La leggenda del leone del Malpasso


La storia vera del leone di pietra di Capo Noli, quello che si trova sulla strada tra Noli e Finale.
Tutti credono che siano stati il mare e il vento a consumare la roccia e a darle quella forma che somiglia veramente a un leone seduto. In verità il vento e il mare non hanno fatto altro che levigare la figura del leone, nascondendone i tratti che molti e molti anni fa erano nitidi e chiari.
Dovete sapere che nei primi anni del primo secolo, ben prima che i crociati andassero a liberare Gerusalemme, Noli era già una repubblica marinara le cui navi solcavano i mari alla ricerca di ricchezze e scambi commerciali.
Tra i marinai c’era un giovane di nome Leone che voleva andare in Africa per vedere da vicino gli animali di cui portava il nome.
Per questo si imbarcava spesso sulle navi che facevano le rotte più estreme e dopo anni di vagare, giunse sulle coste dell’Africa dove oggi c’è il Marocco.
Durante la sosta in porto si spinse fino nell’interno con lo scopo di vedere i leoni, ma quando finalmente li vide non seppe trattenersi: ne voleva uno da portare a casa e mostrare a tutti.
A fatica convinse i suoi compagni e alcuni cacciatori del posto a fare una battuta per catturarne uno vivo. La cosa era assai pericolosa, ma alla fine partirono e al terzo giorno di caccia riuscirono a catturare un giovane leone, robusto e dalla folta criniera, un esemplare unico a detta dei cacciatori del luogo. Lo chiusero in una gabbia e lo caricarono sulla nave.
Il leone mangiava carne fresca, così dovettero caricare anche antilopi e altri animali per nutrirlo durante il viaggio e così il trasporto costò al marinaio tutta la sua paga per quel viaggio.
Finalmente la nave tornò a Noli e il giovane marinaio fece portare il leone a casa sua dove preparò una gabbia più grande e iniziò a chiamare parenti e amici per ammirare il suo trofeo di caccia .
Il leone non smetteva di ruggire e questo suscitava paura e ammirazione in coloro che venivano a vederlo. Ma il leone non ruggiva per ferocia: stava solo chiamando la sua compagna dalla quale era stato separato. La leonessa, infatti era corsa fin sulle spiagge del Marocco e ruggiva e guaiva chiamando il suo compagno. E ruggiva così forte che il leone, dalle alture delle Manie, dov’era la casa del marinaio poteva sentirla.
Dopo l’entusiasmo iniziale le attenzioni del marinaio per l’animale iniziarono a calare: erano ormai pochi quelli che venivano a vederlo, in compenso il leone costava un sacco di soldi in cibo e bisognava sempre rinforzare la gabbia perchè il leone con le zanne e le zampe ne indeboliva le sbarre di legno.
Una notte, dopo aver allentato le sbarre, il leone riuscì a fuggire attratto dai lamenti sempre più disperati che dall’Africa giungevano a lui.
Corse giù dalle Manie e giunto sul mare si fermò sul piccolo promontorio a picco sul mare su cui si trova oggi la sua statua, i sedette e iniziò a ruggire per chiamare la sua compagna di cui sentiva i lamenti
Ruggì tanto forte e con tale potenza che svegliò un mago che dormiva profondamente proprio lì vicino.
Il mago non capiva chi o cosa fosse a fare quel frastuono e si alzò. Quando vide cos’era disse al leone di smettere, ma il leone voleva tornare dalla sua compagna e non aveva certo paura di un mago qualsiasi e continuò a ruggire spaventando tutti nel giro di qualche chilometro.
Allora il mago indispettito, fece.un incantesimo e trasformò il leone in pietra facendolo tacere.
E questa è la vera storia del leone di pietra di Capo Noli, e se qualcuno si fermasse vicino alla statua nelle giornate in cui c’è vento di mare, potrebbe sentire ancora arrivare fin qui i ruggiti della leonessa che cerca il suo leone rapito.
letta su una pagina di fb
 
 
 
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