3a tappa Principato di Seborga


 la terza tappa ci ha portato in un piccolo principato che rivendica l’indipendenza, molto caratteristico, ma in effetti da quanto avevo visto in programmi televisivi un pò mi ha deluso, me lo aspettavo un poco diverso, comunque vale la pena di farci una gita….qui la storia del perchè si dichiarano indipendenti http://www.principatodiseborga.com/pds/

 

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2a tappa Giardini Hanbury


Ecco come promesso proseguo con il racconto della giornata di sabato…

come secondo tappa ci siamo fermati a visitare i famosi Giardini di Villa Hanbury

se non li conoscete vi rimando al sito http://www.giardinihanbury.com/hanbury4/

per le informazioni tecniche e botaniche… io vi posto alcune foto fatte:

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Ecco cosa ho ho combinato in questi giorni :-)


Buon pomeriggio amici cari,

eccomi dopo alcuni di giorni di assenza 

in cui mi sono dedicata ai preparativi della festa a sorpresa di mio marito per i suoi primi 50 anni…

sono stati giorni molto pieni,  poichè mi sono decisa in proposito giusto mercoledi sera, 

cosi ora vi racconto cosa ho combinato e vi faccio vedere alcune foto, magari in piu’ post, ok?

allora il giorno del compleanno e del ns anniversario era il 6 settembre sabato:

per prima cosa gli ho chiesto di prendersi un giorno di ferie in modo da poter stare un pò insieme

e cosi abbiamo deciso di fare una gita fuori porta per vedere alcuni posti mai visitati .

Giovedi e venerdi li ho dedicati ai preparativi e al modo soprattutto di non farmi scoprire…

dunque andiamo per ordine: ora vi racconto di sabato:

mattina alle 6 ero già dal panificio per comprare dolcetti e focacce per fare una buona colazione

e per far credere a lui che i festeggiamenti si limitavano alla colazione …

in questo modo:

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dopo  colazione pronti per  il nostro giro che prevedeva : ventimiglia ai giardini hanbury, al principato di seborga e a trioria.

Ma una volta giunti a ventimiglia, potevo non andare a nizza mio paese natio? eh no… quindi  abbiamo allungato un pò ed  abbiamo iniziato con la meravigliosa nizza:

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il seguito della giornata nel prossimo post ♥ kiss kiss a presto

Lo scorcio di un lavatoio e piu’ …


Oggi  vi porto a  scoprire uno scorcio dell’aspromonte,

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forse gli amici ricordano sicuramente foto degli anni scorsi…

ma quest’anno mi immersa nelle lavanderie dell’ex sanatorio di

zervò,  sanatorio costruito nel  1929 e abbandonato nel 1933,

negli ultimi anni fu ristrutturato e adibito, in parte, a sede di una comunità per ex tossicodipendenti guidata dall’ex-sacerdote Pierino Gelmini,e  cosi divenne  una delle famose “Comunità Incontro” che ci sono sparse in Italia.

Qui scontavano pene o erano alloggiati per disintossicarsi dalla droga dei ragazzi che gestivano  gli animali, e si prendevano cura del territorio, facendo anche dei lavori di artigianato ,ma 

ora che don gelmini è morto, tutto finisce.

sono salita in montagna forse giusto qualche giorno dopo dalla sua morte, ma è evidente che l’abbandono della struttura era già in atto, purtroppo…

immagino il vandalismo che subiranno le strutture, e questo mi fa male al cuore, perchè era davvero in condizioni ancora abitabili .

vi faccio vedere alcune foto della costruzione prese da internet   del momento dell’inaugurazione: http://www.europeana.eu/portal/record/08602/NonAVCreation_luce_it_IL_NonAVCreation_AttualitaIL0000035214_1.htmlA00016012 A00016014 A00016016 Santa Cristina d'Aspromonte Il discorso di inaugurazione del Sanatorio alla Presenza del Duca di Bergamo

 

e qui potete leggere un bell’articolo scritto da un mio compaesano

http://www.lalbadellapiana.it/files/pagina-27-28-Il-Sanatorio.pdfn

 

le foto dei ruderi che vedete

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sono i vecchi lavatoi originali…

ed immagino chi era addetto a lavare le lenzuola e tutta la biancheria

quale vita dura facesse,

si forse c’era l’acqua calda….

non oso immaginare come l’acqua ghiacciata della montagna potesse tagliare le dita…

ferragostoazervo

 

questa statua di san benedetto invece quest’anno non era piu’ al suo posto…

spero non si tratti di un furto ma che sia stato collocato in un ambiente consono e non lasciato al degrado e all’abbandono-

cerchiamo di essere ottimisti e sperare che non vada tutto a scatafascio…

ma … ho il cuore scuro 😦

non mi pare prometta  nulla di buono tutto ciò

ciao ragazzi buona settimana ♥

 

 

Santuario di Montespineto.


Lungo lo strada statale e la ferrovia che da Tortona conduce a Genova, di fronte alla grossa borgata di Serravalle Scrivia, paese con più di 6300 abitanti, domina dall’alto con il suo campanile svettante nel cielo il Santuario di Montespineto.
È l’ultimo contrafforte dell’Appennino Ligure posto tra la valle Scrivia e la val Borbera.
Oltrepassato il ponte sul torrente Scrivia, che unisce Serravalle a Stazzano, paese di più di 2400 abitanti, in provincia di Alessandria, appare evidente l’indicazione e la segnaletica per raggiungere la sommità del monte che domina la sponda sud del torrente. Si innalza una altura la cui sommità viene chiamata dai valleggiani: “Monte”.
Sì, sembra proprio un monte infatti in poco più di due chilometri di salita, sia partendo dal paese di Stazzano che da quello di Serravalle, si passa da 225 metri, altezza delle vallate, a 459 metri, sommità del monte! Gli ultimi 800 metri poi sono alquanto ripidi, con 4 tornanti, a gomito, proprio da vera montagna!
Interamente compreso nel comune di Stazzano a breve distanza dal comune di Serravalle Scrivia e di Vignole Borbera si erige il Santuario della Madonna di Montespineto.
E’ commovente e allo stesso tempo interessante sapere che il Santuario, come tanti altri Santuari della zona e non, riporta le sue origini ad un’epoca molto lontana.
Quando si ha a che fare con i luoghi santi, accade quasi sempre che la storia s’intreccia con la leggenda. 
Storia e leggenda risalgono agli inizi del secondo millennio.
La prima importante testimonianza l’abbiamo fin dal 1155, quando, in occasione della campagna dell’imperatore germanico Federico Barbarossa contro Tortona, una delle schiere assoldate dall’imperatore, si spinse fino a Stazzano, saccheggiandolo, incendiandolo e mettendo a ferro e fuoco e radendo al suolo il borgo ed il non lontano castello di Serravalle.
Gli abitanti del paese lasciarono allora le proprie case e, per sottrarsi alla furia della soldataglia, si ripararono sulle alture del monte,  conosciuto allora col nome di Monte Arimanno,raccomandando la loro salvezza alla Beata Vergine Maria Madre di Dio.
Le loro invocazioni furono ascoltate e la protezione che ne ebbero fu altrettanto palese.
Quando le truppe nemiche si ritirarono, gli stazzanesi vollero innalzare sul colle una piccola cappella,  in onore della Madonna del Monte che li aveva protetti in quel drammatico frangente.
Questa fu la prima cappella del luogo dedicata alla Madonna.
In seguito, col trascorrere degli anni, data anche la difficoltà di salire fino alla cima per sentieri insicuri e scoscesi, ricoperti di una fitta vegetazione di bosco e di sottobosco, con la presenza di non pochi animali selvatici, fu dimenticata e cadde ed andò in rovina.
Altre volte nel corso della sua lunga storia la popolazione delle vallate fu costretta a rifugiarsi sul monte, sempre in seguito ad invasioni ed a devastazioni di cui fu oggetto il territorio e tutte le volte il piccolo edificio passava dallo stato di abbandono e decadenza ad una ristrutturazione o addirittura ad una ricostruzione ed altalenante devozione più o meno lunga nel tempo.
Agli inizi del secolo XVII si ripeté per Stazzano e dintorni il grosso pericolo di secoli prima, con una nuova violenta aggressione militare questa volta da parte delle truppe francesi. Gli stazzanesi fuggirono nuovamente sul monte, chiamato ora con il nome di monte Spigno per la presenza di una gran quantità e varietà di cespugli spinosi che ricoprivano e tutt’ora ricoprono le pendici del monte, fra i quali spiccavano i biancospini.
Qui si raccolsero di nuovo in fiduciosa preghiera e, non essendoci più la primitiva piccola cappella innalzarono sulla cima una croce.
Proprio in quei giorni, era l’anno 1620, durante l’invasione dei francesi, si verificò il prodigio della candida colomba, di cui parlano la tradizione e le cronache del tempo, prodigio che si riscontra nel Santuario nel dipinto che corona il soffitto dell’Abside dietro l’altare e nella vetrata sopra il portone d’ingresso.
Per parecchi giorni attorno ai fedeli in preghiera si vide svolazzare, senza alcun timore, una candida colomba che ad un certo momento andò a posarsi sopra un cespuglio di biancospino, prodigiosamente fiorito fuori stagione, poco distante dalla croce.
La gente ebbe chiara la sensazione che fosse la Madonna stessa che veniva ad ascoltare le preghiere a lei rivolte con fiduciosa devozione.
Una circostanza particolare sottolineò la tangibile protezione della Madonna.
Nello stesso momento in cui la colomba si posava e l’albero fioriva, una giovinetta, salita anch’essa con i compaesani, ritenuta fino a quel giorno sordomuta dalla nascita, mentre pregava accanto al biancospino, all’appollaiarsi della bianca colombella, riacquistò l’uso della favella e parlò, anzi gridò la notizia per annunciare l’evento. Per otto giorni la colomba rimase sospesa ed accovacciata sul cespuglio.
Nonostante le difficoltà del tempo ed il pericolo dei soldati la notizia si divulgò rapidamente e molti furono i fedeli delle vallate che vollero vedere dal vivo l’evento e si recarono in pellegrinaggio presso la Croce. Anche il vescovo di Tortona, vide di persona il miracolo.
Tutti ritennero e videro l’episodio come il simbolo di speranza in un momento di grande costernazione della popolazione.
Come espressione di gratitudine, di devozione e d’ amore di tutto il paese versola Vergine Santissima, fu desiderio unanime di ricostruire l’antica cappella, più grande e più bella. Il Vescovo allora decise di costruire un Santuario vero e proprio.
Il piissimo Vescovo, Mons. Paolo Arese, detto il Santo, che governò la Diocesi di Tortona dal 1620 al 1644, salì sul monte per la posa della prima pietra nel 1629 e dispose che l’altar maggiore si elevasse sul punto stesso del biancospino fiorito su cui si era posata la colomba.
Nell’anno 1633 e sulla sommità la costruzione del Santuario era quasi ultimata.
Il Santuario non poté che assumere il nome dal biancospino scelto dal candido volatile, il tipo cespuglio di biancospino, dei tanti che peraltro ricoprono ancor oggi le pendici del monte.
Il Vescovo volle che il Santuario venisse dedicata alla Nostra Signora di Monte Spineto .
Sorse così l’attuale Santuario, nella sua primitiva struttura.
Tra il 1839 e il 1840 il Santuario subì lavori nel presbiterio.
Nel 1853 fu costruito il campanile in pietra a vista.
Nel 1866 venne aggiunta nella parte anteriore un’arcata alla navata centrale ed alle navate laterali e venne decorata la facciata, inquadrata da lesene e sormontata dal monogramma mariano.

 

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potete trovare il sito qui

Noli


 di  origini antichissime

Dal punto di vista del tessuto urbano vedere Noli oggi e vederla nell’antichità non doveva essere troppo diverso. I due promontori che la cingono e l’altopiano delle Manie alle sue spalle devono aver sempre rappresentato i suoi ben definiti confini.
Ben diverso doveva invece essere l’aspetto della cittadina dal momento che le vicende storiche determinarono uno spostamento dell’insediamento dalla costa alle alture. Inoltre, il borgo si presentava munito di ben 72 torri, un numero che desta non poca meraviglia se si pensa che è lo stesso numero che ricorre per le torri di San Gimignano, della calabrese Caulonia e della laziale Priverno solo per citare i casi italiani.

Peccato che lo skyline nolese sia stato così ridimensionato, adesso solo 4 torri sono sopravvissute, le altre furono integrate in edifici posteriori dopo esser state mozzate per utilizzarne le pietre e i mattoni come materiale di reimpiego.
In effetti proprio al medioevo si faceva risalire la storia di Noli, così affermava l’archeologo Nino Lamboglia, sulla base degli elementi che aveva a disposizione; infatti egli pensava che il toponimo Noli derivasse dalla Neapolis, ossia la città nuova, cui si fa riferimento nelle fonti antiche quando si parla di una fondazione di età bizantina.

Sono state le più recenti ricerche archeologiche a cambiare completamente le nostre nozioni su Noli e a riscriverne completamente la sua storia più antica. I nuovi tasselli del mosaico sono arrivati a partire dal 2005, quando la data di nascita della cittadina dal VI-VII secolo d.C. è arretrata sino ai tempi della Roma repubblicana. Da cosa è stato possibile capire tutto ciò? Addirittura grazie al ritrovamento nella baia di Capo Noli di un approdo marittimo e resti di magazzini con una grande quantità di oggetti che testimoniavano l’attività mercantile nel mediterraneo.
Le scoperte non si son fermate qua, ed ecco scoperta anche una necropoli: un cimitero con tombe a incinerazione, vasi con le ceneri all’interno tanto per intenderci, che indica la presenza di un villaggio.

È possibile grazie agli studi eseguiti affermare che non solo Noli non sia nata in età bizantina, ma che già nel II a.C, quindi ben 700 anni prima, rappresentasse il punto di arrivo di merci e alimenti da diversi punti del Mediterraneo come è testimoniato dalle anfore provenienti da Francia, Spagna e Africa e che queste merci venissero in seguito smistate verso l’entroterra. Un ruolo non da poco per i tempi!

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Duomo di Savona


 Nel 1528 Savona si arrese ai genovesi guidati da Andrea Doria; nel 1542 Genova allestì sul Priamàr una fortezza, abbattendo antichi fabbricati ed inglobandovi il duomo del IX sec.: dapprima sconsacrato, infine demolito nel 1595.
La cattedrale fu traslata nella chiesa conventuale di S. Francesco, non senza malcontento di quei frati.
Il complesso francescano risaliva a metà del ‘200; nel ‘400 aveva accolto una scuola teologica, frequentata dal giovane Francesco Della Rovere, che – divenuto papa Sisto IV – vi aveva fatto erigere la cappella Sistina.
Trovando inadeguata la fabbrica alla nuova funzione, il vescovo Centurioni deliberò di ingrandirla; nel 1589 il successore Costa diede inizio ai lavori, facendo abbattere la vecchia struttura.
Il nuovo duomo – dedicato a S. Maria Assunta – fu aperto nel 1602, consacrato nel 1605.
Progettato quasi certamente da Battista Sormano (figlio di Pace, l’architetto del Santuario), è lungo 61 m, largo 39. Ha pianta a croce latina, con tre navate divise da grossi pilastri. ampio transetto e coro, volta della navata centrale e del transetto a botte. In stile tipico della controriforma, si stacca dalla raccolta armonia dei modelli rinascimentali per vastità di proporzioni e gravità d’insieme.
Il campanile – su tamburo ottagonale, con lanterna innalzata nel 1929 – è del savonese Cortese (1840).
Il portale centrale fu realizzato nel 1776 dal carrarese Cibei, autore altresì del sovrastante gruppo scultoreo con 
L’Assunta; tra 1881/86 venne inquadrato nella facciata neo-barocca, applicata dal perugino Calderini con effetto poco armonizzante.
All’interno, sul ponte principale, quadrone con 
Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio, di Coghetti (autore anche degli affreschi sulle volte, nel presbiterio, nei pennacchi della cupola e nella conca absidale: di tono conformistico e freddo, eseguiti a metà ‘800 in quadrature decorative di Bozzano e Canzio).
In basso, a sinistra,
 Crocifisso marmoreo del maturo ‘400, fra tardo gotico (il Cristo) e rinascimentale lombardo (la Vergine, a tergo): già nell’antico duomo. E’ attribuito a Giacomo de’ Molinari, scultore di Induno nel varesotto.
A destra, il
 Battistero: quadrato, in marmo cipriota, scavato in un capitello bizantino (VI sec.), rielaborato nel XII sec., nel ‘400 cinto da una balaustrata marmorea a traforo.
In navata centrale, 
acquasantiera rinascimentale (tra ‘4/’500), dono do Giulio II alla chiesa francescana.
– 1.a cappella della navata destra: 
L’apparizione della Vergine a Savona, tempera celebrativa di Gio. Agostino Ratti (1699-1775). In parete destra, sepolcro di don Niella con gruppo marmoreo della Carità che nutre i bimbi, di Casella.
– 2.a cappella: sull’altare, un oleografico 
Sacro Cuore di Paolo Gerolamo Brusco (1742-1820; formatosi a Roma, affermatosi a Savona; buon colorista, assai fecondo); nel tondo sovrastante, Madonna con il bambino, rilievo in ardesia dorata, traslato dall’antica cattedrale.
– 3.a cappella: pala d’altare con 
Madonna con bambino ed angeli e – alla parete destra – Il sogno di Giacobbe e di Baglione (1617); di fronte, Abramo con gli angeli, di Lanfranco (coevo): due pittori di scuola romana tra ‘6/’700, influenzati dal Caravaggio.
– Segue la porta del chiostro: a lato due puttini marmorei: uno mostra un cartiglio, l’altro un medaglione con l’effigie di papa Pio VII (che visse a Savona prigioniero di Napoleone tra il 1809 ed il 1812, ed ancora nel 1814;appartamento visitabile nel Palzzo vescovile).
Dalla sovrastante tribuna lignea dorata (con stemma papale di Brusco) il pontefice seguiva le funzioni.
Il chiostro quadrilatero – voluto da Sisto IV per il convento francescano – conserva sui muri brani d’affreschi del ‘400 d’impronta tardo-gotica lombarda, varie lapidi tombali, 21 statuine marmoree di santi e prelati, su mensole (fine ‘400). A destra, al piano sopra la galleria, due monofore gotiche in cotto.
Dal chiostro si può accedere alla Cappella Sistina.
– 4.a cappella: 
monumento al vescovo Righetti, della savonese Renata Cuneo (1949); di Brusco S. Agostino in gloria sulla volta, e le figure di S. Pietro e di S. Paolo alle pareti.
– Capp. del transetto: 
Crocifisso ligneo, forse dall’antico duomo; altare del ‘600, con paliotto scolpito da Sormano con una teoria di scheletri ed un’esortazione a pregare per i defunti. Alla parete sinistra, Gesù resuscita il figlio della vedova a Naim; a destra Le esequie di Mosé: affreschi di Quarenghi (1800).
– Cappella destra del presbiterio: pala d’altare con
 Madonna e s.s. Pietro e Paolo, attribuita al lodigiano Piazza (1517). In parete destra, marmo con Presentazione di Maria al Tempio, d’ignoto di fine ‘500; Monumento funebre di mons. De Mari (‘700); di fronte, tomba del vescovo Spinola, del toscano Ponsonelli (1683): con una vivace figura alata. In volta, Martirio di s. Sisto (le cui ceneri sono qui conservate) di Bozzano (‘800).
Una porta immette alla Sacrestia vecchia: ivi è murato un rilievo marmoreo, riferibile a lapicidi pavesi, con figure della vergine, dei S.S. Pietro e Paolo , di quattro dottori della Chiesa. Diversi busti dell’8/’900 (di Frumento e di Brilla) raffigurano il papa Benedetto XV e vari benefattori.
 Gesù ed il centurione  Gesù con S. Tommaso sono quadri del ‘600 genovese, donati da famiglie locali; due tele ovali rappresentano S. Emidio (d’ignoto) e S. Giovanni  Nepumoceno.
– Rientrando in chiesa: l’altar maggiore è attribuito a Bocciardo (1765), ma fu più volte rimaneggiato. E’ sormontato da un ciborio ottagonale, disegnato dal gesuita Grassi (1636) ed eseguito da marmorari romani ispirati dal tempietto bramantesco di S. Pietro in Montorio. Alle pareti , a sinistra,
 Giulio II inizia la basilica di S. Pietro, a destra Sisto IV benedice la flotta contro i turchi: quadroni di Coghetti.
– Coro ligneo a tarsia (arte molto in auge a Savona dal ‘400): eseguito tra 1500/’21 a spese del comune e del savonese cardinale Giuliano Della Rovere (papa Giulio II), poi adattato alla planimetria del nuovo duomo. Nell’ordine inferiore, fiori, fregi, arabeschi, frutti, strumenti musicali ed astrologici; superiormente, dossali intarsiati con santi e papi Sisto IV e Giulio II. Vi lavorarono De Fornari e De Rocchi ( di formazione rinascimentale lombarda) con Pantaleoni (tendente ad effetti pittorici); ai quali si debbono anche cattedra  vescovile e leggìo. I legni furono  restaurati nel 1852 dai fratelli Garassino, autori delle porte laterali ( con 
I mercanti cacciati dal TempioLa Resurrezione di Cristo) e del rifacimento di alcuni intarsi.
– Cappella sinistra del presbiterio:sull’altare,
 Martirio di s. Stefano, d’ignoto del ‘600. Alla parete sinistra, urna con lo scheletro rivestito di paramenti del beato Ottaviano (vescovo savonese dal 1117 al 1128; predisse l’apparizione della Vergine). In volta, Il beato distribuisce il pane ai poveri, di Brusco.
– Cappella del transetto: altare barocco di Porta e Casella (1663) con statua della
 Madonna della misericordia; sul fastigio, rilievo con Il profeta Elia rapito su di un carro di fuoco. Ai lati, S. Giuseppe e S. Giovanni evangelista, statue di Paleni.
– Pulpito: già nell’antico duomo, marmoreo, esagonale. Eseguito dopo il 1522 dai maestri lombardi Daprile e Gio. Angelo de’ Molinari, è composto di cinque formelle di gusto rinascimentale lombardo, con
 I quattro evangelistie loro simboli e Predica di un sermone ( nello specchio rivolto alla navata centrale).
– Dal presbiterio si accede alla Sacrestia nuova (arch. Limonta, 1964): ivi, un lavabo rinascimentale.
– Navata sinistra, 4.a cappella: inserito in un fregio marmoreo, affresco della 
Madonna della colonna (prodigiosamente staccatosi nel 1601 da una colonna della chiesa di S. Francesco in demolizione), di Robertelli (1499) o di ignoto pittore ligure/piemontese. Ai lati, più in alto, due tavole con S. Ambrogio e S. Bernardo: attribuite a Naselli Feo, allievo di Brusco (‘700). Alle pareti laterali, Presentazione al Tempio ed Annunciazione, attribuite al bolognese Albani (‘5/’600).
– Sulla porta laterale: lunetta con rilievo in pietra nera, del ‘300, già timpano del portale dell’antico duomo. Mostra Gli apostoli (con S. Giovanni genuflesso) al 
sarcofago (decorato a motivi goticheggianti) della Vergine assunta in cielo tra angeli musicanti e cherubini.
– 3.a cappella: affreschi di Brusco. Pala con 
Martirio di s. Orsola, di G.B. Paggi (1599). In parete sinistra, Sepolcro di mons. Spinola, di Schiaffino (1755).
– 2.a cappella: sul voltino,
 Fatti della Vergine. affrescati da Bernardo Castello per interessamento dell’amico poeta Chiabrera. Pala d’altare con Adorazione dei Magi, pure di Castello. In parete destra, Monumento funebre di mons. De’ Mari, di Cevasco (1840); a destra, Monumento funebre di mons. Scatti, di Paleni (1926).
– 1.a cappella: affreschi deteriorati, di Brusco; pala con
 S. Francesco da Paola (che cammina appoggiandosi al bastone), d’ignoto ligure del ‘600.

 (dal web)

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Santissimo Crocifisso di Terranova


La chiesa del Santissimo Crocifisso (Terranova Sappo Minulio) (ovvero Santuario del Santissimo Crocefisso) è una chiesa che si erge nel paese di Terranova Sappo Minulio, in Provincia di Reggio Calabria.
La chiesa è costruita a navata unica, con ingresso centrale e due porte laterali, con campanile a cuspide.
Nel corso degli anni, a partire dalla sua edificazione (che risale agli anni successivi al terremoto del 1783), ha subito numerosi rimaneggiamenti, conseguenza anche di danni provocati dal sisma del 1894 e dai successivi terremoti del 1905 e del 1908.
“Fino ai primi del Novecento la Chiesa del Crocefisso è, a tutti gli effetti, un modesto tempietto lungo circa dieci metri e largo sette con un’abside di tre metri per quattro di larghezza, per un’altezza di circa sette metri e mezzo”, fra l’altro aperta al culto soltanto nei novenari precedenti le festività del 3 maggio e del 14 settembre e nei venerdi’ di marzo per l’esercizio della Via Crucis.
Interventi successivi hanno modificato la capienza della chiesa ed anche l’originario stile architettonico della facciata. Importanti, soprattutto, i lavori di consolidamento avviati nel 1962 e portati a compimento nel triennio seguente.

Sull’altare maggiore della chiesa, in una artistica pala all’interno di una nicchia, si custodisce una statua lignea di Gesù Crocifisso nero, risalente al XVI secolo, venerata con festeggiamenti annuali ricorrenti in data 2 e 3 maggio.
Sul frontespizio della pala sei pannelli ricordano i “fatti” leggendari collegati al Crocifisso (opera dello scultore Di Raco di Reggio Calabria):
il miracolo di Palmi (20 luglio 1533), quando, durante l’incontro del Crocifisso con la Madonna del Soccorso, il Crocifisso ha trasudato sangue dal costato ferito;
la spedizione del popolo terranovese verso Palmi per riprendersi il Crocifisso colà trattenuto dopo il miracolo;
la “scoperta” del Crocifisso ritornato da solo nella propria chiesa per scongiurare possibili incidenti tra terranovesi e palmesi;
il luogo del primitivo ritrovamento;
il Crocifisso nel rogo delle fiamme appiccicate dai Saraceni;
il ritrovamento della statua miracolosamente illesa.
Sei angeli – un bassorilievo in bronzo dorato – completano l’opera.
Con provvedimento del Presidente della Repubblica (19 febbraio 1963), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana in data 17 aprile 1963, la chiesa del Santissimo Crocefisso ha avuto il riconoscimento giuridico di santuario.

dal web

 

e qui le mie foto :

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pietra cappa


peccato fosse già nel tardi pomeriggio

e un pò di nebbia cominciava a calare

ma comunque la sua bellezza si impone trionfale in quest’ambiente…

dal web …:

Tipica nel parco nazionale d’Aspromonte è la presenza delle “pietre”, grossi e grandi conglomerati rocciosi a cui il vento e l’acqua hanno dato forme particolari, meritando nomi altrettanto particolari come per la maestosa pietra Cappa situata sul versante orientale del parco, dove funge da confine tra i comuni di Careri e San Luca.
Questo monolite sovrastante il paese di Natile Superiore, è una tra le migliori rarità perfettamente conservate e presenti sul nostro territorio, occupa circa 4 ettari di terreno e con i suoi 140m di altezza risulta il più grande d’Europa. 
Pietra Cappa, rocche Castello, pietra Lunga, pietra San Pietro, pietra Tonda e pietra Drione (‘Ndriuni) hanno fatto assegnare alla valle che le ospita il nome di Valle delle Grandi Pietre, raggiungibile attraverso sentieri in salita, tra eriche, lentisco, mirto, corbezzolo, castagno, lecci, cespugli di menta e di origano. 
Altra presenza significativa in Aspromonte sono le fiumare, corsi d’acqua senza sorgente che, a causa della brevità del loro percorso e dalla considerevole pendenza, assumono carattere torrentizio ed hanno una notevole capacità di erosione.
Dalla suddetta pietra (839 metri s.l.m.) si possono ammirare molti panorami: tutti i paesi marini ed interni, presenti sulla ionica da Bianco a Roccella, tutta la vallata della fiumara Careri, scorci della valle di Polsi, e, più vicine, le Rocche di San Pietro. 
Secondo le stagioni, si possono osservare vari uccelli da “passo” ma un occhio di riguardo va al falco pellegrino, che proprio su pietra Cappa nidifica e che, con un pò di fortuna, lo si può ammirare in volo o nei pressi delle pareti rocciose. 
Oltre 5000 sono stati i visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e dal nostro continente, per ammirare le bellezze del paesaggio e la forma del dominante monolite d’arenaria; pietra Cappa è stata ripetutamente fotografata, visitata, scalata, fino a divenire, nei rotocalchi nazionali, emblema dell’intero Aspromonte.
Le origini di questo masso gigantesco sono antichissime, precedenti a quelle della nostra penisola.
Negli antichi documenti medioevali si legge di pietra Gauca ovvero pietra vuota, un toponimo riconducibile non solo a pietra Cappa ma a tutta la zona circostante, contraddistinta da insediamenti rupestri, e piena di piccole rocce, con grotte ed anfratti che richiamano alla mente paesaggi della Cappadocia (storica regione dell’Asia Minore caratterizzata da numerose meteore).
L’etimologia relativa alla pietra, infatti, fa riferimento alla “cavità” interna, facendo derivare il nome da “coppa rovesciata” (ecco quindi spiegata la denominazione dell’odierna pietra ‘Cappa’).
Il massiccio d’Aspromonte (tradizionalmente configurato come una piramide), unitamente alla Sila e alle Serre ‘San Bruno’, fa parte di quelle che i geologi definiscono le “Alpi Calabresi”, i rilievi, infatti, sono costituiti in prevalenza da un gruppo di rocce metamorfiche, comprendenti piccole parti granitiche cristalline, diverse dal calcare dolomitico dell’Appennino centro-meridionale, e circondati da roccia di tipo sedimentario.
Il parco Nazionale d’Aspromonte presenta un paesaggio eterogeneo, prodotto dall’erosione dei sostrati sedimentari, che finisce a mare formando coste per lo più sabbiose. 
Alla foce il terreno è costituito prevalentemente da sabbia, ghiaia e ciottoli, il letto alquanto largo è ricoperto, d’estate da vegetazione spontanea, mentre a monte ci sono valloni scavati dal violento fluire dell’acqua. 
La sua parte alta, è nota per i numerosi piani separati da ripide scarpate, ed è caratterizzata da gneiss, micascisti, e graniti ricoperti da conglomerati e marne che scendono giù fino al mare.
Da pietra San Pietro osservando attentamente la vicina pietra Cappa si distingue un’impronta nella roccia, con le somiglianze di un corpo umano, ma dalle dimensioni assai più grandi.
A questa figura è attribuita un’antica leggenda: pare che al tempo di Gesù, durante il suo peregrinaggio, giunse in Calabria, e mentre meditava su pietra San Pietro, venne assalito dal demonio, il quale iniziò una dura persecuzione…
Il Signore però non cadde in tentazione e si liberò dal male con il solo segno della Croce; la leggenda narra che il diavolo, intollerante del divino segno, venne scaraventato violentemente contro pietra Cappa, lasciando così un’impronta resistente al tempo, e che quindi è possibile ammirare ancora oggi!

Pietra Cappavista da vicino non pare raffigurare una sfinge o un teschio?

Il più bel chilometro d’Italia


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ecco un pò di foto del mio giro di oggi…
inizio con la visita alla cattedrale di reggio
molto grande 94 m di lungh 22 in larghezza e 21 in altezza
peccato che la facciata e’ in restauro …quindi niente foto esterne.
il particolare piu’ bello sn le vetrate policrome.
poi ho scoperto che nella chiesa reggina l’apostolo paolo ha iniziato la sua predicazione.nell’anno 61 d.c.
secondo la tradizione paolo arrivò a reggio nel giorno della festa pagana in onore di diana fascelide ed ottenne di parlare alla folla fino a che fosse durata la fiamma di una lucerna posata su una colonna, ma il prodigio è quando iniziò ad ardare la colonna di pietra che ora è esposta nella cattedrale e che potete vedere nelle foto cosi con la luce che si formò lui potè predicare fino al mattino e convertire molte persone.
il fatto della luce si può collegare al simbolo della rivelazione di gesù, e la pietra che prese fuoco, può rappresentare che le parole dell’apostolo paolo potevano avere il potere di sciogliere anche i cuori duri come pietra.

il castello aragonese, invece è chiuso per lavori quindi non è visitabile nè dentro nè fuori…

poi la passeggiata sul km piu’ bello d’italia con quei bei lampioni stile liberty e la ringhiera della passeggiata sempre in stile
oggi devo dire che l’ho apprezzata con occhi diversi rispetto agli altri anni, forse merito di quella brezza fresca che ci accarezzava i capelli e quella leggera pioggerellina che rendeva tutto cosi unico e gradevole…e che dire della meravigliosa striscia botanica che si impone sull’asfalto della città arredandola con grazia e profumi unici.
per finire non poteva mancare il gelato con la briosche di cesare…
una cosa si mi è mancata anche sta volta…
non sono riuscita a vedere la fata morgana…
confido nel prossimo giro x la città

autostrada a3


…belìn, ragazzi concedetemi questo francesismo “zeneize” ma devo comunicarvi per chi non lo sapesse già un fatto eccezionale.

oggi sono andata un pò a zonzo… giù giu’ per la salerno-reggio calabria… 

devo ammettere che rispetto all’anno scorso  hanno fatto passi da giganti con i lavori…

è bellissimo viaggiare  su autostrade fatte davvero a regole d’arte…certo il tempo lo hanno avuto considerato che hanno iniziato nel lontano 1964…..

ora non mi resta che vederla ultimata nell’ultimo tratto e poi vedere la reazione dei miei paesani se la dovessero mettere a pagamento…

a mio avviso, sarebbe cosa buona e giusta se poi gli introiti venissero investiti per la corretta manutenzione e non per i soliti intrallazzi.

buon viaggio ora si può dire.

ci mancherebbe solo  il ponte sullo stretto dai tanti discorsi fatti e rifatti ,

ma spero di non vederlo  mai.

scilla


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Scilla si trova sullo Stretto di Messina ed è famosa perché citata insieme al mostro Cariddi nell’Odissea. Il borgo di Scilla ha origini antichissime, riferibili per lo più al periodo della distruzione di Troia. Il nome è legato alla figura mitologica di Scilla, una giovane ninfa che rifiutava l’amore di Glauco. Questo allora si rivolse alla maga Circe, innamorata di lui, per far cadere la giovane nelle sue braccia. La maga, offesa per l’affronto subito, avvelenò le acque dove la ninfa era solita bagnarsi, trasformandola così in un orrendo mostro dotato di sei teste di cani, i quali distruggevano tutte le navi che passavano nello Stretto di Messina.

Non perdetevi la granita presso la gelateria zanzibar…o altre specialità golose

a Medjugorje c’è Maria!


Finalmente in questo agosto 2013 è arrivato il momento di fare “il viaggio”.
é un viaggio non solo fisico con i suoi  1000 km e piu’, ma soprattutto interiore: un percorso – da sentire nel cuore- capace di grandi cose.
Sono partita senza aspettarmi segni e grazie particolari, ma con il cuore aperto a capire e a sentire ogni emozione e sussurro che la Madonna avesse voluto regalarmi.
Il viaggio di andata è durato 21 ore, abbiamo dormito 3 ore e poi ad assistere alla prima apparizione . Mi sono alzata, riposata e in forza per affrontare i numerosi impegni del festival. Una folla oceanica saliva su per il Podbrdo, moltissimi a piedi nudi ma senza mai lamentarsi o con il viso sofferente.
La presenza della Madonna si sente, si percepisce che in quei luoghi Lei è viva.
Durante l’apparizione straordinaria ad Ivan del 5 agosto (giorno del compleanno della Madonnina) c’è stata la dimostrazione che esiste il male e che esiste la Madonna, non sono suggestioni !!! In quell’occasione ho vissuto un’emozione particolare, che li per li ho tenuto per me, ma all’indomani durante la colazione una persona mi ha parlato di quello che ho vissuto… ed allora credetemi il mio stupore è stato tanto.
La mia meraviglia è stata grande perchè- credo che nessuno di noi si senta meritevole di “grazie simili”.
straordinaria l’atmosfera che si vive anche in giro per il paese, tutti i visi incrociati e sconosciuti erano sorridenti e sereni e guardandoli per un attimo molti di loro mi si associavano a visi amici e conoscenti dei quali magari non avevo espressamente pregato x loro, questo era il mondo per ricordarmi di loro nelle mie preghiere che la Madonnina aveva scelto per portarmeli in memoria.
Il gruppo è stato davvero eccezionale, questi ragazzi mi hanno fatto ricredere sul fatto che le nuove generazioni sono superficiali e frivoli…
oh…quanto ho da imparare da loro!!!
Ringrazio la Madonna che mi ha dato la possibilità di vivere questa esperienza unica, la ringrazio per avermi fatto incontrare persone che credo proprio non usciranno piu’ dalla mia vita, per quanto mi hanno trasmesso e regalato.
Ora capisco perchè chi va una volta poi ci torna .
Ho sempre pensato tra me.. ” va be’ visto una volta, basta … ci sn tanti altri posti al mondo da vedere”
bè non è cosi affatto!!! – …. ora lo capisco.
ora che ci sono stata è stato come iniziare un dialogo, nasce cosi il desiderio di continuarlo – come …quando ascolti qualcuno che ti affascina staresti delle ore ad ascoltarlo, ecco per me ora è cosi… li non ci si stanca mai di restare in ascolto…
Penso davvero che non sia un viaggio ma il viaggio ma
l’inizio di un cammino da portare nella vita quotidiana,
l’inizio per migliorarmi spiritualmente, spero solo di esserne capace.

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Concluso il Ventiquattresimo Incontro dei Giovani a Medjugorje

 

Il Ventiquattresimo Incontro Internazionale di preghiera dei Giovani, iniziato il 1° Agosto 2013, si è concluso Martedì 6 Agosto con la Santa Messa di ringraziamento sul Križevac alle ore 5:00 del mattino. Il Festival dei Giovani si è svolto con il tema: “La fede operante per mezzo dell’amore”. La Santa Messa conclusiva è stata presieduta da fra Danko Perutina, Coordinatore dell’Incontro. Quest’anno al Festival di Medjugorje si sono riunite decine di migliaia di giovani, provenienti da sessanta Paesi. Il programma del Festival dei Giovani cominciava alle ore 9:00 con la preghiera del mattino e proseguiva con testimonianze, canti ed insegnamenti di vita cristiana. Dopo la pausa di mezzogiorno, il programma riprendeva alle ore 16:00 ed, in seguito, i giovani partecipavano alla preghiera del Rosario delle ore 18:00. 
Il momento centrale di ogni giornata era la Santa Messa delle ore 19:00. Il 1° Agosto, la Santa Messa di apertura è stata presieduta dal Dott. fra Miljenko Šteko, Provinciale della Provincia Francescana di Erzegovina, che ha anche tenuto l’Omelia. Le Sante Messe serali del Venerdì, del Sabato e della Domenica sono state presiedute rispettivamente da fra Stanko Ćosić, fra Mario Ostojić e fra Josip Serđo Ćavar – sacerdoti novelli della Provincia Francescana di Erzegovina -, mentre le Omelie sono state tenute rispettivamente da fra Slaven Brekalo, fra Petar Ljubičić e fra Svetozar Kraljević. La Santa Messa di Lunedì è stata presieduta da fra Mijo Šarčević e l’Omelia è stata tenuta da fra Danko Perutina. Il numero più grande di concelebranti si è registrato nella Messa del Giovedì, in cui ve ne erano 515. 
Domenica 4 Agosto, dopo la Santa Messa serale, si è svolta la tradizionale processione per le vie della parrocchia di Medjugorje con la statua della Madonna, seguita da un numero incalcolabile di partecipanti con in mano candele accese. Sabato 3 Agosto i membri della Comunità Cenacolo hanno inscenato una rappresentazione per i giovani. 
Sacerdoti provenienti da tutti i continenti, per gran parte del loro tempo, sono stati a disposizione dei giovani per il Sacramento della Riconciliazione. L’evento del Festival è stato accompagnato dal canto e dalla musica di un Coro e di un’Orchestra internazionali, diretti dal Prof. Damir Bunoza. Il Festival è stato tradotto simultaneamente in 17 lingue e molte stazioni radio e portali internet l’hanno trasmesso in diretta.

Concluso il Ventiquattresimo Incontro dei Giovani a Medjugorje

rimborso del biglietto del treno se vieni in liguria


 

Raggiungere la Liguria con Trenitalia, soggiornare anche per un breve Stazione treni 00weekend e risparmiare sulle spese di viaggio: l’hotel rimborserà il biglietto del treno. È, in sintesi, quanto prevede l’offerta “Liguria in treno”, frutto di un accordo siglato da Regione Liguria, Federalberghi e Trenitalia, vi lascio un link qui sotto, ma se cercate su google ne troverete altri, e anche altre regioni hanno aderito… informatevi…e risparmiate!!!

http://viaggi.excite.it/treni-offerte-trenitalia-per-lestate-2013-N140293.html

Grotta Doria e Miss Fletcher


ciao ragazzi,  eccomi a voi con qualche news :-*
ieri dopo tanto mi sono ritagliata due ore di tempo e grazie a miss fletcher :

una “blogger” genovese  che racconta la storia della nostra città, gli aneddoti, ed ogni angolo nascosto per noi comuni mortali, con una passione  impareggiabile e  con un modo cosi avvincente che vorrei tanto fosse nominata ministro della cultura sv59

insomma, dicevo che grazie al suo costante impegno ed amore per la nostra città
abbiamo avuto la possibilità di visitare la grotta doria… non vi racconto nulla, ma vi lascio il link qui
in compenso vi lascio qualche foto da curiosare… godetevi questa chicca nascosta tra il cemento della città nuova coscienti però che è un tesoro inestimabile, e se capitate da queste parti non dimenticate di visitarla mi raccomando!!!  vi  lascio il mio abbraccio
e scusatemi se sono un pò assente dai vostri blog, ma è un periodo un pò cosi… una felice domenica per voi ♥

 

rolli days


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Sono stati le dimore di papi, ambasciatori, principi, sovrani e dignitari. I palazzi dei Rolli, a Genova, sono riconosciuti patrimonio Unesco dal 2006. Ad essi sono dedicati i Rolly Days: due giorni, il 25 e 26 maggio, di visite guidate gratuite, aperture straordinarie, con  arte contemporanea.
Una curiosità: perché si chiamano Rolli? Nel 1576 il Senato della Repubblica di Genova aveva istituito il “rollo degli alloggiamenti pubblici”, un elenco delle residenze aristocratiche scelte ufficialmente per accogliere gli ospiti forestieri e il loro seguito in visita di Stato.
Molti edifici hanno conservato quasi intatta la struttura originale e sono visitabili, poiché ospitano istituzioni pubbliche e musei. Tra questi: Palazzo Rosso, Palazzo Bianco e Palazzo Tursi – Palazzo Spinola di Pellicceria e Palazzo Reale.

 

 

prossima meta


prossima gita fuori porta sarà nel comune di savona a bardineto

dove ho scoperto che c’è il bosco dei puffi

Costruito nel decennio che và dai primi anni 60 ai primi 70, è inserito in un bosco da “favola”, tra castagni secolari, maestosi faggi e betulle.
Fù costruito dal Sig. Mario de Bernardi, appassionato di lavori in muratura ma sopratutto di funghi, prodotto principe della zona che ne ha fatto fortune e conoscenza di questa vallata.
E’ composto da due “porzioni” abitative con annesso, forno, barbecue, magazzino-legnaia e madonnetta, il tutto stilizzato sempre a mò di fungo.
il castagno secolare innanzi al villaggio ha una circoferenza di circa 4.5 mt.

guardate che carino… non si può perdere vero?

Racconigi e il suo castello


una bella gita fuori porta presso il castello di Racconigi,

inutile che vi scriva io le informazioni storiche, le troverete molto ben dettagliate su questo sito

vi propongo le foto fatte, quelle che vedrete degli interni sono prese dal web poichè era vietato farle.

molto interessanti sono anche queste pagine http://www.volipindarici.it/viaggi/vivicitta/it_pie/racconigi/index.htm
che vi consiglio di leggere cosi il desiderio di visitare il castello aumenta ancor di piu’

una curiosità che avete potuto anche notare dalle nostre foto è che
a Racconigi, i grandi vasi che ornano l’attico del Castello sono occupati da imponenti nidi di cicogne. Anche in paese ogni campanile ospita un nido; la sola parrocchiale di San Giovanni ne ha tre! Dunque: Racconigi si può ben vantare di essere la città italiana a più alta “densità di cicogne”, simbolo non solo di buon auspicio, ma anche indicatore di una (almeno) discreta qualità ambientale.

curiosi gli enormi vasi orientali in cui veniva messo il ghiaccio per rinfrescare i saloni.

altra particolarità è che il castello è stato uno dei set cinematografici di  elisa di  Rivombrosa-  il grande successo televisivo della stagione invernale 2003-2004.  in cui si scioglievano i nodi dell’amore impossibile tra il conte Fabrizio Ristori e la sua bella Elisa Scalzi nel Piemonte sabaudo e settecentesco. E’ possibile visitare anche gli altri luoghi e i preziosi edifici che hanno fatto da teatro a questa fortunata serie televisiva: dal Castello di Agliè (la dimora di Rivombrosa) alla Palazzina di caccia di Stupinigi, dal Palazzo Reale al il Castello di Racconigi, e infine Palazzo Madama a Torino.

 sito

casa Carbone a Lavagna


Una domenica uggiosa, quella di ieri, ottima per organizzare una visita in occasione della XXI giornata FAI di primavera pressoCASA CARBONE  a lavagna:

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I fratelli Emanuele e Siria Carbone nel 1987 hanno deciso di donare la loro casa al FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano affinché venisse aperta al pubblico a testimonianza di “come e dove vivano in Liguria le famiglie borghesi prima che le esigenze della nostra civiltà spersonalizzassero le nostre abitazioni”. La palazzina risale circa alla metà del XIX secolo; coevi o di pochi decenni successivi sono i tradizionali pavimenti a mosaico e il ciclo di tempere parietali.

SALONE downloadimages (1)4187854305_37fb12bfde_z04-salone--luigino-viscontigenova~s600x600
E’ la sala di rappresentanza per eccellenza.
Gli arredi della casa offrono un’interessante panorama del tradizionale mobilio in voga nelle abitazioni della borghesia rivierasca tra Otto e Novecento.
I dipinti, in gran parte di provenienza ligure del XVII secolo, costituiscono certamente la collezione più significativa della casa. Tra le opere del Salone, due importanti ritratti di senatori eseguiti da Gio Enrico Vaymer (Genova, 1665-1738).

SALA DA PRANZOspaceout (5) filename-casa-carbone

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La destinazione conviviale della stanza è testimoniata dalle decorazioni con frutta e verdura nei riquadri del soffitto, così come la tavola elegantemente imbandita ricorda i momenti di aggregazione della famiglia. L’abbondante raccolta di ceramiche francesi e inglesi, otto e novecentesche, testimonia la passione di Siria per gli oggetti d’uso legati al ricevere.

CAMERA DA LETTO DI SIRIA

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Si tratta di un arredo en suite completo, risalente al 1870 circa. In origine i letti erano due, poiché Siria condivideva la stanza con l’amata madre Eugenia.
Tra i dipinti, da notare, sopra la testata del letto, la tela raffigurante il Riposo nella fuga in Egitto, riferibile all’ambito di Domenico Fiasella (Sarzana 1589-Genova 1669)

CAMERA DA LETTO DI EMANUELE CARBONE 

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L’arredo risale per lo più alla metà dell’Ottocento.
I volumi sugli scaffali rendono solo in parte la varietà e l’eterogeneità degli interessi Emanuele, lettore colto e appassionato di arte, astronomia, filosofia e letteratura. Tra i dipinti, segnaliamo: sopra il letto, Madonna con Bambino San Antonio e il donatore di Bernardo Castello (Genova 1557?-1629), sulla parete di fronte, il Suicidio di Lucrezia di Giovanni Battista Paggi (Genova 1554-1627).

CUCINA

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La cucina restituisce la calda atmosfera di vita domestica della famiglia e ricorda l’abilità culinaria di Siria: le tele esposte sulle pareti rievocano pietanze destinate ai commensali da lei stessa preparate.

SALOTTINO BAROCCO

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L’arredo della stanza, più propriamente definibile “neorococò”, risale agli ultimi anni del XIX secolo e ripropone, in chiave fantasiosa, le forme leggere e capricciose dei mobili Luigi XV.
Spicca sulla parete il bel dipinto con S. Margherita e il drago, opera di Giovanni Andrea De Ferrari (Genova 1598-1669?), e la collezione di ventagli di pizzo ed oro o pizzo e madreperla.

STUDIO

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La stanza raccoglie gli oggetti che meglio rendono la vivacità degli interessi di Emanuele Carbone e la natura eclettica della sua cultura: strumenti scientifici e astronomici, orologi e scatole musicali, ma soprattutto i vivaci burattini che lui stesso ha realizzato nel corso della sua vita dimostrando grande abilità manuale e acuto spirito ironico.
Tra i dipinti, da segnalare Gentiluomo con armatura, attribuito a Sofonisba Anguissola (Cremona 1532?-Palermo 1625).

I libri esposti sono databili al XVI/XIX secolo. Tra le riviste d’arte, invece, significativa è la raccolta, dagli anni ’40 ai ’70, di “The Studio”, prestigioso periodico britannico destinato a un pubblico di specialisti.
Sulle pareti sono esposte due marine: Mare in tempesta con navi (dietro la scrivania), ascrivibile a scuola fiamminga della seconda metà del secolo XVII e Veduta di mare in tempesta e costa rocciosa attribuita a Peter Mulier detto il Tempesta.

 GIARDINO

tableaux_eventi09b modesto come dimensioni ma ricco di agrumeti, e diverse piante esotiche- di cui una chiamata del corallo x le sue fioriture.

una visita davvero da fare :-*

solvay… acqua ossigenata e bicarbonato in mare


 

Il motivo dell’insolito colore della sabbia, che rende la spiaggia come ai tropici, è la conseguenza di anni di lavorazione dell’industria di bicarbonato che ha il proprio stabilimento a Rosignano Solvay, a circa un chilometro dalla costa.

. “Maschi contro femmine”, “Aruba Island”, “Area Paradiso”, Tim-Cristoforo Colombo. Sono i titoli di alcuni film o spot pubblicitari girati nel comune di Rosignano Marittimo e anche il video di Magnolia del gruppo italiano Negrita.

l’abbazia di san galgano


L’abbazia gotica  di san galgano fu costruita negli anni tra il 1218 e il 1288 da monaci cistercensi che vennero dalla francia. Fu costruita uin questa posizione perchè i monaci si insidiavano nelle vicinanze dei fiumi e li scorre il fiume merse, e poi c’è la via maremmana come grande via di comunicazione. colpiti dalla carestia nel 1329 e dopo dalla peste nel 1348, l’abbazia venne  parzialmente distrutta.

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da nn perdersi una visita serale, per vedere l’abbazia illuminata!!

Terme di petriolo


Bagni di Petriolo si trova vicino a IESA, nella parte estrema del Comune di Monticiano, lungo la Statale n. 223 che collega Siena con Grosseto, in una località immersa in un bosco di querce, lecci e corbezzoli. E’ un posto con antiche origini, infatti le prime notizie che abbiamo risalgono al 1230. Le tombe Romane da poco scoperte sono l’evidenza piu’ tangibile, così come i resti, ancora ben conservati,  delle delle antiche Terme Medievali, costituite da una serie di quattro locali coperti da volte a crociera e che si aprono verso l’esterno con altrettante arcate.

Sopra le terme vi è una chiesa Romanica ad una sola navata e piccolo campanile a vela, risalente al 1276. Bagni di Petriolo inoltre, vale la pena di ricordare, sono le uniche terme fortificatedi cui si possono ancora ammirare le mura e la Torre Senese.

Le proprietà terapeutiche di queste acque erano ben conosciute, tanto che anche molti nobili venivano a “fare i bagni” qui. Anche Pio II, il senese Enea Silvio Piccolomini eletto Papa nel 1458 veniva spesso a Petriolo per curare la sua artrite. (‘sti Papi la spevano lunga…!). Una lapide in Latino ne ricorda la visita.

L’acqua è salso-solfato-bicarbonato-alcalino-terroso-sulfurea ipertermale (43°C) e contiene un altissimo tasso di zolfo e carbonato. Viene usata per bagni, fanghi, inalazioni, maschere facciali assai efficaci nella cura di patologie dermatologiche, respiratorie, ortopediche ed artroreumatiche.

L’acqua  sulfurea sgorga dalla sorgente e scende nel fiume Farma con una serie di cascatelle ed attraversando alcune vasche scavate nella roccia naturale, in cui si possono fare bagni in libertà. L’accesso è gratuito. 

La particolarità delle Terme di Petriolo è che abbiamo in uno stesso luogo due situazioni completamente diverse; a sinistra l’acqua termale, calda,  a destra,  le acque fredde del torrente Farma. Quindi un ambiente speciale per chi soffre di disturbi della circolazione. Infatti il “passare” , camminando sui ciottoli del fiume, dalla zona calda a quella fredda non fa altro che produrre un massaggio naturale ai piedi e stimolare il sistema circolatorio attraverso la vaso dilatazione (acqua calda)  e successiva costrizione   (acqua fredda).  

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esiste un luogo dove il tempo si è fermato


Il Mulino delle Pile, costruito nei primi anni del 1200 dai Monaci della vicina Abbazia di Serena, assicurava alla popolazione di Chiusdino, oltre alla molinatura del grano anche la “sodatura” dei panni per la vendita sui mercati non solo locali. Attività, questa, svolta fino al XV secolo ed oltre.Il Mulino prende il nome dai recipienti di pietra, denominati “Pile”, dove il meccanismo delle “gualchiere” azionato da una ruota idraulica, batteva sulle stoffe immerse in una soluzione apposita per infeltrirle.
Recentemente il mulino ha esteso la propria notorietà essendo stato, per un breve ma intenso periodo, il testimonial per la pubblicità dei prodotti “Mulino Bianco”.

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La spada nella roccia (dal web)


Il viaggiatore che da Sassofortino o da Massa Marittima si dirige verso Siena lungo la Val di Merse, dopo la località del Gabellino si inoltra in un paesaggio di selvaggia bellezza, tra i contrafforti del Sassoforte a destra e il Poggio di Montieri a sinistra, fra gole boscose e sorgenti di acqua ferruginosa, con la strada che si apre in mezzo alla macchia da cui non è raro veder uscire sul far della sera qualche volpe o cinghiale. Lo scenario permane immutato sino a Palazzetto, in agro di Chiusdino il paese delle case turrite. Questo è lo scenario che si può ammirare ancora oggi: figuratevi come doveva essere nell’anno del Signore 1148!

In quell’anno, per l’appunto, nacque Galgano Guidotti da una nobile e ricca famiglia di Chiusdino. I genitori, Guidotto e Dionisia, erano già da qualche tempo preoccupati per non aver ancora avuto prole; non erano più giovanissimi e nel loro castello dominante la Val di Merse si crucciavano di non avere un figliolo a cui trasmettere il loro nome e le loro sostanze e che soprattutto rallegrasse i giorni che ancora restavano loro da vivere.

Così Galgano venne al mondo quando ormai non ci speravano quasi più. Si sa cosa succede in questi casi: otto secoli e mezzo fa, così come oggi, quando nasce il tanto atteso figlio da una coppia un po’ matura, viene ricoperto di attenzioni, coccole e circondato da ogni sorta di doni, balocchi e ninnoli. E infatti nulla venne negato a Galgano, anche perché i Guidotti potevano permetterselo senza problemi, non avendo certo preoccupazioni economiche. E riversarono tutto il loro affetto (e un bel po’ di soldi) su quell’unico figlio maschio che era la loro luce e la loro speranza per il futuro.

Così Galgano, fra tate e istitutori, giocattoli e capricci, crebbe – come dire – un po’ viziato. Orgoglioso e consapevole del suo potere e della sua posizione, non si faceva scrupoli di esercitare la sua influenza e la sua autorità nel bene e nel male verso i contadini e i lavoranti delle sue terre e verso la comunità dell’intero paese. Amante della caccia, a volte stava via per intere giornate cavalcando per i boschi da solo o in compagnia di amici goderecci come lui con i quali organizzava anche memorabili sbronze nelle taverne anche di paesi lontani, fin verso la Maremma e il mare.

Anche le donne non mancavano a Galgano. Erano affascinate da quel giovane bello e ricco che pareva essere in grado di togliersi qualsiasi sfizio e aveva un grande carisma sugli amici. Galgano insomma poteva essere definito un leader, un vincente, un capo: le ragazze lo sapevano e, allora come ora, si concedevano volentieri in cambio di qualche regalo. Quanto sarebbe durata la deboscia?

 

I genitori, buoni cristiani e devoti in particolare di S. Michele, si disperavano ma non potevano far altro che raccomandare Galgano alla custodia del loro Santo protettore, pregandolo che gli mettesse una mano sul capo. E un giorno l’Arcangelo, che probabilmente non ne poteva più nemmeno lui di vedersi continuamente chiamato in causa per raccomandare un tal soggetto, si decise a intervenire direttamente.
Una notte in cui Galgano stranamente dormiva invece di essere in giro a far danni, Michele gli apparve in sogno. Era, per così dire, in grande uniforme: con le ali d’oro e in mano una spada fiammeggiante. E così, senza por tempo in mezzo, gli si rivolse con un tono che non ammetteva repliche: “Galgano, vestiti e vieni con me: ho bisogno del tuo aiuto”. E Galgano, senza nemmeno meravigliarsi che un Arcangelo avesse bisogno di lui, si vestì, indossò l’armatura da cavaliere e seguì Michele.

Giunsero a un fiume tumultuoso, pieno di gorghi e di rapide che ribollivano sotto l’impeto della corrente. Lì vicino c’era però un ponte, lungo lungo e stretto stretto, ma così stretto, ma così stretto che a malapena poteva passarci una sola persona. Galgano, sollecitato dall’Angelo, provò ad avventurarsi sul ponte ma l’armatura lo impacciava, lo tratteneva, insomma non ci passava. E Michele disse: “Togliti l’armatura. Con quella addosso non riuscirai a passare. Il ponte è troppo stretto e i gorghi del fiume sono molto pericolosi!”. Ma Galgano non gli diede retta e si incaponì a voler passare, così come era bardato. L’armatura si impigliò nel ponte, Galgano perse l’equilibrio, inciampò, cadde nel fiume e… si svegliò.

Un po’ preoccupato, raccontò poi il sogno alla madre. “Vedi, figlio mio” gli disse la buona donna “probabilmente hai sognato di percorrere una via difficile per superare le cose terrene, mutevoli e dense di insidie. Prova a spogliarti del tuo orgoglio e vedrai che, con l’aiuto di S. Michele, potrai superare le avversità. Altrimenti sarai perduto!”.

Ma Galgano continuò a fare di testa sua, a far bisbocce e zingarate con gli amici. Per la verità, spingendosi in una delle sue scorribande fino a Civitella, ai margini della Maremma, aveva abbordato anche una bella e brava ragazza, Polissena Brizzi, che, com’è come non è, si era innamorata di lui e stava tentando di fargli mettere la testa a partito. E quasi quasi stava per riuscirci, quando
Una mattina di primavera, quando il Merse era tutto un fiorire di viole e ciclamini, Galgano salì a cavallo, intenzionato a recarsi a Civitella per chiedere finalmente in moglie Polissena e fare poi con lei i progetti per le nozze. Era appena partito dal castello di Chiusdino e cavalcava tranquillo, immerso nei pensieri dei futuri sponsali, quando, inerpicandosi su per le pendici del Monte Siepi, gli apparve nuovamente l’Arcangelo Michele…: però questa volta Galgano era sveglio!
Era come l’aveva visto in sogno, con le ali d’oro e la spada fiammeggiante. Il cavallo, evidentemente non aduso a tali visioni, si imbizzarrì e Galgano cadde a terra. Restò a lungo come inebetito e quasi abbagliato da quella visione. Poi tolse dal fodero la sua spada, la guardò con amarezza e disgusto e la scagliò lontano, contro una roccia. La pietra si aprì e la spada si immerse fin quasi all’elsa nella roccia che si richiuse subito imprigionando l’arma. Era rimasta fuori solo un piccolo pezzo a forma di croce…

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Da quel giorno Galgano volle cambiar vita, anche se possiamo presumere che Polissena magari non rimase entusiasta della decisione. Si fece eremita e trascorse la sua esistenza pregando sul Montesiepi mentre la notizia della sua conversione faceva il giro della regione e i primi pellegrini già intraprendevano lunghi viaggi per andare a trovarlo sulle rive del Merse e avere da lui una parola di conforto. Visse in santità i giorni che gli rimasero e il 3 dicembre 1181 chiuse gli occhi per sempre. Aveva 33 anni, gli stessi di Cristo!

“O la spada che fine ha fatto?” chiederà qualcuno. Beh, cari amici, la spada è ancora lì sul Montesiepi, conficcata nella roccia come il giorno in cui ve la scagliò Galgano. Col tempo è stata costruita una chiesetta intorno, dedicata all’Arcangelo Michele e la spada è stata racchiusa in una teca di cristallo, a perenne memoria del cavaliere convertito sulla strada che dal mare mena a Siena.

Alle pendici del monte, nei secoli che seguirono, fu poi edificata una grande abbazia, dedicata a S. Galgano, ora con il pavimento d’erba e la volta di cielo. Tutto è ancora immerso in una cornice di grande pace e tranquillità, fra prati e boschi sulle rive del Merse che con il suo chiacchiericcio continua a raccontare ai viandanti (e ai turisti) la leggenda di Galgano e della spada nella roccia.

 

scoperto il diamante piu’ grande…


è notizia di qualche giorno fa, la meravigliosa scoperta che nella ns via lattea  c’è un diamante enorme:  è un pianeta davvero molto prezioso , peccato sia distante circa  4.000 anni luce dalla Terra, direi irraggiungibile x noi, vista che il ns satellite è solo distante 1,3 secondi luce ed ancora oggi abbiamo tanti dubbi sull’effettivo o presunto allunaggio del 1969

http://www.unita.it/scienza/notizie/nella-via-lattea-scoperto-il-pianeta-diamante-1.326959

 

gerace


eccomiiii ci sono… dopo 3 sett di assenza forzata…perchè ero senza pc… eccomi a lasciarvi il mio saluto… oggi sn andata a gerace, un paese medioevale, carino per i paesaggi che si possono gustare dal belvedere, ma alquanto spoglio sotto il profilo turistico… e poi nn vi dico la strada x raggiungerlo… c’è da fare voto alla madonna x tornare sani e salvi.. nn esagero… voragini grandi due m, e profonde nn so quante xkè nn ho av uto il coraggio di guardare…roba da lasciarci le penne… strade che se fatte di sera nn socome si possono superare.. sarebbero da chiudere ed invece neanche segnalato il pericolo…. calabria…. bella da morire… ma altro mondo ….è un peccato ….sia degradata cosi… va bò…no comment… tanto si sa… un bacione x voi e a presto…riprendendo poi il ritmo passerò da voi… preparate il caffè…x ora la connessione qui è capricciosa… ed è un’impresa assai ardua accendere il pc… 🙂 a prestooo

saturno


l’altra sera sono andata all’osservatorio astronomico…. è stato molto curioso e la voglia di tornare è tanta…. con il telescopio abbiamo visto saturno: è uno spettacolo di pianeta!!Saturno, con i suoi meravigliosi anelli e le sue lune, è stato da sempre un pianeta affascinante. Un po’ più piccolo di Giove, Saturno si è formato circa quattro miliardi di anni fa ed è composto principalmente di gas. E’ anche l’unico pianeta conosciuto del Sistema Solare che ha una densità inferiore all’acqua e questo vuol dire che se fosse posto su un oceano abbastanza grande da contenerlo potrebbe galleggiare. Saturno è dotato di una enorme magnetosfera e di una atmosfera estremamente dinamica caratterizzata da venti che hanno velocità dell’ordine di 2000 Km/h in prossimità dell’equatore.

Delle sue 31 lune attualmente note, Titano è quella più grande. Questa luna, che supera in dimensioni Mercurio e la nostra Luna, è di particolare interesse per gli astronomi perché è l’unico satellite dotato di atmosfera propria.

Ciò che rende comunque unico Saturno dal resto dei pianeti del Sistema Solare è la presenza degli anelli. Formati da miliardi di particelle di ghiaccio e polveri di ogni dimensione, essi orbitano attorno al pianeta a varie velocità. Le centinaia di anelli si ritiene siano i resti di comete di impatto, di asteroidi o di lune che sono venuti a frammentarsi attratti dalla gravità del pianeta. Gli anelli si estendono in maniera tale che potrebbero coprire la distanza tra la Terra e la Luna.

Per secoli gli anelli hanno incuriosito gli astronomi ed in particolare Galileo Galilei. Il primo ad utilizzare il telescopio per esplorare le meraviglie del cielo, Egli non riuscì a comprendere perché Saturno si mostrava diverso a varie epoche, fenomeno che oggi noi sappiamo essere dovuto all’inclinazione del piano degli anelli rispetto alla linea di vista. Infatti, quando il piano degli anelli è orientato verso l’osservatore essi risultano invisibili e sembrano riapparire alcuni mesi dopo quando cambia l’angolo d’inclinazione del piano.

La sonda Cassini-Huygens, costata circa 3 miliardi di dollari, lanciata il 15 Ottobre 1997 dal Kennedy Space Center ha raggiunto Saturno nel mese di Luglio 2004. La missione è caratterizzata da due elementi: la sonda Cassini che starà in orbita attorno a Saturno e alle sue lune per un periodo di circa quattro anni, e la sonda Huygens che esplorerà l’atmosfera di Titano fino a scendere sulla sua superficie. La missione Cassini-Huygens è una collaborazione internazionale tra tre agenzie spaziali. Diciassette nazioni hanno contribuito alla costruzione della sonda ed in particolare la Cassini è stata realizzata al Jet Propulsion Laboratory della NASA e la Huygens è stata realizzata dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA). L’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) ha realizzato invece l’antenna ad alto guadagno della Cassini e il suo sistema di comunicazione dati. Alla missione lavorano oltre 250 scienziati di tutti i paesi. osservando le stelle nello spazio ci acccorgiamo di quanto siamo piccoli ed insignificanti….. un puntino nel cosmo tra miliardi di galassie

vinta in parte la scommessa


…. giorni fa con lillo, ho fatto una scommessa… che credo di aver vinto x metà poichè anche io ho ragione….mi ero chiesta come mai andando e venendo da milano in questi ultimi tempi non ho piu’ visto il cartellone del 45° parallelo….

Il 45° parallelo segnala la latitudine e si trova in un punto equidistante fra il Polo Nord e l’Equatore: 5000 chilometri esatti da entrambi i punti.

 ero sicurissima di averlo da sempre visto all’altezza del casello di casei girola…. in effetti ora non nn mi sembra che ci sia, perchè forse spostato all’uscita del casello stesso.

mentre lillo ricordava ( bene) che fosse sull’autostrada A21 Torino-Piacenza,…

ed in effetti quello c’è…ancora oggi…

ieri ho visitato ….


Sacro Volto
il Santo Volto, più noto ai genovesi come Santo Mandillo, termine dialettale proveniente dall’arabo mandylion e che indica un fazzoletto, è ritenuto il più antico ritratto del Cristo.
Secondo un’antica tradizione del III sec. D.C., Abgar, re di Edessa in Armenia, malato di lebbra, avendo udito delle qualità taumaturgiche di Gesù che predicava in Palestina, mandò il pittore Anania per raffigurare il Suo volto. Non riuscendo a ritrarre il Messia, Gesù prese il telo appoggiandovi il volto intriso di sudore lasciando impressa la Sua immagine. Tornato in Patria, Anania toccò il Re con il sudario che lo guarì miracolosamente. Da qui l’adorazione della sacra effige. Dopo il regno di Abgar, la preziosa tela rimase nascosta finché durante l’assedio della città da parte dei Persiani nel 595, fu nuovamente esposta all’adorazione per chiedere a Dio la salvezza. Nel 639 Edessa fu occupata dagli Arabi che offrirono la reliquia a Bisanzio in cambio di denaro e prigionieri. Da qui arrivò a Genova nel 1362 con Leonardo Montaldo, futuro Doge, che la ricevette in dono dall’imperatore Giovanni V Paleologo per i servigi resi contro i Turchi.
Questi, in punto di morte, donò il “Sacro Volto di Edessa” al monastero dei Basiliani armeni, passato nel 1650 ai Barnabiti, dove ancora oggi, dopo numerose vicissitudini tra cui la trafugazione in Francia nel 1507, è custodito e venerato.
La Festa: Fino alla metà del secolo scorso i genovesi accorrevano in massa alla festa di "San Bertommé di Erminni" (festa di precetto) perché il "Santo Volto" aveva il potere di liberare i "malefiziou" e di proteggere Genova dalle calamità.
Oggi in occasione della Pentecoste la reliquia viene esposta all’adorazione dei fedeli. L’icona è racchiusa in una cornice trecentesca d’argento dorato, detta “paleologa”, che presenta anteriormente un’ampia apertura che segue in forma stilizzata i contorni del volto di Gesù lasciandone così intravedere il ritratto sottostante. È un opera di alta oreficeria bizantina che include anche dieci rilievi con scene sbalzate commemorative degli eventi principali dell’antichissima tradizione sull’origine di questa Sacra Effige.
Durante l’Ottavario di Pentecoste, viene celebrata la Messa vespertina con l’omelia accompagnata dagli antichi canti delle Scholae Cantorum genovesi.
 

trentino


eccomi tornata….
anche se nessuno si è accorto della mia assenza
ora sn qui… x un salutino veloce…
siamo stati ai mercatini di trento e di bolzano merano e dintorni…
bellissimi… abbiamo trovato bel tempo… fa molto + freddo qui
ve lo assicuro!!…
troppe cose ci cui raccontarvi… ed ora non ho il tempo…
ma del resto, sicuramente la maggior parte di voi
ci sarà stato…vi lascio qualche immagine….
bellissimo museo…vale  da solo il viaggio—
un bacione ragazzi

la cupola ellittica piu’ grande del mondo


il santuario di vicoforte è stato fortemente voluto dal duca carlo emanuele I di savoia, per poter sistemare un  pilone della vergine (che aveva una forte devozione popolare)  in  un degno santuario.
Il santuario dal 1880 è monumento nazionale e  dal 1935 basilica minore.
Il progetto iniziò il 7 luglio 1596 ma solo nel 1731 si arrivò al progetto della cupola ellittica..la piu’ grande del mondo.
 essa è alta 75 m, con un diametro maggiore di di oltre 37 m, ed uno minore di 25.
 è affrescata per una superficie di oltre 6000 mq e fu terminata nel 1752.
in una cappella c’è il mausoleo di margherita di savoia figlia del duca e in quella attigua quella del duca carlo emanuele I.
La basilica ha innanzi un ampio piazzale con al centro la statua del duca che + di  altri volle questo grande tempio.
a chi è in zona consiglio di visitarla merita davvero!

varese ligure


ieri abbiamo visitato un paesino della ns regione  che si chiama Varese Ligure  e si trova in provincia di La Spezia nella Comunità Montana dell’Alta Val di Vara ed è diventato famoso per la sua svolta eco che lo ha portato non solo all’ottenimento di due certificazioni ambientali ma anche di tanti premi come la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano o al riconoscimento europeo “100% sustainable”. Qui sorge la più potente centrale elettrica eolica in Liguria. Si tratta di un impianto eolico che genera una potenza di 6,5 gigawattora l’anno.
Il paese è famoso per il Borgo Rotondo che  nasce nel XIII sec. da un progetto urbanistico moderno ideato dai Fieschi, che volevano un nucleo abitativo che fungesse anche da fortificazione: si spiega così l’impianto ellittico su cui sono costruite le case, in muratura e senza aperture esterne.
Le case cosi fatte hanno tutte il porticato dove al piano terreno sorgevano o magazzini o i negozi e da i quali con una scala interna si accede al piano superiore della casa…immagino il paese con la neve…e l’idea del porticato e’ gran cosa xkè cosi rimaneva sempre possibile e pulito il passaggio per le persone e il commercio era comunque assicurato…Girovagando x il centro storico sono entrata in una bottega artigiana di un falegname…che con grande passione costruisce ancora oggi gli stampi x i corzetti che  sono una pasta tipica della cucina ligure.
Sono detti "stampati" perché la decorazione di questi piccoli cerchi di pasta a forma di medaglione è ottenuta mediante uno stampino in legno che decora la pasta in modo da "prepararla" ad accogliere meglio il condimento. In pochissime botteghe artigianali si trova ancora chi fabbrica questi stampi così utili per preparare questa pasta tipica.
I corzetti stampati compaiano nel medioevo, nell’epoca rinascimentale. Le famiglie nobili del tempo pare ordinassero ai loro cuochi di realizzare un tipo di pasta che riportasse il proprio stemma, tutto ciò con lo scopo di rammentare ai commensali l’importanza della loro famiglia e per riaffermare il proprio dominio sul territorio.
Le incisioni erano solitamente differenti sulle due parti.
Il nome deriva dall’immagine stilizzata di una piccola croce, una crocetta ("cruxetta") con la quale veniva originariamente decorato un lato di questi medaglioni, da qui il nome "cruxettu".
Gli stampi sono composti da due parti: una è un cilindro con una parte dai bordi taglienti e serve per tranciare i dischi di pasta, l’altra ha la forma di timbro..
Il legno utilizzato per la costruzione degli stampi è di essenze particolari (melo, pero, acero, faggio), per evitare che il tannino o le resine, presenti in altri legnami, trasmettano alla pasta un gusto sgradevole.
Vi consiglio di gustarli conditi con il ns buon pesto..e allora buon appetito!
 
 
 

il ns viaggetto


il ns viaggio  fa la prima tappa a parma con la visita al Duomo  e il curioso battistero a forma ottagonale tutto in marmo rosa, proseguiamo  per modena x vedere  il duomo con la torre la ghirlandina ma che ahimè è in fase di ristrutturazione…ma comunque l’accesso all’interno era fattibile essa è  Alta 86,12 metri, la torre è il vero simbolo di Modena.Il Palazzo Ducale di Modena ospita la prestigiosa Accademia Militare di Modena.Il ns viaggio continua alla volta di maranello Autox visiatare il museo galleria ferrari…tutto notevole… dalle macchine…ai motori- alle gomme- ai premi vinti da Schumacher…vale la pena…la nostra meta però e’ loreto...La Storia del Santuario inizia nel sec. XIII (10 dicembre 1294) con l’arrivo della casa abitata dalla famiglia della Vergine Maria a Nazaret.Questa preziosa reliquia fu portata in Italia dopo la caduta del regno dei crociati in Terra Santa.Gli studi recenti delle pietre e dei graffiti e di altri documenti, purificando la tradizione da elementi leggendari, confermano e attestano l’autenticità della Santa Casa.Il santuario di Loreto è stato per secoli ed è ancora oggi uno dei luoghi di pellegrinaggio tra i più importanti del mondo cattolico.
E’ stato visitato da circa 200 santi e beati, e da numerosi Papi.La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti, perché la parte dove sorge l’altare dava, a Nazaret, sulla bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie, rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici materiali edilizi usati nella zona.   Alcune pietre risultano rifinite esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti riferibili a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli. Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra dell’Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di Giunta Pisano. La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, sostituisce quella del sec. XIV, andata distrutta in un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Fin dal secolo XVI è rivestita di un manto, detto "dalmatica". Il rivestimento marmoreo è il capolavoro dell’arte lauretana. Esso custodisce l’umile Casa di Nazareth come lo scrigno accoglie la perla. Voluto da Giulio II ed ideato dal sommo architetto Donato Bramante, che nel 1509 ne approntò il disegno, fu attuato sotto la direzione di Andrea Sansovino (1513-27), di Ranieri Nerucci e di Antonio da Sangallo il Giovane. In seguito furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti. Il rivestimento è costituito da un basamento con ornamentazioni geometriche, da cui si diparte un ordine di colonne striate a due sezioni, con capitelli corinzi che sostengono un cornicione aggettante. La balaustra è stata aggiunta da Antonio da Sangallo (1533-34) con lo scopo di nascondere la goffa volta a botte della S. Casa e di circoscrivere con elegante riquadratura tutto il mirabile recinto marmoreo.
 Nelle due navate laterali della basilica si trovano dodici cappelle, sei per lato. Aperte agli inizi del sec. XVI dal Bramante, sono state abbellite con pale settecentesche in mosaico e con modesti dipinti del sec. XX. La più importante tra queste è la Cappella del Battistero, con dipinti del Pomarancio e con il battistero in bronzo di Tiburzio Vergelli, lavorato tra il 1600 e il 1607……  tanto che si era in zona…un passo anche a recanati … dolce dimoara di leopardi…Il Monte Tabor è il colle di Recanati che si affaccia verso sud, da esso si può ammirare un incantevole panorama, nelle giornate con poca foschia si riescono a vedere molto bene le cime innevate dei monti Sibillini.
anche  più conosciuto come "il colle dell’infinito" è altresì legato ad uno dei versi più famosi di Giacomo Leopardi: L’infinito.
Il monte Tabor oggi è un parco che sorge accanto al Centro Studi Leopardiani e al Palazzo Leopardi, percorrendo un sentiero che attraversa il parco si giunge al punto in cui probabilmente il poeta si trovò a comporre la poesia, una targa sul muro riporta il verso: "Sempre caro mi fu quest’ermo colle".
casa leopardi: da vedere la  mostra,  su  al primo piano x visitare la biblioteca.( il primo piano del palazzo è l’unico visitabile xchè ai piani superiori abitano ancora delle famiglie discendenti di Leopardi).
Entrando in questo luogo, quello che ovviamente colpisce è la quantità spropositata di libri (20000 di cui 12000 studiati dal poeta) tutti rigorosamente in originale e talmente ben conservati da sembrar quasi nuovi..( compreso uno scaffale contenente quei libri che all’epoca erano vietati dalla chiesa).
 Una volta in zona come nn passare da san marino   ??? la leggenda narra:
Corre l’anno 257 d.C. quando l’imperatore Diocleziano emana un editto per la ricostruzione delle mura di Rimini, distrutte da Demonstene, re dei Liburni. Tra i tagliatori di pietra e incisori chiamati da tutta Europa, due, giunti dalla Dalmazia (esattamente dall’isola di Arbe, antica colonia di origine romana), sono destinati a rimanere nella memoria di molti: Marino e Leo. Non è certo se essi fossero arrivati in cerca di lavoro, o fuggendo per colpa di qualche persecuzione di carattere religioso. Successivamente alla loro venuta sul territorio riminese, essi vengono inviati sul Monte Titano per estrarre e lavorare vari tipi di roccia: vi rimangono ben tre anni.
In seguito i due compagni decidono di separare le loro strade: Leo si ferma sul Monte Feliciano (detto anche Monte Feretrio o Feltro), scavandosi una celletta nella roccia, e costruendo con i compagni di viaggio e vita un piccolo oratorio in onore di Dio. L’insediamento così fondato prenderà, con il passare del tempo, il nome di San Leo.
Marino sceglie invece di ritornare a Rimini e vi rimane 12 anni e 3 mesi, racconta la narrazione epigrafica, e in questo tempo continua a professare la parola del Signore e a condurre una vita di penitenza. In seguito si ritira sul Monte Titano dove fonda una piccola comunità di cristiani. Di questo periodo trascorso sul Monte Titano da Marino si raccontano grandi prodigi, come la guarigione di una peccatrice dalmata posseduta dal demonio (infastidito dalla santità di Marino), che cercava di circuirlo affermando di esserne la legittima moglie o l’addomesticamento di un orso.
Il momento più importante però è stato l’incontro con Verissimo figlio della nobile donna e vedova Felicissima (o Felicità), proprietaria del terreno su cui sorgeva il Monte. Verissimo contesta la residenza di Marino nelle sue terre, e quest’ultimo, presagendo le minacciose intenzioni del ragazzo, prega la Provvidenza perchè lo aiuti. E proprio in quell’istante Verissimo cade a terra paralizzato a braccia e gambe. La madre disperata si precipita dal Santo per chiedergli perdono e offrirgli tutto quanto desideri. Il Santo risponde che per se non desiderava nulla, quanto piuttosto la loro conversione e battesimo oltre ad un terreno dove trovare il giusto riposo. Felicissima acconsente e come ringraziamento offre in dono il Monte Titano a Marino e alla sua discendenza: Verissimo guarisce e tutta la famiglia si converte al cristianesimo (ben 53 persone!). Marino, ordinato anche diacono dal vescovo di Rimini, continua la sua vita di preghiera e ritiro e, il 3 settembre di un anno sconosciuto (forse il 366), muore. Tale giorno viene solennemente ricordato nella Repubblica.
Da visitare  Il museo delle cere che  raccoglie in 40 scene storiche e 100 personaggi in ambienti e costumi e d’epoca la storia di San Marino e della Romagna e qualche evento storico molto importante. Tra i personaggi rappresentati Napoleone, Abraham Lincoln, Garibaldi, il Passator Cortese, personaggio della storia della Romagna, San Marino e San Leo e una parte del museo è dedicata al melodramma e agli strumenti di tortura. Doveroso dire che le cere nn sn bellissime …ma comunque la sosta vale comunque…se nn altro x soddisfare la curiosità…. Molto particolare e interessante anche se raccapriciante  Il Museo della tortura di San Marino dedicato a questo tema raccoglie più di cento congegni inventati dall’uomo per procurare dolore fisico e persino la morte, risalenti al XVI° e XVII° secolo, o ricostruzioni dell’800 e del 900. Torniamo a casa un pò sconquassati dal dolore x il terremoto e il vedere tante colonne infinite di mezzi di soccorso di qualunche tipo…nn ci ha reso davvero il viaggio spensierato… x di + che nn lo eravamo già dalla partenza…..comunque resta sempre in me la convinzione che scoprire angoli nuovi è sempre un arrichimento ..spero che il prossimo viaggetto possa essere nn gravato da pensieri infelici—
 
 

vespasiano …colpisce ancora


è di alcuni giorni fa la notizia che da febbraio a venezia aumenterà il costo dei bagni pubblici…si dovrà  pagare 3 euro al giorno per utilizzare i bagni pubblici del capoluogo. Meno esoso l’abbonamento per chi prenoterà online: 2 euro. Naturalmente, per i residenti sono previste tariffe più basse: 0,25 centesimi se sono possessori della “Wc card abbonamento”, che costa 3 euro, mentre gli ultrasessantenni la pipì la potranno fare gratis purché però in possesso della “Wc card” gratuita di validità quadriennale al costo di 3 euro.

Certo, che è una notiza che crea malcontento soprattutto tra i turisti e in questo periodo particolare dell’anno..con l’afflusso previsto per il carnevale…
ma onestamente, penso che  sia civile che le citta’ possano offrire questi servizi, noi qui a genova "la superba" non sappiamo nemmeno cosa siano.. con il risultato che nei vicoli non sono pochi gli uomini che la fanno negli angoli delle case. Non dimentichiamoci prima sempre di lamentarci e di borbottare che anche le donne e  i disabili hanno necessità fisiologiche  quindi  questo servizio risulta utile ed efficace , pensiamo  inoltre, che al comune non costerà proprio poco la manutenzione ma sicuramente  la città ne traerà  vantaggio d’immagine per il turismo. Non "mugugnamo" sempre…quasi per abitudine…