03 novembre


ricordiamo che martedì 3 novembre 1914 fu 
brevettato il reggiseno

addio agli scomodi e dolorosi sistemi di contenimento come i corsetti bustini. 

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hai ricevuto l’email?


Un giorno Dio stava guardando la Terra e vide tutto il male che accadeva su di essa. Cosicché decise di mandare un Angelo sulla Terra per verificare.
Chiamò uno dei suoi migliori angeli e lo mandò sulla terra per un po’ di tempo. Quando l’Angelo tornò disse a Dio: “Si, la Terra è cattiva, il 95% delle persone sono malvagie, il 5% buone”.
 Ebbene, Dio pensò per un po’ fra sé poi disse “E’ meglio se mando un altro Angelo per avere una seconda opinione”.
Quindi Dio chiamò un altro Angelo e mandò pure lui sulla Terra per un po’ di tempo.
Quando l’Angelo tornò, anche lui andò da Dio e gli disse. “Sì, la Terra è in decadenza, 95% di malvagi e 5% di buoni”.
 Dio disse: “Ciò non è una buona cosa”.
Quindi decise di mandare una e-mail a quel 5% di persone buone del mondo per incoraggiarle, affinché non desistessero e perché continuassero ad andare avanti senza perdere la fede.
Sai cosa diceva la e-mail?

No ?
-……siamo fregati….neanche a me è arrivata…

Il miracolo più documentato della storia della Chiesa


Miguel Juan l’uomo a cui è ricresciuta la gamba. Scopriamo come?

1 novembre


 ricordiamo che il 1 novembre 1993

Nasce l’Unione Europea: Con l’entrata in vigore del Trattato di Maastricht inizia un percorso politico cruciale per il Vecchio Continente, che ha come obiettivo il raggiungimento, avvenuto nel 1999, dell’unificazione economica-monetaria: è l’atto di nascita formale dell’Unione Europea.

Nel 2013, dopo l’adesione della Croazia, l’Unione Europea arriverà a contare 28 stati membri.

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giovedì 1° novembre 1962

nasce  la prima edizione di Diabolik, 

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Per la Festa di Tutti i Santi, AUGURI a tutti ♥

e buon mese ♥

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sempreverde


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Un giorno di un tempo lontano cominciava a fare freddo: si avvicina l’inverno.

Un uccellino, che aveva un’ala ferita non sapeva dove ripararsi.

Si guardò attorno e vide gli alberi di un bosco.

” Forse gli alberi mi ripareranno durante la stagione fredda!” Pensò l’uccellino.

Il primo albero che incontrò fu la betulla.

– Cara betulla – implorò l’uccellino – vuoi lasciarmi vivere fra le tue fronde,

fino alla buona stagione?-

-Non posso- ripose la pianta.

Sono già abbastanza occupata a custodire le mie foglie.

Cerca riparo altrove.

L’uccellino volò allora presso un salice che sorgeva sulla riva di un fiume,

e gli chiese rifugio.

-No, io non ospito mai gli sconosciuti.

Vola, va lontano da me!

Il povero uccellino non sapeva più a chi rivolgersi.

Si fermò, triste e tremante, presso un cespuglio.

Lo vide un abete e gli chiese:-Che cos’hai, uccellino?

-Oh, buon abete! Gli alberi non vogliono darmi ospitalità,

e io non posso volare verso Sud con quest’ala ferità.

-Vieni da me- lo invitò un grande abete.

– Scegli tra i miei rami quello che ti piace.

-Oh grazie!- esclamò l’uccellino.

– E potrò restare con te tutto l’inverno?

-Certamente, mi terrai compagnia.

Poche notti dopo, arrivò il Vento del Nord e andò a giocare nel bosco.

Sferzò le foglie degli alberi per farle cader a terra.

-Posso divertirmi con tutti gli alberi?-

domandò il Vento del Nord a suo padre, il Re dei venti.

-No- rispose il Re. –

Gli alberi che sono stati buoni con gli uccellini feriti vanno lasciati in pace.

Così il Vento del Nord lasciò tranquillo l’abete,

che conservò tutte le foglie sino alla primavera e divenne un sempreverde.

E da quei tempi lontani è sempre avvenuto così.

P. Domenichelli.

Buon novembre


Buon  novembre ♥
La festa di Ognissanti, nota anche come Tutti i Santi, è una solennità che celebra insieme la gloria e l’onore di tutti i Santi (canonizzati e non).
Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1° novembre come data dell’anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo”. Arrivati ai tempi di Carlo Magno, la festività novembrina di Ognissanti era diffusamente celebrata.
Il 1° novembre venne decretato una festività di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell’835. Il decreto fu emesso “su richiesta di Papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi”.
La Commemorazione dei defunti chiamata anche Giorno dei Morti, è una ricorrenza della Chiesa cattolica, preceduta da una Novena, e celebrata il 2 novembre di ogni anno…
Nel caso in cui il 2 novembre sia domenica, la ricorrenza viene celebrata il 3 novembre.
In Italia, benché molti ritengano il contrario, la ricorrenza non è mai stata festiva: infatti nessuna legge italiana ha mai istituito la data del 2 novembre come tale.
la tradizione ci ricorda  la preparazione dei cosiddetti dolci dei morti, allestiti il giorno precedente.
Una tradizione Siciliana prevede che, durante la notte della vigilia, i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme alla frutta di Martorana ed ad altri dolci come i Pupi di zucchero (pupaccena).
A Foggia, il 2 novembre, ogni bambino riceve la “calza dei morti”, identica e precisa a quella che lascia la Befana.
Nella Provincia di Massa Carrara il 2 novembre è l’occasione del bèn d’i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l’onere di distribuire cibo ai più bisognosi, mentre chi possedeva una cantina offriva ad ognuno un bicchiere di vino. Ai bambini inoltre veniva messa al collo una collana fatta di mele e castagne bollite.
Nella zona del monte Argentario invece si cucivano delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta (cibo o denaro). C’era inoltre l’usanza di mettere delle piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime (dette angioletti) tornassero in mezzo ai vivi.
In Puglia, nelle zone di Foggia e Barletta, il giorno dei morti si prepara la colva, un dolce particolare, una specie di macedonia fatta di grano cotto, pezzetti di cioccolato fondente, noci e mandorle tritate, chicchi di melagrana, uva passa e condito con zucchero e vincotto.

il fiore dell’onestà.


Quando l’imperatore morì, il giovane principe si preparò, con un po’ di apprensione, a prenderne il posto.

Il precettore saggio e anziano gli disse:

“Hai bisogno di un aiuto, subito.

Prima di salire sul trono scegli la futura imperatrice, ma fa’ attenzione: deve essere una fanciulla di cui puoi fidarti ciecamente.

Invita tutte le fanciulle che desiderano diventare imperatrice, poi ti spiegherò io come trovare la più degna”.

 

La più giovane delle sguattere della cucina reale, segretamente innamorata del principe, decise di partecipare.

“So che non verrò mai scelta, tuttavia è la mia unica opportunità di stare accanto al principe almeno per alcuni istanti, e già questo mi rende felice”, pensava.

 

La sera dell’udienza, c’erano tutte le più belle fanciulle della regione, con gli abiti più sfarzosi, i gioielli più ricchi.

Circondato dalla corte, il principe annunciò i termini della competizione:

“Darò un seme a ciascuna di voi.

Colei che mi porterà il fiore più bello, entro sei mesi, sarà la futura imperatrice”.

 

Quando venne il suo turno, la fanciulla prese il seme, un minuscolo granello scuro e lo portò a casa avvolto nel fazzoletto.

Lo interrò con cura in un vaso pieno di ottima terra soffice e umida.

Non era particolarmente versata nell’arte del giardinaggio, ma riservava alla sua piccola coltivazione un’enorme pazienza e un’infinita tenerezza.

Ogni mattina spiava con ansia la terra scura, in cui sperava di veder spuntare lo sperato germoglio.

 

I sei mesi trascorsero, ma nel suo vaso non sbocciò nulla.

 

Arrivò il giorno dell’udienza.

Quando raggiunse il palazzo con il suo vasetto pieno solo di terra e senza pianta, la fanciulla vide che tutte le altre pretendenti avevano ottenuto buoni risultati.

 

Il principe entrò e osservò ogni ragazza con grande meticolosità e attenzione.

Passò davanti ad ognuna. I fiori erano davvero splendidi.

Guardò anche la sguattera che non osava alzare gli occhi e quasi nascondeva il suo vasetto mestamente vuoto.

 

Dopo averle esaminate tutte, il principe si fermò al centro del salone e annunciò il risultato della gara:

“La nuova imperatrice, mia sposa, è questa fanciulla”.

 

Quasi si sentiva, nel silenzio profondo, il battito all’unisono di tutti i cuori.

Senza esitazione il principe prese per mano la giovane sguattera.

 

Poi chiarì la ragione di quella scelta.

Questa fanciulla è stata l’unica ad aver coltivato il fiore che l’ha resa degna di diventare un’imperatrice: il fiore dell’onestà.

Tutti i semi che vi ho consegnato erano solo granelli di legno dipinto, e da essi non sarebbe mai potuto nascere nulla”.

 

 

 


Giovedì 31 ottobre 2002


Era 

giovedì 31 ottobre 2002  quando ci fu il

crollo  della scuola San Giuliano: Alle 11,30 di giovedì   57 bambini della scuola elementare Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia sono a scuola come ogni giorno e solo dopo tre minuti dopo accade la disgrazia-

Un scossa sismica dell’ottavo grado della scala Mercalli fa crollare il tetto sulle loro teste.

E’ una strage: perdono la vita 27 bambini e una maestra, i sopravvissuti vengono estratti da sotto le macerie di una struttura, che si scoprirà in seguito non essere a norma con i più elementari standard di sicurezza-

come in tante parti della nostra italia.

in memoria per loro

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9 parole che usano le donne


 

 a tutti gli uomini per avvertirli che potrebbero evitare delle discussioni se solo si ricordassero la terminologia.

1) BENE: questa e’ la parola che usano le donne per terminare una discussione quando hanno ragione e tu devi stare zitto.

2) 5 MINUTI: se la donna si sta vestendo significa mezz’ora. 5 minuti e’ solo 5 minuti se ti ha dato appena 5 minuti per guardare la partita prima di aiutare a pulire in casa.

3) NIENTE: La calma prima della tempesta. Vuol dire qualcosa… e dovreste stare all’erta. Discussioni che cominciano con niente normalmente finiscono in BENE.

 4) FAI  PURE: e’ una sfida, non un permesso. Non lo fare.

 5) SOSPIRONE: e’ come una parola, ma un’affermazione non verbale per cui spesso fraintesa dagli uomini. Un sospirone significa che lei pensa che sei un’idiota e si chiede perché sta perdendo il suo tempo li’ davanti a te a discutere di niente (torna al punto 3 per il significato della parole niente).

 6) OK: Questa e’ una delle parole più pericolose che una donna può dire a un uomo. Significa che ha bisogno di pensare a lungo prima di decidere come e quando fartela pagare.

 7) GRAZIE: Una donna ti ringrazia; non fare domande o non svenire; vuole solo ringraziarti (vorrei qui aggiungere una piccola clausola – e’ vero a meno che non dica “grazie mille” che e’ PURO sarcasmo e non ti sta ringraziando. NON RISPONDERE non c’e’ di che perché cio’ porterebbe a un: quello che vuoi.

8) QUELLO CHE VUOI: e’ il modo della donna per dire vai a fare in ***o.

 9) NON  TI  PREOCCUPARE  FACCIO IO: un’altra affermazione pericolosa; significa che una donna ha chiesto a un uomo di fare qualcosa svariate volte ma adesso lo sta facendo lei. Questo porterà l’uomo a chiedere: ‘Cosa c’e’ che non va?’35m0i9h

Com’è il nostro animo?


Una volta un mago magro era abituato a fare lunghe passeggiate. E cammina, cammina, un giorno incontrò una fata grassa.

«Dove vai, Mago, con quel passo?»

«Vado a camminare sulle strade del mondo.»

La fata grassa gli domandò di accompagnarlo: le sarebbe piaciuto passeggiare in sua compagnia.

E così fanno. Insieme vanno per le strade, tutti e due con un buon passo. Una sera, si ritrovarono lontani da casa e l’ora è ormai tarda.

«È meglio che cerchiamo alloggio da queste parti, perché tornare è troppo lungo e faticoso e ormai c’è buio pesto.»

Risponde il mago: «Hai ragione, chiederemo ospitalità a quella casa là… quella a sinistra della strada».

Si avvicinarono e bussarono alla porta. Venne ad aprire una donna che subito li accolse con animo aperto. Entrarono e la casa mostrò tutta la povertà della donna che ci viveva.

«Accomodatevi pure… Vi darò da dormire come posso perché, come potete vedere, letti non ne ho. Se vi basta un po’ di paglia accanto al focolare io vi stenderò sopra cinque braccia di tela, così vi farà da lenzuola.»

I due ospiti accettarono la proposta.

«Per noi basta.»

La donna preparò il giaciglio accanto al focolare, con la tela sopra la paglia. Poi si dettero la buona notte e si misero a dormire.

La mattina dopo, di buon’ora, il mago magro e la fata grassa si alzarono e videro che la donna era già al lavoro. Aveva appeso il paiolo al fuoco e stava rimestando la polenta. Quando s’accorse del loro risveglio, li salutò con il buon giorno.

«Se vi volete fermare ancora un poco, vi preparo la colazione… Ho soltanto della polenta, ma appena fatta è molto buona.»

«No, no… Vi siamo grati per averci ospitato questa notte. Ora dobbiamo andare. Ma, prima di partire, vogliamo darvi una ricompensa per la vostra ospitalità. La prima cosa che farete da questo momento, la farete per tutto il giorno.»

Così dicendo, la salutano e se ne vanno. La donna, rimasta sola, pensò di togliere la paglia del giaciglio e rigovernare la casa. Così fece e per prima cosa, prese in mano la tela per piegarla e riporta nella cassa. Come la raccolse dalla paglia, la tela si allungò. E tira, tira, tira la tela continuava ad allungarsi, a srotolarsi, non finiva mai.

Intanto tornò a casa il marito per il desinare e vide che la tavola era ancora sparecchiata, sopra non c’era niente.

«Come mai? Non prepari il desinare, oggi?»

La donna, tutta presa con la tela, gli raccontò dei due pellegrini e di quella straordinaria ricompensa che le avevano lasciato per l’ospitalità ricevuta.

Il marito, tutto contento, decise di andare a mangiare un boccone all’osteria. Non era neppure pensabile che la moglie abbandonasse la tela, per preparare il solito desinare.

Per strada l’uomo incontrò la comare, la vicina di casa, che abitava sul lato destro della strada.

«Volete saperla una cosa straordinaria, comare mia? Mia moglie, da stamattina, è tutta occupata a far su tela e tela… E, tutto questo, come ricompensa per aver dato da dormire a un tizio alto e magro e a una tale larga e grassa!»

«Fortunati voi! Tutta quella tela deve valere un patrimonio. Magari, toccasse anche a me ospitare quei due.»

Neanche a farlo apposta, la sera bussano alla sua porta proprio i due strani pellegrini. Tornavano dalla loro passeggiata e trovarono comodo domandare ospitalità alla casa di destra.

La donna andò ad aprire e riconobbe i due tipi dalla descrizione che le aveva fatto il compare, a mezzogiorno. Pensando alla fortuna fatta dalla vicina, la donna li invitò ad accomodarsi con molte premure.

«Letti, purtroppo, non ne ho, ma vi sistemerò accanto al focolare. Vi metterò della paglia e sopra vi stenderò qualche braccio di tela.»

I due pellegrini avevano poteri magici, videro tutto quello che c’era nella casa, di sotto e di sopra, e s’accorsero che la donna aveva più di un letto. Ma, senza far nessuna parola, accettano di dormire sulla paglia.

«No, vi metterò anche un braccio di tela… Non ne ho molta, ma appena da stendervi sopra…»

L’ora era ormai tarda e si buttarono sul giaciglio per dormire. La mattina dopo, quando si svegliarono, la donna era già in piedi e con la polenta bella e fatta sulla tavola.

«Se volete una fetta di polenta… Volentieri.»

«Ci basta il piacere che ci avete fatto… Per ricompensa, vi promettiamo che la prima cosa che farete da questo momento, la farete per tutto il giorno.»

Così dicendo, la salutano e se ne vanno.

La donna vorrebbe andare subito a raccogliere la tela ma le scappa la pipì. Pensa che è meglio farla subito, così potrà srotolare tela per tutto il giorno, tranquillamente.

E così corre a fare la pipì e, piss piss piss, non riesce a fare altro per tutto il giorno.

Il giorno dopo, sfinita da quella gran fatica, la comare incontrò il mago magro e la fata grassa per la strada.

«Bene! Dopo tutto quello che ho fatto per ospitarvi, così mi avete ricompensato!»

«Noi facciamo sempre la stessa promessa… Siete voi, il vostro cuore che è diverso! Ci avete dato ospitalità per interesse, volevate la tela… Non ci avete ospitato per carità di cuore».

Detto questo se ne sono andati e non passarono più per quella strada. Se ne sono andati a fare le loro passeggiate in un’altra parte del mondo.

25 ottobre 1947 nasce il forno a microonde


 

il 25 ottobre   1947 un’azienda statunitense di elettrodomestici ( la Tappen)   commerciò nei negozi

il primo forno a microonde ad uso domestico, cambiando cosi la vita a molte casalinghe –

ancora oggi ci sono molte controversie sul suo uso, io personalmente non lo uso per cucinare , ma solo per

riscaldare le pietanze… ma i forni di oggi sono sicuramente piu’ schermati e sicuri ,

per assurdo penso che

forse siamo piu’ esposti alle radiazioni per l’uso dei cellulari:-)cf70aokajc8

Il sorriso…


Donare un sorriso rende felice il cuore. Arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona. Non dura
che un istante, ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne fare a meno, ne così
povero da non poterlo donare. Il sorriso crea gioia in famiglia, da sostegno nel lavoro ed è segno tangibile
di amicizia. Un sorriso dona sollievo a chi è stanco. Rinnova il coraggio nelle prove, e nella tristezza è
medicina. E se poi incontri chi non te lo offre sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno
di un sorriso come colui che non sa darlo.

Madre Teresa.

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Un bambino pensando una preghiera, disse così:


“Signore questa notte ti chiedo una cosa speciale… Trasformami in una televisione, così che io possa occupare il suo posto. Mi piacerebbe vivere come vive la televisione di casa mia.

In altre parole avere una stanza speciale per riunire tutti i membri della mia famiglia attorno a me.

Essere preso sul serio quando parlo. Fa che io sia al centro dell’attenzione così che tutti mi prestino ascolto senza interrompermi né discutere.
Mi piacerebbe provare l’attenzione particolare che riceve la televisione quando qualcosa  non funziona…

E tener compagnia a mio papà quando torna a casa, anche quando è stanco dal lavoro.

E che mia mamma, al posto di ignorarmi,
mi cerchi quando è sola e annoiata.

E che i miei fratelli e sorelle litighino per poter stare con me…E che possa divertire tutta la famiglia, anche se a volte non dica niente.

Mi piacerebbe vivere la sensazione di chi tralascia tutto per passare alcuni momenti al mio fianco. Signore non ti chiedo molto. Solo vivere come vive qualsiasi televisione.”

Nel nostro mondo occidentale un bambino su cinque soffre di depressione: per eccesso di protezione e per solitudine.

Perché il frutto della castagna si apre a croce?


Un’antica leggenda narra di un piccolo paese di montagna i cui abitanti,
molto poveri, non avendo di cui mangiare si rivolsero a Dio

pregandolo di dar loro di cui sfamarsi.

Il buon Dio, sentite le loro preghiere, diede loro una pianta da

cui poter raccogliere frutti nutrienti

da poter mangiare: il castagno, ma il Diavolo visto quello che Dio

aveva fatto per impedire che la gente potesse

raccogliere i frutti, li avvolse in un guscio spinoso.

Gli abitanti del piccolo paese, presi dallo sconforto,

ritornarono nuovamente a pregare Dio ed egli, sceso in mezzo a loro

fece il segno della croce e i gusci spinosi, come per miracolo si aprirono,

e da quel giorno i frutti di questa pianta si aprirono a croce.

I colombi di venezia


Sai da dove vengono i colombi di Venezia? Pare che ogni anno una certa parrocchia portasse in dono al doge una coppia di colombi, e una volta i due uccelli riuscirono a scappare e a rifugiarsi dentro la basilica di San Marco. Allora venne stabilito che restassero liberi e fossero nutriti a spese della Repubblica. E naturalmente si moltiplicarono, fino a diventare tanti quanti sono oggi

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La leggenda del sempreverde


Nei tempi passati, al termine dell’estate, un uccellino si ferì ad un’ala, restando così da solo nel bel mezzo del bosco. Non potendo più volare, restò praticamente in balia dell’inverno, che già faceva sentire i suoi primi geli. Cosi, domandò ad un enorme faggio di potersi rifugiare tra i suoi grandi rami, sperando di poter passare l’inverno al riparo dal cattivo tempo. Ma il faggio, altezzosamente, rifiutò all’uccellino un piccolo riparo tra le sue fronde. Intristito, l’esserino continuò a girovagare nel bosco, trovando di lì a poco un grosso castagno e, speranzoso, ripeté la stessa domanda. Ma anche quest’albero rifiutò all’uccellino la sua protezione. Così, nuovamente s’incammino nell’oscurità della foresta, alla ricerca di un riparo. Di li a poco si sentì chiamare: 

Uccellino vieni tra i miei rami, affinché tu possa ripararti dal freddo”. 

Stupito, l’uccellino si voltò e vedendo che a parlare era stato un piccolo pino, saltò lestamente su uno dei suoi rami. Subito dopo anche una pianta di ginepro offrì le sue bacche come sostentamento per il lungo inverno. L’uccellino ringraziò più volte per tale generosità, che gli permise così di superare la cattiva stagione. Dio, avendo osservato tutto, volle ricompensare la generosità del pino e del ginepro, ordinando al vento di non far cadere loro le foglie, e quindi da quel giorno furono “sempreverdi” .

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IL CORPO SOMATIZZA I MALESSERI DELLO SPIRITO


Il nostro corpo somatizza nella sua materia quello che lo spirito subisce in tutta la nostra anima, quello che il nostro inconscio tace, lo urlano le nostre malattie dolori e malesseri. La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.1379933_238552499631554_1234779739_n
Quando ti manca calore affettivo, basta una minima frescata di vento freddo e subito prendi un raffreddore. Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange. Forti mali di schiena (ovvio non causati da un peso caricato male) ti dicono che stai subendo un dolore, porti con te un peso un trauma una tristezza immensa; il mal di gola “tampona” ti assale sicuramente quando hai tanti dolori da sfogare ed afflizioni da dire e non hai con chi confidarti. Quando una persona non la sopporti, non la digerisci e la devi sopportare ti viene acidità allo stomaco, le coliche spesso sono rabbie accumulate che non riesci a sfogare.
Il diabete “invade” quando la solitudine ti attanaglia. Il cancro ti divora come l’odio che corrode l’amore mancato. Il corpo ingrassa quando sei insoddisfatto o dimagrisci quando ti senti logorato. Dubbi preoccupazioni ansietà ti portano via il sonno e soffri di insonnia. Se non trovi un senso alla tua vita la pressione del cuore rallenta o accelera quindi ipotensioni e pressioni alte al cuore sono sbalzi che ti condizionano l’umore e le forze. Il nervosismo aumenta i respiri, come se ti mancasse l’aria, donde dolori al petto ed emicranie (molti fumatori prendono aria extra dal fumo fatidico ed effimero che li rilassa in maniera compensatoria ma illusoria) La pressione “sale” quando la paura imprigiona. Quando ti senti sopraffatto di un problema che sei ai limiti, allora la febbre ti assale, le frontiere dell’immunità sono all’erta. Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega. le artrosi vengono quando la tua mente non si apre, sei troppo rigido e i muscoli ti si contraggono. I crampi indicano che stai subendo una situazione ai limiti della sopportazione. La stitichezza ti indica che hai residui nel tuo inconscio, hai segreti che ti otturano (quanta merda ci teniamo dentro che non è utile) e non trovi chi ti comprenda senza giudicarti. la diarrea è un atto di difesa dell’organismo che vuole eliminare ciò che percepisce come dannoso (come il vomito) vale per i virus ma anche per le situazioni, i sentimenti… forse chi ha diarrea non riesce a trattenere o assimilare.
La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino. Ascolta il tuo corpo ed impara a guarire con il tuo spirito, non c’è altra medicina che la tua stessa natura non possa darti. E’ ovvio che non generalizziamo, non è un catalogo farmacologico ma una linea guida… chi una preoccupazione la somatizza nella testa (emicrania) chi nello stomaco (indigestione).—dal web

I campanili delle alpi


In un villaggio alpino vi era un paesetto la cui cappella era senza campane. Un giorno, comparve un signore che, discorrendo alla buona con i pastori, promise per l’anno dopo, un bel regalo. Infatti dopo un anno, riapparve portando una campana per la cappella. Fu un giorno di gioia per i montanari che volevano regalare a quel signore burro, formaggio, tutto quello che avevano; ma lui non volle nulla.

Il giorno seguente pèrò incontrarono ancora quel signore ed ecco comparire un vecchio che, rivoltosi al benefico sconosciuto gli disse: 

“Ti conosco; tu sei il diavolo. Perché hai regalato quella campana?”

Il diavolo non poté negare e disse che aveva fatto quel dono affinché i montanari andassero alla cappella solo quando erano chiamati dalla campana e così avrebbero pregato meno; prima invece vi andavano troppo presto e pregavano di più. La campana fu tenuta, ma i montanari continuarono a pregare a lungo, perché il diavolo non raggiungesse il suo scopo e fosse beffato.

Il diavolo è protagonista di molte leggende piemontesi; è cattivo, nemico degli uomini, trasporta enormi macigni da un luogo all’altro, costruisce strani rifugi o distrugge quel che ha fatto l’uomo. Anche il Rocciamelone, nelle Alpi Graie, ha la sua antica leggenda; essa dice che era impossibile giungere in cima al monte perché vi stavano dei demoni i quali, per difendere un tesoro raccolto lassù, gettavano sassi su chi volesse salirvi. Un giorno, il marchese Arduino, con vari sacerdoti vi salì ed a quella vista i diavoli fuggirono, ma il tesoro purtroppo non fu trovato!

Dove si vede qualche grosso macigno in bilico, si dice che ve l’abbia portato il diavolo. Così tra l’alta Val Sesia e la valle di Gressoney c’è un grosso macigno che si chiama il “sasso del diavolo”. Narra una leggenda che il diavolo, vedendo che i montanari di Gressoney stavano costruendosi una chiesa, volle distruggere l’opera cominciata e andò presso la Sesia, a prendere quel macigno e sulle spalle se lo portò verso la valle di Gressoney per lanciarlo dall’alto, sulla chiesa nascente e seppellirla. Mentre andava con quel carico, si sentì stanco, tanto stanco che per riprendere fiato dovette posare il macigno a terra. Quando fece per rimetterlo sulle spalle, il macigno non si mosse; si era attaccato alla terra in tal modo che neanche il diavolo riusciva a staccarlo. Furibondo gli diede un gran pugno che lo
spaccò e infatti oggi, il “sasso del diavolo” presenta un’enorme fenditura.  

da un libro

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Così nacque Monferrato


La leggenda narra di una nobile coppia di Sassonia che si impegnò a compiere un pellegrinaggio fino a Roma, qualora le fosse donata la gioia di un figlio. Aleramo nacque durante il pellegrinaggio, nei pressi di Acqui Terme e subito rimase orfano dei genitori, assaliti da una delle bande di briganti che infestavano la zona. Il giovane divenne un coraggioso cavaliere al servizio dell’imperatore Ottone I di Sassonia e si innamorò di sua figlia Alasia. I due innamorati, non avendo il consenso dell’imperatore, furono costretti a fuggire e raggiunsero i luoghi natii di Aleramo, che si adattò a fare il carbonaio. Il cavaliere, però tornò a prestare servizio presso l’esercito imperiale, durante alcune rivolte scoppiate nel Nord Italia. Venuto a conoscenza della cosa, Ottone decise di perdonare i due giovani, concesse ad Aleramo il titolo di marchese e gli promise tanta terra quanta fosse riuscito a percorrerne in soli tre giorni di sfrenata cavalcata. Quella terra è il Monferrato: durante la prova, infatti, Aleramo usò un mattone (mun, in dialetto) per ferrare (frà, in dialetto) il cavallo, dando così il nome a quel territorio.

Ogni anno, dal 1985, questa leggenda rivive attraverso una gara ippica, che ripercorre il tracciato di Aleramo lungo tutto il Monferrato Alessandrino. 

dal web

Il consumo d’acqua a cui non pensiamo


ero a conoscenza del consumo d’acqua intrinseco alle cose e ai cibi che compriamo… ma non immaginavo che 

per un paio di jeans servissero 11 mila litri di acqua…

ma ci pensate? ….

forse la prossima volta che acquisteremo un jeans che non è davvero necessario ricordiamocelo…

tanto è inutile averne otto paia nell’armadio…quando usciamo ne indossiamo sempre uno alla volta!!! 😛

http://contiamoci.com/p/46:jeans

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La polenta di Molare


Il nome di Molare è noto anche per una manifestazione ultra centenaria che ogni anno richiama migliaia di turisti provenienti da diverse parti d’Italia e alcuni anche dall’estero. E’ la sagra del polentone. La tradizione narra che in tempi lontani, gli abitanti delle sperdute frazioni intorno a Molare, si recassero il primo giorno di quaresima di ogni anno, nella chiesa parrocchiale. Si narra che un anno, mentre i pellegrini si accingevano a rientrare nelle loro abitazioni, furono sorpresi da una forte nevicata che li costrinse a rifugiarsi sotto una tettoia, al freddo, in attesa di riprendere il cammino. Mentre la nevicata infuriava, passò nelle vicinanze della chiesa, la carrozza del conte Gajoli Boidi, il quale volle invitarli nelle cucine del suo castello, ordinando alla servitù polenta e baccalà per tutti. I pellegrini, trovandosi poco a loro agio all’interno del castello, chiesero di poter gustare il dono sotto la tettoia che era stata il loro rifugio contro la neve e così il pranzo continuò in allegria, tra la curiosità di molti abitanti.

In anni successivi qualcuno pensò di rievocare il gesto, preparando in piazza la grande polenta e distribuendola a tutti i presenti fra canti e balli. Una festa che con il passare degli anni si è trasformata in una grande manifestazione folcloristica.  

_❀_♥_✿_♥_❀__✿dal web 

“Encyclopedie”


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il  16 ottobre 1747  è l’anno in cui ha inizio in Francia la stesura della famosa “Encyclopedie”, opera del filosofo Denis Diderot e del matematico Jean le Rond d’Alembert, che primi fra tutti donano ad un vasto numero di lettori la possibilità di avere sotto mano tutto il sapere umano,mai prima d’ora si era pensato a divulgare il sapere umano, che era sempre stato privilegio di pochi eletti. Il primo volume dell'”Encyclopedie” è pronto nel 1751, mentre uscirà nel 1772 l’opera completa composta di 28 volumi.1643546hcfvbtvsbb

12 ottobre


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scopre l’America: Una data che cambiò la storia.

 

 1931 – Inaugurato il Cristo Redentore di Rio: Una delle sette meraviglie del mondo,

 era venerdì 12 ottobre 1810  e ci fu matrimonio: quello tra il principe Ludwig di Baviera e Teresa di Sassonia –Hildburghausen. Per le loro nozze si organizzarono cinque giorni di festeggiamenti a suon di musica, balli, parate militari e soprattutto della buona tavola.

Nacque così l’appuntamento annuale che più tardi prenderà il nome di Octoberfest, la più popolare festa al mondo dedicata alla birra. In realtà la birra comparve solo più tardi insieme alle prime giostre, a partire dal 1818 quando assunse le caratteristiche di un festival agricolo con tanto di fiera di cavalli e buoi.

 

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Al termine della strada


(Joseph Folliet)

Al termine della strada,
non c’è la strada
ma il traguardo.

Al termine della scalata,
non c’è la scalata
ma la sommità.

Al termine della notte,
non c’è la notte
ma l’aurora.

Al termine dell’inverno,
non c’è l’inverno
ma la primavera.

Al termine della disperazione,
non c’è la disperazione
ma la speranza.

Al termine della morte,
non c’è la morte
ma la vita.

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