arte senza rispetto


“Sul concetto di volto nel figlio di Dio” è uno degli spettacoli più discussi di Romeo Castellucci, star del teatro italiano e internazionale. A Parigi, lo scorso ottobre, il teatro in cui è stato ospitato è stato preso d’assalto da un gruppo d’integralisti cattolici che ha cercato di interromperne la messa in scena. Questi eventi hanno scatenato in Francia un intenso dibattito e una strenua difesa di Castellucci da parte delle istituzioni culturali. La stessa situazione si sta verificando a Milano in questi giorni pre debutto al Teatro Franco Parenti. La direttrice del teatro, attaccata da integralisti cattolici locali, ha lanciato un appello alle istituzioni religiose e civili che sembra rimangano silenti. E’ in atto un acceso dibattito che vede coinvolto il regista, il mondo della cultura e quello religioso.
Il problema veramente grave è che questo Volto diventa oggetto di orribili esecrazioni, quando l’anziano incontinente versa in faccia a Cristo il liquame delle sue dissenterie. Quel Volto sarà anche preso a sassate
Come cattolici chiediamo rispetto. Castellucci non può insultare pubblicamente il Sacro Volto di Cristo,
si tratta di buon senso e, anche, di rispetto per le persone credenti in Gesù Cristo.

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/439061/

6 pensieri su “arte senza rispetto

  1. purtroppo il detto che far parlare di se, non importa se nel bene o nel male, l’importante e far parlare, viene spesso messo in pratica.
    Non c’è bisogno di essere integralisti cattolici per dire che questa cosa fa letteralmente schifo e l’autore di tutto ciò dovrebbe vergognarsi.
    Sono convinto che se al posto del volto di Gesù, avesse usato quello del presidente Nicolas Sarkozy, il Castellucci sarebbe stato come minimo denunciato e processato e non mi risulta affatto che il presidente sia più importante di Gesù.
    Spero, senza naturalmente ricorrere alla violenza, che facciano cessare questo scempio.
    Ti auguro una buona serata, con amicizia, Vito

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    • Ma quale blasfemia? Qualla di Castellucci, davanti a Gesù, è preghiera!

      Posted: 20 Jan 2012 12:47 AM PST

      Caro Romeo Castellucci,

      “L’indicibile dolcezza dello sguardo di Cristo”… Mi ha folgorato questa frase nella lettera che lei ha scritto giorni fa, per spiegare la sua pièce teatrale che è intitolata “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio” e che racconta la malattia e il crollo fisico e morale di un vecchio padre.

      Visto il tono personale e appassionato della sua lettera, le scrivo non come giornalista o scrittore cattolico, ma anzitutto come padre di Caterina, inchiodata, nel fiore della sua giovinezza, su una croce terribile e più insopportabile della vecchiaia.

      Ogni giorno e ogni notte io ripeto il grido drammatico e struggente che anche lei, caro Castellucci, nella sua opera, lancia al Salvatore.

      E ogni giorno io mi sorprendo a scoprire nel volto luminoso e bellissimo di mia figlia la risposta viva del Salvatore, l’aurora di un giorno di felicità. Quello che ci sta accadendo – pur nel dolore – meraviglia me per primo.

      Non è un assioma ideologico quello che vorrei testimoniarle, ma è un miracolo, fatto di carne, di occhi, di dolcezza (anche di pianti), che si rinnova ogni mattina.

      Mi piacerebbe regalarle il libro sulla cui copertina sta il volto di mia figlia che io immagino di fronte alla gigantografia del volto di Cristo di Antonello da Messina che lei ha riprodotto sulla scena della sua pièce. Perché nella bellezza di lei rifulge la Bellezza che è Lui.

      Vorrei parlare con lei della miseria della nostra condizione di uomini e del bisogno che abbiamo di un Salvatore che redima anche la nostra povera carne malata.

      Perché mi commuove quell’ “ossessione” di Cristo che traspare dalla sua lettera dove cita il salmo 88: “Dio, non nascondermi il tuo volto!”. Che è il mio grido di ogni mattina, di ogni sera e di ogni notte.

      Ma il chiasso distratto di cui vivono i mass media mi costringe anche a dar conto di una polemica mediatica sulla sua pièce: una polemica che ha il merito di rivelarci molte cose, sia sui cattolici che sui laici.

      Riassumo per i nostri lettori.

      Nelle scorse settimane è circolata l’informazione che in una scena di questa pièce vi fosse un sacrilego e derisorio lancio di escrementi contro un grande ritratto di Gesù Cristo.

      Siccome siamo purtroppo abituati ad artistucoli mediocri che cercano di farsi pubblicità con trovate blasfeme contro la fede cristiana, alcuni cattolici hanno pensato che questo fosse l’ennesimo caso. E hanno manifestato la propria indignazione.

      E’ dunque cominciato il solito teatrino allestito dai media: i cosiddetti “fondamentalisti” che denunciano l’atto sacrilego e i banali, superficiali “laicisti” che gridano allo scandalo per una presunta “censura” fondamentalista.

      Nessuno che desideri approfondire e capire di cosa stiamo parlando.

      C’è un’attenuante – secondo me – per i cattolici. Perché ormai da troppo tempo subiscono l’umiliazione e il dileggio di ciò che hanno di più sacro, che è anzitutto il crocifisso e l’amore di Dio (mentre tanti cristiani nel mondo vengono massacrati fisicamente per la loro fede).

      Una “cultura laica” che non sa rispettare neanche la sacralità della sofferenza e dell’amore è veramente una fetecchia ridicola e noiosa. Che – lei sì – opera una continua censura (censura delle vere domande dell’uomo e del suo bisogno di salvezza).

      Tuttavia la posizione dei cattolici che protestano rischia di essere solo reattiva (reazionaria), alla fine funzionale al circo mediatico. Specie in questo caso in cui nessuno ha visto la pièce teatrale contestata: si rischia di gettar via – come squallido sberleffo anticristiano – un’opera che invece si interroga ansiosamente sul mistero del dolore e su Gesù e mette in scena un grido al Salvatore molto vicino alla bestemmia (come lo sono certi passi della Bibbia del resto), ma anche alla preghiera.

      Castellucci infatti, nella sua lettera, nega con parole indignate che vi sia quel gesto derisorio: “Devo denunciare qui le intollerabili menzogne circa il fatto che si getterebbero feci sul ritratto di Gesù. Che idea! Niente di più falso, di cattivo, di tendenzioso. Chi afferma queste cose gravissime risponderà alla propria coscienza di avere offeso –lui si – con questa immagine rivoltante il volto di Gesù”.

      Non c’è motivo per non credergli. Possiamo dunque prendere atto che c’è stato uno spiacevolissimo malinteso e parlare finalmente dell’opera.

      Naturalmente io non so come e quanto la pièce teatrale riesca a dar forma artistica alle cose bellissime che lei, Castellucci scrive nella sua lettera.

      Potrebbe pure non essere all’altezza. Anche un’intuizione geniale potrebbe poi avere una formulazione artistica mediocre o brutta o incomprensibile. O peggio ancora intellettualistica, “mancusiana”. Per questo mi piacerebbe vedere lo spettacolo.

      Di certo c’è che i cristiani non possono essere indifferenti a questa ossessione di Cristo che permea la cultura moderna. Come dice mons. Negri, se la Chiesa non parla di questo, di cosa parla?

      Saper cogliere il bisogno del Salvatore anche nel grido disperato di un artista è stato il genio di don Giussani, che non a caso ha fatto scoprire il cristianesimo a una generazione che non lo conosceva partendo da Leopardi, il poeta che – secondo le classificazioni ideologiche che ci imprigionano – dovrebbe essere ritenuto “ateo, sensista e materialista”.

      Mentre per don Giussani esprimeva nel modo più potente le domande vere dell’uomo e l’intuizione profetica dell’incarnazione del Salvatore. E don Giussani accanto a Leopardi citava Pavese, Camus e pure Pasolini.

      Oltretutto proprio il teatro Parenti – dove andrà in scena la pièce di Castellucci – è stato il teatro di Giovanni Testori, un grandissimo scrittore e drammaturgo la cui conversione è passata prima attraverso la disperazione e la bestemmia.

      E non a caso anche lui – uno dei pochi intellettuali italiani liberi e veri, non prigionieri di una maschera – è approdato all’incontro con don Giussani.

      Pure Testori per tutta la vita fu ossessionato da Cristo e in una sua poesia, ripensando al tempo della sua lontananza dalla fede, scriveva, rivolto al Salvatore: “T’ho amato con pietà/ Con furia T’ho adorato./ T’ho violato, sconciato,/ bestemmiato./ Tutto puoi dire di me/ Tranne che T’ho evitato”.

      Mi auguro che la sua opera, caro Castellucci, ricordi il paesaggio testoriano, turgido di vita, di luce e tenebre, come i dipinti di Caravaggio. E non cada nel frigido e fasullo intellettualismo “mancusiano”, che tradirebbe la sua intuizione originaria.

      La sua lettera, a dire il vero, fa ben sperare. Vorrei riprenderne qualche passo per i lettori. Lei scrive:

      “Questo spettacolo è una riflessione sul decadimento della bellezza, sul mistero della fine… Per questo spettacolo ho scelto il dipinto di Antonello a causa dello sguardo di Gesù che è in grado di fissare direttamente negli occhi ciascuno spettatore con una dolcezza indicibile. Lo spettatore guarda lo svolgersi della scena ma è a sua volta continuamente guardato dal volto. Il Figlio dell’uomo, messo a nudo dagli uomini, mette a nudo noi, ora”.

      E ancora: “Questo spettacolo mostra, nel suo finale, dell’inchiostro nero di china che emana dal ritratto del Cristo come da una sorgente. E’ tutto l’inchiostro delle sacre scritture, qui pare sciogliersi di colpo, rivelando un’icona ulteriore: un luogo vuoto fatto per noi, che ci interroga come una domanda”.

      Alla fine infatti “la tela del dipinto si lacera” e appare “una scritta di luce: ‘Tu sei il mio pastore’. E’ la celebre frase del salmo 23. Ma ecco che si può intravedere un’altra piccola parola che si insinua tra le altre, dipinta e quasi inintelligibile: un ‘non’, in modo tale che l’intera frase si possa leggere nel seguente modo: Tu ‘non’ sei il mio pastore. La frase di Davide si trasforma così per un attimo nel dubbio. Tu sei o non sei il mio Pastore?”.

      E questa è preghiera. Significa: Signore, sono disperato, salvami! Spargi il tuo sangue per guarire anche me!

      Antonio Socci

      Da “Libero”, 20 gennaio 2012

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  2. è vero nn l’ho vista….. ma ovvio che nn si gettano feci sul volto di gesù… è inchiostro… ma il senso è quello… o sbaglio? speriamo che qualcuno l’abbia vista e possa davvero dirci con onestà come appare…

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  3. Ciao Rosa, mi trovo in disaccordo sia con te che con questi integralisti cattolici e il motivo è che questa rappresentazione si fa dentro un teatro e quindi acquista una precisa significazione artistica e non morale o religiosa. Naturalmente ogni drammaturgo può creare una piece teatrale secondo la sua ideologia o cultura e, visto che esiste ancora la libertà di espressione, ha il diritto di dare la sua interpretazione personale di un personaggio creato con un certo intento e una certa personalità. Se questo fosse fatto al di fuori delle mura del teatro ok, allora sarebbe un vero attacco allla figura di Gesù, ma il contesto è diverso, è un contesto artistico e non si può negare mai ad un artista di esprimere la sua idea, di qualsiasi tipo sia, altrimenti staremmo in dittatura. E comunque i cattolici dovrebbero preoccuparsi di più di chi porta una bella croce al collo o tiene con sè la bibbia e poi fa le stragi di innocenti, oppure di coloro che si coprono di citazioni bibliche e poi di nascosto fanno ben altro. Uno scandalo del genere per dell’inchiostro! Chiunque è libero di non andarla a vedere questa opera teatrale e comunque con questo pandemonio che hanno fatto i cattolici credo che adesso l’opera susciterà così tanta curiosità da esser vista anche da chi non ne sapeva nulla. Dissentire è un conto, ma vietare la libertà di espressione no, non lo ammetto e poi è chiaro che il personaggio lo fa perchè dimostra una certa degenerazione personale e quindi se anche la sua psicologia all’interno dell’opera giustifica il suo gesto estremo non ci trovo nulla di così scandaloso. Chi è senza peccato scagli la prima pietra 🙂

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  4. cara laura, io non l’ho vista, sarebbe da vederla x poter dire veramente cosa se ne percepisce, ma sai qual’è stato il mio primo pensiero?? che se al posto di gesù ci sarebbe stato rappresentata una gigantografia di una persona attuale… sicuramente sarebbe stata censurata…

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    • Un articolo di Giuseppe Frangi: “Perché difendo lo spettacolo di Castellucci (anche senza averlo visto)”

      Posted: 22 Jan 2012 10:03 AM PST

      Non ho visto lo spettacolo di Romeo Castellucci ma ho una grande curiosità e desiderio di andarlo a vedere. Ho curiosità di tornare in quel teatro dove 30 anni fa gli spettacoli stupendi di Testori avevano sollevato molto e per certi versi, analogo, scalpore.

      E’ lì che avevo imparato come il cristianesimo non si palesi sempre con buone maniere. E che anzi spesso chi lo prende di petto ne rende una testimonianza più vera. E quindi più viva.
      Dovessi spiegare perché “Sul concetto di volto nel figlio di Dio” mi interessa (a parte la stima per quel gruppo teatrale, la Societas Raffaello Sanzio), direi innanzitutto questo: è uno spettacolo che rimette inaspettatamente il volto di Gesù al centro della scena. E non si tratta di un volto arbitrariamente reinterpretato, ma è il volto “oggettivizzato” dal genio di Antonello, un volto che si è sedimentato nella memoria di ogni cristiano.

      È uno di quei volti che “colpisce per sempre”. Di più: non è un volto di un Gesù di Passione ma è un Gesù Salvatore che domina in dimensioni gigantesche e straordinariamente suggestive tutta la scena.
      “Io voglio stare di fronte al volto di Gesù” ha infatti detto Castellucci, per dare la chiave dello spettacolo. In una stagione in cui la cultura ha ripulito ogni discorso da quel volto, il tentativo di Castellucci mi interessa quindi a priori. Oggi il rischio non è quello dello scontro con Cristo, ma la sua cancellazione (o sostituzione).
      Il volto di Gesù non è mai un volto obbligante, tant’è vero che nel corso della storia si è lasciato guardare da occhi diversissimi tra loro, a volte adoranti, a volte pretenziosi, spesso anche ostili.

      Non è un volto che determina percorsi predefiniti. È un volto che lascia liberi. Ma il suo porsi come volto è il suo primo modo di irrompere sulla scena della storia. “Questo Cristo interroga come un’immagine vivente e certamente divide e dividerà ancora”, ha detto Romeo Castellucci.
      Il regista autore si interroga e interroga quel volto sul tema della sua onnipotenza: come si spiega il declino a volte degradante della vita umana (incarnato nella figura del vecchio sfiancato e seminudo sulla scena) di fronte a quel volto che annuncia la salvezza?

      “Nella figura del figlio attraverso i suoi tentativi di pulire il suo padre malato, si riconosce la lunga storia dei profeti della Bibbia che tentano di risollevare il popolo di Israele smarrito nei suoi peccati”, ha scritto il domenicano Therry Hubert, dopo aver visto lo spettacolo a Parigi.

      E da parte sua il regista precisa: “Vorrei solo far combaciare due forme apparentemente lontane: la scatologia (la decadenza del corpo umano) e l’escatologia (il volto di Cristo). Tutto questo in modo degno”. Come tentativo non mi sembra da poco…
      La domanda che sta alla base dello spettacolo fa scattare rabbia, rancori, disperazione ma anche a volte sembra trasformarsi in implorazione.

      Quel volto non è lontano, è vicino, presente ma resta comunque misterioso: nelle immagini si scorgono anche dei gesti che indicano un istintivo abbandono, quasi un aderire senza pretese.
      Alla fine sul volto un velario nero, come un sudario scivola drammaticamente sul volto.

      Con una didascalia cupa, da scommessa persa. “Non è il mio pastore”, sancisce l’autore. Non è una “bella” conclusione. Ma da qui a vederne una soluzione blasfema ce ne corre…

      Giuseppe Frangi

      (dal web)

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