San Valentino


 terni è patria indiscussa della festa degli innamorati e ricorda con gli eventi Valentiniani le amorevoli opere del suo santo patrono: San Valentino.

La festa di San Valentino sostituisce la precedente festa pagana della fertilità dedicata al dio Luperco.

Le reliquie di San Valentino si trovano a Terni nella Basilica a lui dedicata, ed è qui che ogni anno gli innamorati di tutto il mondo si incontrano per partecipare agli eventi della Città dell’Amore per eccellenza!

 

Terni è una cittadina umbra al centro di un bellissimo ambiente verdeggiante dominato dalle spettacolari Cascate delle Marmore, il paesaggio naturalistico è arricchito anche dal lago di Piediluco e dall’area dei Monti Martani.

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Leggenda bis di San Valentino


 Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.
 

La Repubblica italiana ricorda


Il Giorno del ricordo in Italia si celebra il 10 febbraio, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Nel testo di legge si leggono le motivazioni:

 « La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »
 (legge 30 marzo 2004 n. 92)

 …buona giornata amici!

09 febbraio


notizie dalla rete:
mercoledì 9 febbraio 1955 fu
Inaugurata la prima metropolitana italiana
L’Italia del 1955 è quella che va incontro al boom economico.
Anche a Roma si respira un clima di crescita e ottimismo per un evento destinato a mutare l’assetto urbanistico e sociale della città. Le Olimpiadi del 1960 si terranno qui, dopo aver battuto la concorrenza di Losanna. Si mette mano a un’ambiziosa progettazione di opere, dalla viabilità all’edilizia residenziale passando per i trasporti. Il primo importante traguardo è il completamento dei lavori della linea metropolitana tra l’EUR e la stazione Termini.
I lavori, in realtà, erano partiti nel 1938, in piena epoca fascista. 
Ripresa nel 1948, l’opera è portata a termine sette anni dopo. L’inaugurazione viene fissata per mercoledì 9 febbraio. 
Il giorno successivo entra in funzione il servizio regolare e per i cittadini è un vantaggio non da poco attraversare la città in uno spazio di tempo così ristretto. Certo, nelle grandi città europee, come Londra, Parigi e Berlino, esiste una rete più estesa e i Romani vorrebbero mettersi al passo con gli altri. Innumerevoli ostacoli di natura burocratica, politica e tecnica (in primis i frequenti stop dovuti al rinvenimento di testimonianze archeologiche) finiscono però col ritardare l’avvio dei lavori di ampliamento.
Il 2006 è l’annus horribilis: un grave incidente tra due convogli causa la morte di una donna e il ferimento di 200 persone.
Ampliata con una seconda diramazione della Linea B, terminata nel 2012, la metro capitolina è attualmente la seconda più grande d’Italia per estensione, dopo quella milanese. In cantiere c’è una terza tratta, la Linea C, il cui completamento è fissato per il 2018.
sabato 9 febbraio 1867 fu
Fondato il quotidiano La Stampa: Due edizioni, mattutina e pomeridiana; foliazione ridotta (max 4 pagine); prezzo 5 centesimi di lire. Il 9 febbraio del 1867 si presentò così, nelle edicole di Torino, la Gazzetta Piemontese, lanciata al motto di «Frangar non flectar» (“Mi spezzerò ma non mi piegherò”).
mercoledì 9 febbraio 1881 moriva
Fyodor Dostoyevsky
>Se il diavolo non esiste, ma è una creatura dell’uomo, penso che egli l’abbia creato a propria immagine e somiglianza<

Perchè ingannare?


C’è una sorta di rispetto e di deferenza nel mentire.

Ogni volta che mentiamo a qualcuno, gli facciamo il complimento di riconoscere la sua superiorità.
                                                                  [Samuel Butler].

con questa triste e vera riflessione vi lascio il mio saluto piu’ affettuoso

per una  buona giornata

★´´¯`•.¸¸. ★• Amore


In tutti gli amori si sbaglia-
Non esiste amor perfetto ed immune al dolore-
Si, lo so vorresti non aver fatto mai del male alla persona che ami.
Ma in fondo, è vero  -tutti gli innamorati si fanno del male, –
anche se sono parte entrambi di un’anima sola, è inevitabile.
Ma tu, non avresti mai voluto dire “mi dispiace”- 
non avresti mai voluto sentire la sua assenza anche quando la stai abbracciando.
Non avresti mai pensato di non far parte più dei suoi sogni,
ora:  puoi solo fare in modo che  che tu non esca definitamente dal suo cuore.

Ricorda: non puoi farle del male senza ferirti.

04 febbraio


 fonte dalla rete

 4 febbraio 1783 una forte scossa di terremoto colpisce la Calabria. (un secondo terremoto si verificherà il 28 Marzo, nei due terremoti perderanno la vita circa 35.000 persone)

mercoledì 4 febbraio 2004 nasce

Facebook

Invenzioni e scoperte effettuate in questo giorno:

Un gruppo di operai, che lavora in una cava situata nella valle di Neander in Germania, fa una scoperta casuale quanto eccezionale. Alcuni mesi dopo, il 4 febbraio 1857, a Bonn ne viene dato l’annuncio. Si tratta del primo fossile umano, poi chiamato uomo di Neanderthal, il nostro antenato più antico di cui finora si siano scoperte le tracce. In verità, in un primo momento le ossa dell’uomo fossile vengono scambiate per quelle di “un soldato cosacco rachitico” e sarà l’anatomista americano George Busk ad attribuirle ad un essere umano arcaico. All’uomo di Neanderthal, classificato come “Homo sapiens”, viene assegnato un posto vicino a noi: è comparso in Europa tra i 100 e i 35 mila anni fa.

Il tronco


C’e’ una bellissima leggenda della tribu’ degli indiani Cherokee a riguardo del “rito di passaggio” che dice questo:
il padre porta il figlio nella foresta, gli mette una benda sugli occhi e lo lascia lì da solo.
Il giovane deve rimanere seduto su un tronco tutta la notte senza togliere la benda finché i raggi del sole non lo avvertono che è mattino.
Non può e non deve chiedere aiuto a nessuno. Se sopravvive alla notte, senza andare a pezzi, sarà un UOMO. Non può raccontare della sua esperienza ai suoi amici o a nessun’altro perché ogni giovane deve diventare uomo da solo. Il ragazzo è chiaramente terrorizzato … sente tanti rumori strani attorno a lui. Ci sono senz’altro bestie feroci che lo circondano. Forse anche degli uomini perversi che gli vogliono male.
Il vento soffia forte tutta la notte e scuote il tronco su cui è seduto ma lui va avanti coraggiosamente, senza togliere la benda dagli occhi. In fondo, è l’unico modo per diventare uomo! Finalmente, dopo una notte terrificante, esce il sole e si toglie la benda dagli occhi. Ed è così che si accorge che suo padre è seduto su un’altro tronco a fianco a lui. E’ stato di guardia tutta la notte proteggendo suo figlio da qualsiasi pericolo. Il padre era lì, anche se il figlio non lo sapeva. Anche noi non siamo mai soli. Nella notte più terrificante, nel buio più profondo, nella solitudine più completa, anche quando non ce ne rendiamo conto, il Padre non ci abbandona mai, e fa la guardia … seduto sul tronco a fianco a noi.

anonimo

Don Bosco


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Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888 Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. San Giovanni Bosco è indubbiamente il più celebre santo piemontese di tutti i tempi, nonché su scala mondiale il più famoso tra i santi dell’epoca contemporanea.Papa Pio XI lo ha proclamato santo nel 1934

Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù…

a lui è dedicato l’oratorio della ns parrocchia.

vi scrivo il racconto del suo sogno profetico, che il santo raccontò la sera del 30 Maggio 1862.
 
«Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.

A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici. 

In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: “Auxilium Christianorum”; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: “Salus Credentium”. 

Il comandante supremo della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tenere consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. 

Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa. 

Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene. 

Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano. 

Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie. 

A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. 

Sennonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio. 

Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra ancora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata. 

Allora succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne. Nel mare ora regna una grande calma». 

 tratto dal web

La carta e l’inchiostro


Un foglio di carta , che stava sopra ad una scrivania insieme ad altri fogli uguali a lui, si trovò, un bel giorno, tutto pieno di segni. Una penna, bagnata di nerissimo inchiostro, aveva tracciato su di lui molti disegni e parole.
– Non potevi risparmiarmi questa umiliazione? – disse risentito il foglio di carta all’inchiostro. – Tu mi hai sporcato con il tuo nero d’inferno, mi hai rovinato per sempre!-
– Aspetta – gli rispose l’inchiostro. – Io non ti ho sporcato, ma ti ho rivestito di simboli. Ora tu non sei più un foglio di carta, ma sei un messaggio. Tu custodisci il pensiero dell’uomo, sei diventato uno strumento prezioso. –
Infatti, di lì a poco, rimettendo ordine sulla scrivania, qualcuno vide quei fogli sparsi e li radunò per buttarli nel fuoco. Ma, all’improvviso, si accorse del foglio “insudiciato” dall’inchiostro: e perciò buttò via gli altri e rimise al suo posto quello che portava, ben visibile, il messaggio dell’intelligenza.

Da Favole, Fo.III. 27 r. in Leonardo da Vinci.

tutto muscoli e niente cervello


il detto comune… ora nn si può piu’ dire- secondo gli ultimi studi giapponesi ed americani, si è dimostrato che l’attività fisica prova un piccodi movimento di sangue al cervello che crea cosi nuove cellule cerebrali. quindi incredibile ma vero ora possiamo sognare un lui muscoloso, sveglio e con attività cerebrale attiva!!!! e che vogliamo di piu’ dalla vita? … un lucano??

ti stimo ♥♥♥


 

Nel linguaggio comune, la stima è genericamente la valutazione che si dà ad una cosa secondo il suo valore oppure l’opinione positiva che si ha di una persona.
quanto è bello sentirsi dire
<<…ti stimo….>>
anche se in fondo si è ben consci di nn essere  migliori, nè speciali , nè diversi…
è bello sentirselo dire ancor di piu’

quando è una sensazione che la si prova  anche nei confronti di chi ce la dona
Di solito a questo mondo, se si riscuote un po’ di stima,
è per qualche cosa che non si merita affatto.
(George Orwell)

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sulla via di damasco


oggi ricorre la festa della conversione di San paolo, io ero solo a conoscenza della commemorazione del suo martirio che viene celebrato a giugno.
Quindi oggi imparerò a ricordarlo x il presunto giorno che mentre percorreva la via di Damasco progettando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, Gesù in persona gli si manifestò glorioso affinché, colmo di Spirito Santo, annunciasse il Vangelo della salvezza alle genti, patendo molto per il nome di Cristo.

Un sondaggio tutto particolare sulla fame nel mondo…


da:

La FAO ha commissionato un sondaggio su scala mondiale.
Il sondaggio è basato sulla seguente domanda:
– Dica onestamente qual è la sua opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo.

Questo è il risultato:

Gli europei non hanno capito cosa sia la “scarsità”.
Gli africani non sapevano cosa fossero gli “alimenti”.
Gli americani hanno chiesto il significato di “resto del mondo”;
I cinesi, straniti, hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di “opinione”.
Nel parlamento italiano si sta ancora discutendo su cosa significhi “onestamente”.

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Invidia


L’invidia è il metro delle nostre insicurezze, del nostro fallimento, del nostro rammarico.
Quando si spezzano le catene, forgiati da questo peccato capitale,
 si scopre la gioia di condividere il bene del prossimo e
di non perdersi nel proprio assurdo egoismo.

Costa Concordia


era il venerdi del 13 gennaio del 2012 e  ricordiamo La Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio.

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/15/naufragio-della-costa-concordia-la-testimonianza-del-messinese-giuseppe-lanzafame-che-accusa-il-comandante/

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/24/costa-concordia-e-andrea-doria-e-le-loro-similitudini-e-differenze/

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Pepe


Il pepe nero, o  bianco  è semplicemente lo stesso frutto a punti diversi di maturazione.

Pepe nero viene prodotto dal frutto acerbo della pianta di pepe. I frutti vengono sbollentati brevemente in acqua calda sia per lavarli che per prepararli all’essiccamento. La rottura della polpa, durante l’essiccamento, velocizza l’annerimento del grano di pepe. I grani vengono essiccati al sole, o con appositi essiccatoi, per diversi giorni durante i quali i frutti si disidratano e anneriscono. Una volta essiccati prendono il nome di pepe nero. 
Pepe bianco è dato dal solo seme del frutto. Si ottiene tenendo a bagno per circa una settimana il frutto del pepe. In questo modo la polpa si decompone e può facilmente essere eliminata. Rimosso il pericarpo, il seme viene essiccato. Processi alternativi sono usati per rimuovere la polpa dal frutto compresa la rimozione della pelle essiccata dal pepe nero.
Il pepe nero è il più diffuso, mentre il pepe bianco viene utilizzato soprattutto nella preparazione delle salse colorate, dove il nero della polpa rimarrebbe visibile.

mentre il pepe rosa è un falso pepe, perchè è il frutto o meglio la bacca di un arbusto sempreverde

questa spezie veniva usata anche nel medioevo come merce di scambio dato il suo grande valore.

la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

un anno di grazia


Signore Gesù, guardo a questo anno che sta per chiudersi.

Ti ringrazio per quanto di buono mi hai donato. I miei errori, perdonali Signore Gesù, e concedimi di imparare da essi.

Cosa posso offrirti, mio Dio? Quello che ho tra le mani Tu lo vedi, e io lo dono a Te.

Continua a sostenermi nei momenti difficili e ad essere Tu la mia forza.
Ma oggi, in questo ultimo giorno dell’anno, voglio raccogliere tutta la mia vita e, con gioia, metterla nelle Tue mani, certo che lì è al sicuro.1526577_613136532057144_1007910968_n
(don valentino porcile)

San Silvestro


 San Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nellanno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato ptardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il suo fu un lungo pontificato di 21 anni dal 31/01/314 al 31/12/335.

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Bilancio 2017.


Sono sopravvissuta. Non è stato un anno facile, ma ad essere sincera sono decenni che non ne ricordo uno. Ho fatto scelte che mai avrei voluto fare, e che mi costano ogni giorno grandi sacrifici. Ma ho capito da un pezzo ormai,  che la vita è tutto un grosso sacrificio. Ogni tanto si é respirata una boccata di ossigeno: a gennaio con la laurea di Simona, e a settembre con le nostre nozze di argento. Momenti che se di per sé gioiosi avevano però sempre quell’amaro di fondo.
Non è che noi genovesi amiamo il mugugno… ma esseri sinceri e dire le cose come stanno è solo onestà-
Arriviamo a dicembre con il trasferimento di mio genero qui a Genova, ottima notizia per questa futura nuova coppia ~  
Alla conferma degli amici che non si sono nemmeno degnati ad andare a trovare mia madre in questi lunghi nove mesi.. dico semplicemente che non  siete amici, sappiatelo.
Sto iniziando a capire che le persone vanno trattate come ti trattano, anche se il mio Vangelo dice un’altra cosa. Poi farò i conti con Dio e se mi capirà  + bene,+  se no purgatorio forever!!!
Ma gli amici lo avranno capito che ad una loro azione ne risponde sempre una mia con un senso..? …Aprite le porte anche dell’inferno: peccherò di presunzione ma sono sicura che non hanno capito e non capiranno una beata mazza.
Un grazie va solo a Ivano che si riconferma la persona più vicina ed amabile che ho.
Un grazie alla vita per una new entry nella mie amicizie che ho rivalutato ed apprezzato in modo particolare in questo ultimo periodo.
Il 2018 si prospetta già con qualche preoccupazione….. ma forza e coraggio ….avanti tutta.
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UN AUGURIO SPECIALE PER VOI CHE SIETE L’ANIMA DI QUESTO BLOG♥,
UN BACINO AD OGNUNO DI VOI

 

❀`•.¸,¤°♥ il vischio ❀`•.¸,¤°♥


C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre piu’ soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuita’ di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perche’ non andava mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata.
Comincio’ a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Penso’ che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosi’ perche’ non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto comincio’ a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupi’.
Per tutta la notte, ascolto’ le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventu’.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo comincio’ a piangere.
Pianse cosi’ tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato.
E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

corteggiare


perchè mai si dice  fare la corte ad una donna?

(una volta era  solo prerogativa maschile)

questo modo di dire nasce dal fatto che

tutte le nobildonne erano seguite da una corte di servi e ruffiani pronti ad adularle e ad esaudire ogni loro desiderio o voglia.
 … ed oggi

è rimasto il detto… anche il corteggiamento è caduto in disuso

28 dicembre


fonte dal web:28 Dicembre 1908- un violento terremoto, seguito da una gigantesca ondata d’acqua, distrugge il 90% degli edifici della città di Messina. Il terremoto colpisce anche le coste calabresi. Circa 80.000 le vittime a Messina, circa 15.000 in Calabria. Innumerevoli i feriti.
I primi soccorsi arrivarono dalla marina russa presente in zona con 6 navi, subito seguita da altre 6 navi della marina militare britannica, solo più tardi arrivò la marina italiana. Nei giorni successivi anche Francia, Spagna, Germania, Grecia ed altre nazioni misero a disposizione navi ed equipaggi, anche gli aiuti economici furono ingenti. Anche i quel caso la solidarietà, vera, delle persone intervenute in soccorso, militari e civili, contribuì a limitare i danni e dare coraggio ai sopravvissuti.divisore fiori 4
sabato 28 dicembre 1895
Nasce il  primo film della storia del cinema con i Lumière:
Anche se gli storici si dividono sul riconoscere ai Lumière il primato di aver inventato il cinema – una parte l’attribuisce al kinetoscopio di Thomas Edison, brevettato nel 1891 –, non v’è dubbio alcuno nel considerare la proiezione del 28 dicembre 1895, come il primo film in assoluto nella storia della settima arte.
 
divisore fiori 4
martedì 28 dicembre 1869—->Nota fin dai tempi dei Maya, la gomma da masticare venne brevettata per la prima volta, nel dicembre del 1869, da un dentista americano: William Semple. Costui, nel suo laboratorio a Mount Vernon (in Ohio), era riuscito ad ottenere un prodotto masticabile, sciogliendo la gomma in una soluzione di nafta e alcol e mischiandola successivamente con altri materiali (tra cui radici di liquirizia).
Messo in commercio due anni più tardi, in una drogheria di Hoboken (nel New Jersey), il chewing gum cominciò a diffondersi verso la fine dell’Ottocento, grazie a tecniche di produzione sempre più affinate. Un altro americano, Walter Diemer, inventò nel 1928 un particolare tipo di gomma, in grado di formare piccole bolle d’aria e divenuta celebre con il nome di bubble gum.martedì 28 dicembre 1869
 
 
 

il vischio


Il nome botanico del vischio è Viscum Album, ma tutti lo conosciamo e lo chiamiamo semplicemente vischio, si tratta di una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscacee ed è una pianta sempreverde parassita di diversi alberi, quali ad esempio pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli e diverse  conifere, come il  pino silvestre e il  pino montano. Solitamente si nota meglio in inverno, poiché i suoi cespugli, insediati nei tronchi, provocano la perdita delle foglie della pianta che li ospita.
Le foglie verdi del vischio sono indicative della presenza di clorofilla, ciò sta a significare che questa pianta è capace di compiere la fotosintesi e, visto che non è in grado di ottenere da sola l’azoto, lo recupera dalle altre piante di cui è parassita. Si  tratta di una pianta con  foglie oblunghe e dure, sistemate a due a due lungo il ramo.
Il vischio ha i fiori gialli e belle bacche tonde bianche o giallastre lucide, con un tipico interno gelatinoso e appiccicoso, tossiche per l’uomo, ma non per gli animali che, come gli uccelli insegnano, vengono da loro trasportate e disperse su altri alberi sui quali, dopo essersi insediati subdolamente, danno il via al loro sviluppo. Da un piccolo punto di penetrazione inizia la formazione di un piccolo tronco e gradualmente si sviluppa tutta la pianta. Se però le bacche cadono per terra, nulla di fatto, in questo caso non germogliano e muoiono.
La pianta che invece ospita il vischio non ha gravi danni, se quest’ultimo non si moltiplica troppo e non la “soffoca”.

VischioIl vischio si coltiva a scopo ornamentale e per fini erboristici, ad esempio per ottenere infusi, tinture, utile per la cura di arteriosclerosi e ipertensione, anche se a tale fine non esistono moltissimi studi che ne danno piena conferma, poiché i succhi gastrici inibirebbero la sua blanda azione.
Si sconsiglia l’uso di questa pianta in caso di terapie con anticoagulanti, di cui potrebbe aumentarne l’azione, antidepressivi ed immunosoppressori. Si consiglia comunque sempre di non assumere vischio autonomamente, ma di rivolgersi sempre a personale specializzato, in quanto la pianta è segnalata dai centri antiveleni. Tutte le parti del vischio possono risultare tossiche: le bacche soprattutto, come detto, sono pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. L’azione tossica dipende dalla presenza di viscumina, sostanza capace di provocare agglutinazione dei globuli rossi, e di alcuni peptidi.
I sintomi dell’intossicazione da vischio comprendono: lo sviluppo di una gastroenterite, sete elevata, diplopia—->visione doppia, dilatazione pupillare, diminuzione dei battiti cardiaci fino al collasso. Si possono verificare anche allucinazioni, disturbi mentali e convulsioni.

Al vischio sono legate molte leggende antiche: per le popolazioni celtiche, le quali lo  chiamavano oloaiacet, era, insieme  alla quercia, visto e vissuto come una vera  pianta sacra e dono diretto degli dei, capace di  tenere lontano disgrazie e malattie.
E’ simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio ed è nota la tradizione di salutare l’arrivo del nuovo anno dandosi un bacio sotto uno dei suoi rami.

Autore: Alessandra Mallarino

La lucciola di Natale


Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. Per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù.

Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.

Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: «E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini ?». Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l’insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino.

Era così emozionato per l’attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una lacrima cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. «Grazie», sorrise il bambinello. «Questo è un regalo bellissimo». In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. «Ecco è diventata una goccia di luce!», disse Gesù sorridendo. «Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola perché porterai con te la luce ovunque andrai».

26 dicembre 2004


jn ricordo del dolore:

L’Indonesia è sconvolta dallo tsunami: Sumatra è la terza isola più grande dell’arcipelago indonesiano (la sesta più estesa del pianeta) ed è una delle principali mete turistiche dell’Oceano Indiano. Come accade solitamente nelle festività natalizie, le sue spiagge e le strutture alberghiere a ridosso della costa sono gremite di turisti.

 

Santo Stefano


 

 Tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c’erano anche delle donne. Esse avevano portato con sè i loro bambini perché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato. Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna. Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò:” Tecla, che cosa porti in braccio?”
Sentendosi scoperta, la donna rispose: ” Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: ” Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino.” La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio. ” Ricordati però” le disse ancora Maria ” che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio. La chiesa celebra la sua festa il 26 dicembre, il giorno dopo Natale

Tanti auguri ai Stefano e Stefania

ed un pensiero  al mio papi – Rosa

S. Stefano – 26 Dicembre


felice onomastico

Parrocchia "Nostra Signora della Neve" Bolzaneto ♦

 

I secolo.
Stefano fu il primo cristiano martirizzato per la sua opera di predicazione del Vangelo e delle parole di Gesù.
Due anni dopo la crocifissione del Signore, Stefano venne accusato di proferire parole offensive verso la Legge giudaica (l’Antico Testamento), verso i luoghi sacri e verso le tradizioni dettate dallo stesso Mosè quando consegnò le Leggi al popolo ebreo. Per questo venne portato davanti ai giudici del sinedrio (il tribunale ebraico) e, condannato, venne lapidato fuori dalle porte della città.

Patrono di selciatori, tagliapietre., piastrellisti e diaconi
Invocato inoltre contro il mal di testa

22050buon onomastico ♥

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