La tempesta


La tempesta è capace di disperdere i fiori
ma non è in grado di danneggiare i semi.

 kahlil-gibran/dal web

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IL GIOVANE MONACO E LA PICCOLA CIVETTA


dal web
C’era una volta in una comunità di monaci un giovane allievo desideroso di progredire rapidamente sulla via della santità. Durante la giornata andava con gli altri monaci al lavoro e, nei momenti di pausa, ne approfittava per far visita alla vecchia chiesina del villaggio. Un giorno, mentre si stava avvicinando al luogo sacro per pregare, il giovane monaco notò in una spaccatura della roccia, vicino alla chiesa, una piccola civetta che sembrava incurante della sua presenza. Il giovane, incuriosito, si avvicino’ e si accorse che la civetta era cieca. “Come farà a procurarsi da mangiare questa povera bestiola?”, pensò, e si allontanò di qualche passo rimanendo in osservazione. Non trascorse molto tempo che un batter d’ali lo mise all’erta; ed ecco avvicinarsi veloce un falco che, con un pezzo di carne in bocca, si posò vicino alla civetta, lacero’ il cibo in tanti pezzetti, li diede alla civetta e volo’ via. Il giovane monaco, superato il primo momento di stupore, cominciò a riflettere: “Dunque il Signore si preoccupa anche di una piccola civetta cieca, e non le fa mancare il necessario per vivere….Ma allora vale la pena lavorare duramente l’intera giornata quando sappiamo che il Signore pensa a tutto e dispensa a tutti con infinita generosità?…Perché stare tanto in affanno per noi stessi?….Se il Signore provvede così ad un piccolo uccello insignificante, quanto più dovrà preoccuparsi di un uomo come me!….Quanto ho potuto osservare è sicuramente un segno dal Cielo”. E così, tra una riflessione e l’altra, il giovane decise di abbandonarsi alla generosità di Dio chiedendo l’elemosina alla porta della chiesa. Ma le cose non andarono come egli aveva immaginato: infatti le offerte nessuno le portava, lo stomaco reclamava, il Cielo sembrava indifferente ed egli non riusciva a capirne il perché. Quando i morsi della fame si fecero insostenibili il giovane tornò al monastero, dove fu accolto dal suo maestro, al quale raccontò ogni cosa. Allora il maestro scosse la testa e, sorridendo, gli disse: “Figliolo, quello che hai visto è sicuramente un segno dal Cielo. Ma il Signore, con quanto accaduto, non voleva spronarti a seguire l’esempio della civetta, che tra l’altro non aveva scelta, ma piuttosto quello del falco, che ha aiutato un suo simile colpito da tanta sventura. È il falco che dovevi imitare e non la civetta!”
Da una leggenda nordafricana

LA CATENA E IL PETTINE


C’erano una volta due sposi il cui amore non aveva smesso di crescere dal giorno del loro matrimonio.
Erano molto poveri, ma ciascuno sapeva che l’altro portava nel cuore un desiderio inappagato: lui possedeva un orologio da tasca d’oro, ereditato dal padre e sognava di comprare una catena dello stesso metallo prezioso; lei aveva dei lunghi e morbidi capelli biondi e sognava un pettine di madreperla da poter infilare tra i capelli come un diadema.

Col passare degli anni avevano dimenticato pettine e catena, non ne parlavano più, ma dentro di loro nutrivano segretamente il sogno impossibile.
Il mattino del ventesimo anniversario di matrimonio, il marito vide la moglie venirgli incontro sorridente, ma con la testa quasi rasata, senza i suoi lunghi e bellissimi capelli.
“Che cosa hai fatto cara?” chiese, pieno di stupore.
La donna apri le sue mani nelle quali brillava una catena d’oro.
“Li ho venduti per comprare la catena d’oro del tuo orologio”.
“Ah,tesoro, che cosa hai fatto?” Disse l’uomo,aprendo le mani in cui splendeva un prezioso pettine di madreperla.
“Io ho venduto il mio orologio per comprarti il pettine che desideravi”
Si abbracciarono,senza più niente,ricchi soltanto uno dell’altro.

L’ultimo posto


L’inferno era al completo ormai, e fuori della porta una lunga fila di persone attendeva ancora di entrare. Il diavolo fu costretto a bloccare all’ingresso tutti i nuovi aspiranti.
“E’ rimasto un solo posto libero, e logicamente deve toccare al più grosso dei peccatori”, proclamò. “C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?”.
Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori in coda. Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima.
“Che cosa hai fatto tu?”, gli chiese.
“Niente. Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco”.
“Hai fatto certamente qualcosa”, ghignò il diavolo, “tutti fanno qualcosa”.
“Ah, lo so bene”, disse l’uomo convinto, “ma io mi sono sempre tenuto alla larga. Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia. Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi; hanno emarginato i deboli come spazzatura. Non fanno che escogitare perfidie e imbrogli per ingannarsi a vicenda. Io solo ho resistito alla tentazione e non ho fatto niente. Mai”.
“Assolutamente niente?”, chiese il diavolo incredulo. “Sei sicuro di aver visto tutto?”.
“Con i miei occhi!”.
“E non hai fatto niente?” ripeté il diavolo.
“No!”
Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo!”.

 

(Tratto da “Solo il vento lo sa” di Bruno Ferreo Editrice Elle Di Ci)

Perdersi ancor prima di morire.


Quando si pensa e si ci confronta sul bullismo si pensa sempre a quel fenomeno sociale che interessa nell’immaginario collettivo gli adolescenti.
Mi sono dovuta arrendere davanti alla realtà che è un atteggiamento comune anche tra gli adulti, e che rivive soprattutto tra le persone anziane.
Si sa, le persone anziane sono vittime del loro invecchiamento fisico e psichico, e di conseguenza il loro comportamento non lo riconosciamo piu’ come parte del loro essere-
diventano rigidi caratterialemente e incapaci ad adattarsi all’ambiente che li circonda.
Nella residenza dove ho la mia mamma ieri ho assistito al “delirare” di una nonnina piu’ grande della mia mamma, ma che ha una condizione di salute migliore, ma che con il suo carattere duro ed aggressivo si rende diciamo cosi “poco simpatica”.
Stavamo passando vicino al tavolo a cui era seduta ed una signora ha chiamato la mia mamma per salutarla con un bacino e le chiedeva come si trovava nella nuova posizione dopo che le hanno cambiato posto.
La signora petulante < poco simpatica> le parlava addosso dicendo: <<oh speriamo che non torni più qui… che non ce la voglio>>…. al che,  le donnine sedute con lei sono intervenute dicendo: <<ma che fastidio ti dava la Francesca?!>>
….la sua risposta?
” <<…ehhh..si dimentica le cose… è una lagna ed io non la voglio qui- che se ne stia laggiù ben distante>>.
Mi è scappato un sorriso perché mi sembrava davvero di assistere ad un diverbio tra bimbi all’asilo…. ma riflettendoci venendo a casa ho capito perché mia madre non si trovava a quel tavolo, la signora maldisposta la irritava con il suo modo forte e deciso di porsi, e mia madre succube e vittima di ogni parola che la offende ormai  non è più capace di ritagliarsi il proprio spazio. L’aggressività che ha avuto negli ultimi anni, che me l’hanno fatta guardare con occhi diversi fino a non riconoscerla, comincia a consumarsi…. e la immagino piccola come una bimba indifesa ed incapace a relazionarsi.

 

“La demenza non può riconoscere sé stessa, nello stesso modo con cui la cecità non può vedersi.“
Apuleio-filosofo romano

Un amore grande


Piccolo amore mio,
mentre crescevi dentro di me, io immaginavo il mio futuro insieme a Te:
sognavo ad occhi aperti la prima volta che ti avrei preso tra le mie braccia, le ninne nanne che ti avrei cantato per farti addormentare, la foto che ti avrei fatto con il tuo primo dentino, l’ombra che sarei stata mentre facevi i tuoi primi passi, il tuo primo giorno di scuola, il giorno del tuo matrimonio, le coccole che avrei fatto ai tuoi figli……
Mentre io sognavo ed immaginavo tutto questo, Tu mi accarezzavi con le tue piccole ali candide perchè già sapevi che nulla di tutto ciò sarebbe diventato realtà…..perchè sapevi già che il tuo posto era lassù tra gli Angeli.
Mi manchi tantissimo e di te mi rimangono solo i ricordi e l’emozioni che mi hai regalato mentre crescevi nel mio pancione…..ricordi incisi nel mio cuore per sempre.
Con immenso amore dalla tua mamma.

il silenzio assoluto


Inunpiccolotempiosperdutosuunamontagna,quattromonacieranoinmeditazione.

Avevanodecisodifareunasessionediassolutosilenzio.

Laprimaseralacandelasispenseelastanzapiombòinunaprofondaoscurità.

Sussurròunmonaco:Sièspentalacandela!.Ilsecondorispose:

Nondeviparlare,èunasessionedisilenziototale.

Ilterzoaggiunse:Perchéparlate?Dobbiamotacere,rimanereinperfettosilenzio!.

Ilquarto,ilresponsabiledellasessioneconcluse:

Sietetuttistoltiemalvagi,soloiononhoparlato!

quanto fa la forza della convinzione….


Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi.
Durante la marcia si fermò a fin tempio shintoista e disse ai suoi uomini: ” Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino”.
Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà.
” Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia.
” No davvero ” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce.

Dal profeta del vento 💨💨💨


Nessuno è creato dalla Vita come sostegno per I vostri sogni, perché due occhi Non sono fatti per guardare l’uno verso l’altro, ma entrambi verso la stessa Direzione; diventando così ognuno luce per l’altro. Crescete comprendendo Questo, e troverete, assieme a ciò che cercavate, anche ciò che non cercavate. Ma dopo questo, non dubitate più. Se dubitate che sia Amore, infatti, già non è
Amore. E non calcolate. Se calcolate I vostri passi, infatti, già non è Amore.
Non appoggiatevi all’altro con tutto il vostro peso. Ma posatevi come un raggio Di Sole su una foglia. E come una foglia accogliete l’altro raggio di Sole. Non riversate sull’altro tutta la vostra nostalgia : egli non è in grado di contenerlo, né mai voi potreste contenere il suo.
Non valutate l’altro per ciò che non potrebbe mai avere, o finirete per Svalutare voi. E tutto questo non è Amore. Non precipitate l’uno dentro l’altro, Ma tenendovi per mano camminate insieme..Sarete sottoposti a molte prove, e spesso l’orgoglio vi chiederà di scegliere sé Al posto dell’Amore. Ma non ritiratevi da queste battaglie, perché altre non ve Ne sono di più utili per voi. Se vincerete, avrete vinto. Se perderete Combattendo e affilando il cuore, avrete vinto.
vedrete  Spesso andare in frantumi tutti I vostri sogni. Ma sarà allora che potrete Dischiudere davvero le vostre ali.
Non maledite gli eventi, perché siete voi che avete in mano il timone del vostro Destino. E non sarà rompendo questo vostro vaso e dicendo addio all’amato, che Le vostre radici troveranno nuova forza Siete voi che dite, quando non vi sentite amati: l’Amore è finito. Quella è Invece la stagione in cui comincia. Poiché il valore di chi governa la nave è Nel condurla anche controvento. Siete voi che dite, quando finiscono le sensazioni: Ma io non amo più. Non Scambiate però l’Amore con le sue sole sensazioni. Poiché il valore di chi Governa la nave è nel condurla talvolta anche a vele sgonfie.
Dividendo in due un germoglio non si hanno due vite, ma nessuna. Pensando di Incontrare nuove gioie incontrereste dolori maggiori di quelli cui voltate le Spalle. Perciò tornate a guardare verso chi vi aspetta, ma non per dirgli: Tu Non mi ami. Bensì: lo non so amarti. Questo è necessario per far scendere L’Amore sull’amato. Alzate lo sguardo sulle virtù dell’altro, perché avete passato il tempo senza Conoscervi. Ma se poteste entrare, e a volerlo potreste, nella mente di chi vi ha Accompagnato, per sfogliare insieme il libro della vostra vita, scoprireste Quanto siano belle in realtà tutte quelle pagine già scritte, e quanto potrebbero essere Belle tutte quelle ancora bianche.

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L’arte e la natura non fanno rumore.


Arriva l’estate e  con il caldo e si sa si inizia a dormire poco e male.
Qui non ci facciamo mancare nulla tra la maleducazione delle persone e il <verso> notturno assai fastidioso dei gabbiani.
Eh si, mentre gli uccellini cinguettano al mattino e ti assicurano un dolce risveglio i gabbiani alle tre di notte gridano e concertano come se ci trovassimo in un cottage sulla costiera dell’oceano. ( E a questo non si riesco a pensare come porvi rimedio).
Vorrei invece ricordare alle persone che è buona regola parlare con un tono di voce regolare anche di giorno, ma di notte è praticamente doveroso, per tanto io non devo sentire per forza le confessioni all’amico o alla fidanzata della serata sotto le mie finestre – per questo, direi, ci sono luoghi più consoni.
Non dite che sono intollerante perché chi mi conosce sa bene quale sia la mia indole, ma onestamente a tutto c’è un limite.
Posso avere la libertà di andare a riposare?
Non esiste più il buon senso che dopo le 23 non ci siano più rumori molesti, non esiste più l’educazione di far giocare i bambini in modo normale.

Ecco… ma ora spiegatemi come può un bambino di cinque o sei anni giocare in piazza e nelle vie pedonali limitrofe fino ed oltre a mezzanotte gridando e gracchiando come un forsennato? …. ma ‘sti cactus di genitori si sono tutti rinco?

Primo a quell’ora i bambini devono dormire, secondo se li hanno educati a stare svegli fino a cosi tardi si prendano pure la briga di educarli a comportarsi civilmente: non giocano più svagandosi e ridendo con un tono di decibel sopportabile all’orecchio umano ma ormai si sganasciano come se non ci fosse un domani e se a qualsiasi ora del giorno va bene, di notte no….e sappiamo tutti quanto possa essere fastidiosa la vocina stridula di bambini carichi di energie.
Aggiungiamo anche che ho la fortuna di abitare vicino al teatro del nostro quartiere, il quale assicura arte e cultura proponendo un cartellone ricco di interessanti proposte, ma a mio avviso pecca in un solo punto: l’insonorizzazione estiva in modo particolare, e la conseguente climatizzazione.
Spesso con il caldo si rende necessario tenere le porte aperte e questo penalizza in principalmente gli artisti e il pubblico poiché la risposta acustica ovviamente si perde, e poi alla fine dello spettacolo quando si smonta tutto purtroppo in pochi hanno l’accortezza di usare un poco di riguardo con il tono della voce mentre caricano il materiale sui furgoni all’aperto.
 Il  problema potrebbe essere risolto con un buon impianto di climatizzazione cosi le porte resterebbe chiuse, e la buona educazione a fine spettacolo chiuderebbe degnamente la serata.

Il silenzio è un dono universale che pochi sanno apprezzare. Forse perché non può essere comprato. I ricchi comprano rumore.
(Charlie Chaplin)

Il cammello e il dromedario


( Pino Pellegrino)

Una volta un cammello incontrò un dromedario e cominciò a prenderlo in giro: “E’ la prima volta che vedo un cammello sbagliato! Invece di avere due gobbe ne ha una sola!”.
Il dromedario capì e rispose al cammello sghignazzando ancor più: “Che meraviglia mi tocca vedere: un dromediario con due gobbe!”.
L’uomo del deserto loro padrone, presente a queste battute cattive, li interruppe e sentenziò: “Siete sbagliati tutti e due: non nella gobba, ma nel cuore!”.

Contro chi lottiamo?


Si racconta di un vecchio  eremita: una di quelle persone che per amore a Dio si rifugiano nella solitudine del deserto, del bosco o delle montagne per dedicarsi solamente alla orazione e alla penitenza.
Molte volte si lamentava di essere sempre occupatissimo.
La gente non capiva come fosse possibile che avesse tanto da fare nel suo ritiro.
Ed egli spiegò:
“devo domare due falconi, allenare due aquile, tenere quieti due conigli, vigilare su un serpente, caricare un asino e sottomettere un leone”.
Non vediamo nessun animale vicino alla grotta dove vivi.
Dove sono tutti questi animali?
Allora l’eremita diede una spiegazione che tutti compresero.
“Questi animali li abbiamo dentro di noi”.
I due falconi, si lanciano sopra tutto ciò che gli si presenta, buono e cattivo.
Devo allenarli prché si lancino solo sopra le buone prede…
Sono i miei occhi
Le due aquile con i loro artigli feriscono e distruggono.
Devo allenarle perché si mettano solamente al servizio e aiutino senza ferire…
Sono le mie mani
E i conigli vanno dovunque gli piaccia, tendono a fuggire gli altri e schivare le situazioni difficili.
Gli devo insegnare a stare quieti anche quando c’è una sofferenza, un problema o qualsiasi cosa che non mi piaccia…
Sono i miei piedi
La cosa più difficile è sorvegliare il serpente anche se si trova rinchiuso in una gabbia con 32 sbarre.
È sempre pronto a mordere e avvelenare quelli che gli stanno intorno appena si apre la gabbia, se non lo vigilo da vicino, fa danno…
E’ la mia lingua
L’asino è molto ostinato, non vuole fare il suo dovere.
Pretende di stare a riposare e non vuole portare il suo carico di ogni giorno…
E’ il mio corpo
Finalmente ho necessità di domare il leone, vuole essere il re, vuole essere sempre il primo,
È vanitoso e orgoglioso…

Questo è… il mio cuore

Giornata mondiale dell’infermiere


Il decalogo dell’infermiera

 

Non avrai altro biglietto da visita all’infuori del sorriso

Ricordati di “cancellare” te stessa

Ricordati di non dimenticare

Onora la competenza e la preparazione

Bada che Dio sia manifestato in ciò che fai

Con l’affabilità del tuo sorriso, fa benedire Dio

Devi rubare al fratello il peso del dolore

Devi inventare l’amore

Non indurire il cuore con l’abitudine del dolore altrui

Tieni presente, infine, che l’ammalato è sempre un… altro Gesù

La preghiera dell’infermiera:Visualizza l'immagine a schermo intero

O Gesù buon Samaritano, che ti sei chinato sulla folla dei sofferenti, che hai guarito ogni sorta di infermità, fa’ che io abbia la mano dolce, l’anima forte, il cuore compassionevole e l’intenzione soprannaturale.
Dopo aver medicato i corpi, insegnami a tenere nella dovuta stima le anime, a risvegliare in esse le speranze eterne.
Aiutami a nobilitare la mia professione con la freschezza della fede.
Fa’ che nei malati io veda Te e le tue membra doloranti, sempre miri al tuo compiacimento.
Che io alleggerisca il loro peso, come il Cireneo alleggerì il tuo.
Quando giunge il momento supremo, fa’, o Dio Salvatore, che io sia per i moribondi quello che fu la Veronica per Te lungo la via del calvario;
e che, compiendo sino all’ultimo il mio dovere, io imiti presso la spoglia mortale l’esempio di quelle sante donne che raccolsero il Tuo corpo esanime e lo composero nel sepolcro.
O Dio di Risurrezione e di Vita, fammi uno con Te affinché io sia strumento per ridonare la speranza e la gioia della vera vita.

e il pensiero del “pazienteVisualizza l'immagine a schermo intero

Signore, grazie per quanti si prendono cura di noi.

Sostienili con la tua forza

e rendili segno trasparente della cura

che Tu hai per ogni tuo figlio.

Illumina quanti si curano di noi,

quanti cercano di diagnosticare le nostre malattie,

alleviare le nostre sofferenze,

dare fiducia alle nostre attese.

 Benedici le menti, le mani e i cuori

di quanti si accostano alle nostre infermità,

fà che non ci considerino come un caso da studiare,

un organo da curare o un numero da sbrigare,

ma vedano il nostro volto,

comprendano le nostre ansie,

e portino alla luce le nostre risorse interiori.

Ti preghiamo per quanti sono presi da se stessi,

e non hanno tempo di ascoltarci;

fà che scoprano che la saggezza risiede nell’umiltà

e che la guarigione cammina in compagnia della bontà.

Ti preghiamo per coloro che sono stanchi,

stanchi di veder soffrire e di dover capire,

perchè non si arrendano dinanzi alle difficoltà,

ma sappiano rinnovare le loro motivazioni

per ritornare accanto a noi carichi di speranza.