•☺• 26 settembre


origine dal web

1997 Terremoto in Umbria e Marche: Alle 2,33 e alle 11,42 due forti scosse rispettivamente di magnitudo 5.8 e 6.1 della scala Richter, con epicentro a Foligno, colpirono diverse zone dell’Umbria e delle Marche. 

Drammatico il crollo della volta giottesca nella Basilica di San Francesco ad Assisi in cui persero la vita quattro persone: la scena fu ripresa in diretta dall’emittente locale Umbria Tv e riproposta in tutti i telegiornali del mondo.

Per la ricostruzione sono stati impiegati circa 4 miliardi di euro.volta_cimabue

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La protesta di piazza Tienanme


Dal 15 al aprile al 4 giugno  1989, ci fu la rivolta di piazza Tien An Men, in Cina.
A provocare il primo accenno di protesta fu il funerale di Hu Yaobang.
Era un uomo liberale, 
Hu, ex delfino di Mao, voleva dare linfa vitale alla crescita economica, culturale e politica della Cina.
La sera stessa della sua morte, si radunarono tutte le persone che stimavano le idee d Hu, in Piazza Tien an men, a Pechino.
I manifestanti chiedevano al Partito di riabilitare la figura di Hu,dando spiegazioni ufficiali sulla situazione politica reale.

Tra il 18 e il 21 aprile, la folla gremì le strade di Pechino.
Ma il 22 aprile, giorno dei funerali di Hu….
In piazza Tien an men, nonostante le autorità avessero giurato severe punizioni, la protesta pacifista continuò e si divulgò.

Venne indetto uno sciopero generale all’Università di Pechino.
All’interno della leadership comunista cinese, non vi furono vedute univoche.
Il segretario generale del Partito, Zhao Ziyang, sembrò disponibile ad ascoltare con gli studenti.
Li Peng si convinse che la protesta fosse creata ad hoc, da agenti stranieri.
Per questo, la reazione fu dura.
Li Peng portò dalla sua parte Deng Xiaoping.

Una nuova manifestazione fu convocata per il 4 maggio.
Gli studenti non si fecero etichettare come marionette, al servizio di potenze straniere.
La data scelta coincise con l’anniversario del Movimento del 4 Maggio 1919, con il quale settanta anni prima gli studenti cinesi avevano lanciato il loro manifesto anti-imperialista.
Si organizzò la più vasta manifestazione di protesta, mai vista in Cina.
Zhao Ziyang era convinto che la protesta sarebbe morta con il passare dei giorni.

A Pechino, il 15 maggio fu attesa la visita del presidente sovietico Michail Gorbachev,  per cessare le ostilità politico-diplomatiche tra Mosca e Pechino.
IL MASSACRO DI PIAZZA TIEN AN MEN (PECHINO) Gorbachev venne considerato sinonimo di apertura e rinnovamento, 2 capisaldi che mancavano nella politica cinese.
Due giorni prima dell’arrivo del presidente sovietico, il 13 maggio, vari studenti, in Piazza Tien an men, fecero lo sciopero della fame.
La notte del 19 maggio, venne promulgata la legge marziale.
Le truppe militari cominciarono a muoversi verso il centro di Pechino.
Il 2 giugno, il Partito comunista decise di placare, con le armi, la manifestazione pacifista.
Il 3 giugno, i militari avanzarono verso Piazza Tienanmen.
È cominciò il massacro….

 Dopo una prima stima di 271 morti, inclusi i militari, e di circa 7.000 feriri, il governo cinese, infatti, non ha mai reso pubblico alcun documento in merito ai fatti di Tienanmen. Inizialmente la Croce Rossa cinese parlò addirittura di 2.600 morti e 30.000 feriti, ma fu subito costretta a ritirare le proprie stime.

dal web

Inno di Mameli


Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria.

Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Il poeta

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l’anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. Muore a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

il musicista

Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto.

Convinto liberale, offrì alla causa dell’indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine.

Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l’Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.

Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.

 Il Museo del Risorgimento di Genova conserva il documento originale autografo recante la prima stesura del Canto degli Italiani, meglio conosciuto come L’Inno di Mameli.

sito

Inizio della Grande Guerra


 l’Italia   lunedi  24 maggio 1915 entrò ufficialmente nel Primo conflitto mondiale
che costò alla nostra Nazione 650 mila vittime tra i soldati e 600 mila vittime civili.

l’Italia dichiarò guerra all’Austria Ungheria

 ad ottobre la Bulgaria entrò in guerra a fianco della Germania e Austria

https://www.youtube.com/watch?v=fr79NZjDj_o

Offresi pellegrino


Capitasse mai di fare un voto alla madonna di Fatima, ma non si riuscisse poi ad andare in pellegrinaggio nel sito sacro portoghese, si può aggirare il problema: 1.800 euro a Carlos Gil e ci pensa lui a mantenere la promessa. Gil – riferisce The Guardian – parte dalla sua casa nei pressi di Lisbona e va a piedi a Fatima per conto terzi. A garanzia del pellegrinaggio, restituisce poi una sorta di certificato con timbri che attestano le varie tappe lungo i 300 chilometri e passa che percorre, in circa due settimane (tra andata e ritorno). I soldi incassati servirebbero esclusivamente – dice – a coprire le spese del viaggio. Tutti i dettagli su Peregrino.org.

Cosi si fa


Un giorno un fioraio va da un barbiere per un taglio di capelli. Dopo il

taglio, chiede il conto, e il barbiere risponde: ‘Non posso accettare soldi

da voi, sto facendo il servizio gratuito per la comunità di questa

settimana’.

Il fiorista è molto contento, saluta calorosamente e lascia il negozio.

La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire il suo negozio, trova un

cartello con sopra “grazie” e una dozzina di rose davanti alla saracinesca.

Più tardi, un poliziotto passa dal barbiere, anche lui per un taglio di

capelli, e quando cerca di pagare il conto, il barbiere di nuovo risponde:

‘Non posso accettare soldi da voi, sto facendo il servizio per la mia

comunità di questa settimana’.

Il poliziotto, felice, lascia il negozio. La mattina dopo, il barbiere trova

davanti al negozio un foglio di carta con scritto “grazie” e una dozzina di

ciambelle calde che lo aspettano alla porta.

Poi, un membro del Parlamento, venuto per un taglio di capelli, quando va

per pagare il conto, il barbiere di nuovo gli risponde: ‘Non posso accettare

soldi da voi. Sto facendo il servizio alla comunità di questa settimana ‘.

Il membro del Parlamento, felicissimo di questa notizia, lascia il negozio.

La mattina dopo, quando il barbiere va ad aprire, trova davanti al negozio

una dozzina di altri parlamentari in fila, in attesa di un taglio di capelli

gratuito.

E questo, amici miei, illustra la differenza fondamentale tra i cittadini

del nostro paese, e i politici che la gestiscono!

dal web

 

Disastro di Černobyl’


Avvenne il 26 aprile 1986 alle ore 1:23:44 presso la centrale nucleare il Disastro di Černobyl’–Triste
 è stato il più grave incidente nucleare della storia, l’unico al livello 7 (il massimo) .
purtroppo i dati precisi sulle  morti e le malattie effettive si avranno  nell’arco di un centinaio d’anni….
e intanto in italia, si torna a parlare appunto di nucleare come fonte d’energia…
all’epoca avevo votato contro …. ora se avessi davvero certezze assolute
forse rivedrei la mia posizione…. tanto sto pensando che se scoppiasse una centrale dai nostri cugini francesi
per noi le conseguenze sarebbero comunque troppo dolorose… il fatto di nn averle a casa nostra
non ci salva..non ci tutela in alcun modo…
quindi piuttosto se deve esserci
esigooooo delle garanzie quasi assolute…
[ho sparato la mia]
anche se questa è pura utopia…
speriamo che ci vada bene…
oggi un pensiero a tutti i bimbi in modo particolare che hanno
e stanno soffrendo….

sito

22 aprile giornata mondiale per la terra


Torna la Giornata Mondiale per la Terra– festa  celebrata in 174 Paesi nel mondo,la ricorrenza nasce negli Stati Uniti il 22 aprile 1970 per promuovere la conservazione dell’ambientela sostenibilità dellpolitichdsviluppo.

La Giornata della Terra è un’occasione per segnalare e tenere presenti in tutto il mondo i temi della protezione dell’ambiente naturale, ed è stata sancita nel 2009 dalle Nazioni Unite e da allora fissata ogni anno al 22 aprileTERRE001

11 marzo 2004


Gli attentati dell’11 marzo 2004, anche conosciuti come 11-M o M-11, furono una serie di attacchi terroristici coordinati al sistema di treni locali a Madrid (Spagna), che uccisero 191 persone (177 delle quali morte immediatamente negli attentati) e provocarono 2.057 feriti.La mattina di giovedì 11 marzo 2004, tre giorni prima delle elezioni spagnole, dieci zaini riempiti con esplosivo (probabilmente Goma-2 ECO) furono fatti esplodere in quattro treni regionali di Madrid, in quattro stazioni differenti.
Le esplosioni avvennero nell’ora di punta, fra le 7:36 e le 7:40 nelle stazioni madrilene di Atocha (3 bombe), El Pozo del Tío Raimundo (2 bombe), Santa Eugenia (1 bomba) ed in un quarto treno che si trovava nei pressi di via Téllez (4 bombe), sui binari che portano ad Atocha provenendo da sud. Le forze di polizia trovarono altri due dispositivi inesplosi. Entrambi furono fatti esplodere immediatamente dagli artificieri per motivi di sicurezza. Un’ulteriore borsa con 500 grammi di esplosivo, mitraglia, detonatore e temporizzatore basato su un telefono mobile modificato fu ritrovata inesplosa tra gli oggetti e bagagli raccolti sui luoghi degli attentati, e trasportati a un commissariato e successivamente in un centro fieristico (IFEMA) insieme alle vittime. Quest’ultimo artefatto (che sarebbe stato inizialmente posto nel treno di Vallecas) condurrà rapidamente alle prime ipotesi certe ed ai primi arresti il 13 marzo.
Cronologia (11 marzo, dalle 6:45 alle 7:42)

06:45: il treno 17305 parte da Guadalajara con destinazione la stazione di Chamartín.
07:00: il treno 21431 parte da Alcalá de Henares con destinazione Alcobendas.
07:10: il treno 21435 parte da Alcalá de Henares con destinazione Alcobendas.
07:15: il treno 21713 parte da Alcalá de Henares con destinazione la stazione di Príncipe Pío.
07:39: tre bombe esplodono sul treno 21431 nel binario 2 all’interno della stazione di Atocha. Pochi secondi dopo, quattro bombe esplodono sul treno 17305 vicino via Téllez, 500 metri prima di entrare nella stazione di Atocha.
07:41: due bombe esplodono sul treno 21435 nella stazione di El Pozo del Tío Raimundo.
07:42: una bomba esplode nel treno 21713 alla stazione di Santa Eugenia.

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5 marzo 1998 – C’era una volta il ghiaccio…sulla Luna!



La sonda Clementine l’ha scoperto nel 1994, ma è solo il 5 marzo del 1998 che la sonda americana Lunar Prospector conferma ciò che la collega aveva scoperto ben quattro anni prima: la presenza di ghiaccio sulla Luna. Questa inimmaginabile scoperta ha fatto sorgere numerose domande, a cui gli scienziati di allora hanno cercato di dare risposte soddisfacenti.

Anzitutto com’è possibile che esista il ghiaccio sulla Luna? Sembrerebbe impossibile l’esistenza di una qualsiasi sostanza, considerando che il satellite è privo di atmosfera e che tutte le sostanze evaporano direttamente nello spazio. Inoltre, come sappiamo, la superficie lunare viene completamente illuminata dal Sole per un periodo di circa 28 giorni, provocando ovviamente l’evaporazione del ghiaccio.
E dunque dov’è il ghiaccio sulla Luna? Si trova all’interno di crateri lunari totalmente in ombra, situati alle calotte polari del satellite, dove i raggi del Sole non arrivano. Tali crateri raggiungono una profondità di 2500 km e temperature sufficientemente basse da garantire la conservazione del ghiaccio per milioni di anni. Meglio di un freezer!
Seconda domanda che sorge spontanea: come ci è arrivato il ghiaccio sulla Luna? Chi ce l’ha portato?
Da alcuni studi effettuati a seguito dei dati inviati dalla Prospector, è risultato che il ghiaccio sia ciò che resta di alcune comete e meteore che si schiantarono sulla superficie lunare migliaia di anni orsono. Stupefacente, non trovate?

La scoperta fatta dalla sonda Clementine, e confermata il 5 marzo del ‘98, è stata ed è tutt’ora di enorme importanza, perché fa emergere la possibilità di una futura colonizzazione del piccolo satellite. La presenza di ghiaccio permetterebbe infatti, secondo gli scienziati, di creare ossigeno e idrogeno che, come tutti sappiamo, sono elementi fondamentali per la vita.
Nel corso degli anni gli studi sono proseguiti portando a smentite e a nuove conferme. Nel 2009 sono stati lanciati il razzo Atlas V, la sonda LCROS e la LRO, con l’obiettivo di arrivare a risultati certi. Risultati arrivati nel 2010. La NASA ha infatti confermato, l’anno scorso, la presenza di circa 600 milioni di tonnellate di ghiaccio sul nostro satellite.

 

Chissà, magari non si potrà mai vivere, ma forse un giorno sarà possibile andare a fare la spesa sulla Luna. Ve lo immaginate? Centro commerciale “La città lunare” oppure “S.O.T.M. – Shopping on the Moon”. Anche se forse sarebbe meglio che tutto restasse così com’è e che la Luna non diventi un altro luogo sfruttato fino all’osso.

Per ora limitiamoci a fantasticare e restiamo con i piedi per terra e con il naso all’insù a guardare quella che magari un giorno diventerà un’altra colonia umana, ma che per ora si limita a illuminare la notte terrestre, a fare da sfondo ai baci degli amanti e ad essere protagonista di romantiche poesie…

Fonti:
http://nssdc.gsfc.nasa.gov/planetary/ice/ice_moon.html

Nicola Calipari


era il 4 marzo 2005

“Giuliana sono Nicola, sei libera, sono venuto a prenderti per portarti in Italia”. Sono state tra le ultime parole dell’agente del SISMI,Nicola Calipari, reggino di nascita, eroe italiano per vocazione.
Era il 4 marzo 2005, la giornalista del Manifesto,Giuliana Sgrena, era stata rapita un mese prima all’uscita della Moschea dell’Università di Baghdad, una donna energica Giuliana, che non si era fatta spaventare dalla guerra ed era in Iraq per raccontare la storia di un Paese in ginocchio.
Il suo non era il primo rapimento di connazionali, poco prima erano state sequestrate dalla Jihad islamica le volontarie Simona Pari e Simona Torretta, liberate anche loro dallo stesso uomo: il generale Calipari.
Era lui il cuore dell’intelligence italiana in Iraq, lo Stato gli delegò la risoluzione delle questioni più spinose come la trattativa con i rapitori della giornalista italiana, che durò settimane, ma che alla fine si concluse con la sua liberazione.
Nicola Calipari fece pagare un riscatto di 500.000 dollari e portò via Giuliana su una Toyota Corolla diretta all’aeroporto di Baghdad dove il Falcon del SISMI li attendeva, a motori accesi, per fare rotta verso l’Italia.
Alle 20:55, però, due raffiche di mitragliatrice fermarono la corsa dell’auto sulla quale viaggiavano; il tenente americano Mario Lozano, 35 anni, cresciuto nel Bronx, aprì il fuoco ed uccise Nicola Calipari, che ebbe solo il tempo di decidere di sacrificarsi per la sua protetta, spingendola sotto i sedili della Toyota e facendole scudo con il proprio corpo.
Un colpo alla testa, sparato da fuoco amico, una morte assurda che ancora oggi non trova risposte esaustive.
La dinamica dell’incidente sarà stata ricostruita migliaia di volte nella mente di Giuliana Sgrena, che non si da pace da quel 4 marzo e, la sua sensazione, come quella di milioni di italiani, è che qualcosa non è stata detta sulla morte di Calipari.
Gli Stati Uniti hanno condotto una veloce inchiesta interna che ha dato per buona un’unica verità, quella di Lozano che racconta di avere tentato di fermare l’auto in corsa, puntandola con una torcia e urlando per farsi sentire. I suoi stessi commilitoni hanno però, smentito più volte questa versione, non avendo sentito altro che i rumori dei proiettili che perforavano, con due raffiche ravvicinate, gli sportelli dell’auto degli italiani.
Ciò che appare più assurdo è che gli alleati americani sapevano benissimo i dettagli dell’operazione; innanzitutto conoscevano benissimo l’auto in dotazione ai servizi segreti italiani come sapevano che di lì a breve sarebbe passata per portare la giornalista liberata in aeroporto, lo stesso che il posto di blocco USA 541 stava presidiando.
Tutto era predisposto per l’arrivo di Nicola Calipari, quindi, perché aprire il fuoco?
Il processo che si era aperto in Italia per fare chiarezza sui fatti, come sappiamo, è finito prima di iniziare.
La corte di Assise prima e quella di Cassazione dopo, hanno fermato il procedimento contro il tenente americano per mancanza di giurisdizione, secondo quanto stabilito dalle norme consuetudinarie di diritto internazionale.
Il Parlamento italiano dopo un primo tentativo di opposizione alle scelte americane ha ritenuto bastevoli le risultanze degli accertamenti USA ed ha sepolto negli annali polverosi degli archivi di Stato la morte di un uomo che ha servito la Patria fino alla morte.
La vicenda resterà per sempre un giallo italiano sul quale alita lo spettro del complotto internazionale.
Dobbiamo ricordare che nel 2010, su WikiLeaks, il sito di Julien Assange che ha fatto tremare gli Stati Uniti, vennero pubblicate delle indiscrezioni che dimostrerebbero l’esistenza di un accordo tra Italia e Usa per impedire alla magistratura italiana di trovare appigli per continuare le indagini sulla morte dello 007 italiano.
In un dispaccio dato al Guardian e firmato dall’ambasciatore americano a Roma, Mel Sembler, il rapporto italiano sulla morte di Nicola Calipari era stato “designed specifically” (costruito specificatamente) per sostenere la tesi dell’omicidio involontario, capo d’accusa contro il quale i giudici italiani non avrebbero potuto procedere.
Il tutto sarebbe stato concordato per non compromettere i rapporti bilaterali tra USA e Italia, preferendo lasciare il caso Calipari nel dimenticatoio.
Palazzo Chigi ha immediatamente smentito queste indiscrezioni, ma rimane forte il sospetto che il Generale del SISMI sia rimasto vittima di una “guerra tra servizi segreti” nata per discordanze sulla gestione delle emergenze in Iraq.
Giuliana Sgrena, che deve la vita a Nicola Calipari, continua a battersi perché venga aperta una inchiesta parlamentare e si renda onore alla memoria del militare italiano facendo chiarezza su fatti di quella notte maledetta.
Oggi Nicola Calipari, riposa nel cimitero del Verano a Roma, accanto alle spoglie di uomini che come lui erano partiti per svolgere il proprio lavoro e sono tornati in patria per diventare, forse inconsapevolmente, eroi nazionali.
http://www.strettoweb.com/2014/03/nicola-calipari-9-anni-fa-lomicidio-dello-007-reggino-ancora-avvolto-nel-mistero/120405/
 

7 dicembre


  dal web   il 07 dicembre 1941
Il Giappone attacca la base di Pearl Harbor: L’aria di festa di una tranquilla domenica mattina nella base aeronavale americana di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, viene bruscamente interrotta dal rombo di oltre 300 caccia giapponesi. Lancette sulle 7.40, è l’inizio di un attacco a sorpresa tra i più drammatici della storia mondiale, non preceduto da alcuna dichiarazione di guerra.
Il raid di fuoco, concepito dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto, va avanti per due ore e alle 9,45 lo scenario della baia consegna solo morte e distruzione: 2.400 vittime (in maggioranza militari) e circa 1.700 feriti.

notizia incredibile


dal web
Lina Medina (Paurange, 27 settembre 1933) è ricordata dalla letteratura medica come la più giovane femmina umana ad essere mai divenuta madre: ebbe infatti un figlio all’età di soli 5 anni, 7 mesi e 21 giorni.
La bambina peruviana aveva manifestato un’abnorme dilatazione dell’addome, che aveva indotto i genitori a farla visitare nel sospetto che potesse trattarsi di una formazione tumorale. I medici scoprirono invece con stupore che era incinta di sette mesi. Prima di intervenire, il dottor Gerardo Lozada la condusse a Lima per avere conferma dello stato di gravidanza da altri specialisti. Un mese e mezzo più tardi (14 maggio 1939), con parto cesareo imposto dall’esilità del bacino, Lina diede alla luce un maschio. L’operazione fu praticata dallo stesso Lozada e dal collega Busalleu con l’assistenza dell’anestesista Colareta.
Il caso fu illustrato nei dettagli dal dottor Edmundo Escomel alla rivista La Presse Médicale, che aggiunse particolari sulla comparsa del menarca a otto mesi di età (ma secondo altra fonte a soli due e mezzo), e sullo sviluppo delle mammelle già a quattro anni. A cinque, la bambina presentava ampliamento del bacino e maturazione ossea avanzata.
Il neonato, di 2,7 kg, fu chiamato Gerardo come il dottor Lozada. Lina non rivelò mai chi fosse il padre né le circostanze del concepimento: Escomel scrisse che ella “non poteva dare risposte precise”, suggerendo così che non lo sapesse davvero. Ma la vicenda provocò intanto l’arresto del padre di lei dietro l’accusa di violenza sessuale e incesto. L’uomo fu scagionato per insufficienza di prove.
Da adulta Lina Medina si impiegò come segretaria nella clinica di Lozada a Lima. Il chirurgo le fornì un’istruzione e la aiutò ad assicurare a suo figlio la possibilità di seguire gli studi superiori. Il giovane era stato allevato nella convinzione che Lina fosse una sorella maggiore, anche se poi a dieci anni aveva scoperto la verità.
Conosciuto Raúl Jurado, Lina si coniugò ed ebbe da lui un secondo figlio nel 1972. Gerardo, nonostante fosse cresciuto in salute, scomparve all’età di soli quarant’anni (1979) per una patologia del midollo osseo. Con il marito, Lina è vissuta in un quartiere povero di Lima noto come Chicago Chico (Piccola Chicago). Nel 2002 ha rifiutato un’intervista alla Reuters.
Sono state pubblicate due fotografie che documentano il caso. La prima fu scattata intorno ai primi di aprile del 1939, quando Lina era incinta di sette mesi e mezzo. Presa dal profilo sinistro, ritrae la bambina nuda, posizionata in piedi, con le mani incrociate dietro la schiena, evidenziando su sfondo neutro l’estensione del ventre nella gravidanza e le mammelle sviluppate. È l’unica immagine della sua gravidanza, finora poco conosciuta fuori dall’ambiente medico. L’altra fotografia, molto più chiara, fu presa un anno più tardi a Lima quando Gerardo aveva undici mesi.
Benché si sia sospettato il falso, il caso appare suffragato dalle fonti. Casi estremi di pubertà precoce, in bambini sotto i cinque anni, sono eccezionali ma non sconosciuti alla letteratura medica. I casi di gravidanza, però, sono rari poiché il trattamento dei puberi precocissimi prevede la soppressione della fertilità, la salvaguardia del potenziale di crescita e l’eliminazione delle conseguenze sociali di uno sviluppo sessuale pieno nella prima infanzia.

“La bellezza non ha età. La fertilità sì”


Nelle ultime ore tesi è scatenato un putiferio sull’idea del ministro della salute Lorenzin per aver dato il via al primo fertility day in italia.

http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_2_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=eventi&p=daeventi&id=431

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_EventiStampa_431_programma_itemProgramma_0_fileAllegatoProgramma.pdf

Ora, cerco di capire tutto, ma il ministro pensa davvero che con il 40% di disoccupazione giovanile questa propaganda può aiutare a incentivare le nascite?

Non era meglio occuparsi di risolvere questi problemi?

E poi, a pensare male si fa peccato vero, ma spesso ci si azzecca… quale guadagno avranno in tutto ciò le case farmaceutiche?

a voi le parole…forse una non basta

 

Genova il 30 giugno 1960


dal web

Quanti ricordano cosa accadde a Genova il 30 giugno 1960? 

Genova è rossa per tradizione. Le amministrazioni politiche che si sono succedute hanno sempre avuto bandiere di sinistra – che fosse più o meno rivolta al centro, rispettando le attuali definizioni di partito – e la sinistra in Italia del dopoguerra è anzitutto sinonimo di antifascismo.

Il 30 giugno 1960 è avvenuta una delle più grandi manifestazioni di piazza che il capoluogo ligure ricordi, proprio allo scopo di contrastare ciò che rimaneva del Fascismo in Italia. In quei giorni sono anche avvenuti scontri tra la polizia e i manifestanti che hanno portato numerosi feriti, alcuni processi e un’emergenza nazionale di “ordine pubblico” che ricorda da vicino quanto accadde quarant’anni dopo nel corso del G8.

A Genova si doveva infatti tenere il VI Congresso Nazionale del Movimento Sociale Italiano, una decisione che tutta l’opposizione di sinistra (all’epoca alla guida della città c’era infatti la Dc) ha contrastato partecipando a un corteo organizzato da ANPI e dalla Camera del Lavoro nelle giornate del 24 e 25 giugno. La contrarietà al congresso era soprattutto dovuta al fatto che Genova è una città decorata di medaglia d’oro della Resistenza e proprio da qui è partita l’insurrezione del 25 aprile 1945.

Il corteo, che ha riguardato l’intera area del centro cittadino, si è concluso con scontri tra i manifestanti e la polizia. Il 28 giugno si è tenuta una nuova manifestazione con circa 30.000 partecipanti e il 29 giugno è stato indetto uno sciopero generale per il giorno seguente.

Infine il 30 giugno si è tenuta l’ultima manifestazione, con una numerosissima presenza di persone e che ha però visto scatenarsi gli scontri più accesi tra polizia e manifestanti, anche dovuti alla scelta del governo centrale di scegliere la “linea dura” contro i manifestanti, con un bilancio conclusivo di 162 feriti tra gli agenti e circa 40 tra i manifestanti. Per ragioni di ordine pubblico il congresso fu annullato e il capo del governo Fernando Tambroni si dimise subito dopo.

interessante anche questa nota

ricordiamo 08 maggio 1945


1945: Con la resa incondizionata del Terzo Reich, finisce formalmente la guerra in Europa. Il Giappone si ritira ovunque ma non si arrende. Con la fine della guerra termina l’incubo dello sterminio per il popolo ebraico e non solovittime del genocidio

Nazione Popolazione Ebraica nel 1939 Vittime del genocidio % popolazione Ebraica
Paesi Baltici 244.000 244.000 100%
Grecia 74.000 73.000 99%
Polonia 3.500.0000 3.300.0000 94%
Austria 60.000 53.000 88%
Germania 240.000 207.000 86%
Cecoslovacchia 315.000 271.000 86%
Yugoslavia 75.0000 63.000 84%
Olanda 140.000 104.000 74%
Belgio 90.000 50.000 56%
Norvegia 2.000 1.000 50%
Ungheria 400.000 200.000 50%
Romania 800.000 370.000 46%
Italia 50.000 17.000 34%
Francia 270.000 70.000 26%
Danimarca 6.500 1.000 15%
Russia 3.000.000 420.000 14%
Bulgaria 50.000 3.000 6%

Circa 5.000.000 furono le vittime dei campi di concentramento internati per cause diverse dall’essere ebreo:

oppositori politici: socialisti, comunisti, anarchici, e democratici antifascisti di tutta Europa, italiani, tedeschi, francesi ma soprattutto polacchi e cecoslovacchi, prigionieri di guerra catturati dalla Wermacht, l’esercito tedesco, prigionieri di guerra ‘speciali’, omosessuali maschi, emigranti apolidi (in realtà chi aveva chiesto asilo alla Germania, ma non era gradito al regime nazista), i Testimoni di Geova, gli “antisocoali”, vagabondi, mendicanti, venditori ambulanti, prostitute e lesbiche, malati di mente e disabili, Zingari.

dal web

La stage di Portella della Ginestra


1947: La stage di Portella della Ginestra – Pian della Ginestra è un luogo in aperta campagna nella provincia di Palermo.
L’1 Maggio 1947 la gente si riunisce per la terza volta dopo la guerra per festeggiare la festa del lavoro, la manifestazione è organizzata da socialisti e comunisti della zona, vittoriosi dopo le ultime elezioni.
Dato il clima festoso molti sono i bambini presenti.
Verso le 10 del mattino si sentono dei colpi che la gente interpreta come mortaretti di festeggiamento, sono invece scariche di fucile rivolte alla folla inerme.
11 saranno i morti, e 27 i feriti.
Due dei morti sono bambini, molte le donne.
La banda di assassini era capeggiata dal noto malvivente Salvatore Giuliano, ancora oggi considerato da molti un eroe in Sicilia, colluso con mafia e poteri forti dello stato

“Si aspira ad avere un lavoro, per avere il diritto di riposarsi.”


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Anno 1889 a Parigi, il Congresso della Seconda Internazionale, decide:

“Una grande
manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in
tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche
autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore”.

Si decide poi per la giornata del 1° Maggio. E questo in memoria del 1° maggio 1886 di
una grande manifestazione operaia a Chicago, in cui 12 mila fabbriche e 400 mila operai
fanno sciopero richiedendo le otto ore. La manifestazione finisce ovviamente con le armi
da fuoco delle forze di polizia, con uccisioni, arresti, condanne a 15 anni e persino a pena
2capitale, e c’è chi si suicida o s’impicca nella cella.
Nel 1890 per la prima volta il Primo Maggio, in tutto il mondo, i lavoratori fanno sciopero. E
si  decide di fare permanentemente del 1° Maggio una “Festa dei
Lavoratori” di tutti i paesi. I governi si oppongono e si organizzano, in quanto questa festa
viene dichiarata sovversiva: i fucili sono puntati, l’opinione pubblica borghese è presa dal
panico: non si vuole una festa dei lavoratori. I lavoratori devono lavorare e non
festeggiare. Quella giornata deve essere abolita.
Nel 1891 in Francia avviene l’eccidio del 1° Maggio a Fourmies: contro nemmeno 200
manifestanti vennero mandati 300 soldati con il nuovo fucile Lebel, capace a 100 metri di
trapassare tre corpi. Tra i morti c’erano giovinette che portavano in mano mazzetti di
biancospino. Le otto ore in Francia saranno concesse per legge quasi vent’anni dopo, il 23
aprile 1919. E così nelle altre parti del mondo. Il fiore garofano rosso non era ancora un simbolo “sovversivo” dell’unità proletaria. Per
esempio a Fourmies, apparvero solo delicati fiori di biancospino. In Francia oggi si offrono
mughetti
In Germania usa ancora il garofano rosso, o forse la rosa rossa, ogni tanto, tra i più
moderati. Comunque c’è tutta una lista storica di bandiere rosse (di lotta) e bandiere nere
(di lutto).
Sui manifesti, grafici o pitture che riguardano il Primo Maggio, non appare però mai il
 delgarofano rosso, che sarebbe solo un simbolo. Essi rappresentano invece sempre gli
uomini in lotta e fraternità contro le leggi disumane del capitalismo.

Il garofano rosso apparve simbolicamente come una nota di umorismo degli uomini del
lavoro contro il divieto governativo di riunirsi e lasciar sentire la propria voce: era proibito
riunirsi e dimostrare con bandiere, e allora i lavoratori inscenarono una festa campagnola,
in osterie, e ognuno si mise sul suo vestito di festa, per distinguersi, all’occhiello, un fiore:
un garofano rosso. Già a partire dal 1890. Come simbolo grafico, il garofano rosso fece la
sua entrata in scena dopo il fascismo, nel costituirsi dei partiti socialisti.
Durante il fascismo in Italia e Germania, la Festa del 1° Maggio sparisce. Dopo la seconda
guerra mondiale, nel 1945, si potevano sventolare abbastanza facilmente bandiere rosse
e garofani rossi, uniti insieme. Nel 1974 abbiamo in Portogallo la rivolta militare della
“Rivoluzione dei garofani” in cui i militari misero nella canna del fucile il garofano rosso.

info dal web

Chernobyl 26 aprile 1986


 26  aprile 1986
da una centrale atomica di Chernobyl, URSS, esce una nube radioattiva che miete molte vittime, inonda l’intera Europa: uccide immediatamente, o quasi, 31 persone, molte saranno le persone colpite da leucemia, renderà inabitabili molte terre, sarà causa della nascita di bambini e animali deformi.

Ieri sera vedevo un documentario girato appunto 30 anni dopo… la foresta rossa, è sempre li in piedi secca e bruciata ma gli alberi non cadono, non si decompongono, il legno è duro come le pietre, il sotto bosco ricco di foglie secche è li da decenni non si decompone, non ci sono piu’ i microorganismi responsabili del processo. E li’ è concentrato un altissima percentuale di radioattività, se per disgrazia scoppiasse un incendio sarebbe un nuovo disastro ambientale decisamente catastrofico. Hanno fatto degli studi anche sugli animali, stranamente pare che si siano ambientati e riprodotti, ma non si sa bene con quali conseguenze fisiche. Ad esempio i lupi, che generalmente non attaccano gli uomini, sembrano essere piu’ aggressivi, i ragni non tessono tele uniformi, ma irregolari… che sia a causa di mutazioni genetiche? non si sono potuti svolgere molti studi perchè stare in quei settori è ancora molto pericoloso per la salute degli scienziati, nonostante le sofisticate schermature. Una nota che mi ha fatto male al cuore è stato nel scoprire che ci sono circa 150 persone che sono tornate ad abitare nelle zone piu’ critiche, nelle loro case da dove sono stati evacuati, per il semplice motivo che negli altri posti erano emarginati e ghettizzati perchè tendenzialmente ancora radioattivi, cosi hanno preferito isolarsi volontariamente piuttosto che essere emarginati. Non hanno acqua nè luce nelle case, si nutrono di ciò che coltivano nel terreno, nel terreno radioattivo, che non produrrà certo ortaggi sani, e la loro vita  è segnata cosi. Ora si sono impegnati a costruire un nuovo sarcofago di protezione del reattore numero 4 perchè quello vecchio si sta deteriorando velocemente, quello nuovo sarà fatto scivolare sopra e dovrà garantire una protezione da ulteriori radiazioni per altri 80 anni…

Io credo che Chernobyl sia stato molto piu’ grave rispetto a Fukushima, e l’uomo non ha ancora imparato la lezione .

Johnson & Johnson


Johnson & Johnson condannata a pagare 72 milioni dopo che una signora americana ha usato per anni il borotalco ed è morta di cancro….

qui la notizia: http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2016/02/24/AS4fM7hB-borotalco_condannata_johnson.shtml

fatto sta che già nel 2009 io scrivevo cosi: https://calogerobonura.wordpress.com/2009/08/29/johnsons-baby/

ed ancora in  tanti lo usano perfino sui neonati….:-(

Le ceneri e marketing


E’ morto la settimana scorsa Renato Bialetti.

inutile dirvi chi è stato.

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2016/02/16/ASDetZbB-renato_ceneri_bialetti.shtml

Alquanto “originale” la sua urna ceneraria, che altro non poteva essere che una moka di 18 tazze che potete trovare  ora su amazon a circa sessanta euro senza spese di spedizione.

la destinazione d’uso poi la scegliete voi-

non mi piace la spettacolarizzazione di momenti cosi delicati e serii,

la fase di marketing se la potevano evitare, anche se vero è che è sia stato un uomo che ha dedicato la sua vita al lavoro.

ma di sto passo, cosa dobbiamo aspettarci ?

che  richard ginori , scelga un’urna a forma di gabinetto?

 mah….  anche stavolta il denaro e la pubblicità hanno segnato un punto.

 

DOMENIKON: un immenso senso di vergogna. 16 febb 1943


La strage di Domenikon è una violenta azione di rappresaglia commessa dall’esercito italiano nel corso della Campagna di Grecia che provocò la morte di circa 150 uomini. L’episodio rappresenta uno dei più efferati crimini di guerra commessi dall’Italia durante la Seconda guerra mondiale.Domenikon è un villaggio della Grecia centrale situato in Tessaglia nei cui dintorni, poco prima della strage, un attacco partigiano aveva provocato la morte di nove soldati italiani. Il generale della 24ª Divisione fanteria “Pinerolo” Cesare Benelli, ordinò la repressione: centinaia di uomini circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e catturarono più di 150 uomini dai 14 agli 80 anni. Li tennero in ostaggio fino a che, nel cuore della notte, procedettero alla fucilazione.Questo episodio non fu sporadico:ma fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943 conseguenti a una circolare del generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, in cui per ciò che concerne la lotta ai ribelli si adottò il principio cardine della responsabilità collettiva, per annientare il movimento partigiano, quindi, andavano annientate le comunità locali.L’evento, per molto tempo dimenticato, è stato ricostruito nel documentario televisivo di Giovanni Donfrancesco La guerra sporca di Mussolini, andato in onda per la prima volta il 14 marzo del 2008 su History Channel. In Italia esso non è andato mai in onda sulla RAI, dichiaratasi ‘disinteressata al progetto’  ma è stato trasmesso il 3 gennaio 2010 alle 14.05 su Rete 4. Il 16 febbraio del 2009 per la prima volta l’Italia ha chiesto scusa alla Grecia, tramite il suo ambasciatore ad Atene, per questo eccidio.candele 42

 

La Repubblica italiana ricorda


Il Giorno del ricordo in Italia si celebra il 10 febbraio, in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Nel testo di legge si leggono le motivazioni:

 « La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale. Nella giornata […] sono previste iniziative per diffondere la conoscenza dei tragici eventi presso i giovani delle scuole di ogni ordine e grado. È altresì favorita, da parte di istituzioni ed enti, la realizzazione di studi, convegni, incontri e dibattiti in modo da conservare la memoria di quelle vicende. Tali iniziative sono, inoltre, volte a valorizzare il patrimonio culturale, storico, letterario e artistico degli italiani dell’Istria, di Fiume e delle coste dalmate, in particolare ponendo in rilievo il contributo degli stessi, negli anni trascorsi e negli anni presenti, allo sviluppo sociale e culturale del territorio della costa nord-orientale adriatica ed altresì a preservare le tradizioni delle comunità istriano-dalmate residenti nel territorio nazionale e all’estero. »
 (legge 30 marzo 2004 n. 92)

 …buona giornata amici!

01 febbraio


fonte dalla rete-

Il Governo  varò il Decreto legislativo luogotenenziale n° 23/1945 che estendeva alle donne il diritto di voto. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio, il provvedimento nasceva su proposta dei leader dei due maggiori partiti: il comunista Palmiro Togliatti, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e il democristiano Alcide De Gasperi, ministro degli esteri.
La prima volta delle donne alle urne ebbe luogo con le elezioni amministrative tra marzo e aprile del 1946. Il 2 giugno dello stesso anno, tuttavia, parteciparono a un voto di ben altra portata storica: quello per il Referendum istituzionale (tra monarchia e repubblica) e per eleggere l’Assemblea costituente.
nel frattempo in maniera assurda oltre le alpi nel 1959  la popolazione maschile svizzera vota contro il diritto di voto alle donne
ecco il succo delle loro motivazioni:
Il voto alle donne? Ma non fate ridere! Il loro cervello è più piccolo di quello degli uomini, il che prova che sono meno intelligenti. Sono portate all’estremismo, e andrebbero a manifestare senza neanche chiedere il permesso dei mariti. E poi non si favorirebbe l’uguaglianza sociale perchè una donna per modestia non andrebbe mai a votare quando incinta, ed essendo risaputo che le donne di campagna fanno molti più bambini delle cittadine, queste ultime godrebbero di un ingiusto vantaggio. E se le donne venissero poi elette, che umiliazione per i loro mariti! Sarebbero costretti a cucinare…»
Tali furono gli argomenti che convinsero l’elettorato maschile svizzero a rifiutare il voto alle donne ad ogni chiamata alle urne. Poco importava che questo diritto fosse già esercitato in Nuova Zelanda dal 1893 e quasi ovunque in Europa dalla fine della prima guerra mondiale. E poco importava che entrambe le camere del Parlamento federale avessero finalmente dato il permesso al suffragio femminile nel 1958 (comunque più di 50 anni dopo la Finlandia, prima in Europa). Quando nel 1959, come richiesto dalla Costituzione, venne interpellata la popolazione, o meglio la metà maschile, ben due terzi rifiutarono la proposta parlamentare.
E non si può affermare che le donne fossero restate con le mani in mano ad aspettare che i loro diritti piovessero dal cielo. La prima associazione femminista fu creata nel 1868, chiedendo i diritti civili e il diritto a frequentare le università. Ci furono proposte per inserire il suffragio femminile nella costituzione del 1874. Nel 1929 una petizione in favore del diritto di voto riuscì a raccogliere 250 mila firme, ma fu completamente ignorata.
Poichè nel sistema di democrazia diretta svizzero l’ultima parola in fatto di legislazione spetta agli elettori si riuscì ad escludere le donne per molto tempo; ma allo stesso tempo, la grande autonomia di cui gode anche il più piccolo dei cantoni, diede loro l’occasione di irrompere nella vita politica. Fu un piccolissimo comune del canton Vallese che, nel 1957, per primo permise ai suoi membri femminili di votare. Molti cantoni gradualmente seguirono l’esempio e negli anni ’60 le donne iniziarono ad occupare sempre più posizioni di rilievo nei governi e parlamenti locali. Nel 1968, Ginevra, allora la terza città più grande del paese, poteva vantare un sindaco donna – sindaco che, in ogni caso, non poteva ancora votare nelle elezioni federali.
Questo passo avanti non impedì alla Svizzera, al momento della firma della convenzione dei diritti umani del Consiglio d’Europa, di non aderire alle sezioni riguardanti la parità tra i sessi. Lo scalpore che questa decisione provocò, costrinse il Parlamento a rivedere la sua posizione e un ennesimo referendum fu presentato al paese.
Risultato: il 7 Febbraio 1971 gli uomini svizzeri, con una maggioranza di due terzi, finalmente concessero alle loro compatriote il pieno diritto al voto, anche alle elezioni federali.
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Cueva de los Tayos


affascinante la storia di padre crespi un missionario in ecuador ciò che ho letto è  avvolto in misteri non risolti e risvolti ricchi di cultura

 

e questi video da vedere:

ed in questo link http://mystero.forumcommunity.net/?t=29215093

la storia curiosa che il famoso padre potesse essere hitler, sarebbe davvero pazzesco se fosse vero…

ma in realtà le prove del suicidio di hitler sn un pò vaghe no? non si doveva essere ucciso e poi fatto cremare? ma le prove dei denti non potrebbero essere dei falsi, o una spiegazione di comodo?  c’è chi sostiene che si era fatto trasportare assieme alla sua compagna in argentina grazie a dei sommergebili che poi furono affondati…

chissà la verità se verrà mai a galla… appunto

voi che ne pensate di tutto ciò?

8 gennaio


dal web

venerdì 8 gennaio 1993

 Poco prima delle 22,30 tre spari e il rombo di un motore che accelera a vuoto squarciano la quiete di via Marconi, strada provinciale di Barcellona Pozzo di Gotto, a due minuti dal centro storico. Dentro una Renault di colore rosso le forze dell’ordine trovano il corpo senza vita di Beppe Alfano, 48enne cronista locale. E’ la prima vittima di mafia del 1993, che allunga la catena di morte dell’anno precedente, segnato dalle stragi di Capaci e via DAmelio.Il disegno criminoso si consuma un venerdì notte. Rincasando con la moglie, davanti al portone d’ingresso nota qualcosa di strano e, raccomandando alla donna di chiudersi in casa, si mette alla guida della sua Renault rossa. Pochi metri dopo, lungo via Marconi, viene freddato da tre colpi di pistola al petto, alla testa e in bocca. 

 

 

la bibbia


Nella prigione della contea di Prentiss, nel Mississippi, ciascun carcerato può tenere con sé tre magliette, tre paia di calzini, tre mutande, delle ciabattine da doccia, tre asciugamani grandi e tre piccoli, tre libri. Qualora fosse sorpreso in possesso di altri oggetti, questi sarebbero automaticamente considerati di contrabbando, confiscati e distrutti.

La singolarità sta sui libri: uno dei tre deve per forza essere la Bibbia, Non importa se la fede dei detenuti non è quella cattolica. Non importa se si è atei. La Bibbia bisogna averla.