non hai avuto il coraggio di girare la testa dall’altra parte e andartene via da ciò che ti faceva male.

Dal web.

Credo fortemente che sia un collegamento tra malattie e che ci sia una relazione tra organi e psiche.

Il corpo ci parla sempre, voi che ne pensate?

Un post che non si vorrebbe mai fare….


Impossibile credere che deve essere un addio.

Come cerchi nell'acqua

MARGHIAN

SALVE. IO SONO MARGHIAN .SONO UNA PERSONA DI 68 ANNI, ABITO A TERRALBA, UN CENTRO DELLA PROVINCIA DI ORISTANO IN SARDEGNA. VIVO DA…View Complete Profile

Marghian…il buon caro Marghian, sempre gentile, la persona in assoluto più “buona” nel senso vero della parola ci ha lasciato oggi….

Non ci posso credere mi ha scritto 2 giorni fa aggiornandomi che lo stavano dimettendo dall’ospedale….

Sono veramente troppi quelli che ci hanno lasciato, lui era una presenza costante, dolce, tenera, amico sin dai primi tempi del blog, non ho davvero parole, solo un grande vuoto e una profonda tristezza…..

Ciao amico mio, spero che ora ovunque tu sia, possa essere sereno e stare bene, tranquillo con la tua musica, un forte abbraccio, mi mancherai davvero tanto, un forte abbraccio.

silvia

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Sacra santa verità


_Scritto dal sacerdote cattolico GABRIEL VILA VERDE, attualmente in Brasile

Viviamo in un’epoca in cui vogliono che i preti si sposino e le persone sposate divorzino.
Vogliono che gli eterosessuali abbiano relazioni non vincolanti, ma che i gay si sposino in chiesa.
Perché le donne si vestano da uomini e assumano ruoli maschili e gli uomini diventino “fragili” come donne.
Un bambino con solo cinque o sei anni di vita ha il diritto di decidere se sarà un uomo o una donna per il resto della sua vita, ma un bambino sotto i diciotto anni non può rispondere dei suoi crimini.
Non ci sono posti per i pazienti negli ospedali, ma ci sono incentivi e sponsorizzazioni per chi vuole cambiare sesso.
C’è un supporto psicologico gratuito per chi vuole uscire dall’eterosessualità e vivere l’omosessualità, ma non c’è supporto da esso per chi vuole uscire dall’omosessualità e vivere la propria eterosessualità e se ci provano, è un crimine.
Essere a favore della famiglia e della religione è dittatura, ma urinare sui crocifissi è libertà di espressione.
Se non è la fine dei tempi, deve essere la prova…”
Più chiaro dell’acqua!

Va cosi, infatti


Lascia che le cose si rompano, smetti di sforzarti di tenerle incollate.
Lascia che le persone si arrabbino.
Lascia che ti critichino, la loro reazione non è un problema tuo.
Lascia che tutto crolli, e non ti preoccupare del dopo.
Dove andrò?
Che farò?
Nessuno si è mai perso per la via, nessuno è mai rimasto senza riparo.
Ciò che è destinato ad andarsene se ne andrà comunque.
Ciò che dovrà rimanere, rimarrà comunque.
Troppo sforzo, non è mai buon segno, troppo sforzo è segno di conflitto con l’Universo.
Relazioni
Lavori
Case
Amici e grandi amori.
Consegna tutto alla Terra e al Cielo, annaffia quando puoi, prega e danza ma poi lascia che sbocci ciò che deve e che le foglie secche si stacchino da sole.
Quel che se ne va, lascia sempre spazio a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali.
E non pensare mai che non ci sia più nulla di bello per te, solo che devi smettere di trattenere quel che va lasciato andare.
Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità, ma fino a quel momento, lascia che tutto crolli, lascia andare.

[Claudia Crispolti]

Preso da chicca

Brooklyn Supreme


Brooklyn Supreme (1928-1948), il cavallo più pesante della storia.

Nato a Minneapolis, Minnesota, Brooklyn Supreme raggiunse negli anni ’40 il peso record di 1451 kg. Per la sua taglia, è anche accreditato da alcuni come cavallo più grande mai vissuto, misurando 2 m di altezza per 3.10 m di circonferenza. Per ferrare i suoi zoccoli furono necessari in tutto 76 cm di ferro.

Per la maggior parte della sua vita sotto i riflettori visse in Iowa, dove il padrone lo metteva in mostra al prezzo di 10 centesimi per spettatore.

🧠Sapiens³

Popeye


“Pochi sanno che il personaggio di Popeye (Braccio di ferro) esisteva davvero. Il suo vero nome era Frank “Rocky” Fiegel, nato in Polonia nel 1868. Emigrò con la sua famiglia in America dove, nel 1887, si arruolò in Marina. Per stare con i bambini, teneva sempre la pipa con l’angolo della bocca e raccontava loro le buffonate della sua giovinezza, spesso vantandosi della sua forza fisica e sostenendo ad alta voce che gli spinaci sono il cibo che lo rende invincibile.Il creatore del personaggio di Popeye, Elzie Crisler Segar, è nato a Chester ed è stato uno dei bambini che ha avuto il privilegio di ascoltare “dal vivo” le storie dell’ex marinaio.”

da fb

Garanzia del limone


Da: #Web

L’espressione “garantito al limone”.
I venditori di stoffe dei mercati spruzzavano sui tessuti del succo di limone, in modo da dimostrare la qualità della tintura, che non veniva corrosa dall’acido citrico. Se è garantito al limone, puoi fidarti!

Curiosità

@accendilamente

Maternità di Maria di Nazareth


Quest’anno avrebbe compiuto 101 anni. Ma se n’è andata nel giugno 2014, trent’anni dopo aver svelato, con un viaggio dalla California al Veneto, terra dei suoi sfortunati genitori, un mistero incredibile. Quel mistero riguardava la sua famiglia e l’emigrazione italiana con i suoi drammi. Quel mistero è racchiuso in un’immagine che tutti conosciamo, ignorandone i segreti. A 64 anni, nel 1984, per la prima volta a Venezia da dove i suoi erano partiti, suor Angela Marie Bovo, nata a Oakland, in California, nel 1920, finalmente capì. Capì chi erano i genitori che lei e i suoi fratelli avevano perso. Capì il significato di quella strana posa nell’ultima foto della vecchia mamma, che strana lo era stata per tanto tempo: quasi mezzo secolo trascorso in ospedali psichiatrici, la mente sconvolta dal trauma di un marito morto lasciandola con dieci bocche da sfamare, in un Paese in cui lei non apriva bocca perché non ne parlava la lingua. E capì grazie a un quadro, che tutti conosciamo. Come i suoi nove fratelli, suor Angela Marie Bovo era cresciuta in orfanotrofio, prima di prendere i voti e farsi suora. Ma non aveva mai rinunciato a cercar di scoprire le proprie radici. Qual era la storia di quella mamma, partita giovanissima col marito dall’Italia e impazzita dopo una tragedia familiare? La madre si chiamava Angelina Cian, era nata a Venezia ed era la seconda di dodici figli. Quando era undicenne, il pittore Roberto Ferruzzi – un pittore non professionista, avvocato di professione – colpito dalla sua grazia mentre accudiva il fratellino Giovanni, le aveva chiesto di posare col bimbo in braccio, per un quadro che diventò successivamente il più noto simbolo della maternità di Maria di Nazareth al mondo. Il dipinto vinse la Biennale di Venezia del 1897. In origine era intitolato “La Zingarella” ma ebbe un tale successo popolare come immagine della madre di Gesù che lo stesso pittore lo ribattezzò “Madonnina”. Passato più volte di mano per cifre consistenti, il quadro sarebbe stato infine acquistato dell’ambasciatore americano in Francia, che volle portarlo negli Stati Uniti. Purtroppo il dipinto sarebbe andato disperso nell’oceano con una nave affondata dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Tuttavia, prima della partenza, era stato riprodotto fotograficanente dai Fratelli Alinari di Firenze, i quali ne erano stati proprietari per un certo periodo e ne fecero la fortuna con infinite stampe fotografiche, diffuse ovunque con titoli diversi. Infatti, il dipinto è attualmente considerato l’immagine della Madonna con il Bambino Gesù più diffusa, più riprodotta e più nota al mondo. Tuttavia, i fratelli Alinari avevano fotografato il dipinto in bianco e nero, per cui le migliaia di riproduzioni che tuttora sono in circolazione riportano colori del tutto arbitrari, che sicuramente non sono quelli del dipinto originale, andato perduto. Angelina Cian, che ad undici anni aveva posato per il quadro di Ferruzzi, sposatasi con Antonio Bovo, emigrò con lui negli Stati Uniti. Arrivata in California nell’anno del terremoto che distrusse San Francisco (1906), non apprese mai l’Inglese. Mise al mondo dieci figli ed il suo equilibrio psichico precipitò con la morte prematura del marito nell’anno della Grande Crisi (1929); in seguito al tracollo psichico, Angelina fu rinchiusa in manicomio. Non aveva raccontato a nessuno di quel quadro, dopo che i genitori l’avevano rimproverata ritenendo sconveniente che da ragazzina avesse fatto da modella. I suoi figli finirono tutti in orfanotrofio. Sappiamo che una di loro, Mary, prese i voti e divenne suor Angela Marie. Nella mente sconvolta di Angelina il ricordo di quel quadro non si era perso. Un giorno si alzò da una panchina del manicomio in silenzio, si coprì con un velo e davanti all’obiettivo si mise nella stessa posa di quel quadro. Fu la sua ultima foto: morì poco dopo, nel 1972. Quando, nel 1984, suor Angela Maria venne a Venezia, alla ricerca delle tracce di sua madre, ebbe la fortuna di trovare in un convento veneziano una giovane suora americana che si appassionò alla sua ricerca, aiutandola a districarsi nell’archivio dell’anagrafe, sino alla scoperta delle due vecchie zie, sorelle della madre ed ancora viventi, che andò a trovare ed assieme alle quali ricostrì la storia della vita di sua madre. Quel mistero, racchiuso nell’immagine più popolare al mondo della Madonna, impersonata in realtà da una bambina, fu svelato grazie a una suora nata in America, che aveva scoperto d’esser figlia di quella ragazzina italiana povera, emigrata negli Stati Uniti, madre giovanissima di dieci figli, vedova giovanissima e resa folle dalle disgrazie che fecero seguito alla morte del marito. Ed anche grazie ad una giovane suora americana trapiantata a Venezia, dell’ordine delle Suore di Carità.

DAL WEB-

Meditazione dalla lettera apostolica Patris Corde


San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato onestamente per garantire il sostentamento della sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro.

In questo nostro tempo, nel quale il lavoro sembra essere tornato a rappresentare un’urgente questione sociale e la disoccupazione raggiunge talora livelli impressionanti, anche in quelle nazioni dove per decenni si è vissuto un certo benessere, è necessario, con rinnovata consapevolezza, comprendere il significato del lavoro che dà dignità e di cui il nostro Santo è esemplare patrono.

Il lavoro diventa partecipazione all’opera stessa della salvezza, occasione per affrettare l’avvento del Regno, sviluppare le proprie potenzialità e qualità, mettendole al servizio della società e della comunione; il lavoro diventa occasione di realizzazione non solo per sé stessi, ma soprattutto per quel nucleo originario della società che è la famiglia. Una famiglia dove mancasse il lavoro è maggiormente esposta a difficoltà, tensioni, fratture e perfino alla tentazione disperata e disperante del dissolvimento. Come potremmo parlare della dignità umana senza impegnarci perché tutti e ciascuno abbiano la possibilità di un degno sostentamento?

La persona che lavora, qualunque sia il suo compito, collabora con Dio stesso, diventa un po’ creatore del mondo che ci circonda. La crisi del nostro tempo, che è crisi economica, sociale, culturale e spirituale, può rappresentare per tutti un appello a riscoprire il valore, l’importanza e la necessità del lavoro per dare origine a una nuova “normalità”, in cui nessuno sia escluso. Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!

7. PADRE NELL’OMBRA

Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre, ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe. Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi. Pensiamo a ciò che Mosè ricorda a Israele: «Nel deserto […] hai visto come il Signore, tuo Dio, ti ha portato, come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino» (Dt 1,31). Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita.

Padri non si nasce, lo si diventa. E non lo si diventa solo perché si mette al mondo un figlio, ma perché ci si prende responsabilmente cura di lui. Tutte le volte che qualcuno si assume la responsabilità della vita di un altro, in un certo senso esercita la paternità nei suoi confronti.

Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere orfani di padre. Anche la Chiesa di oggi ha bisogno di padri. È sempre attuale l’ammonizione rivolta da San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «Sono io che vi ho generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo» (ibid.). E ai Galati dice: «Figli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché Cristo non sia formato in voi!» (4,19).

Essere padri significa introdurre il figlio all’esperienza della vita, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. Forse per questo, accanto all’appellativo di padre, a Giuseppe la tradizione ha messo anche quello di “castissimo”. Non è un’indicazione meramente affettiva, ma la sintesi di un atteggiamento che esprime il contrario del possesso. La castità è la libertà dal possesso in tutti gli ambiti della vita. Solo quando un amore è casto, è veramente amore. L’amore che vuole possedere, alla fine diventa sempre pericoloso, imprigiona, soffoca, rende infelici. Dio stesso ha amato l’uomo con amore casto, lasciandolo libero anche di sbagliare e di mettersi contro di Lui. La logica dell’amore è sempre una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita Maria e Gesù.

La felicità di Giuseppe non è nella logica del sacrificio di sé, ma del dono di sé. Non si percepisce mai in quest’uomo frustrazione, ma solo fiducia. Il suo persistente silenzio non contempla lamentele ma sempre gesti concreti di fiducia. Il mondo ha bisogno di padri, rifiuta i padroni, rifiuta cioè chi vuole usare il possesso dell’altro per riempire il proprio vuoto; rifiuta coloro che confondono autorità con autoritarismo, servizio con servilismo, confronto con oppressione, carità con assistenzialismo, forza con distruzione. Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione.

La paternità che rinuncia alla tentazione di vivere la vita dei figli spalanca sempre spazi all’inedito. Ogni figlio porta sempre con sé un mistero, un inedito che può essere rivelato solo con l’aiuto di un padre che rispetta la sua libertà. Un padre consapevole di completare la propria azione educativa e di vivere pienamente la paternità solo quando si è reso “inutile”, quando vede che il figlio diventa autonomo e cammina da solo sui sentieri della vita, quando si pone nella situazione di Giuseppe, il quale ha sempre saputo che quel Bambino non era suo, ma era stato semplicemente affidato alle sue cure. In fondo, è ciò che lascia intendere Gesù quando dice: «Non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste» (Mt 23,9).

Tutte le volte che ci troviamo nella condizione di esercitare la paternità, dobbiamo sempre ricordare che non è mai esercizio di possesso, ma “segno” che rinvia a una paternità più alta. In un certo senso, siamo tutti sempre nella condizione di Giuseppe.



PER APPROFONDIRE

Datemi torto se riuscite


MUOIOOOOO🤣🤣🤣

La matrigna di Biancaneve dopo aver sposato il sovrano vedovo trova il modo di assassinarlo. Non contenta, sapendo che avrebbe solo temporaneamente ereditato il gruzzolo e il trono, convince il guardacaccia a portare la figliastra nel bosco e sgozzarla (circonvenzione di incapace, omicidio premeditato, istigazione a delinquere). E vuole il cuore in pegno come testimonianza dell’avvenuto infanticidio (vilipendio di cadavere, mutilazione di cadavere). Poi, lasciando stare che la stronza non riesca a distinguere il cuore di una cerva da quello di una donna… (ritardata), la fanciulla si rifugia per mesi presso 7 nani. Sette!
Ricordate che è minorenne ( …..)
Alla fine la maledetta decide di avvelenarla con uno stratagemma, (furto di identità, tentato omicidio, spaccio di arte medica, detenzione di veleni senza autorizzazione).
Lei si addormenta, non muore. Va in coma.
Alla fine il principe azzurro la bacia e la sveglia dal coma.
Oh… è la prima cosa non orrenda che le capita da anni… lei si innamora e lo sposa, eredita trono, regno, quattrini e accoppa la stronza.
E in tutto questo delirio di crimini che manco tre puntate di quarto grado, voi altri ritardati acefali vi preoccupate che il bacio del principe non fosse “consensuale”.
A voi da piccoli v’hanno menato troppo poco. Oppure v’hanno menato solo sulla testa.

Copiato e incollato….non potevo farne a meno..😅😂🤣

Se avesse potuto dirti:


Vi dicevo prima di un altro scritto, ecco qui mi sono immaginata cosa avrebbe detto in modo particolare la mia mamma a Simona che diventata mamma tornava nella sua casetta con un esserino prezioso da amare e custodire.

Posso solo immaginare la felicità di mio padre a veder Simona diventar mamma: lui che l’amava piu’ della sua stessa vita, lui che ha anticipato la pensione per potersela godere, ed aiutarmi mentre lavoravo. Un uomo eccezionale che da lassù la ammira per la donna che è diventata. Per naturalezza delle cose, però ho pensato che parlasse mia madre, vuoi perché la sua mancanza è piu’ recente, vuoi perché <donna> dalla quale discendiamo.

Cara Simona,

da qualche parte avevo letto che impariamo a essere figli quando siamo padri, e padri quando siamo nonni; e per questo anche se non ci sono fisicamente in questo momento cosi gioioso della tua vita, lascio esprimere a mia figlia cosa vorrei dirti se potessi esser li con voi.

Mi sembra ieri che io a mia volta ho avuto la tua mamma, tutta sola e in una terra dove con la lingua straniera mi sono dovuta arrangiare da subito.

Mi sembra, ieri che la tua mamma è arrivata a casa mia con un paio di scarpette per annunciarmi il tuo prossimo arrivo. Che emozione, indescrivibile!!!

Comunque, siamo tre generazioni di bimbe e poi donne straordinarie. Che forza che siamo!

Volevo farti sapere che benedico te, e la nostra piccola Vittoria, vi auguro che sia fonte di soddisfazioni e di amore come tu lo sei stata per noi.

Parlale di me, quando sarà grande, dille quanto l’avrei amata se fossi stata li, ma dille che l’amo anche da quassù, e che se lei mi cercherà nel suo cuore, mi troverà.

Mi sono persa gli attimi piu’ belli della tua vita: il matrimonio, e la nascita della mia pronipote mannaggia la peppina, però ora da quassù posso vedere che in realtà sono sempre stata con voi anche in quei giorni, perché voi mi portavate nel cuore, come io faccio sempre con voi.

Congratulazioni e gioia sia – per voi neo genitori e tanti bacini di benvenuto a questo nuovo immenso amore che riempierà le vostre vite.

Nonna Francesca.

Il primo mese di te ✿❀ԑ̮̑ঙ¸


E’ gia passato un mese dalla nascita di Vittoria, ed il tempo corre sempre piu’ in fretta.

Oggi con il permesso di mia figlia voglio condividere con voi la lettera che le ho fatto trovare a casa al ritorno dell’ospedale.

La prima sarà quella da parte mia e di mio marito, ne seguirà un’altra che vi spiegherò poi.

Eccola:

Cara Vittoria,

hai concluso il tuo viaggio, tutto è andato come previsto e la tua vita sulla terra sta iniziando ora.

Dal tuo sguardo, appena arrivata in mezzo a noi, si è capito il tuo stupore.

Ti era stato detto, durante i lunghi mesi in cui ti stavi preparando per questo atterraggio, che avresti trovato tanta gente intorno a te, già in ospedale. E invece… solo la mamma, un dottore, un’infermiera e, forse, anche il papà. E i nonni? E gli zii?

Dove sono spariti tutti? Che strana cosa: ti era stato detto anche, sempre nel tuo viaggio durato nove mesi, che all’uscita dall’ospedale avresti sentito rumori, tanti, di persone, di macchine, di bus e taxi, ma di non spaventarti perchè è tutto normale, fa parte della vita quaggiù. E di nuovo hai sgranato gli occhi. Sì, perchè, all’uscita dall’ospedale… silenzio. Poche persone che camminano, con una strana cosa in faccia che copre il naso e la bocca; poi hai visto tante persone, una dietro l’altra ma a distanza di uno o due metri, lungo un marciapiedi, che avanzano lentamente appena una di loro esce da una porta

E ti era stato anche sussurrato, per farti pregustare la gioia dell’attesa, che al tuo arrivo nella tua casa avresti trovato tanta gente a far festa, invece… nessuno. Silenzio. Dove sono finiti tutti? Che strana cosa…

E ti era stato promesso che, passati i primi giorni, la mamma e il papà ti avrebbero sistemato in una carrozzina e portato a villa Serra per la tua prima passeggiata fuori, visto che saresti arrivato in un periodo molto bello dell’anno, la primavera. E invece chissa’ li vedrai con la mascherina e ti sembreranno strani ..

È solo che… non ti era stato detto che la vita è fatta di imprevisti, e che ci sono imprevisti più imprevedibili di altri. D’accordo, un giorno saprai che i grandi vanno sulla luna, solcano gli oceani, si immergono negli abissi marini, scalano le montagne più alte del mondo e riescono persino a volare. Prevedono che tempo farà domani o dopodomani e anche fra una settimana. Riescono anche a prevedere gli andamenti dei mercati finanziari (almeno entro i prossimi tre giorni) ma… questa cosa, davvero, non l’avevano neanche immaginata. Che un minuscolo, invisibile granellino sarebbe entrato nella grande ruota dell’ingranaggio e avrebbe fermato quasi tutto… proprio no.

Cara Vittoria, anche se ora ti sembra tutto diverso da come ti era stato raccontato… continua a sperare nel futuro radioso che ti abbiamo promesso.

Perchè – devi sapere – la vita, quando lo decide, presenta degli intervalli e questo ne è un esempio: c’era un PRIMA e ci sarà un DOPO e, in mezzo, ci siamo noi. Fragili ma non deboli, che viviamo e impariamo, e grazie a te anche questa parentesi strana nella nostra vita ora abbiamo un motivo per sorridere!

Grazie, per aver fatto nascere con te anche una mamma ed un papà, ora l’amore perfetto è arrivato con te.

Con immenso amore e benedizioni nonni Rosa e Lillo

5 maggio


Ei fu. Siccome immobile, 
dato il mortal sospiro, 
stette la spoglia immemore 
orba di tanto spiro, 
così percossa, attonita 
la terra al nunzio sta, 
muta pensando all’ultima 
ora dell’uom fatale; 
né sa quando una simile 
orma di pie’ mortale 
la sua cruenta polvere 
a calpestar verrà. 
Lui folgorante in solio 
vide il mio genio e tacque; 
quando, con vece assidua, 
cadde, risorse e giacque, 
di mille voci al sònito 
mista la sua non ha: 
vergin di servo encomio 
e di codardo oltraggio, 
sorge or commosso al sùbito 
sparir di tanto raggio; 
e scioglie all’urna un cantico 
che forse non morrà. 
Dall’Alpi alle Piramidi, 
dal Manzanarre al Reno, 
di quel securo il fulmine 
tenea dietro al baleno; 
scoppiò da Scilla al Tanai, 
dall’uno all’altro mar. 
Fu vera gloria? Ai posteri 
l’ardua sentenza: nui 
chiniam la fronte al Massimo 
Fattor, che volle in lui 
del creator suo spirito 
più vasta orma stampar. 
La procellosa e trepida 
gioia d’un gran disegno, 
l’ansia d’un cor che indocile 
serve, pensando al regno; 
e il giunge, e tiene un premio 
ch’era follia sperar; 
tutto ei provò: la gloria 
maggior dopo il periglio, 
la fuga e la vittoria, 
la reggia e il tristo esiglio; 
due volte nella polvere, 
due volte sull’altar. 
Ei si nomò: due secoli, 
l’un contro l’altro armato, 
sommessi a lui si volsero, 
come aspettando il fato; 
ei fe’ silenzio, ed arbitro 
s’assise in mezzo a lor. 
E sparve, e i dì nell’ozio 
chiuse in sì breve sponda, 
segno d’immensa invidia 
e di pietà profonda, 
d’inestinguibil odio 
e d’indomato amor. 
Come sul capo al naufrago 
l’onda s’avvolve e pesa, 
l’onda su cui del misero, 
alta pur dianzi e tesa, 
scorrea la vista a scernere 
prode remote invan; 
tal su quell’alma il cumulo 
delle memorie scese. 
Oh quante volte ai posteri 
narrar se stesso imprese, 
e sull’eterne pagine 
cadde la stanca man! 
Oh quante volte, al tacito 
morir d’un giorno inerte, 
chinati i rai fulminei, 
le braccia al sen conserte, 
stette, e dei dì che furono 
l’assalse il sovvenir! 
E ripensò le mobili 
tende, e i percossi valli, 
e il lampo de’ manipoli, 
e l’onda dei cavalli, 
e il concitato imperio 
e il celere ubbidir. 
Ahi! forse a tanto strazio 
cadde lo spirto anelo, 
e disperò; ma valida 
venne una man dal cielo, 
e in più spirabil aere 
pietosa il trasportò; 
e l’avvïò, pei floridi 
sentier della speranza, 
ai campi eterni, al premio 
che i desideri avanza, 
dov’è silenzio e tenebre 
la gloria che passò. 
Bella Immortal! benefica 
Fede ai trïonfi avvezza! 
Scrivi ancor questo, allegrati; 
ché più superba altezza 
al disonor del Gòlgota 
giammai non si chinò. 
Tu dalle stanche ceneri 
sperdi ogni ria parola: 
il Dio che atterra e suscita, 
che affanna e che consola, 
sulla deserta coltrice 
accanto a lui posò.

L’ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte (la notizia della morte di Napoleone si diffuse il 16 luglio 1821 e fu pubblicata nella “Gazzetta di Milano”).

dal web

26 aprile 1986


26 aprile 1986: Una serie di esplosioni distrugge il reattore del blocco 4 della centrale nucleare di Chernobyl.

Il giorno precedente un test di sicurezza avrebbe dovuto simulare una situazione di black-out ma, a causa del susseguirsi di errori umani, la simulazione si tramutò in un disastro di proporzioni mai viste.

Viĺla Girasole




Villa Girasole, situata a Marcellise in provincia di Verona, è una villa costruita tra il 1929 e il 1935. Questa costruzione futuristica, è composta da un corpo fisso a forma circolare, su cui poggia un corpo rotante a forma di V. La rotazione è affidata a dei rulli che percorrono delle rotaie circolari. L’idea dell’ingegnere che la realizzò, era di poter godere della luce del sole in ogni momento del giorno, proprio come fa un girasole ruotando la sua corolla

@accendilamente

Nei portabagagli delle automobili americane è presente un meccanismo per riuscire ad aprirli dall’interno.L’idea fu di una coppia statunitense che fu vittima di un rapimento nel 1995. Rapiti ed abbandonati rinchiusi nel portabagagli della propria auto, i due riuscirono a mettersi in salvo, e dopo questa disavventura si batterono per fare in modo che tutte le automobili fossero provviste di un’apertura di emergenza del portabagagli, che entrò in vigore nel 2000.📚 Fonte📽 Video🧠Sapiens³