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Buonasera a tutti!

Vi confesso, fin da ora che mi manca una reale esperienza pratica in qualità di relatore, ma vorrei iniziare estendendo un caloroso benvenuto a mio nome, di mia moglie e dei genitori dello sposo, a tutti gli invitati, ringraziandovi per lo sforzo che avete fatto per essere presenti in questo giorno di festa. 

Oggi non solo celebriamo l’amore di Simona e Giuseppe ma anche il legame che si è creato tra le nostre famiglie che per loro saranno sempre un importante punto di riferimento.

Cara Simo, ci sono state solo tre volte nella mia vita in cui sono stato assolutamente senza parole. La prima è stata quando, tanti anni fa, ho messo per la prima volta gli occhi su tua madre! La seconda è stata quando appena nata ti ho presa per la prima volta tra le mie braccia-  e l’ultima -stamattina quando ti ho visto con il tuo abito da sposa. 

Si dice che tutte le spose sono belle…ma tu per me oggi le superi tutte!

Simo: mamma ed io siamo stati davvero fortunati ad averti come figlia, ci hai sempre reso il compito di essere genitori molto facile, regalandoci molte soddisfazioni, e sono sicuro che tu sai ti vogliamo bene, quanto siamo orgogliosi di te e della donna che sei diventata.

Per fortuna si dice in giro che hai ereditato la maggior parte delle caratteristiche migliori dalla tua mamma e, mi dicono, solo poche cattive abitudini da tuo padre!

Oggi, caro Giuseppe ti concedo IL MIO PIU’ BEL FIORE-

_DSC7922_DSC7923_DSC7933QUESTO FIORE E` LA MIA VITA: LO PORGO, fiducioso nel tuo cuore e nelle tue mani; un giorno creerete una serra di fiori nuovi e noi che UN FIORE ti abbiamo donato, altri ne guadagneremo da amare.

Come padre mi sento ora di raccomandare a voi sposi dei consigli: 

-ricordatevi che nessuno di voi due sarà mai perfetto ma, se insieme, saprete apprezzare le differenze dell’altro crescerete nell’amore.

–  Siate sempre pronti a perdonare, sorridete per gli screzi inutili che affronterete e cercate di guardare sempre nella stessa direzione, mettete da parte l’orgoglio, sostenetevi ed incoraggiatevi e il nostro augurio è che fra dieci anni ci verrete a dire: “non ci amiamo più come il primo giorno, ma molto di più’…non sapevamo che davvero il nostro cuore potesse crescere per farci entrare tanto amore cosi “

Ora, è mio dovere e privilegio proporre un brindisi per mia figlia e mio genero. Vi prego, quindi, di alzarvi tutti in piedi e di unirvi a me in questo auguri festoso:” Viva gli sposi!”  Vi vogliamo un mondo di bene –

 Vi chiedo un grande applauso –

esaltazione della santa croce


La Chiesa cattolica, molti Chiese protestanti (spesso quelle di matrice Anglicana), e gli ortodossi celebrano la festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, anniversario della consacrazione della Chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme. Nei secoli successivi queste festività inclusero anche la commemorazione del recupero della Vera Croce dalle mani dei Persiani.La festa in onore della Croce venne celebrata la prima volta nel 335, in occasione della “Crucem” sul Golgota, e quella dell'”Anàstasis”, cioè della Risurrezione. . .
La celebrazione odierna assume un significato ben più alto del leggendario ritrovamento da parte della pia madre dell’imperatore Costantino, Elena. La glorificazione di Cristo passa attraverso il supplizio della croce e l’antitesi sofferenza-glorificazione diventa fondamentale nella storia della Redenzione: Cristo, incarnato nella sua realtà concreta umano-divina, si sottomette volontariamente all’umiliante condizione di schiavo (la croce, dal latino “crux”, cioè tormento, era riservata agli schiavi) e l’infamante supplizio viene tramutato in gloria La stessa evangelizzazione, operata dagli apostoli, è la semplice presentazione di “Cristo crocifisso”. Il cristiano, accettando questa verità, “è crocifisso con Cristo”, cioè deve portare quotidianamente la propria croce, sopportando ingiurie e sofferenze, come Cristo, gravato dal peso del “patibulum” (il braccio trasversale della croce, che il condannato portava sulle spalle fino al luogo del supplizio dov’era conficcato stabilmente il palo verticale), fu costretto a esporsi agli insulti della gente sulla via che conduceva al Golgota.

la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

il vischio


Il nome botanico del vischio è Viscum Album, ma tutti lo conosciamo e lo chiamiamo semplicemente vischio, si tratta di una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscacee ed è una pianta sempreverde parassita di diversi alberi, quali ad esempio pioppi, querce, tigli, olmi, noci, meli e diverse  conifere, come il  pino silvestre e il  pino montano. Solitamente si nota meglio in inverno, poiché i suoi cespugli, insediati nei tronchi, provocano la perdita delle foglie della pianta che li ospita.
Le foglie verdi del vischio sono indicative della presenza di clorofilla, ciò sta a significare che questa pianta è capace di compiere la fotosintesi e, visto che non è in grado di ottenere da sola l’azoto, lo recupera dalle altre piante di cui è parassita. Si  tratta di una pianta con  foglie oblunghe e dure, sistemate a due a due lungo il ramo.
Il vischio ha i fiori gialli e belle bacche tonde bianche o giallastre lucide, con un tipico interno gelatinoso e appiccicoso, tossiche per l’uomo, ma non per gli animali che, come gli uccelli insegnano, vengono da loro trasportate e disperse su altri alberi sui quali, dopo essersi insediati subdolamente, danno il via al loro sviluppo. Da un piccolo punto di penetrazione inizia la formazione di un piccolo tronco e gradualmente si sviluppa tutta la pianta. Se però le bacche cadono per terra, nulla di fatto, in questo caso non germogliano e muoiono.
La pianta che invece ospita il vischio non ha gravi danni, se quest’ultimo non si moltiplica troppo e non la “soffoca”.

VischioIl vischio si coltiva a scopo ornamentale e per fini erboristici, ad esempio per ottenere infusi, tinture, utile per la cura di arteriosclerosi e ipertensione, anche se a tale fine non esistono moltissimi studi che ne danno piena conferma, poiché i succhi gastrici inibirebbero la sua blanda azione.
Si sconsiglia l’uso di questa pianta in caso di terapie con anticoagulanti, di cui potrebbe aumentarne l’azione, antidepressivi ed immunosoppressori. Si consiglia comunque sempre di non assumere vischio autonomamente, ma di rivolgersi sempre a personale specializzato, in quanto la pianta è segnalata dai centri antiveleni. Tutte le parti del vischio possono risultare tossiche: le bacche soprattutto, come detto, sono pericolose per i bambini, che potrebbero essere tentati di mangiarle. L’azione tossica dipende dalla presenza di viscumina, sostanza capace di provocare agglutinazione dei globuli rossi, e di alcuni peptidi.
I sintomi dell’intossicazione da vischio comprendono: lo sviluppo di una gastroenterite, sete elevata, diplopia—->visione doppia, dilatazione pupillare, diminuzione dei battiti cardiaci fino al collasso. Si possono verificare anche allucinazioni, disturbi mentali e convulsioni.

Al vischio sono legate molte leggende antiche: per le popolazioni celtiche, le quali lo  chiamavano oloaiacet, era, insieme  alla quercia, visto e vissuto come una vera  pianta sacra e dono diretto degli dei, capace di  tenere lontano disgrazie e malattie.
E’ simbolo di buon augurio durante il periodo natalizio ed è nota la tradizione di salutare l’arrivo del nuovo anno dandosi un bacio sotto uno dei suoi rami.

Autore: Alessandra Mallarino

S. Stefano – 26 Dicembre


felice onomastico

Parrocchia "Nostra Signora della Neve" Bolzaneto ♦

 

I secolo.
Stefano fu il primo cristiano martirizzato per la sua opera di predicazione del Vangelo e delle parole di Gesù.
Due anni dopo la crocifissione del Signore, Stefano venne accusato di proferire parole offensive verso la Legge giudaica (l’Antico Testamento), verso i luoghi sacri e verso le tradizioni dettate dallo stesso Mosè quando consegnò le Leggi al popolo ebreo. Per questo venne portato davanti ai giudici del sinedrio (il tribunale ebraico) e, condannato, venne lapidato fuori dalle porte della città.

Patrono di selciatori, tagliapietre., piastrellisti e diaconi
Invocato inoltre contro il mal di testa

22050buon onomastico ♥

in questa pagina un mio nuovo post

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San Nicola


san Nicola di Myra, san Nicola Magno e san Niccolò, è famoso anche al di fuori del mondo cristiano perché la sua figura ha dato origine al mito di Santa Claus (o Klaus), conosciuto in Italia come Babbo Natale.

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Lo sapevate che il “modello” odierno di babbo natale è un prodotto marketing, (coca cola) che è stato reso popolare negli anni 60 del secolo scorso?

Questo dovrebbe farci andare alle radici della Fede Cattolica e non lasciare che ci venga rubato il vero senso della Natività, che è SACRO!”

thanksgiving-day


Il Giorno del Ringraziamento (Thanksgiving Day in inglese) è una festa osservata negli Stati Uniti d’America (il quarto giovedì di novembre) e in Canada (il secondo lunedì di ottobre) in segno di gratitudine per la fine della stagione del raccolto.
Questa storica tradizione cristiana risale all’anno 1623
IL VIAGGIO DELLA MAYFLOWER
Ai tempi in cui ebbe inizio questa storia, andare dall’Inghilterra in America era un’impresa che richiedeva mesi di tempo e molto coraggio. Bisognava imbarcarsi su una nave di legno piccola, priva di comodità e abbastanza malsicura. Era proprio così la “Mayflower”, la nave che attraverso mille peripezie nel 1620 portò dalla città inglese di Plymouth alle coste del Massachusetts un gruppo di persone che non volevano più stare in Europa, dove la loro religione era perseguitata. Queste persone, che vennero chiamate “Pellegrini” volevano arrivare un po’ più a sud, la nave venne però spinta a nord da tempeste e gelidi venti. I suoi passeggeri morivano a uno a uno di stenti e malanni. Alla fine, decisero di sbarcare dove sarebbero approdati. La terra in cui arrivarono si rivelò dapprima poco ospitale. Era ormai quasi inverno e i Pellegrini cominciarono a costruire un villaggio di legno: lo chiamarono Plymouth. Quando arrivò la primavera, lavorarono la terra, aiutati dagli Indiani che già vivevano in quella zona e che insegnarono loro a coltivare il grano e ad allevare un animale che essi non avevano mai visto prima: il tacchino. Un anno dopo il loro burrascoso arrivo, i Pellegrini poterono fare il primo raccolto e, poiché erano molto religiosi, decisero di festeggiarlo ringraziando il Signore che aveva dato loro una terra generosa su cui vivere e lavorare. Il Giorno del Ringraziamento è, per gli Americani, un’ importante festa di famiglia, come il Natale in  quel giorno non si va né a scuola né al lavoro- ma si sta a casa con nonni, genitori, zii e cuginetti. In cucina, mamme nonne preparano un grandissimo pranzo a base di tacchino ripieno, con tanti buoni contorni, dolcetti farciti e budino freddo di zucca .
Il Giorno del Ringraziamento dà il via, in America, al periodo prenatalizio.

Nel giorno del ringraziamento, in tutte le città americane si svolgono parate con carri allegorici e festeggiamenti di ogni tipo. Il Presidente degli Stati Uniti è solito celebrare il giorno di festa mangiando con i soldati.
Il giorno del ringraziamento viene festeggiato anche nello stato libero associato di Porto Rico

 

Giornata del ringraziamento


 

e Prima Giornata Mondiale dei poveri

In tutta l’Italia  domani -domenica  si celebra la giornata del ringraziamento: è un momento di preghiera e di lode a Dio «per tutti i benefici ricevuti».

È una festa che viene da lontano ed ha le sue origini in
Italia nel lontano 1951 per iniziativa della Coldiretti. Da
allora puntualmente viene celebrata la 2^ domenica di
novembre e a livello locale viene riproposta nel periodo
che va dalla festa di San Martino (11 novembre) alla
festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio). Nel 1973, con il
documento “La Chiesa e il mondo rurale italiano”, i
vescovi italiani hanno assunto questa giornata come
occasione opportuna di riflessione ed evangelizzazione
dell’intera chiesa locale. Si legge nel documento sopra
citato: «Si curi la Giornata del Ringraziamento in modo
da renderla significativa per l’intera Chiesa particolare, oltre che
occasione propizia per l’evangelizzazione del mondo rurale». La Chiesa
italiana coordina e programma questa giornata in collaborazione con
le associazioni di ispirazione cristiana che operano nel mondo rurale:
Acli Terra, Coldiretti, Fai Cisl , Feder.Agri­Mcl, Ugc Cisl.

foto di http://arteflorealeperlaliturgia.blogspot.it/

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Preghiera di un cane


Quando venisti a prendermi ero così piccolo, entrai nella tua mano. Dicesti che ero il più bello della cucciolata. Mi portasti a casa. Un bimbo, tuo figlio, mi accettò con gioia. Divenimmo amici. Cresciuto, mi insegnasti il gioco della caccia. Mi dicevi bravo! Qualcuno ti chiedeva: lo vendi? Rispondevi no ed il mio cuore di cane ne gioiva, io ti amavo, anche se mai mi facevi una carezza. Gli anni sono passati, son diventato cieco, sordo, malandato, dimenticato, solo; con poco pane e acqua. Quando ti sento passare il mio cuore di cane freme di gioia. Vorrei venirti incontro ma sono legato e la catena è corta. Stasera hai detto a tuo figlio, ormai divenuto uomo: domani uccido il cane o lo abbandono, non serve più, è un peso morto. Signore Iddio, fai che stanotte io muoia sotto il suo tetto,

 affinchè egli non debba sentire il rimorso del suo gesto“. (DalImage and video hosting by TinyPic web)

Tanabata


Tanabata Sette notti) è una tradizionale festa giapponese, che cade il 7 luglio di ogni anno, quando le stelle Vega e Altair si incrociano nel cielo. In qualche località si festeggia, invece, il 7 agosto.

La festa è legata a una leggenda popolare di origine cinese, di cui esistono diverse varianti. Secondo la storia nel cielo vivevano a Ovest gli uomini e a Est le divinità; il pastore Hikoboshi (la stella Altair) e la dea Orihime (la stella Vega) si innamorarono e si sposarono in gran segreto contro la volontà del padre della dea. Ebbero anche due figli, un maschio e una femmina. Quando il padre lo venne a sapere allontanò i due sposi, riconducendo la figlia nella terra degli dei e, per evitare il ricongiungimento, creò un fiume celeste, la Via Lattea. I due ne soffrirono moltissimo e alla fine il padre di Orihime finì commosso dalle tante lacrime versate e accordò che potessero rincontrarsi, ma solamente una volta l’anno, la settima notte del settimo mese.

In questa occasione in Giappone si usa scrivere un desiderio, o una poesia, in un foglio verticale, da arrotolare intorno a un ramoscello di bambù.

dal web

Giugno: mese del Sacro cuore di Gesù


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 http://www.santiebeati.it/dettaglio/20280

L’immagine del Sacro Cuore di Gesù ci ricorda il cuore della nostra fede, Dio ci ama con tutto il cuore e noi, quindi, dobbiamo amare lui con tutte le nostre forze. Gesù ha un cuore che ama oltre ogni misura. E tanto ci ama, che soffre quando il suo grande amore non è corrisposto.

La Chiesa dedica il mese di giugno al Sacro Cuore di Gesù, affinché noi lo amiamo, onoriamo e imitiamo soprattutto in questi 30 giorni.

Dobbiamo vivere in questo mese, mostrando a Gesù con le nostre opere che lo amiamo, che corrispondiamo al grande amore che Egli ha per noi e ci ha mostrato offrendo se stesso alla morte per noi, rimanendo nell’Eucaristia e aprendoci la via della vita eterna . Ogni giorno ci avviciniamo a Gesù o ci allontaniamo da da Lui che mai cessa di amare.

Dobbiamo vivere ricordandoci che ogni volta che agiamo: che cosa farebbe Gesù in questa situazione? cosa gli detterebbe il suo cuore? Dobbiamo agire in questo modo per un problema in famiglia, sul lavoro, nella nostra comunità, con i nostri amici, ecc. Dobbiamo quindi valutare se le opere o le azioni che stiamo per fare ci allontanano o ci avvicinano a Dio.

Sia casa che al lavoro un quadro del Sacro Cuore di Gesù ci aiuta a ricordare il suo grande amore e imitarlo in questo mese di giugno e per tutto l’anno.

Origine della devozione al Sacro Cuore di Gesù Santa Margherita Maria Alacoque era una monaca dell’Ordine della Visitazione. Aveva un grande amore per Gesù. E Gesù aveva un amore speciale per lei.

Le è apparso in diverse occasioni per dirle quanto ha amato lei e tutti gli uomini e quanto male fanno al  suo cuore gli uomini che si allontanano da lui con il peccato. Durante queste visite alla sua anima, Gesù le ha chiesto di insegnarci ad amare di più, ad avere la devozione, la preghiera e, soprattutto, di avere un buon comportamento in modo che il suo Sacro Cuore non soffrirà di più con i nostri peccati.

Le promesse del Sacro Cuore di Gesù Gesù ha promesso a S. Margherita Alacoque, che se una persona prende la comunione il primo Venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, otterrà queste grazie:

1. Vi darò tutte le grazie necessarie al vostro stato (sposato/a, celibe, vedova/o o religioso/a). 2. Io stabilirò la pace nelle loro famiglie 3. Conforto in tutte le afflizioni. 4. Sarò il loro rifugio in vita e specialmente in punto di morte. 5. Benedirò la loro attività. 6. I peccatori troveranno misericordia. 7. I tiepidi diventeranno fervorosi. 8. Il devoto salirà rapidamente a grande perfezione. 9. Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Cuore sarà esposta e venerata. 10. Vi darò la grazia di convertire i cuori più induriti. 11. Coloro che propagheranno questa devozione avranno i loro nomi scritti nel mio Cuore di non saranno mai cancellati. 12. La grazia della penitenza finale: non moriranno in disgrazia e senza ricevere i Sacramenti.

 

Candelora


Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la presentazione al Tempio di Gesù 2,22-39, popolarmente chiamata festa della Candelora, perché in questo giorno si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.
La festa è anche detta della Purificazione di Maria, perché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

La Candelora, collocata a mezzo inverno nel tempo astronomico, coincide nel ciclo agreste/vegetativo con la fine dell’inverno e l’inizio della primavera; il più famoso detto popolare a riguardo infatti recita:
“Quando vien la Candelora
de l’inverno semo fora;
ma se piove o tira il vento
de l’inverno semo dentro.”
Questo sta a indicare che se il giorno della candelora si avrà bel tempo, si dovranno aspettare ancora diverse settimane perchè l’inverno finisca e giunga la primavera. Al contrario, se alla candelora fa brutto, la primavera sta già arrivando…..
detto, questo che sicuramente sapevate già non mi resta augurarvi una splendida giornata

Re magi


Nella tradizione cristiana i Re Magi sono magi. La parola ‘mago’ che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco ‘magoi’ e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti. Nell’antica tradizione persiana i Magi erano

i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina che secondo il Vangelo di Matteo giunsero da oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, ovvero il re dei Giudei che era nato. I Magi provenienti da oriente, ovvero dalla Persia, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, al quale presentano anche dei doni crismali. “La stella, veduta dai Magi, secondo l’opinione più probabile, dedotta dalle sue caratteristiche, era una meteora straordinaria, formata da Dio espressamente per dare ai popoli il lieto annunzio della nascita del Salvatore” Molto si è scritto su questa stella. Diverse sono state le ipotesi che possono riassumersi a tre: una cometa, una ‘stella nova’, una sovrapposizione di satelliti. Non si può neppure pensare ad una ‘stella nova’, bagliore prolungato emesso da corpi celesti invisibili al momento della loro esplosione. Infatti nell’area di Gerusalemme non ne comparve nessuna tra il 134 a.C. ed il 73 d.C. La Grande Enciclopedia Illustrata della Bibbia (21) sembra propendere per la terza ipotesi, già condivisa a suo tempo da Keplero: “Di tutte le spiegazioni possibili la più probabile rimane quella, in qualche modo accettabile sulle fonti, secondo cui si è trattato di un’insolita posizione di Giove, l’antica costellazione regale. L’astronomia antica si è occupata dettagliatamente della sua comparsa in un preciso punto dello zodiaco e l’ha identificata, sul grande sfondo di una religiosità mitologico-astrale molto diffusa, con la divinità più alta. Essa era importante soprattutto per gli avvenimenti della storia e del mondo, in quanto i movimenti di Saturno erano facilmente calcolabili. Saturno, il pianeta più lontano secondo gli antichi, era il simbolo del dio del tempo Crono e permetteva immediate deduzioni sul corso della storia. Una congiunzione di Giove e di Saturno in una precisa posizione dello zodiaco aveva certamente un significato tutto particolare. La ricerca più recente si lascia condurre dalla fondata convinzione che la triplice congiunzione Giove-Saturno dell’anno 6/7 a.C. ai confini dello zodiaco, al passaggio tra il segno dei Pesci e quello dell’Ariete, deve aver avuto un enorme valore. Essa risulta importante come una ‘grande’ congiunzione e, in vista della imminente era del messia (o anche età dell’oro), mise in allarme l’intero mondo antico”.

San Martino 11 nov


san martino 11 nov

San Martino aveva appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano. La legge romana lo obbligava a entrare nell esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato. Su di lui si raccontano molte leggende. La più famosa è questa. Un giorno dautunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo, si chiama lestate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite. Si dice che Martino parlasse con gli animali. Anche gli alberi gli volevano bene. Una volta, volle che fosse abbattuto un albero che i pagani avevano trasformato in un idolo. Mettiti sotto lalbero mentre cade, lo sfidò uno di coloro che non volevano che fosse abbattuto, e vedremo se il tuo Dio ti salverà. Martino rimase in piedi sotto lalbero mentre le scuri dei boscaioli incidevano il tronco, proprio nella direzione in cui sarebbe dovuto cadere; al momento dello schianto, lalbero si drizzò su se stesso e cadde dalla parte opposta...
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L’estate di san Martino


L’estate di san Martino

L’estate di san Martino è il nome con cui viene indicato un eventuale periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore.Sole Nell’emisfero australe il fenomeno si osserva eventualmente in tardo aprile – inizio maggio. Nei paesi anglosassoni viene chiamata Indian summer.

San Martino viene festeggiato l’11 novembre.

Tradizionalmente durante questi giorni si aprono le botti per il primo assaggio del vino novello, che solitamente viene abbinato alle prime castagne. Questa tradizione è celebrata anche in una famosa poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto San Martino:

« La nebbia a gl’irti colli

Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo
Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.        

Gira su’ ceppi accesi
Lo spiedo scoppiettando:
Sta il cacciator fischiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi
Stormi d’uccelli neri,
Com’esuli pensieri,

Nel vespero migrar. »

(San Martino; Giosuè Carducci)

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2 ottobre


Il 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi, é loccasione per manifestare attraverso una grande Festa dei Nonni tutta la sincerità dei sentimenti di amore, affetto, riconoscenza, tenerezza, che riescono sempre (o quasi..ah) a regalarci... dovrebbe questo essere sempre un rapporto incantato dove i sentimenti trovano una giocosa espressione di purezza, spontaneità, e di trasporto incondizionato.

w il papà!!


 

augurissimi sinceri a tutti i papà!!:-)

Bentornato dal lavoro
mio caro e buon papà.
Sulla via ti aspettavo
con un poco di ansietà.
Tu sei stanco, paparino
tutto il giorno hai faticato
per vestirmi e darmi il cibo,
per mandarmi ben calzato.
Vorrei tanto ricambiare
la fatica del tuo giorno
e per questo che con ansia
aspetto il tuo ritorno.
Ma tu sai che son piccino
Lavorare ancor non so
In compenso, papà caro,prendi i baci che ti do
Auguri Papà ….   (tratto da Pensieri in volo)


Auguri ai Papà ♥


La festa del papà è un giorno speciale per tutti i papà.19 Marzo Festa di San Giuseppe e Festa del papà.
La prima volta che si festeggiò questo giorno fu all’inizio del 1900, a Washington, quando un giorno una ragazza, Sonora Smart, decise di festeggiare il padre, che l’aveva cresciuta da solo perchè orfana di madre, e per dimostrargli tutto l’affetto, volle dedicargli un giorno, appunto il giorno della festa del papà.
La festa del papà si festeggiava a giugno, data del compleanno di Henry Jackson Smart,
Dal 1968 in Italia si cambiò la data e si cominciò a festeggiare il giorno di San Giuseppe 19 marzo ed è caratterizzata da manifestazioni che ancora oggi sono molto sentite e celebrate.
il mio pensiero va a tutti i papà che non possono abbracciare quanto
vorrebbero il loro figlio…ai padri separati…a chi un figlio
non lo ha piu’… ricordiamoci sempre xò  che la figura
del padre è importante alla stessa stregua della figura materna, che è una risorsa di valore insostituibile per la corretta ed equilibrata crescita dei figli e del nucleo familiare.
quindi auguri amici miei che donate la vs presenza
il vs amore  e la pazienza x insegnare a vivere
ai vostri figli…siate padri
semplicemente con tutto voi stessi e
farete il regalo + bello ai vs figli.
Se sei arrabbiato
perché nel traffico ti sei stancato,
caro papà riprendi fiato:
il mondo è bello ma un po’ affollato.
Caro papà se sei un po’ teso
ed il lavoro ti sembra un peso,
tu pensa sempre: sei nel mio cuore,
ti voglio bene a tutte le ore.
RagazzoRagazzoRagazzoCuore rossoRagazzoCuore rossoRagazzoRagazzoRagazzo

San Patrizio 🍀 🍀 🍀


Il 17 Marzo di ogni anno in Irlanda si celebra il St. Patrick’s Day, in onore appunto di San Patrizio patrono dell’isola e la popolazione festeggia questa festa nazionale con canti, maschere, parate e processioni. Non si hanno per la verità molte informazioni su San Patrizio. Nacque in Scozia (a Kilpatrick) nel 387; figlio di una nobile famiglia (il padre era originario di una importante famiglia romana) fu rapito e venduto come schiavo ad un pastore irlandese. Dopo anni di faticoso lavoro, imparò il Gaelico e riuscì a recarsi dapprima in Gran Bretagna, poi in Francia dove iniziò a studiare ed anche in Italia. Al suo ritorno in Irlanda nel 432, divenuto vescovo, iniziò a convertire la popolazione dal paganesimo al cristianesimo, così come volle Papa CelestinoImage and video hosting by TinyPic Image and video hosting by TinyPicDa notare la presenza della leggendaria figura di San Patrizio anche nell’emblema nazionale irlandese, il trifoglio (shamrock). Grazie ad un trifoglio, si racconta infatti, San Patrizio avrebbe spiegato agli irlandesi il concetto cristiano della Trinità, sfogliando le piccole foglie del trifoglio legate ad un unico stelo

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Secondo la tradizione irlandese, in Irlanda non ci sarebbero più serpenti da quando San Patrizio li cacciò in mare. Celebre anchè la leggenda del pozzo di San Patrizio, il pozzo senza fondo, da cui si aprivano le celestiali porte del Purgatorio.Image and video hosting by TinyPicLa “Benedizione del Viaggiatore Irlandese” “Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.”

La Befana


Quando è l’ora, la Befana
alla scopa salta in groppa.
D’impazienza già trabocca:
l’alza su la tramontana,
fra le nuvole galoppa.
 

BRUX1

 
 
Ogni bimbo nel suo letto
fa l’ esame di coscienza:
maledice il capriccetto,
benedice l’ ubbidienza:
La mattina al primo raggio
si precipita al camino.
Un bel dono al bimbo saggio,
al cattivo un carboncino!393176_320942227940158_149040861796963_1101882_1465946116_n

sito

auguri & attenzione


A tutti di vero cuore sperando  che l’anno nuovo vi regali solo serenità e salute..

domattina al tg non vorrei sentire notizie raccapricianti..quindi ragazzi divertitevi tanto ma con saggezza e buon senso quindi aggiungo solo:

 

L’avviso per tutti i festaioli contiene i soliti due messaggi: moderazione nel bere i cocKtail e lo spumante per evitare i danni al fisico, causati da un abuso di alcolici, soprattutto per non essere tra le fila di coloro che passerano la mezzanotte intasando i vari Pronto Soccorso cittadini; precauzione anche per chi si mettera’ alla guida per evitare di rientrare nella lista delle persone che iniziano l’anno con il classico incidente automobilistico,ricordando che alla guida ci si mette solo quando si e’ sobri, perche’ sono sufficienti un brindisi e il vino durante il pasto per andare oltre il limite dei 0,5 grammi di alcol per litro di sangue. E per quanto  riguarda i botti Usare solo prodotti legali, l’etichetta deve riportare il numero del decreto ministeriale che ne autorizza il commercio; il nome del prodotto; la ditta produttrice, la categoria e le modalità d’uso che devono essere seguite attentamente, se questo talloncino non c’è sono da considerarsi fuochi proibiti.

» acquistare giochi pirotecnici esclusivamente nei negozi autorizzati e mai sulle bancarelle;

» accenderli all’aperto e allontanarsi quando la miccia viene accesa;

» tenerli lontani dal proprio corpo;

» accendere un fuoco alla volta ed evitare che al momento dell’ accensione ci siano altri fuochi vicini;

» non indossare mai al momento dell’accensione giacconi o maglioni di pile o fibra sintetica, e nemmeno indumenti acetati come tute sportive;

» Sono alcune delle principali regole per l’uso dei fuochi d’artificio suggerite dall’Uni (Ente Italiano di Unificazione) in vista di Capodanno;Comprando fuochi d’artificio ‘certificati’, si ha la garanzia che si tratta di prodotti che «non possono accendersi accidentalmente per frizione o sfregamento», «la quantità di esplosivo è conforme ai parametri previsti per quel tipo di prodotto», «l’effetto pirotecnico è ritardato di alcuni secondo dall’accensione», «l’effetto pirotecnico e le eventuali fiamme si devono autoestinguere», «le impugnature abbiano una lunghezza tale da impedire le scottature».

Quindi ragazzi mi raccomando facciamo in modo che sia davvero un BUON ANNO!!!
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uomini, regali e natale


caro babbo natale
o caro Gesù bambino
anzi carissimi entrambi
poichè la mia letterina sarà un arduo compito per ognuno di voi quindi collaborate e provate a rivoluzionare il sistema.
vorrei sensibilizzarvi sul concetto di regalo di natale che gli uomini hanno verso le loro mogli.
non si può fare a meno di notare con dispiacere che dopo alcuni anni di convivenza o di matrimonio la loro idea di regalo è alquanto malsana.
non ditemi, vi prego, che è tempo della crisi, che occorre ottimizzare le spese, perchè questo succede da sempre…. succede da quando noi donnine eravamo piccole.
e la colpa secondo me, è anche un pò vostra, perchè anche voi a fantasia siete sempre stati pari a zero.
da bambina cosa porta Gesù bambino o babbo natale alle bimbe? …. il pupo che strilla, la lavatrice che fa la schiuma, l’aspirapolvere, il forno a microonde…e mi fermo qui perchè la lista sarebbe lunga… invece ai maschietti??? chiedono l’elicottero telecomandato? ed eccolo li sotto l’albero… poi magari qualche anno piu’ tardi il prox regalo e’ il volo su quello vero con l’istruttore.
ora dico… capisco che non è tempo di cartier, ma vi prego non illudeteci facendoci trovare un pacchetto stile tiffany con invece dentro il cestino della cottura a vapore della pentola  a pressione-:), cambiate almeno il colore della carta, o le nuove generazioni si troveranno costrette a mettere dei postilli sugli accordi pre matrimoniali.
non dite che sono pretenziosa, dopo anni, ormai sono abituata a sentirne di tutti i colori
ma mi delude quanto poco tempo gli uomini spesso spendano a pensare ai regali delle proprie donne… va bene la lavatrice, va bene il frigo ( c’è crisi, c’è crisi) … ma un minimo di …… coinvolgimento…. poi si dice che solo gli amanti regalino bijoux (vedi  i migliori amici delle donne), ma in realtà è cosi…
forza ragazzi …pensateci voi… molte amiche non hanno il coraggio di dirlo ai mariti 🙂

Recco i fuochi


Anche quest’anno non ci siamo persi

i festeggiamenti in onore di N.S. del Suffragio che  sono conosciuti in tutta Italia per la grandiosità degli spettacoli pirotecnici 

A sfidarsi sono sempre  i 7 quartieri di Recco che si avvalgono dei migliori maestri pirotecnici italiani in una gara che è virtuale e che non incorona un vincitore.

Purtroppo quest’anno è recente il lutto per l’esplosione della fabbrica  a bari di luglio, e per questo ogni lucina che illuminava il cielo ricordava tutte le persone che hanno perso la vita per lavorare a ritmi insostenibili in quest’arte di divertimento e sapienza alchemico.

Inoltre, presso la chiesa della Patrona di Recco c’erano eccezionalmente esposti il crocifisso di San Damiano e la Madonnina di Loreto della Casa Santa.001 002 003 004 005 007 008 009 010

La Pentecoste


Per gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai, Dio diede a Mosè le tavole della Legge – Per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.

Origini della festa
Presso gli Ebrei la festa era inizialmente denominata “festa della mietitura” e “festa dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei testi biblici è sempre una gioiosa festa agricola.
È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette settimane dopo la Pasqua; nel greco ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata. Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32..
Quindi lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.
Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare a Gerusalemme.

La discesa dello Spirito Santo
L’episodio della discesa dello Spirito Santo è narrato negli Atti degli Apostoli, cap. 2; gli apostoli insieme a Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo, probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto pellegrinaggio.
“Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano.
Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa?…”.
Il passo degli Atti degli Apostoli, scritti dall’evangelista Luca in un greco accurato, prosegue con la prima predicazione dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, narrato nei capitoli successivi, aprono il cristianesimo all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della fede cristiana, dono dello Spirito Santo.

Lo Spirito Santo
È il nome della terza persona della SS. Trinità, principio di santificazione dei fedeli, di unificazione della Chiesa, di ispirazione negli autori della Sacra Scrittura. È colui che assiste il magistero della Chiesa e tutti i fedeli nella conoscenza della verità (è detto anche ‘Paraclito’, cioè ‘Consolatore’).
L’Antico Testamento, non contiene una vera e propria indicazione sullo Spirito Santo come persona divina. Lo “spirito di Dio”, vi appare come forza divina che produce la vita naturale cosmica, i doni profetici e gli altri carismi, la capacità morale di obbedire ai comandamenti.
Nel Nuovo Testamento, lo Spirito appare talora ancora come forza impersonale carismatica. Insieme però, avviene la rivelazione della ‘personalità’ e della ‘divinità’ dello Spirito Santo, specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giov. 14-16) e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.
Il magistero della Chiesa insegna che la terza Persona procede dalla prima e dalla seconda, come da un solo principio e come loro reciproco amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di ‘missione’ nel mondo, e che esso ‘inabita’ nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.
Concesso a tutti i battezzati (1 Corinzi, 12, 13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti. Ma nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito, costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.
L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11, 1 sgg.) enumera sette doni particolari, sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo e confermati dal Sacramento della Cresima.

Simbologia
Lo Spirito Santo, rarissimamente è stato rappresentato sotto forma umana; mentre nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù è sotto forma di colomba, e nella Trasfigurazione è come una nube luminosa.
Ma nel Nuovo Testamento, lo Spirito divino è esplicitamente indicato, come lingue di fuoco nella Pentecoste e come soffio nel Vangelo di Giovanni (20, 22); “Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. Dopo aver detto questo, soffiò su di loro e disse: Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi”.
Lo Spirito Santo, più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte.
In tutte le religiosità, il fuoco ha un posto fondamentale nel culto ed è spesso simbolo della divinità e come tale adorato. Il dio sumerico del fuoco, Gibil, era considerato portatore di luce e di purificazione; a Roma c’era una fiamma sempre accesa custodita dalle Vestali, simbolo di vita e di forza.
Nell’Antico Testamento, Dio si rivela a Mosè sotto forma di fuoco nel roveto ardente che non si consuma; nella colonna di fuoco Dio Illumina e guida il popolo ebraico nelle notti dell’Esodo; durante la consegna delle Tavole della Legge a Mosè, per la presenza di Dio il Monte Sinai era tutto avvolto da fuoco.
Nelle visioni profetiche dell’Antico Testamento, il fuoco è sempre presente e Dio apparirà alla fine dei tempi con il fuoco e farà giustizia su tutta la terra; anche nel Nuovo Testamento, Giovanni Battista annuncia Gesù come colui che battezza in Spirito Santo e fuoco (Matteo, 3, 11).

La Pentecoste nel cristianesimo
I cristiani inizialmente chiamarono Pentecoste, il periodo di cinquanta giorni dopo la Pasqua. A quanto sembra, fu Tertulliano, apologista cristiano (155-220), il primo a parlarne come di una festa particolare in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste era una festa solenne, durante la quale era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia pasquale.
Le costituzioni apostoliche testimoniano l’Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia. L’Ottava liturgica si conservò fino al 1969; mentre i giorni festivi di Pentecoste furono invece ridotti nel 1094, ai primi tre giorni della settimana; ridotti a due dalle riforme del Settecento.
All’inizio del XX secolo, fu eliminato anche il lunedì di Pentecoste, che tuttavia è conservato come festa in Francia e nei Paesi protestanti.
La Chiesa, nella festa di Pentecoste, vede il suo vero atto di nascita d’inizio missionario, considerandola insieme alla Pasqua, la festa più solenne di tutto il calendario cristiano.

La Pentecoste nell’arte
Il tema della Pentecoste, ha una vasta iconografia, particolarmente nell’arte medioevale, che fissò l’uso di raffigurare lo Spirito Santo che discende sulla Vergine e sugli apostoli nel Cenacolo, sotto la forma simbolica di lingue di fuoco e non di colomba.
Lo schema compositivo richiama spesso quello dell’Ultima Cena, trovandosi nello stesso luogo, cioè il Cenacolo, e lo stesso gruppo di persone: Gesù è sostituito da Maria e il posto lasciato vuoto da Giuda viene occupato da Mattia.
Viene così a comunicarsi il valore dell’unità dell’aggregazione e successione apostolica, oltre che la sua disposizione a raggiungere i confini del mondo.

dal web

La festa dei ceri


La  Festa dei Ceri di Gubbio è  tra le più antiche, se non in assoluto la più remota, manifestazione folcloristica italiana e si svolge il 15 maggio di ogni anno l’ipotesi sulla nascita di questa tradizionale festa rimane legata alla figura di S. Ubaldo: il 16 maggio del 1160 l’amato Vescovo di Gubbio morì;  e tutti i cittadini allora iniziarono un pellegrinaggio con candele accese, rito che si ripeterà sempre la sera della vigilia (il 15 maggio) in memoria della sua morte.

i ceri sono 034tre strutture di legno, formate da due prismi ottagonali sovrapposti e rinforzati da un telaio interno anch’esso di legno e attraversati da un asse- in onore di

 S. Ubaldo, S.Antonio  e San Giorgio

http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_dei_Ceri

http://www.ceri.it/ceri/trgmedia/index.htm

Ultima tappa prima della Santa Comunione


Oggi è stata giornata di ritiro per i nostri bambini della prima comunione,
emozioni a non finire che ora a caldo non riesco nemmeno a descrivere,
per ora non condivido con le foto finchè non ho i ancora avuto l permesso dei genitori ma  
condivido il pensiero che ho scritto su fb sul nostro gruppo di catechismo
Sono sicura come catechista che questa gioiosa ed intensa giornata di ritiro dei nostri bambini rimarrà in loro un ricordo vivo e gioioso e comunque, tra i ricordi più belli nel loro cammino di vita.
L’emozione mi ha colto quando li ho visti “cresciuti” che affermavano il loro “si per la vita al vangelo”; li ho affidati alla protezione della Madonnina della Guardia che era li testimone di quel momento, e certa della Sua protezione ringrazio le famiglie che hanno partecipato con raccoglimento ed entusiasmo, accompagnando i proprio figli in questa prima tappa verso la Santa Comunione, e confido nella vostra continua guida spirituale fatta di esempio e di preghiera famigliare.
Un grazie ai nostri don di vero cuore.

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La settimana santa 🌺


La settimana santa si apre con la domenica delle palme, nella quale si celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme.
 Lunedì, martedì e mercoledì santo  hanno il colore liturgico: viola
e la Chiesa contempla in particolare il tradimento di Giuda per trenta denari.
 Giovedì santo (colore liturgico: bianco) Dal Giovedì sino al Sabato santo si legano le campane in segno di partecipazione alla passione e alla morte di Cristo. Durante la mattina del Giovedì santo non si celebra l’eucarestia nelle parrocchie, perché viene celebrata un’unica Messa (detta Messa del Crisma) in ogni diocesi, nella chiesa cattedrale, presieduta dal vescovo insieme a tutti i suoi presbiteri e diaconi. In questa messa vengono consacrati gli Olii santi e i presbiteri rinnovano le promesse effettuate al momento della loro ordinazione. La sera invece si celebra la messa “in coena domini”. Alla fine della messa i ministri cambiano il colore liturgico (assumendo il colore viola) ed ha luogo il rito della spoliazione degli altari e la velatura delle croci per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce,  Gli altari restano senza ornamenti, le croci velate e le campane silenti. La croce verrà scoperta il giorno dopo, il venerdì santo durante la parte delle speciale cerimonia che (in quel giorno e solo in quel giorno) sostituisce l’adorazione della croce alla liturgia eucaristica. Il solenne triduo pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo inizia nel pomeriggio del giovedì santo. In ora serale si celebra la solenne Messa della cena del Signore, nella quale si ricorda l’Ultima Cena di Gesù,  e si ripete il gesto simbolico della lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell’Ultima Cena. Venerdì santo ha il colore liturgico: rosso Tra i riti della Settimana Santa la giornata del Venerdì è la più intensa e toccante perché si ricorda la Passione e Morte di Cristo sulla Croce In molti paesi è possibile assistere alla rappresentazione della Via Crucis per le strade cittadine. La chiesa celebra verso le tre del pomeriggio la solenne celebrazione della Passione, divisa in tre parti: La Liturgia della parola, L’adorazione della croce. La santa comunione con i presantificati. La chiesa cattolica pratica il digiuno ecclesiastico e si astiene dalle carni come forma di partecipazione alla passione e morte del suo Signore.
 Sabato Santo ha il colore liturgico: viola – bianco nella veglia pasquale Nel Sabato Santo si slegano le campane, si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo. Si benedice inoltre il fonte battesimale perché anticamente in questo giorno, e alla vigilia di Pentecoste, veniva conferito il Battesimo, e si accende il cero pasquale che verrà spento per l’Ascensione, a simboleggiare la presenza, prima e la dipartita poi, di Cristo tra e da gli uomini.
Il Sabato Santo è tradizionalmente giorno senza liturgia: non si celebra l’Eucaristia, e la comunione ai malati si porta solamente ai malati in punto di morte. Nella notte si celebra la solenne Veglia pasquale, che, nella chiesa cattolica, è la celebrazione più importante di tutto l’Anno Liturgico. In essa: Si celebra la Resurrezione di Cristo attraverso la liturgia del fuoco: al fuoco nuovo si accende il cero pasquale, che viene portato processionalmente in chiesa; durante la processione si proclama La luce di Cristo, e si accendono le candele dei fedeli. All’arrivo al presbiterio il cero è incensato e si proclama l’Annuncio Pasquale. nel Vangelo si legge il racconto dell’apparizione degli angeli alle donne la mattina di Pasqua. Segue la liturgia battesimale, nella quale tutti i fedeli rinnovano le promesse del proprio battesimo, e vengono battezzati, se ce ne sono, i catecumeni che si sono preparati al sacramento. La liturgia eucaristica si svolge come in tutte le messe.
 Domenica di Resurrezione ha il colore liturgico: bianco

La domenica di Resurrezione torna a riecheggiare la gioia della veglia pasquale. Tale domenica è ampliata nell’Ottava di Pasqua: la Chiesa celebra la pienezza di questo evento fondamentale per la durata di otto giorni, concludendo la II domenica di Pasqua

San Patrizio☘️


 San Patrizio lo localizziamo nella Britannia (Inghilterra), 385 ca – Down (Ulster), 461
Fu l’instancabile evangelizzatore dell’Irlanda, che portò in larga parte alla fede cristiana.

 

E’ famosa la leggenda  delLa cacciata dei serpenti secondo la quale S. Patrizio cacciò in mare tutti i serpenti d’Irlanda. Ciò avvenne nel 441 quando Patrizio trascorse 40 giorni e 40 notti sul monte Croagh Padraig. Al termine del quarantesimo giorno, si dice che il patrono d’Irlanda abbia scagliato un campana su una pendice del monte, scacciando dall’isola tutti i serpenti. Oggi il monte è meta per molti pellegrini soprattutto dal 15 luglio al 15 agosto. Leggenda o verità? Fatto è che oggi non si trova alcuna specie di serpente sul suolo irlandese. In realtà non ce ne sono neanche in Nuova Zelanda, ma non è che S. Patrizio sia arrivato sin lì!

Inoltre lo storico greco-romano Salinus ha registrato (fidiamoci dei ricercatori storici, va –loro forse non lo facevano solo per denaroAnimoticonin un suo scritto che l’Irlanda era priva di serpenti già buoni due secoli prima che nascesse S. Patrizio… Per tale motivo sembra che la storia dei serpenti sia stata inventata da un monaco di origini italiane . Secondo un’altra  leggenda, fuggito dalla schiavitù in Irlanda, Patrizio si diresse direttamente in Francia. Avendo deciso di visitare suo zio a Tours, doveva attraversare la Loira e ovviamente non era provvisto dei mezzi necessari per farlo. Trovò, tuttavia, che la sua mantella sarebbe stata un’ottima zattera. Una volta raggiunta la riva opposta, Patrizio appese il suo soprabito a un cespuglio di biancospino ad asciugare. Nonostante fosse pieno inverno, la pianta inizò a fiorire. Da allora il biancospino fiorisce d’inverno.
Sembra che Patrizio fosse custode di una grotta senza fondo, l’ormai celeberrimo Pozzo di San Patrizio, dalla quale dopo aver visto le pene dell’Inferno, si poteva accedere al Purgatorio giungendo persino ad intravedere il Paradiso. La grotta, murata per volere di Alessandro VI nel 1497, era localizzata su un isolotto del Lough Derg, dove poi venne costruita una chiesa, oggi meta di pellegrinaggio penitenziale per molti fedeli.
Nonostante la sua santità, sembra che a Patrizio non mancassero gli scatti d’ira: quando un uomo avido e scontroso gli negò l’uso del suo campo per riposarsi e pascolare i suoi buoi, si narra che Patrizio maledì il campo, profetizzando che non vi sarebbe cresciuto più nulla. Quello stesso giorno il campo fu inondato dal mare e rimase per sempre sabbioso e arido.
Un cieco una volta andò da Patrizio chiedendo che lo curasse. Avvicinandosi inciampò più volte fino a cadere e fu per questo deriso dai compagni di Patrizio. Fu allora che il cieco guarì e lo stolto perse la vista
La ricorrenza si celebra in casa o al pub con gli amici, indossando un indumento verde (il colore del trifoglio e simbolo della stessa irlanda) o bevendo una pinta di birra verde (tipica per questa occasione). La tradizione vuole che tutti indossino il trifoglio d’Irlanda! ed io mi adeguo al costume del luogo… salutandovi con affetto e facendo gli auguri a tutti coloro che portano questo bel nome!
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Andiamo a pogare ? ♫


Premetto che non amo ballare,
che non ho una cultura sull’arte della danza-
ma scoprendo questo nuovo tipo di ballo in voga ultimamente
mi chiedo cosa cosa abbia in comune con il ballo.
Qui si “balla” saltando e prendendosi a testate e  a spallate…
bè…vi metto un video tanto per capire….meglio

 
un consiglio? se vi invitano a “pogare”
rifiutate con la certezza di trascorrere una serata piacevolissima
con il   vostro pigiamino ed un buon libro
——
e c’è gente che si diverte cosi…mah.61

ღ ♥-ღ Come saltare un giorno ღ ♥-ღ


uffi, oggi sono un pò sul nevrotico  e selvaggio andante
e voglia di fare praticamente uguale a 0.
tra qualche giorno sarà il mio compleanno  😦 ed io
incomincio a non avere piu’ l’entusiasmo delle feste e dei preparativi –
almeno x  i miei , per gli altri mi piace  pensare, organizzare e sorprendere.
Sto seriamente valutando l’idea di scioperare e di non fare nulla x quel giorno-
si ho deciso … si si……. non me ne può fregare di meno…
ho buttato li l’idea di andare a mangiare una pizza domenica sera 
visto che lunedi è tutto chiuso…eccc…ecc
ma mia figlia nel modo piu’ assoluto ha detto NO
non si festeggia  prima
(ma chi glielo avrà insegnato, 😛 ?)
– mia mamma … non cucina certo per me.–
quindi niente rotture di @@ per piacere
quest’anno sciopero e non faccio un cactus…
è la cosa migliore… seguo sempre il mio cuore
e non voglio certo iniziare un nuovo anno facendo cose
che non mi vanno…
eh si sono egoista……… 
ma non è un problema x me
se lo è per gli altri
chi se ne frega???
se nò che egoista sarei ??? giusto? 

dwcksm 191 (2)

ma chi era Silvestro?


(Papa dal 31/01/314 al 31/12/335) Silvestro è il primo Papa di una Chiesa non più minacciata dalle terribili persecuzioni dei primi secoli. Nell’anno 313, infatti, gli imperatori Costantino e Licinio hanno dato piena libertà di culto ai cristiani, essendo papa l’africano Milziade, che è morto l’anno dopo. Gli succede il prete romano Silvestro. A lui Costantino dona come residenza il palazzo del Laterano, affiancato più tardi dalla basilica di San Giovanni, e costruisce la prima basilica di San Pietro. Il lungo pontificato di Silvestro (21 anni) è però lacerato dalle controversie disciplinari e teologiche, e l’autorità della Chiesa di Roma su tutte le altre Chiese, diffuse ormai intorno all’intero Mediterraneo, non è ancora affermata. Nel Concilio di Arles (314) e di Nicea (325) papa Silvestro non ha alcun modo di intervenire: gli vengono solo comunicate, con solennità e rispetto, le decisioni prese. Fu il primo a ricevere il titolo di «Confessore della fede». Un anno dopo la sua morte, a papa Silvestro era già dedicata una festa al 31 dicembre; mentre in Oriente lo si ricorda il 2 gennaio.

Come vi ispira di piu’ il presepe?


 ho messo: 5 case distrutte dai terremoti, 4 case alluvionate, 4 container dove far vivere la gente sfollata,
25 banche, 82 chiese;
 il bue e l’asinello non me li posso permettere visto che la tassa sugli animali domestici non si sa se sia una bufala…
 Ho messo la grotta 😦
ma senza Gesù, considerato che Giuseppe e Maria con il loro lavoro non arrivano a fine mese e l’ici sulla grotta è una spesa in più e i…..loro genitori con la riduzione della pensione non possono più aiutarli. Ho messo 1500 re magi rigorosamente in auto blu. Mi sembra finito!!!…non manca niente, che ve ne pare?
a parte gli scherzi, riflettevo sulla magia del presepe… 
io starei ore a guardarli, ai miei occhi hanno una magia speciale
amo il presepe classico, un pò come l’ha voluto San Francesco,
vieterei il commercio della vendita su statuine di personaggi famosi, politici, calciatori, perchè un momento sacro è stato profanato con tanta leggerezza e superficialità.
ogni simbolo nel presepe ha il suo particolare significato, ma spesso presi dal vedere e non dal guardare non li cogliamo nemmeno, ad esempio lo sapevate che
Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime, che i venditori generalmente sono uno per ogni mese dell’anno: Gennaio macellaio o salumiere; Febbraio venditore di ricotta e formaggio; Marzo pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile venditore di uova; Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno panettiere o farinaro; Luglio venditore di pomodori; Agosto venditore di cocomeri; Settembre venditore di fichi o seminatore; Ottobre vinaio o cacciatore; Novembre venditore di castagne; Dicembre pescivendolo o pescatore.
Il forno è l’ evidente richiamo alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti, nel momento dell’Eucarestia, oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare.
Il pozzo simboleggia il collegamento tra la superficie e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall’attingere acqua nella notte di Natale: si credeva che quell’acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere la persona che l’avesse bevuta.
mentre il ponte è il chiaro simbolo di passaggio

e, a voi piacciono i presepi non tradizionali? non di materiali ma di soggetti, intendo

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notte magica


La celebrazione del Natale è un evento spirituale molto importante e nasconde un significato più profondo di quello che siamo abituati a dargli distratti dalle nostre usanze e da riti più pagani che spirituali.
E’ collegata al solstizio d’inverno che, a sua volta, rappresenta una porta, l’ingresso simbolico ad uno stato superiore di consapevolezza.

Nel solstizio d’inverno abbiamo la notte più lunga ed il giorno più breve dell’anno. Il sole tocca, a mezzogiorno, il punto più basso dell’orizzonte e muore per poi rinascere. Da quella data le ore di luce cominciano ad aumentare ed il Sole torna ad illuminare “la notte” perpetuando e rinnovando il ciclo infinito della vita. In questo evento si legge la vittoria della “luce” dell’anima, della fede, sul buio dell’ignoranza, dell’assenza dell’ispirazione divina.
Dicembre è, in natura, un mese di preparazione per la nuova vita, ancora tutto è fermo nel freddo dell’inverno, però sotto la superficie c’è il seme del prossimo raccolto. Le tradizioni provengono dalle usanze popolari e questa del Solstizio esiste da tempi veramente lontani. La notte del 21 dicembre è stata sempre considerata la notte più magica dell’anno, da trascorrere tra grandi feste e sacrifici di ringraziamento agli dei.

Dalla Siberia all’Inghilterra, dai popoli europei a quelli del mediterraneo, era tutto un fiorire di riti che celebravano quest’unione tra il grande buio e la luce. Il Sole era ritenuto un Dio o, meglio, la personificazione di una deità e il diminuire del suo calore e della sua luce veniva considerato quasi un segno di declino da sconfiggere. I popoli antichi erano legati ai cambiamenti della terra e degli astri e ad essi attribuivano il buon risultato dei loro raccolti. Tali festeggiamenti venivano fatti  anche per ringraziare il calore della luce solare che tornava a nutrire le piantagioni.
La data del 25 dicembre non è stata scelta a caso ed è legata ad eventi astronomici e ad antiche forme di religione, ciascuna delle quali vedeva nel Sole un’immagine divina. Nei culti di vari paesi è narrata l’uscita dal grembo oscuro della terra di un “raggio solare”….. di qualcuno veramente speciale venuto per riportare la Luce sulla terra.
Questa data segnava la nascita d’importanti divinità, come ad esempio il Dio Mitra, festeggiata in Persia, o la nascita di Osiride e di suo figlio Oro in Egitto. In Babilonia si celebrava il dio Tammuz, figlio della dea Istar, rappresentata con il bimbo in braccio e un’aureola di dodici stelle attorno alla testa. L’elenco potrebbe continuare ma quello che a noi serve notare è che quelle citate sono tutte divinità “solari”, appartengono cioè ad un mito, ad un Dio solare.

Ma perché la data di queste nascite sacre, collegate al solstizio, è il il 25 e non il 21?
Probabilmente perché nei giorni dal 22 al 24 dicembre il Sole, nel suo moto apparente, sembra fermo (Solstitium significa “Sole fermo”) e per tre giorni circa sorge sempre allo stesso punto, poi il 24 mostra di riprendere il cammino avviandosi, di giorno in giorno, verso l’altro momento forte del suo percorso: il Solstizio di Estate.
Il nostro Natale è legato alla tradizione dell’antica Roma e dovrebbe coincidere con la festa del Sole Invitto: il dies Natalis Solis Invicti. Il primo Natale del Sole Invitto venne festeggiato a Roma e in tutto l’impero il 25 dicembre del 274 d.C. per ordine dell’ Imperatore Aureliano. Su questa festa si sovrappose poi il Natale cristiano.
Ma questa ricorrenza, dentro di noi, nel nostro inconscio collettivo, non è la semplice sovrapposizione di una festa cattolica su credenze, miti e riti dell’antichità ma un insieme di profondi simbolismi spirituali che emergendo dai nostri bisogni interiori si perpetuano di generazione in generazione da tantissimi anni.
La nascita di Gesù Cristo a Betlemme rappresenta il simbolo, l’archetipo della nascita della coscienza spirituale nella nostra consapevolezza umana, perché quando ci risvegliamo alla luce del Sole ed usciamo dalle tenebre interiori, date dalle cattive abitudini, dall’indifferenza, dall’egoismo, ritroviamo il valore della vita e la nostra serenità.
Simbolismo del natale
La similitudine tra il Sole e il Divino Bambino viene ben illustrata da un mio caro amico, studioso di storia e filosofia che la descrive in questo modo: “così come il sole rinasce e la sua luce sconfigge il freddo e le tenebre donando di nuovo la vita al mondo materiale, nello stesso modo il Cristo invincibile (immortale) rinasce e la sua luce, che è amore per il prossimo, sconfiggendo il freddo del peccato originario e le tenebre del peccato attuale, dona di nuovo vita (eterna salvezza) nel mondo spirituale”.

Autore: Maria Santucci

santa Lucia


 

dal web
Santa Lucia da Siracusa (Siracusa, 283 – Siracusa, 13 dicembre 304) è stata una santa romana, venerata dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Morì martire durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa.
 giovane, orfana di padre, appartenente ad una ricca famiglia di Siracusa, che era stata promessa in sposa ad un pagano. La madre di Lucia, Eutichia, da anni ammalata, aveva speso ingenti somme per curarsi, ma nulla le era giovato. Fu così che Lucia ed Eutichia, unendosi ad un pellegrinaggio di siracusani al sepolcro di Agata nel dies natalis della vergine e martire catanese, pregarono S. Agata affinché intercedesse per la guarigione della donna. Durante la preghiera Lucia si assopì e vide in sogno S. Agata in gloria che le diceva Lucia, perché chiedi a me ciò che puoi ottenere tu per tua madre? Nella visione S. Agata le preannunciava anche il suo patronato sulla città di Siracusa. Ritornata a Siracusa e constatata la guarigione di Eutichia, Lucia comunicò alla madre la sua ferma decisione di consacrarsi a Cristo. Il pretendente, insospettito e preoccupato nel vedere la desiderata sposa vendere tutto il suo patrimonio per distribuirlo ai poveri, verificato il rifiuto di Lucia, la denunciò come cristiana. Erano in vigore i decreti di persecuzione dei cristiani emanati dall’Imperatore Diocleziano.
durante il processo fu Minacciata di essere esposta tra le prostitute, Lucia rispose. “Il corpo si contamina solo se l’anima acconsente”. Il proconsole allora ordina che la donna sia costretta con la forza, ma lei diventa così pesante, che decine di uomini non riescono a spostarla. Il dialogo serrato tra lei ed il magistrato vede addirittura quasi ribaltarsi le posizioni, tanto da vedere Lucia quasi mettere in difficoltà l’Arconte che, per piegarla all’abiura, la sottopone a tormenti.
Lucia esce illesa da ogni tormento fino a quando, inginocchiatasi, viene decapitata. Prima di morire annuncia la destituzione di Diocleziano e la pace per la Chiesa.
Privo di ogni fondamento, ed assente nelle molteplici narrazioni e tradizioni, almeno fino al secolo XV, è l’episodio di Lucia che si strappa gli occhi. L’emblema degli occhi sulla tazza, o sul piatto, è da ricollegarsi, semplicemente, con la devozione popolare che l’ha sempre invocata protettrice della vista a causa del suo nome Lucia (da Lux, luce).
La sua iconografia vede spesso gli occhi accompagnati dal pugnale conficcato in gola. Il motivo di questa raffigurazione è da spiegarsi con il racconto dei cosiddetti Atti latini che descrivono la morte di Lucia per jugulatio piuttosto che per decapitazione.
Storicamente attestato, grazie anche ad una testimonianza scritta lasciataci da un testimone oculare, il can. Antonino De Michele, è quello che è passato alla storia come il miracolo della fine della carestia dell’anno 1646. La domenica 13 maggio 1646, a chiusura di un ottavario di preghiera per la cessazione della carestia, ottavario durante il quale il simulacro di S. Lucia era stato esposto alla pubblica venerazione presso l’altare maggiore della Cattedrale di Siracusa, una colomba fu vista volteggiare dentro la Cattedrale durante la Messa celebrata dal Vescovo Elia de’ Rossi. Quando la colomba si posò sul soglio episcopale, una voce annunciò l’arrivo al porto di un bastimento carico di cereali. La popolazione tutta vide in quella nave la risposta data da Lucia alle tante preghiere che a lei erano state rivolte.
Priva di fondamento la leggenda che vuole che in quell’occasione i siracusani cucinarono di fretta i cereali per nutrirsene, facendo così nascere la tradizione della cuccìa. La cuccìa, un dolce a base di ricotta e frumento tipico della Sicilia occidentale, non è mai stato un dolce siracusano. È stato introdotto a Siracusa più come elemento folkloristico che tradizionale, negli anni Ottanta del XX secolo, da alcune pasticcerie siracusane. In ogni caso, la tradizione di mangiare la cuccìa è antichissima in tutta la Sicilia e specie nel Siracusano.
Secondo una leggenda priva di fondamento oggettivo, la discendenza della santa siracusana proverrebbe direttamente dalla famiglia di Archimede, legando così le due figure più importanti della città ad un unico ramo genealogico.
in  Svezia Lucia è molto venerata, sia dalla chiesa cattolica, che da quella luterana.
I bambini preparano biscotti e dolciumi a partire dal 12 dicembre. La mattina del 13, la figlia maggiore della famiglia si alza ancor prima dell’alba e si veste con un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa; la testa è ornata da una corona di foglie e da sette candele utili per vedere chiaramente nel buio. Le sorelle, che indossano una camicia bianca, simboleggiano le stelle. I maschi indossano cappelli di paglia e portano lunghi bastoni decorati con stelline. La bambina vestita come santa Lucia sveglia gli altri membri della famiglia e serve loro i biscotti cucinati il giorno precedente.
Nel paese scandinavo è diffusa una tradizionale canzone di santa Lucia (Luciasången) che non è altro che la celebre “santa Lucia” napoletana adattata con un testo in lingua svedese. In diverse città alcune bambine sfilano vestite come santa Lucia intonando il Luciasången di casa in casa.
 È considerata per tradizione, la patrona della vista e di tutti coloro che ne soffrono, come i non vedenti, i miopi, gli astigmatici. Presso l’urna che accoglie le sacre spoglie della Santa in San Geremia a Venezia, vengono quotidianamente portati ex voto e grazie ricevute che attestano la munificenza di Santa Lucia nel dispensare grazie.santa-lucia