VIVI COME CREDI


(di Charlie Chaplin)

C’era una volta una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero insieme di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino. Arrivati nel primo paese, la gente commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato… lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non permettiamo che la gente parli male di nostro figlio.” Il marito lo fece scendere e salì sull’asino.


Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino, mentre lui vi sta comodamente in groppa.” Allora, presero la decisione di far salire la moglie, mentre padre e figlio tenevano le redini per tirare l’asino.


Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Povero uomo! Dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino; e povero figlio, chissà cosa gli spetta, con una madre del genere!”
Allora si misero d’accordo e decisero di sedersi tutti e tre sull’asino per cominciare nuovamente il pellegrinaggio.


Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente del paese: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta: gli spaccheranno la schiena!”. Alla fine, decisero di scendere tutti e camminare insieme all’asino.
Ma, passando per il paese seguente, non potevano credere a ciò che le voci dicevano ridendo: “Guarda quei tre idioti; camminano, anche se hanno un asino che potrebbe portarli!

Conclusione: Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei.
Quindi: vivi come credi.
Fai cosa ti dice il cuore… ciò che vuoi… una vita è un’opera di teatro che non ha prove iniziali.
Quindi: canta, ridi, balla, ama… e vivi intensamente ogni momento della tua vita… prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

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Un po’ d’argento


Rabbì, che cosa pensi del denaro?” chiese un giovane al maestro.
“Guarda dalla finestra”, disse il maestro,” cosa vedi?”.
“Vedo una donna con un bambino, una carrozza trainata da due cavalli e un contadino che va al mercato”.
“Bene. Adesso guarda nello specchio. Che cosa vedi?”.
“Che cosa vuoi che veda rabbì? Me stesso, naturalmente”.
“Ora pensa: la finestra è fatta di vetro e anche lo specchio è fatto di vetro. Basta un sottilissimo strato d’argento sul vetro e l’uomo vede solo se stesso”.
Siamo circondati da persone che hanno trasformato in specchi le loro finestre. Credono di guardare fuori e continuano a contemplare se stessi.
Non permettere che la finestra del tuo cuore diventi uno specchio.

Il silenzio


Un uomo si recò da un monaco di clausura.
Gli chiese: “Che cosa impari mai dalla tua vita di silenzio?”.
Il monaco stava attingendo acqua da un pozzo e disse al suo visitatore:
“Guarda giù nel pozzo! Che cosa vedi?”.
L’uomo guardò nel pozzo. “Non vedo niente”.
Dopo un po’ di tempo, in cui rimase perfettamente immobile, il monaco disse al visitatore: “Guarda ora! Che cosa vedi nel pozzo?”.
L’uomo ubbidì e rispose: “Ora vedo me stesso: mi specchio nell’acqua”.
Il monaco disse: “Vedi, quando io immergo il secchio, l’acqua è agitata.
Ora invece l’acqua è tranquilla.
E questa l’esperienza del silenzio: l’uomo vede se stesso!”.
Oggi scegliti un angolo tranquillo e lasciati cullare dal silenzio.

le pietre


In un deserto aspro e roccioso vivevano due eremiti. Avevano trovato due grotte che si spalancavano vicine, una di fronte all’altra. Dopo anni di preghiere e feroci mortificazioni, uno dei due eremiti era convinto di essere arrivato alla perfezione. L’altro era un uomo altrettanto pio, ma anche buono e indulgente. Si fermava a conversare con i rari pellegrini, confortava e ospitava coloro che si erano persi e coloro che fuggivano. “Tutto tempo sottratto alla meditazione e alla preghiera” pensava il primo eremita. Che disapprovava le frequenti, anche se minuscole, mancanze dell’altro. Per fargli capire in modo visibile quanto fosse ancora lontano dalla santità, decise di posare una pietra all’imboccatura della propria grotta ogni volta che l’altro commetteva una colpa. Dopo qualche mese davanti alla grotta c’era un muro di pietre grigio e soffocante. E lui era murato dentro. Talvolta intorno al cuore costruiamo dei muri, con le piccole pietre quotidiane dei risentimenti, le ripicche, i silenzi, le questioni irrisolte, le imbronciature. Il nostro compito più importante è impedire che si formino muri intorno al nostro cuore...

cosa troveremo?


Un uomo camminava per un sentiero di campagna, quando sul margine di esso, tra l’erba, scorse qualcosa, forse un sasso, dalla forma strana:
“E’ un serpente”, pensò.
Il serpente si srotolò, scattò e lo morse a morte.
Un altro pellegrino camminava per quel sentiero, anche lui scorse il sasso dalla forma strana:
“E’ un uccello”, pensò.
In un frullo d’ali, l’uccello volò via.
Un automobilista restò con una gomma a terra su una strada buia e solitaria. Scese dall’auto, ma si accorse di non avere in macchina il crick. Stava per lasciarsi prendere dalla disperazione, quando vide un lumicino in lontananza: era una casa colonica.
Si avviò a piedi in quella direzione, e intanto cominciò a rimuginare: “E se nessuno venisse ad aprire?”, “E se non avessero un crick ?”, “E se quel tizio non me lo volesse prestare anche se ce l’ha?”.
A ogni angosciosa domanda la sua agitazione cresceva, e quando finalmente raggiunse la casa colonica, e il contadino gli aprì, era talmente fuori di sè che gli sferrò un pugno gridando: “Tieniti pure il tuo schifoso crick!”.
Ti piaccia o no, sono i tuoi pensieri a tracciare la rotta del viaggio che si chiama vita. Se hai in mente la depressione e il fallimento, è lì che ti troverai. Se pensi di essere goffo e sgradevole, così ti comporterai. Dì ad un ragazzo che è stupido, lo diventerà.

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L’indeciso


Due semi155
Due semi si trovavano fianco a fianco nel fertile terreno autunnale. Il primo seme disse: “Voglio crescere! Voglio spingere le mie radici in
profondità nel terreno sotto di me e fare spuntare i miei germogli sopra la crosta della terra sopra di me… Voglio dispiegare le mie gemme tenere come bandiere per annunciare l’arrivo della primavera… Voglio sentire il calore del sole sul mio volto e la benedizione della rugiada mattutina sui miei petali!”.

E crebbe.
L’altro seme disse: “Che razza di destino, il mio! Ho paura. Se spingo le mie radici nel terreno sotto di me, non so cosa incontrerò nel buio. Se mi apro la strada attraverso il terreno duro sopra di me posso danneggiare i miei delicati germogli… E se apro le mie gemme e una lumaca cerca di mangiarsele? E se dischiudessi i miei fiori, un bambino potrebbe strapparmi da terra. No, è meglio che aspetti finché ci sarà sicurezza”.
E aspettò.
Una gallina che raschiava il terreno d’inizio primavera in cerca di cibo trovò il seme che aspettava e se lo mangiò

l’amore bussa due volte


marta, è una donna comune… oggi vedova, dopo aver condiviso  tanti  di anni di matrimonio con l’amore della sua vita: erano erano amici, amanti e complici,
il loro è stato un vero  matrimonio d’amore… certo ovviamente  con difficoltà che ogni convivenza comporta, ma sono stati  sempre pronti a ricominciare, senza mai mettere in discussione la loro scelta, consapevoli che quel si detto tanti anni prima lo avrebbero riconfermato con lo stesso slancio e probabilmente con ancora piu’ convinzione ricordando  come avevano  superato i momenti belli e soprattutto le difficoltà che la vita aveva offerto loro.
hanno avuto una figlia, che oggi guarda la sua mamma con occhi diversi,  vede oltre alla mamma  rimasta sola anche la <donna>  che ancora potrebbe sorridere alla vita.
Marta,ora a distanza di anni  ha ritrovato un suo vecchio corteggiatore di quando non era ancora fidanzata con l’uomo che in seguito sarebbe diventato suo marito, all’epoca x una  serie di circostanze, non avevano approfondito la loro amicizia, ma entrambi nn si erano  mai dimenticati di quell’attrazione che avevano provato.
circostanze della vita, o destino-  anche lui dopo tutti questi anni è  rimasto solo,  e rivedendola ha scoperto di provare lo stesso interesse di tanti prima.
marta ne è lusiganta e scopre di ricambiare l’interesse del vecchio amico, ma teme … lei vorrebbe provare a vivere  questo nuovo sentimento, ma  teme di ferire la figlia,e  teme forse anche il giudizio della gente.
secondo me, dovrebbe viversela questa esperienza, chiarendo con la figlia in primis, ma nn rinunciando alla sua vita. la figlia, d’altro canto, nn dovrebbe limitare le scelte delle madre, poichè a mio avviso, nn mancherebbe di rispetto verso il marito defunto, e l’amore verso la figlia rimarebbe sempre al primissimo posto.
se l’amore bussa due volte alle porte del cuore perchè nn aprirgliele?
solo lei sa l’amore che ha sempre avuto nei confronti del marito, e nn credo che lui da lassù la vorrebbe vedere infelice…. probabilmente sarebbe contento di avere ancora una volta la conferma che la sua marta è davvero una donna eccezionale, per meritare di essere ancora amata.
la gente  poi …dovrebbe farsi una vagonata di cactus propri e ad  imparare a nn giudicare…tutto può accadere a tutti… quindi prima di sparlare a vanvera sarebbe meglio tacere e riflettere.
marta, vuoi un mio consiglio? continua a vivere serenamente…. te lo meriti!

 

addio…. anzi arriverderci


dal web 

C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. 
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. 

Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. 

Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso. 
“Sei veramente fortunato, vecchio mio”, diceva Giovanni al gelso. 
“Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l’inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito”. 
Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: “Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…”. 

Giovanni agitava il testone e brontolava: “Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. 
Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta”. 
“Ma Giovanni”, chiese una volta il gelso, “tu non sogni mai?”. Il bruco arrossì. “Qualche volta”, rispose timidamente. “E che cosa sogni?”. 
“Gli angeli”, disse, “creature che volano, in un mondo stupendo”. 
“E nel sogno sei uno di quelli?”. “…Sì”, mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. “Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!”. Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. “Chi ti mette queste idee in testa?”, brontolava Pierbruco. 

“Il tempo vola, non c’è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi! “Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati…”. “Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni”, rispondeva l’amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. “Presto tutto finirà…scrunch… Non c’è niente dopo…scrunch… Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso…scrunch… ma…scrunch…non sono felice…scrunch. 

I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni”, bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. “Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l’ultimo. 
Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!”. “Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! 

Arrivederci, Giovanni!”, sorrise il gelso. “Ti sbagli gelso. Questo…sigh…è…è un addio, amico!”, disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. “Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!”. 

Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. “Oh”, ribatté il gelso, “vedrai”. E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. “Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?”. “Ciao Giovanni! 
Hai visto, che avevo ragione io?”sorrise il vecchio albero. 
“O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?”. 

Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.
Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola? Nulla di male, sia ben chiaro. Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla.
Eppure non sono felici…

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::: La madre speciale di un figlio speciale


 

Vi è mai capitato di chiedervi come vengano scelte le madri di figli handicappati?
In qualche maniera riesco a raffigurarmi Dio che dà istruzioni agli angeli, che prendono nota in un registro gigantesco.
“Armstrong, Beth, figlio. Santo patrono Matteo”.
“Forest, Marjorie, figlia. Santa patrona, Cecilia”.
“Rutledge, Carne, gemelli. Santo patrono… diamo Gerardo. E’ abituato alla scarsa religiosità”.
Finalmente, passa un nome a un angelo e sorride: “A questa, diamole un figlio handicappato”.
L’angelo è curioso. “Perché a questa qui, Dio. E’ così felice”.
“Esattamente”, risponde Dio sorridendo. “Potrei mai dare un figlio handicappato a una donna che non conosce l’allegria? Sarebbe una cosa crudele”.
“Ma ha pazienza?”, chiede l’angelo. “Non voglio che abbia troppa pazienza, altrimenti affogherà in un mare di autocommiserazione e pena. Una volta superati lo shock e il risentimento, di sicuro ce la farà”.
“Ma, Signore, penso che quella donna non creda nemmeno in Te”.
Dio sorride. “Non importa. Posso provvedere. Quella donna è perfetta. E’ dotata del giusto egoismo”.
L’angelo resta senza fiato. “Egoismo? E’ una virtù?”.
Dio annuisce. “Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravvivrà mai. Sì, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare.
Non darà mai per certa una parola. Non considererà mai che un passo sia un fatto comune. Quando il bambino dirà ‘mamma’ per la prima volta, lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole. Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni.
Le consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io – ignoranza, crudeltà, pregiudizio, – le concederò di levarsi al di sopra di esse. Non sarà mai sola. Io sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, poiché starà facendo il mio lavoro infallibilmente come se fosse al mio fianco”.
“E per il santo patrono?”, chiede l’angelo, tenendo la penna sollevata a mezz’aria.
Dio sorride. “Basterà uno specchio”.
(Erma Bombeck)

dal web

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ferro di cavallo


 finalmente ho scoperto il perchè :

La credenza che il ferro di cavallo porti fortuna ha origine da una leggenda che riguarda san dunstano di canterbury (209 ca.988) secondo la storia, il diavolo si sarebbe presentat oal santo chiedendogli di ferrare il suo cavallo. dunstano, riconososciutolo , conficcò invece nei ferri degli zoccoli del cavallo provocandogli un dolore insopportabile, e lo costrinse a promettere di non entrare mai in nessuna casa dove fosse presente un ferro di cavallo, in cambio lo avrebbe liberato dalla chiodatura.

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la consapevolezza dell’essere


Un professore terminò la lezione, poi pronunciò le parole di rito:
“Ci sono domande?”.
Uno studente gli chiese:
“Professore, qual è il significato della vita?”.
Qualcuno, tra i presenti che si apprestavano a uscire, rise.
Il professore guardò a lungo lo studente, chiedendo con lo sguardo se era una domanda seria.
Comprese che lo era.
“Ti risponderò”.
Estrasse il portafoglio dalla tasca dei pantaloni, ne tirò fuori uno specchietto rotondo,  non più grande di una moneta.
Poi disse: “Quando ero bambino, un giorno sulla strada, vidi uno specchio andato in frantumi.
Presi il frammento più grande e lo conservai.
Eccolo.
Cominciai a giocarci e mi lasciai incantare dalla possibilità di dirigere la luce riflessa negli angoli bui dove il sole non brillava mai: buche profonde, crepacci, ripostigli.
Conservai il piccolo specchio.
Diventando uomo finii per capire che non era soltanto il gioco di un bambino, ma il simbolo di quello che avrei potuto fare nella vita.
Anch’io sono il frammento di uno specchio che non conosco nella sua interezza.

 

Con quello che sono, però, nonostante i miei limiti, posso riflettere la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la serenità, la tenerezza in tutti quei luoghi buii del cuore
Rosa rossa

 

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paradiso ed inferno


Dopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso.
Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida.
“Con tutto quel ben di Dio davanti!”
“Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”
Il coraggioso samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto ai denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa.
Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!
Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavolata di gente seduta davanti ad un’identica sfilata di piatti deliziosi.
Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“Ma com’è possibile?”, chiese stupito il coraggioso samurai.
L’angelo sorrise:
“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani.
Oggi.

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il girasole


In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare cullate dal vento lo guardavano con diffidenza “un estraneo tra noi” dicevano “che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!”, a volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: “Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?”. E il fiore dal lungo stelo, si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.
Le spighe, vedendo che il nuovo arrivato non si difendeva neanche, presero ancora a elogiare le loro qualità una volta raccolte, facendo sentire il nostro fiore ancora più inutile. Dicevano in coro: “con il nostri frutti si fa la farina, con la farina si fanno i biscotti le torte e pure la pastasciutta di cui ogni creatura ne va ghiotta!” e la spighe gemelline gli dicevano: “e tu, dicci un po’, a cosa servi? Secondo noi proprio a niente!”
E lo strano fiore si chinava sempre più a guardar la terra! Ma un giorno passò di lì una donna con il suo bambino, e le spighe eccitate dai complimenti che sapevano avrebbero ricevuto, si sussurrarono l’un l’altra a bassa voce: “coprite il buffo fiore, di modo che non lo possano vedere!”. Ma il bambino curioso notò lo strano fiore tra le spighe di grano, fece avvicinare la sua mamma, e le chiese: “Mamma cos’è questa pianta, a che serve, perché è così china?”. La donna riuscì a vedere attraverso la sua solitudine e si commosse, versò una lacrima che finì proprio al centro del cuore del giovane fiore, che sentì per la prima volta un’emozione d’amore. “E’ un girasole, il più bel fiore”, disse la mamma, “è nato per caso tra le spighe di grano e non sentendosi accettato ha chinato il capo, forse non sa che i suoi tanti fratelli sono talmente belli e talmente fieri da avere il capo eretto per guardare in faccia il sole.
E poi, piccolo mio, immagina che questa distesa di grano sia un bel piatto di pastasciutta condita da un filo d’olio, il frutto del suo girasole”
Da allora il girasole alzò il capo per guardare il sole da mattina fino a sera, ma senza rancore per le sorelle spighe, che chiesero perdono per il male causato ma soprattutto capirono che un fiore non è peggiore solo perché diverso, che ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza, e che invece di canzonarlo per tanto tempo avrebbero semplicemente potuto aiutarlo.

la semplicità


Un uomo aveva perduto il sonno perché era ossessionato da un incubo.

                                               Appena si coricava, aveva la sensazione che un orribile mostro cominciasse a muoversi sotto il letto.

 

Trascorreva le ore con le orecchie tese paralizzato dal terrore.

 

Il medico tentò invano di farlo ragionare.

Gli prescrisse un potente sonnifero. Ma l’incubo dell’uomo peggiorò.

 

Un celebre medico gli consigliò l’agopuntura e poi una costosa cura omeopatica.

Niente da fare.

Gli incubi continuavano.

 

Lo accompagnarono da un illustre psicanalista che gli consigliò una ventina di sedute, abbinate alle migliori tecniche ipnotiche.

La cura iniziò.

Dopo due incontri, però, lo psicanalista non vide più il paziente.

Che cosa era successo?

Possibile che due sole sedute avessero fatto il miracolo?

 

Incuriosito, il professore cercò il suo paziente e gli chiese notizie.

Tranquillo l’uomo rispose:

“Una sera che mi sentivo particolarmente tormentato dal mio affanno, ne parlai con un amico-

Mi ascoltò e mi suggerì di segare le gambe del letto in modo che il materasso appoggiasse sul pavimento.

L’ho fatto e ho ritrovato il sonno e la pace…

NON GIUDICARE


Una ragazza stava aspettando il suo volo in una sala d’attesa di un grande aeroporto. Siccome avrebbe dovuto aspettare per molto tempo, decise di comprare un libro per ammazzare il tempo. Comprò anche un pacchetto di biscotti. Si sedette nella sala VIP per stare più tranquilla. Accanto a lei c’era la sedia con i biscotti e dall’altro lato un signore che stava leggendo il giornale.Quando cominciò a prendere il primo biscotto,anche l’uomo ne prese uno; lei si sentì indignata ma non disse nulla e continuò a leggere il suo libro.Tra lei e lei pensò: “Ma tu guarda…se solo avessi un po’ più di coraggio,gli direi quattro…”. Così ogni volta che lei prendeva un biscotto,l’uomo accanto a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva uno anche lui. Continuarono fino a che non rimase solo un biscotto e la donna pensò: “Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando saranno finiti tutti…!” L’uomo prima che lei prendesse l’ultimo biscotto lo divise a metà! “Ah, questo è troppo”, pensò e cominciò a sbuffare e indignata si prese le sue cose il libro e la sua borsa e si incamminò verso l’uscita della sala d’attesa. Quando si sentì un po’ meglio e la rabbia era passata, si sedette su una sedia lungo il corridoio per non attirare troppo l’attenzione e per evitare altri incontri spiacevoli. Chiuse il libro e aprì la borsa per infilarlo dentro quando….nell’aprire la borsa vide che il pacchetto di biscotti era ancora tutto intero nel suo interno. Sentì tanta vergogna e capì solo allora che il pacchetto di biscotti uguale al suo era di quell’uomo seduto accanto a lei che però aveva diviso i suoi biscotti con lei senza sentirsi indignato, nervoso.Al contrario di lei che aveva sbuffato,ma che ora si sentiva sprofondare… (Ignoto)

(Quante volte nella nostra vita mangeremo o abbiamo mangiato i biscotti di un altro senza saperlo?…Prima di arrivare ad una conclusione affrettata e prima di pensare male delle persone, guarda attentamente le cose. Molto spesso non sono come sembrano…! )

la statua


Viveva un tempo tra i monti un uomo che possedeva una statua, opera di un antico maestro. Laveva buttata in un angolo, faccia a terra, e non se ne curava affatto. Un giorno, si trovò a passare nei pressi un uomo che veniva dalla città. Essendo un uomo di cultura, quando vide la statua chiese al proprietario se fosse disposto a venderla. Il proprietario rise e disse: E chi vuole che compri, scusi, quella pietra sporca e scialba?. Luomo della città disse: Ti do in cambio questa moneta dargento. E laltro ne fu sorpreso e felice. La statua fu trasportata in città, a dorso di elefante. E dopo molte lune, luomo dei monti si recò in città, e mentre camminava per la strada vide gente affollarsi davanti ad un edificio, dove un uomo gridava a gran voce: Venite a vedere la statua più bella, la più mirabile esistente al mondo. Solo due monete dargento per ammirare lopera meravigliosa di un grande maestro. E luomo dei monti pagò due monete dargento ed entrò nel museo per vedere la statua che lui stesso aveva venduto per una moneta. (K. Gibran)

assomigliare


Un missionario viaggiava su un veloce treno giapponese e occupava il tempo pregando con il breviario aperto. Uno scossone fece scivolare sul pavimento una immaginetta della Madonna. Un bambino seduto di fronte al missionario, si chinò e raccolse limmaginetta. Curioso come tutti i bambini, prima di restituirla la guardò. Chi è quella bella Signora? chiese al Missionario. E mia madre, rispose dopo un attimo di esitazione. Il Bambino lo guardò, poi riguardò limmagine. Non le assomiglia tanto, disse. Il Missionario sorrise: Eppure, ti assicuro che è tutta la vita che cerco di assomigliarle un po.

felicità


Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati, quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli per questo o per quello e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti.
In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti.
Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato quest’età.
Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi,
quando cambieremo l’auto, quando faremo delle vacanze meravigliose,
quando non saremo più costretti a lavorare.
Ma se non cominciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo?
Dovremo sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere,
tanto vale accettare questa realtà e decidere d’essere felici, qualunque cosa accada.
Alfred Souza dice “Per tanto tempo ha avuto la sensazione che la mia vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo,
qualcosa d’irrisolto, un affare che richiedeva ancora tempo, dei debiti che non erano stati ancora regolati. In seguito la vita sarebbe cominciata.
Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la vita.”Questo modo di percepire le cose ci aiuta a capire che non c’è un mezzo per essere felici ma la felicita è il mezzo.
Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare insieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno.
Allora smettete di aspettare di finire la scuola, di tornare a scuola, di perdere 5 kg,
di prendere 5 kg, di avere dei figli, di vederli andare via di casa.
Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi,
di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina,
di avere una nuova macchina o una casa nuova.
Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno.
Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente,
e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.
La felicita e le gioie della vita non sono delle mete ma un viaggio.
—-dolceamara

Le Interviste Impossibili: Dio


Faccio una premessa  a quanto segue..
quanto state x leggere
spero non urti la sensibilità di nessuno, è solo un racconto comico
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Santità, grazie per aver accettato la nostra intervista.
Guarda bellino che un sono miha un papa io, sa?
Ho centinaia di nomi e questo mi chiama santità, ci vuole una bella faccia!
E’ la prima volta che parliamo io e Lei, non sapevo come chiamarla.
Senti, che c’ho poho tempo, chiamami Signore Dio Mio Creatore Del Cielo E Della Terra e un se ne parli più, va bene?
Non ci sarebbe un’abbreviazione? Lo trovo un pò lunghino…
Ma chi me l’ha mandato questo, Dio bono? Ma chi t’ha creato a te? Chiamami Dio e cerchiamo di sbrigacci.
Va bene, Dio. Cosa ne pensa del Family Day?
C’ho di meglio da fare io che pensare alle scampagnate della gente! Ma guarda te! Ma chi te le scrive le domande, Fabio Fazio?
Lei non è per la famiglia tradizionale?
Oh bellino, ma non lo sai te che ho avuto un figliolo da una donna che era sposa di un altro? Eppure pensavo fosse famoso, porco Giuda! (Scusa Giuda) Non mi fraintendere, non c’era niente di male… Lei gli era una bimbetta, il marito gli era un vecchio, ‘un la toccava miha. Poi l’ha riconosciuto lui pè un fà parlà la gente, ma il mi figliolo ha sempre saputo chi era il sù babbo.
Lei avrebbe nulla in contrario ad una legge come i Dico?
E ce l’avrei si qualcosa in contrario! Ma chi l’ha pensata quella bruttura là? La Rosy! O porca #@*! Ma l’ho sempre detto: non mettete la Rosy a fà le leggi, quella doveva lavorà alla mensa dei poveri a distribuì il rancio, e invece no, con codesto libero arbitrio fanno tutti ‘ome gli pare! O che è legge quella? Gli è una boiata razzista!
Quindi lei non ha nulla contro le coppie di fatto, le coppie omosessuali…?
O bellino, o che c’ho scritto Hitler qui in fronte? Io ho sempre detto: crescete e moltiplihatevi, e se proprio un vi volete moltiplihà almeno vogliatevi bene.
Però il Vaticano interpreta l’amore solo come mezzo per procreare.
E gli è perchè a loro gli garban di molto i ‘hierihetti! Stì monacacci in sottana! Stò libero arbitrio, porco Giuda (scusa Giuda), quasi quasi lo levo di mezzo! V’ho fatto il bischero e la picchia pè favvi divertì, miha pè conservavveli sott’olio!
Eppure il sesso per la Bibbia è sempre stato peccato al di fuori del matrimonio. Basti pensare al peccato originale.
Ma che peccato e peccato! Ma se a quel bischero d’Adamo ho dovuto mandare un serpente pè fagli ‘apì che l’alicetta salata che aveva tra le ‘oscette secche ‘un serviva miha solo a votà la vesciha! Eva ci provava ma lui ‘un capiva nulla. Del resto non è che l’omo mi sia venuto proprio benino, pe’ la verità. C’ha sempre problemi col sesso. O lo fa troppo, o lo fa troppo poho, o ha paura di fallo, o se lo fa troppo da solo…
E la cacciata dal paradiso terrestre allora?
Ma che cacciata e cacciata, un esageriamo! E’ che quando i figlioli son grandi devono andà pe la loro strada a cercassi un lavoro. O che vòi sta sempre sulle spalle di babbino, che diventi grullo? Poi aspettavano pure un figlio, che vòi fà, come quelle famigliole che stan sulle spalle dei nonni?
Dalla Bibbia risulta tutt’altro.
La bibbia, la bibbia… ‘un è miha vangelo la bibbia! Un lo sai che la stampa snatura le ‘ose? La bibbia poi, uno dice una ‘osa e se ne ritrova scritta un’altra. Ma chi l’ha impaginata? Emilio Fede?
Ci sono altre inesattezze che vorrebbe rettificare?
Dalla bibbia vien fori che son un tipino fumantino, ed in parte gli è vero, ma porco Giuda (scusa Giuda), m’avete fatto ammazzà più gente che Hitler! Ma si pole? Il diluvio universale per esempio… ma ti pare che mi metto ad annegà tutto il mondo? Con tutto il casotto che ho fatto pè mettello sù? E poi si salva la gente e l’animali con l’Arca? Ma che è un filme di Spillbègg? E ti pare che andavo a salvà le zanzare, poi? La verità è che la gente un è mai contenta: quando un piove dice che c’è la siccità, quando piove c’è il diluvio… Ma i cchè volete da mme? Per una volta che mi è scappata una pioggerella un pò più abbondante.
Anche la distruzione di Sodoma e Gomorra…
Bischerate! Che distruggo le città perchè c’è un pò di ‘asotto e a qualcuno gli piace pigliallo nel buho? E che dovrei fare a Roma, allora, con quel che succede nel Vatihano?
E le sette piaghe d’Egitto?
Oh, un pover’omo qualche volta si pole divertì, o no? Potevo punire il faraone mettendogli una tivvù con solo retequattro, ma mi sembrava di molto crudele. Almeno adesso con retequattro soffre chi vole soffrire. E poi dite che son cattivo io!
A proposito di Vaticano, le piace l’attuale papa?
Chiariamo subito una ‘osa, bimbino, te mi vedi, no? Mi vedi che son qui, no? E ti pare che uno che gli è dappertutto ha bisogno di codesto puttanaio di preti e frati e monahe e testimoni e protestanti e anglihani co gli angligatti e avventisti e piazzisti e mahinisti e fuohisti e nani e gioholieri che mi sembra di stà al circo Togni? Tutta stà gentaccia sempre cò stì crocefissi immano da fammi sempre intristì e pensà alla morte del mì figliolo? Ma quando li becco uno a uno tutti stì stronzoli che in nome mio fanno ‘i comodacci loro, allora si che ci si diverte!
Beh, secondo i Suoi principi loro si salveranno perchè hanno fede in Lei.
E ti pare che uno che c’ha fede in me spara bischerate d’odio ogni giorno? Ma se pensano di salvarsi col mezzuccio della ‘onfessione gli faccio passare io un bel quarto d’ora eterno, altrohè!
Scusi, ma se a lei non piacciono perchè permette tutto questo?
Perchè quelli son ‘avolacci vostri, con me si fa i ‘onti dopo, bimbino!
Non voglio rubarle altro tempo, immagino avrà un pò di cose da fare.
Finalmente l’hai ‘apito.
Un’ultima curiosità: perchè parla con accento toscano?
Perhè i toscano gli è la ‘ulla della vostra lingua, e così mi ‘apisci meglio, no? Senti quà: Tito tu te t’ha ritinto il tetto ma tanto tu ‘n t’intendi tanto di tetti ritinti!
Capisco.
E poi perhè adesso vivo a Cecina, ma un lo dire a nessuno.

E’ utile vedere le cose da un altro punto di vista


un giorno, un padre di famiglia molto ricco portò suo figlio in campagna x vedere come vivevano le persone povere…
Così trascorsero alcuni notti presso un fattore considerato molto povero.
Al loro ritorno, il padre domandò a suo figlio come aveva trovato il suo soggiorno fra la povera gente..
Il ragazzo rispose…
Noi abbiamo un cane, loro ne hanno quattro
noi abbiamo una grande piscina, loro hanno un fiume senza fine
noi abbiamo le lampade in giardino, loro la notte hanno le luci delle stelle…
noi abbiamo dei servitori, loro servono gli altri
noi acquistiamo il cibo, loro lo producono
noi abbiamo muri x proteggerci, loro hanno amici che li proteggono.
A queste parole il padre rimase sbalordito
e il ragazzo aggiunse:
Grazie di avermi mostrato in definitiva come NOI siamo poveri!!
Vivete felici di quello che avete e
nn preoccupatevi di ciò che nn possedete!2gsojns

Santa Maria Goretti


 Marietta, come era chiamata familiarmente dai suoi conoscenti, era nata il 16 Ottobre 1890 , in provincia di Ancona. Cosa piuttosto diffusa, a quell’epoca, la sua famiglia viveva in grande miseria, dato che i suoi genitori erano dei braccianti. A peggiorare la situazione, già precaria, nel 1897 dovettero emigrare per mancanza di lavoro, fermandosi prima a Paliano, poco lontano da Fiuggi, e in seguito alle Ferriere di Conca, nel bel mezzo delle paludi pontine, ancora non bonificate. Una zona malarica ad alto rischio di morte, come si direbbe oggi, che era naturalmente più frequente al tempo della mietitura, che si faceva a mano.
Ecco infatti che dopo poco tempo, Luigi Goretti, il padre di Marietta, morì per la puntura micidiale di una zanzara anofele, lasciando nella più nera miseria sua moglie Assunta e i suoi sei figli. La moglie Assunta aveva solo trent’anni.
Marietta aveva solamente dieci anni quando morì suo padre, e anche lei, come secondogenita, dovette dare una mano alla madre, assumendosi la sua parte di fatica e tribolazioni per dissodare il poco terreno che si riusciva a strappare alla palude, a seminare, a mietere il grano; ma anche nei lavori domestici e badando alle sue due sorelline più giovani, Ersilia e Teresa.
E’ certamente opportuno ricordare che solo nel 1902 l’età minima per poter lavorare era stata elevata, dai nove anni come era, ai dodici anni, con un massimo di dodici ore lavorative quotidiane! C’è di che riflettere, oggigiorno.
La famiglia che condivide il podere in mezzadria con i Goretti è quella di un uomo di sessant’anni e del suo figlio ventenne, Alessandro Serenelli.
Già altre volte il giovane Alessandro aveva insidiato la bambina dei Goretti, tentando anche con la forza di costringerla alle sue smanie sessuali, ma era stato sempre fermamente respinto
Quel giorno maledetto era la terza volta che il ragazzo del Serenelli incalzava accanitamente contro la povera bimba. Ma ecco il suo racconto di come andarono i fatti: “Mi accostai a Maria, la invitai a venire dentro casa. Essa non rispose, nè si mosse. Allora l’acciuffai quasi brutalmente per un braccio e, facendo essa resistenza, la trascinai dentro la cucina. Essa intuì subito che io volevo ripetere l’attentato delle due volte precedenti e mi diceva: “No, no, Dio non lo vuole, se fai questo vai all’inferno!”. Io allora andai sulle furie e preso il punteruolo cominciai a colpirla”.
La colpì per ben quattordici volte, con quel punteruolo. Marietta, ls piccola Maria Goretti, viene raccolta morente e portata all’ospedale.
Alla madre la piccola mormora: “Mi voleva far fare le cose cattive e io non ho voluto”.
Pochi istanti prima di morire, la piccina pronuncia il suo perdono: “Sì, lo perdono, lo perdono di cuore e spero che anche Dio lo perdoni. Lo voglio con me in paradiso”.
Maria Goretti è morta il 6 Luglio 1902. E’ stata beatificata come “Vergine e martire” da Pio XII il 27 Aprile 1947, che tre anni più tardi,il 24 Giugno 1950, l’ha canonizzata.
Alla cerimonia della canonizzazione, che ha fatto quindi della giovane martire della purezza una Santa, erano presenti anche la madre Assunta e il suo assassino, Alessandro Serenelli.
Alessadro Serenelli scontò ventisette anni di lavori forzati; ma il suo vero riscatto avvenne con il rimorso e il pentimento, sinceri e intensi. Oggi il corpo di Santa Maria Goretti riposa a Nettuno, come Patrona della gioventù, in una cappella della basilica-santuario di Nostra Signora delle Grazie.
dal web
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cenerentola


 
Image and video hosting by TinyPic ora ha la
bellezza di 75 anni e
si trova agli sgoccioli di una vita passata
felicemente assieme a suo
marito, il Principe Azzurro che aimè ormai è morto da
pochi anni.
Cenerentola passa le sue giornate nel terrazzo di casa
sua, seduta in una
sedia a dondolo osservando il mondo con il suo
gattone BoB
 
sulle
ginocchia, felice.
Una bella sera, da dentro una
nuvola scende
all’improvviso la fata Madrina,
Image and video hosting by TinyPic e Cenerentola stupita
le domanda con
disinvoltura: -Cara Fata Madrina!!!!! Dopo tanti anni
ti rivedo!!! Cosa
fai qui?
E la Fata risponde:
-Dall’ultima volta che ti ho visto hai vissuto una
vita esemplare….C’è
qualcosa che posso fare per te?
Qualche desiderio che ti potrei esaudire?
>> Cenerentola confusa, allarga le braccia e arrossendo
dall’emozione,
mormora:
-Mi piacerebbe essere immensamente ricca. In un
istante la sua vecchia
casa dirupata era diventata come per magia un castello nuovissimo.
Cenerentola è impressionata.
Il suo fedele gatto Bob si spaventa e si allontanta
dalla sedia.
cenerentola grida:
-Grazie Fata Madrina!!!!!
La fata allora le risponde:
-Non è niente, lo meriti! Cosa ti piacerebbe come
secondo desiderio?
Cenerentola china il capo, osserva le impronte che ha
lasciato il tempo
sul suo corpo, e dice:
-Mi piacerebbe tornare di nuovo giovane e bella come
un tempo!!!!
Quasi contemporaneamente, lei si ritrova la bellezza
di un giovanile.
Cenerentola comincia allora a sentire cose che ormai
nn ricordava più
come: passione, ardore, ecc.
Allora la Fata le dice:
-Ti resta un ultimo desiderio. Che cosa vuoi?
Cenerentola confusa spalanca gli occhi sul suo povero
micione spaventato e
dice:
-Vorrei che tu trasformassi il mio fedele gatto Bob in
un bellissimo
principe!!!!
Magicamente, Bob si trasforma in un magnifico uomo,
così bello che le
rondini nn possono evitare di fermare il proprio volo
per ammirarlo.
La fata Madrina le dice:
-Auguri, Cenerentola. Goditi la tua nuova vita.
E riparte come una scintilla sulla sua scopa.
Durante qualche magico istante, Cenerentola e Bob si
guardano con
tenerezza negli occhi. Poi Bob le si avvicina, la
prende tra le sue
possenti braccia e le mormora teneramente
nell’orecchio:
-Scommetto che ti sei pentita di avermi castrato,
stronza!

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http://cilieginasullatorta94.spaces.live.com/

DUBBI DI UN ABORIGENO


(di Anonimo)

Caro uomo Bianco,
Ci sono alcune cose che dovresti sapere.
Io, quando sono nato, ero Nero.
Quando prendo il sole, sono Nero.
Quando ho freddo, sono Nero.
Quando mi spavento, sono Nero.
E quando sarò morto, sarò Nero.


Invece tu, uomo Bianco,
Quando sei nato, eri Rosa.
Quando prendi il sole, sei Rosso.
Quando hai freddo, sei Blu.
Quando ti spaventi, sei Giallo.

Quando ti ammali, sei Verde.
E quando sarai morto, sarai Grigio.
E avresti ancora la sfacciataggine

Di chiamarmi Uomo di Colore?yg44

IL Giuramento


Un antico imperatore cinese fece, un giorno un solenne giuramento.
“Conquisterò e cancellerò dal mio regno tutti i miei nemici”.
Un po’ di tempo dopo, i sudditi sorpresi videro l’imperatore che passeggiava per i giardini imperiali a braccetto con i suoi peggiori nemici, ridendo e scherzando.
“Ma…” gli disse sorpreso un cortigiano “non avevi giurato di cancellare dal tuo regno tutti i tuoi nemici?”.
“Li ho cancellati, infatti” rispose l’imperatore. “Li ho fatti diventare tutti miei amici!”.
Quante persone ci irritano… Forse dovremmo provare ad  amarle…
                                                                                                                            (gentilmente concesso da Soraya)

“Intervista a Dio” – Autore sconosciuto


Ho sognato di fare un’intervista a Dio

“E cosí, vorresti intervistarmi?” chiese Dio

“Se ne hai il tempo..” dissi io

Dio sorrise.
“Il mio tempo é l’eternitá. Che domande hai in mente per me?”

“Che cosa ti sorprende di piú degli uomini?”

Dio rispose…
“Che si stancano di essere bambini,
hanno fretta di crescere e poi vorrebbero ritornare bambini”

“Che perdono la salute per fare soldi…
e poi perdono i soldi per riaquistare la salute”

“Che pensano con ansia al futuro, dimenticando il presente,
cosí che non vivono né nel presente né nel futuro”

“Che vivono come se non dovessero mai morire,
e muoiono come se non avessero mai vissuto”

La mano di Dio prese la mia
e rimanemmo in silenzio per un po’…

Poi io gli chiesi…
“Come genitore, quali sono le lezioni di vita che vuoi che i tuoi figli imparino?”

“Voglio che imparino che non possono costringere nessuno ad amarli. Possono soltanto lasciarsi essere amati”

“Voglio che imparino che non é bene paragonarsi agli altri”

“Voglio che imparino a perdonare praticando il perdono”

“Voglio che imparino che ci vogliono solo pochi secondi per aprire profonde ferite nei cuori di quelli che amiamo, e che ci vogliono molti anni per sanarli”

“Voglio che imparino che una persona ricca non é quella che ha di piú, ma
quella che ha bisogno dell’essenziale”

“Voglio che imparino che ci sono persone che li amano profondamente,
ma che non sanno come esprimere o mostrare i loro sentimenti”

“Voglio che imparino che due persone possono guardare la stessa           cosa
e vederla in due modi diversi”           

“Voglio che imparino che non sempre é sufficiente essere perdonati dagli altri, ma che devono perdonare se stessi”

“e voglio che imparino che io sono qui …sempre”

Autore sconosciuto

Festa al castello


Il villaggio ai piedi del castello fu svegliato dalla voce dell’araldo del castellano che leggeva un proclama nella piazza.
Il nostro signore beneamato invita tutti i suoi buoni e fedeli sudditi a partecipare alla festa del suo compleanno. Ognuno riceverà una piacevole sorpresa. Domanda a tutti però un piccolo favore: chi partecipa alla festa abbia la gentilezza di portare un po’ d’acqua per riempire la riserva del castello che è vuota…”.
L’araldo ripeté più volte il proclama, poi fece dietrofront e scortato dalle guardie ritornò al castello.
Nel villaggio scoppiarono i commenti più diversi.
“Bah! E’ il solito tiranno! Ha abbastanza servitori per farsi riempire il serbatoio… Io porterò un bicchiere d’acqua, e sarà abbastanza!”.
“Ma no! E’ sempre stato buono e generoso! Io ne porterò un barile!”.
“Io un… ditale!”.
“Io una botte!”.
Il mattino della festa, si vide uno strano corteo salire al castello.
Alcuni spingevano con tutte le loro forze dei grossi barili o ansimavano portando grossi secchi colmi d’acqua. Altri, sbeffeggiando i compagni di strada, portavano piccole caraffe o un bicchierino su un vassoio.
La processione entrò nel cortile del castello. Ognuno vuotava il proprio recipiente nella grande vasca, verso la sala del banchetto.
Arrosti e vino, danze e canti si succedettero, finché verso sera il signore del castello ringraziò tutti con parole gentili e si ritirò nei suoi appartamenti
.
“E la sorpresa promessa?”, brontolarono alcuni con disappunto e delusione.
Altri dimostravano una gioia soddisfatta: “Il nostro signore ci ha regalato la più magnifica delle feste!”.
Ciascuno, prima di ripartire, passò a riprendersi il recipiente. Esplosero allora delle grida che si intensificarono rapidamente. Esclamazioni di gioia e rabbia.
I recipienti erano stati riempiti fino all’orlo di monete d’oro!
“Ah! Se avessi portato più acqua…”.

le statuine del presepe


Tutte le statuine del presepio erano in agitazione, si davano un gran da fare per preparare i doni da portare a Gesù. Una statuina più povere di tutte, cercava, cercava e non trovava niente di presentabile. Era infinitamente sconsolata quando le sue compagne si misero in fila per andare alla grotta con le mani piene di doni e tutte sorridenti. Anche la statuina più povera, pur non avendo nulla, si mise in processione. Resto sulla soglia: aveva le mani vuote e il cuore pieno di tristezza. Ripeteva dentro di sé:” Signore, non ho niente da offrirti, proprio nulla”. Accadde allora un fatto degno di essere ricordato, Maria che teneva in braccio con infinito amore Gesù bambino, per prendere più facilmente i doni che li venivano offerti dalle varie statuine, voleva cedere il Figlio divino a San Giuseppe, ma questi era indaffarato nel chiudere gli spiragli da dove entrava il freddo. A chi dare Gesù? Guardò intorno e vide sulla soglia l‘unica statuina che aveva le mani libere. Maria allora le porse suo Figlio. Così quella statuina che non aveva nulla, ebbe tutto.

fidarsi?


Un ateo precipitò da una rupe.
Mentre rotolava giù,
riuscì ad afferrare il ramo di un alberello, e rimase sospeso tra il cielo e le rocce trecento metri più sotto.
Consapevole di non poter resistere a lungo, venne
folgorato da un’idea: ” Dio! ” urlò con quanto fiato aveva in strozza. Silenzio.
Nessuna risposta.
Gridò di nuovo: “Dio! Se esisti, salvami e io ti
prometto che crederò in te e insegnerò agli altri a
credere…
Ancora silenzio. Subito dopo, fu lì lì per mollare la presa dallo spavento, nell’udire una voce possente che rimbombava nel burrone: ” Dicono tutti così quando si trovano nei pasticci… ” No, Dio, no! ” egli replicò, rincuorato……
Io non sono come gli altri.
Non vedi che ho già cominciato a credere, solo perché sono riuscito a sentire la tua voce?…
Ora non devi fare altro che salvarmi e io proclamerò il tuo nome fino ai confini della terra…
Riprese la voce; ” E va bene… ti salverò.
Staccati dal ramo. “Staccarmi dal ramo?” strillò l’uomo sconvolto ” Fossi matto!

l’eco


“Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne…
All’improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :”AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :
“AAAhhhhhhhhhhh!!!”
Con curiosità, egli chiese: “Chi sei tu?”
E ricevette la risposta: “Chi sei tu?”
Dopo il ragazzino urlò: “Io ti sento! Chi sei?”
E la voce rispose: “Io ti sento! Chi sei?”
Infuriato da quella risposta egli urlò: “Codardo”
E ricevette la risposta: “Codardo!”
Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: “Papà, che succede?”
Il padre gli sorrise e rispose:”Figlio mio, ora stai attento:”
E dopo l’uomo gridò: “Tu sei un campione!”
La voce rispose: “Tu sei un campione!”
Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: “La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un’eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.

La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.
Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;
Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.
Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.
La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi.

L’amore e i sentimenti



La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei.
Dopo il caffè, la Follia propose: “Giochiamo a nascondino?”
“Nascondino? Che cos’è?”, domandò la Curiosità.
“Nascondino é un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, vi verrò a cercare e il primo che troverò sarà il prossimo a contare.”
Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia.
” 1,2, 3..” la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo di alberi.
La Gioia corse in mezzo al giardino.
La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto a nascondersi.
L’Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso.
La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era disperata vedendo la Follia già a novantanove.
” CENTO!”, gridò la Follia, e cominciò a cercare.
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto.
Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe nascosto.
E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza.
Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: “Dov’è l’Amore?”
Nessuno l’aveva visto.
La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi, sotto la rocce. Ma non trovò l’Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un roseto, prese un pezzo di legno e cominciò a cercare tra i rami, quando ad un tratto sentì un grido.
Era l’Amore che gridava, perché una spina lo aveva punto in un occhio.
La Follia non sapeva cosa fare. Si scusò, implorò l’Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre.
L’Amore accettò le sue scuse e d’allora l’Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre.

QUANDO TI SEI SVEGLIATO


Quando ti sei svegliato questa mattina ti ho osservato
e ho sperato che tu mi rivolgessi la parola
anche solo poche parole, chiedendo la mia opinione
o ringraziandomi per qualcosa di buono che era accaduto ieri.
Però ho notato che eri molto occupato a cercare il vestito giusto da metterti per andare a lavorare.
Ho continuato ad aspettare ancora mentre correvi per la casa
per vestirti e sistemarti e io sapevo che avresti avuto del tempo
anche solo per fermarti qualche minuto e dirmi “Ciao”.
Però eri troppo occupato.
Per questo ho acceso il cielo per te, l’ho riempito di colori
e di dolci canti di uccelli per vedere se così mi ascoltavi
però nemmeno di questo ti sei reso conto.
Ti ho osservato mentre ti dirigevi al lavoro e ti ho aspettato
pazientemente tutto il giorno.
Con tutte le cose che avevi da fare,
suppongo che tu sia stato troppo occupato per dirmi qualcosa.
Al tuo rientro ho visto la tua stanchezza
e ho pensato di farti bagnare un po’ perché l’acqua si portasse via il tuo stress.
Pensavo di farti un piacere perché così tu avresti pensato a me
ma ti sei infuriato e hai offeso il mio nome,
io desideravo tanto che tu mi parlassi, c’era ancora tanto tempo.
Dopo hai acceso il televisore, io ho aspettato pazientemente,
mentre guardavi la tv, hai cenato, però ti sei dimenticato
nuovamente di parlare con me, non mi hai rivolto la parola.
Ho notato che eri stanco e ho compreso il tuo desiderio di silenzio
e così ho oscurato lo splendore del cielo, ho acceso una candela,
in verità era bellissimo, ma tu non eri interessato a vederlo.
Al momento di dormire credo che fossi distrutto.
Dopo aver dato la buonanotte alla famiglia
sei caduto sul letto e quasi immediatamente ti sei addormentato.
Ho accompagnato il tuo sogno con una musica,
i miei animali notturni si sono illuminati,
ma non importa, perché forse nemmeno ti rendi conto
che io sono sempre lì per te.
Ho più pazienza di quanto immagini.
Mi piacerebbe pure insegnarti ad avere pazienza con gli altri,
Ti Amo tanto che aspetto tutti i giorni una preghiera,
il paesaggio che faccio è solo per te.
Bene, ti stai svegliando di nuovo e ancora una volta
io sono qui e aspetto senza niente altro che il mio amore per te,
sperando che oggi tu possa dedicarmi un po’ di tempo.
Buona giornata. Tuo papà Dio.
Jesus2-1
(dolceamara)

ho preso una scimmia….


oggi ho imparato il perchè si usa dire in un certo modo quando si  ha a che fare con gli ubriachi.

 un episodio della vita di noè riguarda l’inganno perpetrato ai danni del Patriarca dall’angelo Satana, il quale gli insegnò a coltivare la vite (vedi Gen 9, 20) e cercò di convincerlo a sacrificare nella vigna quattro animali: un agnello, un leone, un maiale e una scimmia. Da allora, dice l’insegnamento, chi beve il vino si ubriaca e, man mano che ne beve sino ad abbondare in maniera non controllata, viene ad assumere i caratteri di questi quattro animali: l’arrendevolezza dell’agnello, la violenza del leone, il sudiciume del maiale, il comportamento assolutamente irragionevole della scimmia.

saggezza del mio don


Si racconta di un vecchio eremita: una di quelle persone che per amore a Dio si rifugiano nella solitudine del deserto, del bosco o delle montagne per dedicarsi solamente alla orazione e alla penitenza.
Molte volte si lamentava di essere sempre occupatissimo.
La gente non capiva come fosse possibile che avesse tanto da fare nel suo ritiro.
Ed egli spiegò:
“devo domare due falconi, allenare due aquile, tenere quieti due conigli, vigilare su un serpente, caricare un asino e sottomettere un leone”.
Non vediamo nessun animale vicino alla grotta dove vivi.
Dove sono tutti questi animali?
Allora l’eremita diede una spiegazione che tutti compresero.
“Questi animali li abbiamo dentro di noi”.
I due falconi, si lanciano sopra tutto ciò che gli si presenta, buono e cattivo.
Devo allenarli prché si lancino solo sopra le buone prede…
Sono i miei occhi
Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono.
Devo allenarle perché si mettano solamente al servizio e aiutino senza ferire…
Sono le mie mani
E i conigli vanno dovunque gli piaccia, tendono a fuggire gli altri e schivare le situazioni difficili.
Gli devo insegnare a stare quieti anche quando c’è una sofferenza, un problema o qualsiasi cosa che non mi piaccia…
Sono i miei piedi
La cosa più difficile è sorvegliare il serpente anche se si trova rinchiuso in una gabbia con 32 sbarre.
È sempre pronto a mordere e avvelenare quelli che gli stanno intorno appena si apre la gabbia, se non lo vigilo da vicino, fa danno…
E’ la mia lingua
L’asino è molto ostinato, non vuole fare il suo dovere.
Pretende di stare a riposare e non vuole portare il suo carico di ogni giorno…
E’ il mio corpo
Finalmente ho necessità di domare il leone, vuole essere il re, vuole essere sempre il primo,
È vanitoso e orgoglioso…

Questo è… il mio cuore 
 

la cosa piu’ forte


Un giorno un ragazzo chiese al vecchio saggio del paese…
quale fosse la cosa più forte.
Il saggio dopo qualche minuto gli rispose:
Le cose più forti al mondo sono nove:
“Il ferro è più forte, ma il fuoco lo fonde.
Il fuoco è forte, ma l’acqua lo spegne.
L’acqua è forte ma nelle nuvole evapora.
Le nuvole sono forti ma il vento le disperde.
Il vento è pure esso forte ma la montagna lo ferma.
La montagna è forte, ma l’uomo la conquista.
L’uomo è forte ma purtroppo la morte lo vince”.
“Allora è la morte la più forte!”
– lo interruppe il ragazzo –
“No” – continuò il vecchio saggio –
“L’AMORE … sopravvive alla morte!”

HALLOWEEN ORIGINI & TRADIZIONI


Il popolo dei Celti, che viveva in Irlanda, alla fine di ottobre celebrava l’arrivo dell’inverno con una festa chiamata “All Hallow even”, cioè la vigilia di tutti i Santi. Si accendevano fuochi attorno ai quali tutti danzavano, indossando maschere per spaventare le streghe. In ricordo di quell’antica festa, ancora oggi si festeggia Halloween la notte del 31 ottobre; in questa notte i bambini solitamente si mascherano e bussano alle porte delle case, dicendo: “Trick or treat”, cioè “dolcetto o scherzetto”. Chi apre la porta offre loro biscotti e caramelle. Il giorno dopo Halloween è Ognissanti, cioè la festa di tutti i Santi. Simbolo di Halloween sono le zucche con dentro una candela: la loro luce serve a tenere lontani gli spiriti della notte. Un fabbro irlandese di nome Jack, ubriacone e taccagno, incontrò, la notte di Halloween, il Diavolo in un pub. Stava per cadere nelle sue mani, quando riuscì ad imbrogliarlo facendogli credere che gli avrebbe venduto la sua anima in cambio di un’ultima bevuta. Il Diavolo, così, si trasformò in una monetina da sei pence per pagare l’oste e Jack fu abbastanza veloce da riuscire ad intascarsela. Poiché, poi, possedeva anche una croce d’argento, il Diavolo non riuscì più a tornare alla sua forma originaria. Jack, allora, stipulò un nuovo patto col Diavolo, e cioè che lo avrebbe lasciato andare purché questi, per almeno 10 anni, non tornasse a reclamare la sua anima. Il Diavolo accettò. Dieci anni dopo, Jack e il Diavolo si incontrarono di nuovo e Jack, sempre con uno stratagemma, riuscì a sottrarsi al potere del principe delle tenebre e a fargli promettere che non lo avrebbe cercato mai più. Il Diavolo, che si trovava in una situazione difficile, non poté far altro che accettare. Quando Jack morì, a causa della sua vita dissoluta, non fu ammesso al Regno dei Cieli e fu costretto a bussare alle Porte dell’Inferno; il Diavolo, però, che aveva promesso che non lo avrebbe cercato, lo rispedì indietro tirandogli addosso un tizzone ardente. Jack se ne servì per ritrovare la strada giusta e, affinché non si spegnesse col vento, lo mise sotto una rapa che stava mangiando. Da allora Jack vaga con il suo lumino in attesa del giorno del Giudizio (da qui il nome JACK O’ LANTERN, Jack e la sua Lanterna) ed è il simbolo delle anime dannate ed errabonde. Quando gli Irlandesi, in seguito alla carestia del 1845, abbandonarono il loro paese e si diressero in America, portarono con sé questa leggenda e, poiché le rape non sono in America così diffuse come in Irlanda, le sostituirono con le più comuni zucche. Da allora, la zucca intagliata con la faccia del vecchio fabbro e il lumino all’interno, è forse il simbolo più famoso di Halloween.

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Nella, Lazzaretti edit. Greta e la nuvola e Nicola de Luca


 è stato davvero un gran privilegio poter oggi condividere con gli amici blogger l’ esperienza della premiazione, desidero ringraziare la giuria che mi ha assegnato il premio; e voglio riconoscere il merito piu’ grande agli organizzatori che hanno sempre investito in questo progetto tanta disponibilità e passione, aggiungo inoltre un pensiero a tutti coloro che cha hanno partecipato al concorso, perchè con la loro presenza hanno premiato quest’opera di fratellanza . un grazie di cuore a tutti – alla prossima ciao.

 

le lenzuola sporche della vicina


Una giovane coppia di sposi novelli
andó ad abitare in una zona
molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé,
la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra,
che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.

Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!

Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo…
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!

Il marito guardò e rimase zitto.

La stessa scena e lo stesso commento
si ripeterono varie volte,
mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.

Dopo un mese, la donna si meravigliò

nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime,
e disse al marito:

Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?

Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;

semplicemente questa mattina,
io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi,
ho pulito i vetri della nostra finestra !

Così è nella vita!

Tutto dipende dalla pulizia della finestra

attraverso cui osserviamo i fatti.
Prima di criticare,
probabilmente sarà necessario osservare
se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore
per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino….

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(dal web)

vi racconto


…vi racconto quanto il ns don è un uomo sensibile ed attento.

ovvio è un don, direte voi… vero, ok. ci sta.

ma un gesto, una parola spesso fa la differenza in un’amicizia.

la faccio breve: sabato pm il mio don sapeva che  sn andata ai cimiteri dai miei cari: dai suoceri, da mia figlia e da mio padre, quando mi ha visto al ritorno mi ha trovato ” sciupata”-  e accarezzandomi il viso, si è raccomandato affinchè ritrovassi le mie “energie”….   ore 20.30 inizia la Liturgia del Lucernario, una funzione molto carica di significato ed emozione… la predica del don è molto toccante…e quasi <mirata> …. me la sentivo cucita addosso…. ho pensato fosse solo una mia impressione xkè troppo coinvolta con il mistero della morte… quando il don attraversa la navata della chiesa in processione per recarsi alla fonte battesimale x benedice l’acqua… mi passa vicino, si ferma e mi dice:

” hai capito, bambina mia?”…

ed io …. li giu’ con le lacrime che solcavano il mio viso…

l’anno scorso papi era con noi alla messa seduto vicino a me, quest’anno c’era ma ha cambiato posto….

caravaggio


 
Per uno dei suoi lavori il grande pittore Correggio fu pagato con una pesante borsa di monete di rame.
 Il Vasari riferisce che, mentre portava a piedi il pesante fardello a casa,
il pittore si fermò molte volte a prendere fiato e a bere acqua dalle fontane.
Giunto a casa fu colto da forte febbre e morì dopo pochi giorni
azzzzz…..Sorpresa

ieri il mio papà mi ha insegnato che:


L’Arachide è una pianta oleaginosa di importanza mondiale, originaria del Brasile.  E’ una pianta erbosa appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o leguminose).

Cresce nel sottosuolo e i suoi fiori, dopo la fecondazione, si allungano e si introducono nel terreno dove crescono e raggiungono la maturazione.

Dal Sud America si è diffusa negli altri continenti. Il primo a parlare diffusamente della pianta fu lo spagnolo Fernando de Oviedo nel 1520 e dipende forse da questo l’origine dell’altro nome “spagnoletta”, che si alterna a “nocciolina americana”.

Per alcuni secoli, le arachidi rappresentarono il cibo più comune somministrato agli schiavi neri nella traversata verso il Nuovo Continente.
L’introduzione dell’arachide in Italia risale al 1772. La coltivazione ha avuto alterna fortuna dal 1870, anno in cui fu coltivata per la prima volta nei dintorni di Valenza (AL), senza mai assumere vaste proporzioni.
Le aree maggiormente interessate a questa coltura sono l’Asia e l’Africa; seguono a notevole distanza le Americhe, l’Oceania e l’Europa (Grecia, Spagna e Italia). Da noi è coltivata in  Veneto e Campania.

Il genere Arachis comprende una quarantina di specie, ma solo l’A. hypogaea L. è coltivata

L’arachide produce l’omonimo frutto, noto anche come nocciolina americana, pistacchio di terra o spagnoletta, che contiene due o tre semi di forma ovale ricoperti da una pellicola di colore rossiccio.

Dalla spremitura dei semi di arachide si ricava l’omonimo olio, qualitativamente adatto all’alimentazione umana. Il suo elevato punto di fumo, il costo sensibilmente inferiore rispetto all’olio di oliva ed il sapore delicato, lo rendono particolarmente adatto alla frittura degli alimenti.

In America le arachidi vengono consumate soprattutto sottoforma di una preparazione burrosa chiamata “peanuts butter” (burro di arachidi). Questo alimento è poco diffuso in Europa dove si consumano prevalentemente semi di arachide tostati.

—-ed io che nn ci credevo…..

quanto è immensa la mia ignoranzaaaaaaaaaaa…..

( brano preso dal web)

le renne di babbo natale


Non solo fanno la slitta volare
e in ciel galoppano senza cadere
Ogni renna ha il suo compito speciale
per saper dove i doni portare
Cometa chiede a ciascuna stella
Dov’è questa casa o dov’è quella.
Fulmine guarda di qui e di là
Per sapere se la neve verrà.
Donnola segue del vento la scia
Schivando le nubi che sbarran la via.
Freccia controlla il tempo scrupoloso
Ogni secondo che fugge è prezioso.
Ballerina tiene il passo cadenzato
Per far che ogni ritardo sia recuperato.
Saltarello deve scalpitare
Per dare il segnale di ripartire.
Donato è poi la renna postino
Porta le lettere d’ogni bambino.
Cupido, quello dal cuore d’oro
Sorveglia ogni dono come un tesoro.
Quando vedete le renne volare
Babbo Natale sta per arrivare.
 
 
Esiste inoltre anche la renna numero 9 Rudolph con il nasone rosso (non ufficiale),
 inventata nel 1993 dai magazzini Montgomery Ward a scopo pubblicitario.

9 giorno


Il piccolo e zoppo Matusalemme ed Eliogabalo (detto Gabalo) erano due ragazzi poveri della città. Avevano sempre vissuto, dalla nascita, nel collegio dei ragazzi poveri.
«Sai che domani è Natale?» chiese Gabalo, un giorno che tutti e due stavano spalando la neve dall’ingresso dell’istituto.
«Ah, davvero?» rispose Matusalemme. «Spero proprio che la signora Pynchurn non se ne accorga. Diventa particolarmente antipatica nei giorni di festa!»
L’antipatica signora Pynchum era la direttrice dell’istituto dei poveri, ed era temuta da tutti. Matusalemme proseguì: «Gabalo, tu credi che Babbo Natale ci sia davvero?».
«Certo che c’è».
«E allora perché non viene mai qui alla casa dei poveri?».
«Beh», rispose Gabalo, «noi stiamo in una strada tutte curve, lo sai no? Forse Babbo Natale non riesce a trovarla».
Gabalo cercava sempre di mostrare a Matusalemme il lato bello delle cose, anche quando non c’era!
Proprio in quel momento un’automobile investì un povero cane che cadde riverso sulla neve. Gabalo corse subito in suo aiuto e vide che aveva una zampa rotta. Fece una stecca e fasciò strettamente la zampa del cane. Gabalo lesse sul collare che il cane apparteneva al dottor Carruthers, un medico famoso nella città. Lo prese in braccio e si avviò verso la casa dei dottore.
«Io sono tutto quello che lui possiede»
Il dottore aveva una gran barba bianca lo accolse con un sorriso e gli chiese chi aveva immobilizzato e steccato così bene la zampa dei cane.
«Perbacco, io, signore», rispose Gabalo e gli raccontò di tutti gli altri animali ammalati che aveva guarito.
«Sei un ragazzo davvero in gamba!» gli disse alla fine il dottor Carruthers guardandolo negli occhi. «Ti piacerebbe venire a vivere da me e studiare per diventare dottore?».
Gabalo rimase senza parole. Andare lontano dalla signora Pynchum e non essere più uno «della Casa dei Poveri», diventare un dottore! «Oh, oh s-s-sì, signore! Oh … ».
Improvvisamente la gioia svanì dai suoi occhi. Se Gabalo se ne andava, chi si sarebbe preso cura del piccolo e zoppo Matusalemme?
«lo… io vi ringrazio, signore» disse. «Ma non posso venire, signore! E prima che il dottore scorgesse le sue lacrime corse fuori dalla casa».
Quella sera, il dottor Carruthers si presentò all’istituto con le braccia cariche di pacchetti. Quando Matusalemme lo vide cominciò a gridare: «è arrivato Babbo Natale!».
Il dottore scoppiò a ridere e, mentre consegnava al ragazzo un pacchetto dai vivaci colori, notò che zoppicava e gli fece alcune domande. Dopo un attimo, il dottor Carruthers disse: «Conosco un ospedale in città dove potrebbero guarirti. Hai parenti o amici?».
«Oh, sì», rispose subito Matusalemme, «ho Gabalo!».
Il dottore lanciò uno sguardo penetrante a Gabalo. «È per lui che non hai voluto venire a stare da me, figliuolo.»
«Beh, io… io sono tutto quello che lui possiede», rispose Gabalo.
Il dottore, profondamente commosso, disse: «E se prendessi anche Matusalemme con noi?».
Questa volta a Gabalo non importò che tutti vedessero le sue lacrime, e Matusalemme si mise a battere le mani dalla gioia. Naturalmente non sapeva che sarebbe guarito e che un giorno Gabalo sarebbe diventato un chirurgo famoso. Tutto quello che sapeva era che Babbo Natale aveva trovato la strada per la casa dei poveri e che lo portava via con Gabalo.
 
 

 

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felicità domestica


Mettere anzitutto in un recipiente due o tre libbre di speranza: poi aggiungere un quinto di attenzioni, di compiacenza, una dose di bontà, un quartino di fiducia, gaiezza a piacere.
 Quattro o cinque misure di obbedienza, cinque o sei libbre di dolcezza e, per tema di monotonia, unite al buonumore un milligrammo di spensieratezza.
Quanto al sale, mettetene un grano solo, ché, se doveste superare la dose, invece di unoncia, dovreste ben metterne due di pazienza.
 Infornate il tutto e fate cuocere a calore ben sostenuto che amore ed amicizia insieme non lo perdano mai di vista.
Otterrete in tal modo una torta bene amalgamata di cui una fettina ogni mattina basta per abbellire la vita.

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