Al termine della strada


(Joseph Folliet)

Al termine della strada,
non c’è la strada
ma il traguardo.

Al termine della scalata,
non c’è la scalata
ma la sommità.

Al termine della notte,
non c’è la notte
ma l’aurora.

Al termine dell’inverno,
non c’è l’inverno
ma la primavera.

Al termine della disperazione,
non c’è la disperazione
ma la speranza.

Al termine della morte,
non c’è la morte
ma la vita.

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I tre alberi


C’erano una volta, su una montagna, tre alberi che sognavano e speravano.
Il primo disse: “Io vorrei essere un baule pieno di tesori, oro e pietre preziose. Così tutto il mondo potrebbe vedere la mia bellezza.”
Il secondo albero esclamò: “Un giorno io sarò un battello solido e potente, trasporterò re e regine per tutti i mari del mondo. Tutti si sentiranno al sicuro a bordo.”
Il terzo albero disse: “Io voglio diventare l’albero più grande e più forte della foresta. La gente vedrà la mia cima dalla collina, e penseranno al cielo e a Dio; sarò l’albero più alto di tutti i tempi e nessuno si scorderà di me.”
I tre alberi sognarono per diversi anni sperando che i loro sogni si avverassero. Un bel giorno arrivarono tre boscaioli.
Uno di loro s’avvicino al primo albero e disse: “Questo albero mi sembra solido, lo potrei vendere al falegname”.
Il boscaiolo tagliò l’albero, e l’alberò si sentì felice di essere stato tagliato pensando che il falegname l’avrebbe trasformato in un baule.
Il secondo boscaiolo vedendo il secondo albero disse: “Questo albero sembra forte e solido, venderò il legno ai costruttori di battelli.”
Il secondo era felice all’idea che tra breve avrebbe cominciato la sua carriera sugli oceani.
Quando i boscaioli s’avvicinarono al terzo albero, quest’ultimo si spaventò, sapeva che se lo tagliavano, tutti i suoi sogni di grandezza sarebbero svaniti.
Uno dei boscaioli disse: “Non ho bisogno di un albero speciale, questo andrà bene.” E il terzo albero fu tagliato.
Quando il primo albero arrivò dal falegname, fu trasformato in una semplice mangiatoia per animali. La mangiatoia fu messa in una stalla e riempita di fieno. Non era proprio la risposta al suo desiderio…
Il secondo albero che sognava di trasportare re e regine per gli oceani, fu trasformato in una barca da pesca. I suoi sogni di potenza svanirono…
Il terzo albero fu tagliato in lastra di legno e abbandonato in un angolo.
Gli anni passarono e i tre alberi dimenticarono i lori sogni.
Un bel giorno, un uomo e una donna arrivarono alla stalla. La donna fece nascere suo figlio nella stalla e mise il bambino nella mangiatoia che era stata fabbricata con il legno del primo albero. L’uomo avrebbe voluto offrire una culla al bambino, ma la mangiatoia andava bene. L’albero comprese allora l’importanza dell’evento che stava vivendo e capì che conteneva il tesoro più prezioso di tutti i tempi.
Anni più tardi un gruppo di uomini salì sulla barca di pescatori fabbricata con il legno del secondo albero; uno dei uomini, stanco, si addormentò. Una tempesta si alzò e l’albero pensò di non essere abbastanza forte per portare il suo equipaggio in mezzo alla tempesta. Gli uomini allora svegliarono quello che si era addormentato.
Questo si alzò e disse: “Pace” e  la tempesta cessò. In quel momento l’albero capì di aver trasportato il Re dei Re.
Infine, qualcuno andò a prendere i pezzi del terzo albero dimenticato in un angolo, il legno fu trasportato per le strade e l’uomo che lo portava veniva insultato dalla folla. L’uomo era inchiodato ai pezzi di legno, elevato a croce, e morì in cima ad una collina. Quando arrivò la domenica, l’albero realizzò di essere stato cosi forte da tenersi in cima alla collina  e essere cosi vicino a Dio. Gesù era stato crocifisso sul suo legno…
Ciascuno dei tre alberi ebbe quello che aveva sognato, in modo diverso da quello che avevano immaginato.
Non sappiamo mai quali sono i disegni di Dio per noi…
da mille bolle blu

Prendete il tempo


 

Prendete il tempo di giocare,
è il segreto dell’eterna giovinezza

Prendete il tempo di leggere,
è la sorgente del sapere.

Prendete il tempo di amare e di essere amati,
è una grazia di Dio

Prendete il tempo di farvi degli amici,
è la via dei fortunati,

Prendete il tempo di ridere,
è la musica dell’amore.

Prendete il tempo di pensare ,
è la sorgente dell’azione.

Prendete il tempo di donare,
la vita è troppo corta per essere egoisti.

Prendete il tempo di lavorare,
è il prezzo del successo.

Prendete il tempo di pregare,
è la vostra forza sulla terra.

dal web

“Il mondo dei pazzi”


Fu nel parco di un manicomio che incontrai un giovane con il volto pallido e bello, colmo di stupore.
E sedetti accanto a lui sulla panca, e dissi:
“Perché sei qui?”.
E lui mi rivolse uno sguardo attonito e disse:
“È una domanda poco opportuna, comunque risponderò.
Mio padre voleva fare di me una copia di se stesso, e così mio zio.
Mia madre vedeva in me l’immagina del suo illustre genitore.
Mia sorella mi esibiva il marito marinaio come il perfetto esempio da seguire.
Mio fratello riteneva che dovessi essere identico a lui: un bravissimo atleta.
Ed anche i miei insegnanti, il dottore in filosofia, e il maestro di musica, e il logico,erano ben decisi:
ognuno di loro voleva che io fossi il riflesso del suo volto in uno specchio.
Per questo sono venuto qui.
Trovo l’ambiente più sano.
Qui almeno posso essere me stesso.”
E di scatto si volse verso me e chiese:
“Anche tu sei qui a causa dell’educazione e dei buoni consigli?”
Ed io risposi:” No, sono qui in visita”.
E lui disse:
” Ah, ho capito. Vieni dal manicomio dall’altra parte del muro”.

(Khalil Gibran – da “Il mondo dei pazzi”)

5 maggio


Ei fu. Siccome immobile, 
dato il mortal sospiro, 
stette la spoglia immemore 
orba di tanto spiro, 
così percossa, attonita 
la terra al nunzio sta, 
muta pensando all’ultima 
ora dell’uom fatale; 
né sa quando una simile 
orma di pie’ mortale 
la sua cruenta polvere 
a calpestar verrà. 
Lui folgorante in solio 
vide il mio genio e tacque; 
quando, con vece assidua, 
cadde, risorse e giacque, 
di mille voci al sònito 
mista la sua non ha: 
vergin di servo encomio 
e di codardo oltraggio, 
sorge or commosso al sùbito 
sparir di tanto raggio; 
e scioglie all’urna un cantico 
che forse non morrà. 
Dall’Alpi alle Piramidi, 
dal Manzanarre al Reno, 
di quel securo il fulmine 
tenea dietro al baleno; 
scoppiò da Scilla al Tanai, 
dall’uno all’altro mar. 
Fu vera gloria? Ai posteri 
l’ardua sentenza: nui 
chiniam la fronte al Massimo 
Fattor, che volle in lui 
del creator suo spirito 
più vasta orma stampar. 
La procellosa e trepida 
gioia d’un gran disegno, 
l’ansia d’un cor che indocile 
serve, pensando al regno; 
e il giunge, e tiene un premio 
ch’era follia sperar; 
tutto ei provò: la gloria 
maggior dopo il periglio, 
la fuga e la vittoria, 
la reggia e il tristo esiglio; 
due volte nella polvere, 
due volte sull’altar. 
Ei si nomò: due secoli, 
l’un contro l’altro armato, 
sommessi a lui si volsero, 
come aspettando il fato; 
ei fe’ silenzio, ed arbitro 
s’assise in mezzo a lor. 
E sparve, e i dì nell’ozio 
chiuse in sì breve sponda, 
segno d’immensa invidia 
e di pietà profonda, 
d’inestinguibil odio 
e d’indomato amor. 
Come sul capo al naufrago 
l’onda s’avvolve e pesa, 
l’onda su cui del misero, 
alta pur dianzi e tesa, 
scorrea la vista a scernere 
prode remote invan; 
tal su quell’alma il cumulo 
delle memorie scese. 
Oh quante volte ai posteri 
narrar se stesso imprese, 
e sull’eterne pagine 
cadde la stanca man! 
Oh quante volte, al tacito 
morir d’un giorno inerte, 
chinati i rai fulminei, 
le braccia al sen conserte, 
stette, e dei dì che furono 
l’assalse il sovvenir! 
E ripensò le mobili 
tende, e i percossi valli, 
e il lampo de’ manipoli, 
e l’onda dei cavalli, 
e il concitato imperio 
e il celere ubbidir. 
Ahi! forse a tanto strazio 
cadde lo spirto anelo, 
e disperò; ma valida 
venne una man dal cielo, 
e in più spirabil aere 
pietosa il trasportò; 
e l’avvïò, pei floridi 
sentier della speranza, 
ai campi eterni, al premio 
che i desideri avanza, 
dov’è silenzio e tenebre 
la gloria che passò. 
Bella Immortal! benefica 
Fede ai trïonfi avvezza! 
Scrivi ancor questo, allegrati; 
ché più superba altezza 
al disonor del Gòlgota 
giammai non si chinò. 
Tu dalle stanche ceneri 
sperdi ogni ria parola: 
il Dio che atterra e suscita, 
che affanna e che consola, 
sulla deserta coltrice 
accanto a lui posò.

L’ode il Cinque Maggio fu scritta, di getto, in soli tre o quattro giorni, dal Manzoni commosso dalla conversione cristiana di Napoleone avvenuta prima della sua morte (la notizia della morte di Napoleone si diffuse il 16 luglio 1821 e fu pubblicata nella “Gazzetta di Milano”).

dal web

sussurrare…


(Gialal Ed-Din Rumi)

Il Signore ha bisbigliato qualcosa all’orecchio della rosa
ed eccola aprirsi al sorriso.

Il Signore ha mormorato qualcosa al sasso
ed ecco lo gemma preziosa scintillante nella miniera.

Il Signore ha detto qualcosa all’orecchio del sole
ed ecco la guancia del sole coprirsi di mille eclissi.

Ma che cosa avrà mai bisbigliato il Signore
all’orecchio dell’uomo,
perché egli solo sia capace di amare e di amarlo?
Ha bisbigliato amore!

Buona settimana a tutti voi

amici mieiii!


Primavera


Conosco una città
dove la primavera
arriva e se ne va
senza trovare un albero
da rinverdire,
un ramo da far fiorire
di rosa o di lillà:
Per quelle strade murate
come prigioni
la poveretta s’aggira
con le migliori intenzioni:
appende un po’ di verde
ai fili dei tram,ai lampioni,
sparge dei fiori
davanti ai portoni
(e dopo un momentino

se li riprende il netturbuno).
Altro da fare
non le rimane,
per settimane e settimane,
che dirigere il traffico
delle rondini,in alto,
dove la gente
non le vede e non le sente.
Di verde in quella città
(e dirvi il suo nome non posso)
ci sono soltanto i semafori
quando non segnano rosso .

dal web

 

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Io, Elisa Springer, ho visto Dio


(Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio Editori,1997)
Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.

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…crescendo


Dopo un po’ impari la sottile differenza
tra tenere una mano e incatenare un’anima.
E impari che l’amore non è appoggiarsi a qualcuno
e la compagnia non è sicurezza.
E inizi a imparare che i baci non sono contratti
e i doni non sono promesse.
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta
e con gli occhi aperti con la grazia di un adulto
non con il dolore di un bimbo.
Ed impari a costruire tutte le strade oggi
perché il terreno di domani è troppo incerto
per fare piani. Dopo un po’ impari che il sole scotta,
se ne prendi troppo.
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
E impari che puoi davvero sopportare,
che sei davvero forte, e che vali davvero
.

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La scatola di colori


Avevo una scatola di colori,
brillanti, decisi e vivaci.

Avevo una scatola di colori.
alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.
Non avevo il nero per il pianto degli orfani.
Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.
Non avevo il giallo per le sabbie ardenti.

Ma avevo larancio per la gioia della vita.
E il verde per i germogli e i nidi.
E il celeste dei chiari cieli splendenti.
E il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta e ho dipinto la pace.

(Tali Sorek, israeliana)

Le cose non sono come sembrano


Le cose non sempre sono ciò che sembrano!

Due angeli viaggiatori si fermarono per la notte nella casa di una famiglia molto facoltosa.
La famiglia era rude e non consentì loro di fermarsi nella stanza degli ospiti della villa.
Invece venne dato loro un piccolo spazio nella cantina fredda della casa.
Mentre sistemavano i letti sul pavimento, l’Angelo più anziano vide una fessura nel muro e la sistemò.
Quando l’Angelo più giovane chiese il perchè, quello più anziano rispose,
“Le Cose non sempre sono ciò che sembrano”.
La notte successiva, gli angeli andarono a riposare nella casa di una coppia molto povera,
ma l’uomo e sua moglie erano molto ospitali.
Dopo aver condiviso il poco cibo che la famiglia possedeva, la coppia permise agli Angeli
di dormire nel loro letto dove avrebbero potuto avere una buona notte di riposo.
Quando si svegliarono il giorno successivo, gli Angeli trovarono in lacrime il signore e sua moglie.
L’unica mucca che possedevano, il cui latte era la loro unica entrata di soldi, giaceva morta nel campo.
L’Angelo più giovane era furibondo e chiese all’Angelo più anziano,
“Come hai potuto permettere che accedesse?”
Il primo uomo aveva tutto e tu l’hai aiutato; la seconda famiglia aveva poche cose,
ma era disposta a condividerle, e tu hai permesso che la loro mucca morisse”.
“Le Cose non sempre sono ciò che sembrano” ripose l’Angelo più anziano.
“Quando eravamo nella cantina di quella villa, ho notato che c’era dell’oro nascosto in quel buco del muro.
Dato che il proprietario era ossessionato dai soldi, ho chiuso il buco così da non permettere
più loro di trovare l’oro.”
Questa notte, mentre dormivamo nel letto della famiglia povera, l’angelo della morte venne
in cerca della moglie del contadino e io gli ho dato la mucca.
“Le Cose non sempre sono ciò che sembrano”

 

 

 

l’ultima visita


Toc, bussando con aria decisa
il respiro non aspetta di fingere la paura
nuova visita stà entrando in casa
piccoli passi senza udire rumore
mi porterà via senza interpellarmi
non avrò più un altra occasione
si muore una sola volta e intendo gustare
il piacere provato di morire mortale
ricorderò l’ istante nell’ attimo eterno
in cui chiuderò gli occhi per vedere il mondo
non saluterò perché tutti torneranno
chi prima chi dopo chi ogni giorno
la morte va presa come la vita
quando la vivi ti accorgi che é finita!
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Il meglio di te


Se sei stanco e la strada ti sembra lunga,
se ti accorgi che hai sbagliato strada,
…Non lasciarti portare dai giorni e dai tempi, Ricomincia.
Se la vita ti sembra troppo assurda,
Se sei deluso da troppe cose e da troppe persone
…Non cercare di capire il perché, Ricomincia.
Se hai provato ad amare ed essere utile,
Se hai conosciuto la povertà dei tuoi limiti,
…Non lasciar là un impegno assolto a metà, Ricomincia.
Se gli altri ti guardano con rimprovero,
Se sono delusi di te, irritati,
…Non ribellarti, non domandar loro nulla, Ricomincia.
Perché l’albero germoglia di nuovo dimenticando l’inverno,
Il ramo fiorisce senza domandare perché,
E l’uccello fa il suo nido senza pensare all’autunno,
Perché la vita è speranza e sempre ricomincia..

ho conosciuto


“Ho conosciuto l’amore degli uomini,   ed era possessione,
ho conosciuto la loro amicizia,   ed era sfruttamento;
ho conosciuto il loro aiuto,   ed era umiliazione;
ho conosciuto la pietà degli uomini,   ed era degnazione;
la loro protezione,   ma aveva un secondo fine;
ho conosciuto la giustizia degli uomini,   ma era parziale;
la loro forza,   ma era brutalità;
la loro onestà,   ed era apparenza.
Ho conosciuto la fede degli uomini,   ma era prigione;
la loro scienza,   ed era cecità;
ho conosciuto la compagnia degli uomini,   ma non mi riempiva.
Ho conosciuto tutto questo e ne sono rimasto turbato.”
auguro a tutti di nn  vivere mai queste situazioni
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eco


“Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…
All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :”AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :
“AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”
E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”
Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”
E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”
Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”
E ricevette la risposta: “Codardo!”
Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?”
Il padre gli sorrise e rispose:”Figlio mio, ora stai attento:”
E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!”
La voce rispose: “Tu sei un campione!”
Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.
Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;
Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.
Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.
La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi.029

ai miei veri amici


…Nella solitudine, nella malattia, nella confusione,
la semplice conoscenza dell’amicizia
rende possibile resistere,
anche se l’amico non ha il potere di aiutarci.
È sufficiente che esista.
L’amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo,
dalla prigionia o dalla guerra,
dalla sofferenza o dal silenzio.
È in queste cose che essa mette più profonde radici.
È da queste cose che essa fiorisce….
Pam Brown
Queste poche righe sono dedicate a voi
che mi leggete e che sapete che siete preziosi

La fedeltà


Quel giorno il Saggio mi disse: la vera fedeltà della coppia non è ciò che tu pensi, mio caro. Non è una costrizione, imposta dalla legge, dalla società, dalla Chiesa. Non è il rispetto di un contratto.
E’ un’avventura, strada da percorrere, perchè strada scelta.
Si vive e si sviluppa come si vive e si sviluppa l’amore degli amanti.
E’ questo amore in cammino,è il suo pane quotidiano e il vino della sua gioia.
L’amore non è già fatto. Si fa.
Non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire.
Non è un appartamento “chiavi in mano”, ma una casa da costruire, conservare e spesso riparare.
Non è una vetta conquistata, ma la partenza dalla valle, con scalate appassionanti, cadute dolorose nel freddo della notte o nel calore del sole che scoppia.
Non è un solido ancoraggio nel porto della felicità, ma un levare l’ancora, è un viaggio in pieno mare, con il vento o la tempesta.
Non è un SI trionfale, un punto fermo che si segna fra i sorrisi e gli applausi, ma è una moltitudine di SI che punteggiano la vita, fra una moltitudine di NO che si cancellano strada facendo.
La fedeltà non è già fatta. Come l’amore, essa si fa, perchè dell’amore è l’indissolubile compagna.
Essere fedeli non è non smarrirsi, non combattere, non cadere.
E’ rialzarsi sempre e sempre camminare.
E’ volere perseguire sino alla fine il progetto preparato insieme e liberamente deciso.
E’ dare fiducia all’altro, al di là delle ombre e della notte.
E’ sostenersi a vicenda al di là delle cadute e delle ferite.
E’ avere fede nell’Amore onnipotente, al di là dell’amore.”02

Ho imparato


  • Ho imparato… che la scuola migliore al mondo e’ sedersi ai piedi di una persona più grande ad ascoltare i suoi ricordi
    Ho imparato… che quando sei innamorato… si vede
    Ho imparato…… che tutti abbiamo bisogno di amici, perché essi rappresentano un mondo dentro di noi  
    Ho imparato… che ogni persona merita di essere salutata con…. un sorriso, perché un sorriso è come un raggio di sole
    Ho imparato… che basta una persona che mi dica che gli ho migliorato la giornata… per migliorare la mia 
    Ho imparato… che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ….ma per crescere e vivere felici bisogna scalarla
    Ho imparato….che e’ più importante essere corretti che diplomatici
     Ho imparato… che si può sempre pregare per qualcuno quando non si ha la forza per aiutarlo in qualche altro modo
    Ho imparato… che se la vita diventa troppo seria…. abbiamo bisogno di un amico che ci aiuti a divertirci
    Ho imparato… che a volte a una persona serve solo una mano da stringere e un cuore che capisca
    Ho imparato… che dovremmo essere contenti che Dio non ci ha dato tutto quello che vogliamo , così possiamo cercare di conquistarlo
    Ho imparato… che i soldi non comprano …..la classe
    Ho imparato… che sono le piccole cose che rendono la vita cosi bella
    Ho imparato… che sotto una corazza c’e’ sempre qualcuno che vuole essere amato e apprezzato Ho imparato… che Dio non ha fatto tutto in un giorno…. cosa ci fa pensare che noi possiamo riuscirci??
    Ho imparato… che ignorare i fatti… non cambia i fatti…
    Ho imparato… che quando vuoi vendicarti di qualcuno… lascia solo che quel qualcuno continui a farti del male
    Ho imparato… che l’amore, non il tempo… guarisce le ferite
    Ho imparato… che il modo migliore per crescere e’ circondarsi di persone che possano donare amore
    Ho imparato… che nessuno e’ perfetto… finché non si innamora
    Ho imparato… che la vita e’ dura….ma io di più!!!
    Ho imparato…che le opportunità non vanno mai perse…. quelle che lasciamo andare noi…..le prende qualcun’altro.
    Ho imparato… che quando si serba rancore e amarezza… la felicità va da un’altra parte
    Ho imparato….. che la felicità è sempre li ,dietro l’angolo, devi solo cercare di non lasciartela sfuggire
    Ho imparato… che bisognerebbe sempre usare parole buone… perché un domani forse si dovranno rimangiare
     Ho imparato… che un sorriso e’ un modo economico per migliorare il nostro aspetto 
    Ho imparato… che se non posso scegliere come sentirmi… posso sempre fare qualcosa per cercare di stare il meglio possibile
    Ho imparato… che quando un bambino appena nato, tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno… ti ha agganciato per la vita
    Ho imparato che e’ meglio dare un consiglio solo in due circostanze… quando e’ richiesto, e quando ne dipende la vita
    Ho imparato… che meno tempo sprechiamo …. più cose facciamo
    Ho imparato
    .che la vita è una storia infinita, ma io voglio viverla fino in fondo!
    ***********************************
    **********

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*** il paradiso***


Un uomo camminava per una strada con il suo cane.Si godeva il paesaggio, quando ad un tratto si reseconto di essere morto.
Si ricordò di quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco era morto da anni.
Si chiese dove li portava quella strada. Dopo un poco giunsero a un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo.In cima a una collina s’interrompeva in un alto arco che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, vide che l’arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s’incammino verso il cancello, dove a un lato c’era un uomo seduto a una scrivania.
Arrivato davanti a lui, gli chiese: – Scusi, dove siamo?
– Questo è il Paradiso, signore, – rispose l’uomo.
– Uao! E non si potrebbe avere un po’ d’acqua?
– Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell’acqua ghiacciata. L’uomo fece un gesto e il cancello si aprì.
– Non può entrare anche il mio amico? – disse il viaggiatore indicando il suo cane.
– Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.
L’uomo pensò un istante, poi fece dietro front e tornò in strada con il suo cane.
Dopo un’altra lunga camminata, giunse in cima a un’altra collina in una strada sporca che portava all’ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso.
Non c’erano recinzioni di sorta. Avvicinandosi all’ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
– Mi scusi, – chiese. – Non avrebbe un po’ d’acqua?
– Sì, certo. Laggiù c’è una pompa, entri pure.
– E il mio amico qui? – disse lui, indicando il cane.
– Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.
Attraversarono l’ingresso ed effettivamente poco più in là c’era un’antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola.
Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane.
Continuarono così finché non furono sazi, poi tornarono dall’uomo seduto all’albero.
– Come si chiama questo posto? – chiese il viaggiatore.
– Questo è il Paradiso.
– Be’, non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.
– Ah, vuol dire quel posto con la strada d’oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l’Inferno.
– E non vi secca che usino il vostro nome?
– No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano perdere i loro migliori amici.
******************************

Rosa

Il sorriso…


Donare un sorriso rende felice il cuore. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona. Non dura
che un istante, ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne fare a meno, ne così
povero da non poterlo donare. Il sorriso crea gioia in famiglia, da sostegno nel lavoro ed è segno tangibile
di amicizia. Un sorriso dona sollievo a chi è stanco. Rinnova il coraggio nelle prove, e nella tristezza è
medicina. E se poi incontri chi non te lo offre sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno
di un sorriso come colui che non sa darlo.

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24 domande


Ventiquattro domande e ventiquattro risposte
^^^^^^^^^^^
  Il giorno più bello? Oggi.
L’ostacolo più grande? La paura.
La cosa più facile? Sbagliarsi.
L’errore più grande? Rinunciare.
La radice di tutti i mali? L’egoismo.
La distrazione migliore? Il lavoro.
La sconfitta peggiore? Lo scoraggiamento.
I migliori professionisti? I bambini.
Il primo bisogno? Comunicare.
La felicità più grande? Essere utili agli altri.
Il mistero più grande? La morte.
Il difetto peggiore? Il malumore.
La persona più pericolosa? Quella che mente.
Il sentimento più brutto? Il rancore.
Il regalo più bello? Il perdono.
Quello indispensabile? La famiglia.
La rotta migliore? La via giusta.
La sensazione più piacevole? La pace interiore.
L’accoglienza migliore? Il sorriso.
La miglior medicina? L’ottimismo.
La soddisfazione più grande? Il dovere compiuto.
La forza più grande? La fede.
Le persone più necessarie? I sacerdoti.
La cosa più bella del mondo? L’amore.

Madre Teresa di Calcutta

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game is over


.:*~*:._.:*~*:._.:*~*: “- Sei la mia dolce seduzione, sei in ogni mio singolo pensiero”
-“- E’ solo una sbandata!!!”
-” – Per te,lo sai,  farei ogni cosa”
-” – “Hai la febbre!?!  – stai delirando? “
-” – “No, è che ti amo ingenuamente e non riesco ad allontanarti dalla mia coscienza-“.:*~*:._.:*~*:._.:*~*

dedicata a mia figlia Martina


ciao piccola mia,
ti porto sempre dentro di me,
nel mio seno, e nella mia anima:
ma oggi mi assale … una strana angoscia..
una spiacevole sensazione…
che non mi dà tregua:
mi chiedo se hai sofferto anche tu…
mi chiedo se …
se ti sei sentita addormentare dolcemente,
o se hai dovuto disputare anche quella battaglia
fino all’ultimo alito vitale.
Mi chiedo perchè …
perchè tu eri cosi vicina a me ed io a te…
eppur tante cose di te non so,
ed io impotente nn ho saputo tenerti  con me

 le lacrime segnano il mio viso,
ma i solchi piu’ dolorosi sono
quelli del cuore.
Lo so,- non hai deciso tu…
La vita x te Dio ha voluto che fosse un sogno
dal quale ti sei svegliata morendo,
i miei pensieri sono concentrati su di te
sui tuoi occhi, sulle tue manine
sui tuoi piedini…
che mi mancano da morire:
il nostro legame nn si spezzerà mai
non è bastato nemmeno il crepuscolo di
quel giorno…e niente mai  ci raffredderà ed allontanerà.
come  niente mai però  -potrà riscaldarare il mio cuore-
come avresti saputo fare solo tu
vita mia.

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Vivi l’oggi


 

(suor Odette Prévost, Diario spirituale)

Vivi il giorno d’oggi Dio te lo dà è tuo, vivilo in lui.
Il giorno di domani è di Dio, non ti appartiene.
Non portare sul domani la preoccupazione di oggi.
Il domani è di Dio: affidaglielo.
Il momento presente è una fragile passerella:
se lo carichi dei rimpianti di ieri,
dell’inquietudine di domani, la passerella cede e tu perdi piede.
Il passato? Dio lo perdona.
L’avvenire? Dio lo dona.
Vivi il giorno d’oggi in comunione con lui.

Suor Odette Prévost è stata uccisa in Algeria, il 10 novembre 1995.

 

Qualcuno


Qualcuno muore,
è come se dei passi si arrestassero…
E se invece fosse una partenza per un altro viaggio?
Qualcuno muore,
è come un albero che viene abbattuto…
E se invece fosse un seme che germoglia in una terra nuova?
Qualcuno muore,
è come una porta che si chiude…
E se invece si trattasse di un varco che si apre su nuovi orizzonti?
Qualcuno muore,
ed è come un coperchio di silenzio…e di opprimenti
singhiozziì di dolore…
E se invece  questa quiete ci permettesse di ascoltare  il senso della vita?
Rosa  Andronaco

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sentimenti di:


nostalgia: è quando il ricordo tenta di sfuggire dalla mente ma non ci riesce.

ricordo:è quando anche senza autorizzazioni il tuo pensiero rivive un capitolo della tua vita.

preoccupazione: è una colla che non ti abbandona e che non riesce ad uscire dai tuoi pensieri.

indecisione: è quando sai molto bene quello che vuoi ma pensi che dovresti volere un’altra cosa.

intuizione: è quando il tuo cuore fa un balzo nel futuro ma poi ritorna rapidamente al presente.

presentimento: è quando rividi una scena di un film che forse non esiste nemmeno.

vergogna: è il panno nero con il quale vorresti ricoprirti.

ansietà: è quando mancano ancora molti minuti ad ottenere ciò che vuoi.

rabbia:  è quando il cane che è in te mostra i denti.

 ragione:  è quando l’attenzione vince sull’emozione che la sta dominando e assume il comando.

amicizia: è quando doni  te stesso agli altri e non te ne accorgi!

L’ombra


era un giorno di giugno;
disse l’erba all’ombra di un olmo:
“ti sposti da  destra a sinistra troppo spesso.
disturbi la mia quiete”
e l’ombra rispose:
“non sono io…guarda in alto,
c’è un albero che mi muove al vento, da est a ovest tra il sole e la terra”
e l’erba guardò in su
e vide l’albero x la prima volta.
e in cuor suo disse:
“toh…c’è un’erba piu’ grande di me”…
….e ammutolì.
                                                                                                         Kahlil Gibran

Tempo


(Michel Quoist)
Sono uscito, Signore,
fuori la gente usciva.
Camminavano e correvano tutti.
Correvano per non perdere tempo,
correvano dietro al tempo,
per riprendere il tempo,
per guadagnare tempo!…
“Arrivederci, signore, scusi,
non ho il tempo.
Ripasserò, non posso attendere,
non ho il tempo.
Termino questa lettera perché
non ho il tempo.
Avrei voluto aiutarla,
ma non ho il tempo.
Non posso accettare,
per mancanza di tempo.
Non posso riflettere, leggere,
sono sovraccarico,
non ho il tempo”.
Vorrei pregare, ma non ho il tempo.
Tu comprendi, Signore,
non ho il tempo.
Lo studente, ha il suo studio
e tanto lavoro,
non ha tempo… più tardi…
Il giovane fa dello sport,
non ha tempo… più tardi…
Lo sposo novello
deve arredare la casa,
non ha tempo… più tardi…
I genitori hanno i bambini,
non hanno tempo… più tardi…
I nonni hanno i nipotini,
non hanno tempo… più tardi…
Sono malati! Hanno le loro cure,
non hanno tempo… più tardi…
Sono moribondi, non hanno…
troppo tardi!…
non hanno più tempo!…
Così gli uomini corrono tutti
dietro al tempo, o Signore,
passano sulla terra correndo,
frettolosi, precipitosi,
sovraccarichi, impetuosi, avventati…
e non arrivano mai a tutto,
manca loro il tempo,
nonostante ogni sforzo,
manca loro il tempo,
anzi manca loro molto tempo.
Signore, Tu hai dovuto fare
un errore di calcolo.
V’è un errore generale:
le ore sono troppo brevi,
i giorni sono troppo brevi,
le vite sono troppo brevi!
Tu, che sei fuori del tempo,
sorridi, o Signore,
nel vederci lottare con esso,
e Tu sai quello che fai!
Tu non Ti sbagli quando distribuisci
il tempo agli uomini:
doni a ciascuno il tempo di fare
quello che Tu vuoi che egli faccia.
Ma non bisogna perdere tempo,
sprecare tempo,
ammazzare il tempo.
Perché il tempo
è un regalo che Tu ci fai,
ma un regalo deteriorabile,
un regalo che non si conserva.
Signore, ho tempo,
ho tutto il tempo mio,
tutto il tempo che Tu mi dai:
gli anni della mia vita,
le giornate dei miei anni,
le ore delle mie giornate,
sono tutti miei.
A me spetta riempirli,
serenamente, con calma,
ma riempirli tutti, fino all’orlo,
per offrirTeli, in modo che
della loro acqua insipida
Tu faccia un vino generoso,
come facesti un tempo a Cana
per le nozze umane.
Non Ti chiedo, oggi, o Signore,
il tempo di fare questo
e poi ancora quello;
Ti chiedo la grazia
di fare coscienziosamente
nel tempo che Tu mi dai,
quello che Tu vuoi che io faccia.

Quanto ci separa


Un saggio si imbarcò su una nave per recarsi dall’altra parte del mare. A metà della traversata si scatenò una tempesta di tale violenza che le onde altissime scagliavano la nave in su e in giù come se fosse un fuscello. Tutti avevano una paura tremenda, e chi pregava, chi si rotolava gridando, chi gettava tutti i suoi beni in mare. Solo il saggio rimaneva imperturbabile.
Quando la tempesta si calmò, e a poco a poco il colore tornò sulle gote dei naviganti, alcuni di loro si rivolsero al saggio e gli chiesero:
“Ma come mai tu non hai avuto paura? Non ti sei accorto che tra noi e la morte c’era soltanto una tavola di legno?”.
“Certo, ma nel corso della vita mi sono accorto che spesso c’è ancor meno”.

Felicità


Ciao, il mio nome è Felicità. Faccio parte della vita, di quelli che credono nella forza dellamore, che credono che ad una bella storia non possa esserci mai fine. Sono sposata, lo sapevi? Sono sposata con il Tempo. Lui è il responsabile della risoluzione di tutti i problemi. Lui costruisce cuori, lui medica quelli feriti, lui vince la tristezza... Io e il Tempo, assieme, abbiamo avuto 3 figli: Amicizia, Saggezza, Amore ... Amicizia è la figlia più grande, una ragazza bellissima, sincera e allegra. Lei unisce le persone, non ha lintento di ferire, ma di consolare. Poi cè Saggezza, colta, con principi morali ... lei è quella più attaccata a suo padre, Tempo. E come se Saggezza e Tempo camminassero insieme! Il più piccolo è Amore! Ah, quanto mi fa lavorare lui! E ostinato, a volte vuole abitare solo in un certo posto... E a volte dice che è stato concepito per abitare in due cuori e non in uno soltanto. Eh si, mio figlio Amore è molto complesso. Quando comincia a far danni, devo chiamare subito suo padre, Tempo, affinché chiuda le ferite procurate dal figlio ! Una persona un giorno mi ha detto: alla fine tutto si sistema sempre...in un modo o nellaltro... se le cose ancora non si sono sistemate è perché non siamo ancora giunti alla fine... Per questo ti dico di avere fiducia nella mia famiglia. Credi in mio marito Tempo, nei miei figli Amicizia, Saggezza e soprattutto credi in mio figlio Amore. Se avrai fiducia in loro, stai certo che allora io, Felicità, un giorno batterò alla tua porta ! E non dimenticare mai di sorridere ...

 

8

L’amore


L’amore, come un corso d’acqua,
deve essere in continuo movimento,
ed è proprio per quello che tu fai con me.
Ma che cosa accade alla maggioranza delle coppie?
Credono che le acque del fiume
scorrano per sempre, e non se ne
preoccupano più. Poi arriva
l’inverno, e le acque gelano.
Solo allora comprendono che niente,
in questa vita, è assolutamente garantito.
(Kahlil Gibran)

la vecchietta che…


La vecchietta che aspettava Dio

C’era una volta un’anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva: “Oggi verrò a farti visita”. Figuratevi la gioia e l’orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l’arrivo di Dio.
Dopo un po’, qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: “Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!”. E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.

Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c’era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò: “Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un’altra volta!”. E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.

Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese. “Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo… E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa”, implorò il povero.
“Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!” disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.

La giornata passò, ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise ad andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare. Le apparve in sogno il buon Dio che le disse: “Oggi, per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto”.

Gli occhi del falegname


C’èra una volta, tanto tempo fa, in un piccolo villaggio, la bottega di un falegname. Un giorno, durante l’assenza del padrone, tutti i suoi arnesi da lavoro tennero un gran consiglio.
La seduta fu lunga e animata, talvolta anche gravemente, Si trattava di escludere dalla onorata comunità degli utensili un certo numero di membri.
Uno prese la parola: “Dobbiamo espellere nostra sorella Sega, perchè morde e fa scricchiolare i denti. Ha il carattere più mordace della terra”
Un altro interviene:” Non possiamo tenere fra noi nostra sorella pialla: ha un carattere tagliente e pignolo, da spellacchiare tutto quello che tocca”
” Fratel martello- protestò un altro- ha un caratteraccio pesante e violento. lo definirei un picchiatore. E’ urtante il suo modo di ribattere continuamente e dà sui nervi a tutti. Escludiamolo!”
“E i chiodi? Si può vivere con gente cosi pungente? Che se ne vadano! E anche lima e raspa. A vivere con loro è un attrito continuo. E cacciamo anche cartavetro, la cui unica ragion d’essere sembra quella di graffiare il prossimo!”
Cosi discutevano animosamente, parlavano tutti insieme, dove tutti volevano espellere tutti!
La riunione fu bruscamente interrotta dall’arrivo del falegname. Tutti gli utensili tacquero quando lo videro avvicinarsi al tavolo del lavoro.
L’uomo prese un asse e lo segò con la sega mordace, lo piallò con la pialla che spela tutto ciò che tocca, sorella ascia, sorella raspa e sorella cartavetro, entrarono in azione subito dopo.
Il falegname prese poi i chiodi e il martello.
Si servì di tutti i suoi attrezzi di brutto carattere per fabbricare una culla.
Una bellissima culla per accogliere un bambino che stava per nascere.
Forse Dio ci guarda con gli stessi occhi del falegname….ognuno di noi è importante, unico, irripetibile…

(Da Soraya)

..se


SorrisoBriciole di serenità Sorriso


1. Se non mettessi mai il broncio, sarei più benvoluto dai piccoli e dai grandi.
2. Se fossi più garbato, sarei più felice io e coloro che trattano con me.
3. Se parlassi piano e rispondessi dolcemente e con pazienza, sarei l’incanto dei miei familiari.
4. Se vincessi la curiosità e non mi immischiassi nei fatti altrui, sarei più rispettato e sarei richiesto di consigli.
5. Se non dessi consigli non richiesti e non voluti, sarei più ascoltato, stimato e amato.
6. Se non mi lamentassi tanto dei miei acciacchi e disturbi dell’età, sarei forse curato con più amorevolezza.
7. Se sapessi compatire, se non avessi quell’espressione dura e imparassi invece ad abbracciare le sofferenze come volute da Dio per purificarmi, mi sentirei più sollevato dalle colpe commesse in gioventù.
8. Se fossi virtuoso, sarei l’angelo della famiglia e vedrei rifiorire il Paradiso intorno a me.
9. Se dessi sempre il buon esempio in tutto, vedrei praticare la virtù e l’amore tra i miei cari.
10. Se cercassi di vivere sempre in pace con Dio e col prossimo, raggiungerei sicuramente lo scopo della mia vita sulla terra: quello di unirmi con Dio nel Cielo

Prendere posizione


(Martin Luther King)

La vigliaccheria chiede: è sicuro?
L’opportunità chiede: è conveniente?
La vanagloria chiede: è popolare?
Ma la coscienza chiede: è giusto?
Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta.

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