La storia degli angeli dell’avvento


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

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corona dell’avvento

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COME E QUANDO È NATO LO SMOKING?


 

Come suggerisce la parola stessa (dall’inglese smoke, “fumo”), la nascita dello smoking, l’abito completo da uomo, è legata al tabacco. La smoking jacket si diffuse infatti negli ambienti borghesi inglesi di fine Ottocento con un intento pratico: l’indumento veniva utilizzato dai gentlemen dopo cena, quando si ritiravano in una stanza riservata ai fumatori (e interdetta alle donne). Una giacca apposita veniva fornita agli ospiti per evitare che il loro abito si impregnasse dell’odore del tabacco. La “giacca da fumo” veniva poi tolta prima di tornare dagli altri commensali. A fine ’800 il termine smoking jacket passò a indicare, per breve tempo, l’abito da sera maschile. In italiano il termine smoking si diffuse allora con quel significato.

Chi è il “papà” dell’aquilone?


I primi aquiloni apparvero in Cina 2.800 anni fa. Per molto tempo si è attribuita la loro invenzione allo scienziato greco Archita di Taranto (IV secolo a.C.) invece fu probabilmente il generale Hau Sin a inventare l’aquilone per mantenere le comunicazioni con una città cinese assediata da nemici. Ciò si spiegherebbe con il fatto che in Cina erano disponibili materiali più adatti alla loro costruzione: il tessuto di seta per la velatura, la seta intrecciata per i fili di ritenuta e il legno di bambù elastico e resistente per il telaio.

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L’amore di una madre 🧜‍♀❣


C’era una volta un ragazzo sempre in cerca di avventure galanti. Si chiamava Zanut e viveva con la madre vedova in una bella casetta sulle colline. Un giorno andando a caccia vide una dama bellissima che si pettinava i capelli con un pettine d’oro, in riva ad un torrente. Bagnava il pettine nell’acqua e si lisciava i capelli che le arrivavano fino ai piedi. Cantava una canzone misteriosa:

«Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi».

Zanut rimase affascinato. Non fece caso ai conigli selvatici che ballavano silenziosi in cerchio incontro alla “salvana”. Perché quello era un segno che la dama era un essere magico, una fata, una “salvana” delle acque.

«Vieni», disse la dama al ragazzo con voce melodiosa, «vieni.»

Zanut seguì la fata in un palazzo che sembrava d’aria, pieno di bestie strane, liocorni e lupi bianchi, cani neri e volpi argentate. Zanut si innamorò della dama perdutamente. Ma quando andava al torrente per gli appuntamenti, la dama chiedeva sempre regali, oppure diceva: «Portami il piccolo angelo di pietra che sta sull’acquasantiera della chiesetta sul monte».

Zanut obbediva. La madre era molto preoccupata perché vedeva il figlio magro, agitato, stanco. Una volta zitta zitta lo seguì. E vidi la fata sul torrente, i conigli selvatici che danzavano, il pettine d’oro e capì che suo figlio era stregato, in balia delle forze del male. Ma che poteva fare? Piangendo tornò a casa.

Zanut disse alla dama: «Signora, ti voglio sposare».

«Va bene», disse lei, «ma devi portarmi il cuore di tua madre per i miei animali. Loro mangiano solo pietanze delicate».

Zanut rabbrividì e pianse. Non volle andare più al torrente. Ma dopo tre giorni la notte sentì la canzone della dama che lo chiamava. «Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi». 

Il ragazzo non seppe resistere. Prese un coltello, andò dalla madre addormentata e le prese il cuore. Uscì di corsa nella notte verso il torrente. Correva, correva sui sassi e cadde per terra.

Il cuore della madre sobbalzò e disse: «Figlio mio, ti sei fatto male?».

Zanut capì quale era il vero bene e pianse.  

Giovedì 31 ottobre 2002


Era 

giovedì 31 ottobre 2002  quando ci fu il

crollo  della scuola San Giuliano: Alle 11,30 di giovedì   57 bambini della scuola elementare Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia sono a scuola come ogni giorno e solo dopo tre minuti dopo accade la disgrazia-

Un scossa sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli fa crollare il tetto sulle loro teste.

E’ una strage: perdono la vita 27 bambini e una maestra, i sopravvissuti vengono estratti da sotto le macerie di una struttura, che si scoprirà in seguito non essere a norma con i più elementari standard di sicurezza-

come in tante parti della nostra italia.

in memoria per loro

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figlio


C’era una volta un contadino che aveva una figlia. Questa si sposò e ebbe una figlia anche lei.

La donna prese la bambina e fece il viaggio per ritornare verso suo padre, perché il marito era morto.

Arrivò ad un cimitero e sopra una tomba stava un uomo.

La sua figura quasi non si vedeva perché era avvolto in una nebbia, ma si sentiva la sua voce ed il suo pianto.

L’uomo diceva: «Non posso morire del tutto fino a che non ho dato a nessuno il nome».

Allora la donna disse: «Ti darò mia figlia e con lei potrai generare e nominare».

L’uomo la ringraziò e le disse che, al momento giusto le si sarebbe presentato un pastore.

Passarono molti anni e la bambina divenne donna.

Un giorno arrivò un pastore, la donna capì e gli diede la figlia.

La figlia ebbe un figlio, ma il pastore dovette andarsene, perché i pastori non si fermano mai.

Allora la ragazza., che non voleva allevare il figlio senza un uomo, lo diede ad un contadino che aveva moglie e non poteva aver figli.

Tutti passarono. Il figlio diventò grande e andò nel bosco da solo a trovare la sua strada.

Non sapeva come fare e allora invocò i suoi morti.

Venne la madre e tre padri. Uno diceva: 

«Sei mio figlio perché sono stato io a desiderarti». 

Il secondo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho generato». 

Il terzo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho allevato».

Poi dal profondo venne la voce del primo contadino, il padre della madre e disse: 

«Non importa di chi sei figlio, tu sei della famiglia».  

  

le oche


Le oche volano in formazione a V

lo fanno, perché al battere delle loro ali, l’aria produce un movimento,

che aiuta l’oca che sta dietro.

Volando cosi, le oche aumentano la loro forza di volo rispetto ad un’ oca che va da sola.

Le persone che condividono una direzione comune e hanno il senso della comunità,

possono arrivare a compiere il loro obiettivo più facilmente, perché aiutandosi l’un l’altro,

i risultati sono certamente migliori.

Ogni volta che un’oca esce dalla formazione, sente la resistenza dell’aria e si rende conto

della difficoltà nel farlo da sola allora, con rapidità ritorna nella formazione

per approfittare del compagno che sta davanti.

Se ci uniamo e ci manteniamo insieme con quelli che vanno nella nostra stessa direzione,

lo sforzo sarà minore, sarà più semplice e più gradevole raggiungere le mete.

Quando il capo delle oche si stanca, passa dietro, ed un’ altra oca prende il suo posto.

Le persone ottengono risultati se si sostengono nei momenti duri,

se si rispettano reciprocamente in ogni momento, condividendo i problemi

ed i lavori più difficili.

Le oche che vanno dietro gracidano per sostenere coloro che vanno avanti

a mantenere la velocità.

Una parola di coraggio, detta nel momento giusto, aiuta, motiva,

da forza e produce dei benefici.

Quando l’oca si ammala o cade ferita da un sparo, altre due oche escono

dalla formazione e la seguono per aiutarla e proteggerla.

Se ci manteniamo uno accanto all’ altro, appoggiandoci ed accompagnandoci…

Se a dispetto delle differenze, possiamo conformare un gruppo umano

per affrontare tutti i tipi di situazioni.

Se capiamo il vero valore dell’ amicizia,

se siamo coscienti del sentimento di condividere,

la vita sarà più semplice e, stare con gli amici, sarà più bello.

L’origine della morte


La Luna una volta mandò un insetto agli uomini dicendo:

– Và dagli uomini e di loro: “Come io muoio, e morendo vivo; così anche voi morirete, e morendo vivrete”.

L’insetto partì con il messaggio, ma mentre era in cammino lo raggiunse la lepre, che gli chiese:

– Che incarico ti hanno dato?

L’insetto rispose:

– Mi manda la Luna dagli uomini a dir loro che come lei muore e morendo vive, così loro moriranno e morendo vivranno.

La lepre disse:

– Visto che come corridore tu vali poco, ci vado io.

Dette queste parole scappò via, e quando giunse dagli uomini disse loro:

– La Luna mi manda a dirvi: “Come io muoio e morendo perisco, allo stesso modo anche voi morirete e sarete finiti per sempre”.

Poi la lepre tornò dalla Luna e le disse quello che aveva detto agli uomini.  La Luna la rimproverò imbestialita, dicendo:

– Come ti permetti di dire alla gente una cosa che io non ho detto?

La Luna afferrò un pezzo di legno e colpì la lepre sul muso. Da quel giorno la lepre ha il muso spaccato,  ma gli uomini credono a ciò che la lepre ha detto loro. 

buona domenica 7924949001

 

primo orologio da polso


200 anni fa, Abraham-Louis Breguet progettò il primo orologio da polso della storia per Carolina Murat, Regina di Napoli.

Grazie all’acquisto di trentaquattro orologi e pendole tra il 1808 e il 1814, l’ambiziosa e bellissima regina di Napoli (caroline murat sorella di napoleone bonaparte) conquistò facilmente il posto d’onore tra i migliori clienti di Breguet. Durante gli anni di regno a fianco del consorte Gioacchino Murat, dal 1808 al 1815, la sorella minore di Napoleone instaurò con il maestro orologiaio una relazione del tutto speciale, che portò alla nascita del primo esemplare disegnato per essere indossato al polso. Commissionato nel 1810, pagato nel 1811 e consegnato nel 1812, questo rivoluzionario orologio a ripetizione ultrapiatto era di forma ovale, era dotato di termometro ed era montato su un bracciale di capelli intrecciati con fili d’oro. Determinato a soddisfare la regina Carolina, Breguet era pronto a sormontare qualunque ostacolo e fu ampiamente ricompensato. Nell’estate del 1813, durante il periodo di maggiore crisi in Europa e dopo che l’atelier aveva perso i suoi migliori clienti, la regina Carolina commissionò al suo orologiaio preferito altri dodici esemplari (quattro orologi semplici e sei a ripetizione), rimpinguando le casse dell’azienda proprio nel momento più inaspettato. Carolina Murat completò la sua collezione con una serie di termometri e barometri e con diverse dozzine di orologi commerciali dal prezzo modesto, destinati a essere regalati. questo invece, l’orologio fatto in occasione dei 200 anni: un gioiello ingegneristico tempestato di diamanti e zaffiri blu, presentato ovviamente nella reggia di capodimonte casa di carolina.

Perché il frutto della castagna si apre a croce?


Un’antica leggenda narra di un piccolo paese di montagna i cui abitanti,
molto poveri, non avendo di cui mangiare si rivolsero a Dio

pregandolo di dar loro di cui sfamarsi.

Il buon Dio, sentite le loro preghiere, diede loro una pianta da

cui poter raccogliere frutti nutrienti

da poter mangiare: il castagno, ma il Diavolo visto quello che Dio

aveva fatto per impedire che la gente potesse

raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso.

Gli abitanti del piccolo paese, presi dallo sconforto,

ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli, sceso in mezzo a loro

fece il segno della croce e i gusci spinosi, come per miracolo si aprirono,

e da quel giorno i frutti di questa pianta si aprirono a croce.Risultati immagini per gif animata castagna

Anche la moda è arte.


Ebbene si, anche io ho il mio pezzo di stoffa d’arte.

Nel matrimonio della principessa Eugenie di York, avrete sicuramente notato la dolcissima Charlotte con il fratellino George e gli altri paggetti che indossavano una fusciacca con la stampa di una tela dell’artista  Mark Bradford, intitolata Here-body_1_1IMG_20181018_203312

io invece ho un bellissimo foulard con la stampa di Monet  intitolata Ninfee—una delle tante- ecco qui: IMG_20181018_203554

ed ora mi sento una principessa 🙂  buon fine settimana amici miei

Bonjour d'automne

12 ottobre


dal web

 Colombo scopre l’America: Una data che cambiò la storia.

( và bè atteniamoci  ancora ai libri che sostengono ancora questa teoria, e fingiamoci di crederci 🙂 )

 

 1931 – Inaugurato il Cristo Redentore di Rio: Una delle sette meraviglie del mondo,

 era venerdì 12 ottobre 1810  e ci fu matrimonio: quello tra il principe Ludwig di Baviera e Teresa di Sassonia –Hildburghausen. Per le loro nozze si organizzarono cinque giorni di festeggiamenti a suon di musica, balli, parate militari e soprattutto della buona tavola.

Nacque così l’appuntamento annuale che più tardi prenderà il nome di Octoberfest, la più popolare festa al mondo dedicata alla birra. In realtà la birra comparve solo più tardi insieme alle prime giostre, a partire dal 1818 quando assunse le caratteristiche di un festival agricolo con tanto di fiera di cavalli e buoi.

 

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6 ottobre


Nel 1924 iniziano le trasmissioni radiofoniche: «URI (Unione Radiofonica Italiana).

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 e fu Inaugurato il Moulin Rouge: .

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1582: in Italia e in molti altri Paesi cattolici viene introdotto il Calendario Gregoriano: il giorno 6 Ottobre 1582 non esiste (il calendario viene spostato direttamente dal 4 ottobre al 15 Ottobre

 

Pascoli c’è o ci fa?


leggete attentamente:

 

C’era una volta un povero vecchio, che non ci vedeva più, non ci sentiva più e le ginocchia e le mani gli tremavano.
E quando era a tavola non poteva tener fermo il cucchiaio e faceva cadere la minestra sulla tovaglia e qualche volta gliene scappava anche dalla bocca.
La moglie di suo figlio se n’era ormai schifita e, purtroppo, anche suo figlio. E non lo vollero più a tavola con loro. Il povero vecchio doveva star seduto accanto al camino e mangiava un poco di zuppa in una scodella di terracotta.
Un giorno, siccome le sue mani tremavano, gli cadde la scodella per terra e si ruppe. La nuora gliene disse di tutti i colori e il povero vecchio non rispose nulla. Gli comprarono una scodella di legno e gli dissero: “Questa certo non la romperai!”. Una sera suo figlio e le nuora videro il loro bimbo, che raccattava i cocci della scodella di legno e cercava di unirli.
Il padre gli disse: “Che fai?”.
Rispose il bambino: “Riaggiusto la scodella di legno, per dar da mangiare a te e alla mamma, quando sarete vecchi!”.

Ora il nonno mangia ancora a tavola con gli altri, che lo trattano bene e gli vogliono bene.

(Giovanni Pascoli)

notate qualcosa di strano?

a me non è chiara una cosa ma x ora non vi dico…

vediamo se la notate voi…

ma l’ha scritta pascoli… sarò io a non capire … mah

17 settembre


1394: gli ebrei vengono espulsi dalla Francia per ordine di re Carlo VI
1630: fondata la città americana di Boston
1812: Mosca Brucia – l’incendio ha ormai inghiottito più della metà dell’intera città
1967: la CBS trasmette la prima di “Missione Impossibile”
1972: la CBS trasmette la prima puntata della serie televisiva M*A*S*H
1976: la NASA presenta il primo Space Shuttle: l’Enterprise
1978: Israele ed Egitto firmano gli Accordi di Camp David
1988: nella citta’ coreana di Seoul si apre la ventiquattresima edizione dei Moderni Giochi Olimpici
1991: Corea del Nord, Corea del Sud, Estonia, Lettonia, Lituania, Isole Marshall e Micronesia entrano a far parte delle Nazioni Unite

 LUNEDI 17 SETTEMBRE 1787

Firmata la Costituzione degli Usa

dal web

A a a ah però!


non ci avevo mai riflettuto, ma avete fatto caso che

tra tutti i continenti l’Europa è l’unico il cui nome non inizia con la A:

Europa, Asia, Africa, Australia*, America e se vogliamo… Artide e Antartide

ma spesso l’australia è anche indicata con il termine oceania…

che e’ stato coniato apposta per indicare tutte le terre emerse collegate tra loro attraverso l’oceano, ma il nome “Australia” venne assegnato alle terre del cosiddetto “nuovo continente” intorno al 1814 mentre il termine “Oceania” venne coniato più tardi, proprio per indicare anche le isolette intorno compresa la parte di oceano che tra esse si trova. .

 

l’origine dei nomi dei venti


I nomi dei venti tipici dell’area mediterranea hanno origini molto antiche e in genere vengono rappresentati dalla rosa dei venti. Per comprendere il significato di tali nomi bisogna prendere come punto di riferimento il centro del Mar Mediterraneo, ad est di Malta, indicativamente al centro del Mar Jonio. Ipotizzando di posizionare in tal punto la rosa dei venti, ci si accorge di come i venti prendano il nome dalla loro direzione di provenienza.

Punto cardinale Direzione Vento
Nord tramontana
Nord-est 45° grecale
Est 90° levante
Sud-est 135° scirocco
Sud 180° ostro o austro
Sud-ovest 225° libeccio
Ovest 270° ponente
Nord-ovest 315° maestrale

In quella posizione, il vento proveniente da Nord-Est, giunge approssimativamente dalla Grecia, da cui il nome Grecale; da Sud-Est giungono venti provenienti dalla Siria, da cui il nome Scirocco; a Sud-Ovest vi è la Libia, nome che anticamente definiva anche la Tunisia e l’Algeria, da cui il nome Libeccio. Infine il Nord-Ovest, che è la direzione di Roma, ovvero la Magistra ai tempi dei romani, da cui Maestrale. Per quel che riguarda invece i venti provenienti dai quattro punti cardinali principali, il Levante, da Est, prende il nome dal levar del Sole e il Ponente, da Ovest, dal calar del Sole stesso; l’Ostro (o Austro o Mezzogiorno), da Sud, dall’emisfero australe mentre la Tramontana deve con tutta probabilità il suo nome alla locuzione latina intra montes, riferita al fatto che spira dal cuore delle Alpi, ovvero dal Nord storicamente conosciuto dai romani.

facile e difficile


Facile è occupare un posto nell’agenda telefonica.
Difficile è occupare il cuore di qualcuno.

Facile è giudicare gli errori degli altri.
Difficile è riconoscere i nostri propri errori.

Facile è ferire chi ci ama.
Difficile è curare questa ferita.

Facile è perdonare gli altri.
Difficile è chiedere perdono.

Facile è esibire la vittoria.
Difficile è assumere la sconfitta con dignità.

Facile è sognare tutte le notti.
Difficile è lottare per un sogno.

Facile è pregare tutte le notti.
Difficile è trovare Dio nelle piccole cose.

Facile è dire che amiamo.
Difficile è dimostrarlo tutti i giorni.

Facile è criticare gli altri.
Difficile è migliorarne uno.

Facile è pensare di migliorare.
Difficile è smettere di pensarlo e farlo realmente.

Facile è ricevere.
Difficile è dare.

Pentadattilo


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Nella nostra meravigliosa Calabria, quest’anno ho visitato Pentadattilo: un paese fantasma . Peccato che abbiamo beccato pioggia tutto il giorno, ma vi assicuro che da lassù si può vedere l’Etna e tutto lo stretto di Messina.
Il nome è per il fatto che la roccia pare una mano a cinque dita con il borgo nel palmo della stessa.
Nella seconda metà del XVII secolo Pentadattilo fu teatro di un grave fatto di sangue, la “Strage degli Alberti”, nota famiglia nobile del posto, che fu interamente trucidata ad opera di una famiglia rivale di Montebello Ionico ed ex feudatari di Pentadattilo.
Fra le due famiglie per lungo tempo vi era stata un’accesa rivalità per questioni relative a confini comuni e/o per fatti sentimentali e la faida portò appunto alla strage, la quale poi ha dato origini a varie leggende e dicerie secondo le quali ancora oggi i fantasmi di quelle anime trucidate vivono nel paese.
Se qualcuno decide di soggiornarci, fatemi sapere se farete incontri del terzo tipo 🙂

Parco Nazionale dell’Aspromonte


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Impiccheranno Geordie con una corda d’oro, | è un privilegio raro. | Rubò sei cervi nel parco del re | vendendoli per denaro.“
dal web… e 

Fabrizio De Andrè

ciao carissimi, ecco cosa mi mancherà di questi giorni…il fresco, l’aria pura e l’immensità del verde….

a presto, buon fine settimana

diritto al tappo… di venir via con me…


inizio precisando che nn credo sia un’usanza tipicamente genovese, visto che siamo conosciuti x essere un pò tirchi e di braccino corto, ma anche questa volta questa nuova corrente viene dall’america—e devo ammettere da buona genovese che l’approvo con entusiasmo. tutto è iniziato anni fa, quando al ristorante si richiedeve al borsa del cane, dove vi finivano gli scarti avanzati del proprio pranzo, poi  è stata la volta della borsa da consumare il giorno dopo- tranquillamente a casa propria- fatta con gli avanzi e nn  con gli scarti della cena… questa  usanza  l’  ho vista  richiedere da alcuni anni nei ristoranti del sud… dove  i  clienti evidentemente hanno la faccia + tosta.. – rispetto a noi … del “nord” –noi qui ci vergognamo… condizionati dal pensiero del ristoratore e degli altri commensali. Bene, ora è l’ora di poter anche richiedere il vino avanzato… con quello che ce la fanno pagare una bottiglia…!!!! è un peccato lasciarlo… per poi finire forse in cucina riutilizzandolo  x sfumare risotti e carni, o travasarlo e ri-imbottigliare una bottiglia …da riproporre all’ignaro cliente.E’ questione di rispetto e di etica, visto che mi hanno insegnato che del cibo è peccato buttare ciò che si può mangiare- approvo al 100% questa nuova tendenza…nn ingurgitatevi tutta la bottiglia piuttosto che lasciarla li… -vi fa male-!!!… ora basta dire ” scusi, mi prepara la bottiglia da portare via? “

tanto …si sa che il cliente ha sempre ragione ..ahh …

belìn


ecco un piccolo vademecum

 per spiegare l’uso dell’intercalare “belin”  del dialetto genovese che noi spesso usiamo.

 ricordo un episodio quando da ragazzini  durante le ferie  fuori liguria, ci hanno fermato i carabinieri chiedendo i documenti sia dell’auto che i nostri… un primo belin ci è volato quando ci siamo accorti di aver dimenticato la ricevuta dell’assicurazione pagata a genova sul comodino, un altro belin ci è scappato quando a noi ragazze hanno chiesto i documenti… che non avevamo perchè stavamo facendo un giro nei dintorni senza averlo organizzato…(eravamo pivelli, tanto da non portarci i documenti in giro x il paese), un altro belin  no, non è possibile con un tono piu’ acceso quando il carabiniere voleva sequestraci la macchina finchè non gli avessimo portato la ricevuta… e poi una serie interminabile di belin  quando ci ha proposto l’alternativa di trattenere noi ragazze in caserma. stanco- il carabiniere di sentirci dire belin- che tra l’altro non ne comprendeva il significato  quando ce l’ha chiesto non vi dico la difficoltà nel spiegarglielo senza essere fraintesi e peggiorare ancora la ns situazione e tra un pò non ci ferma per vilipendo a pubblico ufficiale… :-)...e alla fine belin… meno male x stà volta ci è andata bene  :-* 

3 cuori


oggi ho imparato che i totani  hanno una particolarità e con loro anche tutti coloro che fanno parte della loro famiglia genetica come le seppie e i moscardini  e calamari.— qui troverete le info http://it.wikipedia.org/wiki/Teuthida

sapete qual è???

                   hanno 3 cuori!!!

ecco che cosi non hanno problemi di ossigenazione….. meravigliosa natura…

Il diavolo nascosto


Assisi, nubecula, Un diavolo nascosto negli affreschi di Giotto. in questa foto rilasciata dalla Basilica di San Francesco ad Assisi si vede un affresco dipinto da Giotto dove uno storico dell’arte ha scovato un diavolo cornuto nascosto tra le nuvole affrescate.

I francescani dicono che il dettaglio sorprendente era probabilmente sfuggito per otto secoli, nonostante tutta l’attenzione che il ciclo di affreschi di Giotto riceve da appassionati d’arte nel livello superiore della basilica.

Madonna delle vie.


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Chi di noi non ha in casa dei nonni questa immagine della Madonna? 

la mia mamma lo aveva come capoletto

Ho scoperto oggi che si chiama la Madonna del riposo o Madonna delle vie.

L’autore si chiama Roberto Ferruzzi e morì nel 1934, vi lascio questi due link brevi ed interessanti se siete curiosi di leggere qualche chicca in più

http://www.mariadinazareth.it/curiosit%C3%A0/zingarella.htm

http://www.italiani.net/index.php/tracce/180-la-madonna-del-ferruzzi.html

foto dal web

La misteriosa ziqqurat di Monte d’Accoddi ( Sardegna)


Più antica delle piramidi degli antichi Egizi, straordinario, unico e ricco di mistero, è uno dei più grandiosi esempi di costruzioni preistoriche dell’intera Europa

Una ziqqurat in Sardegna.
Il più enigmatico capolavoro della preistoria sarda.
Com’è possibile che un tipico monumento mesopotamico sia potuto arrivare a centinaia di chilometri di distanza dal suo luogo d’origine e perché è arrivato proprio in Sardegna?

Questa è una delle tante domande che non hanno ancora avuto una risposta e che probabilmente non ce l’avranno mai, perché i misteri che circondano l’altare sacro di Monte d’Accoddi, tra Sassari e Porto Torres, sono davvero inestricabili.


Il nome Monte d’Accoddi risulta essere, al pari di questa prodigiosa collinetta, anch’esso piuttosto misterioso.
Se si può capire la dicitura di monte, (in Sardegna si tende a chiamare monte anche piccole alture e colline), più complessa è l’interpretazione del termine Accoddi, che potrebbe significare “luogo di raccolta”. Tuttavia il nome più antico di cui si ha testimonianza nei testi scritti è “Monte de Code”, che significava “Monte, collina delle pietre”, forse per via delle pietre affioranti sparse alla rinfusa, prima che iniziassero le vere e proprie campagne di scavi, negli anni ’50, sotto la guida di Ercole Contu.
KODI e KODINA, nell’antichissimo sardo significano rispettivamente MONTE e PIETRA.
Quindi una “montagna di pietra” ma anche ad un punto di raccolta.

Il termine ZIQQURAT significa letteralmente “tempio del sole”. Il santuario di Monte d’Accoddi però fu dedicato a due divinità lunari, il dio Narma e la dea Ningal.
Con la sua lunga rampa d’accesso trapezoidale, incute un certo fascino. Si percorre la salita lentamente e si osserva il mondo circostante da lassù.
Un po’ più lontani da terra. Un po’ più vicini alle stelle. Chiara interpretazione mesopotamica che voleva che cielo e terra fossero uniti.

La Sardegna vanta l’unico ziqqurat presente in tutta Europa.
Ricoperto di misteri risale a più di 6 mila anni fa (IV millennio a.C.)

Il monte d’accoddi o “akkoddi” è pieno di tante domande senza risposte.. misteri ancora irrisolti.
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Gli illuminati


Gli Illuminati (conosciuti anche come gli Illuminati di Baviera o più precisamente l’Ordine degli Illuminati) sono stati (e forse lo sono ancora oggi) una società segreta fondata nel 1776 dal filosofo e massone tedesco Adam Weishaupt (col nome di Ordine dei Perfettibilisti) con la missione di stabilire un nuovo ordine mondiale che portasse all’abolizione dei governi e delle religioni

Secondo alcuni sarebbero ancora all’opera.

Forse per cercare di creare divisioni e conflitti tra i governi e le religioni mondiali così da indebolirli a vicenda e poter poi prendere il potere?

Per i teorici della cospirazione ci sarebbe la mano degli Illuminati dietro alla rivoluzione francese e in molti conflitti esplosi negli ultimi 200 anni.
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La paura fa venire i capelli bianchi?


No..L’incanutimento acuto dei capelli, noto come “Sindrome di Maria Antonietta” (dalla leggenda che riguarda la regina francese, moglie di Luigi XVI, la cui testa sarebbe diventata bianca nella notte precedente alla sua decapitazione), non può essere semplicemente causato da un forte stress o spavento ma, più probabilmente, è il segno clinico di alcune malattie autoimmuni, tra cui l’alopecia aerata.
RADICALI LIBERI. Lo stress cronico può tuttavia accelerare il processo di “imbiancamento” naturale dei capelli, che inizia a partire dai 30 anni di età. Secondo lo studioso americano Tyler Cymet del Sinai Hospital di Baltimora, in particolare, essere sottoposti a stress continuo per almeno tre anni comporta un rilascio di radicali liberi in grado di indebolire o disattivare l’attività dei melanociti, le cellule che producono i pigmenti colorati dei capelli. Con il risultato di ritrovarsi la testa “grigia” prima del tempo. Un po’ come è accaduto a Barack Obama nel corso dei suoi due mandati presidenziali Usa.

Fonte Rivista FocusD&R

Chi ha inventato il simbolo del dollaro?


Sull’origine della S con una o due stanghette, simbolo della moneta Usa, esistono diverse versioni. Secondo alcuni fu il presidente americano Thomas Jefferson a introdurre questo segno, partendo dal monogramma delle sue iniziali (TSJ). Altri ritengono derivi dalla sovrapposizione della U e della S di United States. In seguito la U, per errori di trascrizione, sarebbe stata rimpiazzata da due linee (II) e poi anche da una sola (I). Più verosimilmente la sua origine è FocusD&Rspagnola. La Corona di Spagna aveva nel suo stemma due colonne (simbolo delle colonne d’Ercole di Gibilterra) e una bandiera spiegata su cui era scritto “Plus Ultra”. L’immagine appariva sulle monete spagnole e su quelle delle colonie, e ricorda il moderno segno del dollaro.

Fonte Rivista FocusD&R

Festa dell’Europa


Il giorno europeo o festa dell’Europa si celebra il 9 maggio di ogni anno. Questa data ricorda il giorno del 1950 in cui vi fu la presentazione da parte di Robert Schuman del piano di cooperazione economica, ideato da Jean Monnet (cosiddetta Dichiarazione Schuman), che segna l’inizio del processo d’integrazione europea con l’obiettivo di una futura unione federale.

La data coincide anche con il giorno che segna, de facto, la fine della Seconda guerra mondiale: il 9 maggio è infatti il giorno successivo alla firma della capitolazione nazista, quando furono catturati Hermann Göring e Vidkun Quisling.

Il Consiglio d’Europa ha celebrato il 5 maggio come “Giorno dell’Europa” fino dal 1964, ricordando la propria fondazione avvenuta il 5 maggio 1949.

La Comunità Economica Europea adottò invece come “Giorno dell’Europa” il 9 maggio in occasione del summit tenutosi a Milano nel 1985, in ricordo della proposta che Robert Schuman presentò il 9 maggio 1950 per la creazione di un nucleo economico europeo, a partire dalla messa in comune delle riserve di carbone e acciaio, come primo passo verso una futura Europa federale indispensabile al mantenimento della pace.

Il giorno coincide con la Giornata della Vittoria dell’Unione Sovietica (quella di molti paesi europei occidentali cade l’8 maggio).

dal web

La nascita di Roma


fonte: http://www.comune.roma.it/wps/portal/pcr?contentId=NEW107994&jp_pagecode=newsview.wp&ahew=contentId:jp_pagecode
e web

21 aprile: da 2766 anni è la data in cui si festeggia il Natale di Roma, la fondazione della città. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione di questo particolare giorno si deve ai calcoli astrologici del matematico e filosofo del I secolo a.C. Lucio Taruzio Firmano amico sia di Varrone che di Cicerone. Da questa data è derivata la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero “dalla fondazione della Città”, che scandiva la cronologia romana prima dell’adozione del calendario gregoriano, a partire dal quale gli anni vengono tradizionalmente numerati a partire dalla nascita di Cristo (Anno Domini). 

Nell’età moderna il 21 aprile è stato caricato di tanti e diversi significati. Culla di civiltà, madre dell’unità nazionale, idea mitica di un nuovo regime, valore di civica convivenza e di affratellamento dei popoli. Da festa locale, tipicamente romana (come lo era fino al 1870, con sfilate e spettacoli pirotecnici), il Natale di Roma divenne prima celebrazione nazionale della Roma Capitale (dal 1871 venne issata la bandiera italiana sulla torre del Campidoglio, nel 1875 sulla stessa torre fu “acceso”, a luce di magnesio, il disegno della Stella D’Italia, nel 1913 al sindaco Ernesto Nathan fu consegnata una targa commemorativa da parte di tutti i Comuni d’Italia), poi assurse a simbolo mitico di un’ideologia totalizzante, per tornare, poi, al suo nocciolo fondamentale di festa civica che mette in risalto la vocazione universale della città. Ma scorrendo la storia è comunque possibile trovare nelle celebrazioni del Natale di Roma, dal 1870 ad oggi, un comune denominatore al di là del carattere popolare, nazionale o ideologico che gli fu dato di volta in volta: l’ambito artistico e culturale (il concerto di Pietro Mascagni nel 1909, la “prima” dell’Inno a Roma di Giacomo Puccini nel 1919, le prolusioni accademiche sulla storia di Roma o il concorso internazionale di poesia latina dal 1911), l’inaugurazione di monumenti (a Galileo Galilei nel 1887, a Carducci nel 1909) e l’apertura di opere pubbliche (come, solo restando ai primi anni del XX secolo, il Ponte Gianicolense nel 1908 e la Passeggiata Archeologica nel 1917). Un sorta di filo conduttore che unisce la ricchissima storia di Roma, i suoi monumenti immortali, la sua indelebile cultura con i progetti e le nuove realizzazioni di una città che vuole essere sempre al passo con i tempi. 

Dal 1925, grazie al prezioso e privilegiato sguardo della rivista Capitolium, possiamo ripercorrere e raccontare l’evoluzione dei festeggiamenti della più importante festa laica della città negli ultimi 80 anni. 

Fu proprio in occasione del Natale di Roma del 1925 che uscì il primo numero di Capitolium “rassegna di attività comunali”: «Nel Natale di Roma, nel giorno della più insigne ricorrenza cittadina, proclamata festa nazionale, esce al pubblico il primo numero del Capitolium, dedicato tutto e solo alla celebrazione di questa data» scrisse nella prefazione della nuova rivista l’allora Governatore di Roma, Filippo Cremonesi. 

Il primo articolo di Capitolium, firmato da Corrado Ricci, è dedicato alla “liberazione” e recupero dei resti del Foro d’Augusto, che proprio il 21 aprile 1925 fu inaugurato con una solenne cerimonia dal Re Vittorio Emanuele III. Fra le varie manifestazioni, opere inaugurate ed atti di quel giorno, va segnalata la delibera adottata dal Comune di Roma per la trasformazione dell’Augusteo, o Corea come veniva chiamato all’epoca, in un grande auditorium per la musica classica. Già dal 1908 questo ospitava concerti sinfonici, e sarebbe dovuto diventare, secondo il progetto firmato dall’architetto Marcello Piacentini, una grande sala concerto con un aumento di capienza di oltre 1500 spettatori. Fortunatamente il progetto di trasformazione non entrò mai nella fase esecutiva. 
Durante il regime fascista al Natalis Urbis fu data una forte connotazione simbolica: una sorta di sacralità del culto di Roma che doveva “esaltare i fasti della rinnovata e purificata nazione Italiana”. Il 21 aprile, ora festa nazionale del Lavoro e della Nazione, divenne perciò l’occasione sia per esaltare la memoria della grandezza passata, che per mostrare i progressi, i grandi lavori, i progetti faraonici, le similitudini con la Roma imperiale che Mussolini vedeva nel compimento del suo progetto della Grande Roma. Così, a partire dal 1926, ai festeggiamenti classici (come l’illuminazione dei monumenti storici più significativi) furono affiancate cerimonie solenni (quali le sfilate delle scolaresche romane tra i monumenti dell’antica Roma e i ludi classici di attività fisica dei giovani) e soprattutto, provvedimenti e inaugurazioni a favore della città. 

Il Natale di Roma diventò per il Governo ed il Governatorato una sorta di “vetrina” nazionale ed internazionale della propria attività “modernizzatrice”, la data nella quale inaugurare scuole, edifici pubblici, nuove strade, interventi archeologici e di recupero del patrimonio artistico. Tra i tanti si ricordano la fruizione pubblica di Villa Aldobrandini, Villa Celimontana e del Colle Oppio, i lavori per liberare il Teatro di Marcello, la sistemazione del colle capitolino e della zona del Velabro, la pavimentazione della Piazza del Campidoglio. 

Con lo scoppio e il proseguire della II Guerra Mondiale le celebrazioni divennero necessariamente più sobrie e sempre più sporadiche. E si indirizzarono esclusivamente sul carattere accademico e culturale. Se nel 1942 si tenne in Campidoglio l’adunanza generale dell’Accademia d’Italia, il 21 aprile 1943, mentre i capolavori e i monumenti del Campidoglio venivano messi “in sicurezza” (la statua di Marco Aurelio fu sistemata nel Tabularium, per ritrovare il suo posto al centro della piazza il 27 aprile 1945), scrittori e “romanisti”, tra cui Trilussa, Luciano Folgore, Silvio D’Amico, Aldo Fabrizi e Aristide Capanna, furono invitati nella redazione di Capitolium, ospitata allora nel palazzetto della Farnesina ai Baulari, ora sede del Museo Barracco. A fare gli onori di casa il direttore Lido Caiani e il comitato di redazione, tra cui spiccava il nome di Giuseppe Ceccarelli, meglio noto come Ceccarius. 

Dopo la liberazione e la nascita della Repubblica Italiana, il Natale di Roma si liberò dalle scorie dell’esaltazione e della pomposa retorica che fecero, per oltre vent’anni, del 21 aprile il simbolo più evidente di «quell’Italia romana ed imperiale», vagheggiata dal fascismo. La commemorazione tornò finalmente al nucleo originale della festa: quella della fondazione della città, della ricorrenza senza ulteriori valenze o specifici significati politici, del momento da dedicare allo studio e approfondimento della ricchissima, a volte poco conosciuta, storia dell’Urbe. Proprio per rimarcare la profonda diversità con i decenni precedenti, dalla fine degli anni ’40 al 1964, le celebrazioni per la Festa della Città si svolsero in quella che oggi chiameremo uno studiato “understatement”. Un’unica cerimonia in Campidoglio, solitamente nella Sala Orazi e Curiazi dei Musei Capitolini, che prevedeva un discorso ufficiale, tenuto da un noto studioso di romanità, e vari premi legati alla città. Come riporta fedelmente il quarto numero di Capitolium del 1962: «Il 21 aprile, in una solenne tornata in cui ben noti oratori celebrano la ricorrenza del Natale di Roma, viene consegnata ad illustri italiani e stranieri la grande medaglia d’oro del premio “Cultori di Roma”, viene conferito il premio giornalistico internazionale “Città di Roma” e proclamati i vincitori del “Certamen capitolinum”, concorso internazionale di prosa latina». 

Dal 1964 riprese la tradizione dei festeggiamenti che, non più solo relegati al Campidoglio e a una platea selezionata, voleva coinvolgere l’intera cittadinanza. «A cominciare dal 21 aprile 1964 – si legge su Capitolium di quell’anno – è stata ripristinata, oramai libera da ogni significato ampolloso ed estraneo al suo proprio valore civico, la festa del Natale di Roma. Una solenne cerimonia in Campidoglio (nella Sala degli Orazi e Curiazi, presenti le più alte cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, Aldo Moro e una delegazione del Comune di Parigi) cori di bambini sulla Piazza al momento del suono della “Patarina” a mezzogiorno, consegne di Premi, inaugurazioni di opere pubbliche, l’inizio di visite guidate del Palazzo Senatorio, imbandieramenti delle strade commerciali sono i principali segni della giornata dedicata a sottolineare i motivi della civica convivenza». 
La volontà del Sindaco di allora, Amerigo Petrucci era quella di «riavvicinare la cittadinanza all’amministrazione», riattivare una tradizione che, «consunta negli anni del fascismo dal logorio della retorica e della forzatura politica», è una caratteristica propria di Roma, «unica città antica che celebri il proprio anniversario di fondazione». 

Da allora, insieme al discorso ufficiale da parte del Sindaco e di un’autorità (nel 1965 l’ex presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, nel 1966 il presidente del Consiglio Aldo Moro) o di importanti personalità della cultura e della società (Bruno Molajoli nel 1969, Giuseppe Petrilli nel 1973), divengono parte insostituibile delle celebrazioni, riallacciandosi così alla tradizione iniziata anni prima, i riconoscimenti che la città attesta a quanti, studiosi, filologi e giornalisti, dedicano studi, riflessioni ed opere a Roma e alla sua storia. Tra questi si impongono per importanza: la presentazione dell’annuale “Strenna dei Romanisti” (tradizione iniziata nel 1940), il premio “Cultori di Roma” (istituito dal Comune di Roma nel 1954) che viene assegnato alternativamente ad uno studioso italiano ed uno straniero che abbiano dedicato la propria esistenza, sia fisica che scientifica, alla conoscenza delle discipline relative alla civiltà e la cultura di Roma, il premio giornalistico internazionale “Città di Roma”, istituito dall’Associazione della Stampa romana nel 1959 e il concorso internazionale di prosa latina “Certamen capitolinum”, organizzato dall’Istituto di Studi Romani, giunto quest’anno alla sua 60ª edizione. A questi riconoscimenti vengono abbinate altre iniziative culturali quali l’apertura gratuita dei Musei e degli spazi artistici comunali, concerti nelle piazze cittadine, o manifestazioni una tantum, come la Mostra del Libro su Roma organizzata nel 1968 a Palazzo Braschi, con mille titoli di opere dell’editoria nazionale dedicati alla città. 

Accanto agli appuntamenti “istituzionali” tipici della giornata, dal 1964 ad oggi si sono registrati alcuni eventi speciali che hanno caratterizzato la Festa della fondazione di Roma: ad esempio, nel 1966 il dono, da parte della Camera di Commercio, della preziosa custodia in argento e oro del Libro d’Oro del Campidoglio; la solenne seduta del Consiglio Comunale nell’Aula di Giulio Cesare nel 1970, centenario di Roma Capitale, presenti il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat e i Sindaci delle precedenti capitali dello Stato unitario, Torino e Firenze; il rinnovo del gemellaggio con Parigi, presente il Sindaco Jacques Chirac nel 1994, la collocazione sulla piazza del Campidoglio della copia della statua di Marc’Aurelio nel 1997, i 90 anni di Rita Levi Montalcini festeggiati insieme ai premi Nobel per la Pace con i versi di Cesare Pascarella recitati da Vittorio Gassman, nel 1999. Questo è stato l’ultimo Natale di Roma del secondo millennio. 

Negli ultimi anni, il 21 aprile si è andato sempre più caratterizzando come data per l’inaugurazione di importanti opere pubbliche cittadine: la riapertura dei Musei Capitolini dopo il restauro e l’inaugurazione del passaggio sotterraneo sotto la piazza del Campidoglio nel 2000, l’inaugurazione dell’Auditorium Parco della Musica nel 2002, l’apertura del cantiere della Nuova Fiera di Roma nel 2004, l’inaugurazione del Museo dell’Ara Pacis e il concerto all’Auditorium con Papa Benedetto XVI e il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nel 2006, la collocazione della Lupa Capitolina nella Teca di Aymonino accanto alla statua del Marco Aurelio nei Musei Capitolini e l’inaugurazione del Macro Future al Mattatoio nel 2007, l’apertura del Nuovo Cinema Aquila al Pigneto nel 2008, l’inaugurazione del “Camminamento dei Fori Imperiali”, attraverso l’abbattimento della recinzione di cantiere che segnava il confine tra Sovraintendenza comunale e statale tra i Fori imperiali ed il Foro romano in prossimità della Basilica Emilia nel 2009. 

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Rea Silvia,figlia di Numitore e nipote di Amulio fu costrtta a diventarevestale e a fare quindi voto di castità, in modo da impedirgli di avere una discendenza.. Il dio Marte però s’invaghisce della fanciulla e la rende madre di due gemelli, Romolo e Remo. Il re Amulio, saputo della nascita, ordina subito l’assassinio dei gemelli per annegamento, ma il servo a ciò incaricato non trova il coraggio di compiere un tale misfatto e li abbandona sulla riva del fiume Tevere. Rea Silvia non subirà la pena di morte riservata alle vestali che infrangevano il voto di castità in quanto di stirpe reale, ma verrà confinata in isolamento dal re. La cesta nella quale i gemelli erano stati adagiati si arenerà, presso la palude del Velabro tra Palatino e Campidoglio (nei pressi dell’attuale foro romano) alle pendici di una delle creste del Palatino, il Germalus, sotto un fico, il fico ruminale o romulare, nei pressi di una grotta detta Lupercale dove i due vengono trovati e allattati da una lupa che aveva perso i cuccioli ed era stata attirata dal pianto dei gemelli- (secondo alcuni forse una prostituta, all’epoca chiamate anche lupae, di cui si ritrova oggi traccia nella parola lupanare), e da un picchio (animale sacro per i Latini) che li protegge, entrambi animali sacri ad Ares. In quei pressi portava al pascolo il gregge il pastore Faustolo (porcaro di Amulio) che trova i gemelli e insieme con la moglie Acca Larenzia (secondo alcuni detta lupa dagli altri pastori, forse in quanto dedita alla prostituzione) li cresce come suoi figli.
Una volta divenuti adulti e conosciuta la propria origine, Romolo e Remo fanno ritorno ad Alba Longa, uccidono Amulio, e rimettono sul trono il nonno Numitore. Romolo e Remo, non volendo abitare ad Alba Longa senza potervi regnare almeno fino a quando era in vita il nonno materno, ottengono il permesso di andare a fondare una nuova città, nel luogo dove sono cresciuti. Lo stesso Tito Livio aggiunge che del resto la popolazione di Albani e Latini era in eccesso, mentre Plutarco aggiunge:
« Decisero dunque di vivere per conto loro, fondando una città nei luoghi in cui erano cresciuti da piccoli. Questa risulta la spiegazione più plausibile. Ma nello stesso tempo la fondazione diventava per loro una necessità, poiché molti servi e altrettanti ribelli si erano raccolti attorno ad essi… »

Romolo vuole chiamarla Roma ed edificarla sul Palatino, mentre Remo la vuole battezzare Remora e fondarla sull’Aventino. È lo stesso Livio che riferisce le due più accreditate versioni dei fatti:
« Siccome erano gemelli e il rispetto per la primogenitura non poteva funzionare come criterio elettivo, toccava agli dei che proteggevano quei luoghi indicare, attraverso gli aruspici, chi avessero scelto per dare il nome alla nuova città e chi vi dovesse regnare dopo la fondazione. Così, per interpretare i segni augurali, Romolo scelse il Palatino e Remo l’Aventino. Il primo presagio, sei avvoltoi, si dice toccò a Remo. Dal momento che a Romolo ne erano apparsi il doppio quando ormai il presagio era stato annunciato, i rispettivi gruppi avevano proclamato re l’uno e l’altro contemporaneamente. Gli uni sostenevano di aver diritto al potere in base alla priorità nel tempo, gli altri in base al numero degli uccelli visti. Ne nacque una discussione e dal rabbioso scontro a parole si passò al sangue: Remo, colpito nella mischia, cadde a terra. È più nota la versione secondo la quale Remo, per prendere in giro il fratello, avrebbe scavalcato le mura appena erette [più probabilmente il pomerium, il solco sacro] e quindi Romolo, al colmo dell’ira, l’avrebbe ammazzato aggiungendo queste parole di sfida: «Così, d’ora in poi, possa morire chiunque osi scavalcare le mie mura». In questo modo Romolo s’impossessò da solo del potere e la città appena fondata prese il nome del suo fondatore. »

 

numerologia


Le autostrade in Italia sono le seguenti:
 A1 Autostrada del Sole (Milano – Napoli)
A3 (Napoli – Reggio Calabria)
A4 Autostrada Serenissima (Torino – Trieste)
A5Autostrada della Valle d’Aosta (Torino – Aosta – Monte Bianco)
A6 La Verdemare (Torino – Savona)
A7 Autostrada dei Fiori (Milano – Genova)
A8Autostrada dei Laghi (Milano – Varese)
A9Autostrada dei Laghi (Milano – Como – Chiasso)
A10 Autostrada dei Fiori (Genova – Ventimiglia)
A11 Firenze-Mare (Firenze – Pisa Nord)
A12 Autostrada Azzurra (Genova – Rosignano / Civitavecchia – Roma)
A13 (Bologna – Padova)
A14Autostrada Adriatica (Bologna – Taranto)
A15Autostrada della Cisa (Parma – La Spezia)
A16Autostrada dei Due Mari (Napoli – Canosa)
A18 (Messina – Catania / Siracusa – Rosolini)
A19 (Palermo – Catania)
A20 (Messina – Palermo)
A21 Autostrada dei Vini (Torino – Piacenza – Brescia)
A22 Autostrada del Brennero (Brennero – Modena)
A23 Autostrada Alpe-Adria (Palmanova – Tarvisio)
A24 Strada dei Parchi (Roma – L’Aquila – Teramo)
A25Strada dei Parchi (Torano – Chieti)
A26 Autostrada dei Trafori (Voltri – Gravellona Toce)
A27 Autostrada di Alemagna (Mestre – Belluno)
A28 (Portogruaro – Pordenone – Conegliano)
Autostrada del Sale (Palermo – Mazara del Vallo)
A30 (Caserta – Salerno)
A31Autostrada della Val d’Astico (Piovene Rocchette – Vicenza)
A32 Autostrada del Frejus (Torino – Bardonecchia)
A33 Autostrada delle Langhe (Asti – Cuneo)
A91 (Roma – Fiumicino)
Autostrada Catania-Siracusa (Catania – Villasmundo)
Autostrade in costruzione
 
 Autostrade in costruzione
A28 (prolungamento fino all’A27)
A31 (Vicenza – Rovigo)
A33 (Asti – Cuneo)
BreBeMi (Brescia – Milano)
Pedemontana (Bergamo – Varese)
Raccordo Ospitaletto-Montichiari (By-pass di Brescia)
Variante di Valico (Bologna – Prato)
RA17 (Villesse – Gorizia)
 Numerazioni obsolete/riassegnate
ex A2, ora A1 (Roma – Napoli)
ex A4, ora A57 (Tangenziale di Mestre)
ex A16, ora A12 (Roma – Civitavecchia)
ex A17, ora A14 e A16 (Napoli – Bari)
ex A18, ora A4/A5 (Ivrea – Santhià)
ex A26, ora A4/A26 (Stroppiana – Santhià)
 Tangenziali
Questa lista elenca le tangenziali che sono classificate come autostrade.
A50 Tangenziale Ovest di Milano (San Giuliano Milanese – Rho)
A51 Tangenziale Est di Milano (San Donato Milanese – Usmate)
A52 Tangenziale Nord di Milano (Sesto San Giovanni – Paderno Dugnano)
A54 Tangenziale di Pavia (Pavia Nord – San Martino Siccomario)
A55 Tangenziali di Torino (Falchera – Rivoli – Trofarello)
A56 Tangenziale di Napoli (Napoli – Pozzuoli)
A57Tangenziale di Mestre (Dolo – Quarto d’Altino)
GRA Grande Raccordo Anulare (Roma)
RA 1 Tangenziale di Bologna (Bologna)
RA  15 Tangenziale di Catania (Catania)
 Trafori
Questa lista elenca i tunnel che sono classificati come autostrade e che hanno ricevuto una numerazione propria.
T1 Traforo del Monte Bianco
T2 Traforo del Gran San Bernardo
T4 Traforo del Frejus
 Numerazioni obsolete
ex T3, ora SP225 (Traforo di Bargagli-Ferriere)
StellaStellaStellaStellaStella
 
in questo lungo elenco vi siete accorti che mancano l’A17????
ovvio,  nella superstiziosissima Italia il 17 è un numero da cui ci si tiene alla larga. Si dice che negli aerei manchi la fila 17 (oltre alla numero 13), anche se penso che : la fila numero 17 rimane la numero 17 anche con un’altra etichetta: perché mai la sfiga (che come è noto ci vede benissimo) dovrebbe lasciarsi ingannare da uno stratagemma così grossolano?  perfino che l’autostrada A17 non esiste e si favoleggia di una imprecisata A16bis, anche se le cose non stanno proprio così: in effetti l’A17 esiste, è il raccordo Roma-Fiumicino, ma sui cartelli la sua indicazione è “A” senza alcun numero.
anche negli alberghi la stanza 17 non esiste..dicono non esista….mi informerò da chi è nel settore…mentre si dice che in quelli internazionali, non  esiste la camera con il n°13/113/213 eccetera, poichè solo in italia il 17 porta male —forse qui da noi il 13 porta bene forse a causa delle schedine …..   mahhh….chi ne sa di piu?
carissimi amici , vi lascio qui il mio buon fine settimana…nel caso in cui
non riuscissi a salutarvi personalmente…qui metereologicamente tempo incerto…
ma   di  sicuro c’è……—–> il mio sorriso  x voi….