Inizio della Grande Guerra


 l’Italia   lunedi  24 maggio 1915 entrò ufficialmente nel Primo conflitto mondiale
che costò alla nostra Nazione 650 mila vittime tra i soldati e 600 mila vittime civili.

l’Italia dichiarò guerra all’Austria Ungheria

 ad ottobre la Bulgaria entrò in guerra a fianco della Germania e Austria

https://www.youtube.com/watch?v=fr79NZjDj_o

Offresi pellegrino


Capitasse mai di fare un voto alla madonna di Fatima, ma non si riuscisse poi ad andare in pellegrinaggio nel sito sacro portoghese, si può aggirare il problema: 1.800 euro a Carlos Gil e ci pensa lui a mantenere la promessa. Gil – riferisce The Guardian – parte dalla sua casa nei pressi di Lisbona e va a piedi a Fatima per conto terzi. A garanzia del pellegrinaggio, restituisce poi una sorta di certificato con timbri che attestano le varie tappe lungo i 300 chilometri e passa che percorre, in circa due settimane (tra andata e ritorno). I soldi incassati servirebbero esclusivamente – dice – a coprire le spese del viaggio. Tutti i dettagli su Peregrino.org.

Cosi si fa


Un giorno un fioraio va da un barbiere per un taglio di capelli. Dopo il

taglio, chiede il conto, e il barbiere risponde: ‘Non posso accettare soldi

da voi, sto facendo il servizio gratuito per la comunità di questa

settimana’.

Il fiorista è molto contento, saluta calorosamente e lascia il negozio.

La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire il suo negozio, trova un

cartello con sopra “grazie” e una dozzina di rose davanti alla saracinesca.

Più tardi, un poliziotto passa dal barbiere, anche lui per un taglio di

capelli, e quando cerca di pagare il conto, il barbiere di nuovo risponde:

‘Non posso accettare soldi da voi, sto facendo il servizio per la mia

comunità di questa settimana’.

Il poliziotto, felice, lascia il negozio. La mattina dopo, il barbiere trova

davanti al negozio un foglio di carta con scritto “grazie” e una dozzina di

ciambelle calde che lo aspettano alla porta.

Poi, un membro del Parlamento, venuto per un taglio di capelli, quando va

per pagare il conto, il barbiere di nuovo gli risponde: ‘Non posso accettare

soldi da voi. Sto facendo il servizio alla comunità di questa settimana ‘.

Il membro del Parlamento, felicissimo di questa notizia, lascia il negozio.

La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire, trova davanti al negozio

una dozzina di altri parlamentari in fila, in attesa di un taglio di capelli

gratuito.

E questo, amici miei, illustra la differenza fondamentale tra i cittadini

del nostro paese, e i politici che la gestiscono!

dal web

 

Disastro di Černobyl’


Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:44 presso la centrale nucleare il Disastro di Černobyl’–Triste
 è stato il più grave incidente nucleare della storia, l’unico al livello 7 (il massimo) .
purtroppo i dati precisi sulle  morti e le malattie effettive si avranno  nell’arco di un centinaio d’anni….
e intanto in italia, si torna a parlare appunto di nucleare come fonte d’energia…
all’epoca avevo votato contro …. ora se avessi davvero certezze assolute
forse rivedrei la mia posizione…. tanto sto pensando che se scoppiasse una centrale dai nostri cugini francesi
per noi le conseguenze sarebbero comunque troppo dolorose… il fatto di nn averle a casa nostra
non ci salva..non ci tutela in alcun modo…
quindi piuttosto se deve esserci
esigooooo delle garanzie quasi assolute…
[ho sparato la mia]
anche se questa è pura utopia…
speriamo che ci vada bene…
oggi un pensiero a tutti i bimbi in modo particolare che hanno
e stanno soffrendo….

sito

22 aprile giornata mondiale per la terra


Torna la Giornata Mondiale per la Terra– festa  celebrata in 174 Paesi nel mondo,la ricorrenza nasce negli Stati Uniti il 22 aprile 1970 per promuovere la conservazione dell’ambientela sostenibilità dellpolitichdsviluppo.

La Giornata della Terra è un’occasione per segnalare e tenere presenti in tutto il mondo i temi della protezione dell’ambiente naturale, ed è stata sancita nel 2009 dalle Nazioni Unite e da allora fissata ogni anno al 22 aprileTERRE001

Inno di Mameli


Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria.

Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Il poeta

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l’anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. Muore a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

il musicista

Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto.

Convinto liberale, offrì alla causa dell’indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine.

Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l’Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.

Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.

 Il Museo del Risorgimento di Genova conserva il documento originale autografo recante la prima stesura del Canto degli Italiani, meglio conosciuto come L’Inno di Mameli.

 

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11 marzo 2004


Gli attentati dell’11 marzo 2004, anche conosciuti come 11-M o M-11, furono una serie di attacchi terroristici coordinati al sistema di treni locali a Madrid (Spagna), che uccisero 191 persone (177 delle quali morte immediatamente negli attentati) e provocarono 2.057 feriti.La mattina di giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni spagnole, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti.
Le esplosioni avvennero nell’ora di punta, fra le 7:36 e le 7:40 nelle stazioni madrilene di Atocha (3 bombe), El Pozo del Tío Raimundo (2 bombe), Santa Eugenia (1 bomba) ed in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez (4 bombe), sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Le forze di polizia trovarono altri due dispositivi inesplosi. Entrambi furono fatti esplodere immediatamente dagli artificieri per motivi di sicurezza. Un’ulteriore borsa con 500 grammi di esplosivo, mitraglia, detonatore e temporizzatore basato su un telefono mobile modificato fu ritrovata inesplosa tra gli oggetti e bagagli raccolti sui luoghi degli attentati, e trasportati a un commissariato e successivamente in un centro fieristico (IFEMA) insieme alle vittime. Quest’ultimo artefatto (che sarebbe stato inizialmente posto nel treno di Vallecas) condurrà rapidamente alle prime ipotesi certe ed ai primi arresti il 13 marzo.
Cronologia (11 marzo, dalle 6:45 alle 7:42)

06:45: il treno 17305 parte da Guadalajara con destinazione la stazione di Chamartín.
07:00: il treno 21431 parte da Alcalá de Henares con destinazione Alcobendas.
07:10: il treno 21435 parte da Alcalá de Henares con destinazione Alcobendas.
07:15: il treno 21713 parte da Alcalá de Henares con destinazione la stazione di Príncipe Pío.
07:39: tre bombe esplodono sul treno 21431 nel binario 2 all’interno della stazione di Atocha. Pochi secondi dopo, quattro bombe esplodono sul treno 17305 vicino via Téllez, 500 metri prima di entrare nella stazione di Atocha.
07:41: due bombe esplodono sul treno 21435 nella stazione di El Pozo del Tío Raimundo.
07:42: una bomba esplode nel treno 21713 alla stazione di Santa Eugenia.

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5 marzo 1998 – C’era una volta il ghiaccio…sulla Luna!



La sonda Clementine l’ha scoperto nel 1994, ma è solo il 5 marzo del 1998 che la sonda americana Lunar Prospector conferma ciò che la collega aveva scoperto ben quattro anni prima: la presenza di ghiaccio sulla Luna. Questa inimmaginabile scoperta ha fatto sorgere numerose domande, a cui gli scienziati di allora hanno cercato di dare risposte soddisfacenti.

Anzitutto com’è possibile che esista il ghiaccio sulla Luna? Sembrerebbe impossibile l’esistenza di una qualsiasi sostanza, considerando che il satellite è privo di atmosfera e che tutte le sostanze evaporano direttamente nello spazio. Inoltre, come sappiamo, la superficie lunare viene completamente illuminata dal Sole per un periodo di circa 28 giorni, provocando ovviamente l’evaporazione del ghiaccio.
E dunque dov’è il ghiaccio sulla Luna? Si trova all’interno di crateri lunari totalmente in ombra, situati alle calotte polari del satellite, dove i raggi del Sole non arrivano. Tali crateri raggiungono una profondità di 2500 km e temperature sufficientemente basse da garantire la conservazione del ghiaccio per milioni di anni. Meglio di un freezer!
Seconda domanda che sorge spontanea: come ci è arrivato il ghiaccio sulla Luna? Chi ce l’ha portato?
Da alcuni studi effettuati a seguito dei dati inviati dalla Prospector, è risultato che il ghiaccio sia ciò che resta di alcune comete e meteore che si schiantarono sulla superficie lunare migliaia di anni orsono. Stupefacente, non trovate?

La scoperta fatta dalla sonda Clementine, e confermata il 5 marzo del ‘98, è stata ed è tutt’ora di enorme importanza, perché fa emergere la possibilità di una futura colonizzazione del piccolo satellite. La presenza di ghiaccio permetterebbe infatti, secondo gli scienziati, di creare ossigeno e idrogeno che, come tutti sappiamo, sono elementi fondamentali per la vita.
Nel corso degli anni gli studi sono proseguiti portando a smentite e a nuove conferme. Nel 2009 sono stati lanciati il razzo Atlas V, la sonda LCROS e la LRO, con l’obiettivo di arrivare a risultati certi. Risultati arrivati nel 2010. La NASA ha infatti confermato, l’anno scorso, la presenza di circa 600 milioni di tonnellate di ghiaccio sul nostro satellite.

 

Chissà, magari non si potrà mai vivere, ma forse un giorno sarà possibile andare a fare la spesa sulla Luna. Ve lo immaginate? Centro commerciale “La città lunare” oppure “S.O.T.M. – Shopping on the Moon”. Anche se forse sarebbe meglio che tutto restasse così com’è e che la Luna non diventi un altro luogo sfruttato fino all’osso.

Per ora limitiamoci a fantasticare e restiamo con i piedi per terra e con il naso all’insù a guardare quella che magari un giorno diventerà un’altra colonia umana, ma che per ora si limita a illuminare la notte terrestre, a fare da sfondo ai baci degli amanti e ad essere protagonista di romantiche poesie…

Fonti:
http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/ice/ice_moon.html

Nicola Calipari


era il 4 marzo 2005

“Giuliana sono Nicola, sei libera, sono venuto a prenderti per portarti in Italia”. Sono state tra le ultime parole dell’agente del SISMI,Nicola Calipari, reggino di nascita, eroe italiano per vocazione.
Era il 4 marzo 2005, la giornalista del Manifesto,Giuliana Sgrena, era stata rapita un mese prima all’uscita della Moschea dell’Università di Baghdad, una donna energica Giuliana, che non si era fatta spaventare dalla guerra ed era in Iraq per raccontare la storia di un Paese in ginocchio.
Il suo non era il primo rapimento di connazionali, poco prima erano state sequestrate dalla Jihad islamica le volontarie Simona Pari e Simona Torretta, liberate anche loro dallo stesso uomo: il generale Calipari.
Era lui il cuore dell’intelligence italiana in Iraq, lo Stato gli delegò la risoluzione delle questioni più spinose come la trattativa con i rapitori della giornalista italiana, che durò settimane, ma che alla fine si concluse con la sua liberazione.
Nicola Calipari fece pagare un riscatto di 500.000 dollari e portò via Giuliana su una Toyota Corolla diretta all’aeroporto di Baghdad dove il Falcon del SISMI li attendeva, a motori accesi, per fare rotta verso l’Italia.
Alle 20:55, però, due raffiche di mitragliatrice fermarono la corsa dell’auto sulla quale viaggiavano; il tenente americano Mario Lozano, 35 anni, cresciuto nel Bronx, aprì il fuoco ed uccise Nicola Calipari, che ebbe solo il tempo di decidere di sacrificarsi per la sua protetta, spingendola sotto i sedili della Toyota e facendole scudo con il proprio corpo.
Un colpo alla testa, sparato da fuoco amico, una morte assurda che ancora oggi non trova risposte esaustive.
La dinamica dell’incidente sarà stata ricostruita migliaia di volte nella mente di Giuliana Sgrena, che non si da pace da quel 4 marzo e, la sua sensazione, come quella di milioni di italiani, è che qualcosa non è stata detta sulla morte di Calipari.
Gli Stati Uniti hanno condotto una veloce inchiesta interna che ha dato per buona un’unica verità, quella di Lozano che racconta di avere tentato di fermare l’auto in corsa, puntandola con una torcia e urlando per farsi sentire. I suoi stessi commilitoni hanno però, smentito più volte questa versione, non avendo sentito altro che i rumori dei proiettili che perforavano, con due raffiche ravvicinate, gli sportelli dell’auto degli italiani.
Ciò che appare più assurdo è che gli alleati americani sapevano benissimo i dettagli dell’operazione; innanzitutto conoscevano benissimo l’auto in dotazione ai servizi segreti italiani come sapevano che di lì a breve sarebbe passata per portare la giornalista liberata in aeroporto, lo stesso che il posto di blocco USA 541 stava presidiando.
Tutto era predisposto per l’arrivo di Nicola Calipari, quindi, perché aprire il fuoco?
Il processo che si era aperto in Italia per fare chiarezza sui fatti, come sappiamo, è finito prima di iniziare.
La corte di Assise prima e quella di Cassazione dopo, hanno fermato il procedimento contro il tenente americano per mancanza di giurisdizione, secondo quanto stabilito dalle norme consuetudinarie di diritto internazionale.
Il Parlamento italiano dopo un primo tentativo di opposizione alle scelte americane ha ritenuto bastevoli le risultanze degli accertamenti USA ed ha sepolto negli annali polverosi degli archivi di Stato la morte di un uomo che ha servito la Patria fino alla morte.
La vicenda resterà per sempre un giallo italiano sul quale alita lo spettro del complotto internazionale.
Dobbiamo ricordare che nel 2010, su WikiLeaks, il sito di Julien Assange che ha fatto tremare gli Stati Uniti, vennero pubblicate delle indiscrezioni che dimostrerebbero l’esistenza di un accordo tra Italia e Usa per impedire alla magistratura italiana di trovare appigli per continuare le indagini sulla morte dello 007 italiano.
In un dispaccio dato al Guardian e firmato dall’ambasciatore americano a Roma, Mel Sembler, il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari era stato “designed specifically” (costruito specificatamente) per sostenere la tesi dell’omicidio involontario, capo d’accusa contro il quale i giudici italiani non avrebbero potuto procedere.
Il tutto sarebbe stato concordato per non compromettere i rapporti bilaterali tra USA e Italia, preferendo lasciare il caso Calipari nel dimenticatoio.
Palazzo Chigi ha immediatamente smentito queste indiscrezioni, ma rimane forte il sospetto che il Generale del SISMI sia rimasto vittima di una “guerra tra servizi segreti” nata per discordanze sulla gestione delle emergenze in Iraq.
Giuliana Sgrena, che deve la vita a Nicola Calipari, continua a battersi perché venga aperta una inchiesta parlamentare e si renda onore alla memoria del militare italiano facendo chiarezza su fatti di quella notte maledetta.
Oggi Nicola Calipari, riposa nel cimitero del Verano a Roma, accanto alle spoglie di uomini che come lui erano partiti per svolgere il proprio lavoro e sono tornati in patria per diventare, forse inconsapevolmente, eroi nazionali.
http://www.strettoweb.com/2014/03/nicola-calipari-9-anni-fa-lomicidio-dello-007-reggino-ancora-avvolto-nel-mistero/120405/
 

7 dicembre


  dal web   il 07 dicembre 1941
Il Giappone attacca la base di Pearl Harbor: L’aria di festa di una tranquilla domenica mattina nella base aeronavale americana di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, viene bruscamente interrotta dal rombo di oltre 300 caccia giapponesi. Lancette sulle 7.40, è l’inizio di un attacco a sorpresa tra i più drammatici della storia mondiale, non preceduto da alcuna dichiarazione di guerra.
Il raid di fuoco, concepito dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, va avanti per due ore e alle 9,45 lo scenario della baia consegna solo morte e distruzione: 2.400 vittime (in maggioranza militari) e circa 1.700 feriti.

notizia incredibile


dal web
Lina Medina (Paurange, 27 settembre 1933) è ricordata dalla letteratura medica come la più giovane femmina umana ad essere mai divenuta madre: ebbe infatti un figlio all’età di soli 5 anni, 7 mesi e 21 giorni.
La bambina peruviana aveva manifestato un’abnorme dilatazione dell’addome, che aveva indotto i genitori a farla visitare nel sospetto che potesse trattarsi di una formazione tumorale. I medici scoprirono invece con stupore che era incinta di sette mesi. Prima di intervenire, il dottor Gerardo Lozada la condusse a Lima per avere conferma dello stato di gravidanza da altri specialisti. Un mese e mezzo più tardi (14 maggio 1939), con parto cesareo imposto dall’esilità del bacino, Lina diede alla luce un maschio. L’operazione fu praticata dallo stesso Lozada e dal collega Busalleu con l’assistenza dell’anestesista Colareta.
Il caso fu illustrato nei dettagli dal dottor Edmundo Escomel alla rivista La Presse Médicale, che aggiunse particolari sulla comparsa del menarca a otto mesi di età (ma secondo altra fonte a soli due e mezzo), e sullo sviluppo delle mammelle già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava ampliamento del bacino e maturazione ossea avanzata.
Il neonato, di 2,7 kg, fu chiamato Gerardo come il dottor Lozada. Lina non rivelò mai chi fosse il padre né le circostanze del concepimento: Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda provocò intanto l’arresto del padre di lei dietro l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.
Da adulta Lina Medina si impiegò come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di seguire gli studi superiori. Il giovane era stato allevato nella convinzione che Lina fosse una sorella maggiore, anche se poi a dieci anni aveva scoperto la verità.
Conosciuto Raúl Jurado, Lina si coniugò ed ebbe da lui un secondo figlio nel 1972. Gerardo, nonostante fosse cresciuto in salute, scomparve all’età di soli quarant’anni (1979) per una patologia del midollo osseo. Con il marito, Lina è vissuta in un quartiere povero di Lima noto come Chicago Chico (Piccola Chicago). Nel 2002 ha rifiutato un’intervista alla Reuters.
Sono state pubblicate due fotografie che documentano il caso. La prima fu scattata intorno ai primi di aprile del 1939, quando Lina era incinta di sette mesi e mezzo. Presa dal profilo sinistro, ritrae la bambina nuda, posizionata in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, evidenziando su sfondo neutro l’estensione del ventre nella gravidanza e le mammelle sviluppate. È l’unica immagine della sua gravidanza, finora poco conosciuta fuori dall’ambiente medico. L’altra fotografia, molto più chiara, fu presa un anno più tardi a Lima quando Gerardo aveva undici mesi.
Benché si sia sospettato il falso, il caso appare suffragato dalle fonti. Casi estremi di pubertà precoce, in bambini sotto i cinque anni, sono eccezionali ma non sconosciuti alla letteratura medica. I casi di gravidanza, però, sono rari poiché il trattamento dei puberi precocissimi prevede la soppressione della fertilità, la salvaguardia del potenziale di crescita e l’eliminazione delle conseguenze sociali di uno sviluppo sessuale pieno nella prima infanzia.

•☺• 26 settembre


origine dal web

1997 Terremoto in Umbria e Marche: Alle 2,33 e alle 11,42 due forti scosse rispettivamente di magnitudo 5.8 e 6.1 della scala Richter, con epicentro a Foligno, colpirono diverse zone dell’Umbria e delle Marche. 

Drammatico il crollo della volta giottesca nella Basilica di San Francesco ad Assisi in cui persero la vita quattro persone: la scena fu ripresa in diretta dall’emittente locale Umbria Tv e riproposta in tutti i telegiornali del mondo.

Per la ricostruzione sono stati impiegati circa 4 miliardi di euro.volta_cimabue

“La bellezza non ha età. La fertilità sì”


Nelle ultime ore tesi è scatenato un putiferio sull’idea del ministro della salute Lorenzin per aver dato il via al primo fertility day in italia.

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=431

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_EventiStampa_431_programma_itemProgramma_0_fileAllegatoProgramma.pdf

Ora, cerco di capire tutto, ma il ministro pensa davvero che con il 40% di disoccupazione giovanile questa propaganda può aiutare a incentivare le nascite?

Non era meglio occuparsi di risolvere questi problemi?

E poi, a pensare male si fa peccato vero, ma spesso ci si azzecca… quale guadagno avranno in tutto ciò le case farmaceutiche?

a voi le parole…forse una non basta