𝓘𝓵 𝓡𝓸𝓼𝓮𝓽𝓸 𝓭𝓲 𝓜𝓾𝓻𝓽𝓪 🌹🍃🌹


Avevo letto che sulla collina di Murta grazie a dei volontari il vecchio cimitero era stato recuperato ed abbellito con un roseto di esemplari di rose orientali usate per produrre il tè.20200602_201037

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Il cimitero era in completo stato di abbandono e dopo un enorme lavoro di pulizia e recupero ora si possono ammirare sepolture antiche che sono gioielli dell’arte funeraria.
Il cimitero di Murta fu benedetto il 4 settembre 1835 dal Prevosto Marchese, ma già ad agosto era stata sepolta la prima defunta, la villeggiante Chiara Rossi di 48 anni, vittima della terribile epidemia di colera che ne aveva causato la morte.

Ogni anno in media venivano sepolte 35 persone e nel 1873 si potevano già contare 1332 sepolture.

Curiose sono alcune lapidi: ad esempio questa20200602_201228 ed altre  che sono caratterizzate da questa forma a scalini quasi a simboleggiare la salita verso il cielo, ce ne sono diverse con questa fattura evidentemente all’artigiano del tempo piaceva particolarmente l’idea che l’anima salisse in alto grazie ai suoi scalini.

Altra lapide meritevole di nota è questa con questo bimbo sorridente di una tenerezza unica.

Cattura

E che dire dell’eleganza della posa di questa giovane signorina?

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Degna di essere ricordata è la prima donna investita da un’automobile proprio a Bolzaneto tanto da essere menzionato l’episodio nell’epitaffio.

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Qui nell’ossario comune c’è anche la sorella di Mazzini: Maria Antonietta Massucconi Mazzini di cui la via principale di Murta porta ancora oggi il suo nome.

Il roseto di Murta può essere votato al concorso “I luoghi del cuore FAI”, al seguente link:

https://www.fondoambiente.it/luoghi/roseto-nel-cimitero-di-murta?ldc

qui la loro pagina youtube: https://www.youtube.com/channel/UCELefZPb8k972ImCQLdVnTA

https://www.instagram.com/roseto_di_murta/

ed infine il link del loro sito: 
https://www.rosetodimurta.it/roseto/#

Di giorno è brutto perchè manca il verde, la sera è spento perchè siamo al verde.


Vivo a Genova, in un quartiere di periferia della Valpocevera.

Se dico Bolzaneto lo ricorderete tristemente per i fatti avvenuti presso la caserma del reparto mobile della polizia di stato per i fatti del G8 del 2001, e poi recentemente per la caduta del Ponte Morandi del 14 agosto 2018.

Bolzaneto sarebbe un bel quartiere circondato da colline, con bei forti militari e da sempre via di comunicazione dalla costa verso la pianura padana, Bolzaneto ha visto il progressivo sviluppo industriale con la siderurgia.

Fino agli anni 90 era ricco di negozi ed artigiani. Non ci mancava nulla dal punto di vista commerciale e nemmeno per quanto riguardava i servizi al cittadino.

Purtroppo in questi anni di crisi dopo l’entrata nell’euro, e la screanzata gestione economica e politica della città anche il nostro quartiere ha risentito parecchio del declino, ed così iniziata la continua ed avanzante chiusura dei negozi di quartieri: causando inevitabilmente anche il degrado urbano con  l’aumento dell’inciviltà umana  arrivata a livelli davvero bestiali.

Sul piano politico sono state fatte delle scelte che dovevano essere provvisorie ma che ormai sembrano definitive: la nostra anagrafe qui non esiste più, ed è un disagio grande per tutti noi cittadini.

L’inps è stata spostata e ridimensionata, ed è assai probabile siano spostati in un prossimo futuro pure i Vigili del Fuoco, insomma ci viene tolto ogni servizio sul territorio-

Io voglio urlare tutto il mio disappunto per tutto ciò che vedo ogni giorno.

Sembra che a nessuno importi più delle nostre strade: gente incivile e zozzona rilascia i propri rifiuti meglio se ingombranti sui marciapiedi.

Ma dove è finito il tempo che ognuno teneva pulito davanti casa propria per vivere tutti in un paese decoroso? Ora, non solo non si pulisce, ma si imbratta il suolo pubblico senza la minima vergogna.

Certamente i negozianti devono chiudere! Non è solo colpa dell’ecommerce, io penso che il degrado urbano la faccia da padrone.

Per me degrado urbano sono pure tutti questi negozietti orientali con ogni tipo e genere di merce che declassano la zona.

Vorrei un quartiere illuminato a sufficienza, dove poter camminare in sicurezza, vorrei strade senza voragini in cui ogni giorno qualcuno ci possa cadere.Risultati immagini per luci led città

Non credo che le mie richieste siano sproporzionate alle tasse pagate –  e sentirsi sempre rispondere dal politico di turno che non ci sono i soldi per queste priorità è davvero demoralizzante.

Il mio sogno sarebbe quello di veder rivalutato il quartiere e dove non arrivano le risorse comunali io penso che ci fosse un comitato di quartiere potrebbe essere di sostegno anche con piccole cose, che poi goccia a goccia impreziosirebbero l’abitato.

So per certo, che molti Bolzanetesi hanno tanto  a cuore il loro paese, e che si presterebbero  per valorizzarlo.

Ad esempio nel centro pedonale, nelle vie interne mi piacerebbe che ogni civico abbellisse la propria facciata vicino al portone con delle fioriere appese (piuttosto anche con fiori finti cementati- visto che si rubano tutto), ma il tutto andrebbe organizzato con garbo e gusto per non fare un eccesso sgradevole.

Non ho idea se serva un permesso comunale, ma  credo fermamente che facendo una raccolta molte famiglie aderirebbero, e poi qualche uomo di buona volontà lo si troverebbe per fissarle, no? …

Lo so, vivo in mondo tutto mio, e questa non è certo una priorità, ma tutto fa-  e vedere il bello attorno a sè fa bene all’anima…

Qualcuno non diceva che la bellezza salverà il mondo?

 

 

bolzaneto ha il DAE


Bella iniziativa oggi nella vostra vallata grazie alla croce bianca di bolzaneto che si è fatta promotrice dell’installazione di una colonnina di defribillatore semi automatico…. ecco ala spiegazione dei ragazzi:

“riATTIVAilCUORE nasce dal desiderio di noi volontari della Croce Bianca Bolzaneto di formare più persone possibili all’esecuzione del massaggio cardiaco e all’uso del defibrillatore semi-automatico.

Chi viene soccorso in breve tempo ha molte più probabilità di sopravvivere!

Il defibrillatore o DAE, è uno strumento capace di stimolare il cuore con delle scariche elettriche ed è utilizzabile, grazie ai notevoli miglioramenti degli ultimi anni, da CHIUNQUE (G.U. n°88 del 14 aprile 2001).

In passato solo il Personale Sanitario poteva utilizzarlo, ma adesso, con una breve formazione, anche tu potrai salvare delle vite! Abbiamo Istruttori Professionisti IRC (Italian Resuscitation Council) a tua completa disposizione che ti formeranno e certificheranno per l’utilizzo del DAE su tutto il territorio nazionale.

Iniziando dal V Municipio il nostro progetto di zona verrà divulgato a tutti i cittadini non appartenenti al Personale Sanitario. Le Palestre e Associazioni Sportive sono già obbligate dal Decreto Legge Balduzzi a possedere un defibrillatore semi automatico (G.U. n°214 del 13 settembre 2012).

In futuro, Bolzaneto verrà equipaggiato con una colonnina contenente il DAE e con altri defibrillatori semi automatici posti in punti strategici.

Soccorrere una persona ancora prima che arrivi l’ambulanza vuol dire aumentare esponenzialmente la probabilità di salvarla.

E allora perchè stare a guardare? Vieni a trovarci nella nostra sede e impara anche tu a salvare la vita!”

 ecco il link di fb della nsotra pubblica assistenza:

http://www.facebook.com/CroceBiancaBolzaneto?fref=ts

 

libri da salvare


 un invito ai giovani della valpocevera

è in atto un progetto denominato ” salvato da Remida” che coinvolge le biblioteche Cervetto e Piersantelli in valpocevera. si tratta di un’azione collettiva di senso civico rivolto ai ragazzi di 12/18 anni del V municipio per il recupero e il riutilizzo di libri  e dischi in vinile di proprietà delle biblioteche che x diversi motivi è destinato al macero. presso la biblioteca cervetto ci sarà un espositore con i libri, si potranno portare portare libri che non si leggono piu’ e che si vogliono gettare per scambiarli con altri libri, un libro in cambio di un libro 🙂

SVEGLIA BOLZANETESI!!!!


MI VERGOGNO PROFONDAMENTE DI AVERE CONCITTADINI BOLZANETESI COSI POCO SENSIBILI AD UNA QUESTIONE COSI SERIA… SIAMO TUTTI CAPACI A LAMENTARCI, POI CI ARRENDIAMO ALLA PIGRIZA E AL MENEFREGHISMO, HO IL DUBBIO CHE CI SIA TANTA GENTE CHE STIA VERAMENTE BENE E CHE NON SENTA AFFATTO “SUE” LE DIFFICOLTA’ CHE MOLTI DI NOI ITALIANI STANNO VIVENDO SULLA PROPRIA PELLE….. MA CACTUS UNA FIRMA NON è UN’ESPIANTO DI ORGANI,!!!!!!!!!!!- A BOLZANETO NE ABBIAMO DEPOSITATE SOLO 5 E’ UNA VERGOGNA!!!!!

600 e 60€


Una ragazza bosniaca di 21 anni  stata arrestata dai carabinieri per aver rubato circa 600 euro in una chiesa a Bolzaneto. La ragazza era entrata nella parrocchia di Nostra Signora della Neve accompagnata da due bimbi piccoli. Si era intrufolata nella canonica ed era riuscita a portar via una busta con il danaro ma il parroco l’aveva sorpresa. Alcuni carabinieri in borghese stavano perlustrando la zona quando hanno visto la donna uscire dalla chiesa inseguita dal parroco e l’hanno rincorsa. La donna  salita su un autobus. I carabinieri l’hanno quindi fatto fermare e la donna  stata fatta scendere. Mentre veniva accompagnata in caserma a piedi, la donna ha fatto il gesto di restituire il danaro ma ha consegnato ai militari solo 60 euro, mentre con un gesto furtivo gettava una busta contenente il resto dei soldi nel greto di in un torrente. Ma la cosa non  sfuggita ai militari che hanno recuperato tutto il bottino. La ragazza  stata arrestata con l’accusa di furto aggravato. I due bimbi sono stati affidati ad una parente.

bolzaneto


info dal web
Il nome di Bolzaneto deriva dall’antico termine genovese “bossonea”, che indicava un luogo in cui crescevano rovi o simili piante spinose.
Fino alla metà dell’Ottocento, Bolzaneto era un piccolo borgo sul fondovalle della Valpolcevera, alla sinistra del torrente, in prossimità del punto in cui questo formava un’ampia ansa.
Del borgo, costituito da un gruppo di case attorno alla chiesa di Nostra Signora della Neve, si hanno notizie certe a partire dal 1050. Il paese era una piccola frazione sottoposta all’autorità civile e religiosa di Brasile e tale rimase fino alla metà dell’Ottocento, quando la sede comunale ed il titolo parrocchiale furono trasferiti a Bolzaneto.
A breve distanza dal borgo, ma allora sulla sponda destra del Polcevera, sorgeva isolato il convento di San Francesco alla Chiappetta, edificato alla fine del Duecento.
Nel 1367, la zona di Bolzaneto fu teatro di una cruenta battaglia fra due eserciti che facevano capo a fazioni guelfe e ghibelline; nel 1380 la Repubblica di Genova fece costruire, poco più a nord del borgo, un fortilizio-castello a scopi difensivi.
Nel Settecento la Repubblica di Genova, alleata della Francia, si trovò coinvolta nella guerra di successione austriaca. La Valpolcevera nel 1746 fu occupata da un esercito austro-piemontese, al comando del generale Botta Adorno, che arrivò fino a Genova, da dove fu cacciato in seguito all’insurrezione popolare del 5 – 10 dicembre 1746, che prese avvio con il leggendario episodio del Balilla.
Durante questa guerra l’esercito occupante si accampò nel letto asciutto del Polcevera, poco a valle di Bolzaneto. Il 4 settembre 1746 un improvviso acquazzone provocò una piena del torrente, causando la morte di oltre mille soldati.
L’11 aprile 1747 un altro esercito austriaco, al comando del conte di Schulenberg, ritentò di occupare nuovamente Genova. Gli invasori, scesi da nord attraverso i valichi appenninici, occuparono tutta la Valpolcevera, portando saccheggi e distruzioni, e strinsero d’assedio Genova. Avvennero aspri combattimenti tra gli Austriaci da una parte e volontari della Valpolcevera, (inquadrati in compagnie divise per parrocchie) e truppe regolari della Repubblica di Genova dall’altra.
Il 19 luglio 1747 gli Austriaci abbandonarono la Valpolcevera e furono definitivamente ricacciati oltre Appennino nel febbraio del 1748, lasciando alle spalle una scia di morte e distruzione.
La topografia del luogo subì grandi modifiche intorno al 1850, quando fu costruita la ferrovia Genova-Torino, inaugurata nel 1853. Si rese necessario rettificare ed arginare il corso del torrente Polcevera (che in questo punto frequentemente straripava, causando allagamenti nella zona della Chiappetta), eliminando l’ansa da questo formata.
Fu così scavato, per un tratto di circa 500 m, un nuovo tratto di letto rettilineo che tagliava la base della collina di Murta a monte del convento di San Francesco (che in tal modo passò dalla destra alla sinistra del torrente) e costruito un argine sul lato sinistro, sul quale corre la ferrovia. Il tratto di greto non più percorso dal torrente e il ponte che l’attraversava furono interrati e l’area progressivamente edificata, dando luogo all’attuale abitato di Bolzaneto; negli stessi anni le sedi del Comune e della parrocchia furono qui trasferite da Brasile (rispettivamente nel 1854 e nel 1855).
Nella seconda metà dell’Ottocento la zona, già agricola e luogo di villeggiatura di ricche famiglie genovesi, come tutta la Valpolcevera ebbe un imponente sviluppo industriale, con l’insediamento di numerose aziende (le più importanti furono le Fonderie Bruzzo e il saponificio Lo Faro, che trovarono collocazione nella zona a nord del Castello, nel frattempo convertito a ospedale) e l’oleificio Gaslini, che ebbe sede presso il borgo vecchio, in un edificio ora occupato da aziende artigiane.
Con lo sviluppo delle industrie e la costruzione dell’argine ebbe inizio anche l’espansione edilizia nel fondovalle, fino ad allora scarsamente popolato perché quasi interamente occupato dall’alveo del Polcevera ed a perenne rischio di alluvioni. Il Casalis alla metà dell’Ottocento, nel suo “Dizionario geografico, storico e statistico degli Stati di S.M. il Re di Sardegna” indicava in 740 persone la popolazione dell’allora comune di Brasile (che comprendeva anche Bolzaneto e Cremeno), mentre il comune di Bolzaneto aveva già quasi 10000 abitanti all’inizio del Novecento.
Nel 1869 il territorio comunale si ampliò, inglobando (su richiesta degli stessi abitanti) la frazione collinare di Murta, sulla sponda destra, che fino ad allora dipendeva dal comune di Rivarolo.
Il comune di Bolzaneto nel 1926 ha seguito la sorte di altri 18 comuni del genovesato ed è confluito nella Grande Genova.
Dopo la seconda guerra mondiale, la crisi dell’industria siderurgica portò ad un ridimensionamento delle Fonderie Bruzzo (chiuse definitivamente nel 1957) e su alcune aree di queste fu costruita la fabbrica di refrattari SANAC (dopo il trasferimento di questa, sulla stessa area è attualmente in fase di completamento il mercato ortofrutticolo di Genova che si trasferirà dalla Val Bisagno alla Val Polcevera.

sulla collina di S. Biagio negli anni ‘50 fu costruita la raffineria ERG, poi chiusa nel 1988, anche a seguito della crescente attenzione della popolazione agli aspetti ambientali del territorio; su questa area sorgono ora un grande centro commerciale e un nuovo quartiere residenziale.
Analogamente a queste altre aree, dismesse a partire dagli anni sessanta del XX secolo a causa della chiusura di molte fabbriche storiche sono ora riutilizzate da imprese artigiane e commerciali.
Le origini dell’antico castello potrebbero risalire al X secolo quando fu costruito per volontà della famiglia nobiliare degli Adorno. Distrutto nel corso del XIV secolo dalle truppe mercenarie dei Visconti, a causa soprattutto dalle lotte intestine tra le fazioni guelfe e ghibelline, fu fatto ricostruire dalla Repubblica di Genova nel 1380 sulla piccola altura di Montebello – che dominava il corso del Polcevera – come presidio a difesa dalle armate germaniche che scendendo per la val Polcevera minacciavano Genova.
Il castello, modificato e potenziato da Filippo Maria Visconti nel XV secolo, fu in varie occasioni al centro di fatti d’armi, specie nel 1746 durante la guerra di successione austriaca, ed ospitò anche la sede del Podestà della valle di Polcevera. Agli inizi del XX secolo, dismesso come presidio militare e oramai abbandonato, fu acquistato dal benestante Pasquale Pastorino e trasformato prima in villa di campagna con parco all’inglese, poi in ospedale, attivo fino agli anni ottanta del Novecento. Attualmente è adibito a casa di riposo e “hospice” per malati terminali, intitolato a Gigi Ghirotti.
La chiesa di Nostra Signora della Neve fu edificata nel Trecento come succursale della parrocchia di San Felice di Brasile, ristrutturata nel XVII secolo e completamente riedificata nel 1855, quando il titolo parrocchiale fu trasferito da Brasile a Bolzaneto. In occasione di questa riedificazione fu abbellita con l’altare, le statue ed i marmi della soppressa chiesa di Santo Spirito in Bisagno.
Allora la chiesa dominava il borgo vecchio di Bolzaneto, raccolto intorno alla Piazza detta “del prione” (ora Piazza E. Savi). Intorno al 1950 fu costruita una nuova chiesa in stile moderno a poche centinaia di metri di distanza, consacrata dal cardinale Giuseppe Siri nel 1960. La vecchia chiesa fu demolita e sulla sua area costruito un moderno condominio. Nella nuova chiesa sono stati integrati gli altari in stile barocco e le statue provenienti da Santo Spirito. La chiesa conserva due dipinti di Paolo Gerolamo Piola (Conversione di San Paolo e Abramo che riceve i tre angeli) e un Cristo morto di Giulio Cesare Procaccini.
Secondo la tradizione, il sito ora occupato dalla chiesa e dal convento di San Francesco fu donato dalla nobile famiglia Lercari allo stesso San Francesco, che transitò da Genova nel 1213 durante un suo viaggio in Francia, ma non esistono documenti certi che attestino questo fatto.
La donazione del terreno è invece documentata da un atto di convenzione per l’erezione del convento e della chiesa della Chiappetta, stipulato nel 1280 tra la famiglia Lercari e l’Ordine francescano, al quale fu data esecuzione nel 1291.
Negli anni immediatamente successivi fu edificato il convento con l’annessa chiesa, in stile gotico primitivo.
Nella seconda metà del Seicento fu costruito il chiostro e all’inizio del Settecento la chiesa e il convento furono completamente rimaneggiati; questa ristrutturazione (in stile barocco) viene attribuita all’architetto lombardo Francesco Muttoni (1668-1747).
All’interno della chiesa, formata da un’unica navata, sono conservati una Madonna lignea di Anton Maria Maragliano ed alcuni notevoli dipinti del Seicento: Stimmate di San Francesco di Giovanni Battista Carlone, Assunzione della Beata Vergine Maria di Pietro Paolo Raggi (1649-1724), Estasi di Santa Caterina Fieschi e Immacolata Concezione di Domenico Piola e Miracolo di Sant’Antonio di Giuseppe Galeotti.
Fino alla metà del Seicento il convento rimase l’unica costruzione nella zona della Chiappetta (nome che deriva da una corruzione del termine latino Clapeta, cioè “cappelletta”).
A partire da quell’epoca intorno al convento sorsero alcune case fino a formare un piccolo borgo; parte di queste case sono ancora esistenti, alcune furono demolite intorno alla metà dell’Ottocento durante i lavori di arginatura del Polcevera, poiché si trovavano nell’area ora percorsa dal nuovo letto del torrente.
Nel 1798, a seguito dell’editto napoleonico sulla soppressione degli ordini religiosi, i frati francescani dovettero lasciare il convento e la chiesa fu affidata al clero diocesano fino al 1896, anno in cui poterono farvi ritorno. Nel 1961 la chiesa fu eretta in parrocchia, con decreto del cardinale Giuseppe Siri.
A Bolzaneto ha sede un distaccamento dei Vigili del Fuoco; nato nel 1913 come corpo di volontari antincendio, successivamente integrato nella struttura comunale e quindi, a seguito del Regio Decreto Legge del 27 febbraio 1939, nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
La “Pubblica Assistenza Croce Bianca” fu fondata nel 1908 con il sostegno dell’amministrazione comunale, allora retta dal sindaco G.B. Custo, affiancandosi alle altre associazioni di mutuo soccorso già esistenti: la “SMS Fratellanza” (di ispirazione socialista) e la “Società Operaia Cattolica San Giuseppe” fondate entrambe nel decennio 1880-1890.
La Banda Musicale Cittadina fu fondata nel 1883 come sezione filarmonica della “Società Operaia Cattolica San Giuseppe”.
Il teatro “Rina e Gilberto Govi” (sito ufficiale) è stato inaugurato il 17 febbraio 2007, a seguito della ristrutturazione dell’ex cinema-teatro “Verdi”.
La squadra di calcio US Bolzanetese Virtus disputa il girone di Eccellenza del campionato ligure Dilettanti.
Vi ha inoltre sede, in Via Bolzaneto, di lato alla chiesa di Nostra Signora della Neve, la società polisportiva dilettantistica U.S. Virtus,la più antica dell’area, disputante ogni anno i Campionati Italiani delle rispettive discipline con buoni risultati a livello nazionale.
Ricordiamo anche  la squadra di hockey a rotelle “BOLZANETESE HOCKEY CLUB” che negli anni ’50/70 militò in tutti i campionati nazionali dalla “Promozione alla “Serie A” prima di trasferirsi al Lido di Genova e che utilizzava la pista di pattinaggio di fianco a Ns. Sig.ra della Neve.
da:

Alle ore 19 del 19 dicembre 1924, in un appartamento di una casa di via Pasquale Pastorino, poco distante dall’ex Ospedale di Bolzaneto, la ventunenne Amalia Pozzolini dava alla luce un bel maschietto. Il papà Giuseppe Zoboli, all’epoca preside dell’Istituto tecnico Gaslini, più anziano di sei anni della moglie, lo registrò all’anagrafe alle 15,30 del giorno successivo con i nomi di Alberto ,Emilio (come il nonno paterno) e Giuseppe come il babbo stesso.

Alberto Zoboli era nient’altro che l’attore Alberto Lupo.

Il più famoso divo del mondo della prosa televisiva era difatti un nativo dell’allora comune di Bolzaneto. Da bambino frequentò le ancoresistenti scuole elementari Dante Alighieri. Trasferitosi a Genova iniziò la sua carriera artistica iscrivendosi nel 1946 al centro sperimentale “Luigi Pirandello” dove rimase fino al 1952 quando fu scritturato al “Piccolo” di Milano da Giorgio Strehler, che lo diresse in “Elettra” di Sofocle, “Il revisore” di Gogol e nel pirandelliano ” Sei personaggi in cerca d’autore”. Nel 1953 e nel 54 la convocazione di un altro mostro sacro della prosa Gino Cervi, col quale recitò “Cyrano di Bergerac” di Rostand diretto da Rouleau.

Nel frattempo fece i primi esordi nel cinema entrando nel cast di “Ulisse” di Mario Camerini, un kolossal con protagonista Kirk Douglas. Da allora in poi lavorerà in una trentina di pellicole. Partecipò anche a commedie e film drammatici e persino in uno spaghetti e western oltre ad essere attivo per qualche anno come doppiatore. Attore drammatico tagliato per ruoli “seri” seppur conviviale e spiritoso sino all’autoironia, come seppe ben dimostrare nelle vesti di conduttore di trasmissioni di successo quali “Senza rete” e “Teatro 10” di cui cantò accanto a Mina la leggendaria sigla finale “Parole parole”.

E’ stato soprattutto grande protagonista dell’indimenticata e purtroppo perduta stagione degli sceneggiati televisivi. Vi fu coinvolto la prima volta dal regista Anton Giulio Majano, colui che più di tutti seppe sfruttarne le doti in “Piccole donne” del 1955. Sposatosi a Roma l’8 aprile 1964 con l’attrice Lyla, dalla quale ha avuto la figlia Eliana, ottima doppiatrice.

Alberto Lupo passò nella capitale quasi tutto il tempo della sua esistenza, ma rimase sempre legato a Genova ed a Bolzaneto restando ad esempio in contatto con la pubblica assistenza “Croce Bianca” di cui fu socio e nella quale è custodita una sua foto con dedica autografata.

Alberto Podestà

Vice Presidente
Associazione Amici Teatro Rina e Gilberto Govi