“Gettare ogni giorno l’ancora in Dio”


Sorgente: “Gettare ogni giorno l’ancora in Dio”

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Contro chi lottiamo?


Si racconta di un vecchio  eremita: una di quelle persone che per amore a Dio si rifugiano nella solitudine del deserto, del bosco o delle montagne per dedicarsi solamente alla orazione e alla penitenza.
Molte volte si lamentava di essere sempre occupatissimo.
La gente non capiva come fosse possibile che avesse tanto da fare nel suo ritiro.
Ed egli spiegò:
“devo domare due falconi, allenare due aquile, tenere quieti due conigli, vigilare su un serpente, caricare un asino e sottomettere un leone”.
Non vediamo nessun animale vicino alla grotta dove vivi.
Dove sono tutti questi animali?
Allora l’eremita diede una spiegazione che tutti compresero.
“Questi animali li abbiamo dentro di noi”.
I due falconi, si lanciano sopra tutto ciò che gli si presenta, buono e cattivo.
Devo allenarli prché si lancino solo sopra le buone prede…
Sono i miei occhi
Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono.
Devo allenarle perché si mettano solamente al servizio e aiutino senza ferire…
Sono le mie mani
E i conigli vanno dovunque gli piaccia, tendono a fuggire gli altri e schivare le situazioni difficili.
Gli devo insegnare a stare quieti anche quando c’è una sofferenza, un problema o qualsiasi cosa che non mi piaccia…
Sono i miei piedi
La cosa più difficile è sorvegliare il serpente anche se si trova rinchiuso in una gabbia con 32 sbarre.
È sempre pronto a mordere e avvelenare quelli che gli stanno intorno appena si apre la gabbia, se non lo vigilo da vicino, fa danno…
E’ la mia lingua
L’asino è molto ostinato, non vuole fare il suo dovere.
Pretende di stare a riposare e non vuole portare il suo carico di ogni giorno…
E’ il mio corpo
Finalmente ho necessità di domare il leone, vuole essere il re, vuole essere sempre il primo,
È vanitoso e orgoglioso…

Questo è… il mio cuore

Inizio della Grande Guerra


 l’Italia   lunedi  24 maggio 1915 entrò ufficialmente nel Primo conflitto mondiale
che costò alla nostra Nazione 650 mila vittime tra i soldati e 600 mila vittime civili.

l’Italia dichiarò guerra all’Austria Ungheria

 ad ottobre la Bulgaria entrò in guerra a fianco della Germania e Austria

https://www.youtube.com/watch?v=fr79NZjDj_o

♣ 23 maggio


dal web

Muore a Milano, nel 1873, Alessandro Manzoni.

 1992   Strage di Capaci-

Pochi minuti dopo aver imboccato l’autostrada A29, nelle vicinanze dell’uscita di Capaci, una mano assassina aziona con un radiocomando a distanza 500 chilogrammi di esplosivo, nascosti in un tombino dell’autostrada. Le lancette dell’orologio segnano le 17,56 quando l’istituto di Geofisica registra la tremenda esplosione.

Christus triumphans ed il Christus Patiens.


Altra piccola riflessione religiosa:
osservando il Cristo in croce
avete mai notato da che parte è rivolta la testa?

a volte è rappresentata a sinistra, altre a destra.

forse dipende dal committente, da cosa voleva indurci a pensare mentre raccolti in preghiera posiamo il nostro sguardo su questa raffigurazione cosi dolorosa di Gesù-

in seguito ad una mia piccola statistica ho notato che nella maggior parte la testa è reclinata verso destra…
e sapete perchè?
perchè alla destra di Gesù era crocifisso Dimas- il buon ladrone
e Gesù rivolgendosi a lui gli disse:

«Oggi con me sarai nel paradiso».

esistono quindi altri due modi di rappresentare il crocifisso:

CristoCrucificado jesus03

Nel Christus triumphans il Cristo crocifisso, è in posizione frontale con la testa eretta e gli occhi aperti, vivo sulla croce è ritratto come trionfatore sulla morte

Mentre nelle rappresentazioni iconografiche del Cristo Sofferente (Patiens) – Egli è con il capo reclinato sulla spalla, gli occhi chiusi, e il corpo inarcato dal dolore

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San Mattia 14 maggio


Mattia, abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda, il traditore, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d’Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda. Una cosa è certa, perché affermata da S. Pietro (Atti, 1,21), che Mattia fu uno di quegli uomini che accompagnarono gli apostoli per tutti il tempo che Gesù Cristo visse con loro, a cominciare dal battesimo nel fiume Giordano fino all’Ascensione al cielo. Non è improbabile che facesse parte dei 72 discepoli designati dal Signore e da lui mandati, come agnelli fra i lupi, a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dov’egli stava per andare. S. Mattia conosceva certamente Giuda, nativo di Kariot, quello che nella lista dei Dodici è sempre messo all’ultimo posto e designato con l’espressione “colui che tradì il Signore”. Durante le peregrinazioni apostoliche, Gesù e i discepoli ricevevano doni e offerte dalle folle entusiaste e riconoscenti per i malati che guarivano. S’impose perciò la necessità di affidare a qualcuno di loro l’incombenza di economo. Fu scelto Giuda, ma ci dice San Giovanni che non fu onesto nel suo ufficio.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù fu invitato a Betania, con gli apostoli e l’amico Lazzaro risuscitato dai morti, ad un banchetto in casa di Simone, il lebbroso. Mentre Marta serviva, Maria, sua sorella, prese una libbra d’unguento di nardo genuino, di molto valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli.
Allora Giuda Iscariota protestò: “Perché quest’unguento non è stato venduto per più di 300 denari e non è stato dato ai poveri?”. Ma, commenta ironicamente S. Giovanni l’evangelista, “disse questo non perché si preoccupasse dei poveri, ma perché era ladro, e avendo la borsa portava via quello che vi si metteva” (Giov 12,1-11). Aveva paura di morire di fame? Temeva forse, avaro com’era, una vecchiaia triste e solitaria? Quando seppe che i capi del Sinedrio cercavano il modo di catturare Gesù per condannarlo a morte, ingordo di denaro, andò dai sommi sacerdoti e promise loro di tradirlo per trenta monete d’argento, il compenso fissato dalla legge per l’uccisione accidentale di uno schiavo (Es. 21,32).
Durante l’ultima cena, Gesù fece più volte allusione al suo traditore, anzi lo designò apertamente (Mt 26,25), Dopo la cena, quando il Signore si ritirò a pregare al di là del torrente Cedron, il perfido Giuda giunse a capo di sgherri armati di spade e bastoni e, secondo il segnale loro dato, glielo consegnò nelle mani baciandolo. Il rimorso però non tardò ad attanagliargli l’animo. L’apostolo, infedele alla sua missione, quando seppe che il sinedrio aveva condannato il suo Maestro, che lo aveva sempre trattato con bontà anche nell’ora buia del tradimento, riportò i trenta denari, che gli scottavano in mano, ai sommi sacerdoti e agli anziani, gemendo; “Ho peccato, tradendo sangue innocente!”. Ed egli, gettati i denari d’argento nel tempio, fuggì e, in preda alla disperazione alla quale non seppe reagire, andò ad impiccarsi (Mt 27,3-5).
Gesù nell’ultima cena, dopo lo smascheramento di chi lo tradiva, aveva esclamato: “Guai a quell’uomo per opera del quale il Figlio dell’uomo è tradito: era meglio per lui che non fosse mai nato!” (Mt 26,24). Dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme, nel cenacolo. Di comune accordo essi erano perseveranti nell’orazione con alcune donne, con Maria, la Madre di Gesù, e con i cugini di lui. Mentre attendevano “la promessa del Padre”, cioè lo Spirito Santo, Pietro, alzatesi in mezzo ai fratelli (c’era una folla di circa 120 persone), prese a dire: “Era necessario che si adempisse la Scrittura che lo Spirito Santo, per bocca di David, aveva predetto nei riguardi di Giuda, il quale si fece guida a coloro che catturarono Gesù; poiché egli era annoverato tra noi ed ebbe la sorte di partecipare a questo ministero. Costui, inoltre, con la mercede del suo delitto, acquistò un campo; caduto a capofitto, gli scoppiò il ventre e si sparsero tutte le sue viscere. Il fatto divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto che quel campo, nel loro idioma, fu chiamato Aceldama, cioè campo del sangue. Infatti nel libro dei Salmi sta scritto: “Divenga deserta la sua dimora, e non vi sia chi l’abiti!”. E ancora: “Prenda un altro il suo ufficio”. E’ dunque necessario che uno degli uomini che ci furono compagni per tutto il tempo che il Signore Gesù trascorse tra noi, a partire dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui fu assunto di mezzo a noi, divenga, insieme con noi, testimone della sua risurrezione” (Atti 1, 16-22).
Ne presentarono due: Giuseppe, di cognome Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: “O Signore, tu che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per assumere l’ufficio di questo ministero e di questo apostolato, dal quale Giuda perfidamente si partì per andarsene al proprio luogo”. Poi tirarono la sorte, e la sorte cadde su Mattia, e venne annoverato con gli undici apostoli.
Quando giunse il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nello stesso luogo. A un tratto, ci fu dal ciclo un fragore, come di vento impetuoso, e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro delle lingue che sembravano come di fuoco, dividersi e posarsi sopra ciascuno di loro. Tutti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo il modo in cui lo Spirito concedeva loro di esprimersi. Ora in Gerusalemme dimoravano pii Giudei di ogni nazione che è sotto il cielo. Udito quel fragore, si radunò una gran folla che rimase sbalordita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua” (Atti c. 1).
Allora Pietro, insieme con gli undici, si fece avanti, alzò la voce e spiegò che quell’evento era stato predetto dal profeta Gioele e che Gesù, risuscitato dai morti, era stato costituito da Dio “Signore e Messia”. Molti presenti, sentendosi il cuore compunto, chiesero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che cosa dobbiamo fare?”. E Pietro disse loro; “Convertitevi e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”.
Quelli dunque che accettarono la sua esortazione si fecero battezzare, e, in quel luogo, circa tremila persone si associarono alla Chiesa. Ed erano sempre assidui alle istruzioni degli apostoli, alle riunioni comuni, allo spezzamento del pane e alle orazioni. Il timore si era impadronito di ogni anima, poiché per mezzo degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi. E tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano fra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno. E frequentavano insieme e assiduamente il tempio ogni giorno; spezzavano il pane di casa in casa; mangiavano insieme con giocondità e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore, poi, associava alla Chiesa quelli che di giorno in giorno venivano salvati. (Ivi, c. 2).
La moltitudine dei credenti era di un sol cuore e di un’anima sola. Infatti tra loro non c’era alcun indigente, poiché tutti i padroni di campi o di case, man mano che li vendevano, portavano il ricavato delle cose vendute e lo mettevano a disposizione degli apostoli: poi veniva distribuito a ciascuno secondo la necessità che uno ne aveva.
E gli apostoli, frattanto, con grande energia rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e, verso tutti loro, c’era una gran simpatia. Sicché la moltitudine di uomini e donne credenti nel Signore andava aumentando sempre più. 
Si mosse allora il sommo sacerdote con tutti i suoi seguaci. Al colmo della gelosia afferrarono gli apostoli e li misero nella prigione popolare. Un angelo li mette in libertà- Essi li fanno arrestare dal prefetto del tempio, dove stanno imperterriti a istruire il popolo, intimano loro, dopo averli fatti fustigare, di non parlare affatto nel nome di Gesù. Essi se ne vanno via dal sinedrio giulivi per essere stati ritenuti degni di subire oltraggi a causa di quel nome. E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuano a insegnare e ad annunziare senza posa la buona novella del Messia Gesù, fino a tanto che il martirio di S. Stefano prima, e l’imprigionamento di S. Pietro poi, li costringe provvidenzialmente a disperdersi per il mondo allora conosciuto per fare discepole del Martire del Golgota tutte le nazioni.
Le notizie posteriori riguardanti S. Mattia sono contraddittorie. Tutte però concordano nel dirlo martire. Le sue reliquie, vere o presunte, sono venerate a Roma nella basilica di S. Maria Maggiore.

La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda-

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 Autore: Guido Pettinati

buon onomastico a chi porta questo nome :-*

Gufi gufetti e civette


...vi siete mai chiesto come per alcuni i gufi sono sinonimo di malasorte e per altri sono portafortuna?…. 253

sono tutti e due rapaci notturni, la civetta comune è il più piccolo dei due, ha un corpo abbastanza rotondo ed è priva di particolari ciuffi che sono presenti sul capo del gufo. La civetta fa un vero e proprio verso, tipo” guu guu” mentre quello del barbagianni è una specie di soffio. Quello del gufo è è un “u–u-u” piuttosto lugubre e sospirato.

Secondo la leggenda, un tempo era un uccello diurno dalla splendida voce. Ma dopo aver assistito alla morte di Gesù sul Golgota, odiò la luce del sole e soffocò il suo canto soave, tramutandolo in singhiozzo per la morte del figlio di Dio.

è  simbolo della saggezza e della sapienza: nel Medioevo gli studenti sostenevano gli esami portando addosso amuleti a forma di gufo.

Secondo la mitologia popolare di varie regioni d’Italia, l’urlo notturno della civetta, quando caccia, significa segnale di morte, qualcuno sta per morire nella zona. Le civette fra l’altro tendono a dimorare in vecchie mura, e spesso si annidono in case e chiese diroccate e dove non c’è tanta attività umana la sera, come i cimiteri. Ciò perchè cacciano topolini e piccoli serpenti, a nidi di altre specie, che vivono vicino agli uomini, ma ai margini. Il fatto che tanto spesso sono vicino a cimiteri o posti lugubri, gli ha fatto guadagnare la fama di portasfortuna, e di segnale di morte. Gli occhi enormi e dilatati, la testa piena di piume, che lo la fanno sembrare un vecchio severo non hanno aiutato la civetta ed i gufi che sono più grandi e gli somigliano. Come fa la civetta a trasformarsi in portafortuna? Nelle stesse zone rurali dove era considerata jettatrice, la civetta una volta catturata veniva crocifissa da viva sui portoni, e prendeva il ruolo di guardiana della casa contro il malocchio. Insomma si credeva che impossessandosi dell’animale e crocifiggendolo i poteri jettatori sarebbero stati diretti contro gli invidiosi e i malevoli. Oggi nessuno farebbe più una cosa del genere per cui sono rimaste alla civetta entrambe le considerazioni, di preannunciatrice di morte e disgrazia e di potente antijella.
Il duplice principio riguarda anche il gufo il quale viene considerato a torto animale che aspetta la morte per potersi cibare dei cadaveri (uccello del malaugurio). Si diceva che sentisse la morte e si mettesse in attesa, da cui il termine gufare.

In alcuni posti si usava anche cucire una piuma di civetta sul vestito delle spose come portafortuna, e in molte case c’era il cosiddetto “crepuscolo del mattino”, cioè un foro praticato subito sotto il tetto che serviva come nido per le civette, che così sarebbero state riconoscenti per l’ospitalità ed avrebbero tenuto lontano il male.

e per finire un’antica filastrocca popolare di montagna:lunarossa_i0000c1

“Gufo, gufo della notte scura, che porti via fame e paura.. veglia su tutte le nostre genti, vecchi, bimbi e sugli armenti. Col tuo canto, che può far paura, proteggi gli amici con madre natura… Fate, gnomi fastidiosi folletti, non potranno più farci dispetti.”
Ecco perché la presenza di uno o più gufi in una casa, recherà ottimi e profondi auspici di buona salute e allegra fortuna!

°*°*°*°*°*°*°

e per voi sono portafortuna o no? 

io ho sempre saputo dalle tradizioni nostre che portava male… 

povero gufetto… e poi il fatto che si dice < non me la gufare> ha incentivato

questo pensiero…

*°*°*°*°*°

poverini…e poi ultima cosa… la sfortuna non esiste…

o  forse si…? 😛 … ne riparleremo …buona giornata gufetti 

Giornata mondiale dell’infermiere


Il decalogo dell’infermiera

 

Non avrai altro biglietto da visita all’infuori del sorriso

Ricordati di “cancellare” te stessa

Ricordati di non dimenticare

Onora la competenza e la preparazione

Bada che Dio sia manifestato in ciò che fai

Con l’affabilità del tuo sorriso, fa benedire Dio

Devi rubare al fratello il peso del dolore

Devi inventare l’amore

Non indurire il cuore con l’abitudine del dolore altrui

Tieni presente, infine, che l’ammalato è sempre un… altro Gesù

La preghiera dell’infermiera:Visualizza l'immagine a schermo intero

O Gesù buon Samaritano, che ti sei chinato sulla folla dei sofferenti, che hai guarito ogni sorta di infermità, fa’ che io abbia la mano dolce, l’anima forte, il cuore compassionevole e l’intenzione soprannaturale.
Dopo aver medicato i corpi, insegnami a tenere nella dovuta stima le anime, a risvegliare in esse le speranze eterne.
Aiutami a nobilitare la mia professione con la freschezza della fede.
Fa’ che nei malati io veda Te e le tue membra doloranti, sempre miri al tuo compiacimento.
Che io alleggerisca il loro peso, come il Cireneo alleggerì il tuo.
Quando giunge il momento supremo, fa’, o Dio Salvatore, che io sia per i moribondi quello che fu la Veronica per Te lungo la via del calvario;
e che, compiendo sino all’ultimo il mio dovere, io imiti presso la spoglia mortale l’esempio di quelle sante donne che raccolsero il Tuo corpo esanime e lo composero nel sepolcro.
O Dio di Risurrezione e di Vita, fammi uno con Te affinché io sia strumento per ridonare la speranza e la gioia della vera vita.

e il pensiero del “pazienteVisualizza l'immagine a schermo intero

Signore, grazie per quanti si prendono cura di noi.

Sostienili con la tua forza

e rendili segno trasparente della cura

che Tu hai per ogni tuo figlio.

Illumina quanti si curano di noi,

quanti cercano di diagnosticare le nostre malattie,

alleviare le nostre sofferenze,

dare fiducia alle nostre attese.

 Benedici le menti, le mani e i cuori

di quanti si accostano alle nostre infermità,

fà che non ci considerino come un caso da studiare,

un organo da curare o un numero da sbrigare,

ma vedano il nostro volto,

comprendano le nostre ansie,

e portino alla luce le nostre risorse interiori.

Ti preghiamo per quanti sono presi da se stessi,

e non hanno tempo di ascoltarci;

fà che scoprano che la saggezza risiede nell’umiltà

e che la guarigione cammina in compagnia della bontà.

Ti preghiamo per coloro che sono stanchi,

stanchi di veder soffrire e di dover capire,

perchè non si arrendano dinanzi alle difficoltà,

ma sappiano rinnovare le loro motivazioni

per ritornare accanto a noi carichi di speranza.

Bagnara


Bagnara si trova incastonata nella nostra meravigliosa costa viola sul tirreno,
potete vedere  nella foto la torre di re ruggero il normanno del xv secolo ( la calabria ne contava 32 circa)
 ed un piccolo monumento che  ricorda la straordinaria mia martini- grande voce italiana 
che è nata qui…♥ E  di cui oggi cade l’anniversario di morte: era il 12 maggio del 1995

La lancia di Longino


Siamo alla storia di Longino l’isaurico, il centurione che trafisse Gesù con la sua lancia e che si convertì dopo la crocifissione. Pare che abbia anche raccolto anche il sangue di Cristo ai piedi della croce e l’abbia portato con sé a casa, a Mantova.  ( ma non era turco ? ) Longino fu ucciso dopo tre anni dalla morte di Gesù: il sangue da lui raccolto è ancora conservato nella basilica di Mantova dove viene esposto il venerdì santo. Vangeli apocrifi, leggende, storia si mescolano nella storia di Longino, della sua lancia e del sangue di Gesù. Comunque, per custodire le ampolle con il sangue ci sono 12 chiavi, divise tra diverse personalità della città.  La  lancia: la si ritrova in Austria. Hitler, che sembra ne fosse ossessionato, la portò a Norimberga dove viene recuperata dagli americani poco prima che Hitler si suicidasse a Berlino. Il generale Pattern fu tentato dal tenersela, poi la riportò a Vienna, dove è ancora esposta. Basta andare all’Hofburg Museum di Vienna per vederla.

qui il video :

http://www.video.mediaset.it/video/mistero/puntate/379594/longino-discepolo-cristiano.html

T-shirt


Bisogna tornare al 1938 per fare la conoscenza della prima vera e propria T-shirt di cotone, a girocollo e con le maniche corte. Diventata poi famosa, quando l’attore Marlon Brando la indossò mostrando i bicipiti, nel film “Un tram che si chiama desiderio” girato nel 1951.  

info dal webdownload (1)

ღೋ cosi mi piacciono ღೋ


 

Mi piacciono le persone che lasciano il segno. Non cicatrici. Sono quelle persone che entrano in punta di piedi nella tua vita e la attraversano in silenzio. Parlano i gesti non la voce alta, gridano le emozioni non la rabbia.
~ Stephen Littleword ~

Ci sono persone nella nostra vita amici da sempre che tali si dichiarano riempendosi la bocca di parole; ci sono amici , invece che dicono poco, ma che con i loro gesti, la loro presenza e le loro attenzioni hanno capito tutto di te stesso, io dico grazie a loro: a chi ha la sensibilità e l’amore per il prossimo. A chi mi tempesta di messaggini di buongiorno, ma mai si fa un’esame di coscienza per chiedersi – potrei fare di piu’? potrei fare meglio?Lascio loro  l’attenzione che meritano, sono stanca- stanca davvero – non sono pretese le mie, ma considerazioni sui fatti che accadono, e se a loro ho fatto del bene non lo rinnego, lo rifarei- vorrei solo avere una corazza piu’ forte per ignorare  un pò di piu’ i loro problemi, visto che i miei sono i miei, e i loro sono i miei, ora time out.

 

Barbiturici


Si sente spesso parlare dei barbiturici più che per le loro proprietà benefiche, per i danni anche irreversibili che possono provocare se assunti in alte dosi. I barbiturici derivano il loro nome, duro da pronunciare, da quello di una dolce cameriera, Barbara, che forniva all’inventore di questi farmaci l’urina per gli esperimenti. Si tratta dei primi farmaci sedativi (acido barbiturico) che il medico tedesco Adolf Baeyer produsse per sintesi nel 1865, avvalendosi di acido malico e urea. Bisognerà aspettare però fino al 1903 perché i barbiturici possano essere acquistati e il 1905 affinché a Baeyer venga assegnato il Premio Nobel.

06 maggio


dal web

6 Maggio 1976 – alle 20.56 di sera il Friuli viene sconvolto da una scossa di terremoto di magnitudo 6.2. Con epicentro nella zona a nord di Udine la scossa principale e le successive di assestamento provocheranno nella sola regione del Friuli 989 morti e oltre 45.000 senza tetto.

1994 –  inaugurato il tunnel della manica : Ottomila e mezzo anni fa, era possibile raggiungere l’Inghilterra via terra dalla Francia. Oggi, in alternativa ai collegamenti marittimi, si può coprire quella distanza a bordo di treni…

Il 6 maggio 1851 
Linus Yale brevetta la serratura a chiave dentellata. La chiave, moderna per l’epoca, che tutto il mondo adopera ancora oggi. 

In questo giorno del 1889 
Viene ufficialmente aperta al pubblico, durante l’Esposizione Universale di Parigi la Torre Eiffel

compleanno di – George Clooney nato nel 1961..auguri George.🍃🌷🌻🌿🌹

Offresi pellegrino


Capitasse mai di fare un voto alla madonna di Fatima, ma non si riuscisse poi ad andare in pellegrinaggio nel sito sacro portoghese, si può aggirare il problema: 1.800 euro a Carlos Gil e ci pensa lui a mantenere la promessa. Gil – riferisce The Guardian – parte dalla sua casa nei pressi di Lisbona e va a piedi a Fatima per conto terzi. A garanzia del pellegrinaggio, restituisce poi una sorta di certificato con timbri che attestano le varie tappe lungo i 300 chilometri e passa che percorre, in circa due settimane (tra andata e ritorno). I soldi incassati servirebbero esclusivamente – dice – a coprire le spese del viaggio. Tutti i dettagli su Peregrino.org.

metropolitana curiosità


La metropolitana di Genova serve una rete di 5,5 chilometri e conta sette stazioni che si aprono su punti turistici, culturali e commerciali della città: Brin, Dinegro, Principe, Darsena, San Giorgio, Sarzano/Sant’Agostino, De Ferrari.

Possono essere diversi i parametri utilizzati per valutare l’estensione della rete metropolitana di una città. Se consideriamo il numero di linee, per esempio, la più estesa risulta essere la rete di New York, con 27 linee. Se invece guardiamo la lunghezza complessiva in chilometri allora il record spetta a Shanghai, che ha recentemente superato Londra, con 420 km. Oppure si potrebbe considerare il numero medio di passeggeri trasportati per anno e in questo caso la vincitrice risulterebbe Tokyo. Di seguito tre significative classifiche dalle quali si evince l’arretratezza dei trasporti nelle metropoli italiane.

CLASSIFICA PER NUMERO DI LINEE:

1. New York (USA) 27
2. Parigi (Francia) 16
3. Colonia (Germania) 15
4. Beijing (Cina) 13
4. Tokyo (Giappone) 13
4. Madrid (Spagna) 13
7. Mosca (Russia) 12
8. Shanghai (Cina) 11 8. Mexico City (Messico) 11 8. Londra (Regno Unito) 11 8. Barcellona (Spagna) 11 44. Milano (Italia) 3 44. Napoli (Italia) 3

CLASSIFICA PER LUNGHEZZA TOTALE:

1. Shanghai (Cina) 423.0 km
2. Londra (Regno Unito) 402.0 km
3. New York (USA) 368.0 km
4. Beijing (Cina) 337.0 km
5. Seoul (Corea del Sud) 316.3 km
6. Tokyo (Giappone) 304.5 km
7. Mosca (Russia) 302.0 km
8. Madrid (Spagna) 286.3 km
9. Guangzhou (Cina) 231.9 km
10. Parigi (Francia) 215.0 km
31. Milano (Italia) 83.3 km
72. Roma (Italia) 39.0 km     La prima vera linea metropolitana al mondo è stata comunque quella di Londra, chiamata ancora oggi “Underground” o “The Tube”. Essa ha cominciato a operare il 10 gennaio 1863 (Metropolitan Line) e attualmente ha 414 km di linee.

5 maggio


Ei fu. Siccome immobile, 
dato il mortal sospiro, 
stette la spoglia immemore 
orba di tanto spiro, 
così percossa, attonita 
la terra al nunzio sta, 
muta pensando all’ultima 
ora dell’uom fatale; 
né sa quando una simile 
orma di pie’ mortale 
la sua cruenta polvere 
a calpestar verrà. 
Lui folgorante in solio 
vide il mio genio e tacque; 
quando, con vece assidua, 
cadde, risorse e giacque, 
di mille voci al sònito 
mista la sua non ha: 
vergin di servo encomio 
e di codardo oltraggio, 
sorge or commosso al sùbito 
sparir di tanto raggio; 
e scioglie all’urna un cantico 
che forse non morrà. 
Dall’Alpi alle Piramidi, 
dal Manzanarre al Reno, 
di quel securo il fulmine 
tenea dietro al baleno; 
scoppiò da Scilla al Tanai, 
dall’uno all’altro mar. 
Fu vera gloria? Ai posteri 
l’ardua sentenza: nui 
chiniam la fronte al Massimo 
Fattor, che volle in lui 
del creator suo spirito 
più vasta orma stampar. 
La procellosa e trepida 
gioia d’un gran disegno, 
l’ansia d’un cor che indocile 
serve, pensando al regno; 
e il giunge, e tiene un premio 
ch’era follia sperar; 
tutto ei provò: la gloria 
maggior dopo il periglio, 
la fuga e la vittoria, 
la reggia e il tristo esiglio; 
due volte nella polvere, 
due volte sull’altar. 
Ei si nomò: due secoli, 
l’un contro l’altro armato, 
sommessi a lui si volsero, 
come aspettando il fato; 
ei fe’ silenzio, ed arbitro 
s’assise in mezzo a lor. 
E sparve, e i dì nell’ozio 
chiuse in sì breve sponda, 
segno d’immensa invidia 
e di pietà profonda, 
d’inestinguibil odio 
e d’indomato amor. 
Come sul capo al naufrago 
l’onda s’avvolve e pesa, 
l’onda su cui del misero, 
alta pur dianzi e tesa, 
scorrea la vista a scernere 
prode remote invan; 
tal su quell’alma il cumulo 
delle memorie scese. 
Oh quante volte ai posteri 
narrar se stesso imprese, 
e sull’eterne pagine 
cadde la stanca man! 
Oh quante volte, al tacito 
morir d’un giorno inerte, 
chinati i rai fulminei, 
le braccia al sen conserte, 
stette, e dei dì che furono 
l’assalse il sovvenir! 
E ripensò le mobili 
tende, e i percossi valli, 
e il lampo de’ manipoli, 
e l’onda dei cavalli, 
e il concitato imperio 
e il celere ubbidir. 
Ahi! forse a tanto strazio 
cadde lo spirto anelo, 
e disperò; ma valida 
venne una man dal cielo, 
e in più spirabil aere 
pietosa il trasportò; 
e l’avvïò, pei floridi 
sentier della speranza, 
ai campi eterni, al premio 
che i desideri avanza, 
dov’è silenzio e tenebre 
la gloria che passò. 
Bella Immortal! benefica 
Fede ai trïonfi avvezza! 
Scrivi ancor questo, allegrati; 
ché più superba altezza 
al disonor del Gòlgota 
giammai non si chinò. 
Tu dalle stanche ceneri 
sperdi ogni ria parola: 
il Dio che atterra e suscita, 
che affanna e che consola, 
sulla deserta coltrice 
accanto a lui posò.

L’ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte (la notizia della morte di Napoleone si diffuse il 16 luglio 1821 e fu pubblicata nella “Gazzetta di Milano”).

dal web

capitali d’italia


dalla rete

La capitale d’Italia non è sempre stata Roma. Dal 17 marzo del 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia, ad oggi, la capitale è cambiata più volte.

La prima in ordine cronologico è stata Torino,  poi fu  Firenze, che fu capitale del Regno d’Italia a partire dal 1865.

il 1º luglio 1871, Roma venne proclamata capitale d’Italia.

Da allora ci furono due brevi periodi nei quali la capitale fu trasferita altrove, entrambi durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, dopo l’armistizio con gli Alleati e la fuga di Vittorio Emanuele III da Roma, la città di Brindisi offrì rifugio all’intera dinastia Savoia e ai vertici militari diventando a tutti gli effetti capitale d’Italia. Dal febbraio 1944 e fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944) la capitale fu invece Salerno, dove si trasferirono la famiglia reale e il governo, dopo lo sbarco degli Alleati.

E’ curioso notare che la città di Roma ha ottenuto il riconoscimento costituzionale dello status di capitale soltanto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione italiana.

l’eroe dei due mondi ——-> 05 maggio 1860


  

 

oggi ricorrere la celebrazione dell’anniversario della partenza dei 1000 da Quarto….

che 1000 non erano ma bensì  1089

il piu’ giovane di essi aveva 11 anni e era figlio di un ufficiale vedovo…. il piu’ anziano aveva 69 anni….Per la maggior parte i volontari erano Lombardi 434, Veneti 194, Liguri 156, Toscani 78, Siciliani palermitani 45, Stranieri 35; pochissimi i piemontesi, poco più di una decina. Altri 26 erano i siciliani di vari paesi e città dell’Isola. La composizione sociale: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex artigiani, ex commercianti. E una sola donna (la moglie di Crispi).
Di popolino o contadini, quasi nessuno. La composizione politica era una sola, quella di sinistra repubblicana, mentre quella sociale, quasi la metà erano professionisti e intellettuali, l’altra metà artigiani, affaristi, commercianti, e pochissimi  operai

Per quanto riguarda le presenze straniere, spesso taciute dalla storia ufficiale e dai testi scolastici, inglese era il colonnello Giovanni Dunn, così come inglesi furono Peard, Forbes, Speeche (il cui nome, Giuseppe Cesare Abba, non potendo sottacere, trasformò nell’italiano Specchi). Numerosi gli ufficiali ungheresi: Turr, Eber, Erbhardt, Tukory, Teloky, Magyarody. Figgelmesy, Czudafy, Frigyesy e Winklen. La legione ungherese divenne preziosa per l’occupazione della Sicilia e per tante battaglie. La “forza” dei “volontari” polacchi aveva due ufficiali superiori di spicco: Milbitz e Lauge. Fra i turchi spicca Kadir Bey. Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza si deve ricordare Wolff, al quale fu affidato il comando dei disertori tedeschi e svizzeri, già al servizio dei Borbone.

il numero dei caduti. In totale sono circa 80. Di cui a Calatafimi, 34.

punto di rilievo è la richiesta da parte di Abraham Lincoln  Presidente degli Stati Uniti d’America   che voleva Garibaldi come capo dell’esercito statunitense….

CAVOUR FU ASSASSINATO?

La tesi dell’avvelenamento, suffragata da tre documenti “storici”, contrasta con tutta la tradizione storiografica italiota. Mai è stata infatti divulgata la tesi del Cavour ucciso, o meglio fatto avvelenare, da Napoleone III tramite “una giovane donna, d’un viso piacevole” moglie di un commissario di polizia (forse di Parigi), la quale, in cambio di un sostanzioso premio (500.000 lire), si sarebbe prestata allo “scellerato progetto”. 

Costei si porta a Torino, riesce a diventare intrinseca dell’amante del Cavour, una certa Bianca Ronzani, bellissima valchiria prussiana separata dal marito, impresario teatrale fallito, del quale aveva assunto il cognome. Informatasi con molta cautela delle abitudini del Cavour, l’agente segreto in gonnella riesce – secondo l’Ingrato – a dare pratica attuazione al piano diabolico. In un momento di distrazione della Ronzani, intrise di veleno la “tazza di porcellana bianca filettata in oro” da cui il ministro piemontese sorbiva il suo caffè. “Cavour bevve, bevve… e non s’accorse che egli, col caffè, succhiava la morte” che lo rapí cinque giorni dopo.

Autore del testo fu, per richiesta dello stesso eroe dei due mondi,Soprattutto noti, e ancora citati, sono i versi iniziali:

  « Si scopron le tombe, si levano i morti,
I martiri nostri son tutti risorti »
   

ed il ritornello:

  « Va’ fuori d’Italia! va’ fuori ch’è l’ora!
Va’ fuori d’Italia! va’ fuori, stranier! »
   

 

I professori


Quando Gandhi studiava diritto all’università di Londra aveva un professore, Peters, che non lo sopportava; Gandhi, però, non era il tipo da lasciarsi intimidire. Un giorno il professore stava mangiando nel refettorio e Gandhi gli si sedette accanto. Il professore disse: – Signor Gandhi, lei sa che un maiale e un uccello non possono mangiare insieme? – Ok Prof, sto volando via…rispose Gandhi, che andò a sedersi a un altro tavolo. Il professore, profondamente infastidito, decise di vendicarsi al prossimo esame, ma Gandhi rispose brillantemente a tutte le domande. Allora decise di fargli la domanda seguente: – Signor Gandhi, immagini di stare per strada e di notare una borsa; la apre e vi trova la saggezza e molto denaro. Quale delle due cose tiene per sé? – Certamente il denaro, Prof. – Ah, io invece al posto suo avrei scelto la saggezza. – Lei ha ragione Prof; in fondo, ciascuno sceglie quel che non ha! Il professore, furioso, scrisse sul libretto la parola IDIOTA e glielo restituì. Gandhi lesse il risultato della prova e tornò subito indietro. – Professore, Lei ha firmato l’esame ma si è dimenticato di mettere il voto!

dal web:-)

Perché Maggio è il mese della Madonna?


La storia del mese mariano comincia nel Medioevo con il tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura in fiore.

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Evocando la Madonna, la creatura più alta, si potevano unire i temi della natura e della Santa Vergine. Anche il beato Enrico Susso di Costanza (secolo XIV) componeva saluti con i quali dedicava la primavera in genere e maggio in particolare alla Vergine.

La pratica delle prime devozioni risale al secolo XVI. A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani ad ornare le statue della Madonna nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e di mortificazione.

Nasce il “fioretto di maggio”, gli altarini e le funzioni serali …

Ma vediamo più in dettaglio il perché Maggio è mese mariano.

 

Come la maggior parte delle grandi tradizioni popolari, la “marianità” del mese di maggio  non ha un “inventore” ma è piuttosto il risultato di una armoniosa fusione di tradizioni svariate.

Vediamo quali elementi si sono fusi per far sì che maggio diventasse universalmente il “mese della Madonna”!

 Maggio è il mese dell’amore.

Lo è fin dall’antichità. Non solo perché la bellezza della stagione suggerisce pensieri “romantici”,  ma anche per un motivo molto più concreto e pratico:  dopo i rigori dell’inverno (ai quali, con la diffusione del Cristianesimo si aggiunsero i rigori della Quaresima)  lo sbocciare della bella stagione (e, sempre con il diffondersi del Cristianesimo, del tempo pasquale)  diventava l’occasione per organizzare feste popolari: occasione privilegiata per gli incontri fra giovani  e quindi per il nascere di affetti e di progetti matrimoniali.

La letteratura colta e popolare poi insisté molto su questo abbinamento fra maggio e amore, contribuendo così a rafforzarlo e a radicarlo nell’immaginario collettivo.

 Maggio è anche il mese delle rose.

Per la verità adesso non lo è più, da quando l’innesto con una varietà di piccole rose orientali (sec. XIX)

ha dato alle nostre rose la caratteristica che mancava, e cioè la rifiorenza.

Adesso abbiamo rose da aprile a novembre, ma un tempo le rose erano proprie del solo mese di maggio,  il che accentuava la loro preziosità e anche la particolare bellezza di questo mese: e anche questo è un elemento che predispone il terreno alla marianità di maggio.

 Ma ecco subentrare un fatto importantissimo, e cioè la grande “svolta medievale” della devozione mariana.

La esaminiamo in tre passaggi:

 

1. Nei primi secoli del Cristianesimo la Madonna era stata oggetto di grandi riflessioni teologiche:  e fu giusto, perché la cristianità doveva avere ben chiaro il ruolo della Madonna,  il suo legame unico e irripetibile con il Salvatore, la sua reale maternità e la sua perpetua verginità.

 

2. Il Medio Evo, che pure fu epoca di grandi crudeltà,  fu anche epoca di meravigliose intuizioni e di eccezionale passione religiosa.

Fra le grandi intuizioni del Medio Evo ricordiamo (anche se questo non avveniva sempre, ovviamente…!)

la straordinaria valutazione della donna.

Pensiamo alla cavalleria, pensiamo al nostro Dolce Stil Novo: la donna era vista come creatura angelica,

come tramite fra l’uomo e Dio, come “Signora” alla quale consacrare la propria vita  in un rapporto d’amore che spesso era tutto ideale e spirituale.

Ripeto, questo non era la norma, ma era un elemento molto presente, se non nella prassi, almeno a livello di convinzione.

 

3. Per uno stupendo disegno della Provvidenza gli animi imbevuti di questa mentalità  (magari anche solo a livello superficiale) finirono per orientare verso Maria questo concetto altissimo della donna,  e così Maria divenne oggetto non più soltanto di riflessione teologica, ma di appassionato e delicato amore.

I Santi (che sono sempre i grandi profeti di ogni secolo) cominciarono a rivolgersi alla Madonna come innamorati,  fiorivano le cattedrali e le opere d’arte ispirate alla Madonna, per non parlare delle feste e del folklore…

Sì, la Madonna fu veramente la regina del Medio Evo!

Anzi, lo stesso appellativo Madonna nasce proprio in quest’epoca: Mea domina, Signora mia.

Non per niente nelle altre lingue diventerà Notre Dame, Our Lady, Nuestra Señora, Nossa Senhora…

 A questo punto fiorisce spontaneo l’abbinamento: maggio è il mese dell’amore,  Maria è la donna amata per eccellenza:  dunque Maggio è il mese di Maria!

 Dal Medio Evo in poi il fiorire progressivo di tradizioni in questo senso è stato insieme conseguenza e causa

di questa bella equivalenza. E’ vero che ci sono voluti dei secoli per arrivare alle forme di devozione odierne.

Ma le radici profonde sono qui, in questo abbinare Maria e amore.

 Ma a questo punto sta bene anche qualche data!

La prima documentazione scritta della marianità di maggio compare in una composizione del re-poeta Alfonso di Castiglia (morto nel 1284) e in uno scritto del beato Susone (morto nel 1336).

Nel secolo XIV a Parigi il primo maggio si celebrava una paraliturgia mariana.

Possiamo però supporre che nell’animo popolare la marianità di maggio fosse già ben presente:  è con il Medio Evo tra l’altro che nasce il Rosario: siccome alla donna amata si offrono ghirlande di rose,  ecco che a Maria si offrono ghirlande di Ave Maria.

Il legame del Rosario con maggio (anche se non è l’unico che caratterizza questa preghiera mariana) è evidente, se non altro nella denominazione.

 

Nel ‘500, forse per arginare il carattere pagano delle feste primaverili, i predicatori  e i pastori d’anime incoraggiarono con forza il maggio mariano: tra essi spicca San Filippo Neri.

 

Nel ‘600 fioriscono pubblicazioni specifiche sul mese di maggio, che nel ‘700 ha ormai trovato una stabile caratterizzazione  e una prassi comune fatta di preghiere, canti, pratiche devote da distribuire lungo il mese, testi di meditazione abbinati ai vari giorni.

I Mesi di Maggio si moltiplicano ovunque, nelle tipografie come nella pratica della vita quotidiana !

 

Il secolo XIX accentua la marianità di maggio e così pure la prima metà del ‘900.

Oggi, dopo alcuni decenni di doloroso oscuramente della marianità di maggio e della devozione mariana in generale, sembra di assistere a un bel rifiorire dell’amore per la Madonna, con le debite conseguenze, ì maggio compreso.

E concludendo ci accorgiamo di non avere risposto con precisione alla domanda:

Quando è nato il maggio mariano?

Ma non è possibile farlo con esattezza, ed è bello che sia così:  perché abbinare maggio alla Madonna, non fu l’intuizione di un singolo,  ma un’esigenza del cuore di tutto un popolo semplice e innamorato.

 

Tratto da sito http://www.pastoralespiritualita.it/Articoli-Rubriche/Con-Maria-verso-Gesu/Perche-Maggio-e-il-mese-della-Madonna.html