il fratello cattivo


C’erano una volta due fratelli che, alla morte del padre, avendo ereditato quindici soldi ciascuno, decisero di andarsene in cerca di fortuna.

Lungo il cammino uno dei due, che era un po’ più ingenuo dell’altro, diceva al fratello: «Tu lo sai che in questo mondo chi bene fa, bene riceve!». Ma il più sveglio rispondeva: «No, chi bene fa male riceve!».

Continuando su questo tono, fecero un bel pezzo di strada; alla fine, visto che della questione non riuscivano a venirne a capo, decisero di rimettersi al primo che passava, scommettendoci sopra i quindici soldi che possedevano.

Dopo qualche altro minuto di cammino, incontrarono un tale tutto vestito di verde – era un diavolo. Il più ingenuo dei due gli va incontro e dice: «Non è vero che chi bene fa, bene riceve?»

«Macché», risponde l’altro, «chi bene fa male riceve.»

Il più sveglio allora dice al fratello: «Vedi bene che hai perso, quindi dammi i tuoi quindici soldi». L’altro glieli da, ma intanto dice: «Prenditi i quindici soldi, però non sono mica convinto; se avessi degli altri soldi, rifarei la scommessa.

Persino i miei occhi ci scommetterei!».

E il fratello, prendendolo sulla parola: «Va bene, accetto la scommessa; e il primo che incontreremo deciderà».

Poco dopo incontrarono un tale vestito di rosso e l’ingenuo gli chiese: «Non è vero che chi bene fa, bene riceve?». E l’altro – era un diavolo anche questo – rispose: «Macché, chi bene fa, male riceve».

Allora il fratello disse: «Hai perso di nuovo, vieni che ti cavo gli occhi». Quando glieli ebbe cavati, tutto spaventato per quello che aveva fatto, voleva fuggire, ma il cieco gli correva dietro gridando: «Adesso che mi hai cavato gli occhi, portami almeno in un posto dove sia certo che io non sia di fastidio a qualcuno». Il fratello lo condusse in una grande foresta e lo mollò ai piedi di un albero, dicendogli di arrangiarsi.

Il cieco si domandò: «E adesso, cosa faccio?». Alla fine decise di salire sull’albero e sistemarsi in un angolo comodo. A mezzanotte si raccolse sotto l’albero un gran numero di streghe, una delle quali portava in braccio un bambino.

Raccolsero della legna e fecero un grande fuoco sul quale bruciarono il bambino; poi si misero sedute a raccontarsi i loro segreti.

«Vedi», diceva una, «questa cenere che è rimasta qui possiede una grande virtù: fa tornar la vista a chi non l’ha più.»

«Lo sai», diceva un’altra, «che la figlia del re di Francia è molto malata, quasi in punto di morte? Io lo so cosa bisognerebbe fare per guarirla: sotto il suo letto c’è una zampa di scorpione, bisognerebbe prenderla e sfregargliela su tutto il corpo.»

E una terza disse: «Anche il figlio del re di Spagna sta per morire e i medici non sanno che cosa fare. Ma io conosco il rimedio: bisognerebbe prendere del crescione, pestarlo per bene, spremerne il succo e spalmarglielo sul corpo».

A questo punto le streghe scoprirono che s’era fatto tardi e siccome avevano un appuntamento col diavolo, se ne andarono in tutta fretta. Il cieco scese dal suo albero, prese un po’ di cenere e si strofinò gli occhi. Subito la vista gli tornò e lui, più felice che se avesse scoperto l’America, si riempì le tasche di questo balsamo e se ne andò.

Era appena uscito dalla foresta che un povero cieco venne a chiedergli l’elemosina e lui disse: «Non ho da darvi niente perché sono povero come e forse più di voi; ma vi darò qualcosa che per voi vale più del pane, vi darò la vista!». E difatti gli strofinò gli occhi con la cenere e al cieco tornò la vista. Sbalordito, il cieco lo baciò e lo condusse a casa sua, dove gli dette da mangiare e voleva trattenerlo come ospite, ma l’altro disse che non poteva restare perché aveva da salvar la vita a due persone; poi partì per la corte del re di Francia.

Qui dapprima non volevano lasciarlo entrare e si rifiutavano di credere alle sue promesse, ma alla fine lo lasciarono fare. Lui entrò nella camera e fece tutto quello che la strega aveva detto e subito dopo la figlia del re era perfettamente guarita.

Il re, tutto contento, gli disse che la figlia sarebbe stata sua sposa, visto che lui le aveva salvato la vita. Il giovane accettò l’offerta, ma aggiunse: «Però non posso sposarla adesso; tornerò, ma ora devo andare a salvare il figlio del re di Spagna». Il re gli diede il migliore dei suoi cavalli e dei servitori fedeli e lo lasciò partire.

Il nostro eroe si presentò al re di Spagna: «Maestà, io ho un rimedio per guarire vostro figlio».

Il re, che già aveva consultato tutti i medici e da tutti aveva sentito che per suo figlio ormai non c’erano speranze, pur scoraggiato gli disse di provare. Il giovane si chiuse nella camera, pestò il crescione e applicò il rimedio; appena ebbe finito di spalmarlo il malato guarì.

Il re di Spagna, la regina, tutti i cortigiani e le nobildonne, felici per il suo successo, lo riempirono di regali e di ringraziamenti. Avrebbero voluto trattenerlo, ma lui doveva tornare in Francia per il suo matrimonio: e difatti, come fu di ritorno a questa corte, il matrimonio venne celebrato in gran pompa.

Passa un po’ di tempo, poi un giorno, mentre stava per montare in carrozza, egli vide avvicinarsi un povero lebbroso che, vestito di stracci, andava in giro chiedendo l’elemosina. Mentre gli metteva in mano qualche moneta, lo guardò meglio e riconobbe suo fratello. Allora gli disse: «Non mi riconosci?». E il poveraccio lo guardò anche lui e rispose: «Sei tu! Ma come hai fatto a diventare così ricco?».

Allora il fratello ricco raccontò tutte le sue avventure e l’altro, dopo averci pensato un po’ su, esclamò: «Farei bene ad andarmene un po’ anch’io su quell’albero, così io pure farei fortuna!».

Era una bella serata; rapido come un gatto, corse all’albero miracoloso, si arrampicò sui rami e si sistemò nello stesso posto dove s’era seduto suo fratello. Arriva mezzanotte e le streghe si radunano lì sotto. Raccolgono molta legna e accendono un bel falò alla luce del quale danzano sguaiatamente. Poi si siedono e si mettono a parlare.

«Lo sapete», dice la prima, «che hanno guarito il figlio del re di Spagna?». E un’altra: «sì, e anche la figlia del re di Francia!». Si ode un gran brusio: «Ma come! Vuoi dire che qualcuno ci ha spiate». E un’altra aggiunge: «Allora adesso, prima di rivelare altri segreti, guardiamoci bene intorno e se c’è qualcuno gli diamo una bella lezione».

Le streghe cercano da tutte le parti, finché guardando in alto scoprono il povero lebbroso, che tentava in tutti i modi di farsi piccolo piccolo. «Ah, eccolo lì il merlo! Vieni giù che facciamo i conti.»

Lui scendere non voleva per niente, ma le streghe lo acchiapparono per le gambe e lo tirarono giù: poi, senza tanti complimenti, lo gettarono nel fuoco. E il poveretto, mentre bruciava, diceva: «E proprio vero che chi bene fa bene riceve e chi male fa male riceve».  

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