30 gennaio


il 30 gennaio
1948: all’età di 78 anni muore assassinato Mohandas Karamchand “Mahatma” Gandhi, leader pacifista indiano 
1951: muore all’età di 75 anni Ferdinand Porsche, costruttore di automobili
1847: la città americana di “Yerba Buena” cambia il suo nome in “San Francisco “
dal web -ovviamente

Disastro dello Space Shuttle Challenger


dal web: Il 28 gennaio 1986
è per gli americani uno dei giorni più neri della loro storia. é questa, infatti, la data che segna la più grande tragedia dell’era spaziale. A 75 secondi dal lancio da Cape Canaveral in Florida, lo Space Shuttle Challenger esplode uccidendo i sette astronauti a bordo. Tra loro due donne, una delle quali, Sharon Christa McAuliffe, è la prima donna civile e insegnante a volare nello spazio, selezionata proprio per dimostrare che andare in orbita sarebbe stato alla portata di tutti. Invece la sua presenza a bordo rende ancor più bruciante la tragedia. Il Challenger esplode per un insieme di fattori dovuti a superficialità e noncuranza. Il programma dello Shuttle riprenderà i voli il 29 settembre 1988, dopo oltre 400 modifiche al veicolo.

21 gennaio


fonti dal web Era il 20 gennaio 1986, quando il premier inglese Margareth Thatcher ed il presidente francese Francois Mitterand diedero il via ai lavori per il tunnel sotto La Manica, lungo circa 150 Km che verrà poi terminato nel dicembre del 1993. 
1976: primo volo commerciale dell’aereo supersonico Concorde (tra Francia e Inghilterra)
1978: l’Italia legalizza l’aborto
1988: gli Stati Uniti accettano di legalizzare la posizione di 30.000 immigrati vietnamiti nati, durante o dopo la guerra, dall’unione di soldati americani con cittadine del Vietnam

PERCHÈ NEGLI INDIRIZZI E-MAIL SI USA LA @?


Il simbolo “@” che in Italia chiamiamo “chiocciola”, comunemente usato negli indirizzi e-mail, indica il dominio che ospita la singola casella di posta elettronica e ha origini molto antiche. Già nel Medioevo, gli amanuensi utilizzavano questo segno al posto della preposizione di luogo latina “ad”, cioè “verso”. Successivamente, lo stesso simbolo fu impiegato nei mercati fiorentini del ‘500 per indicare l’anfora, un’antica unità di misura. Negli anni ’70, l’ingegnere informatico americano Ray Tomlinson, uno dei padri di Internet, introdusse la chiocciola nel linguaggio dei computer. Fu lui che inventò un sistema di posta elettronica da utilizzare su Arpanet, l’antenato del web. Osservò il simbolo della chiocciola sulla tastiera e pensò di inserirlo tra il nome del destinatario e il percorso per arrivare al server ospite, avvalendosi proprio del significato originario della chiocciola, letteralmente “presso”.
Come chiamano la “@” in altre lingue
ceco: aringa arrotolata
cinese a Taiwan: topolino
cinese nel continente: A cerchiata
ebraico: strudel
estone e finlandese: coda di gatto
francese: arabesco, oppure: lumachino
greco: piccolo papero
olandese: coda di scimmia
polacco: scimmia
russo: cane
serbo: A pazza, oppure: scimmia
tedesco: scimmia-ragno
ungherese: vermicello

fonte: frate indovino

Tricolore ———————> oggi la sua festa


La Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, è una giornata nazionale italiana, istituita per celebrare labandiera nazionale. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio,

La bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione francese, nella quale fu sostituito l’azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significava la natura ed i diritti naturali (uguaglianza e libertà). In realtà i primi a ideare la bandiera italiana sono stati due patrioti e studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giambattista De Rolandis, originario di Castell’Alfero (Asti), che nell’autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza. Si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. La sommossa, nella notte del 13 dicembre, fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, insieme ad altri cittadini. Avviato il processo, il 19 agosto 1795, Luigi Zamboni fu trovato morto nella cella denominata “Inferno” dove era rinchiuso insieme con due criminali, che lo avrebbero strangolato per ordine espresso della polizia. L’altro studente Giovanni Battista De Rolandis fu condannato a morte ed impiccato il 23 aprile 1796. Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell’ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore fu adottato dalla Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797, qualche mese dopo da Bergamo e Brescia e poi dalla Repubblica Cisalpina. In quell’epoca le sue bande erano disposte talvolta verticalmente all’asta con quella verde in primo luogo, talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1° maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolorata a spirale, terminante con punta bianca. Nella metà del 1802 la forma diviene quadrata, con tre quadrati degli stessi colori racchiusi l’uno nell’altro; questo cambiamento fu voluto dal Melzi (vice presidente della Repubblica Italiana) per cancellare ogni vincolo rivoluzionario legato alla bandiera. Abolito alla caduta del Regno Italico, il tricolore fu ripreso, nella sua variante rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del ’48/’49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest’ultimo caso alla bandiera fu aggiunto nel centro lo stemma sabaudo (uno scudo con croce bianca su sfondo rosso, orlato d’azzurro). La variante sabauda divenne bandiera del Regno d’Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando l’Italia divenne Repubblica e lo scudo dei Savoia fu tolto.I T A L I A

 

La befana


La Befana, è nell‘immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone , ma in fondo non è cattiva. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati.

Aspettando i re magi


Nella tradizione cristiana i Re Magi sono magi. La parola ‘mago’ che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco ‘magoi’ e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.
Nell’antica tradizione persiana i Magi giunsero da oriente a Gerusalemme per adorare il bambino Gesù, ovvero il re dei Giudei che era nato. I Magi provenienti da oriente, ovvero dalla Persia, furono, quindi, le prime figure religiose ad adorare il Cristo, al quale presentano anche dei doni crismali.

 

31 dicembre


fonte dal web:
martedì 31 dicembre 1861  ci fu Primo censimento in Italia: Nella notte tra il 31 dicembre 1861 e il 1° gennaio 1862, a nove mesi dalla nascita del Regno d’Italia, gli italiani provarono a contarsi e a tracciare la prima radiografia della popolazione, suddivisa per sesso, età e stato civile.
Promotore dell’iniziativa fu il ministro dell’agricoltura, Filippo Cordova-
Residenti 22.182.377 (che salivano a circa 26 milioni, considerando le zone non ancora annesse), con un 51% di maschi. L’età media era di 27 anni, mentre la percentuale degli ultrasettantenni era ridottissima
Registrato per legge ogni dieci anni, il censimento venne affidato dal 1926 all’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).
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martedì 31 dicembre 1907
Ha oltre un secolo di vita il New Year’Eve di Times Square, tra le feste di Capodanno più suggestive del pianeta. Correva l’anno 1907 quando per la prima volta venne fatta scendere, lungo un palo di ferro, una palla luminosa il cui tragitto scandiva gli ultimi istanti dell’anno appena trascorso.
La tradizione nacque in un momento cruciale della storia della celebre piazza di New York, sita all’incrocio tra Broadway e la Seventh Avenue, nel distretto di Manhattan. Lo spazio nel XIX secolo aveva preso il nome di Longcrane Square, che mantenne fino al 1904. In quell’anno, in conseguenza dell’apertura di una nuova fermata della metropolitana, diverse imprese trasferirono qui la propria sede, tra cui il principale quotidiano della città: il New York Times.
Quest’ultimo prese possesso di una torre, costruita di recente al centro della piazza. Ad aprile dello stesso anno l’area, torre compresa, fu ribattezzata in onore del prestigioso giornale: l’unaTimes Square, l’altra Times Tower. Per ricambiare l’omaggio, il NYT organizzò un party di fine anno, con tanto di spettacolo pirotecnico per l’arrivo dell’anno nuovo. La cosa si ripeté fino al 1907 quando il governo cittadino mise al bando i fuochi d’artificio.
Per rimediare, il capo elettricista del quotidiano fu incaricato di realizzare una palla luminosa da far cadere dal tetto del Times Tower (fissandola a una struttura in ferro), un minuto prima della mezzanotte. Venne realizzato un telaio di acciaio e legno, sul quale furono attaccate 100 lampadine da 25 watt. Lo spettacolo che ne derivò conquisto i cittadini e da allora divenne il fulcro dei festeggiamenti del 31 dicembre nella Grande Mela.
Rivisitata una prima volta nel 1920, la palla luminosa mutò più volte aspetto. Per salutare l’arrivo del nuovo millennio, vennero utilizzati per la prima volta i cristalli (realizzati dalla Waterford Crystal, prestigiosa società irlandese specializzata in oggettistica di vetro e cristallo), mantenuti nelle edizioni successive, insieme a un sistema di illuminazione computerizzato con luci stroboscopiche.
Parallelamente al diffondersi nella piazza di insegne commerciali sempre più creative e tecnologiche, l’evento assunse una maggiore suggestione e una liturgia ben definita: alle 23,59 veniva azionata la palla luminosa e in contemporanea su un grande schermo, posto più in basso, partiva il countdown scandito dalla voce di migliaia di persone.
Un minuto dopo si assisteva a una pioggia di luci, fuochi d’artificio e coriandoli colorati e sotto, in strada, centinaia di coppie a celebrare il tradizionale e benaugurante rito del bacio sulle labbra.
Anche dal punto di vista musicale si imposero dei brani standard: da Imagine di John Lennon, intonata prima del conto alla rovescia, alla suggestiva Auld Lang Syne (brano popolare nelle comunità angolofone, che invita a essere grati per le ore felici trascorse con i vecchi amici; in Italia è nota come “Valzer delle candele”) seguita dall’immancabile New York, New York nella versione di Frank Sinatra.
Per il centenario, coinciso con il Capodanno 2008, fu realizzata una palla speciale, coperta da 672 triangoli di cristallo che, insieme a 9.576 lampadine a basso consumo energetico, creavano straordinari giochi di luce.

❀`•.¸,¤°♥ il vischio ❀`•.¸,¤°♥


C’era una volta, in un paese tra i monti, un vecchio mercante. L’uomo viveva solo, non si era mai sposato e non aveva piu’ nessun amico. Per tutta la vita era stato avido e avaro, aveva sempre anteposto il guadagno all’amicizia e ai rapporti umani. L’andamento dei suoi affari era l’unica cosa che gli importava. Di notte dormiva pochissimo, spesso si alzava e andava a contare il denaro che teneva in casa, nascosto in una cassapanca.
Per avere sempre piu’ soldi, a volte si comportava in modo disonesto e approfittava della ingenuita’ di alcune persone. Ma tanto a lui non importava, perche’ non andava mai oltre le apparenze.
Non voleva conoscere quelli con i quali faceva affari. Non gli interessavano le loro storie e i loro problemi. E per questo motivo nessuno gli voleva bene.
Una notte di dicembre, ormai vicino a Natale, il vecchio mercante non riusciva a dormire e dopo aver fatto i conti dei guadagni, decise di uscire a fare una passeggiata.
Comincio’ a sentire delle voci e delle risate, urla gioiose di bambini e canti.
Penso’ che di notte era strano sentire tanto chiasso in paese. Si incuriosi’ perche’ non aveva ancora incontrato nessuno, nonostante voci e rumori sembrassero molto vicini.
A un certo punto comincio’ a sentire qualcuno che pronunciava il suo nome, chiedeva aiuto e lo chiamava fratello. L’uomo non aveva fratelli o sorelle e si stupi’.
Per tutta la notte, ascolto’ le voci che raccontavano storie tristi e allegre, vicende familiari e d’amore. Venne a sapere che alcuni vicini erano molto poveri e che sfamavano a fatica i figli; che altre persone soffrivano la solitudine oppure che non avevano mai dimenticato un amore di gioventu’.
Pentito per non aver mai capito che cosa si nascondeva dietro alle persone che vedeva tutti i giorni, l’uomo comincio’ a piangere.
Pianse cosi’ tanto che le sue lacrime si sparsero sul cespuglio al quale si era appoggiato.
E le lacrime non sparirono al mattino, ma continuarono a splendere come perle.
Era nato il vischio.

Le renne di Babbo Natale


bpgx62cn1qmp6y0b9Babbo natale ha 9 renne.
Le renne di Babbo Natale mangiano più che altro carote.
I nomi delle renne di babbo natale sono:

Dasher,
Dancer,
Prancer,
Vixon,
Comet,
Cupid,
Donner,
Blixon,
Rudolph

Rudolph è la renna prediletta da Babbo Natale

In Polonia la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella.
La tradizione impone che non si possa iniziare il rito della cena fino alla comparsa della prima stella in cielo

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Qui nasceva Alberto Lupo


Genova 19 dicembre 1924: nasce, nel quartiere di Bolzaneto, Alberto Lupo, nome d’arte di Alberto Zoboli, attore e doppiatore di teatro, cinema e televisione, presentatore. Affascinante, dotato di rilevante presenza scenica e di una voce suadente, approda al cinema, nel 1954, con un ruolo nel film Ulisse, dopo aver iniziato la sua carriera a teatro nel 1946. Negli anni sessanta è protagonista indiscusso anche di fotoromanzi – riviste di racconti per immagini a uscita settimanale allora molto diffuse – come Bolero, Grand Hotel e Sogno. Alberto Lupo è stato l’interprete principale di diversi sceneggiati RAI, degli anni di Carosello, come l’indimenticato “La cittadella” del 1964. Ma il grande successo, in televisione, arriva nel 1971 quando viene scritturato per presentare “Teatro 10” insieme a Mina. Mitico il loro duetto per la sigla Parole Parole del programma, rimasta al primo posto nella hit parade dell’epoca per molte settimane.

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Di famiglia borghese (il padre dirigeva L’Istituto Gaslini di Bolzaneto) nacque a Bolzaneto in via Pastorino, e dimostrò fin dalla prima gioventù trascorsa a Pegli (una targa posta al civico 1 della Via Amerigo Vespucci ne ricorda la dimora) un vivo interesse per la recitazione, . A lui è dedicato con una targa il foyer del Teatro Rina e Gilberto Govi di Bolzaneto.

Pasqua: cinque cose che non diremo mai a catechismo


  • 1 Gesù e i 12 Apostoli erano l’incubo dei ristoratori a Gerusalemme. Pagavano 13 coperti ma ordinavano solo per uno, poi Gesù moltiplicava il tutto. Ordinavano, inoltre, solo acqua che veniva poi sistematicamente tramutata in vino;
  • 2 Al termine dell’Ultima Cena gli Apostoli volevano pagare alla romana, ma Gesù si alzò e disse: Pagherò io per tutti!
  • 3 Stando alle ricostruzioni ufficiali delle Forze dell’Ordine romane, Gesù non fu maltrattato. Le escoriazioni furono dovute ad una caduta accidentale prima del processo;
  • 4 Pasqua resta l’episodio di The Walking Dead più seguito di sempre;
  • 5 Gesù preferì resuscitare di domenica perché il lunedì aveva la grigliata con gli amici.

un sorriso, 009con simpatia  e con tutto l’amore per Gesù spero che nessuno si senta offeso…

forse con presunzione penso che anche lui stesso rida con noi…

lui non amava le persone tristi 😦

 

Test psicologico


E’ la storia di una ragazza.

Ai funerali della madre, aveva scorto un ragazzo che non conosceva. Lo

trovò fantastico, proprio l’uomo dei suoi sogni. E’ il colpo di fulmine, se ne

innamora perdutamente. Qualche giorno più tardi, la ragazza uccide la

propria sorella.

Domanda :

Per quale motivo la ragazza ha ucciso la sorella ?

NON SCENDETE SUBITO più in basso per leggere la risposta. Riflettete

prima di dare la vostra soluzione alla domanda.

Risposta

La ragazza sperava che il giovane si sarebbe presentato nuovamente ai

funerali.

Se avete risposto correttamente alla domanda, pensate come uno

psicopatico.

Questo test è stato utilizzato da un celebre psicologo americano per capire

se una persona avesse o meno una mente criminale.

Un buon numero di assassini seriali sono stati sottoposto a questo test ed

hanno risposto correttamente alla domanda.

Se non avete dato la risposta esatta – molto meglio per voi.

Se i vostri amici l’hanno data, vi raccomando di mantenere le distanze …

facile e difficile


Facile è occupare un posto nell’agenda telefonica.
Difficile è occupare il cuore di qualcuno.

Facile è giudicare gli errori degli altri.
Difficile è riconoscere i nostri propri errori.

Facile è ferire chi ci ama.
Difficile è curare questa ferita.

Facile è perdonare gli altri.
Difficile è chiedere perdono.

Facile è esibire la vittoria.
Difficile è assumere la sconfitta con dignità.

Facile è sognare tutte le notti.
Difficile è lottare per un sogno.

Facile è pregare tutte le notti.
Difficile è trovare Dio nelle piccole cose.

Facile è dire che amiamo.
Difficile è dimostrarlo tutti i giorni.

Facile è criticare gli altri.
Difficile è migliorarne uno.

Facile è pensare di migliorare.
Difficile è smettere di pensarlo e farlo realmente.

Facile è ricevere.
Difficile è dare.

La storia degli angeli dell’avvento


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

 

corona dell’avvento

♣ L’ALBERO DI NATALE NON E’ UN SIMBOLO PAGANO


Titoune_Anges_sapinL’albero di Natale, con le sue luci e i suoi addobbi colorati, riesce ad immergere la gente nell’atmosfera magica del Natale, mentre il presepe viene sempre più snobbato per il suo essere “troppo cristiano”.
E se invece si scoprisse che l’“inventore” dell’albero di Natale fu proprio un cattolico? E che proprio l’albero di Natale, l’Abete, è parte importante della simbologia cristiana, contrariamente alla comune credenza che vuole l’albero di Natale “simbolo pagano”?

Il primo albero di Natale fu allestito presso le popolazioni germaniche nel 724 da San Bonifacio, che addobbò un abete appoggiando delle candele accese sui rami. San Bonifacio, vescovo e martire, inglese di nascita, fu l’iniziatore dell’evangelizzazione delle popolazioni pagane in Germania.
Nel 722 il Papa consacrò S. Bonifacio vescovo di tutta la Germania. Egli sapeva che l’ impresa più grande era sradicare le superstizioni pagane che impedivano l’accettazione del Vangelo e la conversione dei popoli. Conosciuto come “L’apostolo della Germania”, avrebbe continuato a predicare il Vangelo fino al martirio avvenuto nel 754.

Tra le molte disavventure del Santo, si narra che proprio nel periodo dell’Avvento ebbe modo di fermare un sacrificio umano, consuetudine adottata dalle popolazioni pagane dell’epoca per propiziarsi gli dei.Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar”.Titoune_sapin_jouets
Tradizione voleva che i sacrifici avvenissero sotto una gigantesca quercia, che la popolazione venerava in quanto credeva possedesse lo spirito della loro divinità,il dio Thor. Mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, San Bonifacio gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire la quercia. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».
Dopodiché catechizzò la popolazione riassumendo la vita e le opere di Gesù di Nazareth, dalla nascita alla resurrezione, e annunciando la venuta di Cristo. Dietro la grande quercia abbattuta c’era un Abete e San Bonifacio, finita la sua catechesi, fece disporre sui rami dello stesso, durante tutto il periodo di Natale, delle candele accese a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “Bambin Gesù”.

Da quel giorno in poi, molto lentamente, la tradizione dell’albero di Natale cominciò a varcare i confini della Germania fino a diventare una consuetudine natalizia globale; con il tempo però è andato perdendosi il vero significato di tale “gesto”. Non è un caso, infatti, che l’albero sia proprio un abete. L’abete, infatti, è un albero sempreverde. Quando le altre piante nel periodo invernale muoiono, perdono le foglie, si seccano i rami, l’abete rimane vivo, forte e bello. Il sempreverde nella simbologia cristiana rappresenta l’albero della vita, l’albero della salvezza. L’albero che dà riparo, protezione e speranza, ovvero, Cristo.

Con il tempo, poi, ai piedi dell’albero cominciò ad instaurarsi la tradizione di posare alcuni doni,Animazione2 che inizialmente erano dolci fatti con latte e miele (un richiamo alla terra promessa?).

Le prime testimonianze storiche sull’albero di Natale risalgono al XVI secolo e che, d’altro canto, non vi è prova storica della derivazione di quest’usanza natalizia dagli antichi culti germanici. La testimonianza più antica è costituita da una targa scritta in otto lingue, presente nella piazza della città di Riga, capitale della Lettonia, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Inoltre, l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570, che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse poi nel corso del XVII-XVIII secolo in tutte le principali città della Renania.

In mancanza della prova di una diretta derivazione della tradizione dell’albero di Natale da antichi culti pagani, non rimane che cogliere il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico Testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto (v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11,1): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo-, o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).39a

A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Non a caso Beato Giovanni Paolo II a partire dal 1982 volle che in occasione delle festività natalizie in piazza San Pietro, accanto al presepe, fosse collocato un alto e robusto abete, finemente decorato con palline color oro e argento e con luci bianche e gialle. “L’abete sempre verde – ricordava Giovanni Paolo II – esalta il valore della vita, perché nella stagione invernale diviene segno della vita che non muore”. Facilmente l’albero natalizio si presta ad essere associato a Gesù Cristo, fonte, per noi cristiani, della vita che non muore. Le luci e le palline colorate, a loro volta, richiamano Cristo, luce del mondo, venuto a diradare le tenebre del peccato e della morte in cui è avvinta l’umanità. L’albero ben si presta allora ad una lettura “cristiana” e così viene da sempre inteso nei Paesi in cui questa tradizione è nata. Consapevole di questo, l’attuale Papa, Benedetto XVI, ha inteso dare continuità all’iniziativa del suo predecessore, spiegando che “l’abete posto accanto al presepe mostra a suo modo la presenza del grande mistero nel luogo semplice e povero di Betlemme”.

Perché allora da parte di qualcuno si sostiene che l’albero di Natale sia una tradizione pagana, assimilata nei secoli dal Cristianesimo, o che l’albero sia in sé un simbolo pagano la cui presenza nel Vaticano, cuore del cattolicesimo mondiale, è a dir poco inopportuna?

In realtà, quanti pervengono a sì frettolose e categoriche conclusioni sembrano cadere in un equivoco di fondo, confondendo la tradizione, tipicamente cristiana, dell’Albero di Natale con il simbolo dell’albero, che in sé e per sé considerato è presente in tutte le culture, anche precristiane, pur con significati profondamente differenti; e per di più ignorano che l’albero, come simbolo, non è appannaggio esclusivo delle culture “pagane”, trovando molteplicità di riscontri anche all’interno della Bibbia, tanto nel Nuovo quanto nell’Antico Testamento.

Di giorno è brutto perchè manca il verde, la sera è spento perchè siamo al verde.


Vivo a Genova, in un quartiere di periferia della Valpocevera.

Se dico Bolzaneto lo ricorderete tristemente per i fatti avvenuti presso la caserma del reparto mobile della polizia di stato per i fatti del G8 del 2001, e poi recentemente per la caduta del Ponte Morandi del 14 agosto 2018.

Bolzaneto sarebbe un bel quartiere circondato da colline, con bei forti militari e da sempre via di comunicazione dalla costa verso la pianura padana, Bolzaneto ha visto il progressivo sviluppo industriale con la siderurgia.

Fino agli anni 90 era ricco di negozi ed artigiani. Non ci mancava nulla dal punto di vista commerciale e nemmeno per quanto riguardava i servizi al cittadino.

Purtroppo in questi anni di crisi dopo l’entrata nell’euro, e la screanzata gestione economica e politica della città anche il nostro quartiere ha risentito parecchio del declino, ed così iniziata la continua ed avanzante chiusura dei negozi di quartieri: causando inevitabilmente anche il degrado urbano con  l’aumento dell’inciviltà umana  arrivata a livelli davvero bestiali.

Sul piano politico sono state fatte delle scelte che dovevano essere provvisorie ma che ormai sembrano definitive: la nostra anagrafe qui non esiste più, ed è un disagio grande per tutti noi cittadini.

L’inps è stata spostata e ridimensionata, ed è assai probabile siano spostati in un prossimo futuro pure i Vigili del Fuoco, insomma ci viene tolto ogni servizio sul territorio-

Io voglio urlare tutto il mio disappunto per tutto ciò che vedo ogni giorno.

Sembra che a nessuno importi più delle nostre strade: gente incivile e zozzona rilascia i propri rifiuti meglio se ingombranti sui marciapiedi.

Ma dove è finito il tempo che ognuno teneva pulito davanti casa propria per vivere tutti in un paese decoroso? Ora, non solo non si pulisce, ma si imbratta il suolo pubblico senza la minima vergogna.

Certamente i negozianti devono chiudere! Non è solo colpa dell’ecommerce, io penso che il degrado urbano la faccia da padrone.

Per me degrado urbano sono pure tutti questi negozietti orientali con ogni tipo e genere di merce che declassano la zona.

Vorrei un quartiere illuminato a sufficienza, dove poter camminare in sicurezza, vorrei strade senza voragini in cui ogni giorno qualcuno ci possa cadere.Risultati immagini per luci led città

Non credo che le mie richieste siano sproporzionate alle tasse pagate –  e sentirsi sempre rispondere dal politico di turno che non ci sono i soldi per queste priorità è davvero demoralizzante.

Il mio sogno sarebbe quello di veder rivalutato il quartiere e dove non arrivano le risorse comunali io penso che ci fosse un comitato di quartiere potrebbe essere di sostegno anche con piccole cose, che poi goccia a goccia impreziosirebbero l’abitato.

So per certo, che molti Bolzanetesi hanno tanto  a cuore il loro paese, e che si presterebbero  per valorizzarlo.

Ad esempio nel centro pedonale, nelle vie interne mi piacerebbe che ogni civico abbellisse la propria facciata vicino al portone con delle fioriere appese (piuttosto anche con fiori finti cementati- visto che si rubano tutto), ma il tutto andrebbe organizzato con garbo e gusto per non fare un eccesso sgradevole.

Non ho idea se serva un permesso comunale, ma  credo fermamente che facendo una raccolta molte famiglie aderirebbero, e poi qualche uomo di buona volontà lo si troverebbe per fissarle, no? …

Lo so, vivo in mondo tutto mio, e questa non è certo una priorità, ma tutto fa-  e vedere il bello attorno a sè fa bene all’anima…

Qualcuno non diceva che la bellezza salverà il mondo?

 

 

Perché il frutto della castagna si apre a croce?


Un’antica leggenda narra di un piccolo paese di montagna i cui abitanti,
molto poveri, non avendo di cui mangiare si rivolsero a Dio
pregandolo di dar loro di cui sfamarsi.
Il buon Dio, sentite le loro preghiere, diede loro una pianta da
cui poter raccogliere frutti nutrienti
da poter mangiare: il castagno, ma il Diavolo visto quello che Dio
aveva fatto per impedire che la gente potesse
raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso.
Gli abitanti del piccolo paese, presi dallo sconforto,
ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli, sceso in mezzo a loro
fece il segno della croce e i gusci spinosi, come per miracolo si aprirono,

e da quel giorno i frutti di questa pianta si aprirono a croce.Risultati immagini per gif animata castagna

 

Oscar Wilde: il travaglio di un’anima


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Dopo 131 anni dalla prima pubblicazione questa fiaba riesce ancora a dare lezioni di vita, e non solo ai bambini.
Con linguaggio scorrevole viene evidenziata la differenza economica della società inglese della seconda metà dell’ottocento.
I personaggi della fiaba si ribellano alle ingiustizie generali e finanziarie della vita quotidiana che li circonda.
In questo saggio, non si evidenzia l’artista dissoluto e vizioso , ma l’uomo con tutte le sofferenze fisiche e morali che gli offrirono la possibilità di riscatto e redenzione religiosa.
Interessante l’interpretazione “teologica”del personaggio che lo accostano a San Francesco per il privarsi di ogni bene materiale, e a Saulo con la sua conversione tormentata e sofferta.
Grazie, per avermi arricchito con questa lettura che non conoscevo .

◊═══ ღೋ🌷🍡💕◊ 𝓓𝓲𝓼𝓬𝓸𝓻𝓼𝓸 𝓭𝓮𝓵 𝓹𝓪𝓭𝓻𝓮 𝓭𝓮𝓵𝓵𝓪 𝓼𝓹𝓸𝓼𝓪🌷🍡💕ღೋ


 

Buonasera a tutti!

Vi confesso, fin da ora che mi manca una reale esperienza pratica in qualità di relatore, ma vorrei iniziare estendendo un caloroso benvenuto a mio nome, di mia moglie e dei genitori dello sposo, a tutti gli invitati, ringraziandovi per lo sforzo che avete fatto per essere presenti in questo giorno di festa. 

Oggi non solo celebriamo l’amore di Simona e Giuseppe ma anche il legame che si è creato tra le nostre famiglie che per loro saranno sempre un importante punto di riferimento.

Cara Simo, ci sono state solo tre volte nella mia vita in cui sono stato assolutamente senza parole. La prima è stata quando, tanti anni fa, ho messo per la prima volta gli occhi su tua madre! La seconda è stata quando appena nata ti ho presa per la prima volta tra le mie braccia-  e l’ultima -stamattina quando ti ho visto con il tuo abito da sposa. 

Si dice che tutte le spose sono belle…ma tu per me oggi le superi tutte!

Simo: mamma ed io siamo stati davvero fortunati ad averti come figlia, ci hai sempre reso il compito di essere genitori molto facile, regalandoci molte soddisfazioni, e sono sicuro che tu sai ti vogliamo bene, quanto siamo orgogliosi di te e della donna che sei diventata.

Per fortuna si dice in giro che hai ereditato la maggior parte delle caratteristiche migliori dalla tua mamma e, mi dicono, solo poche cattive abitudini da tuo padre!

Oggi, caro Giuseppe ti concedo IL MIO PIU’ BEL FIORE-

_DSC7922_DSC7923_DSC7933QUESTO FIORE E` LA MIA VITA: LO PORGO, fiducioso nel tuo cuore e nelle tue mani; un giorno creerete una serra di fiori nuovi e noi che UN FIORE ti abbiamo donato, altri ne guadagneremo da amare.

Come padre mi sento ora di raccomandare a voi sposi dei consigli: 

-ricordatevi che nessuno di voi due sarà mai perfetto ma, se insieme, saprete apprezzare le differenze dell’altro crescerete nell’amore.

–  Siate sempre pronti a perdonare, sorridete per gli screzi inutili che affronterete e cercate di guardare sempre nella stessa direzione, mettete da parte l’orgoglio, sostenetevi ed incoraggiatevi e il nostro augurio è che fra dieci anni ci verrete a dire: “non ci amiamo più come il primo giorno, ma molto di più’…non sapevamo che davvero il nostro cuore potesse crescere per farci entrare tanto amore cosi “

Ora, è mio dovere e privilegio proporre un brindisi per mia figlia e mio genero. Vi prego, quindi, di alzarvi tutti in piedi e di unirvi a me in questo auguri festoso:” Viva gli sposi!”  Vi vogliamo un mondo di bene –

 Vi chiedo un grande applauso –

•♣• 19 settembre


origine tratto dal web

 1982 Viene introdotto l’uso dell’emoticon: In una discussione su come esprimere il proprio stato d’animo on line, il professor Scott Fahlman, ingegnere informatico della Carnegie Mellon University, posta un messaggio con un codice formato da “due punti”, “trattino” e “parentesi tonda chiusa” da leggere ribaltato su un lato, per sottolineare il tono ironico di quello che si sta dicendo.

 

 

 

Luglio


LUGLIO : IL MESE DEL CULTO AL SANGUE PREZIOSISSIMO DI CRISTO Nelle varie devozioni cattoliche, il mese di Luglio è consacrato al Preziosissimo Sangue di Cristo. Dopo un periodo di decadenza relativo ai secoli XVII e XVIII, Questa devozione, ritrova il suo antico splendore ad opera di san Gaspare del Bufalo che dalla meditazione teologica sul sangue di Cristo trae ricchezza di santità per se e per i fedeli

https://nsdellanevebolzaneto.wordpress.com/2019/07/01/preziosissimo-sangue-di-n-signore-gesu-cristo/

ღஐღ. buon mese a tutti ღஐღ.

 

L𝓪 𝓿𝓲𝓻𝓰𝓸𝓵𝓪 è 𝓵𝓪 𝓹𝓸𝓻𝓽𝓪 𝓰𝓲𝓻𝓮𝓿𝓸𝓵𝓮 𝓭𝓮𝓵 𝓹𝓮𝓷𝓼𝓲𝓮𝓻𝓸.


“Se l’uomo sapesse realmente il valore che ha la donna andrebbe a quattro zampe alla sua ricerca.”

Se sei donna, certamente metteresti la virgola dopo la parola “donna”.
Se sei uomo, certamente la metteresti dopo la parola “ha”.

Chiedi al torrente


 

di Gabriele Parodi e Paola Coraini

Premetto che ho letto questo libro scritto da amici con molta curiosità e sicura di imparare qualche cosa di nuovo. Mi dissocio da qualsiasi formazione politica estremista di ieri e di oggi.
Destra, sinistra sono concetti quasi astratti nella società in cui viviamo.
Ma la storia, è stata vissuta e noi oggi abbiamo il dovere di conoscere la verità.
E’ un libro dove apprendere ciò che sui libri di scuola non è stato mai menzionato, ma che onestamente noi adulti abbiamo intuito per onestà intellettuale.
Un grande lavoro di ricerca certosina tra tantissimi documenti d’archivio ed anche di testimonianze dirette.
Di alcuni episodi tristemente narrati ne ero a conoscenza, ma della maggior parte ne ignoravo l’accaduto.
Un libro che e’ quasi un saggio storico dove viene approfondito il passato delle stragi partigiane a Bolzaneto ed in Valpocevera.
Certo, si resta basiti leggendo di tanta crudeltà, ma francamente tutto questo disprezzo, male ed odio – subìto e raccontato non mi ha meravigliato perché si sa che le guerre rendono l’uomo disperati vigliacchi ed indisciplinati.
Il male non veste sono una divisa -come del resto il bene non si cela solo in chi indossa un fazzoletto rosso- gli esasperati ci sono sempre in ogni guerra, in ogni battaglia in ogni luogo ed in ogni data.
Certo è fermamente da condannare nel modo più’ assoluto il fascismo, ma qui gli autori hanno voluto dare risalto alle vittime cadute solo perché magari avevano in qualche modo qualche legame con qualche simpatizzante, in modo particolare alle donne che oltre ad essere uccise sono state barbaramente sterminate.
Ciò che fa male leggere in un saggio cosi preciso è ritrovarsi nell’ambientazione di cui si narra, perché è la nostra valle.
Ne risulta un dettagliato ed onesto resoconto di vittime e oppressori.
I morti sono esseri umani che devono essere ricordati per ciò che hanno fatto nella loro vita di bene e di male.
Tutti devono essere richiamati alla memoria, poi Dio li giudicherà per le loro azioni. ( per chi crede)
Gabriele, durante la presentazione del libro li ha definiti fantasmi in attesa di un posto della memoria dove riposare, e come dargli torto?
Su questi episodi si è taciuto per tutti questi decenni forse per evitare polemiche politiche o forse perché faceva troppo male ricordare e rinvangare il passato.
“”Colui che conosce solo un lato della questione, ne conosce ben poco.
(John Stuart Mill)””
La lettura scorre velocemente e facilmente pur trattando di argomenti cosi dolorosi.
Sono certa che non e’ intenzione degli autori inneggiare al fascismo e alle dittature totalitarie e non – ma informare soprattutto le nuove generazioni della cronaca avvenuta negli anni 1943/1945 nel nostro quartiere.
Consiglio di leggerlo soprattutto a chi come me, non ha mai sentito testimonianze diretti dai bolzanetesi degli anni della guerra.
leggendo si impara e si cresce.
il mio voto è 855887873_2241108002578371_3020078014495981568_n

Chernobyl 26 aprile 1986


 26  aprile 1986
da una centrale atomica di Chernobyl, URSS, esce una nube radioattiva che miete molte vittime, inonda l’intera Europa: uccide immediatamente, o quasi, 31 persone, molte saranno le persone colpite da leucemia, renderà inabitabili molte terre, sarà causa della nascita di bambini e animali deformi.

Ieri sera vedevo un documentario girato appunto 30 anni dopo… la foresta rossa, è sempre li in piedi secca e bruciata ma gli alberi non cadono, non si decompongono, il legno è duro come le pietre, il sotto bosco ricco di foglie secche è li da decenni non si decompone, non ci sono piu’ i microorganismi responsabili del processo. E li’ è concentrato un altissima percentuale di radioattività, se per disgrazia scoppiasse un incendio sarebbe un nuovo disastro ambientale decisamente catastrofico. Hanno fatto degli studi anche sugli animali, stranamente pare che si siano ambientati e riprodotti, ma non si sa bene con quali conseguenze fisiche. Ad esempio i lupi, che generalmente non attaccano gli uomini, sembrano essere piu’ aggressivi, i ragni non tessono tele uniformi, ma irregolari… che sia a causa di mutazioni genetiche? non si sono potuti svolgere molti studi perchè stare in quei settori è ancora molto pericoloso per la salute degli scienziati, nonostante le sofisticate schermature. Una nota che mi ha fatto male al cuore è stato nel scoprire che ci sono circa 150 persone che sono tornate ad abitare nelle zone piu’ critiche, nelle loro case da dove sono stati evacuati, per il semplice motivo che negli altri posti erano emarginati e ghettizzati perchè tendenzialmente ancora radioattivi, cosi hanno preferito isolarsi volontariamente piuttosto che essere emarginati. Non hanno acqua nè luce nelle case, si nutrono di ciò che coltivano nel terreno, nel terreno radioattivo, che non produrrà certo ortaggi sani, e la loro vita  è segnata cosi. Ora si sono impegnati a costruire un nuovo sarcofago di protezione del reattore numero 4 perchè quello vecchio si sta deteriorando velocemente, quello nuovo sarà fatto scivolare sopra e dovrà garantire una protezione da ulteriori radiazioni per altri 80 anni…

Io credo che Chernobyl sia stato molto piu’ grave rispetto a Fukushima, e l’uomo non ha ancora imparato la lezione .

💕 𝓢𝓲𝓶𝓸𝓷𝓪 𝓼𝓲 𝓼𝓹𝓸𝓼𝓪 💕


Ebbene si, eccomi a condividere con tutti voi questa immensa gioia .

Ormai si,  lo posso partecipare a tutti – visto che  le partecipazioni sono state fatte e le pubblicazioni pure….

Con tanti di voi, abbiamo condiviso tanti momenti della nostra vita da ormai più da 11 anni, e spesso momenti non proprio sempre felici….

e mi pare giusto ora che una gioia possa moltiplicarsi tra le nostre pagine e portare un sorriso a chi ci è stato vicino in questo cammino.

Quando siamo andati a comprare l’abito da sposa quasi quasi mi accusavano di essere poco emotiva- perché cercavo di non far trasparire tutta l’eccitazione che avevo –  per lasciarla libera di scegliere senza condizionamenti … Ma dentro di me, ero orgogliosa della donna che avevo davanti e che si accingeva a scegliere l’abito dei suoi sogni. 👰

Io che adoro i preparativi per le feste, potete immaginare quanto mi entusiasmi condividere con loro i preparativi per la cerimonia religiosa, le bomboniere, le partecipazioni… ma devo dire che Simo rende le cose molto veloci e semplici – perché è sempre stata una ragazza determinata, e tutto ciò rende le scelte molto semplici e senza drammi esistenziali, né stress-

Che dire dello sposo? …. E’  semplicemente un ragazzo speciale 🤵

e sono sicura che possano essere loro stessi  una gioia scambievole- sostenendosi e curandosi uno dell’altro.💒


Vi aggiornerò con i progressi … ma credo proprio che ormai non ci resta che aspettare la data  ⏳

Ticker matrimonio

I giorni della merla


Sono detti “Giorni della Merla” gli ultimi tre giorni di Gennaio (29-30-31).
La leggenda narra che inizialmente Gennaio contasse 28 giorni.
Alla fine di Gennaio, un giorno in cui un timido sole era apparso nel cielo, una coppia di merli decise di andare al palazzo del mese più freddo dell’anno per dirgli, ora che era finito il suo tempo, quel che pensavano di lui.
Arrivati al cospetto di Gennaio la merla comincio’ ad imprecare contro di lui concludendo “…ma ormai il tuo tempo è finito …non ti temiamo più”
Dopo la loro partenza Gennaio, indispettito, convinse il suo vicino di casa Febbraio a cedergli i suoi primi tre giorni, così che da allora Gennaio ne conta 31 e Febbraio 28.
E Gennaio ce la mise tutta e ce la mise tutta per rendere quei giorni freddissimi….
I poveri merli, che non se lo aspettavano e le cui piume erano parzialmente bianchi, non poterono fare altro che cercare riparo nei camini delle case da cui usciva il nero fumo del carbone , quando dopo tre giorni, all’ inizio di Febbraio, ne uscirono le loro piume erano tutte nere e grigio scuro.
Da allora Gennaio ha 31 giorni, Febbraio 28, i merli sono neri e gli ultimi tre giorni di Gennaio sono i più freddi dell’anno
http://www.lunario.com/index.php

COME E QUANDO È NATO LO SMOKING?


 

Come suggerisce la parola stessa (dall’inglese smoke, “fumo”), la nascita dello smoking, l’abito completo da uomo, è legata al tabacco. La smoking jacket si diffuse infatti negli ambienti borghesi inglesi di fine Ottocento con un intento pratico: l’indumento veniva utilizzato dai gentlemen dopo cena, quando si ritiravano in una stanza riservata ai fumatori (e interdetta alle donne). Una giacca apposita veniva fornita agli ospiti per evitare che il loro abito si impregnasse dell’odore del tabacco. La “giacca da fumo” veniva poi tolta prima di tornare dagli altri commensali. A fine ’800 il termine smoking jacket passò a indicare, per breve tempo, l’abito da sera maschile. In italiano il termine smoking si diffuse allora con quel significato.

Chi è il “papà” dell’aquilone?


I primi aquiloni apparvero in Cina 2.800 anni fa. Per molto tempo si è attribuita la loro invenzione allo scienziato greco Archita di Taranto (IV secolo a.C.) invece fu probabilmente il generale Hau Sin a inventare l’aquilone per mantenere le comunicazioni con una città cinese assediata da nemici. Ciò si spiegherebbe con il fatto che in Cina erano disponibili materiali più adatti alla loro costruzione: il tessuto di seta per la velatura, la seta intrecciata per i fili di ritenuta e il legno di bambù elastico e resistente per il telaio.

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L’amore di una madre 🧜‍♀❣


C’era una volta un ragazzo sempre in cerca di avventure galanti. Si chiamava Zanut e viveva con la madre vedova in una bella casetta sulle colline. Un giorno andando a caccia vide una dama bellissima che si pettinava i capelli con un pettine d’oro, in riva ad un torrente. Bagnava il pettine nell’acqua e si lisciava i capelli che le arrivavano fino ai piedi. Cantava una canzone misteriosa:

«Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi».

Zanut rimase affascinato. Non fece caso ai conigli selvatici che ballavano silenziosi in cerchio incontro alla “salvana”. Perché quello era un segno che la dama era un essere magico, una fata, una “salvana” delle acque.

«Vieni», disse la dama al ragazzo con voce melodiosa, «vieni.»

Zanut seguì la fata in un palazzo che sembrava d’aria, pieno di bestie strane, liocorni e lupi bianchi, cani neri e volpi argentate. Zanut si innamorò della dama perdutamente. Ma quando andava al torrente per gli appuntamenti, la dama chiedeva sempre regali, oppure diceva: «Portami il piccolo angelo di pietra che sta sull’acquasantiera della chiesetta sul monte».

Zanut obbediva. La madre era molto preoccupata perché vedeva il figlio magro, agitato, stanco. Una volta zitta zitta lo seguì. E vidi la fata sul torrente, i conigli selvatici che danzavano, il pettine d’oro e capì che suo figlio era stregato, in balia delle forze del male. Ma che poteva fare? Piangendo tornò a casa.

Zanut disse alla dama: «Signora, ti voglio sposare».

«Va bene», disse lei, «ma devi portarmi il cuore di tua madre per i miei animali. Loro mangiano solo pietanze delicate».

Zanut rabbrividì e pianse. Non volle andare più al torrente. Ma dopo tre giorni la notte sentì la canzone della dama che lo chiamava. «Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi». 

Il ragazzo non seppe resistere. Prese un coltello, andò dalla madre addormentata e le prese il cuore. Uscì di corsa nella notte verso il torrente. Correva, correva sui sassi e cadde per terra.

Il cuore della madre sobbalzò e disse: «Figlio mio, ti sei fatto male?».

Zanut capì quale era il vero bene e pianse.  

Giovedì 31 ottobre 2002


Era 

giovedì 31 ottobre 2002  quando ci fu il

crollo  della scuola San Giuliano: Alle 11,30 di giovedì   57 bambini della scuola elementare Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia sono a scuola come ogni giorno e solo dopo tre minuti dopo accade la disgrazia-

Un scossa sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli fa crollare il tetto sulle loro teste.

E’ una strage: perdono la vita 27 bambini e una maestra, i sopravvissuti vengono estratti da sotto le macerie di una struttura, che si scoprirà in seguito non essere a norma con i più elementari standard di sicurezza-

come in tante parti della nostra italia.

in memoria per loro

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figlio


C’era una volta un contadino che aveva una figlia. Questa si sposò e ebbe una figlia anche lei.

La donna prese la bambina e fece il viaggio per ritornare verso suo padre, perché il marito era morto.

Arrivò ad un cimitero e sopra una tomba stava un uomo.

La sua figura quasi non si vedeva perché era avvolto in una nebbia, ma si sentiva la sua voce ed il suo pianto.

L’uomo diceva: «Non posso morire del tutto fino a che non ho dato a nessuno il nome».

Allora la donna disse: «Ti darò mia figlia e con lei potrai generare e nominare».

L’uomo la ringraziò e le disse che, al momento giusto le si sarebbe presentato un pastore.

Passarono molti anni e la bambina divenne donna.

Un giorno arrivò un pastore, la donna capì e gli diede la figlia.

La figlia ebbe un figlio, ma il pastore dovette andarsene, perché i pastori non si fermano mai.

Allora la ragazza., che non voleva allevare il figlio senza un uomo, lo diede ad un contadino che aveva moglie e non poteva aver figli.

Tutti passarono. Il figlio diventò grande e andò nel bosco da solo a trovare la sua strada.

Non sapeva come fare e allora invocò i suoi morti.

Venne la madre e tre padri. Uno diceva: 

«Sei mio figlio perché sono stato io a desiderarti». 

Il secondo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho generato». 

Il terzo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho allevato».

Poi dal profondo venne la voce del primo contadino, il padre della madre e disse: 

«Non importa di chi sei figlio, tu sei della famiglia».  

  

le oche


Le oche volano in formazione a V

lo fanno, perché al battere delle loro ali, l’aria produce un movimento,

che aiuta l’oca che sta dietro.

Volando cosi, le oche aumentano la loro forza di volo rispetto ad un’ oca che va da sola.

Le persone che condividono una direzione comune e hanno il senso della comunità,

possono arrivare a compiere il loro obiettivo più facilmente, perché aiutandosi l’un l’altro,

i risultati sono certamente migliori.

Ogni volta che un’oca esce dalla formazione, sente la resistenza dell’aria e si rende conto

della difficoltà nel farlo da sola allora, con rapidità ritorna nella formazione

per approfittare del compagno che sta davanti.

Se ci uniamo e ci manteniamo insieme con quelli che vanno nella nostra stessa direzione,

lo sforzo sarà minore, sarà più semplice e più gradevole raggiungere le mete.

Quando il capo delle oche si stanca, passa dietro, ed un’ altra oca prende il suo posto.

Le persone ottengono risultati se si sostengono nei momenti duri,

se si rispettano reciprocamente in ogni momento, condividendo i problemi

ed i lavori più difficili.

Le oche che vanno dietro gracidano per sostenere coloro che vanno avanti

a mantenere la velocità.

Una parola di coraggio, detta nel momento giusto, aiuta, motiva,

da forza e produce dei benefici.

Quando l’oca si ammala o cade ferita da un sparo, altre due oche escono

dalla formazione e la seguono per aiutarla e proteggerla.

Se ci manteniamo uno accanto all’ altro, appoggiandoci ed accompagnandoci…

Se a dispetto delle differenze, possiamo conformare un gruppo umano

per affrontare tutti i tipi di situazioni.

Se capiamo il vero valore dell’ amicizia,

se siamo coscienti del sentimento di condividere,

la vita sarà più semplice e, stare con gli amici, sarà più bello.

L’origine della morte


La Luna una volta mandò un insetto agli uomini dicendo:

– Và dagli uomini e di loro: “Come io muoio, e morendo vivo; così anche voi morirete, e morendo vivrete”.

L’insetto partì con il messaggio, ma mentre era in cammino lo raggiunse la lepre, che gli chiese:

– Che incarico ti hanno dato?

L’insetto rispose:

– Mi manda la Luna dagli uomini a dir loro che come lei muore e morendo vive, così loro moriranno e morendo vivranno.

La lepre disse:

– Visto che come corridore tu vali poco, ci vado io.

Dette queste parole scappò via, e quando giunse dagli uomini disse loro:

– La Luna mi manda a dirvi: “Come io muoio e morendo perisco, allo stesso modo anche voi morirete e sarete finiti per sempre”.

Poi la lepre tornò dalla Luna e le disse quello che aveva detto agli uomini.  La Luna la rimproverò imbestialita, dicendo:

– Come ti permetti di dire alla gente una cosa che io non ho detto?

La Luna afferrò un pezzo di legno e colpì la lepre sul muso. Da quel giorno la lepre ha il muso spaccato,  ma gli uomini credono a ciò che la lepre ha detto loro. 

buona domenica 7924949001

 

primo orologio da polso


200 anni fa, Abraham-Louis Breguet progettò il primo orologio da polso della storia per Carolina Murat, Regina di Napoli.

Grazie all’acquisto di trentaquattro orologi e pendole tra il 1808 e il 1814, l’ambiziosa e bellissima regina di Napoli (caroline murat sorella di napoleone bonaparte) conquistò facilmente il posto d’onore tra i migliori clienti di Breguet. Durante gli anni di regno a fianco del consorte Gioacchino Murat, dal 1808 al 1815, la sorella minore di Napoleone instaurò con il maestro orologiaio una relazione del tutto speciale, che portò alla nascita del primo esemplare disegnato per essere indossato al polso. Commissionato nel 1810, pagato nel 1811 e consegnato nel 1812, questo rivoluzionario orologio a ripetizione ultrapiatto era di forma ovale, era dotato di termometro ed era montato su un bracciale di capelli intrecciati con fili d’oro. Determinato a soddisfare la regina Carolina, Breguet era pronto a sormontare qualunque ostacolo e fu ampiamente ricompensato. Nell’estate del 1813, durante il periodo di maggiore crisi in Europa e dopo che l’atelier aveva perso i suoi migliori clienti, la regina Carolina commissionò al suo orologiaio preferito altri dodici esemplari (quattro orologi semplici e sei a ripetizione), rimpinguando le casse dell’azienda proprio nel momento più inaspettato. Carolina Murat completò la sua collezione con una serie di termometri e barometri e con diverse dozzine di orologi commerciali dal prezzo modesto, destinati a essere regalati. questo invece, l’orologio fatto in occasione dei 200 anni: un gioiello ingegneristico tempestato di diamanti e zaffiri blu, presentato ovviamente nella reggia di capodimonte casa di carolina.

Anche la moda è arte.


Ebbene si, anche io ho il mio pezzo di stoffa d’arte.

Nel matrimonio della principessa Eugenie di York, avrete sicuramente notato la dolcissima Charlotte con il fratellino George e gli altri paggetti che indossavano una fusciacca con la stampa di una tela dell’artista  Mark Bradford, intitolata Here-body_1_1IMG_20181018_203312

io invece ho un bellissimo foulard con la stampa di Monet  intitolata Ninfee—una delle tante- ecco qui: IMG_20181018_203554

ed ora mi sento una principessa 🙂  buon fine settimana amici miei

Bonjour d'automne

12 ottobre


dal web

 Colombo scopre l’America: Una data che cambiò la storia.

( và bè atteniamoci  ancora ai libri che sostengono ancora questa teoria, e fingiamoci di crederci 🙂 )

 

 1931 – Inaugurato il Cristo Redentore di Rio: Una delle sette meraviglie del mondo,

 era venerdì 12 ottobre 1810  e ci fu matrimonio: quello tra il principe Ludwig di Baviera e Teresa di Sassonia –Hildburghausen. Per le loro nozze si organizzarono cinque giorni di festeggiamenti a suon di musica, balli, parate militari e soprattutto della buona tavola.

Nacque così l’appuntamento annuale che più tardi prenderà il nome di Octoberfest, la più popolare festa al mondo dedicata alla birra. In realtà la birra comparve solo più tardi insieme alle prime giostre, a partire dal 1818 quando assunse le caratteristiche di un festival agricolo con tanto di fiera di cavalli e buoi.

 

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6 ottobre


Nel 1924 iniziano le trasmissioni radiofoniche: «URI (Unione Radiofonica Italiana).

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 e fu Inaugurato il Moulin Rouge: .

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1582: in Italia e in molti altri Paesi cattolici viene introdotto il Calendario Gregoriano: il giorno 6 Ottobre 1582 non esiste (il calendario viene spostato direttamente dal 4 ottobre al 15 Ottobre