SAN GIORGIO


Per tutta la prima metà del XIII secolo a Genova il potere del Comune fu condizionato fortemente dagli interessi delle maggiori famiglie mercantili; ecco perché la città, a differenza degli altri liberi Comuni italiani, mancava ancora di un palazzo pubblico. Solo nel 1260 – come risulta dall’epigrafe murata nella lunetta – il capitano del Popolo Guglielmo Boccanegra diede l’avvio alla costruzione di un palazzo, affidandone l’esecuzione a maestranze  guidate dal frate benedettino Oliverio.
Poiché l’arco della Ripa già nel XII secolo era fittamente lottizzato ed edificato in ogni sua parte, volendo a ogni costo collocare sul mare l’edificio che avrebbe dovuto testimoniare la potenza dello Stato genovese, si scelse l’area ottenuta dalla copertura della foce del rio di Soziglia.
La pianta dell’edificio, quadrangolare, era organizzata attorno al cortile interno, di forma rettangolare e in parte loggiato; i piani erano due, con muratura in mattoni e polifore su marcadavanzali di pietra. Il piano terra, secondo l’uso locale dell’edilizia civile medievale, era costruito in pietra con paramento in conci disposti a filari regolari; in esso era ricavata la loggia, al cui centro l’ingresso al palazzo era costituito da un ampio portale ad architrave. Il prospetto presentava nel paramento diversi elementi di reimpiego, tra cui due teste di leone e un mascherone leonino (allegoria di fertilità), che la tradizione vuole provengano dal palazzo veneto di Costantinopoli distrutto dal genovesi nel 1261.
Non si conosce altro della struttura originaria del palazzo, poiché nel 1262, ad appena due anni di distanza dalla fondazione, Guglielmo Boccanegra fu costretto ad abbandonare Genova per il ritorno al potere dell’oligarchia mercantile, che aveva avuto la meglio sui popolari.
A quella data non si sa se il palazzo fosse già costruito per intero o se il cantiere fosse ancora aperto. Intercorrono circa ottant’anni prima che le fonti ci diano sicure informazioni sull’utilizzo dell’edificio e sulla sua denominazione, se si eccettua una sporadica notizia (riportata da un atto notarile del 1278) circa l’esistenza di un “palatium magnum maris fundatum sub basilica s.ti Petri” non soggetto a imposizione fiscale, e la tradizione della prigionia di Marco Polo e Rustichello da Pisa; al 1340 risale la prima menzione del “Palazzo della Dogana”, da cui si deduce che l’edificio aveva trovato una nuova destinazione d’uso, conforme sia al suo carattere pubblico, sia alla posizione al centro del porto mercantile. Infine, nel 1407 il palazzo fu assegnato al Banco di San Giorgio, istituito per amministrare il debito pubblico e gestire gli introiti delle gabelle; la concessione divenne perpetua nel 1451, e perciò l’edificio prese il nome di Palazzo San Giorgio.
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