Mandylion & volti santi….


 Parlando con i bambini ieri cercavo di catturare la  loro attenzione sui misteri di Gesu’, e  questo delle reliquie è uno dei tanti  che tra scienza e fede anima bei confronti…. ecco alcuni dati di fatto….
questo è il volto santo di manoppello
Il Volto Santo é un velo tenue, ( di bisso)  i fili orizzontali del tessuto sono ondeggianti e di semplice struttura, l’ordito e la trama si intrecciano nella forma di una normale tessitura. Le misure del panno sono 17 x 24 cm. é l’immagine di un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande.
 Caso unico al mondo in cui l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.
Le tonalità del colore sono sul marrone, le labbra sono di colore leggermente rosse, sembrano annullare ogni aspetto materiale.
Non sono riscontrabili residui o pigmenti di colore.
Le due guance sono disuguali: l’una, più arrotondata dell’altra, si mostra considerevolmente rigonfia.
Gli occhi guardano molto intensamente da una parte e verso l’alto. Perciò si vede il bianco del globo oculare sotto l’iride.
Le pupille sono completamente aperte, ma in modo irregolare.
Nel mezzo, sopra la fronte si trova un ciuffo di capelli, corti e mossi a mo’ di vortice
si è convinti si tratti del velo della Veronica, la donna che, secondo la Tradizione cattolica, asciugò il volto di Cristo sulla via del Calvario: a questo proposito, si può  notare che sul margine inferiore del Velo di Manoppello si può ancora vedere un frammento di cristallo. Il velo della Veronica era esposto nell’antica basilica di San Pietro in Vaticano già nell’Anno Santo del 1300, tanto che lo stesso Dante ne parla nel canto XXXI del Paradiso (vv. 103-111) …” si trovava in una cappella, nel vaticano appunto , circostanza in cui fu rubata rompendo il vetro del reliquiario.

 

questa la storia:

 

Se ne stava un giorno Giacom’Antonio Leonelli in pubblica piazza e quasi sulla porta della chiesa matrice il cui titolo è di S. Nicola di Bari, in onesta conversazione con altri suoi pari; nel più bello del discorso vi arrivò un pellegrino da nessuno conosciuto, d’aspetto religioso e molto venerando, il quale,
salutato che ebbe una così bella corona di cittadini, disse con termini di creanza e umanità al Dottor Giacom’Antonio Leonelli di dovergli parlare di una cosa segreta e a lui di molto gusto, utile e profitto. Tiratoselo cosi da parte sin dentro i liminari di essa chiesa di S. Nicola, gli diede un fardelletto e, senza svolgerlo, gli disse che si tenesse molto cara quella devozione, perché Dio gli avrebbe fatto molti favori e avrebbe sempre prosperato e nelle cose temporali e quelle spirituali. Preso Giacom’Antonio il fardelletto, appartatosi verso il fonte dell’acqua benedetta, cominciò ad aprirlo. Vista quella Sacratissima Immagine del Volto di Cristo Signore nostro, restò, a prima vista, alquanto spaventato, prorompendo in tenerissime lacrime che poi raffreddò per non apparire così ai suoi amici.

 

Ringraziando Dio di un tanto dono, riavvolse l’immagine come era prima, si rivolse poi allo sconosciuto pellegrino per ringraziarlo e accoglierlo nella sua casa, ma non lo vide più. Spaventato, quasi balbettando, domandò agli amici, i quali affermarono di averlo veduto entrare con lui in chiesa, ma non averlo visto uscire da essa. Pieno di meraviglia, lo fece diligentemente cercare dentro e fuori di Manoppello, ma non fu possibile rintracciano, onde tutti giudicarono quell’uomo sotto l’aspetto di pellegrino essere un Angelo del cielo o altro Santo del Paradiso.
Con questo fermo e vivo sentimento di un angelo mandato da Dio a fargli tale dono, ringraziando Dio, accompagnato dai sopraddetti amici, pieno di estrema allegrezza, tornava a casa, accorrendo ogni sorte di gente di detta terra di Manoppello per vedere miracolo sì bello.
Per riverire poi sì bella e santa immagine e, per quanto possibile, rendersi grato a Dio del beneficio ricevuto, fece subito il Dottor Giacom’Antonio aprire nella propria camera e luogo di studio una finestra nel muro in forma di armadio con le sue porticine e chiavi ben aggiustate e ivi la pose e tenne con grandissima devozione e riverenza, facendovi ardere sempre di giorno e di notte una lampada; e con tanto gran zelo, acciò non gli fosse rubata, che mai vi faceva entrare persona alcuna, neanche la propria moglie e i figli se non quando vi era lui; e per meglio assicurarsene, uscendo di casa, serrava detta camera, e portava con se sempre le chiavi di quella. Lo stesso fecero poi i suoi eredi e discendenti per lo spazio di cent’anni e poco più. E fu cosa notata da tutti che, conforme alla promessa fatta dal pellegrino, o, per dir meglio, da quell’angelo del cielo o altro Santo del Paradiso, non solamente si mantenne in piedi quella famiglia di Leonelli conforme al suo grado, ma andò sempre crescendo in beni di fortuna e in favori spirituali. Accadde poi che i pronipoti di Giacom’Antonio, volendosi dividere i beni di quello, essendovi delle controversie, un certo soldato e uomo d’armi chiamato Pancrazio Petrucci, il quale aveva preso per moglie una donna discendente della famiglia Leonelli, chiamata Marzia, ancora vivente, prendendo come pretesto i diritti della moglie, entrò violentemente in casa Leonelli e prese la Ss. Immagine da lui tanto desiderata. E fu notato da tutti che, uscita la SS. Immagine dalla casa Leonelli, quella famiglia andò in rovina.
Ma più in rovina andò il Pancrazio, forse non tanto perché l’aveva presa e con ragioni pretestuose, quanto perché non la tenne poi con quella devozione e decoro come doveva. Presa che l’ebbe, non la ripiegò con quella diligenza e devozione come si doveva a una cosa tanto miracolosa e divina, ma tutta strapazzata e malamente ripiegata se la portò nella propria casa, ivi tenendola con tanta poca riverenza e stima. Ciò nonostante si conservò tutta bella e intatta, benché molto aggninzita e denigrata; cosa che dovette molto dispiacere a Dio.
Ma poiché  accadde che il detto Pancrazio che aveva sottratto la Ss. Immagine, nitrovandosi carcerato nella Regia Udienza della Città di Chieti, bisognoso di denari, scrisse alla moglie Marzia che vendesse o impegnasse qualsivoglia cosa di casa, in particolare gli accennò la Ss. Immagine (diceva questo perché sapeva che molti la desideravano), e gli mandasse denari per uscire dalle carceri. Andò dunque la buona e semplice donna al Dottor Donat’Antonio De Fabnitiis della medesima terra di Manoppello e portandogli la Ss. Immagine lo pregò da parte di suo marito che se la comprasse, o se la pigliasse in pegno finché suo marito ritornasse, ponendo in sua podestà il prezzo e la quantità di ciò che dare gli voleva; il quale, desideroso di avere in casa sua sì grande e prezioso tesoro, diede alla Donna quattro scudi corrispondenti a circa lire venti correndo gli anni del Signore 1618, e prese la Santissima Immagine senza vederla, né svolgenla. Partita poi la donna con i quattro scudi, e, disbnigato gli affari in cui era occupato nell’ora del contratto, tutto allegro e festoso l’avventurato Donat’Antonio per sì bella compra, spiegò l’Immagine la quale era nel mezzo di un velo quadrato e tutto trasparente per la rarità della tessitura, dalla grandezza di quattro palmi da ogni lato, trovò che il velo, per essere stato malamente tenuto e conservato, dopo che fu pigliato dalla casa Leonelli, era tutto stracciato, lacerato, e e da  tarli mangiato, totalmente corrotto, che quasi era ridotto tutto in polvere; e quelli pochi stracciarelli rimasti pendenti, non aspettando esser toccati, da se stessi cadevano in terra, fuorché la SS. Immagine, la quale sebbene era alquanto denigrata, e molto aggrinzata, era nondimeno nel resto tutta bella, intatta, e senza corruzione alcuna. Restò quasi attonito lo spirituale mercante a prima vista, e non poco nincrescimento ebbe per la perduta spesa dei quattro scudi che aveva fatto in cosa così corrotta e mal tenuta; e postala da parte, come cosa inutile e da niente, pensava (come se fosse stato burlato) di restituirla a chi venduta glie l’aveva, e riavere i suoi danani.
Stando dunque in simili pensieri, vi capitò il Padre Presidente del convento dei PP. Cappuccini, col quale dolendosi di sì bella mercanzia che  aveva, gli scoprì anche i pensieri che aveva di restituirla, per riavere i suoi denari. Il Padre, inteso il caso, e vista la bellezza e la qualità dell’Immagine s’intenerì tutto di dentro, s’inginocchiò, l’adonò, e con molta efficacia esortò Donat’Antonio a non restituirla, che se quella persona avesse voluto più denari più glie ne avesse dato, non trovandosi al mondo prezzo equivalente per pagarla; e che il restar la Ss. Immagine così bella e dalla corruzione intatta era stata cosa miracolosa e particolare provvidenza d’Iddio. pigliate le forbici, tagliò via tutti quelli stracciarelli d’intorno, e punificando molto bene la SS. Immagine dalle polveri, tignuole e altre immondizie, la ridusse alla fine come adesso appunto si trova.
Il sopraddetto Donat’Antonio, desideroso di godersi quella Ss. Immagine con maggior devozione la fece stendere in un telaio di legno, con cristalli dall’una e dall’altra parte, ornata con certe cornicette e lavori di noce da un  Frate Cappuccino .  e conservata fino ad oggi…. a manoppello

Testimonianza di un  professore ::: Non può essere un dipinto!

La Storia
Per la mia professione di ortopedico e traumatologo, avendo bisogno di effettuare radiogrammi delle tac al fine di realizzare modelli ossei tridimensionali, qualche anno fa mi sono organizzato con una apparecchiatura molto sofisticata che acquisisce immagini. Si tratta di uno scanner ad altissima risoluzione, uno di quelli che si usano sui satelliti per fare la foto della terra.
Il Padre responsabile del convento di Manoppello, tramite un comune amico, è venuto a conoscenza della mia attività. Avendo l’esigenza di studiare il Volto Santo in maniera più approfondita si è messo in contatto con me e mi ha chiesto di collaborare per acquisire delle fotografie più dettagliate per capire meglio cosa fosse questa immagine. La richiesta mi ha lusingato molto. Immediatamente sono corso a Manoppello con questa attrezzatura.

La Tecnica
Quali le procedure e le tecniche utilizzate per l’acquisizione dei dati?
Ho usato uno scanner digitale che si chiama “dorso da banco ottico”, praticamente un piccolo scanner ad altissima risoluzione che si applica dietro una macchina fotografica del tipo a banco ottico, a soffietto, e lo scanner funge da pellicola fotografica. Acquisisce l’immagine come se fosse una fotografia, però diventa una fotografia digitale che può essere memorizzata insieme ad una notevole quantità di dati. Quando poi la foto viene elaborata al computer si ha la possibilità di ingrandirla notevolmente senza perdere risoluzione, si è potuto così analizzare fibra per fibra o l’intera immagine del Volto Santo.
La differenza con una normale fotografia sta nel fatto che la quantità di dati acquisiti è talmente vasta che consente di elaborare continuamente, a seconda delle necessità, le immagini. L’immagine fotografica, invece, sebbene sia acquisita e fissata, non può fornire ulteriori informazioni perché la risoluzione è standardizzata.

L’impressione
La prima impressione che si prova trovandosi di fronte al Volto Santo può essere quella di osservare un dipinto. Una analisi più attenta, lo studio di tutte le caratteristiche mi ha lasciato perplesso: più si guarda e più sorge il dubbio che possa non essere un dipinto. Questa immagine, infatti, si vede alla stessa maniera sia dal davanti che dal di dietro e io non conosco un dipinto che guardato da entrambi i lati dia la stessa immagine, soprattutto se la fonte luminosa è posta solo su un lato. La sottile consistenza del Velo, che gli conferisce una straordinaria trasparenza, mostra anche la stessa tonalità di colore.

” …I miei studi sono stati approfonditi: dopo averlo fotografato, lì sul posto, ho potuto osservare l’immagine ottenuta con il monitor che consente un ingrandimento straordinario senza sfocare le immagini, e ho constatato che nell’interspazio tra il filo dell’ordito e il filo della trama non si evidenziano residui di colore. Se io penso ad un dipinto a olio, immagino che ci sia almeno tra un filo e l’altro un po’ di deposito di colore, devo dunque escludere il ricorso a questa tecnica per la Reliquia di Manoppello. Bisogna escludere anche l’idea dell’acquerello perché i contorni dell’immagine sono così netti nell’occhio, nella bocca; l’acquerello avrebbe sicuramente intriso in maniera non precisa il filo e quindi avrebbe determinato sbavature nei dettagli.
Pensare ad una stampa significa non considerare che sul velo l’immagine sia perfettamente visibile su entrambi i lati. Noi stiamo parlando di un’opera che data come minimo 1500, un periodo in cui le tecniche utilizzate non sono poi così sofisticate. Io penso di continuare con una metodica fotografica ingrandendo ancora di più questa immagine anche grazie all’ausilio del computer, cercando di poter entrare nell’intimo della fibra per vedere se ha in sé dei depositi di colore oppure se si tratta di una fibra pura che ha assunto un colore non so per quale motivo. E’ tutto molto misterioso e questo mistero mi affascina”.  PROFESSOR VITTORE

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questo è :

Il mandylion di Genova
La Storia: il Santo Volto, più noto ai genovesi come Santo Mandillo, termine dialettale proveniente dall’arabo mandylion e che indica un fazzoletto, è ritenuto il più antico ritratto del Cristo.
Secondo un’antica tradizione del III sec. D.C., Abgar, re di Edessa in Armenia, malato di lebbra, avendo udito delle qualità taumaturgiche di Gesù che predicava in Palestina, mandò il pittore Anania per raffigurare il Suo volto. Non riuscendo a ritrarre il Messia, Gesù prese il telo appoggiandovi il volto intriso di sudore lasciando impressa la Sua immagine. Tornato in Patria, Anania toccò il Re con il sudario che lo guarì miracolosamente. Allora Abgar fece fissare l’immagine sopra una tavola ornata d’oro.Da qui l’adorazione della sacra effige. Dopo il regno di Abgar, la preziosa tela rimase nascosta finché durante l’assedio della città da parte dei Persiani nel 595, fu nuovamente esposta all’adorazione per chiedere a Dio la salvezza. Nel 639 Edessa fu occupata dagli Arabi che offrirono la reliquia a Bisanzio in cambio di denaro e prigionieri. Da qui arrivò a Genova nel 1362 con Leonardo Montaldo, futuro Doge, che la ricevette in dono dall’imperatore Giovanni V Paleologo per i servigi resi contro i Turchi.
Questi, in punto di morte, donò il “Sacro Volto di Edessa” al monastero dei Basiliani armeni, passato nel 1650 ai Barnabiti, dove ancora oggi, dopo numerose vicissitudini tra cui la trafugazione in Francia nel 1507, è custodito e venerato.

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questo invece è:

Il Sudario di Oviedo (in spagnolo: Sagrado Rostro, “Santo Volto”), conosciuto anche come Telo di Oviedo, è una reliquia della Chiesa cattolica, costituita da un telo di lino di dimensioni ridotte (circa 0,84 per 0,53 m) conservato nella Cámara Santa della cattedrale di San Salvador ad Oviedo, in Spagna.Secondo la tradizione cristiana questo telo sarebbe stato usato per avvolgere il capo di Gesù dopo la sua morte e sino all’arrivo al sepolcro, quando, come d’uso, era stato tolto prima d’avvolgere il cadavere nel lenzuolo; diversamente dalla più famosa Sindone di Torino, esso non porta impressa alcuna immagine, ma solo macchie di sangue
Per entrambe le reliquie, il sangue è stato identificato come umano e di gruppo AB  Inoltre, secondo Giulio Ricci, la forma delle macchie sul Sudario presenta una compatibilità “molto buona” con l’immagine del volto impresso sulla Sindone e numerosi dettagli coincidono  La grossezza e la torcitura delle fibre del tessuto corrispondono a quelle della Sindone; la trama invece è diversa, essendo ortogonale per il Sudario e a spina di pesce per la Sindone

Riassumendo l’idea mia è che il volto santo di Manoppello è il fazzoletto con cui la Veronica ha asciugato il volto di Gesù durante la salita al calvario

il sudario di oviedo ( che nn ho visto preciso) potrebbe essere il fazzoletto posto sul viso di Gesù dopo la morte

e il mandilyon di genova una reliquia dove gesu’ asciugò il suo volto…

fatto sta che sono opere  la cui immagine sarebbe “non disegnata o dipinta da mano umana”, e il volto di Manoppello  ha una caratteristica unica al mondo, l’immagine è visibile identicamente da ambedue le parti.

come si spiega se non con il fatto che sia un miracolo? Pensieroso

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12 thoughts on “Mandylion & volti santi….

  1. Rosa… è stupendo tutto quello che mi hai raccontato!L\’ho scorso un po fra le righe, ma torno a leggere tutto e mi documenterò su questo fazzoletto… voglio saperne ancora di più!Come mai non ne sapevo niente? Non ne ho mai sentito parlare!Un bacio cara

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  2. quante nozieoni ben spiegate..brava…non sapevo tutto questo e mi ha intaressato molto…leggerò altre cose…in effetti non è sbagliata la tua opinione…..sarebbe bellissimo….grazie…mamy

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  3. grazie ragazze, è un racconto un pò tedioso… x forse chi nn è appassionato o curioso…a me intigra tantissimo x un fatto di fede e di cultura…e mi piacerebbe imparare sempre cose nuove… …dolce sera

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  4. Pingback: 12 febbraio 2013, festa del Santo Volto di Gesù | Parrocchia "Nostra Signora della Neve" ♦ Bolzaneto ♦

  5. Pingback: Santa Veronica | Parrocchia "Nostra Signora della Neve" ♦ Bolzaneto ♦

  6. Rosa, per quanto riguarda il volto di Manoppello, il Vaticano non si pronuncia. Inoltre non ammette che il velo della Veronica fosse stato rubato durante il sacco di Roma dei Lanzichenecchi, per cui per loro il ver Velo della Veronica continua ad essere custodito in Vaticano. Per quanto riguarda il Mandylion, quello portato a Genova da Giovanni il Paleologo è una delle varie copie dell’originale che (secondo Hesemann) è andato distrutto. A Genova, però, è venerato come se folle l’originale. Un’altra copia si trova nella cappella Matilde el Vaticano. Poi esiste il Sacro Volto di Jaén (Spagna) e la Santa Faz di Alicante, Spagna, quest’ultimo copia della Veronica. Poi ci sono altre copie. Grazie per la tua segnalazione. Buona giornata.

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