IL VERO VOLTO DI GESU’ SECONDO MARIA VALTORTA


IL VERO VOLTO DI GESU’ SECONDO MARIA VALTORTA

di Antonio Norrito

immagine di Gesu' della Nasa con l' aggiunta degli occhi Vivi

Qualche tempo fa su giornali e riviste, finanche in TV ha imperversato una immagine di Cristo fuori da ogni canone di bellezza e, aggiungerei, fuori da qualsiasi decenza morale ed intellettuale. Ora si ha l’ardire di poter affermare, con l’opera di un computer e di un cranio ritrovato durante gli scavi in una strada di Gerusalemme risalente al primo secolo, di essere vicini ad un presunto quanto improbabile volto di Gesù. Jean Claude Bragard della Bbc afferma: “Non stiamo dicendo che questo è il volto di Gesù ma è come potrebbe essere in base alle informazioni scientifiche che abbiamo”. Secondo l’ipotesi hi-tech Gesù doveva avere i capelli corti, una carnagione scura e i lineamenti grossolani, insomma doveva essere un comunissimo ebreo popolano dai tratti volgari. Tutto ciò è un’insulto alla intelligenza dei molti e alla fede dei pochi, che ancora credono al tradizionale volto di Gesù basato sull’immagine della Sindone e su certi presupposti teologici. A questo ennesimo attacco alla religione cristiana compiuta da sedicenti scienziati rispondiamo con solide argomentazioni naturali: 1° non basta un teschio di un ebreo del primo secolo a determinare le caratteristiche di un ebreo mediorentale dell’epoca; 2° si devono riprodurre al computer una campionatura di teschi sufficienti a determinare un tipo medio di ebreo; 3° si devono confrontare poi i tratti somatici degli ebrei del primo secolo con quelli di questo secolo, cioè con i diretti discendenti, per analizzare analogie e dissomiglianze, giacché gli ebrei a noi contemporanei, pur non essendosi nel corso dei secoli accoppiati con altre razze, presentano tratti somatici distinti, alcuni dei quali con caratteristiche nordeuropee quali gli occhi celesti, i capelli biondi e la carnagione chiara; 4° alla fine della ricerca si deve offrire al pubblico una campionatura di tipi (ad esempio l’ebreo nobile, l’ebreo guerriero, l’ebreo commerciante, che anche in altre razze presentano delle caratteristiche fisiognomiche distinte per ceto) dove si possa intravedere verosimilmente qualche tratto del volto di Gesù. Non dimentichiamo infine che nel vangelo si afferma l’origine davidica di Giuseppe, padre (adottivo per chi crede) di Gesù, e probabilmente anche Maria, la madre del Signore, godeva di sangue reale nelle vene, come un titolo mariano conferma definendola Torre di Davide. Si può, quindi, presumere che Cristo avesse dei lineamenti somatici delicati e signorili, considerate le ascendenze regali.

D’altronde questa pseudoricerca scientifica resa nota dalla Bbc non poteva che cadere in errore visto che si è solo soffermata al primo teschio che ha trovato sottoterra. Inoltre vi sono delle argomentazioni di ordine soprannaturale non meno importanti di quelle naturali: 1° la bruttezza è entrata nel mondo a causa del peccato, non certo per disposizione divina. Infatti nella Genesi si afferma che il Signore disse riguardo alla creazione che essa era “buona”, che in ebraico vuole anche dire “bella e affascinante”. Maria, la madre del Signore, e Gesù sono esenti da ogni imperfezione che può suggerire la bruttezza, l’una perché nata senza peccato originale per l’applicazione anticipata dei meriti di Cristo, l’altro perché Figlio di Dio e figlio dell’Immacolata in virtù dello Spirito santo. Da ciò bisogna dedurre che la Madonna e il Signore erano sicuramente bellissimi, così come, d’altronde, tutti gli artisti li hanno immaginati nel corso dei secoli.

La seconda argomentazione, sottilmente contestata da questa orribile scoperta scientifica, è quella derivante dal mistero dell’Incarnazione. Gesù non è un ebreo qualsiasi, ma il Figlio di Dio che si fa uomo. Questo è il più grande mistero della fede cristiana. Ed il mistero non è slegato dalla storia, ma vive dentro la storia, sostenendola ancora attraverso i sacramenti. Ed il mistero che ruota intorno al volto di Gesù fa parte della sintesi dell’Incarnazione, lì dove il divino si unisce all’umano e lo Spirito alla carne. Dunque il volto di Gesù è più facile intravederlo nello sguardo delicato di un bambino o nella faccia ascetica di un santo, piuttosto che nel macabro volto di un cadavere riprodotto al computer. Ecco spiegato perché gli evangelisti non descrivono il volto di Cristo, il motivo risiede nel fatto che non si può descrivere l’opera dello Spirito (l’Essere in sé) ma la si può solo raccontare in azione (l’Essere da sé). E qui ci togliamo i calzari della razionalità perché si sale umilmente sulla montagna del soprannaturale.

Pertanto i fedeli possono ancora pregare tranquillamente davanti al volto tradizionale di Gesù con i suoi occhi celesti, i capelli biondo-rame e la carnagione bianca, perché l’immagine del Signore riprodotta nelle cattedrali o nelle icone si basa sulla Sindone che ancora oggi è valida testimonianza non solo viste le numerose quanto serie indagini scientifiche cui è stata sottoposta, ma anche e soprattutto per le continue conferme soprannaturali sulla veridicità del lenzuolo sindonico. Riportiamo qui la più famosa rivelazione privata sulla Sindone, quella della veggente italiana Maria Valtorta (1897-1961) la quale, al pari di quanto detto dai sindologi, conferma come l’immagine del volto impressa sulla Sindone sia di un uomo di bellezza straordinaria e di prestanza fisica rarissima. Ecco alcuni brani di questa singolare comunicazioni divina, che descrivono il contesto storico della genesi del volto sindonico. Gli studiosi di questa disciplina ne dovrebbero tener conto prima di arrivare ad affrettate conclusioni.

 

 

1. Come si imprime il volto di Gesù sulla Sindone.

Racconta Maria Valtorta: “Facevo l’ora della Desolata, non potuta fare venerdì sera, e, contemplando Gesù steso sul marmo della pietra dell’unzione con a fianco la Mamma piangente che baciava le mani trafitte, osservai, e mi chiesi il perché, che il volto di Gesù appena morto, ossia appena messo su quella pietra, pare più simile al volto di Gesù vivo, per magrezza e bellezza di quanto non lo fosse sulla via del Calvario, sulla Croce e quale poi APPARE NELLA SINDONE. Gesù mi rispose: <<Perché sulla via del Calvario ero accaldato, tumefatto, con le vene sporgenti per la fatica e già con un principio di enfiagione per la ritenzione d’urea, consecutiva alla flagellazione atroce. Sulla Croce tutto ciò aumentò ancora. Dopo la morte, cessato lo spasimo e svuotato in parte dai liquidi, per via naturale e per la lanciata, il viso si emaciò di colpo. Anche il lavacro del pianto materno valse a rendere al mio volto aspetto più conforme all’abituale. Ma sulla SINDONE appare il volto di uno morto da più ore. Già iniziato perciò il processo solito, e tanto più forte in chi viene ucciso con tortura pari alle mie, di edema. Sono i trasudati che si spargono dalle sierose e che vi fanno dire che il morto pare tornato quale era in vita. E’ la grande pacificazione che la morte stende anche sui volti più torturati. Considera inoltre che l’effigie appare su una tela e fissata su essa per un processo di aromi e di sali naturali. Tu sai che qualsiasi macchia su una tela appare tendente a dilatarsi. Ma in realtà i tratti del mio viso la mattina della Risurrezione, ossia quando Io cessai di essere coperto dalla Sindone, erano così enfiati. La vita è tornata al Vivente” (da I quaderni del 1944, CEV, p. 556).

 

2. I tratti somatici degli ebrei.

Dice Gesù: “Occorre tenere presente che la Galilea non era un mondo e che i Galilei erano relativamente pochi, che si sposavano quasi sempre fra loro e che perciò i caratteri somatici erano ripetuti in due o tre esemplari che da secoli si ritrovavano su quei volti. Non sarebbe errato dire che in tutti i piccoli paesi, se si fosse andati alle origini, si sarebbero trovati due o tre ceppi familiari originari, i quali si erano sposati o risposati fra di loro dando un carattere fisico spiccato in tutta la razza galilea. Che perciò Giovanni (apostolo, ndr) avesse anche una somiglianza fisica con Me, non deve stupire. Era un GALILEO BIONDO. Particolarità più rara del galileo bruno ma che pure esisteva. Ma la sua somiglianza era ancor più spiccata in quanto riguarda lo spirito” (idem, 15).

 

3. Il volto dettagliato di Gesù e Maria.

Descrive Maria Valtorta: “E io mi perdevo a contemplarne il volto (di Gesù) e osservarne i più minuti particolari. E li ripeto una volta ancora. Capelli divisi alla metà del capo e ricadenti in lunghe ciocche sino alle spalle. Ondulati per un buon palmo, poi terminanti in vero ricciolo. Lucidi, sottili, ben ravviati, di un colore biondo acceso che specie nel ricciolo finale ha decise tonalità di rame. Fronte molto alta, bellissima, liscia come una fascia, dalle tempie lievemente incavate sulle quali le vene azzurrine mettono lievi ombre d’indaco trasperendo sotto la pelle bianchissima, di quel bianco speciale di certi individui di capelli rosso-biondi: un bianco di latte di una sfumatura appena tendente all’avorio ma con un “che” lievissimo di azzurrino, pelle delicatissima che pare di petalo di camelia candida, così fina che ne traspare la più lieve venuzza e così sensibile che ogni emozione vi si disegna con pallori più intensi e rossori vivi. Ma Gesù io l’ho veduto sempre più pallido, appena un poco tinto dal sole, preso liberamente nel suo treenne andare per la Palestina. Maria invece è più bianca perché è stata più ritirata in casa, ed è di un bianco più rosata. Gesù è di un bianco avorio con quel lieve riflesso all’azzurro. Naso lungo e dritto, con appena una lieve curva in alto, verso gli occhi, un bellissimo naso sottile e ben modellato. Occhi incassati, bellissimi, del colore che ho tante volte descritto di zaffiro molto scuro. Sopracciglia e ciglia folte, ma non troppo, lunghe, belle, lucide, castano scure ma con una microscopica scintilla d’oro al vertice di ogni peluzzo. Quelle di Maria sono invece di un castano chiarissimo, più sottili e rade. Forse appaiono tali perché tanto più chiare, così chiare da esser quasi bionde. Bocca regolare, tendente al piccolo, ben modellata, somigliantissima a quella della Madre, dalle labbra giuste di grossezza, né troppo sottili da parere serpentine, né troppo pronunciate. Al centro sono tonde e accentuate in bella curva, ai lati quasi scompaiono facendo apparire più piccola che non sia la bocca bellissima di un rosso sano che si apre sulla dentatura regolare, forte, dai denti piuttosti lunghi e bianchissimi. Quelli di Maria sono invece piccini ma regolare e uniti ugualmente. Guance magre ma non scarne. Un ovale molto stretto e lungo ma bellissimo, dagli zigomi né troppo salienti né troppo sfuggenti. La barba, folta sul mento e bipartita in due punte crespute, circonda, ma non copre, la bocca sino al labbro inferiore e sale sempre più corta verso le guance dove, all’altezza degli angoli della bocca, diviene corta corta, limitandosi a mettere un’ombra come di spolveratura di rame sul pallore delle guance. Essa è, dove è folta, di un color rame scuro: un biondo-rosso scuro. E così sono i baffi non molto folti e tenuti corti, di modo che coprono appena il labbro superiore fra il naso e il labbro e si limitano agli angoli della bocca. Orecchie piccole ben modellate e molto unite al capo. Non sporgono affatto” (idem, 316-317).

 

In conclusione, dunque, possiamo affermare che il volto di Gesù più vicino alla realtà è quello elaborato al computer dagli scienziati della NASA sull’immagine sindonica, del quale l’unico difetto è il colore degli occhi che non doveva essere castano, ma azzurro così come proposto da vari veggenti. Ecco come doveva essere il volto del Signore secondo le nuove acquisizioni scientifiche e carismatiche: (mettere l’immagine sindonica da me inviata per mezzo posta, con una vostra didascalia )

 

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16 thoughts on “IL VERO VOLTO DI GESU’ SECONDO MARIA VALTORTA

  1. In fondo che importanza ha l’aspetto fisico del volto di Gesù? Lui è pura luce, e lo è stato anche nella sua esistenza terrena… qualsiasi aspetto avesse, era bellezza pura. Buon weekend cara Rosa ♥

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  2. Descrizione approfondita e reale di quel Volto a cui il nostro Spirito anela nella profondità dell’Anima!.
    Grazie !
    Un caro saluto e
    che Dio Ti benedica!
    Claudio

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  3. Nel corso dei secoli si è cercato in tutti i modi di dare un volto a Gesù. Artisti famosi, come Michelangelo, Rembrandt e Rubens, si concentrarono molto sull’aspetto fisico di Gesù. Le loro opere, spesso ricche di elementi simbolici e mistici, hanno influenzato moltissimo le idee popolari sull’aspetto di Gesù.
    Nelle opere d’arte anteriori all’epoca dell’imperatore romano Costantino, (280-337 d.C.) Gesù è spesso raffigurato come un giovane “Buon pastore” dai capelli corti o lunghi e ricci. Un libro, Art Through the Ages (L’arte nei secoli) spiega: “Il tema del ‘Buon pastore’ si può far risalire attraverso l’arte arcaica greca all’arte egizia, ma qui diventa il simbolo del leale protettore del gregge cristiano”. Una figura, quindi, di chiara origine pagana. Il libro aggiunge infatti: “Gesù poté facilmente essere identificato con le divinità ben note del mondo mediterraneo, soprattutto con Helios (Apollo), il dio sole [la cui aureola venne in seguito usata per Gesù], o con il suo aspetto orientale romanizzato, il Sol Invictus (Sole Invitto)”. In un mausoleo scoperto a Roma sotto la basilica di S. Pietro Gesù è raffigurato effettivamente come Apollo “che guida i cavalli del cocchio solare attraverso i cieli”.
    Ma Adolphe Didron, in un libro sull’iconografia cristiana, spiega cosa accadde dopo: “La figura di Cristo, che all’inizio era giovanile, si fa più vecchia ogni secolo che passa … man mano che aumenta l’età stessa del cristianesimo”. Un testo del XIII secolo che pretende di essere una lettera scritta da un certo Publio Lentulo al senato romano descrive così l’aspetto fisico di Gesù: “I suoi capelli hanno il colore delle noci di Sorrento molto mature e discendono dritti quasi fino alle orecchie; dalle orecchie in poi sono increspati e a ricci alquanto più chiari e lucenti ondeggianti sulle spalle; nel mezzo ha una riga … Ha barba abbondante dello stesso colore dei capelli: non è lunga, e sul mento è biforcuta … I suoi occhi sono azzurri, vivaci e brillanti” (Apocrifi del Nuovo Testamento, a cura di Luigi Moraldi, UTET, Torino, 1994). Questa descrizione apocrifa influì su molti artisti dei secoli successivi.
    Nel mondo protestante gli artisti hanno interpretato l’aspetto di Cristo secondo la loro veduta. Un libro dedicato all’evoluzione dell’arte figurativa religiosa afferma: “Il Cristo tragico di Rembrandt è un riflesso dello spirito protestante, addolorato, spettrale, austero … un’immagine dell’animo protestante, orientato all’interiorità e al sacrificio (F. M. Godfrey, Christ and the Apostles – The Changing Forms of Religious Imagery).
    L’immagine del Cristo che spesso compare nelle raffigurazioni artistiche della cristianità, che presenta un uomo gracile, con l’aureola, effeminato, malinconico e con i capelli lunghi, alla luce dei racconti evangelici non è affatto accurata e molto lontana dalla realtà.
    Essendo “l’Agnello di Dio” Gesù era senza difetto (cfr. Giovanni 1:29; Ebrei 7:26), per cui era senz’altro un uomo di bell’aspetto. Sebbene nella sua vita si verificarono molti avvenimenti dolorosi, non aveva l’aria malinconica con cui è raffigurato nelle opere d’arte; essendo “l’immagine di Dio” rifletté alla perfezione il Padre che viene descritto come “il felice Dio” (cfr. Ebrei 1:3; 1Timoteo 1:11). Riguardo ai suoi capelli, la Parola di Dio dice che solo i “nazirei” non dovevano tagliarsi i capelli, e Gesù non era nazireo (cfr. Numeri 6:2-7). Pertanto si sarà senz’altro fatto tagliare i capelli, come qualsiasi altro maschio ebreo. Che dire dei lineamenti di Gesù e del colore della sua pelle? Probabilmente erano semitici. Li avrà ereditati dalla madre, Maria, che era ebrea. Anche gli antenati di lei erano ebrei, per cui è probabile che il colore della pelle e i lineamenti di Gesù fossero quelli comuni agli ebrei. Quando stava tra gli apostoli, evidentemente Gesù non sembrava fisicamente molto diverso da loro, tanto che Giuda dovette identificarlo con un bacio per consegnarlo ai suoi nemici. Gesù poteva perciò mischiarsi facilmente tra la folla. E lo fece, perché almeno in un’occasione viaggiò dalla Galilea a Gerusalemme senza farsi riconoscere (cfr. Marco 14:44; Giovanni 7:10,11). Aveva forse una figura gracile? Alcuni pensano di si perché ebbe bisogno di aiuto per portare il palo di tortura. Inoltre, dei tre uomini messi al palo, fu il primo a morire. Ma il vangelo dice che fin da ragazzo “progrediva in sapienza e crescita fisica e nel favore di Dio e degli uomini” (Luca 2:52). Per quasi 30 anni fece il falegname; questo non è un mestiere particolarmente adatto a persone gracili o deboli, e tanto meno lo era allora, quando non esistevano i macchinari moderni che permettono di risparmiare fatica (cfr. Marco 6:3). Inoltre, scacciò dal tempio i bovini, le pecore e i cambiamonete e rovesciò le tavole di questi ultimi (cfr. Giovanni 2:14, 15). Anche questo episodio ci dà l’idea di una persona virile, vigorosa. Negli ultimi tre anni e mezzo della sua vita terrena Gesù percorse a piedi centinaia di chilometri nei suoi giri di predicazione. Eppure non capitò mai che i discepoli gli suggerissero di ‘riposarsi un pò’. Al contrario, fu Gesù che disse ai discepoli, alcuni dei quali erano pescatori abituati a una vita dura: “Venite in privato, voi, in un luogo solitario, e riposatevi un pò” (Marco 6:31).
    Dalla descrizione apocrifa di Lentulo alle opere di famosi pittori, fino alle moderne vetrate istoriate, la cristianità sembra affascinata dall’esteriorità, da ciò che è appariscente. “L’eccezionale potere evocativo dell’immagine di Gesù Cristo va preservato”, disse una volta l’arcivescovo di Torino, custode della controversa Sindone. Eppure la Parola di Dio omette deliberatamente questi dettagli ‘evocativi’ dell’aspetto fisico di Gesù. Come mai? Evidentemente per la fede questo non ha alcuna importanza. Gesù stesso – il nostro modello – ‘non guarda l’aspetto esteriore degli uomini’, nel senso che non lo considera importante (cfr. Matteo 22:16; Galati 2:6). Dare importanza all’aspetto fisico di Gesù quando i Vangeli ispirati non ne fanno alcuna menzione significa andare contro lo spirito stesso dei Vangeli.
    Questo vale anche per la considerazione che si tende a dare alla Sindone. Sulla sua autenticità i racconti evangelici ci fanno nutrire seri dubbi. L’apostolo Giovanni, testimone oculare di quegli avvenimenti, ha scritto: “Anche Nicodemo … venne portando un rotolo di mirra e aloe di circa cento libbre. E, preso il corpo di Gesù, lo avvolsero in bende con gli aromi, com’è usanza fra i giudei di preparare per la sepoltura” (Giovanni 19:39-42). Quando il terzo giorno dalla morte alcune donne andarono al luogo di sepoltura per completare la preparazione del suo corpo, questo non c’era più. L’apostolo Pietro che, avvisato, accorse subito, cosa trovò? “Vide le bende a giacere, e il panno che era stato sulla sua testa, non a giacere con le bende, ma arrotolato separatamente in un luogo” (Giovanni 20:6,7). Non si parla qui di nessun lenzuolo! Non se ne parlò mai fino al XV-XVI secolo d.C. quando apparve sulla scena. E già allora un erudito gesuita, Herbert Thurston, affermò: “definiscono i segni impressi sulla sindone così nitidi e dai colori così vivi che avrebbero potuto essere stati prodotti da poco”. Questo concordo con molti risultati scientifici che tendono a datare la Sindone più o meno in quel periodo attestandone, in tal modo, la falsità.

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    • Ciao Gianni. Bellissimo commento, che approvo. L’identificazione tramite un bacio come “segnale convenuto” , a mio avvviso non implica necessariamente che Cristo fosse troppo..uguale agli apostpli. Di notte, era comunque necessaria una chiara identificazione (“quello che bacero’..”). . Non e’ escluso, poi, che anche qualche altro discepolo somigliasse a Gesu’, al gesu’ della sindone o che.

      Piuttosto, magari uscendo un po’ fuori tema di chiedo: “tommaso, detto didimo”. “Tommaso, detto il gemello”. Gemello di chi? Forse, non e’ escluso, fratello gemello di uno che magari non era nemmeno tra gli apostoli (che per seguire Gesu’ lasciarono la loro casa, i loro parenti..). Ciao.

      Marghian

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      • non credo fosse gemello nel senso che intendiamo noi ma nel vangelo di Giovanni, Tommaso era si chiamato Didymus, una traduzione di Toma che vuole dire gemello… penso inoltre, che l’apostolo Tommaso era secondo alcune tradizioni “il gemello di Gesù”… non in senso letterale, ma in senso simbolico…nel senso di colui che meglio comprendeva gli insegnamenti di Gesù – chissà come stanno le cose…mi immagino un giorno che capiremo e conosceremo in dettaglio meglio le cose che per ora sono quasi sconosciute 🙂

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      • Sul dolore di Maria…Io assistetti ad una commedia in dialetto sardo dove si rappresentava l’esecuzione, realmente avvenuta, in un paese vicino al mio, ai primi del’800, di due condannati a morte. Che vennero portati, pensate, da Cagliari a questo paese- 60 chilometri- con un carro a buoi per essere impiccati “sul luogo del delitto”. Nella commedia si rappresentava la mamma di uno dei due, che piangendo, a piedi, segui’ il carro fino al luogo dell’esecuzione. Un componimento poetico in dialetto, su questo fatto, dice “…sa mamma de unu, sciadàda, a vattu a vattu andàda” (“la mamma di uno dei due, poveretta, appresso appresso andava..”).
        Era il periodo di pascqua, ed il mio pensiero corse proprio al caso della madre di Gesu’, al suo grande dolore. Ciao.

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  4. Se tutto il mondo raffigura Gesu’ con i capelli lunghi -un prticolare che doveva per forza rimanere nel ricordo della gente, in 3 anni di predicazione..-, ci sara’ un motivo. Se poi, cosa molto probabile, l’uomo della sindone era Gesu’, ecco che non dovrebbero esserci dubbi. Non dobbiamo comunque perdere di vista che un tale personaggio sia stato anche “idealizzato”, ma non basta il fatto che fosse ebreo per dire che “avesse la pelle scura” o fosse per forza bassottino. Per esempio, noi sardi siamo notoriamente bassi, e di carnagione olivastra (per fortuna io sono alto 1,75 🙂 ).

    Io ho due amici, sardi fin dall’ enensima generazione, che sono alti, di carnagione chiara e biondi fin nelle sopracciglia; ed hanno pure gli occhi azzurri. E allora? Se questo puo’ accadere per un sardo, anche un ebreo come Gesu’, in via eccezionale, poteva essere alto, di carnagione chiara, e persino biondo. Nella ipotesi, poi, della natura divina di Cristo (nato da Maria e, per la parte maschile del dna, dall’azione spirituale di Dio…), ecco che “il sangue ebreo” era solo ..da parte di madre. Ciao Rosa 🙂

    Marghian

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      • Ciao Rosa, grazie. Proprio ieri sera, a “Porta a Porta”, si parlava della Sindone. Piergiorgio Odifreddi ha espresso il suo parere scientifico, ma a mio avviso troppo “di parte” e lui e’ troppo certo dei suoi “no, non esiste”, “no, non e’ vero” . E’ convinto che la sindone sia del medioevo (le opere medievali raffigurano tra l’altro Gesu’ con le mani forate; nella sindone..con i polsi forati, dunque qualcosa con quella idea non torna ). La logica, e’ vero. Ma la nostra logica e’ limitata, come lo sono i nostri sensi, e soprattutto lo e’ la nostra stessa mente.
        Ciao, buona serata 🙂

        Marghian

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  5. Ciao Rosa. Nemmeno io credo che “gemello” sia da intendersi nel senso letterale; curiosamente, nel contesto ebraico veniva- o viene- usata una parola, cosa questa detta da un sacerdote, che sta sia per “fratello” ma anche per “cugino”, “parente” od addirittura “vicino di casa”. Non ricordavo poi che anche “tommaso” significa “gemello”, e non solo “didimo”.
    Certo che quelli che per credono nelle cose alla “codice da vinci”, la storia del gemello trova terreno fertile. Buona serata 🙂

    Marghian

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  6. “Non ha apparenza né bellezza
    per attirare i nostri sguardi,
    non splendore per provare in lui diletto.” (Is, 53,2)

    Il profeta Isaia ci richiama ad avere fede in una persona che nel momento della sua passione è tutt’altro che bella. Cosa importa se aveva i riccioli biondi e le ciglia lunghe? L’abbiamo scambiato per qualche attore americano di seconda categoria?
    La fede non è devozionismo sdolcinato: avere fede significa consegnare la propria vita a Cristo Gesù, che ha consegnato la sua perché noi rimanessimo vivi.
    Cerchiamo il volto di Cristo là dove oggi si presenta: nel prossimo che sta accanto a noi, nei più poveri, nei rifugiati, nei malati, nei carcerati.
    “Ogni volta che avrete fatto una di queste cose ai miei fratelli l’avrete fatta a me”
    Non perdiamo, quindi, il nostro tempo a meditare sui riccioli del Signore: usiamo questo tempo per cercare il suo volto, fino al giorno in cui sareme per sempre con lui faccia a faccia.

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