Zeppelin


dal web

Lago di Costanza in Germania, 2 luglio 1900. Si alza in cielo il primo dirigibile moderno, lo Zeppelin. Completamente governabile, fu realizzato dall’ex generale tedesco conte Ferdinand von Zeppelin, capostipite di una famiglia che nei primi tre decenni del ‘900, renderà possibile il trasporto aereo prima dell’avvento degli aeroplani. In 14 anni egli realizzerà 26 dirigibili che trasporteranno 32.750 passeggeri in più di 150 mila chilometri complessivi. L’ultimo Zeppelin, l’Hindenburg, il più grande del mondo (245 m di lunghezza, 41 m di larghezza, 200.000 mc di volume), si incendierà in fase di atterraggio a Lakehurst, New York, il 7 maggio 1937, causando 36 morti su 96 persone a bordo. Da allora non si costruiscono più dirigibili per trasporto passeggeri

fatto 30 facciam anche 31


Il modo di dire “chi ha fatto trenta può fare trentuno”, noto anche nella forma “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”, deriva da una frase attibuita a Papa Leone X. Quest’ultimo fu papa dal 1513 al 1521 e, nel concistoro del 1 Luglio 1517, nominò in un sol colpo trenta nuovi cardinali, anzi trentuno. Infatti, dopo aver già annunciato le nomine dei trenta, si rese conto di aver escluso un religioso del quale aveva la massima stima. Decise quindi di aggiungerlo alla lista e a coloro che si meravigliarono della modifica in corso d’opera, rispose proprio “chi ha fatto trenta può fare trentuno”.

Il topo


Un topo, guardando da un buco che c’era nella parete, vide un contadino e sua moglie che stavano aprendo un pacchetto. Pensò a cosa potesse contenere e restò terrorizzato quando vide che dentro il pacchetto c’era una trappola per topi.  Corse subito nel cortile della fattoria per avvisare tutti: “C’è una trappola per topi in casa, c’è una trappola per topi in casa!”

 

La gallina che stava raspando in cerca di cibo, alzò la testa e disse: “Scusi, signor topo, io capisco che è un grande problema per voi topi, ma a me che sono una gallina non dovrebbe succedere niente, quindi, le chiedo di non importunarmi.”

 

Il topo, tutto preoccupato, andò dalla pecora e le disse: “C’è una trappola per topi in casa, una trappola!!!” – “Scusi, signor topo, non c’è niente che io possa fare, mi resta solamente da pregare per lei. Stia tranquillo,  la ricorderò nelle mie preghiere.”

 

Il topo, allora, andò dalla mucca, e questa gli disse: “Per caso, sono in pericolo…? Penso proprio di no!”

 

Allora il topo, preoccupato ed abbattuto, ritornò in casa pensando al modo di difendersi da quella trappola. Quella notte si sentì un grande fracasso, come quello di una trappola che scatta e afferra la sua vittima.  La moglie del contadino corse per vedere cosa fosse successo , e, nell’oscurità vide che la trappola aveva afferrato per la coda un grosso serpente. Il serpente velenoso, molto velocemente, morse la donna.

 

Subito, il contadino, la trasportò all’ospedale per le prime cure: Siccome la donna aveva la febbre molto alta le consigliarono una buona zuppa di brodo. Il marito allora afferrò un coltello e andò a prendere l’ingrediente principale:  la gallina.   Ma la malattia durò parecchi giorni e molti parenti andavano a far visita alla donna. Il contadino, per dar loro da mangiare, fu costretto ad uccidere la pecora.

 

La donna non migliorò e rimase in ospedale parecchio tempo più del previsto costringendo il marito a vendere la mucca al macellaio per poter far fronte a tutte le spese della malattia della moglie.

 

Quando senti che qualcuno ha un problema  e credi che non possa essere anche tuo o in qualche modo possa colpire anche te ….

pensaci molto bene… PENSACI DUE VOLTE !!!!

Il mondo non va male per la cattiveria dei cattivi ma per l’indifferenza dei buoni.

 

IL RONFO’


IL RONFO’  Dove i nonni raccontavano storie e le nonne facevano da mangiare

E’ l’angolo più caldo e accogliente della cucina delle case liguri, dove si faceva da mangiare e si raccontavano le favole: qualcuno fa risalire fantasiosamente la parola al ronfare del gatto di casa che inevitabilmente vi si acquattava. Invece prende il nome dall’americano Sir Benjamin Thompson, Reichgraf von Rumford (e già dal nome si capisce che fu un tipo dalla vita avventurosa) che “inventò” un particolare focolare molto adatto per le cucine verso la fine del Settecento. Furono probabilmente gli emigranti d’oltreoceano ad introdurre il termine nella parlata dei genovesi del XIX secolo, allargandone l’impiego a tutti i tipi di cucina in muratura. 

dal webAll-Cucine

il postribolo nel vecchio fun center


Nel XV secolo, nell’area compresa tra la Maddalena e la chiesa di Santa Caterina si trovavano, oltre al postribolo, anche due taverne, il bagno “degli Spinola” (accanto al Fonte Moroso), almeno 6 ospizi (nel senso di alberghi) e un vasto spiazzo dedicato al gioco della palla. Insomma, non appena varcato il Portello, ci si ritrovava in una sorta di antesignano dei “fun center” del mondo contemporaneo. Tutto sparì con il tracciamento di Strada Nuova. Probabilmente, già i contemporanei trovavano divertente il fatto che il postribolo (di proprietà comunale) si trovasse dietro la chiesa dedicata alla Maddalena e a fianco alla fontana detta Fonte Moroso o Amoroso; in realtà le motivazioni della localizzazione erano essenzialmente di ordine pratico più che toponomastico: il postribolo andava ad occupare un’area residuale compresa all’interno delle mura cittadine, di scarso valore ma “strategicamente” vicina al Castelletto. Gli armigeri della guarnigione erano intatti tra i frequentatori abituali dei “servizi” offerti nella zona.download

24 giugno San Giovanni


dal web
 Tra la fine dell’XI e l’inizio del XII sec. si verificano a Genova due eventi di grande rilievo: nasce il Comune e i Genovesi partecipano trionfalmente alla prima Crociata. Genovesi, Baresi e Veneziani da tempo erano alla ricerca delle reliquie di San Nicola a Myra, in Asia minore; al ritorno dalla prima crociata, sotto la guida di Guglielmo Embriaco, i Genovesi sbarcarono in quei luoghi scoprendo di essere stati preceduti dai Baresi. Temendo un raggiro dei monaci scavarono comunque sotto l’Altare Maggiore e rinvenirono così le ceneri di San Giovanni Battista; l’arrivo delle Ceneri a Genova su tre vascelli nel 1098 fu un avvenimento memorabile per la città e viene rievocato dalla suggestiva Sfilata del Corteo Storico in occasione della Regata delle Repubbliche Marinare che si svolge ogni anno, a rotazione nelle quattro città.
Alla fine del Duecento si istituì la Confraternita intitolata a San Giovanni, con il compito di accompagnare le reliquie al Molo in caso di tempesta in mare; nel 1327 la Repubblica proclamò il Santo Patrono di Genova, affiancandolo a San Giorgio e San Lorenzo, decretando una processione da tenersi ogni anno.
Già da prima dell’XI secolo si ha notizia di come sulle piazze principali di Genova e nei paesi di tutta la Liguria si accendessero enormi falò attorno ai quali schiamazzavano i popolani; erano, queste, tradizioni sopravvissute al paganesimo, che il 24 Giugno celebrava la festa di Fors Fortuna e con i fuochi della notte del 23 voleva allontanare gli spiriti maligni e le streghe che uscivano dai loro antri per danneggiare i raccolti e uccidere bestiame e uomini. La Chiesa continuò a condannare più volte tali rituali, ma vista l’impossibilità di cancellarli, decise la via “accomodante” di trasformare i falò in fuochi sacri e rievocativi dell’elogio di Cristo per il Battista: “Egli era lume ardente e illuminante” (Giov, V, 35).
Ancora oggi l’antica tradizione prosegue e la notte della vigilia della festa di San Giovanni la città si anima con giochi di strada, falò nelle piazze e fuochi d’artificio sul mare. Il 24 Giugno, alla presenza delle massime Autorità civili e religiose, di numerose Confraternite che sfilano con preziose vesti portando i pesanti crocifissi in mezzo alla folla, esce dalla Cattedrale  la solenne e spettacolare Processione che si dirige al Porto Antico; qui il Cardinale benedice il mare con le Reliquie  del Battista al suono delle sirene delle navi.
I vangeli affermano che san Giovanni  era figlio di Zaccaria e di Elisabetta e fu generato quando i genitori erano in tarda età.   (figli di genitori anziani furono anche Isacco, figlio di Abramo ). La sua nascita fu annunciata dallo stesso arcangelo Gabriele che diede l’annuncio a Maria; quando questa andò a visitare Elisabetta, il nascituro balzò di gioia nel ventre materno. Per aver conosciuto direttamente Gesù, Giovanni è ricordato come “il più grande dei profeti”. Luca lo colloca in un quadro storico ben preciso, donandoci nomi e cognomi dei protagonisti politici di quel tempo (Luca 3,1-2), riconducibile al periodo corrispondente agli anni 27 e 28 dell’era volgare, sotto l’impero  di Tiberio -Elisabetta allora era nel sesto mese; questo ha permesso agli agiografi di fissare la nascita di Giovanni tre mesi dopo il concepimento di Gesù, e sei mesi prima della sua nascita; e da Agostino sappiamo che la celebrazione della nascita di Giovanni al 24 giugno era antichissima nella chiesa cattolica africana: unico santo, insieme alla Vergine Maria, di cui si celebra non solo la morte   ma anche la nascita terrena.
Il Battista morì a causa della sua predicazione. Egli condannò pubblicamente la condotta di Erode Antipa, che conviveva con la cognata Erodiade; il re lo fece prima imprigionare, poi, per compiacere la bella figlia di Erodiade, Salomè, che aveva ballato ad un banchetto, lo fece decapitare e la sua testa fu portata su un vassoio e data alla ragazza che la diede alla madre. I suoi discepoli saputo del martirio, vennero a recuperare il corpo, deponendolo in un sepolcro; l’uccisione suscitò orrore e accrebbe la fama del Battista. La festa della Natività di S. Giovanni Battista fin dal tempo di s. Agostino (354-430), era celebrata al 24 giugno, per questa data si usò il criterio, essendo la nascita di Gesù fissata al 25 dicembre, quella di Giovanni doveva essere celebrata sei mesi prima, secondo quanto annunciò l’arcangelo Gabriele a Maria.
Secondo la tradizione della Chiesa Cattolica,il suo sepolcro venne profanato dai pagani che bruciarono il corpo disperdendo le ceneri.
il capo del Santo è ora conservato nella Chiesa di San Silvestro in Capite a Roma.Il piatto che secondo la tradizione avrebbe accolto la testa del Battista è custodito a Genova, nel Tesoro della cattedrale di San Lorenzo, assieme alle ceneri del Santo .
È patrono dell’Ordine di Malta.
Dato il suo impegno religioso molti cominciarono a pensare che egli fosse il Messia tanto atteso, ma Giovanni assicurava loro di essere solo il Precursore: “Io vi battezzo con acqua per la conversione, ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non sono degno neanche di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”.
Da tutta la Giudea, da Gerusalemme e da tutta la regione intorno al Giordano, accorreva ad ascoltarlo tanta gente considerandolo un profeta; e Giovanni in segno di purificazione dai peccati e di nascita a nuova vita, immergeva nelle acque del Giordano, coloro che accoglievano la sua parola, cioè dava un Battesimo di pentimento per la remissione dei peccati, da ciò il nome di Battista che gli fu dato.
Anche Gesù si presentò al Giordano per essere battezzato e Giovanni quando se lo vide davanti disse: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato dal mondo!” e a Gesù: “Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?” e Gesù: “Lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
Allora Giovanni acconsentì e lo battezzò e vide scendere lo Spirito Santo su di Lui come una colomba, mentre una voce diceva: “Questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto”

“Mandà a da do cù in ciappa”


Nel medioevo una delle torture genovesi maggiormente utilizzate era quella di “mandà a da do cù in ciappa” ovvero andare a sbattere il posteriore su una pietra. Questa pena, riservata soprattutto ai debitori insolventi, consisteva nel chiudere i condannati in una gabbia con le terga nude rivolte verso i passanti che li osservavano compiaciuti e divertiti. Per rendere questa punizione ancor più dolorosa e avvilente i condannati venivano issati ad un paio di metri di altezza da terra, con una corda e fatti inaspettatamente precipitare con il posteriore nudo su di una lastra di pietra….che da questo momento in poi prenderà il nome di “ciappa”…

Nel Quattrocento i debitori insolventi venivano incarcerati nella prigione della “Malapaga” (nome significativo!): il tragitto passava a fianco della “Calpa Piscium”, una loggetta al posto dell’odierno palazzo della Raibetta, che serviva da mercato del pesce; parte “integrante” della punizione consisteva nel denudare le natiche del debitore e “farle sbattere” violentemente sulle lastre d’ardesia su cui veniva esposta la merce… umiliazione più che dolore fisico… faceva meno male, ma in più c’era la puzza di pesce che rimaneva addosso per giorni!TORTURE GENOVESI

dal web-

Rughe


Le rughe non sono solo sintomo del tempo che è volato via, apportando modifiche al nostro volto in modo fisiologico ma inevitabile. Non sono solo indizio di vecchiaia, spesso ci riferiscono sofferenza e stanchezza. Per tutto ciò c’è la chirurgia plastica che risolve la situazione, ma a livello psicologico non abbiamo nulla. Io penso che un animo buono con la presenza di Dio  dentro sè: illumina lo sguardo, e rende incantevole un sorriso. Poiché l’esterno è lo specchio del nostro “io” ecco che la miglior cosmesi è detergere a fondo il nostro cuore: eliminando ogni traccia di impurità quali l’odio, l’orgoglio, l’egoismo esasperato, la lussuria…Quindi ravviviamo la nostra bellezza e la nostra freschezza dello spirito e avremo sicuramente un volto meno arcigno e più sereno

Giugno: mese del Sacro cuore di Gesù


Sacro_Cuore_Jesus_CTV1

 http://www.santiebeati.it/dettaglio/20280

L’immagine del Sacro Cuore di Gesù ci ricorda il cuore della nostra fede, Dio ci ama con tutto il cuore e noi, quindi, dobbiamo amare lui con tutte le nostre forze. Gesù ha un cuore che ama oltre ogni misura. E tanto ci ama, che soffre quando il suo grande amore non è corrisposto.

La Chiesa dedica il mese di giugno al Sacro Cuore di Gesù, affinché noi lo amiamo, onoriamo e imitiamo soprattutto in questi 30 giorni.

Dobbiamo vivere in questo mese, mostrando a Gesù con le nostre opere che lo amiamo, che corrispondiamo al grande amore che Egli ha per noi e ci ha mostrato offrendo se stesso alla morte per noi, rimanendo nell’Eucaristia e aprendoci la via della vita eterna . Ogni giorno ci avviciniamo a Gesù o ci allontaniamo da da Lui che mai cessa di amare.

Dobbiamo vivere ricordandoci che ogni volta che agiamo: che cosa farebbe Gesù in questa situazione? cosa gli detterebbe il suo cuore? Dobbiamo agire in questo modo per un problema in famiglia, sul lavoro, nella nostra comunità, con i nostri amici, ecc. Dobbiamo quindi valutare se le opere o le azioni che stiamo per fare ci allontanano o ci avvicinano a Dio.

Sia casa che al lavoro un quadro del Sacro Cuore di Gesù ci aiuta a ricordare il suo grande amore e imitarlo in questo mese di giugno e per tutto l’anno.

Origine della devozione al Sacro Cuore di Gesù Santa Margherita Maria Alacoque era una monaca dell’Ordine della Visitazione. Aveva un grande amore per Gesù. E Gesù aveva un amore speciale per lei.

Le è apparso in diverse occasioni per dirle quanto ha amato lei e tutti gli uomini e quanto male fanno al  suo cuore gli uomini che si allontanano da lui con il peccato. Durante queste visite alla sua anima, Gesù le ha chiesto di insegnarci ad amare di più, ad avere la devozione, la preghiera e, soprattutto, di avere un buon comportamento in modo che il suo Sacro Cuore non soffrirà di più con i nostri peccati.

Le promesse del Sacro Cuore di Gesù Gesù ha promesso a S. Margherita Alacoque, che se una persona prende la comunione il primo Venerdì del mese, per nove mesi consecutivi, otterrà queste grazie:

1. Vi darò tutte le grazie necessarie al vostro stato (sposato/a, celibe, vedova/o o religioso/a). 2. Io stabilirò la pace nelle loro famiglie 3. Conforto in tutte le afflizioni. 4. Sarò il loro rifugio in vita e specialmente in punto di morte. 5. Benedirò la loro attività. 6. I peccatori troveranno misericordia. 7. I tiepidi diventeranno fervorosi. 8. Il devoto salirà rapidamente a grande perfezione. 9. Benedirò i luoghi dove l’immagine del mio Cuore sarà esposta e venerata. 10. Vi darò la grazia di convertire i cuori più induriti. 11. Coloro che propagheranno questa devozione avranno i loro nomi scritti nel mio Cuore di non saranno mai cancellati. 12. La grazia della penitenza finale: non moriranno in disgrazia e senza ricevere i Sacramenti.