Elì, Elì, lamà sabactanì?


Stamattina voglio fare una riflessione seria ed ammettere onestamente  quante volte mi  sono fermata a meditare, leggendo catechesi  su quel grido di Gesù sulla croce: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?”.

Per molto tempo  per me è stato  un mistero, che proprio  non riuscivo a “comprendere “,  perché  Gesù, si doveva sentire abbandonato dal Padre, se consapevole di essere il Figlio di Dio ed unito a Lui con lo Spirito Santo?

Con il passare del tempo e grazie alla riflessione sono arrivata  a comprendere che  nella sua agonia Gesù aveva offerto ogni sorta di dolori senza lasciarsi sfuggire una sola parola di lamento: Giuda l’aveva tradito e Gesù lo chiamava “amico”, poi lo schiaffeggiarono e umiliarono, Pietro lo rinnegò, Anna, Caifa e Pilato erano passati in ogni genere di contraddizione, ma Gesù non disse  MAI una parola.

San Paolo dice “Egli si era fatto il peccato vivente”, Gesù si addossò tutti i dolori  terreni, bevve il calice di ogni miseria umana, volle conoscere la tribolazione dell’anima, oltre che quella fisica, per rendersi Uomo proprio come ognuno di noi-

I dolori fisici si erano accumulati su di lui, e si vedevano i segni in tutto il corpo, ma l’angoscia e la consapevolezza della privazione dello Spirito Santo che l’ha spinto a dire questa frase non è stata per mancanza di fede nel Padre,ma per la  lunga angosciosa agonia  che soffrì appeso sulla croce-gesu1rp5[1]

La situazione è paragonabile a quella del cristiano che conosce la ragione delle sofferenze umane ma che è spinto, sotto il peso di intense difficoltà, a chiedere silenziosamente o udibilmente “perché”. 

Lo Spirito Santo lo doveva lasciare per forza,altrimenti la Sua morte non poteva avvenire,
ma  non dimentichiamoci mai  che lo Spirito Santo, subito dopo la morte, 
era già con Gesù dentro il sepolcro,pronto per la resurrezione .779275szs02ogvz1

 Dobbiamo riconoscere che c’è nella  vita di ognuno di noi  c’è una realtà misteriosa che  è il dolore. Vorremmo evitarlo ma, prima o poi, arriva sempre. Da un banale mal di testa, che sembra avvelenare le più semplici azioni quotidiane, al dispiacere per un figlio che prende una strada sbagliata; dal fallimento nel lavoro, all’incidente stradale che ci porta via un amico o un familiare; dall’umiliazione per un esame non riuscito, all’angoscia per le guerre, il terrorismo, i disastri ambientali…Davanti al dolore ci sentiamo impotenti. Anche chi ci è accanto e ci vuol bene è incapace spesso di aiutarci a risolverlo; eppure a volte ci basta che qualcuno lo condivida con noi, magari in silenzio.

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utile per comprendere la lettura del salmo di davide 

(Testo CEI74)
22
Sofferenze e speranze del giusto

1Al maestro del coro. Sull’aria: «Cerva dell’aurora».
Salmo. Di Davide.

2«Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Tu sei lontano dalla mia salvezza»:
sono le parole del mio lamento.
3Dio mio, invoco di giorno e non rispondi,
grido di notte e non trovo riposo.

4Eppure tu abiti la santa dimora,
tu, lode di Israele.
5In te hanno sperato i nostri padri,
hanno sperato e tu li hai liberati;
6a te gridarono e furono salvati,
sperando in te non rimasero delusi.

7Ma io sono verme, non uomo,
infamia degli uomini, rifiuto del mio popolo.
8Mi scherniscono quelli che mi vedono,
storcono le labbra, scuotono il capo:
9«Si è affidato al Signore, lui lo scampi;
lo liberi, se è suo amico».

10Sei tu che mi hai tratto dal grembo,
mi hai fatto riposare sul petto di mia madre.
11Al mio nascere tu mi hai raccolto,
dal grembo di mia madre sei tu il mio Dio.
12Da me non stare lontano,
poiché l’angoscia è vicina
e nessuno mi aiuta.

13Mi circondano tori numerosi,
mi assediano tori di Basan.
14Spalancano contro di me la loro bocca
come leone che sbrana e ruggisce.
15Come acqua sono versato,
sono slogate tutte le mie ossa.
Il mio cuore è come cera,
si fonde in mezzo alle mie viscere.
16E’ arido come un coccio il mio palato,
la mia lingua si è incollata alla gola,
su polvere di morte mi hai deposto.

17Un branco di cani mi circonda,
mi assedia una banda di malvagi;
hanno forato le mie mani e i miei piedi,
18posso contare tutte le mie ossa.
Essi mi guardano, mi osservano:
19si dividono le mie vesti,
sul mio vestito gettano la sorte.

20Ma tu, Signore, non stare lontano,
mia forza, accorri in mio aiuto.
21Scampami dalla spada,
dalle unghie del cane la mia vita.
22Salvami dalla bocca del leone
e dalle corna dei bufali.
23Annunzierò il tuo nome ai miei fratelli,
ti loderò in mezzo all’assemblea.

24Lodate il Signore, voi che lo temete,
gli dia gloria la stirpe di Giacobbe,
lo tema tutta la stirpe di Israele;
25perché egli non ha disprezzato
né sdegnato l’afflizione del misero,
non gli ha nascosto il suo volto,
ma, al suo grido d’aiuto, lo ha esaudito.

26Sei tu la mia lode nella grande assemblea,
scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
27I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano:
«Viva il loro cuore per sempre».
28Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra,
si prostreranno davanti a lui
tutte le famiglie dei popoli.
29Poiché il regno è del Signore,
egli domina su tutte le nazioni.
30A lui solo si prostreranno quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.

E io vivrò per lui,
31lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
32annunzieranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».

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2 pensieri su “Elì, Elì, lamà sabactanì?

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