..se


SorrisoBriciole di serenità Sorriso


1. Se non mettessi mai il broncio, sarei più benvoluto dai piccoli e dai grandi.
2. Se fossi più garbato, sarei più felice io e coloro che trattano con me.
3. Se parlassi piano e rispondessi dolcemente e con pazienza, sarei l’incanto dei miei familiari.
4. Se vincessi la curiosità e non mi immischiassi nei fatti altrui, sarei più rispettato e sarei richiesto di consigli.
5. Se non dessi consigli non richiesti e non voluti, sarei più ascoltato, stimato e amato.
6. Se non mi lamentassi tanto dei miei acciacchi e disturbi dell’età, sarei forse curato con più amorevolezza.
7. Se sapessi compatire, se non avessi quell’espressione dura e imparassi invece ad abbracciare le sofferenze come volute da Dio per purificarmi, mi sentirei più sollevato dalle colpe commesse in gioventù.
8. Se fossi virtuoso, sarei l’angelo della famiglia e vedrei rifiorire il Paradiso intorno a me.
9. Se dessi sempre il buon esempio in tutto, vedrei praticare la virtù e l’amore tra i miei cari.
10. Se cercassi di vivere sempre in pace con Dio e col prossimo, raggiungerei sicuramente lo scopo della mia vita sulla terra: quello di unirmi con Dio nel Cielo

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10 thoughts on “..se

  1. Ahahah..ciao
    Mi son messa a leggere..e ho più o meno letto tutto..
    Ma non ho visto il mio ultimo intervento sul tuo blog!
    E prima babbo natale sfigato..e poi l\’albero..poi se no dici che ti copio..ihihihi!!!
    Fatto la tag? Io stò studiando come mettere le animazioni..
    Povera me..le faccio e non sò metterle!
    UHM..
    Buon pome!

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  2. arivata a te… per vie traverse forse giusto in tempo per leggere questo post. Chissa! Se, se, se, se fossi capace di eliminare tutti questi se….sarei proprio un’altra persona: difficile farlo però bello almeno pensare che….potrei esserlo! Grazie nuova amica

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  3. “Sono abbastanza soddisfatto di quanto ho realizzato, ma vorrei un po’ di pace, mi accontenterei di essere sereno”.
    Chissà quante volte abbiamo ascoltato una frase del genere. E già: essere sereni…
    Forse, sarebbe il caso di intenderci anzitutto sul significato della parola “serenità”.
    Il vocabolario la definisce come “assenza di turbamento interpretabile come limpida armonia spirituale”. Suggestivo ma un po’ vago. Normalmente facciamo un altro uso di questa parola che adoperiamo sovente nelle espressioni augurali: “che la tua vita scorra serenamente”, “tanti giorni sereni”, eccetera. E intendiamo con ciò invocare, per quella persona, giornate e sentimenti vissuti nella quiete e nella consapevolezza. Non siamo soliti annettere alla serenità anche il dolore. E invece possiamo ritrovarci in una situazione di dispiacere ed essere ugualmente sereni. Non mi riferisco all’imperturbabilità orientale, ma alla grandezza di un cuore che ha compreso la lezione dell’esistere in modo profondo.
    Ci sono tante occasioni di felicità: nei contatti di amicizia, nella contemplazione del bello, nella comunicazione improvvisa e a livello profondo che si instaura con una persona sconosciuta sino a poco prima, nella lettura di un testo capace di trasmetterci emozioni e suggestioni, quando ci viene tributato il riconoscimento per un lavoro ben fatto o la gratitudine per un gesto d’amore. E ci sono tante occasioni di sofferenza. Non le elenco neppure. Il segreto della serenità è comprendere che entrambe, la gioia e la sofferenza, appartengono alla dinamica della vita e che accettarle come parte essenziale di essa, senza ribellione e anche senza un cupo senso di rassegnazione, ci aiuta a sostenere le prove senza rimanerne sopraffatti, anzi mantenendoci alla guida e ricavandone un insegnamento. Possibili obiezioni: ma chi mai si ribella alla felicità o come sopportare il dolore senza rassegnazione?
    Ci ribelliamo alla felicità quando non ci adagiamo serenamente in essa, e mentre la proviamo già ci chiediamo: “Quanto durerà?”. E anche se cerchiamo di accaparrarcene più di quanto ce ne spetta: a quel punto è già diventato piacere del possesso. Una persona serena sa perfettamente che la felicità è un diritto, ma che essa ha i suoi tempi e le sue apparizioni. Non la insegue forsennatamente, ma la accoglie senza dubbi quando arriva.
    E così è per il dolore. Rassegnarsi è piegare passivamente la testa; accettarlo serenamente è comprenderne il valore, il lievito di maturazione che contiene.
    A voler essere sereni richiede una forza sovraumana e il recupero di quel sentimento straordinario della ”incoscienza” infantile, della capacità di meravigliarsi delle cose del mondo, specialmente delle più semplici. Che cosa potrà aiutarci?
    Dovremo cercare di non lasciarci catturare dalle passioni negative. Come lo scetticismo che mette in dubbio la felicità, mentre la stiamo vivendo. Come la disperazione, sempre in agguato quando siamo nel dolore.
    Infine, essere tenaci nella speranza. La speranza spiana la strada alla serenità, è la sua guida. E una persona serena ha occhi attenti e orecchie pronte a cogliere ogni più piccolo segnale che alimenti la speranza.

    SERENITA’

    con un caro saluto
    Fausto Corsetti

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