La leggenda di San Martino


L’estate di San Martino

Ogni mese ha la sua consolazione: novembre ha l’estate di San Martino, un ritorno di bel tempo, di caldo, d’asciutto e di sereno, che fa pensar davvero all’estate; se non proprio alla grande estate di luglio e di agosto, a quella più umana di settembre.

Corta estate: L’estate di San Martino, tre giorni e un pocolino. E ce n’è un altro che ammonisce: A San Martino, si veste il grande e il piccino. Infatti, se non è oggi sarà domani, la neve è vicina.

La neve era di già in terra (ora parlo di quasi duemila anni addietro) e il cavallo, ferrato a ghiaccio, vi stampava in doppia fila le sue orme, mentre il cavaliere si stringeva nel suo mantello, che in quel momento, dico con quel gran freddo, non avrebbe barattato con la porpora dell’imperatore. Il cavaliere era Martino, e camminava per tornarsene alla sua casa, distante ancora poco meno di quattro giorni. Ravvoltolato fino agli occhi in quel suo mantello, pensava per gusto alla sua casa, al suo tiepido letto, quand’ecco davanti a lui un povero vecchio, talmente povero che con quel freddo, fra quella neve, non aveva un cencio che gli coprisse le spalle. San Martino — si capisce bene ch’io discorro di lui — non era ancora santo, e neppure cristiano (studiava, sì, per diventare un giorno cristiano), ma il cuore era quello: tira la briglia al cavallo; si leva il mantello, lo addoppia, agguanta la spada, la pianta nel mezzo e za! di un pastrano ne venne due.

Era una bell’opera di misericordia, e Colui che tiene conto del bicchier d’acqua; che dirà ai misericordiosi: “Ero ignudo e voi mi avete vestito”; volle subito ricompensarla, dimostrando quanto gli fosse gradita: nell’atto stesso che il soldato porgeva al povero la metà del suo mantello, tutta la neve che era in terra disparve, la terra si rasciugò, l’aria si fece calda, le piante sparsero la foglia, gli uccelli si misero a cantare: insomma una vera estate in pieno novembre. Martino credeva di sognare, e quando, la sera, fu all’albergo, credette sicuramente di aver sognato. Difatti, appena egli, si trovò col suo cavallo al coperto (non un momento prima e non un momento dopo, proprio come se il tempo avesse aspettato per lui), ecco che ricominciò a nevicare, e la mattina il mondo era bianco, preciso come ventiquattr’ore innanzi. Aveva sognato di certo, aveva sognato.

Rimbacuccato come poteva in quel mezzo mantello, Martino si rimette in via, e il cavallo a stampar nella neve, in doppia fila, quelle sue orme… Macchè! non era ancora avviata la seconda fila, eccoti, brrr! un altro povero, siffattamente compagno al primo, che non aveva per coprirsi altro che le mani. E Martino? Martino, questa volta, non stette a cavar la spada: meglio goda uno che patire in due, e si svolge e dà al poveretto tutto il resto del suo mantello, tenendosi per sè tutto il freddo… Il freddo? Ma dov’è il freddo? Dov’è la neve? Dov’è quel cielo grigio e senza forma di or ora? … Iddio, insomma, aveva ripetuto il miracolo, tale e quale come Martino aveva ripetuto l’opera di misericordia. E per fargli vedere che l’aveva fatto unicamente per lui, la neve ricominciò a cascare, dopo una giornata di vera estate, proprio nell’atto che il suo cavallo tirava l’ultima zampa sotto la loggia dell’osteria.

 La mattina del terzo giorno (il mondo era ritornato mugnaio, nero di dentro e bianco di fuori) la mattina del terzo giorno, io non ve la voglio far tanto lunga, accadde quel che era accaduto la mattina innanzi e quell’altra: il solito povero ignudo, la solita carità di Martino (che, non avendo più mantello, si privò della sottoveste) e il solito miracolo di Dio: un tempo di piena estate fino a che un crine del cavallo si trovò allo scoperto: quindi, al solito, neve.

Vuol dire che la quarta mattina Martino fece più presto a vestirsi… Era l’ultima volta che si vestiva all’albergo; mezza giornata soltanto lo separava ormai da casa, e si può credere con che gusto, mentre s’affibbiava le armi, egli pensasse alla sua casa, al suo fuoco, alla sua tavola, al suo tiepido letto: solo una camicia, sotto quelle gelide armi, lo difendeva dall’aria – e la neve fioccava. Credete almeno che la camicia la riportasse? S’era appena mosso che un braccio nudo si tese tremolante verso di lui – e Martino, senz’esitare, diede l’ultimo avanzo dei suoi vestiti… Dio rinnovò per la quarta volta il miracolo: per la quarta volta l’inverno cedette improvvisamente all’estate. Ma per non più che mezza giornata: il tempo che ci volle a Martino per giungere a casa. E poichè egli dubitava ancora di aver sognato, Cristo gli apparve, nella notte, ricoperto del suo mantello, e diceva agli angeli, ai santi, che gli eran d’intorno: “Martino mi ha dato questo vestito”.

Da allora (se non sono io che ho sognato), novembre, il nebbioso, il piovoso, il nevoso novembre, s’è arricchito di questa gemma, di questi tre giorni e mezzo d’estate, che è l’“estate di San Martino”.

Tre giorni e mezzo soltanto, “tre giorni e un pocolino”, quanto durò quel viaggio: e poi di nuovo novembre, di nuovo il freddo, l’acqua, la neve: A San Martino, si veste il grande e il piccino.

E chi non ha da vestirsi?

Sta in noi che il miracolo si ripeta intero; che Cristo si mostri agli angeli e ai santi coperto delle nostre vesti, e a noi stessi, un giorno, per dirci: “Venite, o benedetti del Padre mio… perchè io ero ignudo e voi mi avete vestito”.

 

Testo tratto da: Tito Casini, Al fuoco e all’ombra, Firenze: L.E.F. 1934, pp. 19-23.

 

Buon onomastico a tutti coloro che portano questo bel nome!

11 thoughts on “La leggenda di San Martino

  1. Una leggenda che non morirà mai …
    ciao Rosa ci sono poco
    ma ogni tanto mi affaccio alla finestra per veder passare gli amici
    che non si dimenticano ….dolce notte

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  2. Buongiorno cara Rosa, adoro le storie, fiabe e racconti.. tutte queste cose hanno qualcosa di vero, dobbiamo soltanto leggere per comprendere, anche a te un serena giornata di San Martino con sincera amicizia Pif☀Rebecca

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  3. Martino nacque in Pannonia (Ungheria) e Morì in Gallia (Francia) non 2000 ma circa 1700 anni fa.
    A quel tempo pur essendo di origine nordica tutto il mondo conosciuto era praticamente Impero Romano e lui parlava latino.
    Dal Martirologio Romano: Di stanza come soldato in Francia, rivestì col suo mantello, Cristo stesso presentatosi a lui in sembianze di mendicante..convalidando le stesse parole di Gesù del Vangelo MATTEO 25 (38, 40):
    – [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. –
    GESU’ lo ricompensò con L’estate di Novembre.
    Martino, lasciò l’esercito, si battezzò, divenne esorcista, quindi sacerdote poi vescovo e istituì in Francia monasteri.
    Buon Pomeriggio da Carlo.

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  4. Chi era quel tipo che diceva “Per la precisione!!!” ihihih.. e bravo Carlo!
    Ciao Rosa, vedo che sei già molto abile su WP!
    Ti lascio i miei complimenti! Io spero di capirci qualcosa di più, prima possibile!
    Passate un sereno week end! Un abbraccio, Sabrina

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  5. Pingback: SAN MARTINO | Parrocchia "Nostra Signora della Neve" ♦ Bolzaneto ♦

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