Il ladro del vescovo


In un paese della Russia un malfattore era ricercato dalla polizia.
Un giorno, mentre si trovava travestito in una cittadina, fu riconosciuto egualmente e tosto inseguito dai birri. Fuggì e, per salvarsi, infilò la portina dell’Episcopato.
Un frate, scorgendolo frettoloso, gli chiese: Ohè, galantuomo, dove andate?
Dal vescovo rispose il ladro.
Continuò a salire, finché giunse nell’anticamera della sala delle udienze e, fattosi sempre più ardito, chiese di poter parlare al presule.
Fu introdotto.
Vedendolo, il vescovo gli chiese benevolmente: Che vuoi da me?
Sono inseguito dalla polizia… Nascondimi , o ti ucciderò.
Così dicendo impugnò un coltello a serramanico che tolse dal gabbano.
Il vescovo non si spaventò. Anzi il suo viso si fece più luminoso di bontà.
lo sono vecchio, vedi, e non temo la morte. Ma tu mi fai pietà… Entra in quella stanza… Riposati tranquillo. Nessuno verrà a cercarti fin qui.
Infatti la polizia non osò varcare la soglia dell’Episcopato, e il malfattore ebbe vitto, alloggio e buone parole.
Tu hai freddo, fame e sei braccato come un animale del bosco -gli disse il vescovo quando l’ebbe la sera a cena con lui. E perché? Perché commetti il male e perdi l’anima tua.
Smetti di compiere azioni cattive… Non posso, monsignore rispose il malfattore, la cui voce già cominciava a sapere di lacrime.
Ladro sono cresciuto, ladro sono vissuto e ladro, purtroppo, morirò.Il vescovo lo lasciò, aprì tutte le porte e si pose a letto.
Durante la notte il ladro girovagò per la casa.
La vista di molti oggetti di valore, lasciati a sua portata di mano, risvegliò il fatale istinto.
Afferrò un candelabro d’argento, lo nascose. sotto Il gabbano e ridiscese le scale per darsi alla campagna.
Ma i birri, pur non essendo entrati nel palazzo episcopale, vigilavano tuttavia porte e finestre.
Rivisto il ladro lo acciuffarono.
Quegli protestò, assicurando d’essere un galantuomissimo ospite del presule.
E questo candelabro d’argento?
Un dono del vescovo.
Sentiremo.
Infatti il vescovo fu subito svegliato e interrogato.
Questo oggetto è suo, monsignore?
Mio.
Le fu rubato… ed ecco il ladro.
Questi teneva gli occhi bassi, e tutto il suo aspetto denotava più che timore, desolazione.
Forse si riaffacciavano al suo cuore le sante esortazioni del vescovo, la cui pietosa ospitalità egli aveva cosi malamente ricompensata.
Il vescovo intanto aveva risposto ai birri: Aspettate.
Rientrò nel suo appartamento e ne uscì tosto col gemello del candelabro rubato.
S’avvicinò al malfattore e glielo porse, parlandogli dolcemente: Perché, amico mio, ne avete preso uno solo?
lo ve ne avevo regalati due… Il ladro scoppiò in lacrime, e rivolgendosi ai birri esclamò: Sono il malfattore che cercate. Portatemi via.
Aggiunse poi, parlando al vescovo: In nome di Gesù mi perdoni, monsignore.
E preghi Dio per me!

 

Questa poesia proviene da: Il ladro del vescovo | Favole di Lev Tolstoj | Fiabe e Favole – Poesie Report On Line http://www.poesie.reportonline.it/favole-di-lev-tolstoj/il-ladro-del-vescovo.html#ixzz3DTAIJr9f

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