Madonna di Polsi


Oggi  in Aspromonte ricorre una delle più importanti ricorrenze religiose della Calabria: la festa della Madonna di Polsi- i  giorni festivi del Santuario sono:
22 agosto: in questa data parte la carovana a piedi dal paese di San Luca ed inizia la novena.
2 settembre: giorno della festa solenne della Madonna di Polsi e fine della novena.
14 settembre: festa dell’incoronazione della statua della Madonna.
Benché elevato, a 862 metri di altezza, il santuario si trova in una conca nella pancia della “montagna” – la “montagna” è l’Aspromonte. Un po’ protetto e un po’ imprigionato fra gli strapiombi. È una chiesa non grande, sul torrente Bonamico, formato a monte da due fiumare, al santuario  di  Polsi  si va per pregare, ma la preghiera è soprattutto ballare la tarantella, sparare in aria (ora sempre meno: in teoria è proibito), e mangiare il castrato, il “capro”. Una realtà che supera l’immaginazione: fino agli ultimi divieti sanitari si scannavano e scuoiavano ogni giorno centinaia di capri, le pelli venivano stese ad asciugare lungo il Bonamico, le acque del torrente scorrevano rosse di sangue. Nel 2002 il sacrificio dei capri è stato ristretto ad appositi piccoli macelli. Nel 2006 è stato proibito, sempre per ragioni sanitarie, ma non per questo il capro non è stato mangiato.
Normalmente la partenza per il pellegrinaggio avviene in piena di notte  il camion  o il mezzo fuoristrada è addobbato a festa con nastrini, palme e un’immagine della Madonna della Montagna messa bene in evidenza: una delle note più caratteristiche del pellegrino di Polsi,  è il canto:dal rito di partenza al viaggio di ritorno il tempo è sempre riempito con l’alternarsi di canti, non esistono spazi “vuoti”, quando la resistenza fisica vien meno supplisce il registratore.Arrivati dinanzi alla soglia della chiesa quasi tutte le donne e qualche uomo attraversano la navata centrale in ginocchio cantando e battendosi il petto.
La leggenda della Vergine di Polsi vuole che nel IX secolo alcuni monaci, provenienti dalla vicina Sicilia per via delle incursioni saracene, si spinsero nel cuore dell’Aspromonte, ai piedi di Montalto, dove fondarono una minuscola colonia creando anche una piccola chiesa. A causa dell’estremo disagio procurato dalla lontananza con i più vicini villaggi, il sito fu però poi abbandonato.Ma  un’altra leggenda vuole che nell’XI secolo un pastore di nome Italiano, nativo  della cittadina di Santa Cristina d’Aspromonte, intento a cercare un toro smarrito in località Nardello, scorse l’animale che dissotterrava una croce di ferro: ne seguì un’apparizione della Beata Vergine col Bambinello in braccio che disse: Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi. Per questo fu quindi costruito un santuario all’interno del quale, vengono conservate la statua della Madonna della Montagna di Polsi,  la Santa Croce e vari cimeli tra i quali la bara del principino di Roccella.
Il paese di San Luca, nel cuore dell’Aspromonte, purtroppo è alla ribalta dei giornali sempre poichè è patria dei sequestri di persona. Nel santuario  tutti i mafiosi che contano o i loro rappresentanti una volta all’anno si riuniscono per decidere affari, guerre o alleanze. Una sceneggiata dove banditi con la camicia bianca, imprenditori e politici si scambiano favori. Ma in un ambiente in cui la prima causa di morte è l’intossicazione da piombo calibro nove, superstizione e simboli religiosi conservano la loro forza. Così tutte  pregano la Madonna di Polsi e versano il loro  contributo economico nella casse della chiesa.
Lo sviluppo economico e militare della ‘ndrangheta si realizza con più facilità se lo Stato è assente o poco presente sul territorio, e qui  forse  è presente ma  tra 1000 difficoltà.
Qui  la religiosità popolare è tuttavia indiscutibile, anche se con una forte componente folkloristica.

 

One thought on “Madonna di Polsi

  1. Un posto molto bello e pieno di religiosità,
    una amica di blog, andando in pellegrinaggio, ha
    descritto tutta l\’atmosfera bella, intima, che vi regna.
    Ciao con affetto e amicizia, Vito

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