il destino


All’epoca in cui Genova era sotto l’influenza spagnola, un misero contadino del luogo ebbe la ventura di incontrare il re di Spagna. Il contadino, cui era appena nato un figlio, se ne stava sulla porta della sua casupola a contemplare le stelle. Passa il re di Spagna con il suo seguito e gli chiede cosa stesse facendo. «Guardo le stelle perché mi è appena nato un figlio e cerco di sapere che cosa diventerà da grande.»

Il re scoppia a ridere e dice: «Ah, e secondo voi cosa prevedono le stelle per vostro figlio?».

E il contadino tranquillo risponde: «Secondo le stelle mio figlio diventerà re di Spagna».

«Se le cose stanno così, datemi il bambino perché possa ricevere l’istruzione di cui avrà bisogno.»

«Come volete, anche se ciò che Dio promette è destino che si realizzi in ogni caso.»

Il re prende il bambino, ma il giorno dopo lo affida a un servo perché lo porti nel bosco e lo ammazzi. Il servo, come spesso succede nelle fiabe, non ha il coraggio di eseguire l’ordine, abbandona il bambino sotto un cespuglio fiorito e torna dal re assicurando di aver fatto ciò che doveva.

Il bosco apparteneva a un signore che tutte le mattine vi si recava a caccia con i suoi cani. Avvicinandosi a quel cespuglio sentì piangere. «Che strana selvaggina è mai questa?». Prese il piccolo, tornò a casa e, poiché non aveva figli, disse a sua moglie: «Guarda che cosa ho trovato questa mattina sotto un cespuglio fiorito; teniamolo con noi!».

Lo fecero battezzare e gli misero nome Fiorindo, perché era stato trovato sotto dei fiori. Fiorindo divenne grande e ricevette l’istruzione necessaria e credeva di vivere con suo padre e sua madre. Ma un giorno a scuola scoppiò un litigio e un compagno gli disse: «Taci, tu sei solo un bastardo! Se ti chiami Fiorindo è solo perché sei stato trovato sotto dei fiori». Tornato a casa non volle mangiare e si mise in testa di andare a cercare i suoi genitori e non ci fu verso di fargli cambiare idea. Così gli diedero un cavallo, del denaro e lo lasciarono andare come voleva.

Viaggiò finché arrivò in Spagna e si mise al servizio del re, che, vedendolo così educato e coraggioso, gli volle subito bene. Il re aveva una figlia di nome Chiara Stella che si innamorò subito di Fiorindo; lui, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ricambiò questo amore.

Il re aveva un fratello che era re del Portogallo e che, siccome stava preparando una grande festa della durata di tre giorni, scrisse al re di Spagna di mandargli la figlia. Questa non voleva, per non lasciare Fiorindo, ma alle insistenze del padre finì per acconsentire, dopo avere promesso all’amato che subito dopo i tre giorni sarebbe stata di ritorno.

La partenza di Chiara Stella gettò Fiorindo nella più grande tristezza: egli si aggirava malinconico per il palazzo e tornò a meditare di andare alla ricerca dei suoi genitori. Il re, vedendolo di così pessimo umore, gliene domandò la ragione e Fiorindo raccontò per filo e per segno tutta la sua storia.

Allora il re fece chiamare il servo: «Devi dirmi tutta la verità, perché altrimenti chiamo le guardie e ti faccio tagliare la testa».

«Maestà, non avete che da domandare.»

«Ti ricordi il bambino di quel contadino che stava a guardare le stelle? Cosa ne hai fatto? L’hai ucciso o no?»

«Maestà, a dire il vero non ne ho avuto il coraggio, ma ho lasciato alle bestie feroci del bosco il compito di divorarlo.»

«Capisco.» Allora il re fece venire Fiorindo e gli disse: «Visto che desideri tanto andare alla ricerca dei tuoi genitori, va’ pure; ma prima fammi un favore: prendi questa lettera e portala a mio fratello, il re del Portogallo, ma bada di consegnarla a lui direttamente».

Il giovane partì tutto contento di questa occasione per rivedere Chiara Stella. Contento, sì, perché ignorava il terribile contenuto della lettera. Questa non portava scritte che poche parole: «Caro fratello, ti prego di fare impiccare immediatamente la persona che ti consegnerà questa lettera».

È appena arrivato al palazzo che incontra Chiara Stella; questa è felice, ma stupita di vederlo. Quando Fiorindo gliene spiega la ragione la ragazza, incuriosita, vorrebbe prendere la lettera e vedere che c’è scritto, ma lui non vuole: «Vostro padre mi ha raccomandato di consegnarla personalmente a suo fratello».

Non ha finito di dirlo che la ragazza, lesta, gli strappa la lettera di mano e si mette a leggerla. Il suo volto non tradisce le tremende emozioni che il contenuto della missiva le ha provocato, ma scappa via e di nascosto da Fiorindo sostituisce la lettera nella busta con un’altra che dice: «Caro fratello, visto che al tuo castello si stanno svolgendo grandi feste, sarà questa l’occasione per celebrare il matrimonio di mia figlia Chiara Stella. Lo sposo è la persona che ti consegnerà questa lettera».

Fiorindo consegna la lettera al re e questi fa chiamare la nipote per dirle: «Ecco qui il marito che tuo padre ha scelto per te; ne sei contenta?».

Chiara Stella nasconde un sorrisetto e a occhi bassi risponde: «Ciò che mio padre decide è sempre ben fatto».

Il re del Portogallo organizza delle nozze davvero sfarzose e i due sposi, raggiunto il loro scopo, si sentono al colmo della felicità. Lo stesso non può dirsi del re di Spagna che, appena lo viene a sapere, diventa furibondo. Monta a cavallo e corre dal fratello: «Come hai potuto dare mia figlia al figlio d’un contadino, che per di più io t’avevo scritto di fare impiccare?».

Il re del Portogallo casca dalle nuvole e mostra al fratello la lettera che aveva ricevuto. A questo punto il re di Spagna racconta tutta la storia, a cominciare dall’incontro con il contadino che guardava le stelle e che aveva detto, affidandogli il figlioletto, che ciò che Dio promette è destino che si realizzi in ogni caso. Risponde il fratello: «È vero; al destino stabilito da Dio tutti indistintamente sono soggetti».

A questo punto al re di Spagna non resta che far venire i due giovani e dar loro il suo perdono. E al momento di porre sulla testa di Fiorindo la corona di principe dice: «Ah, tuo padre è stato un birbante che ha saputo leggere giusto nelle stelle!».  

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