80 anni di TITTY e non sentirli


Titti inizia la sua ascesa tra le celebrità del mondo dei cartoni animati fin dal suo debutto in un corto animato del 1942, intitolato Due gatti contro Titti (titolo originale A Tale of Two Kitties), vincitore di un Oscar nel 1942.

Da allora la fama di Titti ha continuato a crescere, facendolo diventare in poco tempo uno dei personaggi più amati dei Looney Tunes, al secondo posto solo dopo Bugs Bunny per quanto riguarda la fama e la riconoscibilità del personaggio.

È stato protagonista di numerosi film, tra cui un altro vincitore di Oscar, Silvestro Moralista (titolo originale Birds Anonymous del 1957).

Per oltre ottant’anni, Titti ha dimostrato ai suoi fan che anche i più piccoli possono vincere contri i nemici più grandi grazie alla propria astuzia, ed ha assunto il ruolo di simbolo di cosa significhi essere orgogliosamente sé stessi.

Per questo motivo, Titti è diventato uno dei personaggi preferiti della cultura pop, vantando una presenza unica nel mondo della moda e del lifestyle, in cui compare nei modi più inaspettati. Grazie al suo colore giallo vivace, all’invincibile ottimismo e alla sua inesauribile energia è il personaggio preferito di numerose celebrità, influencer, stilisti, artisti e così via.

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Chi ha inventato il biliardino?


L’invenzione di questo diffusissimo gioco è incerta e attribuita a diverse figure. Il campanilismo la fa da padrone, visto che in Germania si pensa sia nato per opera di tale Broto Wachter, che lo avrebbe inventato tra gli anni ’20 e ’30; in Francia ne assegnano il merito a Lucien Rosengart, un operaio che a quei tempi lavorava alla Citroën e aveva l’hobby delle invenzioni; in Inghilterra invece lo si riconduce a un certo Harold Shea Thompson, che depositò nel 1922 il brevetto per un “apparato per giocare al gioco del football”. È però il nome dello spagnolo Alejandro Finisterre quello più gettonato per il ruolo di padre del biliardino. Poeta, ballerino e fiero oppositore del regime franchista, il diciottenne Finisterre ebbe la nobile idea di inventare un gioco che desse l’impressione ai giovani coetanei, gravemente feriti dalle bombe della guerra civile spagnola, di poter ancora correre sui prati dietro a un pallone.