Besagnin


……….. il comune fruttivendolo…. che io chiamo da sempre fruttarolo…

sapete perchè in genovese si chiama besagnin o bisagnin ( a seconda del quartiere) ?

perchè i contadini scendevano dalle colline e si sistemavano lungo il torrente Bisagno della città per vendere le loro prelibatezze… da li …il nome…

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Non si buttano gli avanzi


Ringrazio Mirna per questo simpatico tag e  Opinionista per Caso2  per averlo ideato.

Le regole del Tag sono :
1 – Citare il blog che ha ideato il Tag che è Opinionista per caso2 
2-  Rispondere a sette domande e se volete potete inserire  foto di questo post  oppure nuove foto che si rispecchiano con il Tag
3-Ringraziare il blog che vi ha invitato a partecipare al Tag con post nel blog
4 – Nominare sette bloggers e avvisarli
Ora rispondo alle domande :
1- Come fai di solito il rifornimento della dispensa e il frigorifero della tua cucina , vai al supermercato tutti i giorni oppure fai la spesa settimanale ?
generalmente la spesa grossa di detersivi e alimenti a lunga conservazione( pasta,riso, farina, tonno, biscotti, zucchero,caffè) è mensile all’iper cosi mi carico come un asinello una volta e poi per queste cose sono a posto.
2- Quando ricevi ospiti a cena nella tua   casa , cosa fai con gli avanzi ?
sicuramente non vanno buttati mai, li trasformo in qualche nuovo piatto o si consumano cosi come sono
3-Ti è capitato di mangiare la pizza o altro cibo al ristorante e hai mai chiesto se gli avanzi potevi portarli a casa ?
ecco, vedi questa è un’usanza poco diffusa qui in liguria, mentre ho visto che in altre regioni i clienti non sono affatto imbarazzati a chiederlo, mi è capitato con una torta che avevo portato io, e una volta la pizza con amici poichè quelle dei bimbi erano rimaste quasi intatte.
4- Ti senti in colpa oppure ti incazzi con te stessa quando noti che nel frigorifero hai trovato del cibo che è scaduto  ?Se la riposta è si ci puoi dire quante volte all’anno succede questa cosa ? 
succede raramente……. molto raramente
5 – Ti è capitato quando sei tornata a casa con la spesa di accorgersi di aver  comprato della frutta o verdura marcia ?
si e mi incavolo con il fruttarolo e glielo dico se la quantità era degna di nota
Dopo le festività più importanti come Natale , Pasqua eccetera il cibo avanzato lo mangi il giorno dopo oppure lo regali agli ospiti ?
chiedo si se hanno piacere  e spesso ci dividiamo ciò che rimane…
Quando ti assenti da casa per un po’ perché devi andare in vacanza , cosa fai di solito prima della partenza , spegni e svuoti il frigorifero oppure lo lasci con del cibo e  accesso ? 
svuoto tutto nel modo piu’ assoluto-
ora le nomine:

tinamannelli.wordpress.com

diemarty.wordpress.com
https://maryantonietta.wordpress.com/

San Valentino, tutti i cibi dell’amore


Afrodite, dea dell’amore e della bellezza, nata dalla spuma del mare e venerata dai romani con il nome di Venere: è da lei che deriva il termine di origine greca “afrodisiaco” per indicare ogni sostanza capace di esaltare lo stimolo o il potere sessuale. Ma esistono davvero i cibi afrodisiaci? .
Pelle color di pesca, labbra carnose e a forma di ciliegia, bocca a cuore, occhi a mandorla… il rapporto tra amore, cibo e seduzione, viene sottolineato anche da alcuni modi di dire che sono ormai entrati nel linguaggio comune, in cui vocabolario amoroso e gastronomico si intrecciano spesso e volentieri. Il cibo può essere considerato al di là del punto di vista nutrizionale, anche come messaggio, per condividere momenti felici (quando si festeggia un particolare evento o una ricorrenza) e, perché no? per comunicare emozioni e sentimenti, come l’amore. E quale occasione migliore se non San Valentino, per sfruttare il potere del cibo e trasformarlo in un veicolo per recapitare amore al proprio lui o alla propria lei? 
I cibi possono essere davvero afrodisiaci?
Da tempo immemorabile la cultura gastronomica ha dato grande importanza alla conoscenza e all’uso degli alimenti da usare come stimolo erotico. Alcune scoperte sugli effetti extranutrizionali dei cibi sembrano confermare il legame tra alimentazione e attività sessuale; un classico esempio è quello del sedano, popolarmente conosciuto come cibo afrodisiaco, che esercita un’azione stimolante sulle ghiandole surrenali e contiene ormoni steroidei analoghi ai feromoni che, nell’uomo e in altri animali, fungono da richiamo olfattivo per la riproduzione.
Il mondo della scienza però non la pensa proprio in questo modo, limitandosi ad ammettere che alcuni cibi contengono sostanze stimolanti o hanno proprietà vasodilatatorie. Cosa succedeva nell’antichità?
Nella civiltà greca e romana tutti più grandi poeti di quel periodo cantarono le lodi di numerosi alimenti ritenuti capaci di esaltare le virtù amorose. I Greci consigliavano a tale scopo cipolle, tartufi, miele, uova, storione, pesci, crostacei; questi ultimi, perché provenivano dal mare che aveva dato i natali ad Afrodite. A questi alimenti, i Romani aggiunsero gli organi genitali di alcuni animali come l’asino, il lupo, il cervo, animali selvatici ritenuti validi sotto il profilo sessuale.
Nel Medioevo si confidava sull’effetto del cervello di piccione. Per gli orientali il massimo sono il corno di rinoceronte, le pinne di pescecane, i testicoli di tigre.
Quali sono nel dettaglio questi cibi e che proprietà hanno?
Ecco una lista delle sostanze più comuni che sono considerate afrodisiache e perché:
Il pesce e i crostacei
Il pesce rappresenta, insieme con i crostacei come i gamberi, una delle più importanti fonti di fosforo e proteine di cui il nostro organismo ha grande bisogno. Il sangue dei gamberi, inoltre, quando questi animali sono vivi, può avere una tinta bluastra e produrre elementi cellulari che fungono da veri e propri afrodisiaci umani.
Le ostriche sono famosissime per le loro virtù afrodisiache grazie ai sali minerali che contengono e, soprattutto, al glicogeno, elemento fondamentale per la contrazione muscolare. Alimentandosi con questi cibi si stimola non solo il nostro cervello, cui diamo un grande apporto di fosforo, ma anche il nostro desiderio. Sono ricchissime di potassio, sodio, ferro, calcio fosforo e di vitamina A.
 

Tutte le spezie, come zenzero, zafferano, curry, chili, pepe di cayenna, chiodi di garofano, cannella, noce moscata, coriandolo, origano, senape, oltre a procurare un piacere olfattivo apportano principi nutritivi, vitamine e minerali utili nella digestione e nel metabolismo cellulare. In particolare il peperoncino ha proprietà vasodilatatrici e anticolesterolo riconosciute da tutti. Ad esse si aggiunge l’azione della vitamina PP che rende elastici i capillari e della vitamina E che aumenta l’ossigenazione nel sangue. Per questi motivi il peperoncino è utilissimo per la prevenzione e la cura dell’arteriosclerosi.
Lo zafferano contiene un’altissima percentuale di carotenoidi che sono dei formidabili antiossidanti naturali, vitamina B1e B2 che contribuiscono alla metabolizzazione dei grassi e lo rendono un ottimo digestivo.
Lo zenzero è uno stimolante generale ed un efficace ricostituente contro l’affaticamento, l’astenia e l’impotenza. Nella medicina asiatica, viene considerato una spezia “calda”, che stimola la circolazione, rilassa i vasi sanguigni periferici, impedisce il vomito, ha effetto spasmolitico, favorisce la digestione, è antiflatulente ed antisettico.
Le erbe aromatiche si chiamano così perché emanano aromi gradevoli e sono sostanze formate da oli essenziali che possono svolgere la loro massima azione di stimolazione olfattiva quando sono fresche.
Il cioccolato
È un induttore di felicità, per questo il suo consumo in momenti difficili della vita aumenta in larga misura. La cioccolata agisce da catalizzatore, facilitando la produzione di endorfine, sostanze prodotte naturalmente dal cervello, che hanno un’azione simile a quella della morfina: stimolano le sensazioni di euforia e attenuano il dolore. È presente, inoltre, una certa quantità di feniletilamina, la stessa sostanza chimica che produce il cervello quando ci innamoriamo e che è presente anche nel formaggio. Gli zuccheri semplici aumentano il livello di serotonina nel sangue, la serotonina agisce sul tono dell’umore migliorandolo, in più il cioccolato contiene magnesio, indispensabile per vari processi metabolici, per la funzionalità di alcuni enzimi, per i fenomeni di trasmissione neuromuscolare degli stimoli nervosi, per permettere all’organismo di adattarsi a situazioni stressanti. Contiene anche alcaloidi che agiscono a livello del sistema nervoso, come la caffeina e la teobromina, che hanno un effetto positivo sulla concentrazione mentale e agiscono anche a livello cardiocircolatorio e muscolare. Il cioccolato contiene flavonoidi ,  questi proteggono il cuore in due modi: abbassano le lipoproteine a bassa densità, il cosiddetto colesterolo cattivo nel sangue; impediscono l’aggregazione delle piastrine, processo importantissimo nell’arteriosclerosi. I flavonoidi svolgono anche azione antiossidante, migliorano l’elasticità dei vasi sanguigni e l’ossidazione dei tessuti.
Un rinvigorente noto sin dall’antichità, soprattutto in Oriente, è il ginseng.
Anche il vino, si dice essere un buono stimolante, perché ha proprietà rilassanti e aiuta a disinibirsi. Ma attenzione, bianco o rosso che sia, se consumato in eccessiva quantità, porta una grande sonnolenza e addio notte di passione.
Un menù a base di pesce è l’ideale  uno spumante italiano, non deve mancare, poco ma buono. Si può cominciare con le ostriche condite solo con limone e pepe; qualcosa di piccante non deve mancare, potrebbe essere un primo piatto a base di gamberi e rucola, con l’aggiunta di peperoncino, un secondo di pesce e per finire una piccola porzione di mousse al cioccolato.
Buon San Valentino a tutti voi!!con simpatia da Rosa143

dove quando e come ….il gelato


Non è facile attribuire una “paternità” al gelato. Alcuni la fanno risalire addirittura alla Bibbia: Isacco, offrendo ad Abramo latte di capra misto a neve, avrebbe inventato il primo “mangia e bevi” della storia. Altri, invece, la affidano agli antichi Romani che si distinsero ben presto grazie alle loro “nivatae potiones”, veri e propri dessert freddi.

Bisogna però aspettare il Cinquecento per assistere al trionfo di questo alimento. In particolare, è Firenze a rivendicare l’invenzione del gelato ‘moderno’, che per primo utilizza il latte, la panna e le uova. Golosa innovazione che si deve all’architetto Bernardo Buontalenti. Altro grande epigono del gelato fu anche un gentiluomo palermitano, Francesco Procopio dei Coltelli che, trasferitosi a Parigi alla corte del Re Sole, aprì il primo caffè-gelateria della storia, il tuttora famosissimo caffè Procope.

Ma la storia moderna di questo goloso alimento comincia ufficialmente quando l’italiano Filippo Lenzi, alla fine del XVIII secolo, aprì la prima gelateria in terra americana. Il gelato si diffuse a tal punto da stimolare una nuova invenzione: la sorbettiera a manovella, brevettata nel XIX secolo da William Le Young.

Aveva allora inizio la storia del gelato industriale.

Cibo in scatola grazie a Napoleone


Pochi forse sanno che è stato il grande Napoleone Bonaparte a favorire l’invenzione del cibo in scatola, nel mese di giugno del 1810, tramite un concorso da lui indetto per creare un sistema adatto a conservare i cibi da portare nelle campagne militari. A vincerlo fu il cuoco Nicholas Appert il quale, pur non conoscendo nulla di microbiologia (scienza che oltretutto a quel tempo non esisteva), sigilla il cibo in una scatoletta dopo averlo riscaldato a temperatura elevata e avere eliminato l’aria. Sarà Osterhoudt nel 1866 a brevettare la scatoletta con la chiave per aprire comodamente la confezione.

 

…dal web:   Il padre dell’industria conserviera è senza dubbio il francese Nicolas Francois
Appert (1750-1841), un pasticciere-chef fermamente intenzionato a vincere il
premio di 12.000 franchi offerto da Napoleone per un metodo che impedisse il
deterioramento delle provviste di cibo dei militari.
Nel 1795 Appert riuscì a
mettere a punto un sistema di sterilizzazione che
bloccava la fermentazione e la putrefazione degli alimenti, in particolare della
carne: questa tecnica (che dal nome del suo inventore fu detta
“appertizzazione”) consisteva nel bollire i prodotti, carni o verdure, riporli in un contenitore di vetro sigillato con la pece e sottoporre lo stesso ad ulteriore bollitura in acqua bollente.
Nel 1804 Appert aprì a Massy una fabbrica di conserve inscatolate. Diventarono suoi
clienti militari e marinai, per spedizioni di guerra e rifornimenti di bordo, e
ne assicurarono la fortuna.
Le conserve in scatola avevano come principale
funzione quella di garantire un consumo sicuro e prolungato nel tempo degli
alimenti: poco importava se le loro caratteristiche nutrizionali e sensoriali
fossero alquanto scadenti.

Il manuale pubblicato da Appert nel 1810,
L’arte di conservare tutte le sostanze animali e vegetali, venne tradotto
in inglese e in tedesco e fece scuola ovunque. Solo più tardi, intorno al 1860,
le ricerche sui microrganismi del biologo francese Louis
Pasteur consentirono di elaborare una spiegazione scientifica della
sterilizzazione degli alimenti mediante uso del calore (e quindi il procedimento
fu anche chiamato pastorizzazione).
Fra il 1830 e
il 1840 i recipienti di vetro cominciarono ad essere sostituiti con quelli di
latta, sperimentati per la prima volta nel 1810 in Inghilterra da Peter Durand.
Anche in Germania, con Daubert e Hahn, si sviluppò l’industria dei cibi in
scatola, trasformandone la stessa agricoltura e orientandone le scelte:
soprattutto i prodotti che meglio di altri si prestavano ad essere trattati
dall’industria conserviera cominciarono ad essere coltivati su larga scala. Ciò segnò il successo delle coltivazioni di asparagi,
particolarmente adatti ad essere trattati industrialmente.
Solo nel 1860 a Chicago e in altre città degli Stati Uniti vennero aperti stabilimenti per l’inscatolamento. Un numero di invenzioni e miglioramenti seguirono intorno agli anni 1860-1869, ed il tempo impiegato per manipolare il cibo in scatola viene ridotto da 6 ore ad appena 30 minuti.
In Italia il primo industriale
conserviero fu il torinese Francesco Cirio, di casale monferrato dapprima esportatore di prodotti
freschi su vagoni frigoriferi, poi produttore di piselli e pomodori in scatola a partire dal 1857 (la produzione di pomodori pelati si sviluppò
agli inizi del `900).

biscotti integrali…scarsa igiene alimentare


 i biscotti integrali sono una buona fonte di fibre.

Ma su 16 prodotti, 7 contengono sgraditi ospiti: peli di roditore.
 

Quantità di fibra e verificato la pulizia
Abbiamo portato in laboratorio 16 con­fezioni di biscotti integrali, selezionando tra le marche più diffuse presenti nella grande distribuzione.

Impurità
Trattandosi di prodotti integrali, è stato doveroso fare l’analisi della sporcizia, tecnicamente chiamato Filth Test. Gra­zie a questa analisi, frutto di un proce­dimento piuttosto lungo in cui i biscotti vengono letteralmente sciolti e filtrati, i tecnici di laboratorio sono in grado di individuare tutti i materiali estranei che possono essere presenti negli alimenti a seguito di contaminazioni in fase di la­vorazione o durante la vita commerciale. Nel caso dei prodotti a base di farine non è raro trovare frammenti di insetti o, nel peggiore dei casi, peli di roditore invisibi­li a occhio nudo, ma perfettamente rico­noscibili al microscopio. La causa di queste contaminazioni è la insufficiente igiene e l’inadeguato con­trollo nelle fasi produttive e commerciali.

Fibra
La prova principale del test è stata quella relativa al quantitativo di fibra presente nei biscotti.

Ne abbiamo misurato con un’analisi chi­mica specifica la quantità complessiva, giudicando sufficiente un quantitativo di fibra pari a 2 grammi per porzione. Ormai è cosa nota che la nostra alimentazione, come quella di tutti i Paesi occidentali, è troppo povera di fibre. Questo perché an­che gli alimenti che naturalmente potrebbero contenerne, come i farinacei (pane, pasta, prodotti da forno), vengono per lo più consu­mati raffinati, cioè “ripuliti” dalla crusca, che è proprio la parte più ricca di fibre. La loro scarsità ha diverse conseguenze negative per la salute, in primis una maggiore incidenza della stitichezza. L’ef­fetto più vistoso delle fibre, infatti, consiste nel migliorare il transito intestinale, perché queste sostan­ze agiscono sia trattenendo acqua (e impedendo così l’indurimento delle feci), sia aumentando il vo­lume delle feci, e quindi lo stimo­lo. Per rimediare a questa carenza della nostra alimentazione stanno prendendo sempre più piede sia gli alimenti integrali, sia gli arric­chiti.

Promossi e bocciati
Per raggiungere il quantitativo giornaliero consigliato di fibra (che è di 25 grammi) possono essere d’aiuto i biscotti integrali. Per aiutarvi nella scelta dei pro­dotti migliori ne abbiamo analiz­zati 16 tipi diversi tra quelli più diffusi al supermercato. E possia­mo dire subito che sono effettiva­mente integrali, nel senso che non è raro trovarci, oltre alla crusca, anche parecchie impurità. Poco meno della metà, infatti, oltre a vari frammenti di insetti, conten­gono anche alcuni peli di roditore.

Sotto la lente dei nostri potenti microscopi non hanno superato l’esame prodotti noti come Baloc­co, Saiwa, Galbusera, Lazzaroni; marchi come Coop e Carrefour, nonché Cereal. Niente che pos­sa essere pericoloso per la salute, chiariamolo subito, ma sicura­mente indice di una insufficiente attenzione all’igiene durante il ci­clo produttivo e commerciale.

Per quanto riguarda la qualità complessiva, le nostre analisi rive­lano prodotti molto diversi tra loro per quantità di fibra (i valori per porzione variano da 1 a 6 grammi) e per qualità degli ingredienti. In particolare, colpisce la presenza in moltissimi di questi prodotti – che pure strillano in etichetta le loro qualità positive per la salute legate alla presenza delle fibre – di grassi di cattiva qualità, come gli olii ve­getali di palma e cocco. A riprova del fatto che bisogna andare oltre alle scritte pubblicitarie. Control­late sempre il valore nutrizionale reale del prodotto, leggendo con attenzione la lista degli ingredien­ti e l’etichetta nutrizionale, che nei prodotti del test è presente.

Più ne mangi, meglio stai
La fibra alimentare è un’importan­te componente della dieta, perché influenza molti aspetti del nostro benessere. Da un punto di vista chimico, la fibra è costituita da composti diversi tra loro. Tradizio­nalmente si tende a suddividere queste sostanze in due gruppi.

Fibra insolubile
Alcuni esempi di fibra insolubile sono cellulosa, lignina e alcune sostanze simili alla cellulosa. Queste sostanze, una volta giunte nell’intestino, assorbono acqua rendendo la massa fecale più morbida e viscosa. Di conseguen­za, favoriscono l’eliminazione delle feci e la riduzione del tempo di transito intestinale, da cui l’effetto lassativo. La fibra insolubile si trova principalmente nei cereali, specialmente se integrali.

Fibra solubile
Le fibre solubili (inulina, oligofrut­tosio, pectina, gomme, mucillaggi­ni e altre) sono sostanze che a con­tatto con l’acqua si trasformano in gel. Queste fibre sono utili soprat­tutto perché sembrano influenzare positivamente il livello di coleste­rolo e glucosio nel sangue. Non hanno una diretta azione lassativa, ma favoriscono la flora batterica presente nell’intestino (per questo sono chiamate anche prebioti­che), aiutando a regolarizzarne le funzioni. Si trovano soprattutto in frutta, verdura e legumi.

Almeno 25 grammi
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha recentemente stabilito che 25 grammi al giorno di fibre alimentari sono sufficienti per mantenere una normale fun­zione intestinale negli adulti.

Ma anche maggiori assunzioni di fibre alimentari favoriscono la salute, riducendo il rischio di cardiopatie e diabete di tipo 2 e costituendo un valido alleato per il mantenimento del peso forma. Nell’opinione dell’Efsa non si fa più distinzione tra fibre solubili e insolubili, perché, dice l’Auto­rità, i benefici sono attribuibili al complesso delle fibre alimentari assunte attraverso l’alimentazio­ne, solubili o insolubili che siano. L’importante, quindi, è consumar­ne in quantità sufficiente, cosa che si può facilmente ottenere con una dieta varia e bilanciata, ricca di frutta, verdura e cereali.

60 PERSONE ASSAGGIANO I BISCOTTI: PIACCIONO SE SANNO DI CEREALI
Abbiamo fatto assaggiare i biscotti del test a 60 persone in un laboratorio specializzato in questo tipo di indagini. I nostri assaggiatori hanno degustato e giudicato ogni pro­dotto, ovviamente senza conoscerne la marca.

I preferiti sono risultati Mc Vities e Oro Saiwa Cruscoro per sapore e consistenza e Galbusera Più, soprat­tutto per il profumo, seguiti da Dico e Carrefour.
Meno apprezzati, giudicati di qualità mediocre, risultano Coop Vivi Verde, Lazzaroni Pain Croute, Cereal. Gli ultimi due sono stati penalizzati per l’aspetto, ma anche per il sapore (“di cartone”) e per la consistenza troppo granulosa.
Il biscotto integrale ideale, secondo gli assaggiatori, è quello che ha un aspetto invi­tante, superficie irregolare, profumo gradevo­le di cereali, sapore equilibrato e gusto dolce, leggero, friabile e delicato.
 
http://nlnmac.altroconsumo.it/february/showLandingPage?idEmail=22269358&modal=1&url=readMoreItem%3Fid%3D2c0ef2ca27879c5323b833b33ce6600a#

ho scoperto l’Alchechengio


L’Alchechengi è il frutto di una pianta annuale diffusa in tutti i continenti.
La sua origine mette in disaccordo i botanici, alcuni menzionano l’America del sud, altri l’Europa, altri la Cina o il Giappone.
L’Alchechengi appartiene alla grande famiglia delle Solanacee, lo si incontra spesso nei giardini, dove si fa crescere a scopo decorativo.
L’Alchechengi è una bacca rossa, arancio o giallo-verdastra delle dimensioni di una ciliegia.
La sua sottile membrana (calice), non commestibile, è di color sabbia.
Esiste un centinaio di varietà di questo frutto, poco succoso e zuccherino, che da un lieve retrogusto acidulo e astringente e racchiude numerosi semi commestibili.
Scegliere frutti sodi, sani e di colore uniforme. Se gli Alchechengi sono commercializzati con il calice, esso dovrà essere friabile, segno che il frutto è maturo.
■ PreparazioneEliminare la mambrana e lavare il frutto e il punto d’innesto del peduncolo, perchè vi si raccoglie una sostanza resinosa.


■ ImpiegoL’Alchechengi viene di solito cotto, ma può anche essere consumato crudo, al naturale o in macedonia e nelle insalate miste.
Si utilizza per crostate, sorbetti, gelati.
Molto ricco di pectina, si presta bene alla preparazione di confetture e gelatine e per fare marinate.
L’Alchechengi si può anche spremere per ottenere il succo.
■ ConservazioneL’Alchechengi si mantiene al massimo 2 giorni in frigorifero, ricoperto da un panno.
Si congela direttamente, una volta eliminato il calice.
Le bacche continuano a maturare se mantenute a tempaeratura ambiente.
■ Valori nutrizionaliL’Alchechengi è una fonte di ferro, niacina e provitamina A.
E’ considerato febbrifugo, diuretico e antireumatico.
Per 100 g.

Acqua  85%
Proteine  2 g
Grassi   0,7 g
Zuccheri 11 g
Calorie  53

cibo immune al deterioramento


Prendi un Happy Meal di McDonald’s (il menu burger e patatine pensato per i bambini, con tanto di giochino incluso nella confezione di vendita), mettilo su una mensola e lascialo lì per più di quattro mesi. Cosa succede? Niente.

Sally Davies, fotografa di New York, ha fatto una sorta di esperimento artistico: ogni tre giorni, ha scattato foto all’Happy Meal. Al 137esimo giorno, l’aspetto del cibo non si scostava di molto da quello che aveva al momento dell’acquisto.

Potere dei conservanti artificiali? No (o, almeno, non solo), dicono gli esperti. Piuttosto dell’elevato contenuto di grassi e di sale, che agiscono da conservanti naturali, contrastando l’aumento del livello di umidità.

mela,potassio, banana e….


Dicono che tutti i giorni dobbiamo mangiare una mela per il ferro e una banana per il potassio. Anche un’arancia per la vitamina C e una tazza di tè verde senza zucchero, per prevenire il diabete.
Tutti i giorni dobbiamo bere due litri d’acqua (sì, e poi pisciarli, che richiede il doppio del tempo che hai perso per berli).
Tutti i giorni bisogna mangiare un Actimel o uno yogurt per avere ‘L. Casei Defensis’, che nessuno sa bene che cosa cavolo sono, però sembra che se non ti ingoi per lo meno un milione e mezzo di questi bacilli (?) tutti i giorni, inizi a vedere sfocato.
Ogni giorno un’aspirina, per prevenire l’infarto, e un bicchiere di vino rosso, sempre contro l’infarto. E un altro di bianco, per il sistema nervoso. E uno di birra, che già non mi ricordo più per che cosa era. Se li bevi tutti insieme ti può venire un’emorragia cerebrale, però non ti preoccupare perché non te ne renderai neanche conto.
Tutti i giorni bisogna mangiare fibra. Molta, moltissima fibra, finché riesci a cagare un maglione.
Si devono fare tra i 4 e 6 pasti quotidiani, leggeri, senza dimenticare di masticare 100 volte ogni boccone. Facendo i calcoli, solo in mangiare se ne vanno 5 ore. Ah, e dopo ogni pranzo bisogna lavarsi i denti, ossia dopo l’Actimel e la fibra lavati i denti, dopo la mela i denti, dopo la banana i denti… e così via finché ti cadranno tutti, senza dimenticarti di usare il filo interdentale, massaggiare le gengive, il risciacquo con Listerine…
Bisogna dormire otto ore e lavorare altre otto, più le 5 necessarie per mangiare, 21.
Te ne rimangono 3, sempre che non ci sia traffico.
Secondo le statistiche, vediamo la tele per tre ore al giorno. Già non si può, perché tutti i giorni bisogna camminare almeno mezz’ora (per esperienza: dopo 15 minuti torna indietro, se no la mezz’ora diventa una intera).
Bisogna mantenere le amicizie perché sono come le piante, bisogna innaffiarle tutti i giorni.
Inoltre, bisogna tenersi informati, e leggere per lo meno due giornali e un paio di articoli di rivista, per una lettura critica.
Ah! Si deve fare l’amore tutti i giorni, però senza cadere nella routine: bisogna essere innovatori, creativi, e rinnovare la seduzione.
Bisogna anche avere il tempo di spazzare per terra, lavare i piatti, i panni, e non parliamo se hai un cane o … dei FIGLI???
Insomma, per farla breve, i conti mi danno 29 ore al giorno. L’unica possibilità che mi viene in mente è fare varie cose contemporaneamente.
Per esempio: ti fai la doccia con acqua fredda e con la bocca aperta così ti bevi i due litri d’acqua. Mentre esci dal bagno con lo spazzolino in bocca fai l’amore (tantrico) con compagno/a, che nel frattempo guarda la tele e ti racconta, mentre tu lavi per terra.
Ti è rimasta una mano libera?? Chiama i tuoi amici! E i tuoi! Bevi il vino (dopo aver chiamato i tuoi ne avrai bisogno).
Il BioPuritas con la mela te lo può dare il tuo compagno/a, mentre si mangia la banana con l’Actimel, e domani fate cambio.
Però se ti rimangono due minuti liberi, invia questo messaggio ai tuoi amici (che bisogna innaffiare come una pianta). Adesso ti lascio, perché tra lo yogurt, la mela, la birra, il primo litro d’acqua e il terzo pasto con fibra della giornata, non so più cosa sto facendo, però devo andare urgentemente al bagno.
E ne approfitto per lavarmi i denti….
PerplessoPerplessoPerplesso