Figli e genitori


Ogni figlio è padre della morte dei suoi genitori

C’è una rottura nella storia della famiglia, dove le età si accumulano e si sovrappongono e l’ordine naturale non ha senso:

È quando il figlio diventa il padre del Padre e la madre della Madre

È quando uno dei genitori che ti ha preso con forza della mano quando eri piccolo non può piu’ stare da solo.

È quando un genitore una volta figura ferma e insuperabile, si indebolisce e barcolla nel camminare e nell’esprimersi.

È quando uno dei genitori prima grande uomo forte o madre precisa ed attenta fallisce a mettersi i propri vestiti e non ricorda le sue medicine, e spesso non ricorda nemmeno chi sei e e come ti chiami-

E noi, come figli, non faremo altro che accettare che siamo responsabili di quella vita.
Quella vita che ci ha generato dipende dalla nostra vita per morire in pace.

Ogni figlio è il padre della morte dei suoi genitori

Forse la vecchiaia del Padre e della Madre sono per noi il nostro ultimo insegnamento.
Un’occasione per restituire le cure e l’amore che ci hanno dato per decenni.

Quanto dolore per entrambi,  ma dobbiamo

trovare  le forze e dire a voce bassa bassa 
“SONO QUİ “

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8 pensieri su “Figli e genitori

      • “.cosa sara’, che fa morire a vent’anni, anche se vivi fino a cento….”, Lucio Dala. A proposito di “finisce quando si sta cosi male da non sapere di esserci..”

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  1. Comprendo benissimo il tuo stato d’animo. Ci sono giorni che non riusciamo a trovare il positivo in ciò che stiamo facendo, in questo caso assistere un genitore ….o meglio ne sentiamo tutta la fatica e cerchiamo di trovare il significato buono del nostro agire.

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  2. Dio forse mi aveva affidato una missione: “ho vissuto con i genitori che mi dicevano “tu sei il custode della nostra vecchiaia”. E quando ero un po’ triste- sapevano perche’, non torvavo una ragazza e l’eta’avanzava”, papa’ diceva eh, ca tenis una mamma meravigliosa tenis” (“dai, che’ hai una mamma meravigliosa…”), e io che gli dissi “ma mamma no abara sempri bia…” (ma mamma non rimarra’ sempre viva…”- Li ho assistiti, ho fatto loro compagnia, ora sono morti, quela missione e’ terminata. Dio non mi ha ancora chiamato ad altra missione. Sa che missione avrei voluto, oltre a quella di essere stato di conforto ai miei. Lo sa benissimo, cosa avrei voluto. Perche’ i genitori non rimangono sempre in vita, e per natura ci va la sostituzionie con altri affetti. Per natura.
    – Non sono stato solo io padre della morte dei miei genitori; i miei tre fratelli (due fratelli e una sorella) hanno anch’essi accudito loro, con grande amore. Ma la loro, non era l’unica missione. Vero Signore? 🙂 Ciao.
    Marghian

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  3. Ah, dimenticavo, su queesto rapporto genitori figli, c’e un detto sardo molto significativo: “unu babbu/una mamma manteni dexi fillus, e dexi fillus non mantenint’ unu babbu/una mamma”- un padre/ una madre mantiene dieci figli, e dieci figli non riescono ad accudire ad un padre/ad una madre”.

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  4. siamo stati molto uniti nell’accudire ai genitori- fisicamente/mentalmente non hanno avuto bisogno, sono stati entrambi bene fino alla fine; gli siamo stati vicini, tutti. Mio padre e’ morto a casa, in paese; io gli stavo vicino, ho fatto compagnia alla mamma per un altro anno – dopo i 39 passati insieme dalla mia nascita. Poi la mamma, faceva un anno a Oristano da un fratello con famiglia, e un anno a Torino dall’altro fratello- con famiglia e da mia sorella- con famiglia. La mamma visse quattro anni in piu’, “pendolare”- torino Sardegna- dagli 84 anni agli 87 e mezzo. Papa’ se ne ado’ quattro anni prima- in paese come ho scritto, con me presente.Dopo la sua morte, nel 1992 a 79 anni, trascorremmo io e mamma un anno insieme. Stava bene, ma ebe un capogiro (“beni, agiuda mi’, seu arrutta”- “vieni, aiutami, sono caduta..”)e io mi alzai, andai nella sua stanza e la aiutai ad alzarsi. Il medico (una dottoressa, con la quale io sono tutt’ora in cura..) le disse: “signora, lei deve stare da un figlio sposato, a questa eta’, ha 84 anni! Vada dai figli sposati, non puo’ stare da sola; se Livio oggi fosse al lavoro, come avrebbe fatto, eh? Come avrebbe fatto, me lo idca!”- Era marzo del ’93. Mio fratello un giorno venne da Oristano, e la porto’ a casa sua.E cosi’,il mio compito fini’, a parte vederla a Oristano e Torino, fino al 1996 ad aprile, quando ella mori’ (fisicamente..).dopo soli tre giorni di coma. ciao 🙂

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