un anno di grazia


Signore Gesù, guardo a questo anno che sta per chiudersi.

Ti ringrazio per quanto di buono mi hai donato. I miei errori, perdonali Signore Gesù, e concedimi di imparare da essi.

Cosa posso offrirti, mio Dio? Quello che ho tra le mani Tu lo vedi, e io lo dono a Te.

Continua a sostenermi nei momenti difficili e ad essere Tu la mia forza.
Ma oggi, in questo ultimo giorno dell’anno, voglio raccogliere tutta la mia vita e, con gioia, metterla nelle Tue mani, certo che lì è al sicuro.1526577_613136532057144_1007910968_n
(don valentino porcile)

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CHI HA NEL CUORE IDEALI DI AMORE


Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.  Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!”

 

La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le chiedo di non importunarmi.”

     Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le disse: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!” – “Scusi, signor topo, non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo,  la ricorderò nelle mie preghiere.”

     Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo…? Penso proprio di no!”

     Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola. Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.  La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo , e, nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.

     Subito, il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: Siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo. Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale:  la gallina.   Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna. Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

     La donna non migliorò e rimase in ospedale parecchio tempo più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie.

Quando senti che qualcuno ha un problema  e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo possa colpire anche te ….  pensaci molto bene… PENSACI DUE VOLTE !!!!

Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l’indifferenza dei buoni.

serena notte amici preziosi!

A chi diamo da mangiare?


Un vecchio indiano Cherokee dai capelli bianchi sta dando insegnamenti ai nipoti riguardo alla vita. Dice loro: “Dentro di me sta avendo luogo una battaglia. Una lotta terribile, e questa lotta é tra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, l’odio, la rabbia, l’invidia, il falso orgoglio, il risentimento, il senso di colpa, di inferiorità, l’arroganza, la falsità, la superiorità, l’egoismo e il lamento. L’altro lupo rappresenta la pace, l’amore, la gentilezza, la gioia, la verità, la compassione, l’umiltà, la trasparenza, l’autenticità, l’amicizia, il rispetto, l’integrità, la benevolenza, la generosità, la fede, la condivisione, la serenità e l’empatia. La stessa lotta sta avvenendo anche dentro di te, e dentro a tutte le persone.” I bambini ci pensarono su un momento. Poi la più piccola chiese al nonno: “Quale lupo vincerà?” Il vecchio Cherokee mantenne un lungo silenzio. Poi semplicemente disse: “Vincerà quello dei due che nutrirai.”,,,

ricordando l’avvento


Sei il Dono del Padre  all’uomo infelice.

      Sei il Figlio che giunge per germogliare speranza

       Sei il Fratello che annuncia misericordia paterna. 

       Sei lo Sposo che si prende cura dell’uomo ingannato.

     Sei il Giorno   che viene dopo la notte tremenda.

        Sei la Pace   che scende dall’Alto.       

  Sei Giustizia di Dio  per l’uomo ingiusto.

     Sei la Verità che rallegra la vita.

     Sei la Misericordia che si stende feconda.   

  Sei la Parola  che comunica amore.

         Sei il Giudizio  che salva i peccatori.

Sei la Veste che copre la mia nudità.

VIENI, SIGNORE GESU’

La bonta’ cambia i cuori


Un vecchietto che da molto tempo si era allontanato dalla Chiesa, un giorno andò dal parroco. Sperava di essere aiutato finalmente a risolvere i suoi problemi di fede. Quando entrò nella canonica, c’era già una persona a parlare con lui. Il sacerdote intravide il vecchietto in piedi in corridoio, e subito, uscì a portargli una sedia.
Quando l’altro si congedò, il parroco fece entrare il vecchio signore. Conosciuto il problema, gli parlò a lungo e dopo un fitto dialogo, l’anziano, soddisfatto, disse che sarebbe tornato alla Chiesa. Il parroco, contento, ma anche un po’ meravigliato, gli chiese: «Senta, mi dica, di tutto il nostro incontro, qual è l’argomento che più l’ha convinta a tornare a Dio?». «Il fatto che sia uscito a portarmi una sedia», rispose il vecchietto.
                                  bruno ferrero

Preghiamo nel giusto modo ?




Il saggio Bayazid diceva: «Quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: “Signore, dammi la forza di cambiare il mondo”. Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: “Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”.
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: “Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso”. Se avessi pregato così fin dall’inizio non avrei sprecato la mia vita».
Se ognuno pensasse a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierebbe

buona giornata carissimi!!

Un sacco di virtù, un sacco di difetti


Gli uomini camminano sulla superficie della Terra in fila indiana, ciascuno trasportando un sacco davanti e un altro dietro.

Nel sacco davanti, noi mettiamo le nostre qualità. Nel sacco di dietro, serbiamo tutti i nostri difetti.

Perciò, durante il viaggio della vita, teniamo gli occhi fissi sulle virtù che possediamo, legate al nostro petto.

 Nello stesso tempo, notiamo impietosamente, sulle spalle del compagno che ci sta davanti, tutti i difetti che egli possiede.

E ci riteniamo migliori di lui – senza capire che chi ci segue sta pensando la stessa cosa di noi.

 

Nel club del novantanove


 

C’era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. «Paggio», gli chiese un giorno il re, «qual è il segreto della tua allegria?».
«Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto».
Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri: «Voglio il segreto della felicità del paggio!».
«Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela».
«Come?».
«Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove».
«Che cosa significa?».
«Fa’ quello che ti dico…».
Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: «Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato».
Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta…
novantanove!
Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. «Sono stato derubato!» gridò. «Sono stato derubato! Maledetti!».
Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili… Ma non trovò quello che cercava.
Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d’oro. Soltanto novantanove. «Novantanove monete. Sono tanti soldi», pensò. «Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo» pensava. «Cento è un numero completo, novantanove no».
La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti.
Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l’avrebbe fatta!
Il paggio era entrato nel giro del novantanove…
Non passò molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore.

E se ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre novantanove monete sono il cento per cento del tesoro. E che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero cento non è più rotondo del novantanove. È soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati. Un tranello per non farci mai smettere di spingere.
Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono.                         ( Bruno Ferrero)

Violenza sulle donne


Su designazione dell’Assemblea nazionale delle Nazioni unite dal 1999, il 25 novembre di ogni anno si celebra la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una data simbolica, scelta in memoria dell’assassinio di Patria, Maria e Antonia Mirabal, le tre sorelle dominicane che nel 1960 persero la vita lottando per i diritti civili e di genere negati dalla dittatura trujillista. (una delle tirannie più spietate dell’America Latina, quella di Rafael Leónidas Trujillo.)

“Le donne sbagliano a credere che l’amore vince tutto”.

…una piaga dell’umanità fino a che esistono uomini incapaci di Uomini incapaci di riconoscere l’emancipazione femminile…

si arriverà al giorno che non servirà piu’ questa ricorrenza?

I quattro figli e il giudizio frettoloso


Un uomo aveva quattro figli. Egli desiderava che i suoi figli imparassero a non giudicare le cose in fretta, per questo, invitò ognuno di loro a fare un viaggio, per osservare un albero, che era piantato in un luogo lontano. Il primo figlio andò là in Inverno, il secondo in Primavera, il terzo in Estate, e il quarto, in Autunno. Quando l’ultimo rientrò, li riunì, e chiese loro di descrivere quello che avevano visto.

Il primo figlio disse che l’albero era brutto, torto e piegato.

Il secondo figlio disse invece che l’albero era ricoperto di gemme verdi e promesse di vita.

Il terzo figlio era in disaccordo; disse che era coperto di fiori, che avevano un profumo tanto dolce, ed erano tanto belli da fargli dire che fossero la cosa più bella che avesse mai visto.

L’ultimo figlio era in disaccordo con tutti gli altri; disse che l’albero era carico di frutta, vita e promesse.

L’uomo allora spiegò ai suoi figli che tutte le risposte erano esatte poiché ognuno aveva visto solo una stagione della vita dell’albero. Egli disse che non si può giudicare un albero, o una persona, per una sola stagione, e che la loro essenza, il piacere, l’allegria e l’amore che vengono da quella vita può essere misurato solo alla fine, quando tutte le stagioni sono complete.

Se rinunci all’inverno perderai la promessa della primavera, la ricchezza dell’estate, la bellezza dell’Autunno. Non lasciare che il dolore di una stagione distrugga la gioia di ciò che verrà dopo. Non giudicare la tua vita in una stagione difficile. Persevera attraverso le difficoltà, e sicuramente tempi migliori verranno quando meno te lo aspetti! Vivi ogni tua stagione con gioia.

dal web

La gioia


Il mondo offre dei piaceri passeggeri, quelli che ci vengono da una bella passeggiata, da un pranzo luculliano, da una serata in discoteca, da una vacanza su una bella isola, 

alcuni di questi piaceri sono leciti e buoni: infatti ci lasciano con l’impressione di avere goduto di cose buone e ci danno una sensazione di rilassatezza e benessere.

Invece, altri piaceri sono assai discutibili e oltre lasciare l’amaro in bocca, ci fanno correre dei rischi o portano conseguenze nefaste.

ma c’è qualcosa di piu’ del piacere: la gioia perfetta e duratura.

Il piacere dipende dalle circostanze, ma la gioia, che è interiore, non è turbata da ciò che ci circonda.

Il piacere cambia costantemente, ma la gioia rimane.

Più si ricerca la soddisfazione personale, più ci si sente vuoti. 

La gioia, invece, è una sensazione diversa ed unica…

vi auguro di trovarla nel vostro cuore

affinchè la vostra esistenza abbia un  appagamento duraturo e completo.

forse, vorreste dei suggerimenti x come trovarla…

che vi posso dire? … provate a fermarvi, a riflettere a meditare e datevi delle risposte…

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🌸 buona giornata 🌸

Decalogo social per cristiani 2.0


01

1 Facebook è come l’oratorio. Ci passano tutti e ci trovi tutti gli amici.
2 Foursquare è come la Messa. Non basta vederla in televisione: bisogna fare check-in.
3 I blog sono come il catechismo. Servono per approfondire.
4 Twitter è come la benedizione delle case. Rapidissima, ma raggiunge anche i più lontani.
5 Google è come la Bibbia. Ci trovi tutto quello che cerchi. 
6 Google Plus è come certe lezioni di teologia. Incomprensibili. 
7 Pinterest è come i quadri dei santi. Sono lì e ti guardano.
8 Le pagine ufficiali sono come la gerarchia. Un po’ inamidata (almeno fino a Francesco).
9 La rete è come il Creatore. Senza di lei/Lui non esistiamo.

10 Questo decalogo è farina del mio sacco. Potete commentarlo o anche contestarlo, ma se volete copiarlo, citate almeno la fonte.

@donambro (don Ambrogio Cortesi)

Padre nostro


Non dire: PADRE
se ogni giorno non ti comporti da figlio.
Non dire: NOSTRO
se vivi soltanto del tuo egoismo.
Non dire: CHE SEI NEI CIELI
se pensi solo alle cose terrene.
Non dire: VENGA IL TUO REGNO
se lo confondi con il successo materiale
Non dire: SIA FATTA LA TUA VOLONTA’
se non l’accetti anche quando è dolorosa.
Non dire: DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO
se non ti preoccupi della gente che ha fame.
Non dire: PERDONA I NOSTRI DEBITI
se non sei disposto a perdonare gli altri.
Non dire: NON CI INDURRE IN TENTAZIONE
se continui a vivere nell’ambiguità.
Non dire: LIBERACI DAL MALE
se non ti opponi alle opere malvagie.
Non dire: AMEN
se non prendi sul serio le parole del
PADRE NOSTRO.

Insegnami


Insegnami ad usare bene il tempo
Dio mio,
insegnami ad usare bene il tempo che tu mi dai
e ad impiegarlo bene,
senza sciuparne.
Insegnami a prevedere senza tormentarmi,
insegnami a trarre profitto dagli errori passati,
senza lasciarmi prendere dagli scrupoli.
Insegnami ad immaginare l’avvenire senza disperarmi
che non possa essere quale io l’immagino.
Insegnami a piangere sulle mie colpe senza cadere nell’inquietudine.
Insegnami ad agire senza fretta,
e ad affrettarmi senza precipitazione.
Insegnami ad unire la fretta alla lentezza,
la serenita’ al fervore, lo zelo alla pace.
Aiutami quando comincio,
perche’ e’ proprio allora che io sono debole.
Veglia sulla mia attenzione quando lavoro,
e soprattutto riempi Tu i vuoti delle mie opere.
Fa’ che io ami il tempo che tanto assomiglia alla Tua grazia
perche’ esso porta tutte le opere alla loro fine e alla loro perfezione
senza che noi abbiamo l’impressione di parteciparvi in qualche modo.
(Jean Guitton)

Lo spaccapietre


In un’epoca lontana, molto lontana, in Giappone viveva un povero spaccapietre di nome Kogo. Anche se esercitava un mestiere molto faticoso, egli non era da compiangere; era giovane e forte, e mangiava tutti i giorni a sazietà.
Disgraziatamente Kogo era nato invidioso. Lui, povero kulì, condannato a spaccare pietre, sognava di diventare un daimio, ossia uno di quei ricchi signori che vedeva passare talvolta per le strade, in una lussuosa carrozza, circondati da numerosi servitori. E, ogni giorno, Kogo pregava il suo angelo custode di esaudire il suo desiderio.
Egli pregava con tanta fede, e il suo desiderio era così vivo che l’angelo custode decise di andare a perorare la sua causa presso l’Altissimo. E, con sua grande meraviglia, il Dio dell’universo gli concesse la facoltà di soddisfare tutti i desideri di Kogo.
Immediatamente, costui si trovò trasportato in una ricca dimora, vestito con abiti lussuosi e circondato da uno stuolo di domestici.
Per qualche mese, Kogo fu immensamente felice della sua nuova condizione di daimio. Gli piaceva passeggiare per le strade e vedere i suoi antichi compagni di lavoro e di miseria scostarsi rispettosamente al suo passaggio.
Un giorno, tuttavia, di caldo torrido, egli constatò che traspirava come un volgare kulì e che il sole era più potente dei daimi. Subito chiamò il suo angelo custode.
“Voglio diventare il Sole”, gli disse.
L’angelo custode, che voleva molto bene a Kogo, lo guardò con una certa tristezza, poiché capì che sarebbe stato un eterno insoddisfatto, e provò pena per lui. Ma lo esaudì anche questa volta.
E Kogo divenne il Sole. Egli si mise a brillare nel cielo con uno splendore particolare e era così preso del suo nuovo potere che inflisse al Giappone una delle estati più torride che questo Paese avesse mai visto.
Un giorno, mentre egli si era assopito, certamente stanco per aver brillato tanto, il suo splendore fu offuscato da una grossa nube scura che venne a frapporsi fra lui e la terra. Kogo convocò nuovamente il suo angelo custode e gli disse:
“Voglio diventare questa nube più forte del sole!”
Ancora una volta fu accontentato.
Signore della pioggia, egli riversò sul Giappone trombe marine che provocarono terribili inondazioni, spazzando via indifferentemente le case dei poveri kulì e i palazzi dei ricchi daimi. Kogo questa volta era veramente il più forte e per diversi mesi fu raggiante di felicità.
Tuttavia, proprio all’estremità del Giappone, di fronte al mare, c’era un immenso promontorio roccioso che si prendeva gioco dei suoi tifoni e dei suoi tornado. Kogo finì con l’adombrarsene. Intensificò i suoi assalti, le navi che si trovavano sul mare affondavano, la costa fu devastata. Ma quando, esausto, Kogo dovette fermarsi, la roccia appariva intatta nella sua orgogliosa potenza.
Furibondo, Kogo volle subito trasformarsi in questa roccia. E fu trasformato.
Poté così a sua volta contemplare l’oceano da tutta la sua altezza e veder sfilare davanti a sé navi e barche, simili a gusci di noce.
Aveva raggiunto il colmo della felicità. Almeno così credeva.
Infatti, una mattina, fu svegliato da un colpo come di piccone ed ebbe la sensazione che un pezzo della sua carne si staccasse da lui. Che cosa stava succedendo?
I colpi continuarono, e ogni colpo era accompagnato dalla stessa sensazione dolorosa.
Ferito nell’orgoglio, Kogo si lasciò andare a una collera terribile e urlò al suo angelo custode:
“C’è qualcuno che osa scalfire la mia potenza….. Voglio essere questo qualcuno!”
“Con piacere”, rispose consenziente e con voce ironica l’angelo custode.
E, nello stesso istante, Kogo si ritrovò, come agli inizi, spaccapietre.1131921685

Tuo marito ti rende felice? 💞 💖 💞


Durante un seminario per matrimoni, hanno chiesto a una donna:
– «Ti rende felice il tuo marito? Veramente ti rende felice?»
In quel momento il marito ha alzato leggermente il collo in segno di sicurezza: sapeva che sua moglie avrebbe detto di sì, perché lei non si è mai lamentata durante il suo matrimonio.
Tuttavia la moglie rispose con un sonoro:
– «no… Non mi rende felice»
Il marito la guardò con stupore, mentre la donna continuò il proprio discorso:
– «non mi rende felice… Io sono felice!
Che io sia felice o no non dipende da lui, ma da me.
Io sono l’unica persona da cui dipende la mia felicità.
Mi accorgo di essere felice in ogni situazione e in ogni momento della mia vita, perché se la mia felicità dipendesse da qualche persona, cosa o circostanza sulla faccia di questa terra, sarei in guai seri.
Tutto ciò che esiste in questa vita, cambia continuamente. L’essere umano, le ricchezze, il mio corpo, il clima, i piaceri, ecc. E così potrei continuare per ore, elencando una lista infinita.
Attraverso tutta la mia vita, ho imparato qualcosa;
Decido di essere felice e il resto lo chiamo ‘ esperienze ‘:
Amare,
Perdonare,
Aiutare,
Comprendere,
Ascoltare,
Consolare.
C’è gente che dice: ‘non posso essere felice perché sono malata, perché non ho soldi, perché fa troppo caldo, perché qualcuno mi ha insultato, perchè qualcuno ha smesso di amarmi, perché qualcuno non mi ha considerato, ma quello che queste persone non sanno è che si può essere felici anche essendo malati, anche se si è troppo sudati, anche se si è senza soldi, anche se si riceve un insulto, anche se qualcuno non ci ha apprezzato.

Inizia sempre la giornata con un sorriso e non lasciare che niente e nessuno la cancelli del tuo volto.

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IL GIOVANE MONACO E LA PICCOLA CIVETTA


dal web
C’era una volta in una comunità di monaci un giovane allievo desideroso di progredire rapidamente sulla via della santità. Durante la giornata andava con gli altri monaci al lavoro e, nei momenti di pausa, ne approfittava per far visita alla vecchia chiesina del villaggio. Un giorno, mentre si stava avvicinando al luogo sacro per pregare, il giovane monaco notò in una spaccatura della roccia, vicino alla chiesa, una piccola civetta che sembrava incurante della sua presenza. Il giovane, incuriosito, si avvicino’ e si accorse che la civetta era cieca. “Come farà a procurarsi da mangiare questa povera bestiola?”, pensò, e si allontanò di qualche passo rimanendo in osservazione. Non trascorse molto tempo che un batter d’ali lo mise all’erta; ed ecco avvicinarsi veloce un falco che, con un pezzo di carne in bocca, si posò vicino alla civetta, lacero’ il cibo in tanti pezzetti, li diede alla civetta e volo’ via. Il giovane monaco, superato il primo momento di stupore, cominciò a riflettere: “Dunque il Signore si preoccupa anche di una piccola civetta cieca, e non le fa mancare il necessario per vivere….Ma allora vale la pena lavorare duramente l’intera giornata quando sappiamo che il Signore pensa a tutto e dispensa a tutti con infinita generosità?…Perché stare tanto in affanno per noi stessi?….Se il Signore provvede così ad un piccolo uccello insignificante, quanto più dovrà preoccuparsi di un uomo come me!….Quanto ho potuto osservare è sicuramente un segno dal Cielo”. E così, tra una riflessione e l’altra, il giovane decise di abbandonarsi alla generosità di Dio chiedendo l’elemosina alla porta della chiesa. Ma le cose non andarono come egli aveva immaginato: infatti le offerte nessuno le portava, lo stomaco reclamava, il Cielo sembrava indifferente ed egli non riusciva a capirne il perché. Quando i morsi della fame si fecero insostenibili il giovane tornò al monastero, dove fu accolto dal suo maestro, al quale raccontò ogni cosa. Allora il maestro scosse la testa e, sorridendo, gli disse: “Figliolo, quello che hai visto è sicuramente un segno dal Cielo. Ma il Signore, con quanto accaduto, non voleva spronarti a seguire l’esempio della civetta, che tra l’altro non aveva scelta, ma piuttosto quello del falco, che ha aiutato un suo simile colpito da tanta sventura. È il falco che dovevi imitare e non la civetta!”
Da una leggenda nordafricana

LA CATENA E IL PETTINE


C’erano una volta due sposi il cui amore non aveva smesso di crescere dal giorno del loro matrimonio.
Erano molto poveri, ma ciascuno sapeva che l’altro portava nel cuore un desiderio inappagato: lui possedeva un orologio da tasca d’oro, ereditato dal padre e sognava di comprare una catena dello stesso metallo prezioso; lei aveva dei lunghi e morbidi capelli biondi e sognava un pettine di madreperla da poter infilare tra i capelli come un diadema.

Col passare degli anni avevano dimenticato pettine e catena, non ne parlavano più, ma dentro di loro nutrivano segretamente il sogno impossibile.
Il mattino del ventesimo anniversario di matrimonio, il marito vide la moglie venirgli incontro sorridente, ma con la testa quasi rasata, senza i suoi lunghi e bellissimi capelli.
“Che cosa hai fatto cara?” chiese, pieno di stupore.
La donna apri le sue mani nelle quali brillava una catena d’oro.
“Li ho venduti per comprare la catena d’oro del tuo orologio”.
“Ah,tesoro, che cosa hai fatto?” Disse l’uomo,aprendo le mani in cui splendeva un prezioso pettine di madreperla.
“Io ho venduto il mio orologio per comprarti il pettine che desideravi”
Si abbracciarono,senza più niente,ricchi soltanto uno dell’altro.

L’ultimo posto


L’inferno era al completo ormai, e fuori della porta una lunga fila di persone attendeva ancora di entrare. Il diavolo fu costretto a bloccare all’ingresso tutti i nuovi aspiranti.
“E’ rimasto un solo posto libero, e logicamente deve toccare al più grosso dei peccatori”, proclamò. “C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?”.
Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori in coda. Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima.
“Che cosa hai fatto tu?”, gli chiese.
“Niente. Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco”.
“Hai fatto certamente qualcosa”, ghignò il diavolo, “tutti fanno qualcosa”.
“Ah, lo so bene”, disse l’uomo convinto, “ma io mi sono sempre tenuto alla larga. Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia. Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi; hanno emarginato i deboli come spazzatura. Non fanno che escogitare perfidie e imbrogli per ingannarsi a vicenda. Io solo ho resistito alla tentazione e non ho fatto niente. Mai”.
“Assolutamente niente?”, chiese il diavolo incredulo. “Sei sicuro di aver visto tutto?”.
“Con i miei occhi!”.
“E non hai fatto niente?” ripeté il diavolo.
“No!”
Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo!”.

 

(Tratto da “Solo il vento lo sa” di Bruno Ferreo Editrice Elle Di Ci)

Perdersi ancor prima di morire.


Quando si pensa e si ci confronta sul bullismo si pensa sempre a quel fenomeno sociale che interessa nell’immaginario collettivo gli adolescenti.
Mi sono dovuta arrendere davanti alla realtà che è un atteggiamento comune anche tra gli adulti, e che rivive soprattutto tra le persone anziane.
Si sa, le persone anziane sono vittime del loro invecchiamento fisico e psichico, e di conseguenza il loro comportamento non lo riconosciamo piu’ come parte del loro essere-
diventano rigidi caratterialemente e incapaci ad adattarsi all’ambiente che li circonda.
Nella residenza dove ho la mia mamma ieri ho assistito al “delirare” di una nonnina piu’ grande della mia mamma, ma che ha una condizione di salute migliore, ma che con il suo carattere duro ed aggressivo si rende diciamo cosi “poco simpatica”.
Stavamo passando vicino al tavolo a cui era seduta ed una signora ha chiamato la mia mamma per salutarla con un bacino e le chiedeva come si trovava nella nuova posizione dopo che le hanno cambiato posto.
La signora petulante < poco simpatica> le parlava addosso dicendo: <<oh speriamo che non torni più qui… che non ce la voglio>>…. al che,  le donnine sedute con lei sono intervenute dicendo: <<ma che fastidio ti dava la Francesca?!>>
….la sua risposta?
” <<…ehhh..si dimentica le cose… è una lagna ed io non la voglio qui- che se ne stia laggiù ben distante>>.
Mi è scappato un sorriso perché mi sembrava davvero di assistere ad un diverbio tra bimbi all’asilo…. ma riflettendoci venendo a casa ho capito perché mia madre non si trovava a quel tavolo, la signora maldisposta la irritava con il suo modo forte e deciso di porsi, e mia madre succube e vittima di ogni parola che la offende ormai  non è più capace di ritagliarsi il proprio spazio. L’aggressività che ha avuto negli ultimi anni, che me l’hanno fatta guardare con occhi diversi fino a non riconoscerla, comincia a consumarsi…. e la immagino piccola come una bimba indifesa ed incapace a relazionarsi.

 

“La demenza non può riconoscere sé stessa, nello stesso modo con cui la cecità non può vedersi.“
Apuleio-filosofo romano

Un amore grande


Piccolo amore mio,
mentre crescevi dentro di me, io immaginavo il mio futuro insieme a Te:
sognavo ad occhi aperti la prima volta che ti avrei preso tra le mie braccia, le ninne nanne che ti avrei cantato per farti addormentare, la foto che ti avrei fatto con il tuo primo dentino, l’ombra che sarei stata mentre facevi i tuoi primi passi, il tuo primo giorno di scuola, il giorno del tuo matrimonio, le coccole che avrei fatto ai tuoi figli……
Mentre io sognavo ed immaginavo tutto questo, Tu mi accarezzavi con le tue piccole ali candide perchè già sapevi che nulla di tutto ciò sarebbe diventato realtà…..perchè sapevi già che il tuo posto era lassù tra gli Angeli.
Mi manchi tantissimo e di te mi rimangono solo i ricordi e l’emozioni che mi hai regalato mentre crescevi nel mio pancione…..ricordi incisi nel mio cuore per sempre.
Con immenso amore dalla tua mamma.

il silenzio assoluto


Inunpiccolotempiosperdutosuunamontagna,quattromonacieranoinmeditazione.

Avevanodecisodifareunasessionediassolutosilenzio.

Laprimaseralacandelasispenseelastanzapiombòinunaprofondaoscurità.

Sussurròunmonaco:Sièspentalacandela!.Ilsecondorispose:

Nondeviparlare,èunasessionedisilenziototale.

Ilterzoaggiunse:Perchéparlate?Dobbiamotacere,rimanereinperfettosilenzio!.

Ilquarto,ilresponsabiledellasessioneconcluse:

Sietetuttistoltiemalvagi,soloiononhoparlato!

quanto fa la forza della convinzione….


Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: ” Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”.
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
” Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
” No davvero ” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce.

Dal profeta del vento 💨💨💨


Nessuno è creato dalla Vita come sostegno per I vostri sogni, perché due occhi Non sono fatti per guardare l’uno verso l’altro, ma entrambi verso la stessa Direzione; diventando così ognuno luce per l’altro. Crescete comprendendo Questo, e troverete, assieme a ciò che cercavate, anche ciò che non cercavate. Ma dopo questo, non dubitate più. Se dubitate che sia Amore, infatti, già non è
Amore. E non calcolate. Se calcolate I vostri passi, infatti, già non è Amore.
Non appoggiatevi all’altro con tutto il vostro peso. Ma posatevi come un raggio Di Sole su una foglia. E come una foglia accogliete l’altro raggio di Sole. Non riversate sull’altro tutta la vostra nostalgia : egli non è in grado di contenerlo, né mai voi potreste contenere il suo.
Non valutate l’altro per ciò che non potrebbe mai avere, o finirete per Svalutare voi. E tutto questo non è Amore. Non precipitate l’uno dentro l’altro, Ma tenendovi per mano camminate insieme..Sarete sottoposti a molte prove, e spesso l’orgoglio vi chiederà di scegliere sé Al posto dell’Amore. Ma non ritiratevi da queste battaglie, perché altre non ve Ne sono di più utili per voi. Se vincerete, avrete vinto. Se perderete Combattendo e affilando il cuore, avrete vinto.
vedrete  Spesso andare in frantumi tutti I vostri sogni. Ma sarà allora che potrete Dischiudere davvero le vostre ali.
Non maledite gli eventi, perché siete voi che avete in mano il timone del vostro Destino. E non sarà rompendo questo vostro vaso e dicendo addio all’amato, che Le vostre radici troveranno nuova forza Siete voi che dite, quando non vi sentite amati: l’Amore è finito. Quella è Invece la stagione in cui comincia. Poiché il valore di chi governa la nave è Nel condurla anche controvento. Siete voi che dite, quando finiscono le sensazioni: Ma io non amo più. Non Scambiate però l’Amore con le sue sole sensazioni. Poiché il valore di chi Governa la nave è nel condurla talvolta anche a vele sgonfie.
Dividendo in due un germoglio non si hanno due vite, ma nessuna. Pensando di Incontrare nuove gioie incontrereste dolori maggiori di quelli cui voltate le Spalle. Perciò tornate a guardare verso chi vi aspetta, ma non per dirgli: Tu Non mi ami. Bensì: lo non so amarti. Questo è necessario per far scendere L’Amore sull’amato. Alzate lo sguardo sulle virtù dell’altro, perché avete passato il tempo senza Conoscervi. Ma se poteste entrare, e a volerlo potreste, nella mente di chi vi ha Accompagnato, per sfogliare insieme il libro della vostra vita, scoprireste Quanto siano belle in realtà tutte quelle pagine già scritte, e quanto potrebbero essere Belle tutte quelle ancora bianche.

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L’arte e la natura non fanno rumore.


Arriva l’estate e  con il caldo e si sa si inizia a dormire poco e male.
Qui non ci facciamo mancare nulla tra la maleducazione delle persone e il <verso> notturno assai fastidioso dei gabbiani.
Eh si, mentre gli uccellini cinguettano al mattino e ti assicurano un dolce risveglio i gabbiani alle tre di notte gridano e concertano come se ci trovassimo in un cottage sulla costiera dell’oceano. ( E a questo non si riesco a pensare come porvi rimedio).
Vorrei invece ricordare alle persone che è buona regola parlare con un tono di voce regolare anche di giorno, ma di notte è praticamente doveroso, per tanto io non devo sentire per forza le confessioni all’amico o alla fidanzata della serata sotto le mie finestre – per questo, direi, ci sono luoghi più consoni.
Non dite che sono intollerante perché chi mi conosce sa bene quale sia la mia indole, ma onestamente a tutto c’è un limite.
Posso avere la libertà di andare a riposare?
Non esiste più il buon senso che dopo le 23 non ci siano più rumori molesti, non esiste più l’educazione di far giocare i bambini in modo normale.

Ecco… ma ora spiegatemi come può un bambino di cinque o sei anni giocare in piazza e nelle vie pedonali limitrofe fino ed oltre a mezzanotte gridando e gracchiando come un forsennato? …. ma ‘sti cactus di genitori si sono tutti rinco?

Primo a quell’ora i bambini devono dormire, secondo se li hanno educati a stare svegli fino a cosi tardi si prendano pure la briga di educarli a comportarsi civilmente: non giocano più svagandosi e ridendo con un tono di decibel sopportabile all’orecchio umano ma ormai si sganasciano come se non ci fosse un domani e se a qualsiasi ora del giorno va bene, di notte no….e sappiamo tutti quanto possa essere fastidiosa la vocina stridula di bambini carichi di energie.
Aggiungiamo anche che ho la fortuna di abitare vicino al teatro del nostro quartiere, il quale assicura arte e cultura proponendo un cartellone ricco di interessanti proposte, ma a mio avviso pecca in un solo punto: l’insonorizzazione estiva in modo particolare, e la conseguente climatizzazione.
Spesso con il caldo si rende necessario tenere le porte aperte e questo penalizza in principalmente gli artisti e il pubblico poiché la risposta acustica ovviamente si perde, e poi alla fine dello spettacolo quando si smonta tutto purtroppo in pochi hanno l’accortezza di usare un poco di riguardo con il tono della voce mentre caricano il materiale sui furgoni all’aperto.
 Il  problema potrebbe essere risolto con un buon impianto di climatizzazione cosi le porte resterebbe chiuse, e la buona educazione a fine spettacolo chiuderebbe degnamente la serata.

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore.
(Charlie Chaplin)

Il cammello e il dromedario


( Pino Pellegrino)

Una volta un cammello incontrò un dromedario e cominciò a prenderlo in giro: “E’ la prima volta che vedo un cammello sbagliato! Invece di avere due gobbe ne ha una sola!”.
Il dromedario capì e rispose al cammello sghignazzando ancor più: “Che meraviglia mi tocca vedere: un dromediario con due gobbe!”.
L’uomo del deserto loro padrone, presente a queste battute cattive, li interruppe e sentenziò: “Siete sbagliati tutti e due: non nella gobba, ma nel cuore!”.

Contro chi lottiamo?


Si racconta di un vecchio  eremita: una di quelle persone che per amore a Dio si rifugiano nella solitudine del deserto, del bosco o delle montagne per dedicarsi solamente alla orazione e alla penitenza.
Molte volte si lamentava di essere sempre occupatissimo.
La gente non capiva come fosse possibile che avesse tanto da fare nel suo ritiro.
Ed egli spiegò:
“devo domare due falconi, allenare due aquile, tenere quieti due conigli, vigilare su un serpente, caricare un asino e sottomettere un leone”.
Non vediamo nessun animale vicino alla grotta dove vivi.
Dove sono tutti questi animali?
Allora l’eremita diede una spiegazione che tutti compresero.
“Questi animali li abbiamo dentro di noi”.
I due falconi, si lanciano sopra tutto ciò che gli si presenta, buono e cattivo.
Devo allenarli prché si lancino solo sopra le buone prede…
Sono i miei occhi
Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono.
Devo allenarle perché si mettano solamente al servizio e aiutino senza ferire…
Sono le mie mani
E i conigli vanno dovunque gli piaccia, tendono a fuggire gli altri e schivare le situazioni difficili.
Gli devo insegnare a stare quieti anche quando c’è una sofferenza, un problema o qualsiasi cosa che non mi piaccia…
Sono i miei piedi
La cosa più difficile è sorvegliare il serpente anche se si trova rinchiuso in una gabbia con 32 sbarre.
È sempre pronto a mordere e avvelenare quelli che gli stanno intorno appena si apre la gabbia, se non lo vigilo da vicino, fa danno…
E’ la mia lingua
L’asino è molto ostinato, non vuole fare il suo dovere.
Pretende di stare a riposare e non vuole portare il suo carico di ogni giorno…
E’ il mio corpo
Finalmente ho necessità di domare il leone, vuole essere il re, vuole essere sempre il primo,
È vanitoso e orgoglioso…

Questo è… il mio cuore

Giornata mondiale dell’infermiere


Il decalogo dell’infermiera

 

Non avrai altro biglietto da visita all’infuori del sorriso

Ricordati di “cancellare” te stessa

Ricordati di non dimenticare

Onora la competenza e la preparazione

Bada che Dio sia manifestato in ciò che fai

Con l’affabilità del tuo sorriso, fa benedire Dio

Devi rubare al fratello il peso del dolore

Devi inventare l’amore

Non indurire il cuore con l’abitudine del dolore altrui

Tieni presente, infine, che l’ammalato è sempre un… altro Gesù

La preghiera dell’infermiera:Visualizza l'immagine a schermo intero

O Gesù buon Samaritano, che ti sei chinato sulla folla dei sofferenti, che hai guarito ogni sorta di infermità, fa’ che io abbia la mano dolce, l’anima forte, il cuore compassionevole e l’intenzione soprannaturale.
Dopo aver medicato i corpi, insegnami a tenere nella dovuta stima le anime, a risvegliare in esse le speranze eterne.
Aiutami a nobilitare la mia professione con la freschezza della fede.
Fa’ che nei malati io veda Te e le tue membra doloranti, sempre miri al tuo compiacimento.
Che io alleggerisca il loro peso, come il Cireneo alleggerì il tuo.
Quando giunge il momento supremo, fa’, o Dio Salvatore, che io sia per i moribondi quello che fu la Veronica per Te lungo la via del calvario;
e che, compiendo sino all’ultimo il mio dovere, io imiti presso la spoglia mortale l’esempio di quelle sante donne che raccolsero il Tuo corpo esanime e lo composero nel sepolcro.
O Dio di Risurrezione e di Vita, fammi uno con Te affinché io sia strumento per ridonare la speranza e la gioia della vera vita.

e il pensiero del “pazienteVisualizza l'immagine a schermo intero

Signore, grazie per quanti si prendono cura di noi.

Sostienili con la tua forza

e rendili segno trasparente della cura

che Tu hai per ogni tuo figlio.

Illumina quanti si curano di noi,

quanti cercano di diagnosticare le nostre malattie,

alleviare le nostre sofferenze,

dare fiducia alle nostre attese.

 Benedici le menti, le mani e i cuori

di quanti si accostano alle nostre infermità,

fà che non ci considerino come un caso da studiare,

un organo da curare o un numero da sbrigare,

ma vedano il nostro volto,

comprendano le nostre ansie,

e portino alla luce le nostre risorse interiori.

Ti preghiamo per quanti sono presi da se stessi,

e non hanno tempo di ascoltarci;

fà che scoprano che la saggezza risiede nell’umiltà

e che la guarigione cammina in compagnia della bontà.

Ti preghiamo per coloro che sono stanchi,

stanchi di veder soffrire e di dover capire,

perchè non si arrendano dinanzi alle difficoltà,

ma sappiano rinnovare le loro motivazioni

per ritornare accanto a noi carichi di speranza.