Tutto vero


è arrivato… eurekaaa…!il libro del nostro amico26804093_10213441325581210_2092740693_n

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Bilancio 2017.


Sono sopravvissuta. Non è stato un anno facile, ma ad essere sincera sono decenni che non ne ricordo uno. Ho fatto scelte che mai avrei voluto fare, e che mi costano ogni giorno grandi sacrifici. Ma ho capito da un pezzo ormai,  che la vita è tutto un grosso sacrificio. Ogni tanto si é respirata una boccata di ossigeno: a gennaio con la laurea di Simona, e a settembre con le nostre nozze di argento. Momenti che se di per sé gioiosi avevano però sempre quell’amaro di fondo.
Non è che noi genovesi amiamo il mugugno… ma esseri sinceri e dire le cose come stanno è solo onestà-
Arriviamo a dicembre con il trasferimento di mio genero qui a Genova, ottima notizia per questa futura nuova coppia ~  
Alla conferma degli amici che non si sono nemmeno degnati ad andare a trovare mia madre in questi lunghi nove mesi.. dico semplicemente che non  siete amici, sappiatelo.
Sto iniziando a capire che le persone vanno trattate come ti trattano, anche se il mio Vangelo dice un’altra cosa. Poi farò i conti con Dio e se mi capirà  + bene,+  se no purgatorio forever!!!
Ma gli amici lo avranno capito che ad una loro azione ne risponde sempre una mia con un senso..? …Aprite le porte anche dell’inferno: peccherò di presunzione ma sono sicura che non hanno capito e non capiranno una beata mazza.
Un grazie va solo a Ivano che si riconferma la persona più vicina ed amabile che ho.
Un grazie alla vita per una new entry nella mie amicizie che ho rivalutato ed apprezzato in modo particolare in questo ultimo periodo.
Il 2018 si prospetta già con qualche preoccupazione….. ma forza e coraggio ….avanti tutta.
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UN AUGURIO SPECIALE PER VOI CHE SIETE L’ANIMA DI QUESTO BLOG♥,
UN BACINO AD OGNUNO DI VOI

 

La lucciola di Natale


Ad adorare il bambino Gesù nella capanna di Betlemme insieme con gli altri animali accorsero anche gli insetti. Per non spaventare il piccolo restarono in gruppo sulla soglia. Ma Gesù, con un gesto delle rosee manine, li chiamò ed essi si precipitarono, portando i loro doni. L’ape offrì il suo dolce miele, la farfalla la bellezza dei suoi colori, la formica un chicco di riso, il baco un filo di finissima seta. La vespa, non sapendo che cosa offrire, promise che non avrebbe più punto nessuno, la mosca si offrì di vegliare, senza ronzare, il sonno di Gesù.

Solo un insetto piccolissimo non osò avvicinarsi al bambino, non avendo nulla da offrire.

Se ne stette timido sulla porta; eppure avrebbe tanto voluto dirgli il suo amore. Ma, mentre con il cuore grosso e la testa bassa stava per lasciare la capanna, udì una vocina: «E tu, piccolo insetto, perché non ti avvicini ?». Era Gesù stesso che glielo domandava. Allora, commosso l’insetto volò fino alla culla e si posò sulla manina del bambino.

Era così emozionato per l’attenzione ricevuta, che gli occhi gli si colmarono di lacrime. Scivolando giù, una lacrima cadde proprio sul piccolo palmo di Gesù. «Grazie», sorrise il bambinello. «Questo è un regalo bellissimo». In quel momento un raggio di luna, che curiosava dalla finestra, illuminò la lacrima. «Ecco è diventata una goccia di luce!», disse Gesù sorridendo. «Da oggi porterai sempre con te questo raggio luminoso. E ti chiamerai lucciola perché porterai con te la luce ovunque andrai».

Santo Stefano


 

 Tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c’erano anche delle donne. Esse avevano portato con sè i loro bambini perché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato. Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna. Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò:” Tecla, che cosa porti in braccio?”
Sentendosi scoperta, la donna rispose: ” Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: ” Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino.” La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio. ” Ricordati però” le disse ancora Maria ” che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio. La chiesa celebra la sua festa il 26 dicembre, il giorno dopo Natale

Tanti auguri ai Stefano e Stefania

ed un pensiero  al mio papi – Rosa

La storia degli angeli dell’avvento


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

La tazza


Una coppia americana andò in Inghilterra per celebrare il 25° anniversario di matrimonio. Entrambi erano appassionati di antiquariato. Nella città di Sussex passarono davanti ad un piccolo negozio di articoli cinesi ed una piccola tazza di te attirò i loro occhi. Entrarono . “Posso vedere quella?” chiese il marito. “Non ho mai visto una tazza come quella!” Ma immediatamente la tazza parlò … “Tu no…n capisci. Io non sono sempre stata una tazza. C’era un tempo in cui io ero terra e poi creta. Il mio maestro mi prese e mi rotolò e mi ha battuto.. e battuto ancora. Ho gridato “Lasciami stare!” Ma egli mi ha sorriso solamente dicendomi “Non ancora”.

“Poi mi mise su una ruota” disse la tazza ” E cominciai subito a girare… girare… ” Ferma .. mi gira la testa !” gridai. Il maestro annuì e disse ” Non ancora”.

Poi mi mise in un forno .. non ho mai sentito così caldo, pensavo che volesse bruciarmi … e gridai … e bussai alla porta del forno. Lo potevo vedere attraverso l’apertura e potevo leggere attraverso le sue labbra quando egli scosse la testa per dirmi: “Non ancora”.

Finalmente la porta si aprì … mi mise su uno scaffale e cominciai a raffreddarmi. ” Questo va meglio ” dissi . Ma subito dopo il maestro mi spazzolò … e mi dipinse interamente … le esalazioni della pittura erano orribili … e io pensai che sarei soffocata. Egli si limitò ad annuire ripetendo: “Non ancora”.

Più tardi mi mise nel forno … non nel primo .. . ma in uno, due volte più caldo. Ero sicura che sarei bruciata tutta. Ho invocato, ho supplicato … ho gridato. Per tutto quel tempo potevo vederlo scuotere la testa e dire “Non ancora”.

Pensavo che non c’era speranza per me e che non ce l’avrei fatta. Ero pronta ad arrendermi, ma la porta si aprì ed egli mi prese e mi mise su uno scaffale. Un’ora dopo mi sporse uno specchio e disse “Guardati” “lo feci e dissi “Quella non sono io – non potrei essere io! Sono troppo bella “.

“Voglio che ti ricordi che so che ti ha fatto male essere ruotata ed essere battuta … ma se io non lo avessi fatto saresti seccata. So che la ruota ti ha fatto girare la testa, ma se l’avessi fermata non avresti preso forma. So che ti ha fatto male ed era caldo e scomodo essere nel forno, ma se non ti avessi messa lì ti saresti spezzata. So che le esalazioni erano sgradevoli quando ti ho spazzolata e dipinta, ma vedi, se non lo avessi fatto non ti saresti indurita e non ci sarebbe colore nella tua vita.
Ora tu sei un prodotto finito, ora tu sei ciò che avevo in mente quando ho cominciato all’inizio con te!”
Forse anche noi siamo un po’ come quella tazza… ♥
(dal web)Risultati immagini per gif animata tazza

Nel club del novantanove


 

C’era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. «Paggio», gli chiese un giorno il re, «qual è il segreto della tua allegria?».
«Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto».
Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri: «Voglio il segreto della felicità del paggio!».
«Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela».
«Come?».
«Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove».
«Che cosa significa?».
«Fa’ quello che ti dico…».
Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d’oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva: «Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato».
Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle: dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta…
novantanove!
Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante. «Sono stato derubato!» gridò. «Sono stato derubato! Maledetti!».
Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili… Ma non trovò quello che cercava.
Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d’oro. Soltanto novantanove. «Novantanove monete. Sono tanti soldi», pensò. «Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo» pensava. «Cento è un numero completo, novantanove no».
La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti.
Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l’avrebbe fatta!
Il paggio era entrato nel giro del novantanove…
Non passò molto tempo che il re lo licenziò. Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore.

E se ci rendessimo conto, così di colpo, che le nostre novantanove monete sono il cento per cento del tesoro. E che non ci manca nulla, nessuno ci ha portato via nulla, il numero cento non è più rotondo del novantanove. È soltanto un tranello, una carota che ci hanno messo davanti al naso per renderci stupidi, per farci tirare il carretto, stanchi, di malumore, infelici e rassegnati. Un tranello per non farci mai smettere di spingere.
Quante cose cambierebbero se potessimo goderci i nostri tesori così come sono.                         ( Bruno Ferrero)

Tre cose


Coltiva tre cose: la bontà, la saggezza e l’amicizia.

Cerca tre cose: la verità, la filosofia e la comprensione.

Ama tre cose: le buone maniere, il valore ed il servizio.

Governa tre cose: il carattere, la lingua e la condotta.

Apprezza tre cose: la cordialità, l’allegria e la decenza.

Difendi tre cose: l’onore, gli amici e i deboli.

Ammira tre cose: il talento, la dignità e la grazia.

Escludi tre cose: l’ignoranza, l’offesa e l’invidia.

Combatti tre cose: la bugia, l’odio e la calunnia.

Conserva tre cose: la salute, il prestigio e il buon umore.

dal web…
da parte mia buon tutto peace and love

1511

17 novembre


Dopo dieci anni di lavori,  il 17 novembre 1869 s’inaugura il canale di Suez, realizzato dal francese Ferdinand Marie De Lesseps, su progetto dell’ingegnere italiano Luigi Negrelli. Per tre giorni di seguito viene festeggiata la via d’acqua di 160 chilometri, scavata nel deserto tra il Mar Mediterraneo e il Mar Rosso, cancellando in un sol colpo ben 10 mila chilometri, quanti ne occorrevano per raggiungere via mare lo stesso tratto di territorio circumnavigando l’Africa. 

 dal web

tutti pensano a qualcosa


..Pensa Positivo!…E se proprio nn ci riesci ….allora nn pensare affatto mi ripeto spesso… ma non ho ancora capito come si fa a non pensare a niente… i pensieri salgono, i ricordi salgono su x lo stomaco, x la testa….senza poterli controllare… Eppure credo che gli uomini ci riescano e noi donne no…. ci sarà forse una componente biologica???

San Martino 11 nov


San Martino aveva appena dodici anni quando, contro la volontà dei suoi genitori, che credevano negli dei di Roma, si fece battezzare e divenne cristiano. La legge romana lo obbligava a entrare nell esercito come suo padre, così, malgrado fosse un tipo molto pacifico, dovette diventare soldato. Su di lui si raccontano molte leggende. La più famosa è questa. Un giorno dautunno, mentre usciva da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero vecchio, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo, si chiama lestate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite. Si dice che Martino parlasse con gli animali. Anche gli alberi gli volevano bene. Una volta, volle che fosse abbattuto un albero che i pagani avevano trasformato in un idolo. Mettiti sotto lalbero mentre cade, lo sfidò uno di coloro che non volevano che fosse abbattuto, e vedremo se il tuo Dio ti salverà. Martino rimase in piedi sotto lalbero mentre le scuri dei boscaioli incidevano il tronco, proprio nella direzione in cui sarebbe dovuto cadere; al momento dello schianto, lalbero si drizzò su se stesso e cadde dalla parte opposta...

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sito

Felice anniversario con WordPress.com!


Obiettivo anniversario anno 7

Felice anniversario con WordPress.com!
Ti sei registrato su WordPress.com 7 anni fa.
Grazie per averci scelto. Continua così.
piu’ tre anni di wls…… è un’esperienza bellissima potermi confrontare con tutti voi♥ grazie amici e amiche che con pazienza e bontà mi seguite ♥♥♥

La Liguria incontra Assisi


Prendono il via questo pomeriggio le celebrazioni per la Festa di San Francesco, patrono d’Italia, ad Assisi, alla presenza del Presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti e degli assessori regionali Sonia Viale, Marco Scajola, Ilaria Cavo, Giacomo Giampedrone, Stefano Mai e dei Comuni liguri. Una cerimonia molto sentita che riveste un particolare significato in quanto…

via San Francesco, cerimonia ad Assisi con Toti e Bucci. Dalla Liguria olio e restauri — GenovaQuotidiana

°*”˜˜”*°•✫🍃🌺🍃Nozze d’argento🍃🌺🍃 •°*”˜˜”*°•✫


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L’amore è paziente,
è benigno l’amore;
non è invidioso l’amore,
non si vanta,
non si gonfia,
non manca di rispetto,
non cerca il suo interesse,
non si adira,
non tiene conto del male ricevuto,
non gode dell’ingiustizia,
ma si compiace della verità.
Tutto copre,
tutto crede,
tutto spera,
tutto sopporta.
L’amore non avrà mai fine”.Risultati immagini per nozze argento gif

 
Inno all’amore (San Paolo)

 

   

 

25argentog

L’ultimo posto


L’inferno era al completo ormai, e fuori della porta una lunga fila di persone attendeva ancora di entrare. Il diavolo fu costretto a bloccare all’ingresso tutti i nuovi aspiranti.
“E’ rimasto un solo posto libero, e logicamente deve toccare al più grosso dei peccatori”, proclamò. “C’è almeno qualche pluriomicida tra voi?”.
Per trovare il peggiore di tutti, il diavolo cominciò ad esaminare i peccatori in coda. Dopo un po’ ne vide uno di cui non si era accorto prima.
“Che cosa hai fatto tu?”, gli chiese.
“Niente. Io sono un uomo buono e sono qui solo per un equivoco”.
“Hai fatto certamente qualcosa”, ghignò il diavolo, “tutti fanno qualcosa”.
“Ah, lo so bene”, disse l’uomo convinto, “ma io mi sono sempre tenuto alla larga. Ho visto come gli uomini perseguitavano altri uomini, ma non ho partecipato a quella folle caccia. Lasciano morire di fame i bambini e li vendono come schiavi; hanno emarginato i deboli come spazzatura. Non fanno che escogitare perfidie e imbrogli per ingannarsi a vicenda. Io solo ho resistito alla tentazione e non ho fatto niente. Mai”.
“Assolutamente niente?”, chiese il diavolo incredulo. “Sei sicuro di aver visto tutto?”.
“Con i miei occhi!”.
“E non hai fatto niente?” ripeté il diavolo.
“No!”
Il diavolo ridacchiò: “Entra, amico mio. Il posto è tuo!”.

 

(Tratto da “Solo il vento lo sa” di Bruno Ferreo Editrice Elle Di Ci)

Uss Indianapolis


E’ un film che racconta i fatti realmente accaduti durante la seconda mondiale.

l’incrociatore pesante USS Indianapolis, comandato dal capitano Charles McVay, sta trasportando all’isola di Tinian parti di uranio della prima bomba atomica Little Boy, che in seguito sarebbe stata utilizzata per bombardare Hiroshima .

Poichè lo spazio aereo era off limits per poter fare questa missione, la nave fu scelta per la sua elevata velocità di crociera, viaggiava senza scorta,  nonostante la ripetuta richiesta da parte del comandante alle forze militari statunitense che la negarono a causa dell’altissima segretezza della missione.

Durante il viaggio di ritorno nel Mar delle Filippine dopo aver sbarcato il proprio carico, il 30 luglio 1945, la nave è silurata e affondata da un sottomarino giapponese. 300 membri dell’equipaggio finiscono in fondo al mare, mentre più di ottocento uomini restano bloccati in mare per cinque giorni senza cibo e senza acqua, nelle acque più infestate da squali del mondo. I segnali di SOS da parte dell’equipaggio sono stati ignorati dalle stazioni radio americane,  dato che la missione era top secret —venne ignorato anche il messaggio dello stesso comandante giapponese, che comunicava l’affondamento e inoltrava richiesta di soccorso per i naufraghi. Inoltre, il comandante giapponese  non era però entusiasta dell’uso dei Kaiten ( siluri kamikaze) e optò per l’attacco convenzionale, lanciando una raffica di siluri. Due di questi siluri centrarono la fiancata dell’Indianapolis causando l’interruzione dell’energia elettrica e l’affondamento della stessa.

La maggior parte dei sopravvissuti morì divorata dagli squali o impazzì per la disidratazione, il sole e per aver bevuto acqua salata di mare. Al quinto giorno, un pilota d’aereo li scorge per caso e organizza il salvataggio nonostante gli ordini contrari della stessa stazione radio che aveva ignorato la richiesta di soccorso. Solo 317 uomini dei 1197 membri dell’equipaggio sopravvivono al disastro.

Alla ricerca di un capro espiatorio per la propria negligenza, la Marina condanna il capitano McVay, in corte marziale  di aver “messo a rischio la nave rinunciando a zigzagare”, nonostante le prove schiaccianti a suo sostegno e la testimonianza dello stesso comandante giapponese che questa manovra sarebbe comunque stata inutile data l’estrema vicinanza delle due.

Il capitano Charles McVay, fu vittima di un linciaggio morale da parte dei famigliari delle vittime e dei superstiti pur se loro stessi in realtà non  gli attribuissero alcuna responsabilità  e morì suicida con il suo revolver  di ordinanza.

 Nell’ottobre 2000 il Congresso degli Stati Uniti con il presidente Bill Clinton si firmò  una  risoluzione secondo la quale sullo stato di servizio del capitano McVay dovesse essere riportato che “egli era prosciolto dalle accuse per la perdita dell’Indianapolis”. 

Arriva il braccialetto anti-autovelox


Il bracciale Made in Italy “anti autovelox” è realtà

basta multe per eccesso di velocità con, sospensione della patente e severe sanzioni, il bracciale che è stato messo a punto è realizzato in pelle, è resistente all’acqua, comodo, ed è adatto anche per essere indossato sotto i guanti utile comodità per i motociclisti.

 

http://www.adnkronos.com/magazine/cybernews/2017/05/06/arriva-braccialetto-anti-autovelox_qGhP9TqMuhV8fnAp2g1b1J.html

Il Giorno della Russia


Crollato il Muro di Berlino, nel 1990 l’onda riformatrice penetrò nel cuore dell’Unione Sovietica, portando una rivoluzione politica nella madre Russia. Qui il 12 giugno, il parlamento approvò la “Dichiarazione di sovranità dello Stato della Repubblica Socialista Federativa Sovietica di Russia”, inaugurando la storia democratica del paese, imperniata sul principio della separazione dei poteri. Due anni dopo, sotto la presidenza di Boris Eltsin, in quella stessa data venne istituito il Russia Day come principale festa nazionale, celebrata attraverso una grande sfilata sulla Piazza Rossa, un concerto e una rassegna di premi consegnati ai cittadini meritevoli. La manifestazione ha spesso trovato spazio nell’home page di Google, come nel 2011 e nel 2012, con due doodle locali (visibili in Russia) che richiamano rispettivamente i colori della bandiera nazionale e un tipico paesaggio rurale russo.

Nella coppia le donne fanno la differenza!


E che differenza!!!

Si racconta che una volta il presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, andò a cena fuori con la moglie Michelle e, volendo fare qualcosa di diverso e fuori dalla routine, decise di andare in un normale ristorante e non, come al solito, in uno di lusso.
Seduti al tavolo, il proprietario si avvicinò e chiese alle guardie del corpo di permettergli di andare a salutare la moglie del presidente. E così fece.
Una volta andato via il proprietario, Obama chiese a Michelle:
«Perché quell’uomo aveva tanto interesse a salutarti?»
La moglie rispose:
«In gioventù quest’uomo è stato per lungo tempo innamorato di me.»
Il presidente disse:
«Ah, questo significa che se lo avessi sposato, oggi saresti la proprietaria di questo ristorante!»
Michelle rispose:
«No, tesoro… Se avessi sposato quell’uomo, lui sarebbe l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America!»

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classifiche

 

Arcobaleno 🌈🌈🌈


160 dal web info:

E’ uno dei fenomeni più belli offerti dalla natura e spesso mi sono domandato per quale motivo, l’arcobaleno, apparisse a forma di arco.

Questa è la conseguenza della dispersione e della rifrazione della luce solare contro le pareti delle gocce che si trovano nell’aria (dopo i temporali, restano numerose in sospensione nell’atmosfera, per un po’ di tempo).

I raggi del sole, attraversando le gocce, subiscono tutti una deviazione di un ben determinato angolo e creano una regione circolare attorno a un punto detto “antisolare”.

Questa regione è a forma di cerchio perché i raggi del sole (che si possono considerare con buona approssimazione tutti paralleli fra loro) sono deviati di un angolo fisso dalle gocce d’acqua in tutte le direzioni, disegnando così nel cielo un cono.

Per determinare il punto antisolare basta vedere dove si trova l’ombra della nostra testa, che è esattamente opposta al sole.

Quasi sempre questo punto si trova sotto l’orizzonte ed è per questo che vediamo solo “un pezzo” del cerchio.sito

11 marzo 1302


 dal web 11 marzo 1302 – Marcia nuziale per Romeo e Giulietta
Proprio così! Pare che i due protagonisti shakespeariani, Romeo e la sua Giulietta, si siano detti il fatidico sì proprio l’11 marzo….di oltre settecento anni fa.
La tragica storia dei due giovani amanti di Verona la conosciamo tutti. Lui un Montecchi e lei una Capuleti, due famiglie veronesi che si fanno guerra dalla notte dei tempi.

Le loro vite si intrecciano per caso e l’amore vince l’odio che da anni è causa di sangue tra i loro cognomi. Per quest’odio antico il loro amore è però impossibile tanto che, dopo intrighi, combattimenti ed equivoci, i due giovani scelgono la morte, come via di fuga da quel mondo che impedisce loro di amarsi. Ma prima del folle gesto, grazie all’ appoggio della Balia di Giulietta e di Frate Lorenzo, i due giovani riescono a giurarsi amore eterno con un segretissimo matrimonio

22 febbraio


 news dal web

domenica 22 febbraio 1931 fu varata l’Amerigo Vespucci

La gloriosa esistenza di uno dei più bei velieri di sempre cominciò tra le acque su cui si affaccia l’antica colonia romana di Stabia, nel tratto meridionale del golfo di Napoli. Sintesi di tradizione e modernità, è oggi un simbolo dell’eccellenza italiana.

Verso la fine degli anni Venti si rese necessario sostituire la nave scuola della Classe Flavio Gioia, prossima alla “pensione” e destinata ad essere riconvertita in asilo infantile per gli orfani dei marinai (nel porto di Venezia). Pertanto, nel 1930 l’ingegnere Francesco Rotundi, tenente colonnello del Genio Navale e Direttore dei cantieri navali di Castellammare di Stabia, venne incaricato di progettare due unità navali da utilizzare per l’addestramento degli allievi.amerigo-vespucci-comu-giu-2009-1

Rotundi si ispirò ai disegni del collega Sabatelli utilizzati per la costruzione del Monarca, celebre veliero della Real Marina del Regno delle Due Sicilie, acquisito alla flotta della Marina piemontese con il nuovo nome di “Re Galantuomo”. Dal Regio Cantiere stabiese uscirono due imbarcazioni gemelle, cui furono dati i nomi dei due più illustri navigatori della storia italiana: Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci.

Il varo di quest’ultima ebbe luogo in una piovosa domenica di febbraio, alle 10.30 del mattino. Con i suoi 2.800 mq di superficie e 101 metri di lunghezza, rappresentava un gioiello di tecnologia per quei tempi. All’insegna del motto «Per la Patria e per il Re», iniziò il suo primo viaggio alla volta di Genova dove, il 15 ottobre dello stesso anno, fu consegnata la “bandiera di combattimento” al primo comandante Augusto Radicati di Marmorito.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, la Vespucci rimase l’unica imbarcazione utilizzata per le crociere addestrative, per via della perdita della Cristoforo Colombo, che l’Italia dovette consegnare all’Unione Sovietica, quale risarcimento dei danni di guerra. Da quel momento fu assunto un nuovo motto «Saldi nella furia dei venti e degli eventi», sostituito nel 1978 con quello definitivo, di leonardiana memoria, «Non chi comincia ma quel che persevera», più adatto a incarnare lo spirito di addestramento dei futuri ufficiali della Marina Militare.

Col passare del tempo aumentò il suo prestigio diventando la nave militare più anziana ancora in attività e presenziando a importanti cerimonie nazionali, tra cui le Olimpiadi di Roma del 1960 (in occasione delle quali ebbe l’onore di trasportare la torcia olimpica dal Pireo a Siracusa) e il 150° dell’Unità d’Italia. Gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature apportati successivamente, non intaccarono il suo stretto legame con la tradizione, evidente sia nell’aspetto sia nella gestione (le manovre eseguite rigorosamente a mano) e nei materiali utilizzati.

Fornita di un equipaggio che con gli allievi raggiunge le 470 unità, la Vespucci è ancora oggi un’istituzione nella marineria internazionale; a dispetto del codice di navigazione, non c’è “gigante del mare” che non le riconosca la precedenza, omaggiandola con tre colpi di sirena. Per l’Italia svolge un ruolo fondamentale di rappresentanza all’estero della sua arte, cultura e ingegneria.

Buonanotte


   Ciao, sono un poco tornata, in questi giorni non ero a casa per problemi di salute di mia madre, non ero connessa in nessun senso…

stasera proviamo a dormire qui tutti a casetta, magari durante il giorno spero di avere qualche minuto per distrarmi un pò qui con voi.

Anche questa giornata è terminata, posiamo il capo sul cuscino e dolci sogni a tutti

27 gennaio


 dal web
GENNAIO  giornata della memoria
Primo Levi
Se questo è un uomo
 
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
commento:
Questa poesia tratta dello sterminio degli ebrei ed è stata scritta da un ebreo sopravvissuto ad Aushwitz. La poesia è suddivisa in due parti principali. Nella prima l’autore vuole far riflettere sulla condizione dei deportati nei campi di concentramento e di come noi siamo fortunati a vivere in libertà, tornando a casa la sera e trovando una famiglia che ti vuole bene. Nella seconda parte, quasi ci comanda di ricordare sempre quello che è successo e di tramandarlo ai nostri figli, in modo che non accada mai più. Il titolo ci chiede se si possa considerare ancora un uomo, una persona a cui sia stato tolto tutto, i propri cari, i propri beni e persino il proprio nome; un uomo che sia costretto a vivere senza pace e senza più neanche la forza per ricordare.
Secondo me, questa è una poesia che ci trasmette direttamente il dolore che l’autore stesso ha provato, che ci fa riflettere su che cosa si prova essendo privati di tutto ciò che ci appartiene, in particolare della nostra dignità di persone, essendo trattati non più come uomini, ma come bestie.
A mio parere, nella poesia Primo Levi parla con tranquillità, senza esprimere subito tutta la sua rabbia; scrive cercando di farci riflettere su quello che è stato e di farci immedesimare negli ebrei perseguitati. Secondo me leggendo questa poesia non si può rimanere indifferenti perché, verso dopo verso,quel sentimento di compassione e rispetto per queste persone ci rimane inevitabilmente dentro.

Era il 27 gennaio del 1945 quando si aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, uno dei luoghi simbolo della ferocia nazista che portò alla morte circa sei milioni di ebrei e due milioni tra zingari, omosessuali e oppositori politici del regime di Adolf Hitler. Sono passati 63 anni  e l’Europa non può assolutamente dimenticare la pagina di orrore che ha coinvolto i suoi popoli e che rappresenta una macchia indelebile. Il  27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, il giorno dedicato al ricordo di quei tragici avvenimenti che portarono allo sterminio  più grave  della storia. Sessantatre anni fa l’Armata Rossa entrava ad Auschwitz, trovandovi pochi sopravvissuti e le prove di un orrore che aveva insanguinato il cuore di un continente, quello europeo, che si vantava di essere la culla della civiltà. La giornata della Memoria deve essere quindi un momento di riflessione, non solo per chi l’ha vissuta in prima persona, ma per chi, soprattutto per i giovani, perchè forse ne hanno sempre sentito tanto parlare, così, un po’ per caso, nelle aule scolastiche, senza darci troppo peso. L’impegno deve sostenere una responsabilità nel dire “Mai più” ad una atrocità simile. Dopo Auschiwtz, molte altri genocidi sono accaduti: tra i più dimenticati  in Africa, quello del ’94 in Ruanda, quello  nella ex-jugoslavia a ” Srebrenica “, definito poi dai mezzi di comunicazione con l’orribile termine  di “pulizia etnica”. Per questo spero vivamente che in ogni scuola italiana di qualsiasi ordine e grado il giorno 27 c.m alle 11.54 suoni la campanella per ricordare a tutti di osservare un minuto di silenzio in memoria di questi esseri umani.

Binario 21
 Nel progetto originale della Stazione Centrale di Milano erano previsti 20 binari per il servizio passeggeri. Più tardi, si decise di utilizzare anche i binari “corti” ai lati della grande volta di acciaio e vetro, e furono numerati fino al 24. Fino a quel momento, il binario 21 era nascosto nel ventre della stazione.
Il progettista Ulisse Stacchini aveva collocato un altro fascio di binari al di sotto di quello principale, destinandolo allo smistamento merci e postale: dopo aver caricato i vagoni, era possibile riportarli direttamente al piano dei binari passeggeri usando un ponte trasbordatore e poi un grosso montacarichi.
E ancora, al di sotto di questi binari un terzo livello accoglieva altri servizi, una vasca di raccolta idrica grande come un lago e un inceneritore per i rifiuti.
Il 30 gennaio 1944 seicento cittadini italiani di religione ebraica furono caricati su camion nel cortile del carcere di San Vittore. I camion raggiunsero via Ferrante Aporti, e il loro carico fu spinto nelle viscere buie della stazione, fra urla e latrati di cani. Le persone e i 40 bambini che erano fra di loro furono stipati su carri bestiame; i carri furono spostati con il ponte mobile e poi sollevati in superficie con l’ascensore.
Sette giorni dopo i vagoni venivano scaricati ad Auschwitz, e nel giro di poche ore cinquecento persone furono gasate e bruciate.
Il primo convoglio era partito carico di 250 deportati il 6 dicembre dell’anno prima, e altri ne sarebbero partiti fino al maggio del 1944.
Oggi l’organizzazione Binario 21 vuole fare di quei sotterranei uno spazio per la memoria, e ha realizzato un film e una mostra per non dimenticare.
Il binario 21 è ancora lì, con lo stesso ponte e lo stesso ascensore.

Nel Giorno della Memoria, le bandiere di Palazzo Tursi saranno esposte a mezz’asta, secondo le prescrizioni della presidenza del Consiglio dei ministri, «in segno di memore omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti».

Repubblica Italiana Legge 20 luglio 2000, n. 211

Art. 1. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2. 1. In occasione del Giorno della Memoria di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

26 Gennaio 1972 –


Vesna Vulovic, una hostess della compagnia aerea Jat, sopravvive dopo essere stata sbalzata fuori dall’aereo (esploso in volo), ad una quota di 10.163 metri.
Vesna, senza ausilio di paracadute, è precipitata al suolo rompendosi entrambe le gambe, tre vertebre e subendo traumi al capo, ma nonostante tutto è sopravvissuta e, con l’aiuto della chirurgia, ha riconquistato l’uso di una delle gambe.

notizia dal web

..quando si dice : ” non è la tua ora…”

🎉📚 Laurea di Simona🍰🎓


https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10210472793009751&type=1&l=63597b497a

Vi chiedevate il perchè della mia assenza al pc? 

ecco svelato uno dei motivi…. quello bello che voglio condividere con voi—

finalmente una giornata di gioia e di sorrisi, di calore ed affetto famigliare….

si dovrebbe instituire un day family, per avvicinarsi anche con i parenti lontani piu’ di 1000km…. perchè fa bene al cuore, e dà la carica per affrontare il resto della vita.

Ringrazio la mia famiglia che come solo lei sa fare- non mi ha fatto sentire sola,

ringrazio chi ci ama dimostrando  con i fatti quanto bene ci vuole.

Perché al polo sud fa più freddo che al polo nord?


 dal web

Il polo sud si trova in mezzo all’Antardide, un vero e proprio continente di terraferma, coperto da ghiacci dello spessore medio di 1600 metri. Il polo nord invece si trova in pieno Oceano Artico, sopra il quale si è formata una calotta di ghiacciai perenni, dello spessore di qualche metro al massimo.

Al polo nord quindi, l’acqua del mare ha un effetto mitigatore notevole, non avendo mai una temperatura inferiore ai -2°C. E’ proprio questo il principale motivo per cui le temperature, seppur molto rigide, non sono fredde come al polo sud. In inverno sono stati comunque raggiunti i -58°C, d’estate si oscilla invece tra i -10°C e i 10°C.

Il polo sud, oltre ad essere lontano dal mare, si trova ad un’altitudine elevata: il Continente Antartico, considerando la massa dei ghiacci che ricopre la superficie, è il continente mediamente più alto sul livello del mare. Quindi l’effetto del mare sul clima è quasi nullo e come è noto, aumentando l’altitudine la temperatura dell’aria diminuisce. Le zone al centro dell’Antartide hanno temperature medie annue inferiori ai -50°C. A Vostok, base russa prossima al polo sud, è stata registrata la temperatura più bassa di sempre: -89°C.