habemus novum caminus 📣


.-) e dopo avervi chiesto pareri e consigli, oggi a casetta c’è il forno nuovo 🙂

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ho confrontato diversi tipi x caratteristiche e prezzo e poi ho scelto lui :
Whirlpool AKZM 7780/IXL ….
ora non mi resta che provarlo, che dite?177

un saluto commosso al vecchio rex che dopo 23 anni di onorato servizio

si è spento…🎀

mai un termine fu piu’ azzeccato di questo 🙂

dubito, che questo abbia la sua resistenza 

(ogni riferimento elettrico non è causale) ⚠

ormai ogni cosa è costruita per durare poco

cosi per far girare l’economia e le 

nostre @@…..

speriamo 🍀

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Animalisti esalatati.


E voi mangiate il pollo, dindela cotoletta, la braciola, le polpettine, l’arrosto, il prosciutto crudo o cotto che sia, lo speck, il salame, le costolette, il roast beef…???
potrei continuare x ore- elencando cibi prelibati…
ok che arriva pasqua..
ma ‘sta storia degli agnelli  che gira ogni anno puntualmente
mi pare decisamente esagerata
buon appetitochicken1

Torta di mele, noci e cannella 🍎


Stamattina ero a casa, e dato che prevedo di non uscire nemmeno oggi pomeriggio mi sono preparata la torta per accompagnare il thè –
forse poverina è un pò bruttina… ma è davvero buona, le dosi non le ho … nel senso che sono andata ad occhio- riassumendo non è la classica torta di mele soffice o rustica… è un’invenzione del momento…
ho montato a neve 3 albumi
sbattuto i rossi con 170 gr  di zucchero ( si questo ricordo di averlo pesato)
poi ho aggiunto la vanillina, la cannella ed un vasetto di  yogurth
( x la misura) misto di olio di oliva e olio di semi,  aggiunto la farina ad occhio finchè raggiungesse la giusta consistenza, ed infine le noci sbriciolate ( ma non troppo… mi piace sentirle sotto i denti) 
poi ho diviso il composto in due parti, in uno ho aggiunto cacao in polvere  e poi ho versato alternando i due composti cosi ottenuti, sopra ho messo le fette di mele cosi a crudo … una spolverata di zucchero di canna…ed in forno… et voilà….il risultato è questo:008

Ho trovato la bottiglia


Come in tutte le cose della vita, quando non te lo aspetti, quando non le cerchi
ecco che ti capitano… lo stesso è stato x la famosa bottiglia di vetro da litro e mezzo 
che cercavo da mesi… in settimana l’avevo vista ad un prezzo esagerato ricordate? 
e stamattina mentre facevo la spesa all”iper- butto gli occhi sui casalinghi – perchè sono la mia 
passione…mi ci perderei…… ( non sono normale  lo so, generalmente le donne vanno pazze per le scarpe, per i vestiti, i gioielli..ma non io…)
dunque, dicevo butto l’occhio cosi a random… ed ecco la visione della bottiglia.. 
incuriosita ovviamente mi avvicino per leggere il prezzo…
ok si si può fare: 3,50 euro…. si stavolta mi pare giusto…
quasi la stessa dei 16 euro… forse un pò piu’ robusta e pesante…
meglio per tutti i giorni troppo delicata non sarebbe stata 
particolarmente maneggevole…….. eccola qui:
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a parte la sciccheria della finta etichette francese con la scritta eau principale
a me pare pressochè simile, no ?156

San Valentino, tutti i cibi dell’amore


Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare e venerata dai romani con il nome di Venere: è da lei che deriva il termine di origine greca “afrodisiaco” per indicare ogni sostanza capace di esaltare lo stimolo o il potere sessuale. Ma esistono davvero i cibi afrodisiaci? .
Pelle color di pesca, labbra carnose e a forma di ciliegia, bocca a cuore, occhi a mandorla… il rapporto tra amore, cibo e seduzione, viene sottolineato anche da alcuni modi di dire che sono ormai entrati nel linguaggio comune, in cui vocabolario amoroso e gastronomico si intrecciano spesso e volentieri. Il cibo può essere considerato al di là del punto di vista nutrizionale, anche come messaggio, per condividere momenti felici (quando si festeggia un particolare evento o una ricorrenza) e, perché no? per comunicare emozioni e sentimenti, come l’amore. E quale occasione migliore se non San Valentino, per sfruttare il potere del cibo e trasformarlo in un veicolo per recapitare amore al proprio lui o alla propria lei? 
I cibi possono essere davvero afrodisiaci?
Da tempo immemorabile la cultura gastronomica ha dato grande importanza alla conoscenza e all’uso degli alimenti da usare come stimolo erotico. Alcune scoperte sugli effetti extranutrizionali dei cibi sembrano confermare il legame tra alimentazione e attività sessuale; un classico esempio è quello del sedano, popolarmente conosciuto come cibo afrodisiaco, che esercita un’azione stimolante sulle ghiandole surrenali e contiene ormoni steroidei analoghi ai feromoni che, nell’uomo e in altri animali, fungono da richiamo olfattivo per la riproduzione.
Il mondo della scienza però non la pensa proprio in questo modo, limitandosi ad ammettere che alcuni cibi contengono sostanze stimolanti o hanno proprietà vasodilatatorie. Cosa succedeva nell’antichità?
Nella civiltà greca e romana tutti più grandi poeti di quel periodo cantarono le lodi di numerosi alimenti ritenuti capaci di esaltare le virtù amorose. I Greci consigliavano a tale scopo cipolle, tartufi, miele, uova, storione, pesci, crostacei; questi ultimi, perché provenivano dal mare che aveva dato i natali ad Afrodite. A questi alimenti, i Romani aggiunsero gli organi genitali di alcuni animali come l’asino, il lupo, il cervo, animali selvatici ritenuti validi sotto il profilo sessuale.
Nel Medioevo si confidava sull’effetto del cervello di piccione. Per gli orientali il massimo sono il corno di rinoceronte, le pinne di pescecane, i testicoli di tigre.
Quali sono nel dettaglio questi cibi e che proprietà hanno?
Ecco una lista delle sostanze più comuni che sono considerate afrodisiache e perché:
Il pesce e i crostacei
Il pesce rappresenta, insieme con i crostacei come i gamberi, una delle più importanti fonti di fosforo e proteine di cui il nostro organismo ha grande bisogno. Il sangue dei gamberi, inoltre, quando questi animali sono vivi, può avere una tinta bluastra e produrre elementi cellulari che fungono da veri e propri afrodisiaci umani.
Le ostriche sono famosissime per le loro virtù afrodisiache grazie ai sali minerali che contengono e, soprattutto, al glicogeno, elemento fondamentale per la contrazione muscolare. Alimentandosi con questi cibi si stimola non solo il nostro cervello, cui diamo un grande apporto di fosforo, ma anche il nostro desiderio. Sono ricchissime di potassio, sodio, ferro, calcio fosforo e di vitamina A.
 

Tutte le spezie, come zenzero, zafferano, curry, chili, pepe di cayenna, chiodi di garofano, cannella, noce moscata, coriandolo, origano, senape, oltre a procurare un piacere olfattivo apportano principi nutritivi, vitamine e minerali utili nella digestione e nel metabolismo cellulare. In particolare il peperoncino ha proprietà vasodilatatrici e anticolesterolo riconosciute da tutti. Ad esse si aggiunge l’azione della vitamina PP che rende elastici i capillari e della vitamina E che aumenta l’ossigenazione nel sangue. Per questi motivi il peperoncino è utilissimo per la prevenzione e la cura dell’arteriosclerosi.
Lo zafferano contiene un’altissima percentuale di carotenoidi che sono dei formidabili antiossidanti naturali, vitamina B1e B2 che contribuiscono alla metabolizzazione dei grassi e lo rendono un ottimo digestivo.
Lo zenzero è uno stimolante generale ed un efficace ricostituente contro l’affaticamento, l’astenia e l’impotenza. Nella medicina asiatica, viene considerato una spezia “calda”, che stimola la circolazione, rilassa i vasi sanguigni periferici, impedisce il vomito, ha effetto spasmolitico, favorisce la digestione, è antiflatulente ed antisettico.
Le erbe aromatiche si chiamano così perché emanano aromi gradevoli e sono sostanze formate da oli essenziali che possono svolgere la loro massima azione di stimolazione olfattiva quando sono fresche.
Il cioccolato
È un induttore di felicità, per questo il suo consumo in momenti difficili della vita aumenta in larga misura. La cioccolata agisce da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, sostanze prodotte naturalmente dal cervello, che hanno un’azione simile a quella della morfina: stimolano le sensazioni di euforia e attenuano il dolore. È presente, inoltre, una certa quantità di feniletilamina, la stessa sostanza chimica che produce il cervello quando ci innamoriamo e che è presente anche nel formaggio. Gli zuccheri semplici aumentano il livello di serotonina nel sangue, la serotonina agisce sul tono dell’umore migliorandolo, in più il cioccolato contiene magnesio, indispensabile per vari processi metabolici, per la funzionalità di alcuni enzimi, per i fenomeni di trasmissione neuromuscolare degli stimoli nervosi, per permettere all’organismo di adattarsi a situazioni stressanti. Contiene anche alcaloidi che agiscono a livello del sistema nervoso, come la caffeina e la teobromina, che hanno un effetto positivo sulla concentrazione mentale e agiscono anche a livello cardiocircolatorio e muscolare. Il cioccolato contiene flavonoidi ,  questi proteggono il cuore in due modi: abbassano le lipoproteine a bassa densità, il cosiddetto colesterolo cattivo nel sangue; impediscono l’aggregazione delle piastrine, processo importantissimo nell’arteriosclerosi. I flavonoidi svolgono anche azione antiossidante, migliorano l’elasticità dei vasi sanguigni e l’ossidazione dei tessuti.
Un rinvigorente noto sin dall’antichità, soprattutto in Oriente, è il ginseng.
Anche il vino, si dice essere un buono stimolante, perché ha proprietà rilassanti e aiuta a disinibirsi. Ma attenzione, bianco o rosso che sia, se consumato in eccessiva quantità, porta una grande sonnolenza e addio notte di passione.
Un menù a base di pesce è l’ideale  uno spumante italiano, non deve mancare, poco ma buono. Si può cominciare con le ostriche condite solo con limone e pepe; qualcosa di piccante non deve mancare, potrebbe essere un primo piatto a base di gamberi e rucola, con l’aggiunta di peperoncino, un secondo di pesce e per finire una piccola porzione di mousse al cioccolato.
Buon San Valentino a tutti voi!!con simpatia da Rosa143

Addio all’inventore del pinguino


(ANSA) – GENOVA, 14 GEN – E’ morto ieri mattina a Genova Gerolamo Boero, il gelataio che inventò il ‘pinguino’. Aveva 92 anni. Insieme al fratello Angelo ha gestito per decenni la gelateria ‘Giumin’. Qui in piena epoca fascista inventò quel gelato di crema ricoperto di cioccolato che si mangiava tenendo in mano uno stecco e che chiamò Macallè per ricordare la guerra d’Abissinia. Angelo Motta, fondatore della casa dolciaria, durante una visita a Nervi apprezzò quel gelato e decise di riprodurlo rendendolo celebre.
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2012/07/13/AP91SLwC-genova_pinguino_nato.shtml
   

frutta secca, delizia d’inverno


Questo documento è stato stampato: Giovedì 18 Dicembre 2008 dal sito http://www.humanitasalute.it

 

 

Varia, gustosa, ricca di sali minerali, la regina della tavola delle Feste ha spesso origini lontane. Ecco storia e proprietà di alcuni frutti. Ormai la troviamo tutto l’anno, ma la frutta secca rimane tipica dell’inverno e delle festività natalizie. Alimento energetico, digeribile e nutriente, fornisce un buon apporto di sali minerali come calcio, potassio, fosforo, magnesio, ferro.
Sia la frutta con il guscio che quella polposa come fichi, uva, pesche, disidratate in diversi modi, sono conosciute come “frutta secca”. Nella grande maggioranza dei casi le origini sono lontane e i vari tipi di frutta secca hanno costituito una risorsa a portata di mano, tra le più utili in natura per le necessità dell’uomo. Grazie alla lunga conservazione, anche se l’apporto vitaminico è modesto, veniva consumata in forti quantità dal poveri come alternativa e dai benestanti come supplemento di una cucina decisamente più ricca e grassa. Per esempio le noci e le nocciole fornivano olio vegetale nelle fredde zone del nord Italia, dove l’olivo non attecchisce e l’inventiva popolare ha dato vita a bevande alcoliche come l’orzata e il nocino.

Image and video hosting by TinyPicCon le mandorle si prepara la famosa pasta per dare forma e gusto, tanto apprezzato anche all’estero, alla frutta di marzapane, tipica della produzione dolciaria siciliana dal chiaro influsso arabo; dalla Grecia al Libano si può gustare il baklavà, un dolce davvero squisito proprio a base di frutta secca, originario della Turchia.
Vediamo qualche tipo di frutta presente in grandi quantità sulle tavole nel periodo natalizio.

 


La mandorla, giunta dall’Oriente, è usata molto in pasticceria; può essere amara e dolce ma non tutti sanno che la varietà amara si vende al dettaglio solo miscelata con mandorle dolci e in confezioni chiuse all’origine “in misura non superiore al 5% riferito al peso”.
Anche la pianta di noce (nux) ha origine orientale e si diffonde con Greci e Romani; leggiamo che la noce “è il frutto secco del noce, prodotta dalla Juglans regia, deve essere considerata più come una drupa che non come una vera noce. Porta un gheriglio (seme) racchiuso entro due valve legnose (endocarpo) a loro volta circondate da un tessuto verde, carnoso, duro detto mallo (epicarpo). La parte più visibile dell’embrione è data dai due cotiledoni carnosi, dall’ottimo sapore, tanto più delicato quanto più è fresco, essendo ricco di olio di ottima qualità, ma che tende a irrancidire in breve tempo”. Molto si potrebbe dire di questo frutto, decisamente tra i preferiti, dal largo uso nella farmacopea popolare. Molti scelgono le noci della California, alcuni comprano le noci del Brasile; ricordiamo però che la varietà italiana più rinomata è quella sorrentina.

Le nocciole tostate e addolcite con il miele chi non le ha gustate? Il nocciolo era un pianta sacra, presente in leggende dal sapore antico e a Roma si donavano rami di nocciolo come augurio di felicità. Si lanciavano anche manciate di nocciole sugli sposi come segno di buon augurio che forse avrebbero preferito il riso, più leggero… Originario dell’Asia Minore, in Italia è coltivato nel Meridione ma punteggia con la sua chioma fiorita anche la campagna toscana. Albero spontaneo, del quale l’uomo si è servito dai tempi più remoti, è usato nell’industria alimentare che ne fa larghissimo uso (una volta rotto il guscio, la tostatura stacca la pellicola ricca di tannino), soprattutto nell’impiego di prelibate cioccolate e dei torroni.
Non c’è bambino o adulto che non abbia morso con gusto un pezzo di cioccolata alle nocciole e la qualità più rinomata è la Tonda Gentile delle Langhe, prima nocciola con marchio IGP, una produzione limitata di alta qualità.
 

Castagne e marroni. Piccole o grosse, a forma di cuore nelle confezioni dei marrons glacés, le castagne hanno avuto un ruolo fondamentale nell’alimentazione invernale e in tempo di ristrettezze. Ancora nell’ultima guerra mondiale per larghi strati di popolazione castagne e polenta sono state la salvezza dalla fame. Moltissime le soluzioni in cucina: creme e minestre, caldarroste o nei dolci (il biancomangiare), molto calorici anche se decisamente buoni e il rustico castagnaccio, seminato di pinoli. La castagna non è un alimento molto digeribile e per l’alto contenuto di amido non è adatta a chi ha problemi di digestione. Image and video hosting by TinyPic 

Chi da piccolo non ha rubato l’uvetta, lasciata ‘a mollo’ nel liquore prima di essere unita all’impasto di certi tipi di torte? Possiamo sceglierela tra pregiate qualità: uva di Corinto importata dal Medio Oriente, l’uva di Smirne, di Malaga, e la più comune “sultanina”. Se poi è ora di aperitivo non possono mancare i pistacchi; l’albero di modeste dimensioni è originario dell’Asia e i principali produttori sono Iran, Afghanistan e California, mentre quello nostrano molto rinomato è coltivato in Sicilia, a Bronte, produzione Dop dal 2004. Pistacchi e naturamente i fichi che, con il salame, sono un eccellente anche se calorico spuntino. Fonte di fibre, vitamine potassio e ferro, ne conosciamo centinaia di qualità, diverse per colore, dimensione e tempo di fioritura; il fico comune è originario della Siria e viene coltivato in tutto il Mediterraneo e nelle regioni calde dell’America e dell’Oceania.

L’anacardium occidentale è originario del Brasile; fu introdotto in India dai Portoghesi nel XVI secolo e oggi questo Paese ne è il maggiore produttore con l’Africa orientale.
Questa pianta ci regala due frutti: uno fresco, la “mela d’anacardio” e uno secco, la “mandorla d’anacardio”.
Il primo è considerato botanicamente un falso frutto, il secondo è il vero frutto che contiene un seme oleoso e commestibile. Gli usi sono molteplici: la pianta è usata per produrre un inchiostro indelebile, il succo con un potere antitermiti, alcool e, aceto e, previa pressione, si ricava un olio pregiato; si ottengono anche delle basi per le vernici e il succo, resinoso e caustico è usato in medicina.
La procedura complicata per ottenere il prodotto commestibile, l’alto impiego della mano d’opera e la minima quantità che rimane indenne (solo il 10% della produzione grezza) dà ragione del prezzo elevatissimo sul mercato europeo.
Non dimentichiamo il più piccolo tra la frutta secca, il pinolo (nome scientifico Pinus pinea), prodotto dell’aromatico pino domestico e prezioso più di quanto si creda. Occorrono infatti 30 kg di pigne per ottenere 1 kg di questo prodotto delicato, usato in cucina nella preparazione di dolci, insalate, ripieni e salse; non si può non citare il pesto genovese, del quale costituisce la base essenziale. Image and video hosting by TinyPic

A cura di Cristina Borzacchini

Il pane è caldo caldo


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ecco il mio pane ai cereali con semi di sesamo
mi è stato chiesto il procedimento…
io uso la farina molino spadoni
 Pane Farro e Grano Saraceno
seguo le istruzioni, cioè aggiungo 280 ml di acqua x 500 gr di farina la sua 
bustina di lievito e due cucchiai di olio extra vergine d’oliva… impasto nel mixer
poi la riprendo a mano e faccio il panetto che faccio lievitare nel forno tiepido x mezz’ora, poi
faccio la pagnotta o i panini e lascio a lievitare ancora al caldo x tre ore, puoi cuocio a 200° per venticinque minuti..
poca fatica e risultato assicurato♥s13

Non se ne esce :-(


sono di malumore, sono risentita ed amareggiata

siamo in piena alluvione, forse la peggiore di tutte quelle che ho visto .

per ora “solo” un disperso…  ma tanta ansia x amici e famigliari che sono fuori per motivi

di forza maggiore, non condivido foto qui, perchè già lo sto facendo su fb per rimanere  aggiornata 

in tempo reale con chi non è raggiungibile telefonicamente…  vi faccio vedere il pane di oggi, si tra un video, un commento l’ho fatto…stavolta è stata la volta di quello integrale con sesamo…

sono soddisfatta… 🙂 

buon tutto a voi… peace and love

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C’è chi beve vodka per non ammalarsi, ma io


io no…..
rimedi della nonna che tornano
come il mal di gola in questo periodo
già uso le bustine di limone e zenzero
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ma stamattina ho provato a fare un’infuso a casa
Ingredienti:
500 ml d’acqua
un cucchiaino di zenzero in polvere
3 cucchiaini di miele
mezzo limone
tè verde 
Procedimento:
Mettete a bollire l’acqua assieme al succo di limone e lo zenzero.
Quando l’acqua bolle, spegnete il fuoco e mettete in infusione il tè.
Aggiungete il miele,e decorate con fettine di limone.
io l’ho provata cosi calda calda ed è ottima… ma le indicazioni dicevano:
Chiudere il contenitore e metterlo in frigorifero. Si solidificherà tipo gel. (staremo a vedere)
Per servire, prendere una cucchiaiata di questa gelatina in una tazza e versare sopra acqua bollente. Conservare in frigorifero. Consumare entro 2-3 mesi. E’ un nettare contro i mali !!!!zenzero_miele2

se è vero…siamo a posto! ———> addio farmacia

peace and love ♥ kiss kiss

Le verdure sono un problema? Da oggi basta aggiungere a ogni piatto Formaggino Mio con spinaci o con carote”.


dico che guardo poca tv, ed ovviamente voi non mi crederete

perchè sono sempre qui a segnalare pubblicità che non mi garbano.

Diciamo che quell’ora di tv che vedo è ben condita di spot pubblicitari

e di conseguenza  non posso evitare di imbattermi nell’idiozia dei geni propagandistici.

l’altra sera vedevo la nuova pubblicità del formaggino Mio con carote o verdure…

Ma che messaggio vogliono far passare? che un formaggino possa sostituire un piatto di sane verdure?

é fuorviante per i genitori e per i bambini che vengono educati cosi in maniera errata.

bè…ormai aggiungo che la nestlè la conosciamo da tempo…

ed infatti x fortuna lo spot è stato ritirato–

io l’ho sempre boicottata… 

grazie al  sano suggerimento del mio pediatra che mi ha aperto gli occhi da  quando simona era piccina… 

mamme: fate le vostre scelte… ma fatelo x il bene dei vostri figli e non per le multinazionali. kiss kiss…

Biscottini al limone


Ingredienti:

1 limone piccolo non trattato, scorza e succo
270 g di farina 00
110 g di zucchero semolato
100 g di burro a temperatura ambiente
1 uovo a temperatura ambiente
mezza bustina di lievito (circa 8 g)
zucchero a velo Q.b.
1 presa di sale
Tagliate la buccia di un limone piccolo e premete il succo del limone in un bicchiere, mettendolo da parte
Tritate la buccia del limone nel mixer, dove avrete versato anche lo zucchero. (Bimby vel. 5, 20 sec)
Aggiungete il burro morbido e lavorate il tutto fino ad ottenere un impasto cremoso (Bimby vel 4, 20 sec)
Aggiungete l’uovo e lavorate l’impasto
Aggiungete il succo di limone, incorporandolo
Aggiungete la farina setacciata con il lievito e lavorate il composto fino a che non si amalgami bene il composto (Bimby 40 sec. Vel. 4)
Aggiungete una presa di sale e amalgamate
Togliete l’impasto morbido e cremoso dal mixer e formate un panetto, ponetelo in una ciotola ricoperto con una pellicola e lasciate riposare l’impasto in frigorifero per circa mezz’ora.
Accendete il forno a 180 gradi, statico
Rivestite due teglie di carta forno
In un piatto piano, mettete abbondante zucchero a velo
Trascorso il tempo necessario, prelevate con un coltello o un cucchiaino dei piccoli pezzi di impasto, grandi come una noce, e con le mani formate delle palline, passatele nello zucchero a velo e ponetele sulla carta forno, distanziandole bene le une dalle altre
Inserite le due teglie nel forno (una nella parte centrale del forno, la seconda nella parte superiore) e lasciate cuocere per circa 12-15 minuti al massimo
Controllate la cottura con uno stuzzicadenti
Lasciate raffreddare su una gratella
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Torta di amaretti e mele


4 mele
150 gr di amaretti
6 cucchiai di zucchero di canna
Farina q.b
4 uova

1 bustina di lievito vanigliato2014-10-23-2681

Tagliare due mele a cubetti e due a fettine.

In una ciotola amalgamare le uova con lo zucchero poi aggiungere la farina e i cubetti di mele.

L’impasto non deve essere troppo liquido.
Sbriciolare dentro tutti gli amaretti.

Versare il composto in una tortiera e decorare con le mele tagliate a fettine.
Cuocere in forno a 180* per 40 minuti.

Sotto vetro


7201axdhSettembre tempo di conserve e barattoli….

Ricordi di bambina quando mamma preparava la salsa,

ed era un’impresa… prima perchè la facevamo in appartamento, quindi pentoloni a bollire a go gò…

poi perchè mamma è sempre precisa ed ultra meticolosa: ogni spicchio di pomodoro perino non doveva 

assolutamente presentare nemmeno un semino…

insomma io avevo nausea a fare quel lavoro…

altro lavoro per l’inverno erano le acciughe sotto sale.. di cui si occupava per la maggior parte papà…

io adoravo alzarmi alle 4 per andare al mare dai pescatori a comprare le cassette delle acciughe, 

mangiare la focaccia calda calda a quell’ora ha tutto un altro gusto…credetemi…

poi prima di scoprire la possibilità di surgerlare, facevamo anche i fagiolini sotto vetro, i peperoni in agrodolce….

poi i tempi moderni mi hanno allontanato da tutto ciò che è piu’ sano e genuino, un pò per pigrizia, e un pò perchè è vero che

crescendo si apprezzano di piu’ i sapori di casa.

Quindi oggi per la prima volta in vita mia – e a casa mia- <vergogna>: direte voi…

si lo so vi ho sentito…

ho imbarattolato anche io…

mi sono cimentata nei pomodori secchi sotto d’olio

e nelle melanzane sott’olio… ecco le foto.. poi vi dirò del gusto…

ma solo tra qualche mese….ok?

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La torta della Crì


Stamattina, mi sono svegliata con in mente il post della crì

e come potevo resistere alla tentazione? …

nah…. mai farsi violenza, soprattutto di lunedi…

però non avendo gli stampini per le ciambelline, ho optato per la solita torta…

il risultato è davvero ottimo…. copy-dolci-48e3d05e9d952458036fa05a98a88891

ora stasera ne porterò una fetta a mia cognata all’ospedale e alla sua compagnia di camera….

grazie a crì x la condivisione… facile veloce e squisita

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Premio :-) inspiring blogger 2014


Un ringraziamento sincerissimo a

rebecca : http://rebeccaantolini.wordpress.com/

 

Regole:

 per avermi assegnato questo bellissimo premio, ovviamente tutto il piacere sta nel fatto che abbia pensato a me come una persona carina da premiare, perciò grazie ♥♥♥

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1. Ringraziare il/il blogger che vi ha nominato

2. Elencare le regole e visualizzare il logo del premio

3. Condividere 7 fatti su di voi

4. Nominare 15 blogger e notificargli la nomination

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Adesso arriva la parte difficile, raccontare sette cose di me:

 

che dire di me…?

difficile non ripetermi… ormai mi conoscete bene….vediamo:

direi per prima cosa

1) che se potessi viaggerei non solo per ” scoprire” posti sconosciuti, ma per imparare culture e vite diverse dalla mia.

2) amo la buona  compagnia, ma ogni giorno ho bisogno di un poco di tempo per me
3)  non pratico nessuno sport…sono troppo pigra
4) soffro di vertigini
5) quando incontro dei medicanti a cui non posso fare un offerta ad ognuno di loro, mi prende un senso di colpa.. e mi chiedo in quale dei volti a cui detto no c’era Gesù…e le sue parole: “quello che avrete fatto al piu’ piccolo dei vostri fratelli, lo avrete fatto a me” risuonano in me lasciando un amaro in bocca…
6) vorrei essere una figlia piu’ coccolosa
7) se un cibo non mi piace non c’è modo di farmelo assaggiare ..se dico no è no…
 
ed ora passiamo alla premiazione di amici… scelta ardua..
poichè sono ben piu’ di 15 gli amici blogger meritevoli del premio…
 
                                                                                          http://claprof.wordpress.com/
 
                                                                                              neve39c.wordpress.com
 

http://acasadisimi.com/

mifo60.wordpress.com

http://melinda23.wordpress.com/

http://gammazita.wordpress.com/

http://paraisio.wordpress.com/

http://jashspace.wordpress.com/

http://iomilu.wordpress.com/

maryantonietta.wordpress.com

http://diemarty.wordpress.com/

http://mifo60.wordpress.com/

http://cordialdo.wordpress.com/

http://robertap64.wordpress.com/

rosetta2.wordpress.com

robertap64.wordpress.com

quarchedundepegi.wordpress.com

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buon fine settimana x tutti

dove quando e come ….il gelato


Non è facile attribuire una “paternità” al gelato. Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia: Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo “mangia e bevi” della storia. Altri, invece, la affidano agli antichi Romani che si distinsero ben presto grazie alle loro “nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Aveva allora inizio la storia del gelato industriale.

Cibo in scatola grazie a Napoleone


Pochi forse sanno che è stato il grande Napoleone Bonaparte a favorire l’invenzione del cibo in scatola, nel mese di giugno del 1810, tramite un concorso da lui indetto per creare un sistema adatto a conservare i cibi da portare nelle campagne militari. A vincerlo fu il cuoco Nicholas Appert il quale, pur non conoscendo nulla di microbiologia (scienza che oltretutto a quel tempo non esisteva), sigilla il cibo in una scatoletta dopo averlo riscaldato a temperatura elevata e avere eliminato l’aria. Sarà Osterhoudt nel 1866 a brevettare la scatoletta con la chiave per aprire comodamente la confezione.

 

…dal web:   Il padre dell’industria conserviera è senza dubbio il francese Nicolas Francois
Appert (1750-1841), un pasticciere-chef fermamente intenzionato a vincere il
premio di 12.000 franchi offerto da Napoleone per un metodo che impedisse il
deterioramento delle provviste di cibo dei militari.
Nel 1795 Appert riuscì a
mettere a punto un sistema di sterilizzazione che
bloccava la fermentazione e la putrefazione degli alimenti, in particolare della
carne: questa tecnica (che dal nome del suo inventore fu detta
“appertizzazione”) consisteva nel bollire i prodotti, carni o verdure, riporli in un contenitore di vetro sigillato con la pece e sottoporre lo stesso ad ulteriore bollitura in acqua bollente.
Nel 1804 Appert aprì a Massy una fabbrica di conserve inscatolate. Diventarono suoi
clienti militari e marinai, per spedizioni di guerra e rifornimenti di bordo, e
ne assicurarono la fortuna.
Le conserve in scatola avevano come principale
funzione quella di garantire un consumo sicuro e prolungato nel tempo degli
alimenti: poco importava se le loro caratteristiche nutrizionali e sensoriali
fossero alquanto scadenti.

Il manuale pubblicato da Appert nel 1810,
L’arte di conservare tutte le sostanze animali e vegetali, venne tradotto
in inglese e in tedesco e fece scuola ovunque. Solo più tardi, intorno al 1860,
le ricerche sui microrganismi del biologo francese Louis
Pasteur consentirono di elaborare una spiegazione scientifica della
sterilizzazione degli alimenti mediante uso del calore (e quindi il procedimento
fu anche chiamato pastorizzazione).
Fra il 1830 e
il 1840 i recipienti di vetro cominciarono ad essere sostituiti con quelli di
latta, sperimentati per la prima volta nel 1810 in Inghilterra da Peter Durand.
Anche in Germania, con Daubert e Hahn, si sviluppò l’industria dei cibi in
scatola, trasformandone la stessa agricoltura e orientandone le scelte:
soprattutto i prodotti che meglio di altri si prestavano ad essere trattati
dall’industria conserviera cominciarono ad essere coltivati su larga scala. Ciò segnò il successo delle coltivazioni di asparagi,
particolarmente adatti ad essere trattati industrialmente.
Solo nel 1860 a Chicago e in altre città degli Stati Uniti vennero aperti stabilimenti per l’inscatolamento. Un numero di invenzioni e miglioramenti seguirono intorno agli anni 1860-1869, ed il tempo impiegato per manipolare il cibo in scatola viene ridotto da 6 ore ad appena 30 minuti.
In Italia il primo industriale
conserviero fu il torinese Francesco Cirio, di casale monferrato dapprima esportatore di prodotti
freschi su vagoni frigoriferi, poi produttore di piselli e pomodori in scatola a partire dal 1857 (la produzione di pomodori pelati si sviluppò
agli inizi del `900).

FRITTELLE DI FIORI DI ROBINIA


E’ una leguminosa spinosa vigorosissima dal bellissimo fogliame. Con i fiori (bellissimi grappoli bianchi penduli a primavera) si fanno buonissime frittelle, dal sapore particolare. Un uso originale di una pianta molto diffusa.
spesso chiamata anche acacia…(Robinia pseudacacia) 
 I fiori della robinia, deliziosi e profumati, sono l’unica parte commestibile della pianta; si possono consumare anche crudi. Si raccolgono a grappoli interi, preferibilmente prima della loro apertura. Prima di iniziare la raccolta dei fiori bisogna munirsi di un sacchetto di rete di plastica, del tipo di quelli usati per le arance, che consente la circolazione dell’aria e l’uscita di eventuali insetti durante il trasporto. Nelle minestre, il fiore rimane integro e visibile, tanto da garantire un ottimo risultato dal punto di vista estetico. I fiori si usano anche per fare delle insalate, frittate, frittelle o     pancake. Se si preferiscono crudi, come nell’insalata, si consiglia di scartarne il calice, verde, e di usare solo i fiori in boccio o appena aperti. I fiori della robinia possono essere surgelati in sacchetti di plastica chiusi e consumati successivamente in minestre o frittate, visto che crudi, una volta scongelati, perdono la consistenza e l’aspetto dei fiori freschi.
In fitoterapia i fiori vengono impiegati contro gli spasmi gastrici ed intestinali, contro la gastrite, l’acidità e l’ulcera. La corteccia dei rami giovani, in passato, è stata usata efficacemente contro le febbri malariche. Si consiglia tuttavia di iniziare a consumare pochi fiori per volta (pare che se consumati in eccesso possano provocare mal di testa).
Dai fiori si ricavano infine un miele molto pregiato e gustoso, fluido e di lenta zuccherificazione e un’essenza usata soprattutto per profumare i saponi.
Sembra che gli indiani d’America utilizzassero anche i semi cotti della robinia come alimento. Le sostanze tossiche contenute nei semi, simili a quelle delle lenticchie e dei fagioli (ricordiamo che la robinia appartiene alla stessa famiglia delle leguminose) si degradano proprio con la cottura. Da citare anche l’impiego dei semi torrefatti come surrogato del caffé.
per soddisfare l’occhio, il naso e la gola nella preparazione dell’insalata miscelare i fiori di robinia con altre piante di stagione; volendo, essi si possono aggiungere anche alla macedonia;
– se si vuole invece preparare una frittata, aggiungere i fiori alle uova sbattute all’ultimo minuto perché così rimangono integri, freschi e profumati;
– per arricchire una minestra, aggiungere i fiori 2-3 minuti prima di spegnere il fuoco, per non scuocerli;
è possibile preparare anche un liquore, sfruttando la fragranza dei fiori e lasciandone macerare qualche cucchiaio in un litro di alcol. Dopo un mese, filtrare e diluire con acqua e zucchero a piacere.
Frittelle di robinia
Ingredienti:
una manciata di fiori freschi di robinia; 200-300 grammi di farina; un uovo; sale, latte, acqua, olio per friggere.
Preparazione:
aprite una cavità al centro della farina e versatevi l’uovo, due o tre pizzichi di sale e qualche cucchiaio di latte. Miscelate il tutto aggiungendo acqua, se necessario, fino a formare una pastella densa ma fluida. Preparate l’olio bollente in una padella. A questo punto potete procedere in due modi: intingete le infiorescenze intere nella pastella, tenendole per il peduncolo e, velocemente, ponetele nell’olio bollente fino a che divengono dorate o ambrate. In questo modo si preparano delle frittelle col “manico” che hanno la forma del grappolo e sono esteticamente molto gradevoli, ma raccolgono più olio. In alternativa separate i fiori dal peduncolo per miscelarli nella ciotola con la pastella. Poi prelevate delle cucchiaiate di pastella e friggete. Così le frittelle hanno una forma più regolare e raccolgono meno olio. Inoltre i fiori all’interno rimangono più crudi e quindi profumati.
In entrambi i casi, le frittelle così preparate si possono servire calde e salate oppure dolcificate cospargendole con zucchero a velo o miele. 

Pizza gigante


….

Tempo di gite fuori porta, di weekend al sole, vi offro un suggerimento se vi trovate a passare nella nostra riviera di ponente, e siete a spotorno fermatevi a mangiare la pizza  (o altro) nella pizzeria Black Bull
Questa foto di Pizzeria Black Bull è offerta da TripAdvisor.
Questa foto di Pizzeria Black Bull è offerta da TripAdvisor.

ne vale la pena davvero… servizio velocissimo, pizza condita bene,  personale cordiale, giudicate voi…2014-03-25-2390

Lista dei prodotti sani da comprare al supermercato a basso costo


Pianetablunews provvisorio

 di Helene Benedetti, amministratrice di Informare per Resistere

Si parla tanto dei prodotti dannosi da non comprare perché tossici pieni di petrolati, peg, siliconi, paraffine e chi più ne ha più ne metta… ma non si parla mai di che prodotti comprare.

Quindi quando scopri che tutto ciò che hai in bagno è tossico, il primo pensiero è “BUTTO TUTTO” (sono prodotti inquinanti, tanto vale riciclarli per lavare l’auto, il bagno e farne i più svariati usi piuttosto che inquinare comunque l’ambiente buttandoli a vuoto)  e poi si va nella più totale paranoia “e adesso con cosa mi lavo?” Oppure “come faccio a sapere se la crema che ho o lo shampoo o il balsamo ecc sono sani?”

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Biscottini veloci


2014-01-28-2288240 gr di farina

1 bustina lievito vanigliato

rum q.b

una conf di panna

170 gr di torrone bianco

2 uova

 ho tritato il torrone , amalgamato tutti gli ingredienti e disposto l’imposto con due cucchiai sulla teglia distanziandolo uno dall’altro perchè  i biscotti tendono a gonfiarsi

cotti a 170 gradi per 20minuti.

senza aggiunta di zuccheri dato il torrone nè di burro data la panna.

me li sto gustando x colazione.. e vaiii ho fatto fuori il torrone che era rimasto!!! 

torta di pandoro e affini


dopo le feste, rimane sempre il panettone, o pandoro, torrone,frutta secca… che non si riesce  a consumare… ieri ho pensato di fare di testa mia..

ho preso il pandoro circa 400 gr… l’ho sbriciolato, aggiunto scorza di limone ed arancio, alcuni datteri e fichi, un poco di torrone bianco, una confezione di panna da montare, una bustina di lievito x dolci, e una fialetta di aroma limone… tritato ed amalgamato il composto. infornato  e vi assicuro che anche se non si presenta come un dolce da cucchiaio d’argento ha una bontà eccezionale.

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pluot


 ho scoperto un nuovo frutto che si chiama pluot

è un incrocio tra prugna e albicocca, pare quasi una susina, dicono abbia un sapore dolce, dicono che sia ricco di provitamina A,

ma attualmente è in commercio solo nei mercati degli stati uniti

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marmellata rigoni e patate coop … precisiamo


Marmellata Rigoni “radioattiva”: nessun rischio390fa998

Il ritiro della confettura ai mirtilli Rigoni in Giappone perché “radioattiva” ha seminato il panico tra i consumatori. In realtà, dopo l’incidente di Fukushima, il Giappone ha imposto limiti più bassi rispetto a quelli europei.
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La confettura di mirtilli Rigoni è radioattiva, è questo l’allarme circolato alcuni giorni fa. In realtà, la presenza di cesio 137 pari a 140 Bq/kg nella confettura Rigoni non deve preoccuparci: ecco perché.

Il ritiro in Giappone e le norme europee
In seguito all’incidente di Fukushima, il Giappone ha fissato il limite massimo previsto per il cesio 137 a 100 Bq/kg per prodotti come le confetture. Per questo motivo, le autorità nipponiche hanno disposto il ritiro del prodotto. Precedentemente, invece, il limite era di 500 Bq/kg. E in Europa? Da noi il limite massimo previsto non può superare i 370 Bq/kg per i prodotti lattiero-caseari e per gli alimenti destinati ai lattanti e i 600 Bq/kg per tutti gli altri prodotti. La presenza di 140 Bq/kg nella confettura, perciò, rende il prodotto Rigoni conforme ai limiti previsti dalla legge.

L’eventuale pericolosità dei quantitativi
Il limite massimo di 600 Bq/kg si raggiunge difficilmente negli alimenti. Per quanto riguarda invece l’eventuale pericolosità di questi quantitativi per la nostra salute, basti pensare che, per raggiungere il limite di sicurezza annuo (cioè il limite massimo di dose di radioattività assorbita) stabilito dalla legge italiana per la popolazione (quantità che va ad aggiungersi alla dose di radiazioni che assorbiamo per effetto della radioattività naturale), occorrerebbe ingerire almeno mezzo chilo di marmellata al giorno avente un contenuto di cesio 137 pari a 600 Bq/kg (cioè pari al limite massimo stabilito dalla legge).

E se consumo 50 g di marmellata al giorno?
Se ipotizzassimo di ingerire due porzioni al giorno (50 g) di marmellata avente un contenuto di cesio 137 pari al limite previsto dall’Europa (600 Bq/kg), la dose di radioattività assorbita sarebbe pari al 10% del limite di sicurezza annuo. Utilizzando il valore di 140 Bq/kg rilevato nella marmellata Rigoni, invece, se supponessimo di ingerirne 50 g ogni giorno, la dose assorbita sarebbe pari al 2,5 % del limite di sicurezza annuo e corrisponderebbe all’1% di quella assorbita annualmente da ogni individuo per effetto della radioattività naturale.

http://nlnmac.altroconsumo.it/nov-1-2013/showLandingPage?idEmail=28454024&modal=1&url=readMoreItem%3Fid%3D42ff234f0a6890ab8475e18004aab70c

 

Patate “con l’olio extravergine” che non c’è

Patate al rosmarino surgelate con salsa a base di olio extravergine di oliva, ma di olio extravergine di oliva non c’è traccia. A segnalarci l’incongruenza del prodotto Coop è stato un nostro amico di facebook che ci ha visto bene e – da attento consumatore – non si è fermato al claim scritto in evidenza sulla confezione, ma ha letto anche la lista degli ingredienti.
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Il nostro “amico” ci aveva segnalato la sua delusione di fronte al prodotto che, come vedi nell’immagine in basso, nel claim recita “Coop ti propone un appetitoso contorno realizzato con croccanti spicchi di patate conditi con una delicata salsa a base di olio extravergine d’oliva e rosmarino”.

Leggendo la lista degli ingredienti, infatti, ha scoperto che l’olio extravergine non è affatto presente, ma sostituito dal più modesto olio d’oliva. Non solo: il primo condimento citato e quindi quello presente in quantità maggiore, è l’olio di girasole, con caratteristiche ben differenti: più economico, dal gusto poco intenso e ricco di acidi grassi insaturi, quindi poco adatto alla cottura dal punto di vista nutrizionale.

Coop risponde alla segnalazione sulla nostra pagina, spiegando l’origine dell’errore e promettendo di rimediare.

 

i pinoli del mio papà


 eh si sono passati tre anni dal momento che li aveva raccoltipinoli

ed ieri finalmente mi sono decisa di mettermi a sgusciarli

come li toccavo uno ad uno pensavo che li aveva presi in mano lui

raccolti con amore e passione, perchè lui era fatto cosi…

amava i  lavori di pazienza certosina.

certo tantissimi erano vuoti ormai…ma quelli buoni li ho assaggiati e sono ancora squisiti.

se li avesse rotti lui se ne sarebbero salvati molti di piu’

io non ho la sua abilità… ma anche se un pò contusi…:-*

li posso benissimo usare per il pesto…

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se consideriamo il loro prezzo economico che si aggira sui 70 euro al kg—

questi con i loro 170 gr lo superano in gran lunga

in amore e dedizione, grazie papà ♥

il tè alle ortensie ♣


Famoso e raro questo “non tè”, deriva infatti da una famiglia di ortensie ed è usato in Giappone in particolari celebrazioni. E’ dolce con ricordi di liquirizia, persistente e avvolgente.  ve lo consiglio è da provare assolutamente100430055443152964

Curiosità:

Una delle feste nazionali in Giappone è Hana Matsuri, la festa dei fiori che cade ogni anno l’8 di aprile e con la quale si celebra la nascita del Buddha. La cerimonia si basa su un rito chiamato Kambutsu-è, durante il quale la statua viene lavata con tè dolce (amacha) ottenuto da foglie di particolari tipi di ortensie: la miniatura del Buddha, in bronzo, viene piazzata al centro di un fiore di loto ed ogni persona versa un po’ di questo infuso sulla statua per tre volte con un cucchiaio di bambù. Il tè dolce rappresenta l’acqua pura versata sulla testa del Buddha dai draghi.
L’infuso viene fatto con foglie seccate di particolari hydrangee, le cui foglie sono ricche di una sostanza naturale edulcorante che dà all’infuso il caratteristico sapore dolciastro tanto da essere usate come dolcificante prima dell’introduzione dello zucchero.  Nel passato la gente pensava che questo tè avesse poteri magici: usavano l’amacha come inchiostro per scrivere delle formule magiche che poi venivano appese al portone di casa per tenere lontani serpenti ed altri insetti ed animali sgradevoli.
è indicato per chi soffre di diabete poichè non innalza il picco glicemico

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a new cassava tuber for me


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ieri sera incuriosita ho comprato credo, perchè in effetti ho alcuni dubbi sul nome, la manioca, e porchetta la miseria ho scoperto che mi piace pure! è di orgine sud americana…è un tubero con la buccia di qualche mm, va sbucciata e tagliata poi cotta. io l’ho bollita: molto saporita già cosi con olio e sale, pensate al purè…. in effetti poi mi è venuto in mente quando svezzavo simona che le davo la farina di  download (1), buongustaia anche lei :-*…. pochi minuti di cottura, il tempo di un viaggio veloce nei ricordi… ciao bella gente buona serata