“El Ezbaweya”


Vi propongo alcune righe di uno scritto di suor Emmanuel – chi non la conosce può leggere due righe qui

 

In Egitto…. Il mese scorso, ho avuto la grazia di poter tornare in Egitto. Molti mi dicevano: “Non ci andare, è pericoloso!” Ma oggi, dov’è il pericolo? A Parigi, a Nizza, a Bruxelles, o al Cairo? Il vero pericolo è quello di non essere sul posto dove il Signore ci chiama!  Nel suo messaggio del  2 marzo, Maria Santissima ci dice due volte che Lei viene ad aiutarci. Questo mi ricorda ciò che ho appreso visitando una chiesetta nascosta nelle strette e popolose strade del Cairo, nella parte più vecchia della città. Lì viene conservata una delle tre icone della Vergine Maria, dipinte dall’apostolo san Luca. Questo dipinto viene chiamato “El Ezbaweya”. Un’altra si trova a Roma, e la terza a Gerusalemme.  Questa icona è miracolosa. Molti cristiani e non cristiani ci vengono a onorare la Madre di Dio rappresentata con il Bambino Gesù. Alcuni passano delle ore davanti a Lei, seduti per terra, mormorandole delle lodi mischiate a delle suppliche. Fra i tanti miracoli avvenuti in quel luogo, uno di essi, raccontato dal prete copto responsabile di quel Santuario, mi ha molto toccato.

Negli anni 40, durante la seconda guerra mondiale, una donna di nazionalità greca arriva al Cairo e per 12 giorni sta ai piedi della Vergine, pregandola e supplicandola in lacrime. Ogni giorno, faceva una offerta. Suo figlio si era unito all’esercito inglese ed era stato inviato in Libano. Egli mandava regolarmente delle lettere a sua madre, ma nella sua ultima lettera, le diceva che si era ammalato. Poi… più niente! Silenzio totale! Non arrivava più alcuna notizia, così questa povera madre temeva che gli fosse successo qualcosa di grave e addirittura che fosse morto. Lei veniva da lontano per implorare l’aiuto della El Ezbaweya, supplicandola di vegliare su suo figlio in Libano, di mantenerlo in salute e di farlo tornare a casa.  Un giorno, il prete la trovò molto presto la mattina davanti alla porta della chiesa, raggiante di gioia. La donna gli racconta che aveva ricevuto una lettera da suo figlio. Nella lettera il figlio ringraziava sua madre dicendo: “ Mamma, ti ringrazio per la Signora che mi hai inviato! Stavo molto male, ma quella signora è venuta da parte tua e mi ha portato una medicina. Mi ha detto: “Tua madre mi ha mandato da te!” Ed è quella medicina che lei mi ha portato che mi ha guarito.  L’ho presa e sono guarito! Ho chiesto alla signora come si chiamava, ed ella mi ha risposto: “Mi chiamo El Ezbaweya”. (Al figlio quel nome non diceva nulla).

Il prete concluse: “La signora El Ezbaweya ha risposto alle preghiere, alle lacrime ed alle lodi di una madre!”

Un messaggio di fede, di speranza, di totale abbandono alla mamma Celeste, che culmina  in  gioia e ringraziamento-

Tu puoi, fratello mio, non credere in Dio, ma Dio non cesserà mai di credere in te.
(Padre Pio)

 

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