Decalogo social per cristiani 2.0


01

1 Facebook è come l’oratorio. Ci passano tutti e ci trovi tutti gli amici.
2 Foursquare è come la Messa. Non basta vederla in televisione: bisogna fare check-in.
3 I blog sono come il catechismo. Servono per approfondire.
4 Twitter è come la benedizione delle case. Rapidissima, ma raggiunge anche i più lontani.
5 Google è come la Bibbia. Ci trovi tutto quello che cerchi. 
6 Google Plus è come certe lezioni di teologia. Incomprensibili. 
7 Pinterest è come i quadri dei santi. Sono lì e ti guardano.
8 Le pagine ufficiali sono come la gerarchia. Un po’ inamidata (almeno fino a Francesco).
9 La rete è come il Creatore. Senza di lei/Lui non esistiamo.

10 Questo decalogo è farina del mio sacco. Potete commentarlo o anche contestarlo, ma se volete copiarlo, citate almeno la fonte.

@donambro (don Ambrogio Cortesi)

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Giornata del ringraziamento


 

e Prima Giornata Mondiale dei poveri

In tutta l’Italia  domani -domenica  si celebra la giornata del ringraziamento: è un momento di preghiera e di lode a Dio «per tutti i benefici ricevuti».

È una festa che viene da lontano ed ha le sue origini in
Italia nel lontano 1951 per iniziativa della Coldiretti. Da
allora puntualmente viene celebrata la 2^ domenica di
novembre e a livello locale viene riproposta nel periodo
che va dalla festa di San Martino (11 novembre) alla
festa di Sant’Antonio Abate (17 gennaio). Nel 1973, con il
documento “La Chiesa e il mondo rurale italiano”, i
vescovi italiani hanno assunto questa giornata come
occasione opportuna di riflessione ed evangelizzazione
dell’intera chiesa locale. Si legge nel documento sopra
citato: «Si curi la Giornata del Ringraziamento in modo
da renderla significativa per l’intera Chiesa particolare, oltre che
occasione propizia per l’evangelizzazione del mondo rurale». La Chiesa
italiana coordina e programma questa giornata in collaborazione con
le associazioni di ispirazione cristiana che operano nel mondo rurale:
Acli Terra, Coldiretti, Fai Cisl , Feder.Agri­Mcl, Ugc Cisl.

foto di http://arteflorealeperlaliturgia.blogspot.it/

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Per entrare in paradiso


Un uomo andò in paradiso. Appena giunto alla porta coperta di perle incontrò S. Pietro che gli disse: “Ci vogliono 1.000 punti per essere ammessi. Le buone opere da te compiute determineranno i tuoi punti”.
L’uomo rispose: “A parte le poche volte in cui ero ammalato, ho ascoltato la Messa ed ho cantato nel coro”.
“Quello fa 50 punti”, disse San Pietro.
“Ho sempre messo una bella sommetta nel piatto dell’elemosina che il sacrestano metteva davanti a me durante la Messa”.
“Quello vale 25 punti”, disse San Pietro.
Il pover’uomo, vedendo che aveva solo 75 punti, cominciò a disperarsi.
“La domenica ho fatto scuola di Catechismo – disse – e mi pare che sia una bella opera per Iddio”.
“Sì – disse san Pietro – e quello fa altri 25 punti”.
L’uomo ammutolì, poi aggiunse: “Se andiamo avanti così, sarà solo la Grazia di Dio che mi darà accesso al paradiso”.
San Pietro sorrise: “Quello fa 900 punti. Entra pure”.

Smettiamola di voler accumulare i cosiddetti “punti Paradiso”: se siamo salvi, è prima di tutto per Grazia di Dio! La stessa Grazia, ci ispiri stupore per un amore così grande, e desideri buoni, di vera conversione, di autentica carità, per puro amore di Dio, non per aspettarci un contraccambio nell’aldilà

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Il miracolo più documentato della storia della Chiesa


Miguel Juan l’uomo a cui è ricresciuta la gamba. Scopriamo come?

Michele Gabriele e Raffaele


domani si commemorano i santi arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
La Bibbia li ricorda con specifiche missioni:
Michele avversario di Satana, Gabriele annunciatore e Raffaele soccorritore.
Prima della riforma del 1969 si ricordava in questo giorno solamente san Michele arcangelo
in memoria della consacrazione del celebre santuario sul monte Gargano a lui dedicato.
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gratiarum cartusia GRA CAR // Beatrice I d’Este


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GRA CAR

LA CERTOSA DELLE GRAZIE è meglio conosciuta come la certosa di Pavia, fu fondata nel 1396 da Galeazzo Visconti per servire da mausoleo alla sua famiglia, ora è anche casa di una piccola comunità di sei  monaci cistercensi.

oggi l’edificio è di proprietà del demanio, x questo è assolutamente vietato fotografare all’interno. la facciata è un’opera di straordinaria bellezza, riccamente elaborata con statue di santi nelle nicchie, fogliame e ghirlande, c’è rappresentata in basso la vita di cristo.

l’interno è in stile gotico ma la parte del coro è stata rifatta nel rinascimento. le volte del soffitto sono di di un blu intenso  con le stelle dorate. nel refettorio si ritrovano i monaci una volta alla settimana di domenica x mangiare assieme, negli altri giorni i pasti vengono consumati nelle rispettive celle. nel chiostro grande (dove una volta c’era anche il cimitero-spostato in seguito a dei lavori e poi non + ristabilito nel posto originale) si profilano i tetti e i camini di 24 celle dove abitavano i certosini fino al 1968; l’interno di queste abitazioni è sorprendente x la massima sobrietà, si entra in una salettina dove c’era il focolare e il bagno arredata con un un tavolo fuori c’è  un piccolo giardino dove i monaci potevano godere nel vedere la natura crescere e fiorire sotto le loro mani, il cibo veniva offerto loro attraverso una ruota, in modo che i due confratelli non si potessero incontrare e chiacchierare. I pasti erano due d’estate e uno d’inverno, la giornata doveva trascorrere in clausura tra preghiere e lavori, adatti a soddisfare ogni bisogno del convento, poiché si dovevano mantenere con il lavoro delle loro mani. avevano solo mezza giornata all’anno a disposizione per poter dedicare ai famigliari, e anche quando uscivano x una passeggiata in preghiera solo se uno dei due monaci era anziano ed aveva bisogno di essere accompagnato uscivano  in due… altrimenti si era sempre soli. In una parte del transetto della basilica c’è il cenotafio di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este in misure reali.

fede


Fede è: cercare colui che non conosci;
conoscere colui che non vedi;
vedere colui che non tocchi;
amare colui che già ti ha cercato,
ti ha conosciuto, ti ha visto,
ti ha toccato, ti ha amato.

E’ fidarsi di chi si è già fidato di te

IL GIOVANE MONACO E LA PICCOLA CIVETTA


dal web
C’era una volta in una comunità di monaci un giovane allievo desideroso di progredire rapidamente sulla via della santità. Durante la giornata andava con gli altri monaci al lavoro e, nei momenti di pausa, ne approfittava per far visita alla vecchia chiesina del villaggio. Un giorno, mentre si stava avvicinando al luogo sacro per pregare, il giovane monaco notò in una spaccatura della roccia, vicino alla chiesa, una piccola civetta che sembrava incurante della sua presenza. Il giovane, incuriosito, si avvicino’ e si accorse che la civetta era cieca. “Come farà a procurarsi da mangiare questa povera bestiola?”, pensò, e si allontanò di qualche passo rimanendo in osservazione. Non trascorse molto tempo che un batter d’ali lo mise all’erta; ed ecco avvicinarsi veloce un falco che, con un pezzo di carne in bocca, si posò vicino alla civetta, lacero’ il cibo in tanti pezzetti, li diede alla civetta e volo’ via. Il giovane monaco, superato il primo momento di stupore, cominciò a riflettere: “Dunque il Signore si preoccupa anche di una piccola civetta cieca, e non le fa mancare il necessario per vivere….Ma allora vale la pena lavorare duramente l’intera giornata quando sappiamo che il Signore pensa a tutto e dispensa a tutti con infinita generosità?…Perché stare tanto in affanno per noi stessi?….Se il Signore provvede così ad un piccolo uccello insignificante, quanto più dovrà preoccuparsi di un uomo come me!….Quanto ho potuto osservare è sicuramente un segno dal Cielo”. E così, tra una riflessione e l’altra, il giovane decise di abbandonarsi alla generosità di Dio chiedendo l’elemosina alla porta della chiesa. Ma le cose non andarono come egli aveva immaginato: infatti le offerte nessuno le portava, lo stomaco reclamava, il Cielo sembrava indifferente ed egli non riusciva a capirne il perché. Quando i morsi della fame si fecero insostenibili il giovane tornò al monastero, dove fu accolto dal suo maestro, al quale raccontò ogni cosa. Allora il maestro scosse la testa e, sorridendo, gli disse: “Figliolo, quello che hai visto è sicuramente un segno dal Cielo. Ma il Signore, con quanto accaduto, non voleva spronarti a seguire l’esempio della civetta, che tra l’altro non aveva scelta, ma piuttosto quello del falco, che ha aiutato un suo simile colpito da tanta sventura. È il falco che dovevi imitare e non la civetta!”
Da una leggenda nordafricana

Stimmate di San Francesco


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Il 17 settembre del 1224, si  recarono al Monte la Verna, Francesco e Frate Leone, per pregare. Francesco  all’età di 42 anni, quella sera si mise  un po’ distante da Frate Leone , per pregare Gesù Cristo. Frate Leone vide  una luce che arrivava dal cielo, era un Angelo Serafino, ( che significa: inviato, messaggero). Il Serafino scese lentamente verso Francesco che stava pregando, F.Leone poté vedere che portava le stimmate di Cristo, le quali furono impresse a Francesco: sulle mani, sul costato e nei piedi. Francesco adesso poteva realmente provare il dolore fisico di Cristo.

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Giorno della festa solenne della Madonna di Polsi


Sulla Madonna di Polsi si raccontano molte leggende. Una di queste vuole che nel IX secolo alcuni monaci bizantini, in fuga dalla vicina Sicilia a causa delle incursioni saracene, si spinsero nel cuore dell’Aspromonte, ai piedi di Montalto, dove fondarono una piccola colonia ed una chiesa. A causa dell’estremo disagio procurato dalla lontananza con i più vicini villaggi, il sito fu però poi abbandonato
Un’altra leggenda, diffusissima, racconta che nell’XI secolo un pastore di nome Italiano, oriundo della cittadina di Santa Cristina d’Aspromonte, intento a cercare un toro smarrito in località Nardello, scorse l’animale che dissotterrava una croce di ferro; gli apparve quindi la Beata Vergine col Bambino che disse: Voglio che si erga una chiesa per diffondere le mie grazie sopra tutti i devoti che qui verranno a visitarmi.
Tutt’oggi all’interno del santuario vengono conservate la statua della Madonna della Montagna di Polsi, scultura in tufo di notevole bellezza e lucentezza, la Santa Croce e vari cimeli tra i quali la bara del principino di Roccella.

Uno dei più importanti Priori del Santuario fu Enrico Macrì che governò alla fine del 1800 per 33 anni. In quegli anni la chiesa del santuario venne restaurata ed arricchita.

La Madonna della Montagna di Polsi si venera anche a Capistrano (VV) la seconda settimana del mese di agosto.

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http://www.locride.altervista.org/polsi.htm

San Rocco: buon onomastico!!!


Patrono di viaggiatori e pellegrini.
Protettore di guaritori, cavatori di pietra, lastricatori, pellegrini, viaggiatori, piastrellisti.
Viene invocato da chi soffre di colera, malattie contagiose, malattie veneree, peste.
Viene inoltre invocato a protezione di bestiame, contro le catastrofi naturali, contro le malattie del bestiame e dei vigneti.
il Santo è nato a Montpellier fra il 1345 e il 1350 ed è morto a Voghera fra il 1376 ed il 1379 molto giovane a non più di trentadue anni di età. Secondo tutte le biografie i genitori Jean e Libère De La Croix erano una coppia di esemplari virtù cristiane, ricchi e benestanti ma dediti ad opere di carità. Rattristati dalla mancanza di un figlio rivolsero continue preghiere alla Vergine Maria dell’antica Chiesa di Notre-Dame des Tables fino ad ottenere la grazia richiesta. Secondo la pia devozione il neonato, a cui fu dato il nome di Rocco (da Rog o Rotch), nacque con una croce vermiglia impressa sul petto. Intorno ai vent’anni di età perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz’ordine francescano e, indossato l’abito del pellegrino, fece voto di recarsi a Roma a pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Bastone, mantello, cappello, borraccia e conchiglia sono i suoi ornamenti; la preghiera e la carità la sua forza; Gesù Cristo il suo gaudio e la sua santità. Non è possibile ricostruire il percorso prescelto per arrivare dalla Francia nel nostro Paese: forse attraverso le Alpi per poi dirigersi verso l’Emilia e l’Umbria, o lungo la Costa Azzurra per scendere dalla Liguria il litorale tirrenico. Certo è che nel luglio 1367 era ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo, dove ignorando i consigli della gente in fuga per la peste, il nostro Santo chiese di prestare servizio nel locale ospedale mettendosi al servizio di tutti. Tracciando il segno di croce sui malati, invocando la Trinità di Dio per la guarigione degli appestati, San Rocco diventò lo strumento di Dio per operare miracolose guarigioni. Ad Acquapendente San Rocco si fermò per circa tre mesi fino al diradarsi dell’epidemia, per poi dirigersi verso l’Emilia Romagna dove il morbo infuriava con maggiore violenza, al fine di poter prestare il proprio soccorso alle sventurate vittime della peste.
L’arrivo a Roma è databile fra il 1367 e l’inizio del 1368, quando Papa Urbano V è da poco ritornato da Avignone. E’ del tutto probabile che il nostro Santo si sia recato all’ospedale del Santo Spirito, ed è qui che sarebbe avvenuto il più famoso miracolo di San Rocco: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno di Croce. Fu proprio questo cardinale a presentare San Rocco al pontefice: l’incontro con il Papa fu il momento culminante del soggiorno romano di San Rocco. La partenza da Roma avvenne tra il 1370 ed il 1371. Varie tradizioni segnalano la presenza del Santo a Rimini, Forlì, Cesena, Parma, Bologna. Certo è che nel luglio 1371 è a Piacenza presso l’ospedale di Nostra Signora di Betlemme. Qui proseguì la sua opera di conforto e di assistenza ai malati, finché scoprì di essere stato colpito dalla peste. Di sua iniziativa o forse scacciato dalla gente si allontana dalla città e si rifugia in un bosco vicino Sarmato, in una capanna vicino al fiume Trebbia. Qui un cane lo trova e lo salva dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane, finché il suo ricco padrone seguendolo scopre il rifugio del Santo. Il Dio potente e misericordioso non permette che il giovane pellegrino morisse di peste perché doveva curare e lenire le sofferenze del suo popolo. Intanto in tutti i posti dove Rocco era passato e aveva guarito col segno di croce, il suo nome diventava famoso. Tutti raccontano del giovane pellegrino che porta la carità di Cristo e la potenza miracolosa di Dio. Dopo la guarigione San Rocco riprende il viaggio per tornare in patria. Le antiche ipotesi che riguardano gli ultimi anni della vita del Santo non sono verificabili. La leggenda ritiene che San Rocco sia morto a Montpellier, dove era ritornato o ad Angera sul Lago Maggiore. E’ invece certo che si sia trovato, sulla via del ritorno a casa, implicato nelle complicate vicende politiche del tempo: San Rocco è arrestato come persona sospetta e condotto a Voghera davanti al governatore. Interrogato, per adempiere il voto non volle rivelare il suo nome dicendo solo di essere “un umile servitore di Gesù Cristo”. Gettato in prigione, vi trascorse cinque anni, vivendo questa nuova dura prova come un “purgatorio” per l’espiazione dei peccati. Quando la morte era ormai vicina, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; si verificarono allora alcuni eventi prodigiosi, che indussero i presenti ad avvisare il Governatore. Le voci si sparsero in fretta, ma quando la porta della cella venne riaperta, San Rocco era già morto: era il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 ed il 1379.
Prima di spirare, il Santo aveva ottenuto da Dio il dono di diventare l’intercessore di tutti i malati di peste che avessero invocato il suo nome, nome che venne scoperto dall’anziana madre del Governatore o dalla sua nutrice, che dal particolare della croce vermiglia sul petto, riconobbe in lui il Rocco di Montpellier. San Rocco fu sepolto con tutti gli onori.
Sulla sua tomba a Voghera cominciò subito a fiorire il culto al giovane Rocco, pellegrino di Montpellier, amico degli ultimi, degli appestati e dei poveri.
Dal 1999 è attiva presso la Chiesa di San Rocco in Roma, dove per volontà di Papa Clemente VIII dal 1575 è custodita una Insigne Reliquia del Braccio destro di San Rocco.
dal web

Santa Chiara


Seconda figlia di Damiano e di Giacoma, Chiara nacque a Montefalco, in provincia di Perugia, nel 1268. Presa d’amor divino, fin dall’età di quattro anni mostrò una così forte inclinazione all’esercizio della preghiera da trascorrere intere ore immersa nell’orazione, ritirata nei luoghi più riposti della casa paterna. Sin da allora ella ebbe anche una profonda devozione per la Passione di Nostro Signore  a cui si abbandonava volentieri infliggendo al corpo innocente le più dure macerazioni con dolorosi cilizi, tanto che sembrava quasi incredibile che una bimba di sei anni potesse avere non già il pensiero, ma la forza di sopportarne il tormento.
Consacratasi interamente a Dio, Chiara volle seguire l’esempio della sorella Giovanna, chiedendo di entrare nel locale reclusorio, dove fu accolta nel 1275.
Alla morte della sorella (22 novembre 1291), C. fu chiamata immediatamente a succederle nella carica, contro la sua volontà e nonostante la giovane età. Ebbe da Dio singolari grazie mistiche, come visioni ed estasi, e doni soprannaturali che profuse dentro e fuori il monastero, venendo,- inoltre, favorita dal Signore col dono della scienza infusa, per cui poté offrire dotte soluzioni alle più ardue questioni propostele da teologi, filosofi e letterati.
Una tradizione leggendaria, fondata su una accesa pietà e su una ingenua nozione dell’anatomia, riferisce che nel cuore di Chiara, di eccezionali dimensioni, si credette di scorgere i simboli della Passione: il Crocifisso, il flagello, la colonna, la corona di spine, i tre chiodi e la lancia, la canna con la spugna. Inoltre nella cistifellea della santa si sarebbero riconosciuti tre globi di uguali dimensioni, peso e colore, disposti in forma di triangolo, come un simbolo della S.ma Trinità.

Prendete il tempo


 

Prendete il tempo di giocare,
è il segreto dell’eterna giovinezza

Prendete il tempo di leggere,
è la sorgente del sapere.

Prendete il tempo di amare e di essere amati,
è una grazia di Dio

Prendete il tempo di farvi degli amici,
è la via dei fortunati,

Prendete il tempo di ridere,
è la musica dell’amore.

Prendete il tempo di pensare ,
è la sorgente dell’azione.

Prendete il tempo di donare,
la vita è troppo corta per essere egoisti.

Prendete il tempo di lavorare,
è il prezzo del successo.

Prendete il tempo di pregare,
è la vostra forza sulla terra.

dal web

indulgenza della porziuncola


In questa umile chiesa, già appartenuta ai monaci benedettini di Subasio e restaurata dallo stesso Poverello, fu fondato l’Ordine dei Frati Minori (nel 1209). Qui, nella notte tra il 27 e 28 marzo 1211, Chiara di Favarone di Offreduccio ricevette dal Santo l’abito religioso, dando origine all’ordine della Clarisse. Nella Porziuncola, nell’anno 1221, si riunì il famoso “Capitolo delle stuoie”, al quale presero parte ben cinquemila frati, provenienti da ogni parte d’Europa, per pregare, ragionare della salute dell’anima e per discutere la nuova Regola francescana. Sempre qui Francesco piamente spirò, steso sulla nuda terra, al tramonto del 3 ottobre 1226.
Ancora in tale santo luogo, il Santo d’Assisi ebbe la divina ispirazione di chiedere al papa l’indulgenza che fu poi detta, appunto, della Porziuncola o Grande Perdono, la cui festa si celebra il 2 agosto.
S. Francesco, in una imprecisata notte del luglio 1216, mentre se ne stava in ginocchio innanzi al piccolo altare della Porziuncola, immerso in preghiera, vide all’improvviso uno sfolgorante chiarore rischiarare le pareti dell’umile chiesa. Seduti in trono, circondati da uno stuolo di angeli, apparvero, in una luce sfavillante, Gesù e Maria. Il Redentore chiese al suo Servo quale grazia desiderasse per il bene degli uomini.
S. Francesco umilmente rispose: “Poiché è un misero peccatore che Ti parla, o Dio misericordioso, egli Ti domanda pietà per i suoi fratelli peccatori; e tutti coloro i quali, pentiti, varcheranno le soglie di questo luogo, abbiano da te o Signore, che vedi i loro tormenti, il perdono delle colpe commesse”. “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”. Era l’Indulgenza del Perdono.
Alle prime luci dell’alba, quindi, il Santo d’Assisi, prendendo con sé solo frate Masseo di Marignano, si diresse verso Perugia, dove allora si trovava il Papa. Sedeva sul soglio di Pietro, dopo la morte del grande Innocenzo III, papa Onorio III, uomo anziano ma molto buono e pio, che aveva dato ciò che aveva ai poveri. Il Pontefice, ascoltato il racconto della visione dalla bocca del Poverello di Assisi, chiese per quanti anni domandasse quest’indulgenza. Francesco rispose che egli chiedeva “non anni, ma anime” e che voleva “che chiunque verrà a questa chiesa confessato e contrito, sia assolto da tutti i suoi peccati, da colpa e da pena, in cielo e in terra, dal dì del battesimo infino al dì e all’ora ch’entrerà nella detta chiesa”.
Si trattava di una richiesta inusitata, visto che una tale indulgenza si era soliti concederla soltanto per coloro che prendevano la Croce per la liberazione del Santo Sepolcro, divenendo crociati.
Il papa, infatti, fece notare al Poverello che “Non è usanza della corte romana accordare un’indulgenza simile”. Francesco ribatté: “Quello che io domando, non è da parte mia, ma da parte di Colui che mi ha mandato, cioè il Signore nostro Gesù Cristo”.
Nonostante, quindi, l’opposizione della Curia, il pontefice gli accordò quanto richiedeva (”Piace a Noi che tu l’abbia”).
Sul punto di accomiatarsi, il pontefice chiese a Francesco – felice per la concessione ottenuta – dove andasse “senza un documento” che attestasse quanto ottenuto. “Santo Padre, – rispose il Santo – a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”.
L’indulgenza fu ottenuta, quindi, “vivae vocis oraculo”.
Il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla, S. Francesco, alla presenza dei vescovi dell’Umbria (Assisi, Perugia, Todi, Spoleto, Nocera, Gubbio e Foligno), con l’animo colmo di gioia, promulgò il Grande Perdono, per ogni anno, in quella data, per chi, pellegrino e pentito, avesse varcato le soglie del tempietto francescano.
Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del giorno seguente, oppure, con il consenso dell’Ordinario del luogo, nella domenica precedente o successiva (a decorrere dal mezzogiorno del sabato sino alla mezzanotte della domenica), visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale, entro i 15 gg precedenti o seguenti si devono compiere la confessione, la comunione sacramentale e una preghiera (pater o ave a scelta).–dal web info

24 giugno San Giovanni


dal web
 Tra la fine dell’XI e l’inizio del XII sec. si verificano a Genova due eventi di grande rilievo: nasce il Comune e i Genovesi partecipano trionfalmente alla prima Crociata. Genovesi, Baresi e Veneziani da tempo erano alla ricerca delle reliquie di San Nicola a Myra, in Asia minore; al ritorno dalla prima crociata, sotto la guida di Guglielmo Embriaco, i Genovesi sbarcarono in quei luoghi scoprendo di essere stati preceduti dai Baresi. Temendo un raggiro dei monaci scavarono comunque sotto l’Altare Maggiore e rinvenirono così le ceneri di San Giovanni Battista; l’arrivo delle Ceneri a Genova su tre vascelli nel 1098 fu un avvenimento memorabile per la città e viene rievocato dalla suggestiva Sfilata del Corteo Storico in occasione della Regata delle Repubbliche Marinare che si svolge ogni anno, a rotazione nelle quattro città.
Alla fine del Duecento si istituì la Confraternita intitolata a San Giovanni, con il compito di accompagnare le reliquie al Molo in caso di tempesta in mare; nel 1327 la Repubblica proclamò il Santo Patrono di Genova, affiancandolo a San Giorgio e San Lorenzo, decretando una processione da tenersi ogni anno.
Già da prima dell’XI secolo si ha notizia di come sulle piazze principali di Genova e nei paesi di tutta la Liguria si accendessero enormi falò attorno ai quali schiamazzavano i popolani; erano, queste, tradizioni sopravvissute al paganesimo, che il 24 Giugno celebrava la festa di Fors Fortuna e con i fuochi della notte del 23 voleva allontanare gli spiriti maligni e le streghe che uscivano dai loro antri per danneggiare i raccolti e uccidere bestiame e uomini. La Chiesa continuò a condannare più volte tali rituali, ma vista l’impossibilità di cancellarli, decise la via “accomodante” di trasformare i falò in fuochi sacri e rievocativi dell’elogio di Cristo per il Battista: “Egli era lume ardente e illuminante” (Giov, V, 35).
Ancora oggi l’antica tradizione prosegue e la notte della vigilia della festa di San Giovanni la città si anima con giochi di strada, falò nelle piazze e fuochi d’artificio sul mare. Il 24 Giugno, alla presenza delle massime Autorità civili e religiose, di numerose Confraternite che sfilano con preziose vesti portando i pesanti crocifissi in mezzo alla folla, esce dalla Cattedrale  la solenne e spettacolare Processione che si dirige al Porto Antico; qui il Cardinale benedice il mare con le Reliquie  del Battista al suono delle sirene delle navi.
I vangeli affermano che san Giovanni  era figlio di Zaccaria e di Elisabetta e fu generato quando i genitori erano in tarda età.   (figli di genitori anziani furono anche Isacco, figlio di Abramo ). La sua nascita fu annunciata dallo stesso arcangelo Gabriele che diede l’annuncio a Maria; quando questa andò a visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno. Per aver conosciuto direttamente Gesù, Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”. Luca lo colloca in un quadro storico ben preciso, donandoci nomi e cognomi dei protagonisti politici di quel tempo (Luca 3,1-2), riconducibile al periodo corrispondente agli anni 27 e 28 dell’era volgare, sotto l’impero  di Tiberio -Elisabetta allora era nel sesto mese; questo ha permesso agli agiografi di fissare la nascita di Giovanni tre mesi dopo il concepimento di Gesù, e sei mesi prima della sua nascita; e da Agostino sappiamo che la celebrazione della nascita di Giovanni al 24 giugno era antichissima nella chiesa cattolica africana: unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra non solo la morte   ma anche la nascita terrena.
Il Battista morì a causa della sua predicazione. Egli condannò pubblicamente la condotta di Erode Antipa, che conviveva con la cognata Erodiade; il re lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, Salomè, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista. La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Secondo la tradizione della Chiesa Cattolica,il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
il capo del Santo è ora conservato nella Chiesa di San Silvestro in Capite a Roma.Il piatto che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito a Genova, nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo, assieme alle ceneri del Santo .
È patrono dell’Ordine di Malta.
Dato il suo impegno religioso molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”

Giugno: mese del Sacro cuore di Gesù


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 http://www.santiebeati.it/dettaglio/20280

L’immagine del Sacro Cuore di Gesù ci ricorda il cuore della nostra fede, Dio ci ama con tutto il cuore e noi, quindi, dobbiamo amare lui con tutte le nostre forze. Gesù ha un cuore che ama oltre ogni misura. E tanto ci ama, che soffre quando il suo grande amore non è corrisposto.

La Chiesa dedica il mese di giugno al Sacro Cuore di Gesù, affinché noi lo amiamo, onoriamo e imitiamo soprattutto in questi 30 giorni.

Dobbiamo vivere in questo mese, mostrando a Gesù con le nostre opere che lo amiamo, che corrispondiamo al grande amore che Egli ha per noi e ci ha mostrato offrendo se stesso alla morte per noi, rimanendo nell’Eucaristia e aprendoci la via della vita eterna . Ogni giorno ci avviciniamo a Gesù o ci allontaniamo da da Lui che mai cessa di amare.

Dobbiamo vivere ricordandoci che ogni volta che agiamo: che cosa farebbe Gesù in questa situazione? cosa gli detterebbe il suo cuore? Dobbiamo agire in questo modo per un problema in famiglia, sul lavoro, nella nostra comunità, con i nostri amici, ecc. Dobbiamo quindi valutare se le opere o le azioni che stiamo per fare ci allontanano o ci avvicinano a Dio.

Sia casa che al lavoro un quadro del Sacro Cuore di Gesù ci aiuta a ricordare il suo grande amore e imitarlo in questo mese di giugno e per tutto l’anno.

Origine della devozione al Sacro Cuore di Gesù Santa Margherita Maria Alacoque era una monaca dell’Ordine della Visitazione. Aveva un grande amore per Gesù. E Gesù aveva un amore speciale per lei.

Le è apparso in diverse occasioni per dirle quanto ha amato lei e tutti gli uomini e quanto male fanno al  suo cuore gli uomini che si allontanano da lui con il peccato. Durante queste visite alla sua anima, Gesù le ha chiesto di insegnarci ad amare di più, ad avere la devozione, la preghiera e, soprattutto, di avere un buon comportamento in modo che il suo Sacro Cuore non soffrirà di più con i nostri peccati.

Le promesse del Sacro Cuore di Gesù Gesù ha promesso a S. Margherita Alacoque, che se una persona prende la comunione il primo Venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, otterrà queste grazie:

1. Vi darò tutte le grazie necessarie al vostro stato (sposato/a, celibe, vedova/o o religioso/a). 2. Io stabilirò la pace nelle loro famiglie 3. Conforto in tutte le afflizioni. 4. Sarò il loro rifugio in vita e specialmente in punto di morte. 5. Benedirò la loro attività. 6. I peccatori troveranno misericordia. 7. I tiepidi diventeranno fervorosi. 8. Il devoto salirà rapidamente a grande perfezione. 9. Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Cuore sarà esposta e venerata. 10. Vi darò la grazia di convertire i cuori più induriti. 11. Coloro che propagheranno questa devozione avranno i loro nomi scritti nel mio Cuore di non saranno mai cancellati. 12. La grazia della penitenza finale: non moriranno in disgrazia e senza ricevere i Sacramenti.

 

Ma perché tutti i giorni?


 

Ho sentito spesso la seguente riflessione: “E’ strano che la Madonna appaia tutti i giorni a Medjugorje, lei che è normalmente così discreta! Dubito che sia veramente Lei!” Ho notato che le persone che parlano così hanno in genere più di 60 anni. Non ho mai udito un giovane esprimersi così. Come si spiega? Lo capirete subito rispondendo ad un piccolo questionario che propongo alle persone che hanno questi dubbi. Le loro risposte sono spesso le stesse.

–        Quando eravate bambini, a scuola, c’erano forse più del 60% dei vostri compagni di scuola i cui genitori erano divorziati e che soffrivano di gravi ferite interiori?

–        Oh, no! C’erano al massimo uno o due bambini figli di divorziati.

–        All’età di 10 anni, vi portavano in classe dei preservativi e vi spiegavano come servirvene?

–        A 10 anni, non ne conoscevo neanche l’esistenza!

–        Quando eravate piccoli, avevate in continuazione le cuffie sulle orecchie, con accesso illimitato a qualsiasi tipo di programma violento, perverso, pornografico o satanico? Sapevate che certe musiche contengono dei messaggi subliminali che incitano alla perversione ed al suicidio…

–        Oh, no! All’epoca mia nessuno usava le cuffie.

–        Vi veniva proposta della droga all’uscita da scuola? C’erano degli spacciatori fra di voi?

–        Personalmente, non ho visto niente di simile, anche se gli spacciatori probabilmente esistevano già.

–        Nella vostra “Scuola cattolica”, vi si accompagnava per esempio a Disneyland il Venerdì Santo?

–        Impensabile! Ai miei tempi le feste cristiane venivano rispettate, ed il mio prof di religione era praticante.

–         Quando eravate adolescenti, vi hanno mai picchiato per strada senza ragione? Oppure ricattato senza che la Polizia, impaurita, intervenisse?

–        Questo esisteva, ma molto raramente

–        Ed il “Gay Pride” esisteva?

–        Oh no! Invece noi andavamo in processione con i nostri vestiti della Prima Comunione per la Festa del Corpus Domini, gettando petali di rose a Gesù Eucarestia. Ma adesso è proibito, “creerebbe problemi alla circolazione”.

–        Da ragazzi e adolescenti, parlavate fra amici delle modalità per il “suicidio assistito”? Conoscevate  i giochi di ruolo?

–        Sconosciuti!

–        Quando siete andati all’Università, quanti compagni di scuola si erano già suicidati?

–        Nessuno! Ma si sentiva parlare di rarissimi casi.

–        Quando avevate 5 anni,vi veniva proposto di cambiare sesso? Vi veniva detto che ci si poteva sposare con una persona dello stesso sesso?

–        Impensabile!

–        Da bambini, avevate la possibilità legale di far arrestare uno dei vostri genitori dichiarando che vi aveva picchiato?

–        Comincio a capire, suora…

–        Aspetta, non ho ancora finito! Quando eravate adolescenti, potevate andare in un night club? Se sì, correvate il rischio di risvegliarvi un mattino nel letto di uno sconosciuto, senza ricordarvi nulla della notte passata, dopo aver ingurgitato del LSD mischiato ad una bevanda che vi era stata generosamente offerta?

–         Scusi.. Di che si tratta?

–        E non parlo dei “Festival di Satana” e delle loro catastrofiche conseguenze sui giovani! Non ho neanche menzionato l’aborto e l’eutanasia. Ebbene, sappiatelo, i vostri nipoti fra i 4 ed i 25 anni sono oggi bombardati da questo genere di proposte che li sciupano e talvolta li distruggono. Quindi… Continuerete a rimproverare alla Madre di Dio che è anche loro Madre di apparire ogni giorno per 3 minuti per benedirli, aiutarli e pregare per loro mentre Satana, lui lavora 24 ore su 24?

–        Non ci avevo pensato… ci rifletterò….

–        Non basta riflettere

Vi supplico, proteggete i vostri ragazzi e permettete al cielo di proteggerli! Questo tempo è molto critico, siate pronti!

 

Cara Gospa,

Tu imperturbabile, appari ogni giorno da 36 anni, nonostante tutto quello che si dice di te. GRAZIE! Ti prego, continua a venire in mezzo a noi, abbiamo troppo bisogno di te! Grazie per tutto il bene che hai fatto dal 24 giugno 1981, grazie per tante vite salvate, per tante famiglie riconciliate, tante vocazioni al matrimonio cristiano o al sacerdozio, per tanti cuori che hanno potuto scoprire la pace. Grazie per tanti poveri consolati, che hanno finalmente ritrovato il gusto di vivere! La lista dei ringraziamenti sarebbe lunghissima. Carissima Gospa, mentre si avvicina la fine delle tue apparizioni, e la rivelazione dei segreti non dovrà ancora aspettare a lungo, ti prego, rafforza ancora la grazia delle tue apparizioni e degnati di perdonare la nostra colpevole indifferenza ai tuoi richiami. Ti supplichiamo, non ti stancare di stringerci al tuo Cuore materno e immacolato! Vergine di Fatima e di Medjugorje, prega ancora Tuo Figlio, che per la sua infinita misericordia ci preservi dalla corruzione, dalle calamità,  dalle guerre e soprattutto dalla morte dell’anima. A Te, sua Madre, Egli ha dato un tale Potere sul suo Cuore! Egli non resiste a nessuna delle tue suppliche. Sì, Madre amorosa, degnati di rispondere alla nostra invocazione. Ti amiamo tantissimo!

 

 

Suor Emmanuel +

Tradotto dal francese

«Lo Spirito Santo è il respiro di Dio».


Il mondo ha bisogno di uomini e donne non chiusi, ma ricolmi di Spirito Santo. La chiusura allo Spirito Santo è non soltanto mancanza di libertà, ma anche peccato. Ci sono tanti modi di chiudersi allo Spirito Santo: nell’egoismo del proprio vantaggio, nel legalismo rigido – come l’atteggiamento dei dottori della legge che Gesù chiama ipocriti –, nella mancanza di memoria per ciò che Gesù ha insegnato, nel vivere la vita cristiana non come servizio ma come interesse personale, e così via. Invece, il mondo ha bisogno del coraggio, della speranza, della fede e della perseveranza dei discepoli di Cristo. Il mondo ha bisogno dei frutti, dei doni dello Spirito Santo, come elenca san Paolo: «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Il dono dello Spirito Santo è stato elargito in abbondanza alla Chiesa e a ciascuno di noi, perché possiamo vivere con fede genuina e carità operosa, perché possiamo diffondere i semi della riconciliazione e della pace. Rafforzati dallo Spirito – che guida, ci guida alla verità, che rinnova noi e tutta la terra, e che ci dona i frutti – rafforzati nello Spirito e da questi molteplici doni, diventiamo capaci di lottare senza compromessi contro il peccato, di lottare senza compromessi contro la corruzione, che si allarga sempre più nel mondo di giorno in giorno, e di dedicarci con paziente perseveranza alle opere della giustizia e della pace.

 

Papa Francesco

Invocazione allo Spirito Santo

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa, dona gioia eterna.

Papa Giovanni XXIII


dalla rete

Papa Giovanni XXIII: Per le cronache storiche è il Papa buono, che rivolgendosi ai fedeli in Piazza San Pietro disse: «Date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa!”»

Nato a Sotto il Monte, piccolo borgo del bergamasco, e morto nella Città del Vaticano il 3giugno nel 1963, Angelo Giuseppe Roncalli venne eletto al soglio pontificio nel 1958, portando una ventata di evangelizzazione nella Chiesa Cattolica. 

Nel 2000 fu beatificato da papa Giovanni Paolo II. Entrambi sono stati proclamati “santi” il 27 aprile 2014.

Fu Papa dal 1958 al 1963-

Christus triumphans ed il Christus Patiens.


Altra piccola riflessione religiosa:
osservando il Cristo in croce
avete mai notato da che parte è rivolta la testa?

a volte è rappresentata a sinistra, altre a destra.

forse dipende dal committente, da cosa voleva indurci a pensare mentre raccolti in preghiera posiamo il nostro sguardo su questa raffigurazione cosi dolorosa di Gesù-

in seguito ad una mia piccola statistica ho notato che nella maggior parte la testa è reclinata verso destra…
e sapete perchè?
perchè alla destra di Gesù era crocifisso Dimas- il buon ladrone
e Gesù rivolgendosi a lui gli disse:

«Oggi con me sarai nel paradiso».

esistono quindi altri due modi di rappresentare il crocifisso:

CristoCrucificado jesus03

Nel Christus triumphans il Cristo crocifisso, è in posizione frontale con la testa eretta e gli occhi aperti, vivo sulla croce è ritratto come trionfatore sulla morte

Mentre nelle rappresentazioni iconografiche del Cristo Sofferente (Patiens) – Egli è con il capo reclinato sulla spalla, gli occhi chiusi, e il corpo inarcato dal dolore

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San Mattia 14 maggio


Mattia, abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda, il traditore, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d’Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda. Una cosa è certa, perché affermata da S. Pietro (Atti, 1,21), che Mattia fu uno di quegli uomini che accompagnarono gli apostoli per tutti il tempo che Gesù Cristo visse con loro, a cominciare dal battesimo nel fiume Giordano fino all’Ascensione al cielo. Non è improbabile che facesse parte dei 72 discepoli designati dal Signore e da lui mandati, come agnelli fra i lupi, a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dov’egli stava per andare. S. Mattia conosceva certamente Giuda, nativo di Kariot, quello che nella lista dei Dodici è sempre messo all’ultimo posto e designato con l’espressione “colui che tradì il Signore”. Durante le peregrinazioni apostoliche, Gesù e i discepoli ricevevano doni e offerte dalle folle entusiaste e riconoscenti per i malati che guarivano. S’impose perciò la necessità di affidare a qualcuno di loro l’incombenza di economo. Fu scelto Giuda, ma ci dice San Giovanni che non fu onesto nel suo ufficio.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù fu invitato a Betania, con gli apostoli e l’amico Lazzaro risuscitato dai morti, ad un banchetto in casa di Simone, il lebbroso. Mentre Marta serviva, Maria, sua sorella, prese una libbra d’unguento di nardo genuino, di molto valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli.
Allora Giuda Iscariota protestò: “Perché quest’unguento non è stato venduto per più di 300 denari e non è stato dato ai poveri?”. Ma, commenta ironicamente S. Giovanni l’evangelista, “disse questo non perché si preoccupasse dei poveri, ma perché era ladro, e avendo la borsa portava via quello che vi si metteva” (Giov 12,1-11). Aveva paura di morire di fame? Temeva forse, avaro com’era, una vecchiaia triste e solitaria? Quando seppe che i capi del Sinedrio cercavano il modo di catturare Gesù per condannarlo a morte, ingordo di denaro, andò dai sommi sacerdoti e promise loro di tradirlo per trenta monete d’argento, il compenso fissato dalla legge per l’uccisione accidentale di uno schiavo (Es. 21,32).
Durante l’ultima cena, Gesù fece più volte allusione al suo traditore, anzi lo designò apertamente (Mt 26,25), Dopo la cena, quando il Signore si ritirò a pregare al di là del torrente Cedron, il perfido Giuda giunse a capo di sgherri armati di spade e bastoni e, secondo il segnale loro dato, glielo consegnò nelle mani baciandolo. Il rimorso però non tardò ad attanagliargli l’animo. L’apostolo, infedele alla sua missione, quando seppe che il sinedrio aveva condannato il suo Maestro, che lo aveva sempre trattato con bontà anche nell’ora buia del tradimento, riportò i trenta denari, che gli scottavano in mano, ai sommi sacerdoti e agli anziani, gemendo; “Ho peccato, tradendo sangue innocente!”. Ed egli, gettati i denari d’argento nel tempio, fuggì e, in preda alla disperazione alla quale non seppe reagire, andò ad impiccarsi (Mt 27,3-5).
Gesù nell’ultima cena, dopo lo smascheramento di chi lo tradiva, aveva esclamato: “Guai a quell’uomo per opera del quale il Figlio dell’uomo è tradito: era meglio per lui che non fosse mai nato!” (Mt 26,24). Dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme, nel cenacolo. Di comune accordo essi erano perseveranti nell’orazione con alcune donne, con Maria, la Madre di Gesù, e con i cugini di lui. Mentre attendevano “la promessa del Padre”, cioè lo Spirito Santo, Pietro, alzatesi in mezzo ai fratelli (c’era una folla di circa 120 persone), prese a dire: “Era necessario che si adempisse la Scrittura che lo Spirito Santo, per bocca di David, aveva predetto nei riguardi di Giuda, il quale si fece guida a coloro che catturarono Gesù; poiché egli era annoverato tra noi ed ebbe la sorte di partecipare a questo ministero. Costui, inoltre, con la mercede del suo delitto, acquistò un campo; caduto a capofitto, gli scoppiò il ventre e si sparsero tutte le sue viscere. Il fatto divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto che quel campo, nel loro idioma, fu chiamato Aceldama, cioè campo del sangue. Infatti nel libro dei Salmi sta scritto: “Divenga deserta la sua dimora, e non vi sia chi l’abiti!”. E ancora: “Prenda un altro il suo ufficio”. E’ dunque necessario che uno degli uomini che ci furono compagni per tutto il tempo che il Signore Gesù trascorse tra noi, a partire dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui fu assunto di mezzo a noi, divenga, insieme con noi, testimone della sua risurrezione” (Atti 1, 16-22).
Ne presentarono due: Giuseppe, di cognome Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: “O Signore, tu che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per assumere l’ufficio di questo ministero e di questo apostolato, dal quale Giuda perfidamente si partì per andarsene al proprio luogo”. Poi tirarono la sorte, e la sorte cadde su Mattia, e venne annoverato con gli undici apostoli.
Quando giunse il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nello stesso luogo. A un tratto, ci fu dal ciclo un fragore, come di vento impetuoso, e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro delle lingue che sembravano come di fuoco, dividersi e posarsi sopra ciascuno di loro. Tutti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo il modo in cui lo Spirito concedeva loro di esprimersi. Ora in Gerusalemme dimoravano pii Giudei di ogni nazione che è sotto il cielo. Udito quel fragore, si radunò una gran folla che rimase sbalordita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua” (Atti c. 1).
Allora Pietro, insieme con gli undici, si fece avanti, alzò la voce e spiegò che quell’evento era stato predetto dal profeta Gioele e che Gesù, risuscitato dai morti, era stato costituito da Dio “Signore e Messia”. Molti presenti, sentendosi il cuore compunto, chiesero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che cosa dobbiamo fare?”. E Pietro disse loro; “Convertitevi e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”.
Quelli dunque che accettarono la sua esortazione si fecero battezzare, e, in quel luogo, circa tremila persone si associarono alla Chiesa. Ed erano sempre assidui alle istruzioni degli apostoli, alle riunioni comuni, allo spezzamento del pane e alle orazioni. Il timore si era impadronito di ogni anima, poiché per mezzo degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi. E tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano fra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno. E frequentavano insieme e assiduamente il tempio ogni giorno; spezzavano il pane di casa in casa; mangiavano insieme con giocondità e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore, poi, associava alla Chiesa quelli che di giorno in giorno venivano salvati. (Ivi, c. 2).
La moltitudine dei credenti era di un sol cuore e di un’anima sola. Infatti tra loro non c’era alcun indigente, poiché tutti i padroni di campi o di case, man mano che li vendevano, portavano il ricavato delle cose vendute e lo mettevano a disposizione degli apostoli: poi veniva distribuito a ciascuno secondo la necessità che uno ne aveva.
E gli apostoli, frattanto, con grande energia rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e, verso tutti loro, c’era una gran simpatia. Sicché la moltitudine di uomini e donne credenti nel Signore andava aumentando sempre più. 
Si mosse allora il sommo sacerdote con tutti i suoi seguaci. Al colmo della gelosia afferrarono gli apostoli e li misero nella prigione popolare. Un angelo li mette in libertà- Essi li fanno arrestare dal prefetto del tempio, dove stanno imperterriti a istruire il popolo, intimano loro, dopo averli fatti fustigare, di non parlare affatto nel nome di Gesù. Essi se ne vanno via dal sinedrio giulivi per essere stati ritenuti degni di subire oltraggi a causa di quel nome. E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuano a insegnare e ad annunziare senza posa la buona novella del Messia Gesù, fino a tanto che il martirio di S. Stefano prima, e l’imprigionamento di S. Pietro poi, li costringe provvidenzialmente a disperdersi per il mondo allora conosciuto per fare discepole del Martire del Golgota tutte le nazioni.
Le notizie posteriori riguardanti S. Mattia sono contraddittorie. Tutte però concordano nel dirlo martire. Le sue reliquie, vere o presunte, sono venerate a Roma nella basilica di S. Maria Maggiore.

La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda-

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 Autore: Guido Pettinati

buon onomastico a chi porta questo nome :-*

La lancia di Longino


Siamo alla storia di Longino l’isaurico, il centurione che trafisse Gesù con la sua lancia e che si convertì dopo la crocifissione. Pare che abbia anche raccolto anche il sangue di Cristo ai piedi della croce e l’abbia portato con sé a casa, a Mantova.  ( ma non era turco ? ) Longino fu ucciso dopo tre anni dalla morte di Gesù: il sangue da lui raccolto è ancora conservato nella basilica di Mantova dove viene esposto il venerdì santo. Vangeli apocrifi, leggende, storia si mescolano nella storia di Longino, della sua lancia e del sangue di Gesù. Comunque, per custodire le ampolle con il sangue ci sono 12 chiavi, divise tra diverse personalità della città.  La  lancia: la si ritrova in Austria. Hitler, che sembra ne fosse ossessionato, la portò a Norimberga dove viene recuperata dagli americani poco prima che Hitler si suicidasse a Berlino. Il generale Pattern fu tentato dal tenersela, poi la riportò a Vienna, dove è ancora esposta. Basta andare all’Hofburg Museum di Vienna per vederla.

qui il video :

http://www.video.mediaset.it/video/mistero/puntate/379594/longino-discepolo-cristiano.html

Perché Maggio è il mese della Madonna?


La storia del mese mariano comincia nel Medioevo con il tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura in fiore.

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Evocando la Madonna, la creatura più alta, si potevano unire i temi della natura e della Santa Vergine. Anche il beato Enrico Susso di Costanza (secolo XIV) componeva saluti con i quali dedicava la primavera in genere e maggio in particolare alla Vergine.

La pratica delle prime devozioni risale al secolo XVI. A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani ad ornare le statue della Madonna nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e di mortificazione.

Nasce il “fioretto di maggio”, gli altarini e le funzioni serali …

Ma vediamo più in dettaglio il perché Maggio è mese mariano.

 

Come la maggior parte delle grandi tradizioni popolari, la “marianità” del mese di maggio  non ha un “inventore” ma è piuttosto il risultato di una armoniosa fusione di tradizioni svariate.

Vediamo quali elementi si sono fusi per far sì che maggio diventasse universalmente il “mese della Madonna”!

 Maggio è il mese dell’amore.

Lo è fin dall’antichità. Non solo perché la bellezza della stagione suggerisce pensieri “romantici”,  ma anche per un motivo molto più concreto e pratico:  dopo i rigori dell’inverno (ai quali, con la diffusione del Cristianesimo si aggiunsero i rigori della Quaresima)  lo sbocciare della bella stagione (e, sempre con il diffondersi del Cristianesimo, del tempo pasquale)  diventava l’occasione per organizzare feste popolari: occasione privilegiata per gli incontri fra giovani  e quindi per il nascere di affetti e di progetti matrimoniali.

La letteratura colta e popolare poi insisté molto su questo abbinamento fra maggio e amore, contribuendo così a rafforzarlo e a radicarlo nell’immaginario collettivo.

 Maggio è anche il mese delle rose.

Per la verità adesso non lo è più, da quando l’innesto con una varietà di piccole rose orientali (sec. XIX)

ha dato alle nostre rose la caratteristica che mancava, e cioè la rifiorenza.

Adesso abbiamo rose da aprile a novembre, ma un tempo le rose erano proprie del solo mese di maggio,  il che accentuava la loro preziosità e anche la particolare bellezza di questo mese: e anche questo è un elemento che predispone il terreno alla marianità di maggio.

 Ma ecco subentrare un fatto importantissimo, e cioè la grande “svolta medievale” della devozione mariana.

La esaminiamo in tre passaggi:

 

1. Nei primi secoli del Cristianesimo la Madonna era stata oggetto di grandi riflessioni teologiche:  e fu giusto, perché la cristianità doveva avere ben chiaro il ruolo della Madonna,  il suo legame unico e irripetibile con il Salvatore, la sua reale maternità e la sua perpetua verginità.

 

2. Il Medio Evo, che pure fu epoca di grandi crudeltà,  fu anche epoca di meravigliose intuizioni e di eccezionale passione religiosa.

Fra le grandi intuizioni del Medio Evo ricordiamo (anche se questo non avveniva sempre, ovviamente…!)

la straordinaria valutazione della donna.

Pensiamo alla cavalleria, pensiamo al nostro Dolce Stil Novo: la donna era vista come creatura angelica,

come tramite fra l’uomo e Dio, come “Signora” alla quale consacrare la propria vita  in un rapporto d’amore che spesso era tutto ideale e spirituale.

Ripeto, questo non era la norma, ma era un elemento molto presente, se non nella prassi, almeno a livello di convinzione.

 

3. Per uno stupendo disegno della Provvidenza gli animi imbevuti di questa mentalità  (magari anche solo a livello superficiale) finirono per orientare verso Maria questo concetto altissimo della donna,  e così Maria divenne oggetto non più soltanto di riflessione teologica, ma di appassionato e delicato amore.

I Santi (che sono sempre i grandi profeti di ogni secolo) cominciarono a rivolgersi alla Madonna come innamorati,  fiorivano le cattedrali e le opere d’arte ispirate alla Madonna, per non parlare delle feste e del folklore…

Sì, la Madonna fu veramente la regina del Medio Evo!

Anzi, lo stesso appellativo Madonna nasce proprio in quest’epoca: Mea domina, Signora mia.

Non per niente nelle altre lingue diventerà Notre Dame, Our Lady, Nuestra Señora, Nossa Senhora…

 A questo punto fiorisce spontaneo l’abbinamento: maggio è il mese dell’amore,  Maria è la donna amata per eccellenza:  dunque Maggio è il mese di Maria!

 Dal Medio Evo in poi il fiorire progressivo di tradizioni in questo senso è stato insieme conseguenza e causa

di questa bella equivalenza. E’ vero che ci sono voluti dei secoli per arrivare alle forme di devozione odierne.

Ma le radici profonde sono qui, in questo abbinare Maria e amore.

 Ma a questo punto sta bene anche qualche data!

La prima documentazione scritta della marianità di maggio compare in una composizione del re-poeta Alfonso di Castiglia (morto nel 1284) e in uno scritto del beato Susone (morto nel 1336).

Nel secolo XIV a Parigi il primo maggio si celebrava una paraliturgia mariana.

Possiamo però supporre che nell’animo popolare la marianità di maggio fosse già ben presente:  è con il Medio Evo tra l’altro che nasce il Rosario: siccome alla donna amata si offrono ghirlande di rose,  ecco che a Maria si offrono ghirlande di Ave Maria.

Il legame del Rosario con maggio (anche se non è l’unico che caratterizza questa preghiera mariana) è evidente, se non altro nella denominazione.

 

Nel ‘500, forse per arginare il carattere pagano delle feste primaverili, i predicatori  e i pastori d’anime incoraggiarono con forza il maggio mariano: tra essi spicca San Filippo Neri.

 

Nel ‘600 fioriscono pubblicazioni specifiche sul mese di maggio, che nel ‘700 ha ormai trovato una stabile caratterizzazione  e una prassi comune fatta di preghiere, canti, pratiche devote da distribuire lungo il mese, testi di meditazione abbinati ai vari giorni.

I Mesi di Maggio si moltiplicano ovunque, nelle tipografie come nella pratica della vita quotidiana !

 

Il secolo XIX accentua la marianità di maggio e così pure la prima metà del ‘900.

Oggi, dopo alcuni decenni di doloroso oscuramente della marianità di maggio e della devozione mariana in generale, sembra di assistere a un bel rifiorire dell’amore per la Madonna, con le debite conseguenze, ì maggio compreso.

E concludendo ci accorgiamo di non avere risposto con precisione alla domanda:

Quando è nato il maggio mariano?

Ma non è possibile farlo con esattezza, ed è bello che sia così:  perché abbinare maggio alla Madonna, non fu l’intuizione di un singolo,  ma un’esigenza del cuore di tutto un popolo semplice e innamorato.

 

Tratto da sito http://www.pastoralespiritualita.it/Articoli-Rubriche/Con-Maria-verso-Gesu/Perche-Maggio-e-il-mese-della-Madonna.html

Santa Caterina


 

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Caterina il 5 ottobre 1376 si avvia verso Genova accompagnata dalla popolazione riconoscente per essere scampati dall’epidemia di peste  dove incontrerà il Papa . La santa indica il luogo dove s venga edificata una cappella in onore della SS. Trinità e benedicendo Varazze assicura la popolazione che non sarà mai piu’ colpita dalla peste.

Santa Caterina da Siena


Nel giugno 1376 ad Avignone, Caterina ispirata da Dio, conosce il voto segreto di Papa Gregorio XI di ritornare a Roma. La santa fa capire al pontefice di conoscere tale intimo proposito, ed egli allora comprende che Caterina è davvero una donna di Dio e deve essere ascoltata e cosi lascia Avignone con l’opposizione della sua corte.054

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Santa Caterina da Siena


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Il 22 giugno 1378 Caterina, inviata dal Pontefice Gregorio XI presso la città di Firenze, è braccata da alcuni violenti che vogliono ucciderla. Questi la trovano in preghiera circondata da consorelle e discepoli e si avvicinano per massacrarla, ma la Grazia che assiste la Santa li costringe a  ritirarsi smarriti e confusi. Caterina, sfuggita al pericolo piange disperatamente perchè Dio le ha negato il martirio.

Battesimo di Sant’Agostino


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Sant’Agostino…padre della chiesa cattolica: uomo che amava godersi la vita e che cercava la verità del senso di vivere; dopo varie accostamenti a diverse religioni a 33 anni ricevette il battesimo x mani del vescovo Ambrogio di milano nel 387 nella notte di pasqua tra il 24 e il 25 aprile DEL 387

 il vescovo di Pavia..aprel’ulna d’argento per esporre le reliquie del santo  ai fedeli. Tale avvenimento viene ripetuto ad agosto nel giorno della sua morte. nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro ci sOno anche le spoglie di re Liutprando…primo re d’italia…re longobardo… che  sant’Agostino volle fosse deposto  li.

particolarmente ricca l’arca della tomba di sant’Agostino, dietro all’altare c’è un mosaico originale  di dove è morto sant’Agostino a Ippona in Algeria.

nella facciata della basilica sul contrafforte di destra c’è una lapide marmorea che riporta le parole si san Tommaso d’Aquino nel canto X del paradiso di dante.

chi è interssato consiglio di dare un’occhiata qui http://santagostinopavia.wordpress.com/