Acqua trasparente e cristallina


ma qui a Bolzaneto NO

 

Secondo Iren quest’acqua è potabile….

 

questa è casa mia…e sono giorni che abbiamo questo problema…

e non solo questo mese…

ditemi voi….

 

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Don Bosco


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Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888 Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. San Giovanni Bosco è indubbiamente il più celebre santo piemontese di tutti i tempi, nonché su scala mondiale il più famoso tra i santi dell’epoca contemporanea.Papa Pio XI lo ha proclamato santo nel 1934

Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù…

a lui è dedicato l’oratorio della ns parrocchia.

vi scrivo il racconto del suo sogno profetico, che il santo raccontò la sera del 30 Maggio 1862.
 
«Figuratevi — disse — di essere con me sulla spiaggia del mare, o meglio sopra uno scoglio isolato, e di non vedere attorno a voi altro che mare. In tutta quella vasta superficie di acque si vede una moltitudine innumerevole di navi ordinate a battaglia, con le prore terminate a rostro di ferro acuto a mo’ di strale. Queste navi sono armate di cannoni e cariche di fucili, di armi di ogni genere, di materie incendiarie e anche di libri. Esse si avanzano contro una nave molto più grande e alta di tutte, tentando di urtarla con il rostro, di incendiarla e di farle ogni guasto possibile.

A quella maestosa nave, arredata di tutto punto, fanno scorta molte navicelle che da lei ricevono ordini ed eseguiscono evoluzioni per difendersi dalla flotta avversaria. Ma il vento è loro contrario e il mare agitato sembra favorire i nemici. 

In mezzo all’immensa distesa del mare si elevano dalle onde due robuste colonne, altissime, poco distanti l’una dall’altra. Sopra di una vi è la statua della Vergine Immacolata, ai cui piedi pende un largo cartello con questa iscrizione: “Auxilium Christianorum”; sull’altra, che è molto più alta e grossa, sta un’OSTIA di grandezza proporzionata alla colonna, e sotto un altro cartello con le parole: “Salus Credentium”. 

Il comandante supremo della grande nave, che è il Romano Pontefice, vedendo il furore dei nemici e il mal partito nel quale si trovano i suoi fedeli, convoca intorno a sé i piloti delle navi secondarie per tenere consiglio e decidere sul da farsi. Tutti i piloti salgono e si adunano intorno al Papa. Tengono consesso, ma infuriando sempre più la tempesta, sono rimandati a governare le proprie navi. 

Fattasi un po’ di bonaccia, il Papa raduna intorno a sé i piloti per la seconda volta, mentre la nave capitana segue il suo corso. Ma la burrasca ritorna spaventosa. 

Il Papa sta al timone e tutti i suoi sforzi sono diretti a portare la nave in mezzo a quelle due colonne, dalla sommità delle quali tutto intorno pendono molte ancore e grossi ganci attaccati a catene. 

Le navi nemiche tentano di assalirla e farla sommergere: le une con gli scritti, con i libri, con materie incendiarie, che cercano di gettare a bordo; le altre con i cannoni, con i fucili, con i rostri. Il combattimento si fa sempre più accanito; ma inutili riescono i loro sforzi: la grande nave procede sicura e franca nel suo cammino. Avviene talvolta che, percossa da formidabili colpi, riporta nei suoi fianchi larga e profonda fessura, ma subito spira un soffio dalle due colonne e le falle si richiudono e i fori si otturano. 

Frattanto i cannoni degli assalitori scoppiano, i fucili e ogni altra arma si spezzano, molte navi si sconquassano e si sprofondano nel mare. Allora i nemici, furibondi, prendono a combattere ad armi corte: con le mani, con i pugni e con le bestemmie. 

A un tratto il Papa, colpito gravemente, cade. Subito è soccorso, ma cade una seconda volta e muore. Un grido di vittoria e di gioia risuona tra i nemici; sulle loro navi si scorge un indicibile tripudio. 

Sennonché, appena morto il Papa, un altro Papa sottentra al suo posto. I piloti radunati lo hanno eletto così rapidamente che la notizia della morte del Papa giunge con la notizia della elezione del suo successore. Gli avversari cominciano a perdersi di coraggio. 

Il nuovo Papa, superando ogni ostacolo, guida la nave in mezzo alle due colonne, quindi con una catenella che pende dalla prora la lega a un’ancora della colonna su cui sta l’Ostia, e con un’altra catenella che pende a poppa la lega dalla parte opposta a un’altra ancora che pende dalla colonna su cui è collocata la Vergine Immacolata. 

Allora succede un gran rivolgimento: tutte le navi nemiche fuggono, si disperdono, si urtano, si fracassano a vicenda. Le une si affondano e cercano di affondare le altre, mentre le navi che hanno combattuto valorosamente con il Papa, vengono anch’esse a legarsi alle due colonne. Nel mare ora regna una grande calma». 

 tratto dal web

La carta e l’inchiostro


Un foglio di carta , che stava sopra ad una scrivania insieme ad altri fogli uguali a lui, si trovò, un bel giorno, tutto pieno di segni. Una penna, bagnata di nerissimo inchiostro, aveva tracciato su di lui molti disegni e parole.
– Non potevi risparmiarmi questa umiliazione? – disse risentito il foglio di carta all’inchiostro. – Tu mi hai sporcato con il tuo nero d’inferno, mi hai rovinato per sempre!-
– Aspetta – gli rispose l’inchiostro. – Io non ti ho sporcato, ma ti ho rivestito di simboli. Ora tu non sei più un foglio di carta, ma sei un messaggio. Tu custodisci il pensiero dell’uomo, sei diventato uno strumento prezioso. –
Infatti, di lì a poco, rimettendo ordine sulla scrivania, qualcuno vide quei fogli sparsi e li radunò per buttarli nel fuoco. Ma, all’improvviso, si accorse del foglio “insudiciato” dall’inchiostro: e perciò buttò via gli altri e rimise al suo posto quello che portava, ben visibile, il messaggio dell’intelligenza.

Da Favole, Fo.III. 27 r. in Leonardo da Vinci.

tutto muscoli e niente cervello


il detto comune… ora nn si può piu’ dire- secondo gli ultimi studi giapponesi ed americani, si è dimostrato che l’attività fisica prova un piccodi movimento di sangue al cervello che crea cosi nuove cellule cerebrali. quindi incredibile ma vero ora possiamo sognare un lui muscoloso, sveglio e con attività cerebrale attiva!!!! e che vogliamo di piu’ dalla vita? … un lucano??

ti stimo ♥♥♥


 

Nel linguaggio comune, la stima è genericamente la valutazione che si dà ad una cosa secondo il suo valore oppure l’opinione positiva che si ha di una persona.
quanto è bello sentirsi dire
<<…ti stimo….>>
anche se in fondo si è ben consci di nn essere  migliori, nè speciali , nè diversi…
è bello sentirselo dire ancor di piu’

quando è una sensazione che la si prova  anche nei confronti di chi ce la dona
Di solito a questo mondo, se si riscuote un po’ di stima,
è per qualche cosa che non si merita affatto.
(George Orwell)

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La stella alpina ♣


Una volta, tanto tempo fa, una montagna malata di solitudine piangeva in silenzio.

Tutti la guardavano stupiti: i faggi, gli abeti, le querce, i rododendri e le pervinche.

Nessuna pianta però non poteva farci niente, poiché era legata alla terra dalle radici.

Così neppure un fiore sarebbe potuto sbocciare tra le sue rocce.

Su dal cielo, se ne accorsero anche le stelle, quando una notte le nuvole erano volate via per

giocare a rimpiattino tra i rami dei pini più alti, una di loro ebbe pietà di quel pianto e, senza speranza

scese guizzando dal cielo. Scivolò tra le rocce e i crepacci della montagna,

finché si posò stanca sull’orlo di un precipizio. Brrr!!!… Faceva freddo ..

Era stata proprio pazza per aver lasciato la serena tranquillità del cielo!

Il gelo l’avrebbe certamente uccisa… Ma, la montagna corse ai ripari,

grata per quella prova d’amicizia data col cuore. Avvolse la stella con le sue mani di roccia

in una morbida peluria bianca. Quindi, la strinse legandola a sé con radici tenaci…

E quando l’alba spuntò, era nata la prima Stella Alpina…images (1)

 

 

 

sulla via di damasco


oggi ricorre la festa della conversione di San paolo, io ero solo a conoscenza della commemorazione del suo martirio che viene celebrato a giugno.
Quindi oggi imparerò a ricordarlo x il presunto giorno che mentre percorreva la via di Damasco progettando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, Gesù in persona gli si manifestò glorioso affinché, colmo di Spirito Santo, annunciasse il Vangelo della salvezza alle genti, patendo molto per il nome di Cristo.

Un sondaggio tutto particolare sulla fame nel mondo…


da:

La FAO ha commissionato un sondaggio su scala mondiale.
Il sondaggio è basato sulla seguente domanda:
– Dica onestamente qual è la sua opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo.

Questo è il risultato:

Gli europei non hanno capito cosa sia la “scarsità”.
Gli africani non sapevano cosa fossero gli “alimenti”.
Gli americani hanno chiesto il significato di “resto del mondo”;
I cinesi, straniti, hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di “opinione”.
Nel parlamento italiano si sta ancora discutendo su cosa significhi “onestamente”.

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Invidia


L’invidia è il metro delle nostre insicurezze, del nostro fallimento, del nostro rammarico.
Quando si spezzano le catene, forgiati da questo peccato capitale,
 si scopre la gioia di condividere il bene del prossimo e
di non perdersi nel proprio assurdo egoismo.

Costa Concordia


era il venerdi del 13 gennaio del 2012 e  ricordiamo La Costa Concordia è stata una nave da crociera della compagnia di navigazione Costa Crociere, naufragata il 13 gennaio 2012 all’Isola del Giglio.

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/15/naufragio-della-costa-concordia-la-testimonianza-del-messinese-giuseppe-lanzafame-che-accusa-il-comandante/

https://calogerobonura.wordpress.com/2012/01/24/costa-concordia-e-andrea-doria-e-le-loro-similitudini-e-differenze/

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Pepe


Il pepe nero, o  bianco  è semplicemente lo stesso frutto a punti diversi di maturazione.

Pepe nero viene prodotto dal frutto acerbo della pianta di pepe. I frutti vengono sbollentati brevemente in acqua calda sia per lavarli che per prepararli all’essiccamento. La rottura della polpa, durante l’essiccamento, velocizza l’annerimento del grano di pepe. I grani vengono essiccati al sole, o con appositi essiccatoi, per diversi giorni durante i quali i frutti si disidratano e anneriscono. Una volta essiccati prendono il nome di pepe nero. 
Pepe bianco è dato dal solo seme del frutto. Si ottiene tenendo a bagno per circa una settimana il frutto del pepe. In questo modo la polpa si decompone e può facilmente essere eliminata. Rimosso il pericarpo, il seme viene essiccato. Processi alternativi sono usati per rimuovere la polpa dal frutto compresa la rimozione della pelle essiccata dal pepe nero.
Il pepe nero è il più diffuso, mentre il pepe bianco viene utilizzato soprattutto nella preparazione delle salse colorate, dove il nero della polpa rimarrebbe visibile.

mentre il pepe rosa è un falso pepe, perchè è il frutto o meglio la bacca di un arbusto sempreverde

questa spezie veniva usata anche nel medioevo come merce di scambio dato il suo grande valore.

la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.