riconoscete questa donna?


Si chiama Youcef Nabi. È nato in Algeria, vive a Parigi. Ha un’età indefinita tra i 30 e i 50 anni (così, vagamente, lui definisce la sua età), a vederlo non sembra ne un uomo ne una donna – forse le due cose insieme o forse una terza identità – e di mestiere fa il direttore generale internazionale di L’Oréal Paris. Cioè il grande capo di uno dei più grandi, se non il più grande, gruppo di prodotti di bellezza che esiste al mondo (è proprietario anche di Lancòme, Vichy, Kérastase, Biotherm, profumi Giorgio Armani, Helena Rubinstein, Kiehl’s, eccetera).

Sotto la sua responsabilità, ci sono decisioni più coraggiose che inusuali per il mercato e la comunicazione della bellezza, alle quali più di un prodotto, più di una casa di bellezza si sono dovuti adeguare e con le quali hanno dovuto fare i conti. E stato lui, per esempio, a ingaggiare due anni fa Jane Fonda (che aveva 68 anni) per farne una icona di bellezza valida per tutto il mondo, lui a scegliere più recentemente Penelope Cruz, una spagnola, come sintesi delle bellezze diverse che si trovano sul pianeta, ancora lui a fare di Matthew Fox, l’uomo con la barba di tre giorni, il simbolo della mascolinità vulnerabile.

Per anni, non si è mai parlato di lui: quel ragazzo spesso vestito da ragazza, quell’uomo spesso vestito da donna, alla L’Oréal ha fatto tutti i passi necessari per arrivare alla dg (la gavetta, insomma), spinto dalla volontà e dall’intuizione, un po’ guardato con sospetto un po’ anche quasi deriso, un po’ ammirato da chi invece su di lui ha puntato per far evolvere lo stesso slogan inventato da lui anni fa ("Perché io valgo") in un qualcosa di più sostanzioso, più internazionale, più serio, più consapevole e più moderno.

Per anni – eppure sedeva nelle alte sfere del gruppo – la stampa di moda non se ne è occupata, anzi non ne conosceva l’esistenza; poi si è cominciato, come al solito, a banalizzare dicendo che uno dei capi di L’Oréal a Parigi fosse un ‘travestito’ e infine, davanti a tanti successi, i più hanno cominciato a non parlarne. Si sa, nella moda come nella bellezza, le diversità si accettano solo se si tratta di stilisti, di parrucchieri, di truccatori e di commessi. Ma non di manager, soprattutto se guadagnano milioni e milioni. Che anche lì, in un settore così ‘diverso’, li si preferisce ‘normali’, come se fossero banchieri o manager del pallone, vestiti in abiti grigi e con la cravatta. Nabi, invece, si presenta in ufficio con jeans stretti, giacche indossate a pelle senza camicia, sopracciglia disegnate, trucco leggero ma ben definito, pettinature studiate.

E sul numero appena uscito in edicola di Very Elle – un numero ‘hors série’ di Elle Francia dice la sua sulla bellezza: "La bellezza non ha niente a che vedere con il desiderio, tranne in quelli che non hanno immaginazione", "Nascere belli è come nascere ricchi: può far addormentare la capacità di svilupparsi"; e sulla vita: "Il lusso assoluto è poter essere se stessi".

Lui questo lusso se lo concede ogni giorno: sarà per questo che il suo aspetto da transgender non fa l’effetto di una mascherata. E probabilmente sarà anche per questo che una realtà così importante del business mondiale come L’Oréal non ha esitato un attimo quando è venuto il momento (che ci pensino tante altre aziende della moda e della bellezza per cui i manager ad alto livello devono essere almeno sposati e non importa, poi, con chi vadano a letto, esattamente come i calciatori) di dare a questo visionario – il cui motto è: "La convinzione attraverso l’intuizione" – la chiave di molte delle trasfigurazioni femminili contemporanee.

2 pensieri su “riconoscete questa donna?

  1. ….soprattutto nei piccoli paesi di provincia, può capitare, anzi capita spesso che quando una persona arriva a capire quanto sia importante, all\’interno dello stato sociale in cui vive, l\’immagine che gli altri hanno di essa, ne diventa schiava e sovente la sua immagine esteriore prende il sopravvento su quella interiore. Qualcuno la chiama "maschera", io dico solamente che molte persone sono obbligate a nascondere quello che realmente sono e a tradire i loro principi. Altre scelgono di vivere nella menzogna piuttosto di dover lottare contro la discriminazione, soprattutto quando non c\’è giorno che Dio comanda in cui non vengano bruciati in effige. In fin dei conti, ci è sempre stato insegnato che dobbiamo rispettare delle regole. Ma fortunatamente, non è sempre così, MAI DIRE MAI, lo dico sempre che il colpo di scena è dietro l\’angolo, quando meno te lo aspetti. Questo tuo post infonde grande positività E SPERANZA, io ci vedo un invito a mandare al diavolo le convenzioni qualche volta…le persone non devono giustificarsi per quello che sono, devono semplicemente ESSERE quello che sono. "PERCHE\’ OGNUNO DI NOI VALE"! Riguardo il mio post, sicuramente avrò incrociato lo sguardo di Dio nel viso di un amico, di un familiare, di uno splendido tramonto, sono io che sono distratta. E a dispetto del fatto che ho avuto un padre terreno che impartiva ordini e infliggeva punizioni, non ho mai creduto che Dio fosse un Padre Padrone, un maestro in cattedra col dito puntato, un carabiniere….solo che a volte, fragilmente terrena, lascio che lo sconforto prenda il sopravvento. Ad ogni modo, m\’impegnerò affinche le mie ali si spieghino presto al vento e mi permettano di spiccare presto il volo….è questione di coraggio.Ti auguro una buona serata.

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  2. Questo tuo post infonde grande positività E SPERANZA, io ci vedo un invito a mandare al diavolo le convenzioni qualche volta…le persone non devono giustificarsi per quello che sono, devono semplicemente ESSERE quello che sono. "PERCHE\’ OGNUNO DI NOI VALE"! —-queste le parole di assuntina—colpito il centro del bersaglio…. messaggio esatto—siamo il meglio di quanto potremmo essere…SI TU VALI

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