il ns viaggetto


il ns viaggio  fa la prima tappa a parma con la visita al Duomo  e il curioso battistero a forma ottagonale tutto in marmo rosa, proseguiamo  per modena x vedere  il duomo con la torre la ghirlandina ma che ahimè è in fase di ristrutturazione…ma comunque l’accesso all’interno era fattibile essa è  Alta 86,12 metri, la torre è il vero simbolo di Modena.Il Palazzo Ducale di Modena ospita la prestigiosa Accademia Militare di Modena.Il ns viaggio continua alla volta di maranello Autox visiatare il museo galleria ferrari…tutto notevole… dalle macchine…ai motori- alle gomme- ai premi vinti da Schumacher…vale la pena…la nostra meta però e’ loreto...La Storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l’arrivo della casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret.Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa.Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l’autenticità della Santa Casa.Il santuario di Loreto è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.
E’ stato visitato da circa 200 santi e beati, e da numerosi Papi.La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti, perché la parte dove sorge l’altare dava, a Nazaret, sulla bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie, rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici materiali edilizi usati nella zona.   Alcune pietre risultano rifinite esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti riferibili a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli. Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra dell’Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di Giunta Pisano. La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, sostituisce quella del sec. XIV, andata distrutta in un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Fin dal secolo XVI è rivestita di un manto, detto "dalmatica". Il rivestimento marmoreo è il capolavoro dell’arte lauretana. Esso custodisce l’umile Casa di Nazareth come lo scrigno accoglie la perla. Voluto da Giulio II ed ideato dal sommo architetto Donato Bramante, che nel 1509 ne approntò il disegno, fu attuato sotto la direzione di Andrea Sansovino (1513-27), di Ranieri Nerucci e di Antonio da Sangallo il Giovane. In seguito furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti. Il rivestimento è costituito da un basamento con ornamentazioni geometriche, da cui si diparte un ordine di colonne striate a due sezioni, con capitelli corinzi che sostengono un cornicione aggettante. La balaustra è stata aggiunta da Antonio da Sangallo (1533-34) con lo scopo di nascondere la goffa volta a botte della S. Casa e di circoscrivere con elegante riquadratura tutto il mirabile recinto marmoreo.
 Nelle due navate laterali della basilica si trovano dodici cappelle, sei per lato. Aperte agli inizi del sec. XVI dal Bramante, sono state abbellite con pale settecentesche in mosaico e con modesti dipinti del sec. XX. La più importante tra queste è la Cappella del Battistero, con dipinti del Pomarancio e con il battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il 1607……  tanto che si era in zona…un passo anche a recanati … dolce dimoara di leopardi…Il Monte Tabor è il colle di Recanati che si affaccia verso sud, da esso si può ammirare un incantevole panorama, nelle giornate con poca foschia si riescono a vedere molto bene le cime innevate dei monti Sibillini.
anche  più conosciuto come "il colle dell’infinito" è altresì legato ad uno dei versi più famosi di Giacomo Leopardi: L’infinito.
Il monte Tabor oggi è un parco che sorge accanto al Centro Studi Leopardiani e al Palazzo Leopardi, percorrendo un sentiero che attraversa il parco si giunge al punto in cui probabilmente il poeta si trovò a comporre la poesia, una targa sul muro riporta il verso: "Sempre caro mi fu quest’ermo colle".
casa leopardi: da vedere la  mostra,  su  al primo piano x visitare la biblioteca.( il primo piano del palazzo è l’unico visitabile xchè ai piani superiori abitano ancora delle famiglie discendenti di Leopardi).
Entrando in questo luogo, quello che ovviamente colpisce è la quantità spropositata di libri (20000 di cui 12000 studiati dal poeta) tutti rigorosamente in originale e talmente ben conservati da sembrar quasi nuovi..( compreso uno scaffale contenente quei libri che all’epoca erano vietati dalla chiesa).
 Una volta in zona come nn passare da san marino   ??? la leggenda narra:
Corre l’anno 257 d.C. quando l’imperatore Diocleziano emana un editto per la ricostruzione delle mura di Rimini, distrutte da Demonstene, re dei Liburni. Tra i tagliatori di pietra e incisori chiamati da tutta Europa, due, giunti dalla Dalmazia (esattamente dall’isola di Arbe, antica colonia di origine romana), sono destinati a rimanere nella memoria di molti: Marino e Leo. Non è certo se essi fossero arrivati in cerca di lavoro, o fuggendo per colpa di qualche persecuzione di carattere religioso. Successivamente alla loro venuta sul territorio riminese, essi vengono inviati sul Monte Titano per estrarre e lavorare vari tipi di roccia: vi rimangono ben tre anni.
In seguito i due compagni decidono di separare le loro strade: Leo si ferma sul Monte Feliciano (detto anche Monte Feretrio o Feltro), scavandosi una celletta nella roccia, e costruendo con i compagni di viaggio e vita un piccolo oratorio in onore di Dio. L’insediamento così fondato prenderà, con il passare del tempo, il nome di San Leo.
Marino sceglie invece di ritornare a Rimini e vi rimane 12 anni e 3 mesi, racconta la narrazione epigrafica, e in questo tempo continua a professare la parola del Signore e a condurre una vita di penitenza. In seguito si ritira sul Monte Titano dove fonda una piccola comunità di cristiani. Di questo periodo trascorso sul Monte Titano da Marino si raccontano grandi prodigi, come la guarigione di una peccatrice dalmata posseduta dal demonio (infastidito dalla santità di Marino), che cercava di circuirlo affermando di esserne la legittima moglie o l’addomesticamento di un orso.
Il momento più importante però è stato l’incontro con Verissimo figlio della nobile donna e vedova Felicissima (o Felicità), proprietaria del terreno su cui sorgeva il Monte. Verissimo contesta la residenza di Marino nelle sue terre, e quest’ultimo, presagendo le minacciose intenzioni del ragazzo, prega la Provvidenza perchè lo aiuti. E proprio in quell’istante Verissimo cade a terra paralizzato a braccia e gambe. La madre disperata si precipita dal Santo per chiedergli perdono e offrirgli tutto quanto desideri. Il Santo risponde che per se non desiderava nulla, quanto piuttosto la loro conversione e battesimo oltre ad un terreno dove trovare il giusto riposo. Felicissima acconsente e come ringraziamento offre in dono il Monte Titano a Marino e alla sua discendenza: Verissimo guarisce e tutta la famiglia si converte al cristianesimo (ben 53 persone!). Marino, ordinato anche diacono dal vescovo di Rimini, continua la sua vita di preghiera e ritiro e, il 3 settembre di un anno sconosciuto (forse il 366), muore. Tale giorno viene solennemente ricordato nella Repubblica.
Da visitare  Il museo delle cere che  raccoglie in 40 scene storiche e 100 personaggi in ambienti e costumi e d’epoca la storia di San Marino e della Romagna e qualche evento storico molto importante. Tra i personaggi rappresentati Napoleone, Abraham Lincoln, Garibaldi, il Passator Cortese, personaggio della storia della Romagna, San Marino e San Leo e una parte del museo è dedicata al melodramma e agli strumenti di tortura. Doveroso dire che le cere nn sn bellissime …ma comunque la sosta vale comunque…se nn altro x soddisfare la curiosità…. Molto particolare e interessante anche se raccapriciante  Il Museo della tortura di San Marino dedicato a questo tema raccoglie più di cento congegni inventati dall’uomo per procurare dolore fisico e persino la morte, risalenti al XVI° e XVII° secolo, o ricostruzioni dell’800 e del 900. Torniamo a casa un pò sconquassati dal dolore x il terremoto e il vedere tante colonne infinite di mezzi di soccorso di qualunche tipo…nn ci ha reso davvero il viaggio spensierato… x di + che nn lo eravamo già dalla partenza…..comunque resta sempre in me la convinzione che scoprire angoli nuovi è sempre un arrichimento ..spero che il prossimo viaggetto possa essere nn gravato da pensieri infelici—
 
 

3 pensieri su “il ns viaggetto

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