21 gennaio


fonti dal web Era il 20 gennaio 1986, quando il premier inglese Margareth Thatcher ed il presidente francese Francois Mitterand diedero il via ai lavori per il tunnel sotto La Manica, lungo circa 150 Km che verrà poi terminato nel dicembre del 1993. 
1976: primo volo commerciale dell’aereo supersonico Concorde (tra Francia e Inghilterra)
1978: l’Italia legalizza l’aborto
1988: gli Stati Uniti accettano di legalizzare la posizione di 30.000 immigrati vietnamiti nati, durante o dopo la guerra, dall’unione di soldati americani con cittadine del Vietnam

L’ INTERPRETAZIONE


L’ INTERPRETAZIONE
di Paul Ferrini
(oratore spirituale statunitense)
da: “Amare senza condizioni”

  • Riflessioni della mente di Gesù il nazareno –
    ~ seconda e ultima parte ~

La vita é resistenza o resa.
Queste sono le uniche possibiltà.
Mentre la resistenza porta alla sofferenza, la resa porta alla beatitudine.
La resistenza é la scelta di agire da soli, la resa significa scegliere di agire con Dio.
Non puoi provare gioia nella vita opponendoti alle idee o alle azioni degli altri.
Puoi sperimentare la gioia soltanto restando fedele alla verità dentro al tuo cuore, verità che non rifiuta mai gli altri, anzi li invita ad entrare.
La verità è una porta che rimane sempre aperta.
Tu non puoi chiuderla, puoi scegliere però di non entrare o di camminare nella direzione opposta.
Non potrai mai dire: “Ho cercato d’entrare, ma la porta era chiusa”, perché non lo sarà mai per te né per nessun altro.
Se senti che ti è stata sbattuta la porta in faccia, hai interpretato l’esperienza secondo la paura.
Credi che la porta sia chiusa.
Non lo è anche se la tua convinzione potrà convincere te ed altri che lo sia.
Sieti tutti maestri nel l’appropriarvi della verità e capovolgerla.
Avete la capacità creativa di attribuire il significato che volete alle cose prendendo un sì e facendolo diventare un no.
prendendo una cosa sbagliata e facendola diventare giusta ecco quanto sono forti le vostre convinzioni.
Ma l’avere capovolto la verità non significa che essa cessi di essere vera.
Siete solo riusciti a nascondetela.
Perciò la tua interpretazione dell’esperienza é fondamentale.
Quando le tue aspettative vengono frustrale, accetti la correzione o insisti nel credere di essere stato trattato ingiustamente?
Sei la vittima di ciò che ti accade o colui che usa l’esperienza per imparare?
Accogli l’esperienza come una benedizione o come un castigo?
Sono queste le domande che ti devi porre in ogni momento.
Ogni esperienza costituisce l’opportunità di abbracciare la verità e rifiutare l’illusione.
In questo senso non c’è esperienza migliore o peggiore.
Tutte sono ugualmente potenti ed esistono solo come terreno adeguato per far nascere la tua divinità.
Per questo non devi mai disperarti: avrai sempre un’altra occasione per cambiare idea.
Non ascoltare chi ti dice altrimenti.
Il giudizio universale non esiste, se non nel giudizio che avrai di te stesso quando ti vedrai attraverso i miei occhi.
Forse adesso non mi credi.
Forse sei convinto di aver causato la sofferenza altrui o di essere vittima di azioni contro te stesso.
Ma solo perche rifiuti le mie parole, non smetterò di offrirtele.
Perche dovrebbe importarmi quanto ci metti a svegliarti?
Certamente, il tempo non è importante per me e a onor del vero, non lo è neanche per te.
Hai tutto il tempo per sbagliare e per apprendere dai tuoi errori.
Quando ognuno di voi avrà imparato quello che è venuto ad imparare, il mondo non servirà più.
L’universo fisico, che ti sembra cosi permanente, si dissolverà nel nulla perche, quando sarai sveglio, esso non avrà alcuno scopo.
Quel momento sta arrivando, ma non c’è fretta.
Non forzare le cose e non cercare di trattenerle.
Ciò non ti recherà alcun bene.
La Mente divina è al lavoro nella tua mente in questo momento, proprio adesso.
Devi imparare ad avere fiducia in questo.

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PERCHÈ NEGLI INDIRIZZI E-MAIL SI USA LA @?


Il simbolo “@” che in Italia chiamiamo “chiocciola”, comunemente usato negli indirizzi e-mail, indica il dominio che ospita la singola casella di posta elettronica e ha origini molto antiche. Già nel Medioevo, gli amanuensi utilizzavano questo segno al posto della preposizione di luogo latina “ad”, cioè “verso”. Successivamente, lo stesso simbolo fu impiegato nei mercati fiorentini del ‘500 per indicare l’anfora, un’antica unità di misura. Negli anni ’70, l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson, uno dei padri di Internet, introdusse la chiocciola nel linguaggio dei computer. Fu lui che inventò un sistema di posta elettronica da utilizzare su Arpanet, l’antenato del web. Osservò il simbolo della chiocciola sulla tastiera e pensò di inserirlo tra il nome del destinatario e il percorso per arrivare al server ospite, avvalendosi proprio del significato originario della chiocciola, letteralmente “presso”.
Come chiamano la “@” in altre lingue
ceco: aringa arrotolata
cinese a Taiwan: topolino
cinese nel continente: A cerchiata
ebraico: strudel
estone e finlandese: coda di gatto
francese: arabesco, oppure: lumachino
greco: piccolo papero
olandese: coda di scimmia
polacco: scimmia
russo: cane
serbo: A pazza, oppure: scimmia
tedesco: scimmia-ragno
ungherese: vermicello

fonte: frate indovino

SONO UN UOMO SEMPLICE



di Paul Ferrini
(oratore spirituale statunitense)
da: “Il miracolo dell’amore – Riflessioni dalla mente di Cristo”.

Scrivo per mettere le cose in chiaro.
Sono passati quasi 2000 anni da quando la mia nascita e i miei insegnamenti, che un tempo erano come un flusso impetuoso, si sono ridotti a un rivolo d’acqua.
Mi hai razionalizzato e collocato al mio posto:
un posto elevato forse, ma distante.
Mi hai messo al di sopra di voi tutti, da dove non ti posso sfidare.
Rendendomi una divinità, solo un figlio di Dio, trovi una giustificazione per non vivere all’altezza del mio esempio.
E tuttavia il mio esempio è il nucleo del mio insegnamento.
Se non cerchi di imitarmi, qual è il significato della tua fede in me?
Il mio non è un insegnamento intellettuale.
È pratico “Ama il prossimo tuo” non è un concetto astratto e complicato un’idea semplice e irresistibile che ti invita a metterla in pratica.
Non ti ho invitato ad una serata di discorsi e dibattiti.
Non ti ho chiesto di professare o di discutere le scritture.
Ti ho chiesto di fare quella cosa che trovi così difficile: andare al di là del tuo concetto limitato del sé.
Ogni esercizio che ti ho dato ti terrà impegnato per tutta la vita.
Anche se sono facili da capire, la loro sfida è tutta nella messa in pratica.
Se fossi morto per i tuoi peccati, allora tu non avresti più niente da fare.
Perché allora non ascendere con me al cielo sulla forza della tua fede in me?
Ti dirò perché.
Perché, nonostante la tua fede, non sei felice.
Non sei in pace.
E questo perché mi hai messo al di fuori di te.
Mi hai messo al di sopra di te, dove non ti posso toccare.
Tirami giù dal piedistallo, fratello o sorella, e mettimi al mio posto, al tuo fianco. Io sono tuo pari assoluto e incondizionato.
Quello che ho fatto lo farai anche tu, e anche di più.
Non verrai salvato dai miei pensieri e dalle mie azioni, ma da te stesso.
Non porre questa distanza fra te e me, perché io non sono diverso da te.
Chiunque tu sia-un mendicante o un ladro, un santo o un re-lo sono anch’io.
Non c’è piedistallo su cui non sia stato innalzato, né fogna in cui non abbia dimorato.
È solo perché ho toccato il nucleo della gioia e del dolore che posso attraversare le porte della compassione.
Sono nato in una stalla da una donna semplice.
Non era più vergine di tua madre.
L’hai resa speciale per lo stesso motivo per cui hai reso speciale anche me: per mettere distanza fra noi, per sostenere di non poter fare quello che ho fatto io.
Se la mia vita significa qualcosa per te, devi sapere che non rivendico un posto speciale.
Né Maria né io siamo più spirituali di te.
Siamo esattamente come te.
Il tuo dolore è il nostro dolore.
La tua gioia è la nostra gioia.
Se non fosse vero, non potremmo venire ad insegnare.
Non tenerci a distanza.
Abbracciaci come tuoi pari.
Maria avrebbe potuto essere tua madre ed io avrei potuto essere tuo figlio.

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Tricolore ———————> oggi la sua festa


La Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, è una giornata nazionale italiana, istituita per celebrare labandiera nazionale. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio,

La bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione francese, nella quale fu sostituito l’azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significava la natura ed i diritti naturali (uguaglianza e libertà). In realtà i primi a ideare la bandiera italiana sono stati due patrioti e studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giambattista De Rolandis, originario di Castell’Alfero (Asti), che nell’autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza. Si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. La sommossa, nella notte del 13 dicembre, fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, insieme ad altri cittadini. Avviato il processo, il 19 agosto 1795, Luigi Zamboni fu trovato morto nella cella denominata “Inferno” dove era rinchiuso insieme con due criminali, che lo avrebbero strangolato per ordine espresso della polizia. L’altro studente Giovanni Battista De Rolandis fu condannato a morte ed impiccato il 23 aprile 1796. Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell’ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore fu adottato dalla Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797, qualche mese dopo da Bergamo e Brescia e poi dalla Repubblica Cisalpina. In quell’epoca le sue bande erano disposte talvolta verticalmente all’asta con quella verde in primo luogo, talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1° maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolorata a spirale, terminante con punta bianca. Nella metà del 1802 la forma diviene quadrata, con tre quadrati degli stessi colori racchiusi l’uno nell’altro; questo cambiamento fu voluto dal Melzi (vice presidente della Repubblica Italiana) per cancellare ogni vincolo rivoluzionario legato alla bandiera. Abolito alla caduta del Regno Italico, il tricolore fu ripreso, nella sua variante rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del ’48/’49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest’ultimo caso alla bandiera fu aggiunto nel centro lo stemma sabaudo (uno scudo con croce bianca su sfondo rosso, orlato d’azzurro). La variante sabauda divenne bandiera del Regno d’Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando l’Italia divenne Repubblica e lo scudo dei Savoia fu tolto.I T A L I A

 

IL DOLORE COME VIA DELLA COMPLETEZZA



di Frank Ostasesky
(insegnante buddhista statunitense)
~ prima parte ~

Soffrire per la morte di una persona cara è come essere gettati in un fiume in piena, in balia di emozioni potenti e contraddittorie.
Ci sentiamo trascinare sotto la superficie della nostra vita, in acque oscure dove ci manca il respiro.
Lottiamo disperatamente per risalire a galla.
Nel momento in cui ci arrendiamo, siamo trasportati verso una nuova destinazione.
Una volta emersi, approdiamo a riva con occhi diversi ed entriamo nella pienezza della vita.

C’è un’antica storia buddhista nota come “la parabola del seme di senape”.
Racconta di una donna cui un giorno, all’improvviso, muore il figlioletto di otto anni.
Pazza di dolore, stringendo fra le braccia il corpo del bambino, percorre le strade del villaggio implorando aiuto, chiedendo una qualche medicina per salvare il figlio.
Qualcuno la indirizza al luogo dove il Buddha è seduto in meditazione; la donna lo raggiunge e lo supplica di aiutarla.
Il Buddha risponde di poterlo fare, ma non prima che lei abbia portato a termine un compito: portargli un seme di senape proveniente da una casa che non sia mai stata visitata dalla morte.
La donna fa ritorno al villaggio, alla ricerca del seme.
La storia continua dicendo che la donna bussò a tutte le porte, senza riuscire a trovare una famiglia che non fosse mai stata toccata dalla morte.
Questa scoperta le fa comprendere che la morte colpisce chiunque e che il dolore accomuna tutti gli uomini.
La comprensione le consente di trovare pace, e infine di seppellire il suo bambino.

(da: “Saper accompagnare. Aiutare gli altri e se stessi ad affrontare la morte”)

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PAIN AS A WAY OF COMPLETENESS
by Frank Ostasesky
(American Buddhist teacher)
~ first part ~

Suffering for the death of a loved one is like being thrown into a flood river, at the mercy of powerful and contradictory emotions.
We feel dragged under the surface of our life, in dark waters where we are short of breath.
We desperately struggle to get back to the surface.
The moment we surrender, we are transported to a new destination.
Once we emerge, we land on the shore with different eyes and enter the fullness of life.

There is an ancient Buddhist story known as “the parable of the mustard seed”.
It tells of a woman who suddenly dies an eight-year-old son one day.
Mad with grief, clutching the boy’s body in her arms, she walks the streets of the village begging for help, asking for some medicine to save her son.
Someone directs it to the place where the Buddha is sitting in meditation; the woman reaches him and begs him to help her.
The Buddha replies that he can do it, but not before she has completed a task: to bring him a mustard seed from a house that has never been visited since death.
The woman returns to the village, looking for the seed.
The story goes on to say that the woman knocked on all doors, unable to find a family that had never been touched by death.
This discovery makes her understand that death affects everyone and that pain unites all men.
Understanding allows her to find peace, and finally to bury her baby.

(from: “Knowing how to accompany. Helping others and themselves to face death”)

Re Magi


VANGELO (Mt 2,1-12)
Siamo venuti dall’oriente per adorare il re.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
l'”epifania”, cioè rivelazione, della divinità di Cristo al mondo pagano attraverso l’adorazione dei magi. L’episodio dei magi, al di là di ogni possibile ricostruzione storica, possiamo considerarlo, come   simbolo e  manifestazione della chiamata alla salvezza dei popoli pagani: i magi furono l’esplicita dichiarazione che il vangelo era da predicare a tutte le genti.

La befana


La Befana, è nell‘immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone , ma in fondo non è cattiva. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati.

la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

La Befana


Quando è l’ora, la Befana
alla scopa salta in groppa.
D’impazienza già trabocca:
l’alza su la tramontana,
fra le nuvole galoppa.
 

BRUX1

 
 
Ogni bimbo nel suo letto
fa l’ esame di coscienza:
maledice il capriccetto,
benedice l’ ubbidienza:
La mattina al primo raggio
si precipita al camino.
Un bel dono al bimbo saggio,
al cattivo un carboncino!393176_320942227940158_149040861796963_1101882_1465946116_n

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Aspettando i re magi


Nella tradizione cristiana i Re Magi sono magi. La parola ‘mago’ che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco ‘magoi’ e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Nell’antica tradizione persiana i Magi giunsero da oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, ovvero il re dei Giudei che era nato. I Magi provenienti da oriente, ovvero dalla Persia, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, al quale presentano anche dei doni crismali.

 

🎂🍾 Compleanno un rito di origine pagana 🎈🍰


Quando nasce la tradizione di festeggiare il compleanno? La festa di compleanno ha origine da antiche usanze pagane, in questo giorno usavano fare gli auguri al festeggiato nell’intento di “proteggerlo” dalle forze del male e di auspicare per Lui salute e sicurezza per l’ulteriore anno che stava per iniziare. I primi furono gli antichi Egizi, che in queste occasioni usavano omaggiare il faraone preparando per lui ogni sorta di prelibatezze. L’idea della torta fu invece dei Persiani, abili pasticcieri. I Greci ereditarono poi queste due tradizioni fondendole nella celebrazione del compleanno di Artemide, il sesto giorno di ogni mese. Filòcoro ci racconta che per l’occasione i seguaci della dea preparavano una torta tonda e bianca fatta con miele e farina e la illuminavano con delle candele che sembrava proprio una piccola luna. Il fuoco serviva a tenere lontani gli spiriti maligni. E’per questo motivo che, alla fine delle celebrazioni, le candele venivano spente con un soffio: a festa ormai finita gli spiriti malvagi si allontanavano da soli e il fuoco non serviva più. Successivamente in Germania nacque la tradizione di tenere accese tutte le luci di casa nel giorno del compleanno di uno dei suoi abitanti. Questa usanza si tramutò poi nella festa del bambino, in uso nelle campagne tedesche. Il “fortunato” che compiva gli anni veniva svegliato prestissimo dal profumo di una torta gigante preparata solo per lui. Su questa torta venivano accese le candeline dalla mattina fino a sera. Nel mondo antico – in Egitto, Grecia, Roma e Persia – si celebrava il genetliaco di divinità, re e nobili. In Mesopotamia ed Egitto, culla della civiltà, furono anche i primi paesi in cui gli uomini usavano ricordare e festeggiare il compleanno. Nei tempi antichi era importante tenere una registrazione del giorno della nascita soprattutto perché era essenziale per fare l’oroscopo. Per alcune divinità pagane si festeggiava la ricorrenza della nascita. Per esempio il 24 maggio i romani commemoravano la nascita della dea Diana e il giorno dopo quella di Apollo. Quindi le feste di compleanno erano inizialmente legate al paganesimo, non alle successive religioni monoteiste. L’offerta di doni in particolari occasioni era spesso dettata da timori superstiziosi, come nel caso dei doni di compleanno Anche nell’antica Grecia lo scopo speciale della celebrazione dei compleanni era quello di invocare l’aiuto del Buon Demone (agathos daimon). I greci credevano che ognuno avesse uno spirito protettore o dèmone che era presente alla nascita e vigilava su di lui durante la sua vita. Anche i romani accettarono e condivisero questa idea. Tale condizione si consolidò in futuro e riuscì a tramandarsi nel pensiero religioso dell’uomo: la ritroviamo nell’angelo custode, nella fata buona, nel santo patrono e cosi via. Nella credenza popolare, le candeline sono dotate di uno speciale potere magico, capace di esaudire i desideri. Le candeline accese perpetuano gli antichi riti dei fuochi sacrificali che hanno avuto un particolare significato mistico sin da quando l’uomo ha eretto i primi altari ai suoi dei. Che dire del tradizionale augurio di “Buon compleanno”? Trae le sue origini dalla magia. La stregoneria viene impiegata soprattutto per gettare incantesimi, buoni e cattivi. Si è specialmente sensibili a tali incantesimi nel giorno del compleanno, perché in quel tempo i propri spiriti sono in giro. Gli auguri di buon compleanno possono esercitare un’influenza buona o cattiva perché quel giorno si è più vicini al mondo degli spiriti. L’origine pagana di diverse usanze associate ai compleanni ha costituito una barriera, una negazione, un rifiuto, alle religioni successive, prima ebraiche e poi cristiane, che inizialmente non le hanno né accettate né condivise. La lettura delle Sacre Scritture menziona infatti solo due casi di celebrazioni di compleanni che riguardano entrambe personaggi pagani: un faraone d’Egitto e Erode Antipa.

In che anno saremmo senza Cristo?


Senza Gesù Cristo oggi noi conteremmo gli anni facendo riferimento al calendario in uso al momento della sua nascita, cioè il calendario Giuliano, stabilito nel 46 a.C. da Giulio Cesare. Questo calendario contava gli anni a partire dalla fondazione di Roma, collocata nel 753 a.C.. Se così fosse, oggi saremmo nel 2769. In alternativa potremmo usare il calendario ebraico, che parte dal primo anno dell’era della creazione, l’Anno Mundi. In tal caso oggi saremmo addirittura nel 5776.

Fonte Rivista FocusD&R

Insegnami, Signore, a dire grazie


dal web
(Jean-Pierre Dubois-Dumée)
Grazie per il pane, il vento, la terra e l’acqua.

Grazie per la musica e per il silenzio.

Grazie per il miracolo di ogni nuovo giorno.

Grazie per i gesti e le parole di tenerezza.

Grazie per le risate e per i sorrisi.

Grazie per tutto ciò che mi aiuta a vivere, nonostante le sofferenze e lo sconforto.

Grazie a tutti quelli che amo e che mi amano.

E che questi mille ringraziamenti si trasformino in un’immensa azione di grazie quando mi rivolgo a te, fonte di ogni grazia e roccia della mia vita.

Grazie per il tuo amore senza confini.

Grazie per il pane dell’Eucarestia.

Grazie per la pace che viene da te.

Grazie per la libertà che tu ci dai.

Con i miei fratelli io proclamo la tua lode per la nostra vita che è nelle tue mani e per le nostre anime che ti sono affidate.

Per i favori di cui tu ci inondi e che non sempre sappiamo riconoscere.

Dio buono e misericordioso, che il tuo nome sia benedetto, sempre.

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San Silvestro


 San Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nellanno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato ptardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il suo fu un lungo pontificato di 21 anni dal 31/01/314 al 31/12/335.

31 dicembre


fonte dal web:
martedì 31 dicembre 1861  ci fu Primo censimento in Italia: Nella notte tra il 31 dicembre 1861 e il 1° gennaio 1862, a nove mesi dalla nascita del Regno d’Italia, gli italiani provarono a contarsi e a tracciare la prima radiografia della popolazione, suddivisa per sesso, età e stato civile.
Promotore dell’iniziativa fu il ministro dell’agricoltura, Filippo Cordova-
Residenti 22.182.377 (che salivano a circa 26 milioni, considerando le zone non ancora annesse), con un 51% di maschi. L’età media era di 27 anni, mentre la percentuale degli ultrasettantenni era ridottissima
Registrato per legge ogni dieci anni, il censimento venne affidato dal 1926 all’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).
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martedì 31 dicembre 1907
Ha oltre un secolo di vita il New Year’Eve di Times Square, tra le feste di Capodanno più suggestive del pianeta. Correva l’anno 1907 quando per la prima volta venne fatta scendere, lungo un palo di ferro, una palla luminosa il cui tragitto scandiva gli ultimi istanti dell’anno appena trascorso.
La tradizione nacque in un momento cruciale della storia della celebre piazza di New York, sita all’incrocio tra Broadway e la Seventh Avenue, nel distretto di Manhattan. Lo spazio nel XIX secolo aveva preso il nome di Longcrane Square, che mantenne fino al 1904. In quell’anno, in conseguenza dell’apertura di una nuova fermata della metropolitana, diverse imprese trasferirono qui la propria sede, tra cui il principale quotidiano della città: il New York Times.
Quest’ultimo prese possesso di una torre, costruita di recente al centro della piazza. Ad aprile dello stesso anno l’area, torre compresa, fu ribattezzata in onore del prestigioso giornale: l’unaTimes Square, l’altra Times Tower. Per ricambiare l’omaggio, il NYT organizzò un party di fine anno, con tanto di spettacolo pirotecnico per l’arrivo dell’anno nuovo. La cosa si ripeté fino al 1907 quando il governo cittadino mise al bando i fuochi d’artificio.
Per rimediare, il capo elettricista del quotidiano fu incaricato di realizzare una palla luminosa da far cadere dal tetto del Times Tower (fissandola a una struttura in ferro), un minuto prima della mezzanotte. Venne realizzato un telaio di acciaio e legno, sul quale furono attaccate 100 lampadine da 25 watt. Lo spettacolo che ne derivò conquisto i cittadini e da allora divenne il fulcro dei festeggiamenti del 31 dicembre nella Grande Mela.
Rivisitata una prima volta nel 1920, la palla luminosa mutò più volte aspetto. Per salutare l’arrivo del nuovo millennio, vennero utilizzati per la prima volta i cristalli (realizzati dalla Waterford Crystal, prestigiosa società irlandese specializzata in oggettistica di vetro e cristallo), mantenuti nelle edizioni successive, insieme a un sistema di illuminazione computerizzato con luci stroboscopiche.
Parallelamente al diffondersi nella piazza di insegne commerciali sempre più creative e tecnologiche, l’evento assunse una maggiore suggestione e una liturgia ben definita: alle 23,59 veniva azionata la palla luminosa e in contemporanea su un grande schermo, posto più in basso, partiva il countdown scandito dalla voce di migliaia di persone.
Un minuto dopo si assisteva a una pioggia di luci, fuochi d’artificio e coriandoli colorati e sotto, in strada, centinaia di coppie a celebrare il tradizionale e benaugurante rito del bacio sulle labbra.
Anche dal punto di vista musicale si imposero dei brani standard: da Imagine di John Lennon, intonata prima del conto alla rovescia, alla suggestiva Auld Lang Syne (brano popolare nelle comunità angolofone, che invita a essere grati per le ore felici trascorse con i vecchi amici; in Italia è nota come “Valzer delle candele”) seguita dall’immancabile New York, New York nella versione di Frank Sinatra.
Per il centenario, coinciso con il Capodanno 2008, fu realizzata una palla speciale, coperta da 672 triangoli di cristallo che, insieme a 9.576 lampadine a basso consumo energetico, creavano straordinari giochi di luce.

❀`•.¸,¤°♥ il vischio ❀`•.¸,¤°♥


C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre piu’ soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuita’ di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perche’ non andava mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata.
Comincio’ a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Penso’ che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosi’ perche’ non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto comincio’ a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupi’.
Per tutta la notte, ascolto’ le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventu’.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo comincio’ a piangere.
Pianse cosi’ tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato.
E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

“Ma che sta costruendo? La Gerusalemme Reggio Calabria?”


Il primo Natale di Ficarra e Picone

merita di essere visto per l’intelligenza con cui hanno saputo trattare la storia più conosciuta e rivisitata dal cinema.

Delicati senza urtare la suscettibilità dei credenti più’ ortodossi hanno saputo con un balzo nel tempo farci rivivere la nascita più importante che c’è.

Un viaggio fantastico ed esilarante con risvolti inaspettati con la salvezza anche degli innocenti perseguitati da Erode….

ve lo consiglio 🙂

buona giornata

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Nellie Bly


 

Nellie Bly (al secolo Elizabeth Cochran, 1864-1922) fu la prima giornalista investigativa donna della storia.

Giovanissima riuscì a farsi assumere da Joseph Pulitzer al New York World, uno dei quotidiani più importanti della città americana. Per la sua prima inchiesta sotto copertura si fece volontariamente internare in un manicomio femminile, per investigare le condizioni di vita pessime e le violenze subite dalle pazienti, molto spesso rinchiuse per volontà dei familiari.

Si fece anche arrestare per indagare sulla vita nelle prigioni femminili, e fu corrispondente di guerra durante il primo conflitto mondiale.

📚 Fonte

🧠Sapiens³

Maria, lei


 

Lei, la Madre che tu pregherai la forza ed il coraggio, Lei rifugio dei cristiani dentro agli occhi Suoi Lei ,da quando ha detto “eccomi qui” a tutti noi parla cosi: ” La sofferenza e’ vinta se, se tu l’affronti insieme a me”. Lei, Regina della Guardia che apparve un giorno qui per me, proteggi questa gente che confida in Te Lei, che qui Per Genova sara’ il manto di questa città’ Ti supplichiamo, Tu che puoi, prega per noi Lei, presenza che tu cercherai, in ogni tempo invocherai il Suo messaggio ascolterai e da Gesu’ ti porta Lei Lei, regala I suoi sorrisi e capirai, svelando al mondo quando non ne ha, se camminiamo senza Carita’ Lei , il Vero Amore pieno di Pieta’ che ti arricchisce con la poverta’ un gesto semplice che e’ Eternità Lei, la madre del mio Re dei Re ogni dolcezza vive in te tu stella del mattino per me brillerai Lei ,Signora che tu invocherai e che vicino sentirai in ogni luogo sarà Lei ora e per sempre qui con noi (Testo di Cristina e Francesca)

Le renne di Babbo Natale


bpgx62cn1qmp6y0b9Babbo natale ha 9 renne.
Le renne di Babbo Natale mangiano più che altro carote.
I nomi delle renne di babbo natale sono:

Dasher,
Dancer,
Prancer,
Vixon,
Comet,
Cupid,
Donner,
Blixon,
Rudolph

Rudolph è la renna prediletta da Babbo Natale

In Polonia la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella.
La tradizione impone che non si possa iniziare il rito della cena fino alla comparsa della prima stella in cielo

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Dieta sana


Oggi sono 6 mesi senza toccare fritti o bere qualsiasi tipo di bibita zuccherata. Sei mesi senza mangiare pane, torte, biscotti o qualsivoglia altro dolce. Il cambiamento è stato fantastico, mi sento benissimo, ho perso peso e il mio modo di pensare è molto più concentrato e positivo. La pizza è un lontano ricordo e l’ho sostituita con le verdure, il sedano in particolare. Ieri sera a cena quattro mandorle, tōfu e tè verde. Continuerò a mantenere questo stile di vita e a fare ancora di più perché ci tengo tantissimo. I risultati sono fantastici e mi spingono ad andare avanti. Niente vino, niente grassi, un’alimentazione sana e soprattutto un’ora di corsa ogni giorno.


Non so di chi sia questo post, ma c’era scritto di copiare e incollare…😂😂😂

A cosa serve leggere la Bibbia?


C’era un ragazzo che viveva con suo nonno in una fattoria. Ogni mattina il nonno, che era cristiano, si alzava presto e dedicava del tempo a leggere le Scritture.

Il nipote cercava di imitarlo in qualche modo, ma un giorno chiese: «Nonno, io cerco di leggere la Bibbia ma anche le poche volte che riesco a capirci qualcosa, la dimentico quasi subito. Allora a cosa serve? Tanto vale che non la legga più!».

Il nonno terminò tranquillamente di mettere nella stufa il carbone che stava in una cesta, poi disse al nipote: «Vai al fiume, e portami una cesta d’acqua». Il ragazzo andò, ma ovviamente quando tornò non era rimasta acqua nella cesta. Il nonno ridacchiò e disse: «Beh, devi essere un po’ più rapido. Dai, muoviti, torna al fiume e prendi l’acqua». Anche questo secondo tentativo, naturalmente, fallì.

Il nipote, senza fiato, disse che era una cosa impossibile, e si mise a cercare un secchio. Ma il nonno insistette: «Non ti ho chiesto un secchio d’acqua, ma una cesta d’acqua. Torna al fiume». A quel punto il giovane sapeva che non ce l’avrebbe fatta, ma andò ugualmente per dimostrare al vecchio che era inutile, per quanto fosse svelto l’acqua filtrava dai buchi della cesta. Così tornò al fiume e portò la cesta vuota al nonno, dicendo: «Vedi? Non serve a niente!».

«Sei sicuro? – disse il nonno – Guarda un po’ la cesta». Il ragazzo guardò: la cesta, che prima era tutta nera di carbone, adesso era perfettamente pulita!

«Figlio, questo è ciò che succede quando leggi la Bibbia. Non capirai tutto, né ricorderai sempre ciò che hai letto, ma quando la leggi ti cambierà dall’interno. Dio lavora così nella nostra vita, ci raffina interiormente .

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Qui nasceva Alberto Lupo


Genova 19 dicembre 1924: nasce, nel quartiere di Bolzaneto, Alberto Lupo, nome d’arte di Alberto Zoboli, attore e doppiatore di teatro, cinema e televisione, presentatore. Affascinante, dotato di rilevante presenza scenica e di una voce suadente, approda al cinema, nel 1954, con un ruolo nel film Ulisse, dopo aver iniziato la sua carriera a teatro nel 1946. Negli anni sessanta è protagonista indiscusso anche di fotoromanzi – riviste di racconti per immagini a uscita settimanale allora molto diffuse – come Bolero, Grand Hotel e Sogno. Alberto Lupo è stato l’interprete principale di diversi sceneggiati RAI, degli anni di Carosello, come l’indimenticato “La cittadella” del 1964. Ma il grande successo, in televisione, arriva nel 1971 quando viene scritturato per presentare “Teatro 10” insieme a Mina. Mitico il loro duetto per la sigla Parole Parole del programma, rimasta al primo posto nella hit parade dell’epoca per molte settimane.

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Di famiglia borghese (il padre dirigeva L’Istituto Gaslini di Bolzaneto) nacque a Bolzaneto in via Pastorino, e dimostrò fin dalla prima gioventù trascorsa a Pegli (una targa posta al civico 1 della Via Amerigo Vespucci ne ricorda la dimora) un vivo interesse per la recitazione, . A lui è dedicato con una targa il foyer del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto.

Insegnare il valore dell’attesa ai bambini.


Nel mondo di oggi dove le parole chiave sono “consumismo” e “fretta”, i tempi del “tutto e subito” e dove si cercano strategie di marketing per portare già il bambino piccolo a desiderare sempre qualcosa in più, qualcosa di nuovo, qualcosa che non ha, mettendoli in competizione con l’amico e scatenando sentimenti d’invidia anzichè emozioni sociali, ci si domanda che ruolo abbia la pazienzaAi bambini si richiede di attendere, sempre. Però quest’attesa non viene aiutata a sperimentarsi, ma solo richiesta. E come si fa a saper aspettare, a portare pazienza, se dalla nascita tutto ciò che viene a noi richiesto (in termini materiali, ben diverso se fosse in termini psichici) gli viene regalato senza porre troppe attenzioni ai tempi d’attesa, al desiderio cullato e cresciuto? Come si fa ad attendere se non ci viene insegnato con l’esperienza? Quali sentimenti nascono ad avere tutto e subito?

Il bambino abituato a venir ricoperto di oggetti prima ancora che possa desiderarli viene travolto da una profonda insoddisfazione, diventa insofferente, frustrato, se ad ogni richiesta non viene immediatamente ascoltato e appagato (e nel caso lo fosse la richiesta si alzerebbe sempre di più e con la crescita il bambino sentirà un vuoto psichico che non potrà più colmare). Come insegnare dunque la pazienza senza che questa venga vissuta come una frustrazione ma semplicemente come un dato di fatto?

da.https://www.eticamente.net/58386/il-magico-potere-dellattesa-secondo-maria-montessori.html?cn-reloaded=1

Questo è il decalogo diffuso l’anno scorso dal Ministero della Salute. 1 Scegliere il giocattolo nella fascia d’età giusta. Tenere sempre in considerazione le indicazioni riportate sulla confezione, in particolare il simbolo “0-3” e l’avvertenza “non adatto ai bambini di età inferiore a 36 mesi”, non a caso accompagnati dall’indicazione di pericolo: i giocattoli non adatti all’età del bambino possono mettere a repentaglio la sua salute. 2 L’importanza del marchio CE. Comprare sempre giocattoli con il marchio di conformità alle norme europee, indicata dal simbolo CE. La presenza di questo marchio è segno che il produttore si impegna a soddisfare tutte le norme di sicurezza dell’Unione Europea, che sono tra le più rigorose al mondo. 3 Scegliere i rivenditori giusti. Che sia il negoziante di fiducia o un sito web è sempre importante non acquistare i regali per i bambini da rivenditori non affidabili che ignorano le prescrizioni in tema di salute e sicurezza e potrebbero commerciare prodotti contraffatti. 4 A ogni età il suo gioco. Nell’acquisto di un giocattolo cercare di orientarsi verso quelli più adatti all’età del bambino, che stimolino la sua curiosità, le sue capacità e che lo aiutino ad acquisire nuove conoscenze. 5 A ogni bambino il suo gioco. Quando si sceglie un gioco, cercare di capire cosa interessa di più al bambino e assecondare le sue inclinazioni. 6 Scegliere giochi attivi. Considerare l’importanza del movimento anche nella scelta dei giocattoli da acquistare ai bambini: triciclo a pedali, monopattino, bicicletta, pattini, attrezzi per giochi con la palla, anche adattati per l’uso in casa, possono essere un incentivo divertente e una valida alternativa ai giochi sedentari. 7 Fare giocare il bambino all’aria aperta. Cercare spazi all’aperto dove il bambino possa correre, saltare, giocare, specialmente se si abita in un appartamento senza ampi spazi o senza giardino. 8 Trasformare l’educazione in un gioco. Proporre ai bambini i giochi di movimento che favoriscono l’apprendimento e aiutano a gestire l’ansia per la prestazione scolastica, educandoli a un buon controllo emotivo e al rispetto delle regole. 9 Controllare il gioco senza essere ossessivi. Tenere d’occhio il bambino mentre gioca e lasciargli costruire il suo spazio e il tempo di gioco. 10 Condividere con i figli il momento del gioco. Trovare il tempo per giocare con il bambino o per leggergli un libro.

Ma quando si aprono i regali di Natale?
Nel riflettere in merito a questa emozionante ricorrenza, ci siamo chiesti: qual è il momento giusto in cui scartare i regali?

Ebbene, non esiste una regola ben precisa da seguire, ma certamente vi è un intervallo di tempo all’infuori del quale l’atmosfera perderebbe di fascino e significato. Pertanto se da una parte il divieto assoluto è di aprire i regali prima della mezzanotte del 24, dall’altra si può temporeggiare fino alla tarda mattinata del 25.

Insegnate il magico potere dell’attesa ai vostri figli, poi da grandi vi ringrazieranno

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Al mercato


Una donna si reca ad un mercato.Vi sono numerosi banchi di vendita,la donna si accorge che in uno di questi il venditore è Dio in persona.Gli si avvicina.Dio le dice,”cosa chiedi,figlia?”.LA donna,in risposta,Signore vorrei che le mie figlie fossero ubbidienti e sane,vorrei che mio marito mi volesse sempre più bene,e,poi,che avessimo un guadagno da star tranquilli e senza preoccupazioni.Il Signore,sorridendo,le risponde:figlia mia,io vendo i semi,i frutti dipendono da voi….

 

Il sentiero per…


“Non esiste un sentiero verso la felicità. La felicità è il sentiero.”
“La felicità è l’assenza della ricerca della felicità”
“la felicità è solo un modo di pensare.”
Queste sono le prime frasi che mi vengono in mente quando penso a chi è depresso, insoddisfatto della propria vita…Infatti, se è vero che la vita è governata dalla casualità e non puoi scegliere gli eventi che ti accadono, è anche vero
      che hai sempre il controllo sulla tua reazione.
 se penso: “sarò felice solo quando… otterrò quella promozione, vincerò la lotteria, incontrerò il vero amore etc.?” Bene… mi sono  appena condannato all’infelicità eterna! Legare la felicità ad eventi futuri crea insoddisfazione ed è sbagliato per almeno 2 motivi: a)  si tende a sovrastimare l’impatto degli eventi sulla nostra vita, b) una volta verificatosi l’evento tanto desiderato, dopo un breve periodo di euforia, il nostro livello di felicità tornerà nella media e risaremo presto insoddisfatti. Io in alternativa suggerisco un cambiamento:
se invece cambiassi il modo di pensare e comincerei con il dire
sono felice ora perché…”.
penso che chiunque di noi…anche se ha affrontato mille avversità nella vita …qualcosa di buono  gli sia pur ben  capitato–
“””ho smesso di ridere da ormai così tanto tempo che non ricordo più quando è stata l’ultima volta dentro di me sento solo dolore- vivere è diventata una sofferenza. tutto quello che faccio lo faccio per inerzia- non sono più la stessa di una volta, non mi riconosco… sono diventata triste e questa tristezza cresce ogni giorno che passa la mia vita è un completo fallimento, soprattutto in campo sociale: sono sola, non ho  amici- per via della depressione e del mio stare male ho iniziato ad isolarmi e loro forse hanno interpretato male la cosa o non so, quello che so è che mi hanno allontanata.””””–
“”””Nessuno mi ama”, “Mi sento sola”, “Nelle relazioni con gli altri sono sempre io quella che da e mai quella che riceve”, queste sono le tipiche frasi che ripetono i depressi – si sentono indifferenti a tutto e a tutti, ogni gioia di vivere è scomparsa, tutto appare inutile e senza senso,  spesso il loro malessere è accompagnato da una sensazione che stia per accadere qualcosa di brutto oppure con  forte irritabilità e reattività compartamentale (all’improvviso non si sopporta più niente e nessuno).
La persona depressa spesso manca di energia, si sveglia al mattino già stanca e non si sente in grado di affrontare il mondo:  gli impegni quotidiani sembrano richiedere un enorme fatica , c’è un calo delle prestazioni scolastiche o lavorative.
Tipicamente, la persona depressa si colpevolizza per tutto questo (i sensi di colpa per non riuscire ad essere come si vorrebbe sono un altro classico della depressione), ma non riesce a reagire.
In alcuni casi la depressione si accompagna ad un rallentamento psicomotorio (rallentano persino i pensieri). Altri sintomi molto comuni sono dei dolori che non hanno una causa fisica : tipici sono i dolori alla gambe. Dal punto di vista psicologico i dolori alle gambe esprimono la difficoltà della persona a reggersi in piedi, a  essere autonoma e farcela nella vita. Altri sintomi ricorrenti sono : sensi di oppressione al petto, difficoltà digestive, stitichezza, mal di schiena, mal di testa, dolori  muscolari.
La  persona depressa spesso è anche pessimista,  tende a compiangersi e ad incolpare gli altri dei propri problemi.
Il loro mal vivere, infatti, è un disagio psicologico che interferisce fortemente sul funzionamento sociale : chi è depresso è convinto che a nessuna delle persone che lo circondano, importi qualcosa di lui, e che nessuno possa capirlo e aiutarlo.
Anche quando la realtà si rivela ben diversa e il depresso è circondato da amici e familiari affettuosi e ben disposti nei suoi confronti, si sente ugualmente solo e non amato. La depressione influenza negativamente tutte le relazioni con gli altri. Ma più la relazione è intima, più diventa difficile e doloroso relazionarsi ad una persona depressa. Ad un amico o ad un collega posso “perdonare” facilmente una depressione, ma se a stare male   è un genitore, non è facile essere obiettivi. Infatti, più siamo coinvolti emotivamente, più lo stato depressivo del nostro caro ci spaventa e ci ferisce -nel vedere una persona a cui volgiamo bene andare alla deriva, proviamo un profondo senso di pena e di dispiacere…magari provando anche sensi di colpa perchè non siamo in grado con tutto il ns amore di aiutare la ns persona cara, quindi   se  tendiamo a sentirci responsabili del benessere delle persone che amiamo e, di conseguenza,  possiamo sentirci parzialmente responsabili della loro infelicità.   Purtroppo, non è in nostro potere ridare alla persona che sta soffrendo la gioia di vivere e la fiducia nella vita, soprattutto se il depresso è un genitore.
Quindi non è facile aiutare chi soffre di questo malessere…a mio avviso..il lavoro + grande deve partire da loro e capire che gli stati d’animo positivi possono influire in modo considerevole sia sul comportamento sia sulla qualità della propria vita:
in effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo umore.
per evitare i pensieri negativi io consiglierei
non confrontare la nostra condizione (salute, bellezza, ricchezza ecc.) con quella degli altri
non fare progetti a lunga scadenza
non trarre conclusioni generali dagli insuccessi
non pensare agli eventi passati che ci hanno causato dolore…con sentimento di rabbia
ma considerarli…parte necessaria della ns crescita personale…
e poi perchè no…ultimo  pensiero ma non meno importante …
rimettersi alla fede in Gesù, provare a dialogare con lui..cambiando i termini della ns conversazione.non .. lamentandoci piu’ …ma  imparare a ringraziarlo x ciò che ci ha regalato…
quindi concludo dicendo che la felicità può essere una scelta… sta a noi decidere
come vogliamo vivere…

Pasqua: cinque cose che non diremo mai a catechismo


  • 1 Gesù e i 12 Apostoli erano l’incubo dei ristoratori a Gerusalemme. Pagavano 13 coperti ma ordinavano solo per uno, poi Gesù moltiplicava il tutto. Ordinavano, inoltre, solo acqua che veniva poi sistematicamente tramutata in vino;
  • 2 Al termine dell’Ultima Cena gli Apostoli volevano pagare alla romana, ma Gesù si alzò e disse: Pagherò io per tutti!
  • 3 Stando alle ricostruzioni ufficiali delle Forze dell’Ordine romane, Gesù non fu maltrattato. Le escoriazioni furono dovute ad una caduta accidentale prima del processo;
  • 4 Pasqua resta l’episodio di The Walking Dead più seguito di sempre;
  • 5 Gesù preferì resuscitare di domenica perché il lunedì aveva la grigliata con gli amici.

un sorriso, 009con simpatia  e con tutto l’amore per Gesù spero che nessuno si senta offeso…

forse con presunzione penso che anche lui stesso rida con noi…

lui non amava le persone tristi 😦

 

Test psicologico


E’ la storia di una ragazza.

Ai funerali della madre, aveva scorto un ragazzo che non conosceva. Lo

trovò fantastico, proprio l’uomo dei suoi sogni. E’ il colpo di fulmine, se ne

innamora perdutamente. Qualche giorno più tardi, la ragazza uccide la

propria sorella.

Domanda :

Per quale motivo la ragazza ha ucciso la sorella ?

NON SCENDETE SUBITO più in basso per leggere la risposta. Riflettete

prima di dare la vostra soluzione alla domanda.

Risposta

La ragazza sperava che il giovane si sarebbe presentato nuovamente ai

funerali.

Se avete risposto correttamente alla domanda, pensate come uno

psicopatico.

Questo test è stato utilizzato da un celebre psicologo americano per capire

se una persona avesse o meno una mente criminale.

Un buon numero di assassini seriali sono stati sottoposto a questo test ed

hanno risposto correttamente alla domanda.

Se non avete dato la risposta esatta – molto meglio per voi.

Se i vostri amici l’hanno data, vi raccomando di mantenere le distanze …

COME FACEVANO I ROMANI A COSTRUIRE STRADE INDISTRUTTIBILI?


Dopo aver studiato con cura il tracciato per la sede stradale, gli antichi Romani realizzavano più strati differenti, ciascuno con le sue caratteristiche. Lo scavo della fossa di fondazione raggiungeva in media una profondità di 45- 150 cm (secondo le caratteristiche del terreno), poi veniva riempito a strati alterni. Sopra un fondo di sabbia, venivano collocati grossi sassi (statumen) per stabilizzare anche il terreno meno sodo, poi breccia e frammenti di cocci misti a calce (rudus). Sopra, veniva posto uno strato di ghiaia grossa ben compressa (nucleus). Infine, venivano collocate in cima le pietre lisce del lastricato (pavimentum), massi spianati superiormente e connessi in modo da non potersi muovere. La parte centrale della strada era a schiena d’asino, cioè un po’ convessa per far defluire l’acqua. Le strade erano corredate di opere di sostegno e consolidamento e di canalette di scarico. La larghezza standard era di 4-6 metri, il necessario per far transitare due carri. E ai lati del tracciato c’erano marciapiedi fino a 3 metri di larghezza.

Tre persone erano al lavoro in un cantiere edile. Avevano il medesimo compito, ma quando fu loro chiesto quale fosse il loro lavoro, le risposte furono diverse. “Spacco pietre” rispose il primo. “Mi guadagno da vivere” rispose il secondo. “Partecipo alla costruzione di una cattedrale” disse il terzo.”
(Peter Schultz)

facile e difficile


Facile è occupare un posto nell’agenda telefonica.
Difficile è occupare il cuore di qualcuno.

Facile è giudicare gli errori degli altri.
Difficile è riconoscere i nostri propri errori.

Facile è ferire chi ci ama.
Difficile è curare questa ferita.

Facile è perdonare gli altri.
Difficile è chiedere perdono.

Facile è esibire la vittoria.
Difficile è assumere la sconfitta con dignità.

Facile è sognare tutte le notti.
Difficile è lottare per un sogno.

Facile è pregare tutte le notti.
Difficile è trovare Dio nelle piccole cose.

Facile è dire che amiamo.
Difficile è dimostrarlo tutti i giorni.

Facile è criticare gli altri.
Difficile è migliorarne uno.

Facile è pensare di migliorare.
Difficile è smettere di pensarlo e farlo realmente.

Facile è ricevere.
Difficile è dare.

LA LUCE


di Paul Ferrini
(oratore spirituale statunitense)

La luce della verità vive anche nel luogo più oscuro.
L’assenza totale di luce non esiste.
Il buio non può esistere che in relazione alla luce.
Non importa quanto è grande il tuo dolore, la sua misura è data dal grado della tua sensazione di mancanza o perdita d’amore.
Tutta l’oscurità è un viaggio verso la luce.
Tutto il dolore è un viaggio verso l’amore incondizionato.
Nessuno rifiuta l’amore se esso viene offerto senza condizioni.
E chi sarà ad offrirlo se non tu, fratello o sorella mia?
Oggi berrai a fondo dalla sorgente del mio amore.
Domani sarai tu la sorgente.
Domani porterai al mondo il dono che ti è stato dato.
Tu sei le mani di Dio che portano conforto e guarigione.
E come darai, così riceverai.
Credete che io sia speciale perché mi hanno crocifisso.
Eppure voi venite inchiodati alla croce ogni giorno.
E quando non siete crocifissi, piantate i chiodi per qualcun altro.
Non c’è niente di speciale nell’essere crocifisso.
Alcuni di voi credono anche che solo io sia risorto.
E tuttavia voi siete resuscitati dalla morte dal potere dell’amore ogni volta che vi ricordate chi siete o chi è vostro fratello.
Ogni volta che l’amore è dato o ricevuto la morte viene sconfitta.
Perché tutto muore, tranne l’amore.
Solo l’amore che avete dato o ricevuto vivrà per sempre.
Quando vi ricordate della mia nascita in questo mondo, ricordatevi dello scopo della mia venuta.
È anche il vostro scopo.
E la vostra nascita in questa incarnazione non è meno sacra della mia.
E neppure l’amore che trasmettete agli altri è meno importante di quello che vi è stato offerto attraverso di me.
Noi tutti siamo porte verso l’infinito e l’eterno, e ogni volta che il vostro cuore si apre, lo spirito fa la sua comparsa nel mondo.

(da: “Amare senza condizioni – Riflessioni dalla mente di Cristo”)

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Oregina – Genova


“Noi siamo da secoli, calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme di fonderci insieme già l’ora suonò. ”

In occasione del centenario della cacciata degli austriaci, viene eseguito per la prima volta, nel piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina, l’Inno di Mameli (o Canto degli italiani).
Si tratta di un inno patriottico scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro.
Siamo nel 1847.

10 Dicembre – #accaddeoggi

Caganer


⁣Da: #web

In Spagna il presepe è una tradizione, ma in Catalogna in mezzo ai classici pastori si nasconde il “Caganer” ovvero un pastore con i pantaloni calati che sta “facendo i suoi bisogni”. Gli Spagnoli la pongono sul presepe come portafortuna.

#Curiosità😱😂🙄

@accendilamente

Una nuvoletta in viaggio


In un giorno d’Autunno, il Vento soffiava dispettoso facendo volare le foglie. Una piccola Nuvoletta che stava passeggiando lì vicino, gli disse: “Ciao Vento, posso giocare con te?”. Il Vento allora chiese: “Cosa potresti fare? Sai soffiare?”. La nuvoletta ci provò: “…fff… fff… no non sono capace”, disse sconsolata. Allora il Vento le rispose: “Tu non sei capace di soffiare come me, vattene via!”. E la Nuvoletta se ne andò triste.

Più avanti incontrò l’Estate e il Sole splendeva luminoso nel cielo. Allora si avvicinò e disse: “Ciao Sole, posso giocare con te?”. Ma il Sole seccato le rispose: “Non vedi che ti sei messa troppo vicina a me? Mi stai oscurando! Vattene via, tu non sei capace di splendere come me e nemmeno di creare calore!”. E la Nuvoletta se ne andò sempre più triste.

Poco più in là c’era l’Inverno e la neve cadeva leggera, così la Nuvolett a si fermò e chiese: “Ciao Neve, posso giocare con te?”. La Neve la squadrò dalla testa ai piedi e sussurrò: “Ma tu sei capace di far nevicare?”. La nuvoletta ci provò e si sforzò talmente tanto che da grigia divenne nera, ma di Neve niente. “No, non credo di esserne capace”, brontolò la nuvoletta emettendo un tuono. “Shhh!”, la zittì la Neve, “allora non puoi aiutarmi. Io cado silenziosa, tu sei troppo rumorosa! Tu non sei capace di cadere leggera e coprire il paesaggio come me, vattene via!”. E la Nuvoletta se ne andò ancora più triste.

Ormai era sconsolata, quando trovò la Primavera e sentì qualcuno piangere. Si chinò e vide un piccolo Fiorellino che singhiozzava disperato, allora si avvicinò e gli chiese il perché di tanta tristezza. E il Fiorellino rispose: “Ho sete, sto per morire, puoi aiutarmi?”. “Non lo so, io non so fare quasi niente.., non so soffiare come il vento, non so splendere come il sole, non so cadere leggera come la neve, e nessuno mi vuole…”. Così dicendo la Nuvoletta si mise a piangere e le sue lacrime diventarono tante gocce di pioggia, che dissetarono il Fiorellino. Da quel giorno la Nuvoletta e il Fiorellino diventarono molto amici e capirono di aver bisogno l’uno dell’altra per essere felici.

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Lo sapevate? 👇


Il nostro ombelico è un regalo incredibile!
La prima parte creata dopo il concepimento è l’ombelico.
Poi si collega alla placenta della madre attraverso il cordone ombelicale.
Il nostro ombelico è sicuramente una cosa incredibile! Secondo la scienza, dopo la morte di una persona, l’ombelico rimane caldo per un massimo di 3 ore.
Questo perché c’è un punto dietro l’ombelico chiamato “Pechoti” che ha più di 72.000 vene.
Siamo stati creati e nutriti attraverso di lui per 9 mesi nella gestazione.
Questo è il motivo per cui tutte le nostre vene sono collegate al nostro ombelico.
L’ ombelico è vita!
Applicando olio nell’ombelico, guarisce la secchezza degli occhi, le labbra screpolate, oltre a mantenere la faccia e i capelli luminosi.
ISTRUZIONI
Di notte, prima di andare a letto, metti 3 gocce di olio di cocco nel tuo ombelico e diffondi fino a 4 cm intorno.
Perché mettere l’olio nell’ombelico?
L’ ombelico attraverso la connessione delle vene, rileva e conduce l’olio e i suoi nutrienti e le va idratando…
Quando un bambino ha mal di pancia, quando massaggio con olio tiepido il dolore scompare.
Non ci sono rischi
Puoi tenere un piccolo barattolo con olio richiesto accanto al tuo letto e mettere qualche goccia sul tuo ombelico e massaggiare prima di dormire per sentire questi benefici.

Dott Augusto De Matos, terapista naturista con più di 60 anni di esperienza.