Il cavallo 🐴


Image and video hosting by TinyPicUn giorno, il cavallo di un contadino cadde in pozzo.
Non si ferì ma non potè uscire con le proprie forze,
per molte ore nitrì disperato
mentre il contadino pensava al da farsi.
Poi prese una decisone crudele: il cavallo era già vecchio e il pozzo secco che bisognava chiudere.
Non valeva la pena  sprecare energia x tirare fuori il cavallo dal pozzo.
Allora chiese aiuto per interrare vivo il cavallo.
Cominciarono a gettare terra nel pozzo
il cavallo si rese conto immediatamente delle loro intenzioni e pianse disperatamente.
Tuttavia, dopo che ebbero gettato molta terra il cavallo si calmò.
Il contadino guardò in fondo al pozzo e vide che ad ogni palata di terra
che cadeva sopra la schiena , il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa
che cadeva ai suoi piedi.
Così riuscì ad arrivare alla bocca del pozzo e ad uscire da solo.
La vita ti getta addosso molta terra, soprattutto se sei già in un pozzo…
il segreto è scrollarsi la terra che abbiamo sulle spalle e salirci sopra.
Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima!

Chi è Teddy Bear?


il famoso orsetto porta il nome di un presidente americano appassionato di caccia al grizly che nel 1902 si era rifiutato di sparare ad un cucciolo di orso.

il famoso presidente era niente popò di meno che Theodore Roosvelt, repubblicano, il cui volto è scolpito sul monte Rushmore.

destino vuole che durante la battuta di caccia era presente anche un giornalista del washintong post, cosi la notizia del presidente che volle risparmiare l’orsetto fu presto pubblica.

secondo la leggenda, poi, due commercianti di dolciumi per abbellire la loro vetrina cucirono dei grosso orsetti di pezza, alla fine i clienti entravano nel negozio per comprare gli orsetti invece dei dolcetti….

 

I professori


Quando Gandhi studiava diritto all’università di Londra aveva un professore, Peters, che non lo sopportava; Gandhi, però, non era il tipo da lasciarsi intimidire. Un giorno il professore stava mangiando nel refettorio e Gandhi gli si sedette accanto. Il professore disse: – Signor Gandhi, lei sa che un maiale e un uccello non possono mangiare insieme? – Ok Prof, sto volando via…rispose Gandhi, che andò a sedersi a un altro tavolo. Il professore, profondamente infastidito, decise di vendicarsi al prossimo esame, ma Gandhi rispose brillantemente a tutte le domande. Allora decise di fargli la domanda seguente: – Signor Gandhi, immagini di stare per strada e di notare una borsa; la apre e vi trova la saggezza e molto denaro. Quale delle due cose tiene per sé? – Certamente il denaro, Prof. – Ah, io invece al posto suo avrei scelto la saggezza. – Lei ha ragione Prof; in fondo, ciascuno sceglie quel che non ha! Il professore, furioso, scrisse sul libretto la parola IDIOTA e glielo restituì. Gandhi lesse il risultato della prova e tornò subito indietro. – Professore, Lei ha firmato l’esame ma si è dimenticato di mettere il voto!

dal web:-)

l’importante è organizzarsi


Ero con amici in un ristorante e ho notato che il cameriere che ci ha preso l’ordinazione aveva un cucchiaio nel taschino della camicia,ma non ci ho fatto caso piu’ di tanto.pero’ mi sono accorto che ce l’aveva anche il ragazzo che ha apparecchiato…mi sono guardato intorno e ho visto che tutto il personale aveva un cucchiaio nel taschino.quando il cameriere e’ tornato,gli ho chiesto il perche’ del cucchiaio. “vede – mi ha spiegato – i titolari si sono rivolti alla “andersen-consulting” esperti in efficenza,per rivisionare le procedure del ristorante.dopo mesi di analisi statistiche,hanno concluso che i clienti fanno cadere il cucchiaio il 78% piu’ spesso che le altre posate, per un totale di circa 3 cucchiai all’ora. se il personale e’ pronto per queste evenienze, possiamo ridurre i viaggi cucina-sala, risparmiando 1.5 ore/uomo ogni sera. appena finito di parlare, da un tavolo vicino e’ caduto un cucchiaio. il cameriere l’ha sostituito subito, e ha spiegato: “ora ho tutto il tempo di prendere un altro di riserva con comodo, quando passero’ in cucina, invece di andarci apposta”. ero impressionato. il cameriere continuava a prendere gli ordini, e mentre i miei amici ordinavano,ho continuato a guardarmi intorno. mi sono accorto che ciascun cameriere aveva un cordino che dall’asola dei pantaloni finiva dentro la cerniera. la curiosita’ mi ha spinto a chiedere al cameriere che cosa fosse quel cordino.

“mi complimento per il suo spirito di osservazione, la andersen ha scoperto anche che potevamo risparmiare tempo in gabinetto.
ehm…tirandolo fuori col cordino,possiamo avvicinarlo all’orinatoio senza toccarlo,eliminando la necessita’ di lavarsi le mani cosi’ il
tempo trascorso in bagno si riduce ben del 58%.
“ok,capisco-ho detto io-il cordino vi aiuta a tirarlo fuori, ma come lo
rimettete dentro?”

 

“bhe ha sussurrato non so gli altri camerieri,ma io uso il cucchiaio!

(TROVATA SUL web)

15 aprile 1912


info dal web

Alle 23:40 (ora di bordo) i marinai del Titanic Fredrick Fleet e Reginald Lee vedono un iceberg in rotta di collisione con la nave, il capitano ordina di virare, offrendo direttamente il fianco della nave al blocco di ghiaccio.

Poco dopo la mezzanotte (ora di bordo) il transatlantico urta con la fiancata l’iceberg.

Secondo le cronache il Titanic ha una dotazione di 20 scialuppe di salvataggio (dotazione in regola con le vigenti norme di sicurezza navale), sufficienti per il trasporto di 1178 persone, mentre a bordo della nave pare ci fossero 2223 persone. Ma le scialuppe furono in parte sottoutilizzate o del tutto inutilizzate.

Circa 2 ore dopo l’affondamento del Titanic, giunse sul luogo del disastro il transatlantico inglese RMS Carpathia che trasse in salvo i superstiti.

I sopravvissuti furono complessivamente 705 mentre 1518 furono le vittime.

Il Carpathia venne affondato da un sommergibile tedesco il 17 Luglio 1918

teenager


teenager è……
………..qualcuno che riesce a sentire il suo
cantante preferito a tre isolati di distanza
ma nn sente la madre che chiama dalla
stanza vicina…
è…una persona che riesce a far funzionare
il computer senza prendere nemmeno
una lezione ma poi nn riesce a farsi
il letto….
…..è un conoscitore di 2 tipi di musica: alto volune
e altissimo volume…
…..  è una ragazzina che ha tante energie x girare in centro
ma poi è troppo stanca x asciugare i
piatti….
…… è una mente che pensa
” meno male che mia mamma nn
è mai stata una teenager”Sorpresa
….
ed invece ssssssssssssi…
 era solo ieri….

tra sacro e profano —->Il Santo delle Cose Perdute


Sant’Antonio è noto anche come il santo delle cose perdute. Sant’Antonio, infatti, fa ritrovare le cose.

Una filastrocca / preghiera recita infatti

“Sant’Antonio dalla barba bianca, fammi trovare quello che mi manca”.

I frati della basilica di Sant’Antonio conservano ancora una lettera giunta oltre 20 anni fa da Sud america, scritta da una signora che, indispettita con il Santo che non faceva trovare un marito alla figlia, gettò dalla finestra la statuetta di Sant’Antonio.

La statuettà colpì un passante, che diventò poi il genero della signora!

altri usano legare un  nodo di fazzoletto al piede del tavolo…

che dire? devo ricordarmi di provare!!!!

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Gli assessori


Due grandi amici studiavano insieme all’Università.

Dopo aver terminato gli studi trovano entrambi lavoro come Assessori ai Trasporti, ma in due Comuni diversi. Dopo qualche anno uno decide di invitare l’altro a casa sua.

Quando l’invitato arriva vede una villa immensa, con un giardino bellissimo e con intorno animali esotici che passeggiano qua e là, poi vede che il suo amico ha cinque macchine sportive una più costosa dell’altra, e così via.

Allora l’ospite stupito chiede al padrone di casa: “Ma come hai fatto a diventare così ricco in così poco tempo, mentre io sono un poveraccio?”

Al che il suo amico riccone gli ribatte: “Come sai bene sono l’Assessore ai Trasporti in questo Comune”. E l’altro: “E allora? Anch’io sono un Assessore …” “Sì, ma vedi quella strada lì in fondo?” “Sì!”

“Vedi, è bastato farla un po’ più stretta e usare materiali un po’ più scadenti …” Allora il suo amico più povero risponde: “Ah, adesso ho capito tutto!!!”.

Dopo qualche anno, quest’ultimo decide di invitare il suo amico ricco a casa. Quando questo arriva a casa dell’amico una volta povero, vede un super castello, con i giardini pensili, immensi boschi, centinaia di servitori, un enorme parco macchine, un jet privato ed un elicottero.

E allora stupefatto chiede al suo amico, prima povero, come abbia fatto a diventare così sfacciatamente ricco.

Al che il suo amico gli risponde: “Come sai anch’io sono l’Assessore ai Trasporti”. “E allora?”, risponde il primo ancora sotto shock per quello che ha visto. “E allora, vedi quell’autostrada lì in fondo?”

 

sito

un ranocchio


C’era una volta una gara di ranocchi.
L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro.

Cominciò la gara.
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo:
“Che pena!!! Non ce la faranno mai!”.

I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima.
La gente continuava:
“…Che pena!!! Non ce la faranno mai!”.

E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.
Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.

Gli altri volevano sapere come avesse fatto.
Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.

E scoprirono che… era sordo!

…Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative… derubano le migliori speranze del tuo cuore!
Ricorda sempre il potere che hanno le parole che ascolti o leggi.
Per cui, preoccupati di essere sempre positivo!

Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

(fonte non specificata)

Io, Elisa Springer, ho visto Dio


(Elisa Springer, Il silenzio dei vivi, Marsilio Editori,1997)
Io, Elisa Springer, ho visto Dio. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza. Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore. Poi… lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz. Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime… Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti. Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità. Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.

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da vikipedia……quante cose si imparano… ahhh


La dimora tradizionale di Babbo Natale cambia a seconda delle tradizioni. Negli Stati Uniti si sostiene che abiti al Polo Nord (situato per l’occasione in Alaska) mentre in Canada il suo laboratorio è indicato nel nord del paese[16]; in Europa è più diffusa la versione finlandese che lo colloca nel villaggio di Rovaniemi, in Lapponia. Altre tradizioni parlano di Dalecarlia, in Svezia, e della Groenlandia. Nei paesi dove viene identificato con San Basilio viene talvolta fatto abitare a Cesarea.

Con l’avvento di Internet, sono stati pubblicati alcuni siti web affinché i bambini e gli adulti interessati potessero simbolicamente seguire via radar il percorso di Babbo Natale.[17] In realtà si tratta di un jet della US Air Force che parte da una base canadese per arrivare a Città del Messico, ma l’intento di seguire le gesta di Babbo Natale sono di molto precedenti. Ad esempio, nel 1955 Sears Roebuck, un grande magazzino di Colorado Springs, negli Stati Uniti, distribuì ai bambini il fantomatico numero di telefono di Babbo Natale, da chiamare il giorno della vigilia. Per un errore di stampa il numero corrispondeva però al comando della difesa aerea, che allora si chiamava CONAD (Continental Air Defense Command), un precursore del NORAD (North American Aerospace Defense Command). Harry Shoup, il comandante di turno quella sera, quando cominciò a ricevere le prime telefonate dei bambini si rese conto dell’errore e disse loro che sui radar c’erano davvero dei segnali che mostravano Babbo Natale in arrivo dal Polo Nord.

Dal 1958, anno di creazione del NORAD, statunitensi e canadesi hanno approntato un programma congiunto di monitoraggio di Babbo Natale, che ora è disponibile sul sito web del comando della difesa aerea[18].Allo stesso modo, molte stazioni televisive locali sparse per il Canada e gli Stati Uniti danno conto ai propri telespettatori della posizione di Babbo Natale, facendolo seguire dai propri meteorologi.

Sono anche disponibili alcuni siti web che seguono Babbo Natale tutto l’anno, mostrando le attività che si svolgono presso la sua fabbrica di giocattoli. In molti casi sono pubblicati anche indirizzi e-mail a cui inviare una versione più moderna delle letterine cartacee a Babbo Natale.

Gli sforzi necessari


 Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo; un uomo che passava per caso, si mise a
guardare la farfalla che per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco.
Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa
dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non
avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla:
prese un temperino ed aprì il bozzolo.La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era
piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo
continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si
aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non
successe nulla! In quanto, la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per
terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate.Non fu mai capace di volare. Ciò
che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era
che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinché la farfalla
potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.
Era la forma con cui Dio la faceva crescere e sviluppare.
A volte, lo sforzo é esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita.
Se Dio ci permettesse di vivere la nostra esistenza senza incontrare nessun ostacolo,
saremmo limitati. Non potremmo essere così forti come siamo. Non potremmo mai volare.
Chiesi la forza… e Dio mi ha dato le difficoltà per farmi forte. Chiesi la sapienza…
e Dio mi ha dato problemi da risolvere. Chiesi la prosperità… e Dio mi ha dato cervello
e muscoli per lavorare. Chiesi di poter volare… e Dio mi ha dato ostacoli da superare.
Chiesi l’amore… e Dio mi ha dato persone con problemi da poter aiutare. Chiesi favori…
e Dio mi ha dato opportunità. Non ho ricevuto niente di quello che chiesi…
Però ho ricevuto tutto quello di cui avevo bisogno.
Vivi la vita senza paura, affronta tutti gli ostacoli e dimostra che puoi superarli

Le candele della corona d’Avvento ♣


 
La prima candela si chiama Candela del Profeta. Ci rammenta che molti secoli prima della nascita del bambino Ge, uomini saggi chiamati profeti predissero la sua venuta. Un profeta di nome Michea predisse perfino che Ge sarebbe Nato a Betlemme! La seconda candela, chiamata Candela di Betlemme , ci ricorda la piccola città in cui nacque il nostro Salvatore. Noi raffiguriamo Maria e Giuseppe mentre stancamente vagano da una locanda all‘altra, senza riuscire a trovare un posto dove riposare, finchè alla fine sono condotti al riparo di una stalla. Poi, nella p sacra tra le notti, mentre risposavano nella stalla insieme ai miti animali, il figlio di Maria, il bambino Gesù, nacque! La terza candela è chiamata la Candela dei pastori, poic furono i pastori ad adorare il bambino Ge e a diffondere la lieta novella. La quarta candela è la Candela degli Angeli per onorare gli angeli e la meravigliosa novella che portarono agli uomini in quella notte mirabile. La sua funzione Data la sua origine, la corona di Avvento ha una funzione specificamente religiosa: annunciare lavvicinarsi del Natale soprattutto ai bambini, prepararsi ad esso, suscitare la preghiera comune, manifestare che Ge è la vera luce che vince le tenebre e il male. La corona di Avvento ha una forma circolare. Il cerchio è, fin dall’antichi, un segno di eterni e uni; Come l’anello, che è tutto un continuo, la corona è anche segno di fedeltà, la fedel di Dio alle promesse. . La corona è inoltre segno di regali e vittoria. Nellantica Roma si intrecciavano corone di alloro da porsi sul capo dei vincitori dei giochi o di una guerra. Anche oggi al conseguimento della laurea viene consegnata una corona di alloro. La corona di Avvento annuncia che il Bambino che si attende è il re che vince le tenebre con la sua luce. I rami sempre verdi dell‘abete o del pino che ornano la corona sono i segni della speranza e della vita che non finisce, eterna appunto. Per questo la vera corona non dovrebbe essere di terracotta, ceramica, pasta e sale… Quando accendere le candele. Le candele vanno accese una per settimana, al sabato sera o alla domenica, quando tutta la famiglia è riunita. Di solito laccensione è riservata al più piccolo, proprio perché questa tradizione è nata per preparare i bambini al Natale. Durante la settimana si possono accendere le candele (una per la prima settimana, due per la seconda ecc.) quando si prega o si mangia insieme, quando arriva un ospite
Prima domenica di Avvento Candela del profeta Candela della Speranza Cuore rosso
Seconda domenica di Avvento Candela di Betlemme Candela della chiamata universale alla salvezza Rosa rossa
Terza domenica di Avvento Candela dei Pastori Candela della gioia Stella
Quarta domenica di Avvento Candela degli angeli Candela dell’amore Arcobaleno

Il semaforo blu ↗↗↗


 

Gianni Rodari

 

Una volta a Milano, in piazza del Duomo, tutte le luci del semaforo ad un tratto,

si tinsero di blu e la gente non sapeva come regolarsi.

“Attraversiamo o non attraversiamo?” Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l’insolito segnale blu, di un blu che il cielo di Milano

non era stato mai.

In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano:

“Lei non sa chi sono io ! ”  Gli spiritosi lanciavano frizzi: “Il verde se lo sarà

mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna. Il rosso lo hanno

adoperato per tingere i pesci ai Giardini. Col giallo allungano l’olio d’oliva. “

Finalmente arrivò un vigile e si mise a districare il traffico. Un altro vigile cercò

la cassetta dei comandi per riparare il guasto e tolse la corrente.

Prima di spegnersi il semaforo blu fece in tempo a pensare: “Poveretti. Io avevo

dato il segnale -via libera- per il cielo.

Se mi avessero capito ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato

il coraggio.”

Gli uomini sono abituati, come gli automobilisti, a vivere con la testa china

sul volante, badando alla strada, ciascuno chiuso nella sua scatola di ferro,

preoccupati del lavoro, del denaro, delle mille “grane” quotidiane.

L’Avvento è come il semaforo blu. E’ qualcosa che ti dice: “Fermati.

Stai buttando via un tesoro. Non c’è solo la terra. Guarda su’ c’è anche il cielo.”

Ma è una voce esile e molti, spesso, la ignorano…

 

 

aveva fiducia in lui ♥


era la fine del mese di novembre,
il buio scendeva presto per le vie del paese
ma questo rendeva spettacolare il suo  passeggiare mano nella mano con il papà-
l’aria era pungente, ma niente li avrebbe convinti a rinunciare a quell’appuntamento serale cosi intimo e confidenziale.
L’atmosfera natalizia si respirava per le vie, dove gente frettolosa scorreva al loro fianco
in cerca di un dono, di un fiore o di un sorriso da condividere con i loro cari.
Le vetrine dei negozi erano addobbate con  torrone e panettoni  che appena   sfornati lasciavano una scia gustosissima ed un languorino in loro con  il desiderio che arrivasse presto  il compleanno di Gesù Bambino per festeggiarlo come si doveva ed assaggiare i dolci che poi durante l’anno intero non si sarebbero piu’ gustati.
Tutte le sere passavano davanti alla vetrina del negozio di giocattoli e li si soffermavano a lungo… c’erano tante cose belle da vedere: il trenino telecomandato, i lego, la pista delle macchinine, il rischiatutto in scatola…tutto era cosi incantevole che la concezione del tempo si perdeva…. ma gli occhi si trattenevano sempre sulla  stessa macchinina rossa a pedali,  oh quanto gli sarebbe piaciuto poterla ricevere in dono, ma pietro sapeva che era troppo costosa e che mamma e papà non avrebbero mai potuto comprargliela. Il giorno dopo a scuola con la maestra  scrissero la letterina a Gesù Bambino, cosi  in quell’occasione  dato che si fidava solo di lui e lo preferiva a Babbo Natale  ebbe il coraggio di confessare cosa avrebbe voluto ricevere. Ma scrisse di piu’… gli promise che se davvero l’avesse ricevuta il primo giro sulla macchinina rossa era con Lui.
Arrivò il Santo Natale e Pietro non rimase deluso -sbalordito per la sorpresa inaspettata al mattino si alzo’ presto ed usci’ di casa per giocare –  papà e mamma lo avrebbero raggiunto a messa…. quando  essi arrivarono trovarono il Parroco disperato perchè qualcuno aveva rubato  dal presepe la statuina di Gesù Bambino, ed era quasi ora che iniziasse la funzione religiosa e non sapeva davvero  come risolvere la questione. Improvvisamente però si spalancarono le porte della chiesa: era Pietro con la sua macchina rossa –

aveva solo mantenuto la promessa fatta.

la vita insegna


 Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo  sempre responsabili di noi stessi.
Che siamo noi a controllare i nostri atti, o essi controlleranno noi,
 che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.

Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino..

 
 

San Carlo 4 novembre


San Carlo Etimologia: Carlo = forte, virile, oppure uomo libero, dal tedesco arcaico Martirologio Romano: Memoria di san Carlo Borromeo, vescovo, che, fatto cardinale da suo zio il papa Pio IV ed eletto vescovo di Milano, Era nato nel 1538 nella Rocca dei Borromeo, padroni e signori del Lago Maggiore e delle terre rivierasche. Era il secondo figlio del Conte Giberto e quindi, secondo l’uso delle famiglie nobiliari, fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese la cosa sul serio: studente a Pavia, dette subito prova delle sue doti intellettuali. Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a soli 22 anni. Gli onori piovvero abbondanti sul suo cappello cardinalizio, poiché il Papa Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fondò a Roma un’Accademia secondo l’uso del tempo, detta delle ” Notti Vaticane “. Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi a capo della famiglia. Restò invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a 25 anni. Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività apostolica. La sua arcidiocesi era vasta come un regno, stendendosi su terre lombarde, venete, genovesi e svizzere. Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e delle condizioni dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali e ospizi. Profuse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Nello stesso tempo, difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti. Riportò l’ordine e la disciplina nei conventi, con un tal rigore da buscarsi un colpo d’archibugio, sparato da un frate indegno, mentre pregava nella sua cappella. La palla non lo colpì, e il foro sulla cappamagna cardinalizia fu la più bella decorazione dell’Arcivescovo di Milano. Durante la terribile peste del 1576 quella stessa cappa divenne coperta dei miti, assistiti personalmente dal Cardinale Arcivescovo. Milano, durante il suo episcopato, rifulse su tutte le altre città italiane. Da Roma, i Santi della riforma cattolica guardavano ammirati e consolati al Borromeo, modello di tutti i Vescovi. Ma per quanto robusta, la sua fibra era sottoposta a una fatica troppo grave. Bruciato dalla febbre, continuò le sue visite pastorali, senza mangiare, senza dormire, pregando e insegnando. Fino all’ultimo, continuò a seguire personalmente tutte le sue fondazioni, contrassegnate dal suo motto, formato da una sola parola: Humilitas. Il 3 novembre dei 1584, il titanico Vescovo di Milano crollò sotto il peso della sua insostenibile fatica. Aveva soltanto 46 anni, e lasciava ai Milanesi il ricordo di una santità seconda soltanto a quella di un altro grande Vescovo milanese, Sant’Ambrogio.

IL QUADERNETTO


  Un turista si fermò, per caso, nei pressi di un grazioso villaggio immerso nella campagna.
 
La sua attenzione fu attirata dal piccolo cimitero:
era circondato da un recinto di legno lucido e c’erano tanti alberi, uccelli e fiori incantevoli.
 
Il turista s’incamminò lentamente in mezzo alle lapidi bianche distribuite a casaccio in mezzo agli alberi.
 
Cominciò a leggere le iscrizioni.
La prima:
Giovanni Tareg, visse 8 anni, 6 mesi, 2 settimane e 3 giorni.
Un bambino così piccolo seppellito in quel luogo…
 
Incuriosito, l’uomo lesse l’iscrizione sulla pietra di fianco, diceva:
Denis Kalib, visse 5 anni, 8 mesi e 3 settimane.
Un altro bambino…
 
Una per una prese a leggere le lapidi.
Recavano tutte iscrizioni simili: il nome e il tempo di vita esatto del defunto, ma la persona che aveva vissuto più a lungo aveva superato a malapena gli undici anni…
Si sentì pervadere da un grande dolore, si sedette e scoppiò in lacrime.
 
Una persona anziana che stava passando rimase a guardarlo piangere in silenzio e poi gli chiese se stesse piangendo per qualche famigliare.
“No, no, nessun famigliare”, disse il turista, “ma che cosa succede in questo paese?
Che cosa c’è di così terribile da queste parti?
Quale orribile maledizione grava su questa gente, per cui tutti muoiono bambini?”.
 
L’anziano sorrise e disse:
“Stia sereno. Non esiste nessuna maledizione.
Semplicemente qui seguiamo un’antica usanza.
Quando un giovane compie quindici anni, i suoi genitori gli regalano un quadernetto, come questo qui che tengo appeso al collo.
Ed è tradizione che a partire da quel momento, ogni volta che uno di noi vive intensamente qualcosa apre il quadernetto e annota quanto tempo è durato il momento di intensa e profonda felicità.
Si è innamorato… Per quanto tempo è durata la grande passione?
Una settimana? Due? Tre settimane e mezzo?
E poi… l’emozione del primo bacio quanto è durata?
Il minuto e mezzo del bacio? Due giorni? Una settimana?
E la gravidanza o la nascita del primo figlio?
E il matrimonio degli amici?
E il viaggio più considerato?
E l’incontro con il fratello che ritorna da un paese lontano?
Per quanto tempo è durato il piacere di quelle situazioni?
Ore? Giorni?
E così continuiamo ad annotare sul quadernetto ciascun momento in cui assaporiamo il piacere… ciascun momento.
Quando qualcuno muore, è nostra abitudine aprire il suo quadernetto e sommare il tempo in cui ha assaporato una soddisfazione piena e perfetta per scriverlo sulla sua tomba, perché secondo noi quello è l’unico, vero tempo vissuto”.
 
 
 
Non limitarti ad esistere… vivi!
Non limitarti a toccare… senti!
Non limitarti a guardare… vedi!
Non limitarti a udire… ascolta!
Non limitarti a parlare… dì qualcosa!
 

Photobucket….stupenda idea ci darebbe il modo di fermarci e

contare i nostri bei momenti!