La casa del boia


Ieri c’era la possibilità di visitare la casa del boia ed ovviamente non mi sono lasciata sfuggire l’opportunità-

ho potuto imparare tante cose nuove grazie ai balestrieri del mandraccio:

i balestrieri genovesi era un corpo militare  scelto all’epoca medioevale.

il balistaio – colui che costruiva le balestre era vincolato da norme rigidissime e non poteva svelare ad alcuno le tecniche di costruzione e nemmeno imprestare gli attrezzi per poterla fabbricare, rischiava la pena di morte se contravveniva alle disposizioni della Repubblica.

La balestra in un primo tempo fu considerata un’arma illegittima perché data la sua potenza di tiro anche un umile contadino poteva abbattere un nobile in armatura, e fu persino criticata per questo dalla chiesa ( non sono sicura se avesse perfino scomunicato i balestrieri) ma poi la balestra divenne l’arma da lancio più temuta del Medioevo, prima dell’arrivo dell arco lungo inglese, durante la guerra dei cent’anni.

la famosa casa del boia in realtà non è lo mai stata davvero, poichè in primis il boia in epoca parallela alla rivoluzione francese veniva fatto arrivare direttamente da marsiglia ed alloggiava  come ospite in qualche casa.

Poichè non era molto “salutare” per l’incolumità stessa del boia far sapere a tutti dove avesse il domicilio rende la dicitura casa del boia alquanto inesatta.

  la condanna avveniva per certo  presso la chiesa di san marco al molo ( prima decapitazione e poi per impiccagione), quindi era obbligatorio passare per la oggi chiamata – casa del boia.

Tantissime curiosità che ci portiamo fino ai giorni nostri nascono dal medioevo: ad esempio:

l’abbottonatura maschio e femmina pare derivi proprio dal fatto  che nel periodo medioevale gli uomini  avevano la cucitura sulla parte destra del vestito per potersi così sbottonare più facilmente con la sinistra, tenendo libera la mano destra, pronta per sfoderare la propria arma.

il fatto che l’uomo cammini sempre a destra della propria dama nasce proprio per una difesa e protezione della stessa, avendo cosi sempre il braccio e la mano destra libera di difendersi.

il detto < è un altro paio di maniche> nasce sempre dal medioevo poichè anche i nobili pur essendo molto ricchi non avevano molti abiti e cosi li cucivano in modo che avessero le maniche staccabili .

anche il gioco del lotto è una pendice medioevale  e anche la nascita dello stesso gioco pare che sia stata nella nostra città, e chicca curiosa pare che le ragazze da marito non proprio piacevole d’aspetto venisse messa in premio con il gioco del lotto.. cosi chi vinceva,  vinceva  moglie (bruttina ma sempre moglie) e soldini che non si  disdegnano mai.

quindi a genova “la Superba” possiamo vantarci di numerose scoperte che usiamo ancora oggi:

il jeans, la banca, il tasso d’interesse, gli usurai, il pagherò, e sicuramente tanti altri che ora mi sfuggono—

insomma un popolo che sapeva il fatto suo, e che ora dovrebbe rinascere sulle sue ceneri come una fenice.

La casa non ruba


rosa 806non ruba ma nasconde

conoscete anche voi questo detto?

mah…se è vero diciamo che la mia nasconde molto bene.

in ventitre anni mi sono spariti

un libro, una retina x cuocere in forno ed un coperchio paraschizzi in silicone x quando si usano le fruste….

ora, questi ultimi due temo che quando ho cambiato il forno, distrattamente sia rimasti dentro e siano finiti alla discarica

ma il libro.. proprio non me lo spiego….

a voi è sparito qualcosa?

anziani in casa


 Qualsiasi cosa faccia non prendetela sul personale.

Se gli anziani malati fanno cose strane, non è per farvi dispetto. Ricordate sempre che il loro cervello sta faticosamente cercando di dare un senso a un mondo che sta sfuggendo loro di mano.
Siate pazienti. Le persone malate sono particolarmente sensibili al tono di voce e al linguaggio del corpo. Perdere la pazienza con loro ne aumenta l’ansia, sottolineando il fatto che non sono più in grado di funzionare come una volta.
Chiedete aiuto. Chi assiste un familiare tende facilmente a credere di poter dare al coniuge o al genitore tutto l’aiuto di cui ha bisogno, chiedendo poi aiuto solo quando è inevitabile, avendo esaurito la pazienza e le energie, ma ciò è dannoso per tutti.
Rivolgetevi a un buon gruppo di sostegno. Gli unici che possono capirvi del tutto sono quelli che stanno nella vostra stessa situazione. Anche se non amate particolarmente i gruppi, considerate l’ipotesi di affidarvi ad un gruppo di sostegno.

Rivolgetevi al medico giusto. Confrontate pareri e diagnosi non tutto il personale sanitario è dotato della capacità di comunicare o degli strumenti adeguati per affrontare le malattie. Assicuratevi di trovare qualcuno con cui riuscite a collaborare.
Scoprite il mondo del paziente. Col progredire della malattia, il mondo del paziente e di chi lo assiste assume un carattere sempre più surreale. Non fate resistenza: scoprite il lato divertente e cercate di interagire con il paziente seguendo la sua logica.
Teneteli impegnati e pensate sempre che c’è ancora una persona dentro di loro. Perché è così. Parlate con la persona che amate, anche se non è in grado di rispondere in modo comprensibile. Tenete la sua mano, anche se non riesce più ad afferrare la vostra.

Si cercherà cosi di sopravvivere a queste situazioni che ormai coinvolgono molte famiglie italiane,  e pensate che il 33% assiste da solo il familiare malato, la ns è una popolazione di anziani, che dovrebbe essere una ricchezza per la società, ma che spesso si trasforma in un fardello  per la famiglia, al quale non si mai è abbastanza preparati culturalmente e cristianamente  a  saper far fronte nel modo piu’ adatto.

divgoldcuore

felicità domestica


Mettere anzitutto in un recipiente due o tre libbre di speranza: poi aggiungere un quinto di attenzioni, di compiacenza, una dose di bontà, un quartino di fiducia, gaiezza a piacere.
 Quattro o cinque misure di obbedienza, cinque o sei libbre di dolcezza e, per tema di monotonia, unite al buonumore un milligrammo di spensieratezza.
Quanto al sale, mettetene un grano solo, ché, se doveste superare la dose, invece di unoncia, dovreste ben metterne due di pazienza.
 Infornate il tutto e fate cuocere a calore ben sostenuto che amore ed amicizia insieme non lo perdano mai di vista.
Otterrete in tal modo una torta bene amalgamata di cui una fettina ogni mattina basta per abbellire la vita.

Image Hosted by ImageShack.us

i vicini di casa


oggi mi chiedevo “Dove sono andati a finire i vicini di casa?”- Se si dice “vicini di casa” e perchè dovrebbero essere appunto VICINI….mah.. Alcuni anni fa il Canberra Times riferì che le 17 famiglie che abitavano nello stesso stabile avevano notato l’ assenza di un vicino , ma “nessuno aveva pensato di suonare il campanello”. Quando infine il padrone di casa si recò nell’appartamento, “trovò uno scheletro seduto davanti al televisore”. Aveva sulle ginocchia una guida dei programmi televisivi che portava la data del 5 dicembre 1993. Il “vicino” era morto da cinque anni: una triste prova che l’interesse e la premura per i vicini di casa non esistono più! Non è strano ormai sentir dire che il nostro quartiere è diventato “una comunità di estranei”. Forse si pensa che non ci sia bisogno di avere contatti con i vicini o di sentirsi in obbligo verso di loro in qualche modo. Tutto questo non mi sorprende. Di conseguenza abbondano solitudine e isolamento. L’isolamento genera diffidenza, la diffidenza a sua volta soffoca la volontà di dare una mano – comunque stiano le cose nella vostra zona -converrete senz’altro che i buoni vicini sono un bene prezioso per la comunità. Noi qui siamo in 10 -quindi in pochi x un condominio di città… si è instaurato subito un rapporto di buon vicinato con tutti e si è legato in maggior modo con 3 fam in particolare… 2 di esse sn composte da nonnine sole che mi adorano ( e nn capisco xkè ?…–la ns presenza è sempre discreta, sanno di poter contare su di noi in ogni momento e x qualsiasi cosa come è umanamente  con tutti)… e loro mi rendono felice quando parlando nn vogliono sentire l’ipotesi di un eventuale ns trasferimento… e a pensare che una volta si stava con le porte aperte…passando sul ballatoio di casa bastava dire…”sento voci amici..qui” …ed entrando ci si ritrovava tutti davanti ad una buona tazza di caffè fumante…. Si lo so, la vita oggi è + frenetica , e adoriamo la ns privacy… io x prima amo poter aver tempo da spendere x me e questo si chiama egoismo…è vero—ma saper di poter contare su qualcuno in un momento di bisogno, e condividere una festa, un lieto evento…renderebbe la ns vita sicuramente migliore.

<