Non c’è un modo giusto o sbagliato per spiegare al mondo quanto mi manchi. È un vuoto immenso, e fa tanto male.


Sono passati dieci anni,
sono volati dieci anni
come nuvole cariche di lacrime
che corrono veloce
dal cuore e che si bloccano nello stomaco.
Nuvole, che preavvisano una tempesta:
la via è una tormenta con acqua, vento e tanto freddo.
Non mi è servito l’ombrello, il k-way e la felpa,
niente mi ha riparato più come la certezza di avere un papà,
niente piu’ mi ha scaldato e protetto.
Sono diventata orfana e lo sento ogni istante della tua vita.
Ho fatto del mio meglio per resistere, per non cedere e non cadere.
Sono seguiti anni difficili, assai difficili
e non mi stupisco se qualche effetto collaterale
lo pago.
Papà, anche se mi vedi grande: io ho sempre bisogno della tua protezione:
guida i miei passi, allontana le spine dei rovi che sono sul mio cammino
come facevi quando ero piccolina,
io non ho ancora fatto pace con il destino,
quest’anno mi sento ancora piu’ povera, e so il perchè-
Non sono riuscita ad arrivare fino a quel maledettissimo binario, per la prima volta in dieci anni non ce l’ho fatta.
Oggi sono li, con il cuore e tutta me stessa
abbracciami papà.
Ti amo tanto.

Burocrazia contro umanità parte seconda-


 

Condivido il bellissimo messaggio di speranza che il mio amico Vito ha pregato di divulgare.

 

Facebook non è solo inutili catene e fake news.
Quello che ho visto ieri e oggi, a seguito del post sulla situazione di Vincenza, mi ha letteralmente commosso, mi ha trasmesso quel calore, che attraversando il limite del virtuale, é giunto con il potere di riscaldare il cuore.
Siete stati letteralmente una marea di affetto, amici che neanche conoscevo mi hanno fatto sentire la loro umana vicinanza.
Questo è bello, davvero molto bello.
Ora devo darvi una splendida notizia, questa mattina ho ricevuto la disponibilità da parte del centro di riabilitazione “Giovanni Paolo secondo” di Putignano, ad accogliere Vincenza per la riabilitazione.
Non domani, ma il prossimo mercoledì avverrà il ricovero.
Ringrazio l’istituto con tutto il cuore, questa notizia è stata come una luce che ha ferito il buio che imperava.
Un grazie va a tutti voi, mi piace pensare che la somma di tanti cuori, abbia formato una unica, potente arma d’amore.
Vorrei ringraziare tutti, ma proprio tutti coloro che hanno permesso questo, in particolare la dottoressa Floriana Di Gregorio, la cui disponibilità è volontà nell’aiutarci è stata fondamentale.
Forse ieri ho usato parole un pó dure, sicuramente sentite, ma frutto della disperazione.
Oggi mi sento un po meno disperato, più fiero di essere pugliese di essere Italiano, perché una regione, una nazione che è formata anche da persone come voi, nonostante tutti i problemi, è un posto bello in cui vivere.
Mi piacerebbe che condivideste anche questo post, affinché il mio grazie giunga a tutti coloro che hanno condiviso quello di ieri e che senza la vostra attuale condivisione, non saprebbero della mia sincera gratitudine.
GRAZIE!!!

Inaugurazione Ponte San Giorgio


Anche se per noi sarà sempre il viadotto Polcevera,

la nostra valle, la nostra casa.

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Un grazie a tutte le maestranze impegnate 24 ore al giorno con solo festa il giorno di natale e due giorni di allerta rossa del meteo: 1200 persone che meritavano piu’ lustro, sono loro che con il loro sudore hanno reso possibile tutto ciò.

Un grazie ai pompieri perché ci sono sempre stati dal primissimo istante all’ultimo,  e  proprio loro a livello emotivo e psicologico pagano lo scotto piu’ caro di questa tremenda tragedia.

330 imprese che hanno collaborato  all’unisono.

In totale il nuovo ponte ha avuto un costo di 202 milioni tra la parte della progettazione e quella della costruzione, mentre per la demolizione di quello che rimaneva del vecchio Morandi si è speso 19 milioni.

♥️ Un anziano incontra un giovane che gli chiede:


♥️ Un anziano incontra un giovane che gli chiede:

  • Si ricorda di me? E il vecchio gli dice di no.
    Allora il giovane gli dice che è stato il suo studente. E il professore gli chiede:
  • Ah sì? E che lavoro fai adesso?
    Il giovane risponde:
    Beh, faccio l’insegnante.
  • Oh, che bello come me? gli ha detto il vecchio
  • Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi hai ispirato ad essere come te.
    L’anziano, curioso, chiede al giovane di raccontargli come mai. E il giovane gli racconta questa storia:
  • Un giorno, un mio amico, anch’egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio, nuovo e io l’ho rubato. Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei. Allora, lei ha detto alla classe:
  • L’orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. Chi l’ha rubato, per favore, lo restituisca.
    Ma io non l’ho restituito perché non volevo farlo.
    Poi lei hai chiuso la porta e ci ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una. Ma, prima, ci ha detto di chiudere gli occhi. Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l’orologio e l’ha preso.
    Hai continuato a cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto:
    -Aprite gli occhi. Ho trovato l’orologio. Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l’episodio. Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che aveva rubato. Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre. È stato il giorno più vergognoso della mia vita. Non mi hai mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente. E grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore. Si ricorda di questo episodio, professore?
    E il professore rispose:
    -Io ricordo la situazione, l’orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo.
    Questo è l’essenza della decenza. Se per correggere hai bisogno di umiliare, allora non sai insegnare.

Da un amico…troppo bella per non condividerla.

Burocrazia contro umanità


CONDIVIDO CON DOLORE IL GRIDO DISPERATO DI QUEST’AMICO CHE STA VIVENDO UNA SITUAZIONE ASSURDA DI SANITÀ IN UN PAESE CIVILE CHIAMATO ITALIA

LEGGETE FINO IN FONDO PER FAVORE, Se POTETE CONDIVIDETE E FATE CONDIVIDERE AI VOSTRI AMICI E AGLI AMICI DEI VOSTRI AMICI.
PIÙ PERSONE LEGGONO, PIÙ SI CHIEDERANNO SE IL TERMINE “CIVILE”, POSSA ATTRIBUIRSI ALLA TERRA IN CUI
VIVO.
VI RINGRAZIO.

Lo scorso 23 gennaio, durante un intervento chirurgico ad un aneurisma cerebrale, effettuato presso il policlinico di Bari, mia moglie Vincenza ha avuto un emorragia cerebrale che le ha provocato seri danni, tanto che a tuttora ha varie menomazioni funzionali agli arti, in particolare quello del lato sinistro, ed è portatrice di tracheostomia e di PEG allo stomaco, tramite la quale viene alimentata artificialmente.
Dopo un mese circa di coma, anche allo stato profondo, al suo risveglio e dopo un intervento chirurgico per l’apposizione di una derivazione ventricolo-peritoneale, è stata trasferita nel reparto di neuroriabilitazione dello stesso policlinico, da dove, dopo una trentina di giorni all’incirca, a seguito di una crisi respiratoria, è stata rimandata presso la locale rianimazione, per essere poi, il giorno dopo, causa nota crisi covid19, essere trasferita presso quella di Castellana Grotte.
Superata quella criticità e dato che le sue condizioni sconsigliavano in modo assoluto, il ritorno a casa, è stata temporaneamente inviata presso l’hospice “Villa verde” di Turi, dove peraltro viene trattata molto bene e di questo ringrazio vivamente tutto il personale medico, infermieristico, operatore socio sanitario e i dipendenti tutti.
Lei però ha bisogno di fare una riabilitazione intensiva, presso un centro idoneo a trattare i pazienti con codice riabilitativo 75, quello di cui realmente gli occorre, cioè quello riservato a coloro che hanno subito una grave lesione cerebrale.
A lei serve immediatamente tanta fisioterapia specifica e logopedia, quest’ultima poi, non la fa da circa quattro mesi e credetemi è tanto.
Più passa il tempo infatti, più rischia di recuperare meno.
Qui interviene il capolavoro normativo, non so se solo della regione Puglia o esteso a livello nazione, e cioè quello che non permette il passaggio da un Hospice ad un centro suddetto.
Secondo tale norma infatti, per accedere in questi centri, che trattano i pazienti con codice 75, bisogna che questi ultimi debbano essere degenti in un reparto per acuti (rianimazione, neurologia, neurochirurgia).
Personalmente ritengo essere questa, una norma incostituzionale, in quanto viola il diritto paritario alla salute e alla cura appropriata, compreso appunto quello di una idonea riabilitazione.
…. “No signora Vincenza, lei pur avendo bisogno di riabilitazione intensiva, non può accedervi, lei ormai è da considerarsi una paziente di serie B”.
Complimenti, secondo voi a causa di questa norma, una persona deve rimanere con la sua grave condizione, senza la possibilità di migliorare?
…”Ebbene si, ma cosa pretendete, accontentatevi di andare in un centro dove accolgono pazienti ex art. 26″.
A questo punto sarei anche contento, ma sembra che bisogna sottoporsi ad attese lunghe e poi appena sentono che è portatrice di tracheotomia, pare gli si nomini il diavolo …”complicato da gestire dai, perché dobbiamo prenderci questa rogna?”
Lei peró non può più aspettare.
Stiamo parlando di una donna, moglie e madre di soli quasi 64 anni, che compirà questo mese, lei ha tutto il diritto di recuperare tutto quello che è possibile.
So già che mia moglie non potrà mai tornare ad essere quella di prima, ma almeno le si permetta un recupero tale che le faccia condurre una vita dignitosa.
Purtroppo ormai temo seriamente che, essendo da sei mesi via dalla sua casa, dai suoi affetti, si stia abbandonando a se stessa, che gli stia venendo a mancare proprio quella voglia di lottare, di non arrendersi.
Lei peraltro è lucida e cosciente, obbedisce alle indicazioni che le vengono trasmesse e muove solo il lato destro e per questo avrebbe bisogno di tale riabilitazione sin da subito, prima che sia troppo tardi.
Lei è una donna eccezionale, nella sua vita ha sempre messo se stessa in secondo piano per i figli e anche per gli altri.
Non merita questo, non lo merita affatto.
Mi chiedo ma che umanità è questa? praticamente mi stanno stanno dicendo che deve restare in balia della sorte.
Ma siamo persone o oggetti?
Ho scritto anche al presidente della Repubblica, ho ricevuto dalla sua segreteria generale la conferma di ricezione della mia e-mail, purtroppo, silenzio assoluto.
Signor presidente Mattarella, l’ho sempre stimata e può anche darsi che la mia richiesta non sia stata neanche posta alla sua attenzione, questo non lo so, peró una risposta me la aspettavo, anche perché lei dovrebbe essere il “padre” di tutti gli italiani.
Ma forse mi sono solamente illuso, d’altronde chi sono io, se non l’ultima ruota del carro? di certo non ha tempo da perdere con me.
Se la terra nella quale sono nato e vivo, permette questo beh! non so davvero fino a che punto ora mi sento orgoglioso di appartenervi.
Signor presidente della regione Puglia, mi rivolgo a lei e davvero mi dispiace dire questo, ma se anche la mia regione permette questo, uno può anche credere che nel suo dizionario, le parole assistenza, possibilità di recupero fisico …umanità, forse non vengono spiegate nel loro completo significato o quanto meno può anche darsi che questo venga fatto, ma per ciò che riguarda la specifica situazione di mia moglie, non poste realmente in atto.
Anche in questo caso, la fierezza di appartenere a questa terra di Puglia, a causa della che stiamo vivendo in famiglia, sta venendo meno.
Se veramente tiene a cuore noi cittadini pugliesi, beh! mi aspetto davvero qualcosa da lei.
So che mia moglie stessa, nella sua enorme bontà, mi direbbe di essere tranquillo, peró sono disperato, non so più cosa fare e ormai mi passa per la testa la tentazione di porre in essere qualsiasi gesto eclatante.
Scusami Vincenza, ma non riesco proprio a concepire che tu venga considerata di serie “B”, quando invece meriteresti il più alto dei riconoscimenti, per ciò che sei e che fino ad ora hai fatto …e non solo per noi.
Io devo proteggerti, in qualsiasi modo, la disperazione nel sentirmi incapace di farlo è tanta, devo proteggerti amore mio e farò qualsiasi cosa per farlo …qualsiasi cosa.
Chiedo a voi amici un favore, potete condividere questo post e magari farlo condividere ai vostri amici e a loro volta ai loro amici, in modo che la maggior parte delle persone venga a conoscenza di questa situazione che ritengo essere disumana e vergognosa?
Chissà che qualcuno lo porti a conoscenza di chi è in alto, in modo che possa intervenire, sia pure per compassione.
Non è giusto tutto questo, ripeto, non è umano, non è degno della civile Puglia, della civile Italia.
Spero che sia pure fuori regione, dove magari sussistano normative più umane, vi sia un centro che possa accogliere mia moglie per la dovuta riabilitazione, sempre che questo venga autorizzata dagli organi competenti.
Vi prego chi può mi aiutasse in questa battaglia, sono disperato e non so fino a quando potrò resistere nel trattenermi, non so ancora da fare cosa.
Dico solo: “vergogna” a chi permette questo e non vorrei augurargli di provare cosa possa realmente significare ….ma forse loro hanno le vie spianate, sempre.
Se al termine di questo mese autorizzato presso l’hospice, è cioè il 12 agosto, non avremo trovato un centro di riabilitazione, amore mio io ti porto a casa con noi.
Mi dicono che può essere pericoloso, però una cosa pero ti dico, se dovesse succederti qualcosa, a causa di questa cecità morale e civile, da parte di chi invece dovrebbe aiutarti come meriti, non so se saró in grado di reggere e così come in vita, anche l’ultimo viaggio lo faremo in due, mano nella mano …ormai credimi, il resto passa tutto in secondo piano.

Parlare in dialetto in pubblico


A proposito di parlare in dialetto o meno.
Esprimo il mio pensiero, so già che riceverò più’ commenti negativi e magari sarò anche accusata di un leggero “razzismo”.
Ma io voglio sempre dire ciò che penso e mantenere la mia libertà d’espressione.
Premetto che sono figlia di calabresi, e ne sono orgogliosa.
Premetto che a volte parlo il mio dialetto, quando sono in compagnia di persone che so che lo comprendono.
In famiglia, a volte capita di esprimersi in dialetto in modo naturale e spontaneo come per rafforzare un concetto.
Alcuni nostri dialetti hanno una fonetica cosi particolare che si possono definire quasi delle lingue: penso al toscano, al veneto, al napoletano.
I dialetti identificano una popolazione con le loro tradizioni e costumi.

Alcuni che parlano in dialetto abitualmente hanno più resistenza a parlare in italiano di altri, e questo penso sia solo dovuto una mancanza di buona volontà- e per questo  lo considero un gesto di maleducazione;

perché se io calabrese fossi in presenza di altre persone che non  capirebbero – io non mi permetterei di esprimermi in dialetto: per me sarebbe un gesto di esclusione e sgarbatezza nei loro confronti.
L’Italiano ci rappresenta tutti,  quindi perché non usarlo, e continuare ostinatamente a dire che il “dialetto” è bello.
Il dialetto è bello: per conoscenza delle proprie radici, è doveroso tramandarlo alle nuove generazioni, ma io esigerei che il <<napoletano o il veneto>> del gruppo non si ostinassero a cantarsela e  a suonarserla per se stessi ; la flessione dialettale è ben altra cosa, è ben accetta ed è  bella sentirla e ci distingue gli uni dagli altri.
Con il dialetto poi nasce l’accostamento involontario o meno di classificazione : ad es un lombardo che parla il suo dialetto è spesso etichettato come leghista ( e razzista), un meridionale è un mafioso (ditemi che non è vero ).

Quindi concludo dicendo che per me il dialetto è cultura e le nostri origine vanno preservate sempre, però è altre sì imbarazzante non comprendere una conversazione e dover a volte far finta di aver capito,  e a volte chiedere ” scusa?  ripetutamente “…  quindi chi si ostina ad usare il dialetto anche i contesti non strettamente famigliare per me è solo un  gran cafone che sia altoatesino o meridionale.

Riflessione di una calda domenica estiva 🙂

🧜‍♀️ L’arte della cosmesi nei secoli 🧚🏻‍♀️


Fin dall’antichità, l’uomo (e la donna) ha sempre cercato di migliorare il suo aspetto fisico e ogni epoca ha avuto i suoi canoni di bellezza.

Per gli Egizi, sinonimo di bellezza era rappresentato dalla forma dell’occhio che veniva allungato verso l’esterno per aprire lo sguardo con una specie di eyeliner. Il trucco non aveva solo finalità estetiche, ma costituiva una protezione contro il sole e la polvere. L’impasto era chiamato Kohl o il Mirwed, a seconda della composizione. Le sostanze usate erano: carbonato di rame, ottenuto dalla malachite, per il colore verde e la galena, ossia il solfuro di piombo, per il colore scuro. Le polveri venivano poi poi mescolate con acqua, grassi e resine.

I Greci e i Romani consideravano i migliori cosmetici quelli che provenivano dal Medio Oriente, per la qualità delle materie prime. Per questi popoli, l’ossessione erano i capelli: nonostante la diffusione della tonalità scura, il biondo era più apprezzato. Per questo, usavano schiarirsi la tonalità dei capelli, utilizzando soda, sapone di olio e soluzioni alcaline provenienti dai Fenici. Per il colore, utilizzavano una miscela di polline, farina gialla e polvere d’oro. Non solo il colore. I Greci impararono a utilizzare un ferro per capelli in grado di creare i riccioli per ottenere acconciature complesse necessarie per distinguersi dai barbari del Nord, che portavano capelli corti e spettinati. Erano soliti utilizzare pettini in osso, bronzo o avorio, spesso riccamente decorati, e, ovviamente, il ferro per arricciare. I Romani, inoltre, ricercavano spasmodicamente prodotti che rendessero la pelle chiara, simbolo di bellezza e nobiltà. Così si diffuse il bianco di piombo, un pigmento pittorico, e l’usanza di abbellirsi con i colori usati per dipingere resta in uso fino al Barocco.

Nel Medioevo l’ideale di bellezza cambiò: la donna per essere perfetta doveva avere i capelli chiari, un viso tondo e roseo, la bocca piccola e gli occhi grandi. La fronte doveva essere ampia e perciò si bruciavano i bulbi piliferi con un composto estremamente pericoloso fatto di calce viva e arsenico. Per dilatare gli occhi, ricorrevano a colliri ottenuti dalla pianta di belladonna (da qui l’epiteto) che dilatava le pupille. Un rimedio pericoloso perché la belladonna contiene atropina, che produce allucinazioni, confusione e intossicazioni.

Nel Barocco utilizzarono le prime maschere anti-age ottenute con impacchi di sublimato di mercurio, utile a cancellare le rughe nonostante gli effetti collaterali come l’annerimento dei denti Per le labbra veniva usato un misto di allume, gomma arabica e cocciniglia, chiamato fattibello, che bruciava la zona rendendola rossa. La cocciniglia talvolta veniva sostituita con il mercurio o lo zolfo, peggiorando ulteriormente l’effetto corrosivo.

Verso la seconda metà del XIX secolo il canone di bellezza mutò radicalmente: il corsetto doveva essere strettissimo per ridisegnare la vita, la pelle delle ragazze vittoriane doveva essere bianca pallida. Il sole era bandito: cappelli, velette e ombrellini erano d’obbligo durante le passeggiate. Per ottenere l’effetto pallore, si iniziò ad usare la polvere di zinco, antenato del fard. Gli ombretti contenevano polvere di piombo e solfuro di antimonio, per i rossetti invece, la base era il solfuro di mercurio.

Con la rivoluzione industriale e la scoperta di nuove sostanze si ebbe un’impennata nella produzione di lozioni ottenuti con la lavorazione delle materie chimiche. Ad esempio i prodotti cosmetici per il viso per l’eliminazione delle lentiggini, imperfezioni non gradite composti da mercurio. Solo nel 1970 i prodotti cosmetici a base di mercurio furono banditi dalla cosmesi. Un’invenzione del 1900 è il mascara, composto originariamente da catrame di carbone, il “Lash Lure”, altamente tossico, che provocava cecità e, nei casi estremi, addirittura la morte. Dopo aver riconosciuto diversi casi sospetti di decesso, ne venne vietata la vendita nel 1940.

DESTRA O SINISTRA? ✧༺🚗🚕༻✧


Curiosità, anche in Italia si viaggiava a sinistra. Nell’Italia unita, si teneva a volte la sinistra e a volte la destra.
Il Regio decreto n. 416 del 28 luglio 1901 confermò il diritto di ogni provincia di scegliere
la direzione di marcia dei veicoli (ad esempio mentre a Brescia e alla periferia di Milano si
teneva la destra a Roma e nel centro di Milano,Genova,Torino, si teneva la sinistra).
A seguito dei disastrosi
ingorghi che vi furono durante la Prima guerra mondiale e degli incidenti causati dall’aumentato
traffico automobilistico nella confusione delle regole, fu emanato da Mussolini il regio
decreto del 31 dicembre del 1923 che impose al Paese la «mano destra unica» e accordò una
proroga di due anni per approntare la nuova segnaletica e riadattare le tramvie.
A Roma il cambio di senso di marcia avvenne il 20
ottobre 1924. A Milano, ultima città in Italia, il cambio avvenne il 3 agosto 1926.

Sorpresa!


Mercoledì sera c’è stata la messa a suffragio di mia madre in occasione del terzo mese della sua morte. Tra gli amici più cari, una di esse mi offre un sacchettino tutto ben confezionato. Non immaginavo davvero cosa poteva esserci. Mi ha spiegato che quando è nata la sua prima figlia- mia mamma le ha fatto dono di tutti i miei vestitini da bebè. Lei li accettò con piacere perché mi ha detto che erano tutti di ottima qualità e davvero molto carini. Ha usato tutto, ma uno ìn particolare l’ha conservato per ricordo ed ora me ne ha fatto dono in questa circostanza ricordando quanto bene voleva alla mia mamma. E’ stata una carezza di mamma.

MADRE



di Bruno Ferrero
(presbitero e scrittore italiano)

Una giovane donna ha lasciato questo breve scritto a sua madre:

“Quando pensavi che io non stessi guardando, hai appeso il mio primo disegno al frigorifero e ho avuto voglia di continuare a stare a casa nostra per dipingere.

Quando pensavi che io non stessi guardando, hai cucinato apposta per me una torta di compleanno e ho capito che le piccole cose possono essere molto speciali.

Quando pensavi che io non stessi guardando, hai recitato una preghiera e io ho cominciato a credere nell’esistenza di un Dio con cui si può sempre parlare.

Quando pensavi che io non stessi guardando, mi hai dato il bacio della buonanotte e ho capito che mi volevi bene.

Quando pensavi che io non stessi guardando, ho visto le lacrime scorrere dai tuoi occhi e ho imparato che, a volte, le cose fanno male, ma che piangere fa bene.

Quando pensavi che io non stessi guardando, hai sorriso e ho avuto voglia di essere gentile come te.

Quando pensavi che io non stessi guardando, ti sei preoccupata per me e io ho avuto voglia di diventare me stessa.

Quando pensavi che io non stessi guardando, io guardavo e ho voluto dirti grazie per tutte quelle cose che hai fatto, quando pensavi che non stessi guardando”.

(da: “La vita è tutto quello che abbiamo”)

CHE COSA SONO I GIORNI DELLA FARFALLA DORATA?


Un periodo dell’anno durante il quale, in una località boscosa situata sul promontorio Caprione, in Liguria, si verifica un affascinante fenomeno luminoso: una sagoma dorata dalle sembianze di farfalla appare su un megalite a forma di fallo. Ciò avviene quando, al tramonto, i raggi solari attraversano il “tetralithon”, struttura composta da quattro rocce lavorate. Il fenomeno è ben distinguibile nei sei giorni a cavallo del solstizio d’estate (21 giugno), ma è percepibile, seppur deformato, in un arco di tempo che va dal 25 maggio al 29 luglio. Lo studioso di archeoastronomia Enrico Calzolari afferma che il tetralithon è stato assemblato dall’uomo nel VII millennio a.C. per stabilire il passaggio alla nuova stagione.

Fonte Rivista FocusD&R

La tazza


Una coppia americana andò in Inghilterra per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Entrambi erano appassionati di antiquariato. Nella città di Sussex passarono davanti ad un piccolo negozio di articoli cinesi ed una piccola tazza di te attirò i loro occhi. Entrarono . “Posso vedere quella?” chiese il marito. “Non ho mai visto una tazza come quella!” Ma immediatamente la tazza parlò … “Tu no…n capisci. Io non sono sempre stata una tazza. C’era un tempo in cui io ero terra e poi creta. Il mio maestro mi prese e mi rotolò e mi ha battuto.. e battuto ancora. Ho gridato “Lasciami stare!” Ma egli mi ha sorriso solamente dicendomi “Non ancora”.

“Poi mi mise su una ruota” disse la tazza ” E cominciai subito a girare… girare… ” Ferma .. mi gira la testa !” gridai. Il maestro annuì e disse ” Non ancora”.

Poi mi mise in un forno .. non ho mai sentito così caldo, pensavo che volesse bruciarmi … e gridai … e bussai alla porta del forno. Lo potevo vedere attraverso l’apertura e potevo leggere attraverso le sue labbra quando egli scosse la testa per dirmi: “Non ancora”.

Finalmente la porta si aprì … mi mise su uno scaffale e cominciai a raffreddarmi. ” Questo va meglio ” dissi . Ma subito dopo il maestro mi spazzolò … e mi dipinse interamente … le esalazioni della pittura erano orribili … e io pensai che sarei soffocata. Egli si limitò ad annuire ripetendo: “Non ancora”.

Più tardi mi mise nel forno … non nel primo .. . ma in uno, due volte più caldo. Ero sicura che sarei bruciata tutta. Ho invocato, ho supplicato … ho gridato. Per tutto quel tempo potevo vederlo scuotere la testa e dire “Non ancora”.

Pensavo che non c’era speranza per me e che non ce l’avrei fatta. Ero pronta ad arrendermi, ma la porta si aprì ed egli mi prese e mi mise su uno scaffale. Un’ora dopo mi sporse uno specchio e disse “Guardati” “lo feci e dissi “Quella non sono io – non potrei essere io! Sono troppo bella “.

“Voglio che ti ricordi che so che ti ha fatto male essere ruotata ed essere battuta … ma se io non lo avessi fatto saresti seccata. So che la ruota ti ha fatto girare la testa, ma se l’avessi fermata non avresti preso forma. So che ti ha fatto male ed era caldo e scomodo essere nel forno, ma se non ti avessi messa lì ti saresti spezzata. So che le esalazioni erano sgradevoli quando ti ho spazzolata e dipinta, ma vedi, se non lo avessi fatto non ti saresti indurita e non ci sarebbe colore nella tua vita.
Ora tu sei un prodotto finito, ora tu sei ciò che avevo in mente quando ho cominciato all’inizio con te!”
Forse anche noi siamo un po’ come quella tazza… ♥
(dal web)Risultati immagini per gif animata tazza

Vivo in un altro sogno ⋎´ ¸.•°* *• 🍃 💗🍃 °⁀⋱‿.✫


Stamattina mi sono svegliato confuso,per me ora non è importante rincorrere i giorni della settimana, perché
qui si perde davvero la concezione del tempo.
Mentre, facevo due passi per i campi ho incontrato un vecchio caro amico ed

intellettuale del posto che mi ha ricordato che se vivessi ancora sulla terra oggi festeggerei i miei 80 anni. Quindi, oggi per me sarebbe un giorno di festa con i miei cari .
Io, sono un uomo semplice e questi calcoli algebrici ormai non mi appartengono più, sono concentrato sul presente e ricordo bene che esattamente tra 72
GIORNI 11 ORE 02 MINUTI sono comparso cosi quasi per magia in questo mondo parallelo; quella sì, sarà la mia data da festeggiare, perché è una ricorrenza che non verrà mai sostituita con nessun’altra è e resterà sempre la più importante.
Comunque vi confido che so già in anteprima (non chiedetemi come) che stasera mia figlia mangerà gli amaretti che a me piacciono tanto, ed io sarò li vicino a lei a farle sentire il mio immenso amore…

 

.

 

La vita


Sono nata in primavera il 1 aprile dell’anno 2020.

Primavera, autunno sono stagioni di mezzo… mi dicevano tutti che sarei nata il 21 ottobre del 1944, ma si erano sbagliati questa è stata una data di mezzo, di transizione, di passaggio come lo sono le stagioni.

E’  stato davvero un pesce d’aprile…. i miei cari sapevano che sarei dovuta partire… o arrivare… non so quale espressione ti piaccia di più, poi sai, dipende dai punti di vista,
e così  quel giorno li ho colti di sorpresa.

Era dal 7 marzo che non sentivo più le loro voci, a causa delle restrizioni della pandemia Covid19.
Io non avevo paura di ammalarmi perché ero troppo piccola per capire il rischio che correvo.
E’ stato strano nascere così all’improvviso…. ero pronta si, ma ero anche tanto stanca da tutta l’angoscia avuta, che per me la nascita rappresentava  solo uno spiraglio di luce e finalmente di riposo.

La prima sensazione che ho provato è stata di grande pace, mi sono sentita subito abbracciata da un amore immenso; non ho visto se era mamma o chi per lei,

sai, i miei occhi non riuscivano ancora ad aprirsi;

comunque è stata una sensazione meravigliosa e direi soprannaturale sentirsi così amata .

Mano mano che mi svegliavo in quel mondo ovattato, ho sentito melodie celestiali: non so su che canale radio fosse sintonizzato lo stereo, ma ti assicuro che l’acustica era un qualcosa di celestiale mai sentita prima.

Ho visto attorno a me un sacco di persone venute apposta per salutarmi, non le elenco in ordine di importanza, né di apparizione ma come ora li ricordo: c’erano mamma, papà, Robertino, Stefano, Martina, mio fratello Sebastiano, mia sorella Maria, mio cognato Mario, i miei suoceri, le amiche d’infanzia, e tantissimi amici, tutti giunti li alla” reception” per darmi il loro abbraccio di benvenuto.

Meno male che hanno portato pochi fiori, ma tutti sono arrivati con il regalo più bello che potevano offrirmi: il loro cuore pulsante e radiato dal centro di raggi di luce.
Vedendoli, ho subito pensato che poi, in fondo questo mondo non deve essere cosi’ male come si sente raccontare …

Da chi poi? Da chi non c’è mai stato ? …Mah…

Loro stanno tutti bene, sono in ottima forma: nella loro forma migliore.

Finalmente dopo una “preparazione” lunga tanti mesi sono germogliata in questo Eden,  ed ora ho la possibilità di godermi all’infinito il mio bambino; d’altra parte con Rosa ci sono stata il tempo sufficiente per crescerla e vedere mia nipote, ora mio figlio aveva davvero bisogno della mia presenza, ed indubbiamente io più di lui ho bisogno di stargli vicino.
Sono sicura che Rosa capirà, e non sarà gelosa.

Questo mondo, questa nascita è meglio di come mi aspettavo: io mi sento “divinamente” non ho più i dolori che mi limitano, la mia memoria ha recuperato- insomma l’esatto opposto di quando ero chiusa in quel bozzolo di corpo che si stava preparando a nascere, ora si che sembro un fiore di vent’anni con la saggezza di uno di quaranta.

Ho tutta l’intenzione di godermi questa vita, e ti confesso che non ho nessuna fretta: ho tutta l’eternità davanti per rifarmi dei sogni perduti.

Cose inspiegabili


…. di me stessa in linea di massima direi che non sono affatto superstiziosa…
però mi sono accorta di avere una sensibilità particolare soprattutto con i sogni.

Però ieri sera è successa una cosa strana: eravamo soli a casa mio marito ed io ero già a letto da qualche minuto…
quando lui dalla cucina mi chiede se ho acceso una candela…
perché sentiva l’odore di cera bruciata…
io non sentivo nulla…e non avevo acceso davvero nulla—
dopo alcuni minuti anche in camera da letto si è sentito bene il profumo di cera- finestre chiuse…
niente che poteva causare quest’effetto strano…
è durato una mezz’oretta… e un poco mi ha innervosita… perché l’ho associata a qualche evento brutto….non so perché ma ho avuto questa sensazione.
Ho cercato poi di prendere sonno… non dormo proprio benissimo in questi ultimi mesi: forse a causa di molti pensieri…infatti mi ha accompagnato il solito sogno…di andare al cimitero ed aver ansia di non trovare la lapide di mio padre, perché nel sogno me la spostano sempre a mia insaputa.
Nel sogno di stanotte ho comprato 3 mazzi di fiori..ma la fiorista mi avvertiva di stare attenta perché lei aveva ucciso una biscia che era nelle confezioni di fiori che aveva preso al mercato…. ( follia…anche quando dormo) .
Mi sono svegliata, con un po’ di riserve, ed ora attendiamo gli eventi futuri per poter stabilire se il profumo di cera era una premonizione negativa –
A me sola,da sola- e’ capitato altre due volte una cosa simile:
una volta quando ero in terapia intensiva e ho sentito un forte profumo di rose, e misteriosamente ho avvertito la “presenza” di un frate sulla poltrona vicino alla porta.
Un’altra volta ero in centro con mio marito in un vicolo ed era sera, non avevamo nessuno davanti né dietro: all’improvviso percepii il profumo di un mio caro amico che era morto da poco… mio marito non sentii nulla… e questa fragranza abbastanza rara di profumo ci ha accompagnato per tutta la via.
In questo caso, come quella dell’ospedale mi hanno infuso una serenità unica.
Poi, la prossima volta vi racconterò dei sogni particolari che ho fatto…
Ditemi che anche a voi capitano cose del genere, e voi che significato gli attribuite?
Buona serata, ed un caloroso abbraccio

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Se…


Se sei distante
dai miei chilometri fatti a piedi nudi
e non conosci la spina del rovo
che la mia infanzia ha dovuto attraversare
se non hai mai mangiato
dal mio piatto povero
e non hai bevuto i veleni
dei miei amori sbagliati

e se non hai lottato
accanto a me
almeno una delle secolari battaglie
se non hai trafitto un solo mostro
che mi porto dentro
nè visto anche da lontano
un giorno della mia crescita

se non sai di che colore sono
i miei occhi quando sono sconfitti
e non sai quanto stringo negli abbracci
se non mi hai affiancato
la notte prima dei grandi incubi
e non fatto un solo passo di danza
sotto i miei grandi temporali

se non conosci
il numero delle notti che ho passato
senza addormentarmi
se non conosci
le mie ferite aperte
se non conosci
le mie lotte
i miei dolori
i miei guai
i miei posso farcela

non dirmi come devo lavorare
non dirmi come devo vivere,
la tua opinione
non mi interessa
manca di sale,
non sa di niente.

(Gio Evan)

Lettera di Sant’Agostino:


 Questa è la bellissima lettera di Sant’Agostino che insegna ad ogni uomo come amare la propria donna.

Giovane amico, se ami questo è il miracolo della vita. Entra nel sogno con occhi aperti e vivilo con amore fermo. Il sogno non vissuto è una stella da lasciare in cielo. Ama la tua donna senza chiedere altro all’ infuori dell’eterna domanda che fa vivere di nostalgia i vecchi cuori. Ma ricordati che più ti amerà e meno te lo saprà dire.

Guardala negli occhi affinché le dita si vincolino con il disperato desiderio di unirsi ancora; e le mani e gli occhi dicano le sicure promesse del vostro domani. Ma ricorda ancora, che se i corpi si riflettono negli occhi, le anime si vedono nelle sventure.

Non sentirti umiliato nel riconoscere una sua qualità che non possiedi. Non crederti superiore poiché solo la vita dirà la vostra diversa sventura.

Non imporre la tua volontà a parole, ma soltanto con l’esempio. Questa sposa, tua compagna di quell’ ignoto cammino che è la vita, amala e difendila, poiché domani ti potrà essere di rifugio.

E sii sincero giovane amico, se l’amore sarà forte ogni destino vi farà sorridere. Amala come il sole che invochi al mattino.

Rispettala come un fiore che aspetta la luce dell’amore. Sii questo per lei, e poiché questo deve essere lei per te, ringraziate insieme Dio, che vi ha concesso la grazia più luminosa della vita!

(S. Agostino)

Madonna delle vie.


Risultati immagini per la zingarella madonnina

 

Chi di noi non ha in casa dei nonni questa immagine della Madonna? 

la mia mamma lo aveva come capoletto

Ho scoperto oggi che si chiama la Madonna del riposo o Madonna delle vie.

L’autore si chiama Roberto Ferruzzi e morì nel 1934, vi lascio questo link  se siete curiosi di leggere qualche chicca in più

http://www.mariadinazareth.it/curiosit%C3%A0/zingarella.htm

foto dal web

Maestria del conio


Moneta dell’intagliatore di monete Ekaterinburg Roman Butin.
Ispirata da “Perceval o il racconto del Graal”, il poema incompiuto di Chrétien de Troyes, scritto all’epoca delle crociate, ovvero tra il 1175 e il 1190 circa.
ll retro prende invece come riferimento un dollaro Morgan, moneta d’argento dal valore di un dollaro, coniata da alcune zecche americane dal 1878 al 1904 e nel 1921.
📚Fonte
🧠Sapiens

Una storia vera


Un giorno, Franz Kafka passeggiava per il parco di Berlino quando incontrò una giovane ragazza che piangeva perché aveva perso la sua bambola preferita. I due, insieme, cercarono la bambola senza successo.
A quel punto, Kafka le disse di rivedersi lì il giorno dopo e sarebbero tornati a cercarla di nuovo.

Il giorno dopo, non trovando la bambola, Kafka ebbe un’idea e diede alla ragazza una lettera “scritta” dalla bambola che diceva:

“Per favore non piangere. Ho fatto un viaggio per vedere il mondo. Ti scriverò delle mie avventure.”

Così iniziò una storia che proseguii fino alla fine della vita di Kafka.

Durante i loro incontri Kafka leggeva le lettere della bambola accuratamente scritte con avventure e conversazioni che la ragazza trovava adorabili.
Infine, Kafka le riportò la bambola (ne comprò una) che era tornata a Berlino.

“Non assomiglia affatto alla mia bambola”, disse la ragazza.

Kafka le consegnò un’altra lettera in cui la bambola scriveva: “I miei viaggi mi hanno cambiato.”

La ragazza abbracciò la nuova bambola e la portò tutta felice a casa.

Un anno dopo Kafka morii.

Molti anni dopo, la ragazza oramai adulta trovò una letterina che era nascosta dentro la bambola. Nella minuscola lettera firmata da Kafka c‘era scritto:

“Tutto ciò che ami probabilmente andrà perduto, ma alla fine l’amore ritornerà in un altro modo.”

(Jordi Sierra)

𝓘𝓵 𝓡𝓸𝓼𝓮𝓽𝓸 𝓭𝓲 𝓜𝓾𝓻𝓽𝓪 🌹🍃🌹


Avevo letto che sulla collina di Murta grazie a dei volontari il vecchio cimitero era stato recuperato ed abbellito con un roseto di esemplari di rose orientali usate per produrre il tè.20200602_201037

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Il cimitero era in completo stato di abbandono e dopo un enorme lavoro di pulizia e recupero ora si possono ammirare sepolture antiche che sono gioielli dell’arte funeraria.
Il cimitero di Murta fu benedetto il 4 settembre 1835 dal Prevosto Marchese, ma già ad agosto era stata sepolta la prima defunta, la villeggiante Chiara Rossi di 48 anni, vittima della terribile epidemia di colera che ne aveva causato la morte.

Ogni anno in media venivano sepolte 35 persone e nel 1873 si potevano già contare 1332 sepolture.

Curiose sono alcune lapidi: ad esempio questa20200602_201228 ed altre  che sono caratterizzate da questa forma a scalini quasi a simboleggiare la salita verso il cielo, ce ne sono diverse con questa fattura evidentemente all’artigiano del tempo piaceva particolarmente l’idea che l’anima salisse in alto grazie ai suoi scalini.

Altra lapide meritevole di nota è questa con questo bimbo sorridente di una tenerezza unica.

Cattura

E che dire dell’eleganza della posa di questa giovane signorina?

20200602_201118

Degna di essere ricordata è la prima donna investita da un’automobile proprio a Bolzaneto tanto da essere menzionato l’episodio nell’epitaffio.

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Qui nell’ossario comune c’è anche la sorella di Mazzini: Maria Antonietta Massucconi Mazzini di cui la via principale di Murta porta ancora oggi il suo nome.

Il roseto di Murta può essere votato al concorso “I luoghi del cuore FAI”, al seguente link:

https://www.fondoambiente.it/luoghi/roseto-nel-cimitero-di-murta?ldc

qui la loro pagina youtube: https://www.youtube.com/channel/UCELefZPb8k972ImCQLdVnTA

https://www.instagram.com/roseto_di_murta/

ed infine il link del loro sito: 
https://www.rosetodimurta.it/roseto/#

Evviva voi .


Sono 13 anni che mi diverto a scrivere sul mio blog… cose personali e meno.
Ho un buon numero di lettori fidelizzati e 900 blogger iscritti.
Da una decina d’ anni mi sono aperta il mio profilo di fb, ed ho constatato che gli amici reali mi seguono più su fb che sul blog.
Certo fb è un social più’ immediato e di lettura meno impegnativa di un blog.
Sono molti gli amici che da msn a wp ci siamo ritrovati poi su fb… ma alcuni con scarsa propensione d’interpretazione hanno difficoltà ad approcciarsi con le pagine di un blog.
Forse si spaventano, come gli studenti davanti ad un libro dalla copertina poco interessante o dal volume un po’ impegnativo…chissà–
resta il fatto che ho notato un target molto differente.
Per questo mi servo di entrambi: su fb sono pochi gli amici inclini a seguire discorsi più serii ed impegnativi… li si va di corsa… si cazzeggia e si scherza.. ma quando vuoi confrontarti davvero hai bisogno di piu’ e quindi evviva il blog.

Evviva voi ♥

Affetto e tenerezze non scontate


Stamattina, nonostante la nottata insonne sono felice.
Sono felice, perché è bello ricevere la telefonata di un’amica di mia figlia .
Così tanto per il piacere di sentirmi.
27 anni di differenza potrebbero creare un muro di imbarazzo, distacco e disaffezione, eppure constato con piacere che non è cosi ♥
Io le penso sempre, e chiedo ogni tanto a Simo, ma a parte qualche messaggio ogni tanto non mi permetto di entrare con prepotenza nelle loro vite.
Però è facile per me portarle nel cuore, perché sono tutte speciali.
Evidentemente questo sentimento è reciproco, perché quando una persona ti cerca vuol dire che ti pensa, che ti stima, che ti vuole bene… ed io sono felice che Simona abbia vicino a sé persone cosi affettuose, perché spesso gli amici valgono più dei parenti.
Coltivate gli affetti con semplicità siate sempre sinceri ed onesti e chi merita ci sarà sempre.
Grazie L.

Una madre resta sempre, anche quando tutti gli altri se ne vanno ...

Lo sapevi che


La zigrinatura delle monete (ossia i vari disegni a rilievo o le scritte incise sui loro bordi) non ha uno scopo estetico: essa venne ideata verso la metà del ‘500 per troncare l’attività di certi imbroglioni che ne limavano accuratamente i bordi, asportandone una piccola ma pur preziosa quantità di metallo.

Una nuvoletta in viaggio


In un giorno d’Autunno, il Vento soffiava dispettoso facendo volare le foglie. Una piccola Nuvoletta che stava passeggiando lì vicino, gli disse: “Ciao Vento, posso giocare con te?”. Il Vento allora chiese: “Cosa potresti fare? Sai soffiare?”. La nuvoletta ci provò: “…fff… fff… no non sono capace”, disse sconsolata. Allora il Vento le rispose: “Tu non sei capace di soffiare come me, vattene via!”. E la Nuvoletta se ne andò triste.

Più avanti incontrò l’Estate e il Sole splendeva luminoso nel cielo. Allora si avvicinò e disse: “Ciao Sole, posso giocare con te?”. Ma il Sole seccato le rispose: “Non vedi che ti sei messa troppo vicina a me? Mi stai oscurando! Vattene via, tu non sei capace di splendere come me e nemmeno di creare calore!”. E la Nuvoletta se ne andò sempre più triste.

Poco più in là c’era l’Inverno e la neve cadeva leggera, così la Nuvolett a si fermò e chiese: “Ciao Neve, posso giocare con te?”. La Neve la squadrò dalla testa ai piedi e sussurrò: “Ma tu sei capace di far nevicare?”. La nuvoletta ci provò e si sforzò talmente tanto che da grigia divenne nera, ma di Neve niente. “No, non credo di esserne capace”, brontolò la nuvoletta emettendo un tuono. “Shhh!”, la zittì la Neve, “allora non puoi aiutarmi. Io cado silenziosa, tu sei troppo rumorosa! Tu non sei capace di cadere leggera e coprire il paesaggio come me, vattene via!”. E la Nuvoletta se ne andò ancora più triste.

Ormai era sconsolata, quando trovò la Primavera e sentì qualcuno piangere. Si chinò e vide un piccolo Fiorellino che singhiozzava disperato, allora si avvicinò e gli chiese il perché di tanta tristezza. E il Fiorellino rispose: “Ho sete, sto per morire, puoi aiutarmi?”. “Non lo so, io non so fare quasi niente.., non so soffiare come il vento, non so splendere come il sole, non so cadere leggera come la neve, e nessuno mi vuole…”. Così dicendo la Nuvoletta si mise a piangere e le sue lacrime diventarono tante gocce di pioggia, che dissetarono il Fiorellino. Da quel giorno la Nuvoletta e il Fiorellino diventarono molto amici e capirono di aver bisogno l’uno dell’altra per essere felici.

-~-

Grande verità


⁣Quando ho perso te tu ed io abbiamo perso;
Io perché tu eri quello che amavo di più.
E tu perché io ero chi ti amava di più;
Ma di noi due tu perdi più di me:
perché io potrò ancora amare come amavo te,
ma nessuno ti amerà mai come ti amavo io.

-Ernesto Cardenal Martinez

“Il figlio del falegname”



 
Il lavoro dei propri genitori lascia un’impronta nella crescita dei figli a volte fino al punto che i figli ne seguono le orme. Per questo è possibile che la professione di S. Giuseppe abbia inciso anche nello sviluppo di Gesù, sebbene Gesù non usi quasi mai analogie legate all’ambiente dei carpentieri e dei falegnami. Certamente però i tanti anni di lavoro hanno fatto di S. Giuseppe un uomo mite, paziente, preciso, scrupoloso, attento ai dettagli, pragmatico. Tutte abilità richieste ad un falegname e che S. Giuseppe ha trasmesso a Gesù forse molto di più della sua arte e della sua tecnica.
Il lavoro non è solo una professione da praticare per cui ricevere un compenso. È molto di più. È il luogo dove impieghi gran parte della tua crescita umana, in cui affini le tue risorse interiori, fino a formare in alcuni casi la tua forma mentis, il tuo modo di vedere il mondo e gli altri. Sii vigilante sul modo in cui il lavoro influenza la tua vita e i tuoi comportamenti, affinchè da esso tu possa offrire validi e virtuosi insegnamenti, pratici e non solo, a chi ti è accanto.

La Buona Novella

LA APP PER LA FASE 2


Con la Fase 2 sarà fondamentale utilizzare una preziosissima App. Non parlo di #Immuni, ma di un’app ben più potente e sicura, #Neuroni.
Sviluppata da Madre Natura, Neuroni è un’app gratuita che non sfrutta la tecnologia Bluetooth, bensì la ben più collaudata tecnologia Sinapsi. Si tratta di una tecnologia per nulla invasiva della privacy e che rende l’app comunque utile anche quando il 60% della popolazione non ne fa uso.

Le due app (una non esclude l’altra) funzionano in modi differenti. Facciamo un esempio.
La app Immuni vi dice se il tizio che era con voi in ascensore vi ha infettato.
La app Neuroni che per fare due piani potete prendere le scale, che ultimamente non è che avete fatto tutta questa attività fisica.
La app Immuni vi dice se la signora con cui avete litigato al supermercato per l’ultima confezione di lievito vi ha infettato.
La app Neuroni vi suggerisce invece di non litigare per una confezione di lievito e di non infilarvi nella corsia del supermercato dove sono presenti ben dodici provetti panificatori manco fosse il festival del pane di Altamura.

Ma il grande vantaggio di Neuroni è che è già installata in ogni scatola cranica e non richiede quindi uno smartphone.
Neuroni è di facile utilizzo anche se per tenerla operativa è necessario aggiornarla costantemente. Esistono vari modi per tenere la app Neuroni aggiornata, ma studi scientifici dimostrano che leggere è il metodo più efficace.

Dal momento che però non tutti sono consapevoli della potenzialità di questa app, permettetemi di tirar fuori l’Aranzulla che c’è in me per darvi qualche suggerimento sul settaggio.
Un primo test che potete fare per vedere lo stato di salute della vostra app è questo.
Avete tifato per il poliziotto che inseguiva il runner solitario sulla spiaggia con l’appoggio di elicotteri, droni e satelliti e non vi hanno per nulla infastidito i ventuno milioni di euro sprecati per un ospedale inutile realizzato solo per marketing politico?
Ecco, in questo caso avete dei problemi di settaggio. E può essere anche che le parole della D’Urso abbiano in qualche modo hackerato il vostro sistema operativo.

Purtroppo non è possibile resettare il tutto, ma qualche rimedio proprio in vista della Fase 2 è possibile. Ora vi spiego come fare (Aranzulla scansati proprio). Accedete al menù principale. Cercate le funzioni “hater”, “delatore” “caccia-alle-streghe” e togliete la spunta. Mettete invece la spunta a “spirito critico”, “buon senso”, “prudenza”, “empatia” e “solidarietà” e salvate le nuove impostazioni premendo ok.
Ecco, così facendo avrete a disposizione la più potente arma per affrontare la Fase 2.

p.s. se nel frattempo ascoltando il consiglio di Trump vi siete iniettati o avete ingerito della candeggina, sappiate che la vostra app non è stata danneggiata. Semplicemente, per un errore di fabbrica, non vi è mai stata installata. Capita.

Il talento di Mr. Ripley


il personaggio è un mentitore seriale di modesta  estrazione sociale disposto a tutto pur di riscattare il suo status, è un eroe negativo, un ladro d’identità. Si innamora di un elegante transfuga americano in Italia. Respinto, lo uccide.

Girato New York, Roma, costiera sorrentina, Venezia, Napoli  merita di essere visto per la trama drammatica ed accattivante e la bravura degli attori naturalmente.

Golden globe a miglior attore  per un film drammatico a Matt Damon.

Compaiono anche numerosi attori italiani: i fratelli Fiorello, Stefania Rocca, ivano Marescotti, Marco Quaglia….

Nomination Miglior attrice in un film di suspense a Gwyneth Paltrow.

Anni 60: suspence , amore e drammaticità che voler di piu’ ?

Lo spazio che ci unisce


La vita sulla terra sarebbe bellissima, se solo avremmo avuto piu’ rispetto per la natura.

Non riesco ad immaginare la vita su un altro pianeta che sia altrettanto variegato di paesaggi naturali come la terra.

Ieri ho visto il fim <Lo spazio che ci unisce  > che narra la storia di un ragazzo nato per sbaglio su Marte e cresciuto da scienziati : Gardner, per via della diversa gravità, ha un cuore debole ed è costretto a crescere su Marte finché, arrivato ai sedici anni, non convince gli scienziati a tentare terapie sperimentali per riportarlo sulla Terra. Qui è in contatto con una ragazza conosciuta online, Tulsa, e spera insieme a lei di ritrovare suo padre, di cui ha solo una foto.

Il protagonista è l’inglese Asa Butterfield, attore con ruoli importanti già da giovanissimo in Il bambino dal pigiama a righe.

E’ una commedia romantica anche se fantascientifica .

voto 9

Chissà cosa puo’ esserci di vero o no in un’ipotesi simile, leggevo proprio stamattina  di

Boriska Kipriyano Boriska è nato nel 1996 nella città russa di Volgograd. Mentre altri bambini imparano a parlare correttamente a due anni, Boriska inizia a parlare quando aveva solo pochi mesi. Quando aveva solo 15 mesi, poteva tenere la testa alta, senza alcun sostegno. Discuteva di argomenti che non gli erano stati mai insegnati. All’età di due anni, aveva sviluppato un’eccellente capacità di lettura, scrittura e disegno, lasciando a bocca aperta quelli che lo circondavano. La maggior parte dei suoi disegni riguardava gli scenari dello spazio e vari eventi cosmici.

fonte

Jexi.


In tempi come questi in cui molti beneficiano dell’uso del telefonino, diventato ormai una parte di noi,  alcuni si chiedono se sia opportuno  o meno installare questa o quella applicazione, temendo di perdere la libertà e la privacy, eccomi qui a proporvi un film che con allegria ci mostra che rapporto abbiamo con la tecnologia, certo chi piu’ chi meno… 

ve lo consiglio : https://youtu.be/EtpBbRsNr-M

San Giorgio simbolo di Genova.


Anche se il patrono è San Giovanni Battista, San Giorgio è conosciutissimo e il suo stemma (croce rossa in campo bianco) è diventato il simbolo della città“

san giorgio drago-2

 

San Giorgio a cavallo, con una lancia in mano, che uccide il drago, e il suo stemma, la croce rossa in campo bianco: due figure molto conosciute a Genova, tanto che il celebre santo è il simbolo della città ed è spesso associato alla nostra “Superba”. Eppure, il santo patrono della città è San Giovanni Battista, che protegge le navi dalle tempeste in mare, e le cui reliquie furono reperite proprio dai genovesi in Asia Minore durante il rientro dalla Prima Crociata.

Ma allora perché è San Giorgio il simbolo di Genova?

Bisogna risalire anche qui all’epoca delle Crociate. In particolare nel 1098 in Turchia i crociati vennero soccorsi dai genovesi che ribaltarono l’esito dello scontro e favorirono la presa di Antiochia, prima ritenuta inespugnabile. In questo contesto, si narra che San Giorgio (vissuto nel 200 d.C.) apparve ai combattenti cristiani, con numerose bandiere in cui campeggiavano croci rosse in campo bianco.

Per questo i genovesi sono molto legati a questo santo, che apparve proprio al termine di una battaglia nella quale il loro intervento era stato decisivo. Tanto che Genova – oltre ad adottare lo stemma del Santo – intitolò a San Giorgio un ordine cavalleresco militare, concedendo ai capitani più meritevoli il privilegio di fregiare il portale delle proprie case con l’immagine del Santo, che compariva anche sulle monete.

fonte: genova today

Cosa mi lasci di te.


Periodo di casa, periodo anche di film nuovi, ieri sera mi ha sorpreso un film nuovo uscito su amazon prime, di cui ve ne consiglio la visione.

E’ tratto da una storia vera, quella del cantante Jeremy Camp, che onestamente non conoscevo ( io e la musica abbiamo difficoltà a comunicare 🙂 ) vi lascio il trailer e la canzone cult di cui mi raccomando di leggervi la traduzione se come me avete anche difficoltà nell’inglese.

Guardatelo, offre proprio un bel messaggio lo consiglio in modo particolari ai ragazzi.


Regole sanitarie per i negozianti


Sono sempre applicate? …

Emh… direi di no. No proprio no.

Vorrei capire perché i negozianti di Bolzaneto si ostinano a toccare i soldi e a venderci la merce anche che non consumeremo necessariamente cuocendola ancora senza usare i guanti.
E’ una norma igienica che andrebbe osservata sempre, capisco che pagare un cassiere ha un suo costo, ma penso che noi clienti dovremmo pretendere che sia sempre adottata, io avevo letto, -(e pochi negozi lo fanno-)che in tutti i locali aperti al pubblico devono essere messe a disposizione di tutti i clienti soluzioni disinfettanti per il lavaggio delle mani e /o guanti e che i sindaci e le associazioni di categoria avrebbero dovuto promuovere la diffusione delle «medesime informazioni sulle misure di prevenzione igienico sanitarie» presso tutti gli stessi esercizi commerciali.

Non è giusto farci la guerra tra poveri, ma sono tentata a boicottare chi non si adegua alle normative igieniche, ora con queste restrizioni di libertà e movimento certo non mi è facile, ma è una misura che sicuramente in seguito valuterò, per ora mi limito al <<mugugno> anche con loro stessi, naturalmente.
Ecco, chiuso sipario, buon pm a tutti.

PERCHÉ IL MAIS HA SEMPRE UN NUMERO PARI DI FILE DI SEMI?🌽🌽🌽


C’è una ragione biologica se le file di semi che corrono lungo la superficie di una pannocchia sono sempre pari (generalmente 12 o 14, comprese in ogni caso tra 8 e 20). La pianta del mais produce infatti i suoi fiori in gruppi di quattro, due maschi e due femmine, i quali lasceranno spazio ai chicchi che nascono esclusivamente dai fiori femmina, diventando due per ogni germoglio.
COME FARE 13! Sezionando una pannocchia è possibile verificare come ogni seme sia collegato a un altro dallo stelo originale del fiore. È molto raro, ma accade, che nascano piante con un numero dispari di linee, di solito 13, e il motivo lo spiega uno studio pubblicato su Nature Genetics. La variazione di una proteina chiamata “FEA2” interviene sull’infiorescenza e può variare il numero di coppie di fiori: non più due, ma una o tre.

Fonte Rivista FocusD&R

@accendilamente

Ominicchi


E’ tanto tempo, anzi sono anni che ho notato un atteggiamento da parti di alcuni omunculi di ogni età che mi disgusta e mi urta il sistema nervoso.
A volte, è capitato di manifestar loro tutto il mio disappunto, ma spesso mi capita di passare oltre, perchè magari sto guidando.
Mi riferisco alla pessima abitudine di toccarsi le @@ quando passa un carro funebre sia che sia vuoto o con la salma.
Ma questi omiciattoli lo sanno che non è un gesto di prevenzione?
Tanto prima o poi toccherà pure a loro viaggiare li dentro!
Pensano sia un gesto di scaramanzia?
Ve lo dico io cos’è: atto contrario alla pubblica decenza! Perseguibile pure per legge.
E’ proprio un gesto evidente di maleducazione e mancanza di rispetto !
Quindi: vi avviso che essere superstiziosi porta sfiga, perchè se mi capita ancora uno davanti che lo fa, gli faccio ricordare quando è stata l’ultima volta che l’ha fatto e che si è permesso di ridere.
Non pretendo che tutti si facciano il segno di croce, anche se a me personalmente conforta vedere che anche uno sconosciuto ha avuto pietà per quella salma e per il dolore che provoca un lutto.
Chi non crede, liberissimo di voltarsi e far finta di nulla.
In questo tempo di pandemia, è doloroso vedere quanti imbecilli si comportano in modo incivile, ed io che mi illudevo che dovevano stare a casa!
Ma si sa, gli imbecilli sono sempre in giro a non far nulla, e a disgustar il prossimo.
La maggior parte delle persone non capisce nulla della morte, e si permette superficialità e stupidità.
Esigerei rispetto in situazioni simili.

Una nota di merito la devo altresì fare agli uomini e donne di ogni corpo di polizia che quando passa un’auto funebre vuota o carica che sia si fanno il segno della croce o il saluto.

Grazie di cuore


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𝑰𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒊 𝒎𝒊𝒆𝒊 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂𝒓𝒊 𝒓𝒊𝒏𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒐𝒔𝒔𝒊 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒍 𝒄𝒂𝒍𝒐𝒓𝒆 𝒄𝒉𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒗𝒐𝒊 𝒄𝒊 𝒂𝒗𝒆𝒕𝒆 𝒅𝒊𝒎𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒐𝒏 𝒕𝒆𝒍𝒆𝒇𝒐𝒏𝒂𝒕𝒆, 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊 𝒆 𝒕𝒆𝒍𝒆𝒈𝒓𝒂𝒎𝒎𝒊 . 𝑬’ 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆 𝒂𝒍’𝒂𝒇𝒇𝒆𝒕𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒊 è 𝒂𝒓𝒓𝒊𝒗𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒍𝒆 𝒇𝒆𝒓𝒊𝒕𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒂 𝒓𝒊𝒎𝒂𝒓𝒈𝒊𝒏𝒂𝒓𝒔𝒊. 𝑴𝒊 è 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒆 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒏𝒅𝒆𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒆 𝒔𝒊 𝒅𝒐𝒗𝒓𝒆𝒃𝒃𝒆 𝒂𝒅 𝒐𝒈𝒏𝒖𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒗𝒐𝒊, 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒂𝒕𝒆 𝒔𝒄𝒖𝒔𝒂𝒓𝒎𝒊, 𝒈𝒓𝒂𝒛𝒊𝒆.

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