Conclusione Congresso Eucaristico


Genova, oggi ha abbracciato l’Italia intera con il  saluto conclusivo della messa del congresso eucaristico in  piazzale Kennedy. Era gremito di gente- si dice che eravamo 32 mila: io non so quantificare, si eravamo in tanti ma in un silenzio fatto per ascoltare, ascoltare l’omelia, ascoltare la risacca delle onde del mare, e magari la gioia nel nostro cuore nel ricevere Gesù Eucaristia.

Vi lascio il testo dell’omelia del Card. Bagnasco

Arcidiocesi di Genova

Congresso Eucaristico Nazionale

Domenica 18.9.2016

OMELIA

Tu non ci hai abbandonato in potere della morte,

ma, nella tua misericordia, a tutti sei venuto incontro

perché coloro che ti cercano ti possano trovare” (Prece Eucaristica IV)

Cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Distinte Autorità

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Il vangelo racconta come Dio non s’arrenda davanti alla storia infranta degli uomini: vi entra e le dà una nuova direzione. Il Congresso Eucaristico rende presente questa storia in forma corale e pubblica, annunciando che Gesù è il Signore, Colui che ai poveri proclama “il vangelo di salvezza, la libertà ai prigionieri, agli afflitti la gioia” (Prece Euc. IV).

Questo è l’annuncio che attraversa i secoli, con il quale oggi il Santo Padre Francesco ci incoraggia a uscire incontro a ogni uomo. Come Chiesa italiana, a lui rivolgiamo il nostro pensiero affettuoso e grato: il vincolo della preghiera e lo sguardo a Gesù-Eucaristia ci rendono uno in quella inscindibile comunione di affetti e intenti, che nella liturgia trova fonte e culmine.

Genova, a sua volta, è lieta di ospitare il Congresso; lieta e onorata per la presenza di ciascuno di voi e delle Chiese che rappresentate. Un grazie cordiale va a quanti hanno collaborato alla sua realizzazione: Amministratori e Istituzioni, volontari e Sacerdoti.

1. Nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, è viva l’attesa di una “pienezza” di felicità e di un “per sempre” nell’amore; attesa più grande di ciò che è temporale e puramente mondano.

È questa fame dell’anima che spinge la folla a seguire Gesù, nell’intuizione che le sue sono parole autentiche – “parole di vita eterna” – che svelano e portano a compimento il mistero dell’esistenza. Ora, in ogni rapporto di comunione, soprattutto sponsale, viene il momento in cui – da sole – le parole non bastano più. Si fa allora prepotente l’esigenza del dono totale di sé, che quelle parole invera. L’Eucaristia è proprio questo dono, dove la Parola si fa Carne e Sangue, Pane che nutre di grazia la vita, principio e forza di un nuovo modo di stare nel mondo. Entrare nel dinamismo eucaristico significa lasciarsi plasmare da Cristo, affidarsi al suo amore obbediente, farsi condurre dallo Spirito, che ci porta “a cantare esultanti ad una sola voce il tre volte santo” (cfr Prefazio IV Prece). Mangiare questo Pane non può, quindi, ridursi a un’abitudine, né a un gesto di amicizia fraterna; è aprirsi a Colui che è così grande da farsi tanto piccolo! È divenire come la goccia d’acqua versata nel calice del vino fino a ritrovare se stessi nel mistero di Dio, capaci di nuove relazioni con tutti.

2. La gente di Cafarnao aveva chiesto al Signore: “Dacci sempre questo pane”; e il Signore nel consegnarci questa preghiera vi aggiunge un aggettivo, destinato a dare un timbro a tutta la vita: “Dacci il ‘nostro’ pane quotidiano”. L’Eucaristia ci pone nel “noi” che è la Chiesa, comunità di fratelli che invocano il pane dell’anima per saper spezzare anche il pane materiale della giustizia e della pace.

La carità rivela che nell’Eucaristia abbiamo incontrato il Signore e non noi stessi; che abbiamo adorato Dio e non il nostro io. Le opere di misericordia, tanto raccomandate dal Papa in quest’Anno santo, sono infatti opere eucaristiche: scandiscono la lunga tradizione della Chiesa, ne rendono attuale la storia e interpellano tutta la nostra esistenza.

È in questa luce che, come Vescovi delle diocesi italiane, abbiamo voluto far coincidere questa domenica, nella quale il nostro Congresso giunge al culmine, con un gesto di concreta condivisione con quanti sono stati duramente colpiti dal terremoto in alcune zone del centro Italia. Alla popolazione tutta, ai cari Pastori di quelle Chiese e al loro Clero, confermiamo anche così la nostra vicinanza fraterna.

Cari Amici,

la forza del Pane eucaristico ci congeda da Genova con un preciso mandato missionario, in linea con il tema che abbiamo voluto per il nostro Congresso e da cui discende uno stile di vita per noi e per le nostre comunità: “L’Eucaristia, sorgente della missione”.

In particolare, a voi giovani – facendo nostre le parole che Papa Francesco vi ha rivolto a Cracovia – noi Pastori ripetiamo: non scoraggiatevi mai, l’umanità ha bisogno di voi, di “giovani svegli, desiderosi di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore” (Veglia GMG).

A voi famiglie, che siete Chiesa domestica e scuola accogliente di vita in tutte le sue fasi, giunga la nostra voce di ammirata riconoscenza. Lasciatevi incontrare dal Signore e custodite la Sua amicizia: una famiglia che prega non potrà mai essere semplicemente disperata né cadere totalmente in preda alla discordia.

A voi diseredati della vita, da qualunque parte veniate, rinnoviamo la nostra prossimità: il Dio dell’amore ci spinga a camminare insieme, nella promozione della stessa dignità e nella responsabilità di un comune destino.

A voi, persone consacrate, giunga la nostra gratitudine: abbiamo bisogno dei vostri voti, che ci dicono che Dio basta a riempire il cuore. E a voi claustrali, che avete scelto come mondo il perimetro dei vostri monasteri, chiediamo di esserci sentinelle vigilanti nel crepuscolo, anticipatrici dell’aurora.

A voi, carissimi sacerdoti e diaconi, che siete in mezzo al nostro popolo ogni giorno, confermiamo la nostra stima e amicizia: vi chiediamo umilmente di non farci mai mancare il vostro affetto. La nostra unità è il primo annuncio del Vangelo.

Come comunità ecclesiale, vogliamo infine rivolgerci al nostro amato Paese, a quanti guardano a questo grande cenacolo con l’attesa di una parola particolare. Vorremmo dirvi che vi siamo sinceramente vicini, che ci state a cuore, che ci anima una piena disponibilità a incontrarvi; insieme con voi ci sentiamo pellegrini verso casa. Siamo Pastori di una Chiesa esperta in umanità: la nostra voce è discreta, ma ora – come una vela al largo, sostenuta dal vento dello Spirito – prende vigore e proclama : “O uomini che ci ascoltate: la nostra gioia è grande e si chiama Gesù!”.

Angelo Card. Bagnasco

Inviato Speciale del Santo Padre Francesco

Arcivescovo di Genova e Presidente della C.E.I.

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Ogni congresso eucaristico porta con se iniziative importanti che verranno portate avanti dalla diocesi. Nel 1923 ci fu la costruzione di tre chiese dedicate al Santissimo Sacramento. Con questo congresso invece, nell’anno della misericordia si è pensato di orientarsi verso un’opera di carità- Si accrescerà il servizio per offrire cena alloggio notturno e prima colazione alle persone senza fissa dimora. L’arcidiocesi impegnerà di offrire altri 25 posti da aggiungere ai 28 già effettivi. La ristrutturazione delle strutture (una a levante ed una a ponente) attingerà dal contribuito del 8×1000.

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Adorazione e la processione del Congresso Eucaristico


Alle16.45  di oggi il momento più significativo e suggestivo della giornata con la solenne Adorazione eucaristica nella cornice del Porto Antico. Una motovedetta della Capitaneria di Porto, recante il Santissimo Sacramento,—-prosegue qui

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CONGRESSO EUCARISTICO


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L’EUCARISTIA SORGENTE DELLA MISSIONE:
«NELLA TUA MISERICORDIA A TUTTI SEI VENUTO INCONTRO»

Ieri sera c’è stata la Santa Messa di apertura del 26mo congresso eucaristico, ecco alcuni link per approfondire ed alcune mie foto.

http://www.ilsecoloxix.it/p/multimedia/genova/2016/09/15/ASAI1hJE-matteotti_congresso_eucaristico.shtmlhttp://www.focolaritalia.it/wp-content/uploads/2016/07/CONGRESSO_EUCARISTICO-storia.pdf

http://www.chiesadigenova.it/home_page/00004891_Home_Page.html

La possibilità di pregare in comune e di adorare il Santissimo Sacramento nella nostra città è un grande dono per noi cristiani, e sarà sicuramente fonte di grazie per tutta l’umanità.
Non dimentichiamo mai che il cuore del nostro credo, della nostra chiesa è

Gesù Eucarestia.

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Il settimo Congresso si tenne a Genova nel 1923

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Arcidiocesi di Genova

Congresso Eucaristico Nazionale, 15.9.2016

OMELIA D’ INIZIO

L’Eucaristia, sorgente della missione”

Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato

Distinte Autorità, cari Fratelli e Sorelle nel Signore

Nell’ora in cui si spegne il giorno, in tutte le nostre Diocesi ha inizio il XXVI Congresso Eucaristico Nazionale. Ora solenne questa, gravida di commozione e di grazia: stretti nel vincolo dell’unica fede, Pastori e Comunità elevano a Gesù-Eucaristia una sinfonia di cuori, una corale preghiera di lode. Vorremmo che l’Italia si accorgesse che sta accadendo qualcosa nel suo grembo, qualcosa di vero e di bello che la riguarda da vicino. Il nostro pensiero corre al Santo Padre Francesco: Egli è con noi con quell’affetto caldo e paterno che tutto il mondo conosce e ricambia. Lo ringrazio per aver voluto nominare me come suo Inviato Speciale per questo momento tanto significativo. A Lui rinnoviamo il nostro affetto filiale e la nostra pronta comunione.

La luce di Cristo

In quest’ora benedetta e attesa, il nostro servizio di credenti ci rende messaggeri, animati dall’umile e l’appassionato ardore di annunciare a tutti e a ciascuno che “Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti” (Francesco, EG 164). Intendiamo annunciare che Dio non è lontano, che nessuno è orfano in questo angosciato tempo, che non siamo vagabondi senza meta, che la solitudine non è il nostro destino, che l’ingiustizia non è l’ultima parola… perché tutti abbiamo una casa che ci aspetta. Questa casa, più che un luogo, è un cuore, il cuore di Cristo. L’Eucaristia è il sacramento di questo cuore umano e divino, il volto di quella misericordia di Dio che il Papa ci fa vivere in quest’anno di grazia; è il “nascondiglio” – l’Eucaristia – della sua reale presenza: lasciarsi afferrare dal mistero eucaristico vuol dire, ogni volta di nuovo, consegnarsi “per Lui, con Lui e in Lui” all’eterna Luce della Trinità.

Proprio questa Luce, che alimenta la lampada della fede, vorremmo offrire ai fratelli e alle sorelle di questo amato Paese. Sappiamo che – nonostante segni contrari – un anelito, un’attesa, un desiderio di senso plenario batte anche nel cuore del nostro tempo. Non dobbiamo aver paura dell’apparente sordità, ma lasciare che questo battito salga lentamente dall’anima dell’uomo fino a farsi ricerca e scoperta. Portare la luce; non è forse questa la missione della Chiesa? Sì, è questa, come ci sollecita costantemente il Santo Padre: “Tutti siamo chiamati a questa nuova uscita missionaria (…) La gioia del Vangelo (…) è una gioia missionaria” (id 20, 21).

Ma uscire da dove? E come? E perché?

Una Chiesa missionaria

Riconosciamolo: siamo tutti esposti al pericolo di rallentare il passo e di assestarci in uno schema che frena l’impegno: può succedere nella vita personale come nella comunità cristiana e nella stessa società. È, dunque, una tensione interiore che deve abitarci; una tensione richiamata dall’Apostolo Paolo: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!”. Come credenti, siamo qui per ritrovare una serena ansia apostolica, così da dire ovunque che Gesù è il Signore, senza preferenza di persone e senza equilibrismi di inutile prudenza. Possa dimorare in noi l’ardore del seminatore del Vangelo che sparge a larghe mani senza calcoli: lo fa – potremmo dire – perfino senza criterio, rischiando di perdere la semente sulla strada, tra le pietre e tra i rovi.

Proprio perché la Chiesa non è un’organizzazione, ma il Corpo di Cristo – lo spazio d’incontro con Lui, la comunità dei discepoli, sacramento di luce, mistero di salvezza e di grazia – il nostro compito non è quello di scegliere i terreni, i luoghi, le persone, le categorie: dobbiamo, piuttosto, avere il tratto largo e abbondante del braccio, e soprattutto del cuore! I criteri della missionarietà, come di ogni pastorale, sono infatti quelli delle persone.

Il gesto instancabile del seminatore, però, non è solo generoso: è anche sereno e pieno di fiducia. Sappiamo, infatti, che il frutto del seme non dipende da noi, ma dal seme stesso. Sappiamo che la semente è buona e feconda in se stessa, e questo ci rassicura. Sappiamo, cari Amici, che questo seme è la parola di Cristo: noi siamo i piccoli operai del Vangelo, gli umili braccianti della vigna, mentre Lui è il Seme e il Seminatore, colui grazie al quale il raccolto matura, quindi non secondo i nostri tempi, ma con quelli del Signore. Questa fiducia ci consente, dopo aver faticato tutto il giorno, di poter anche andare a riposare sereni: domattina usciremo di nuovo da casa, dalle nostre sicurezze, e di nuovo andremo incontro alla novità dei terreni, ad imprevisti lieti o dolorosi. Ma il nostro cuore starà nella pace, sapendo che il Signore è fedele.

Una Chiesa eucaristica

Annunciare il Vangelo è vivere Cristo, e partecipare alla missione è vivere la Chiesa. E quando si vive l’incontro con Gesù – così come si vive un rapporto d’amore – l’orizzonte cambia, il cielo è diverso, la vita prende spessore. In Lui tutto è diventato luce, anche le croci. E se la missione è attrazione, ogni cristiano dovrebbe vivere in modo tale da fare “invidia” – santa invidia! – ad altri che, sorpresi, si chiederanno il segreto di questo singolare modo di stare nel mondo, di vivere le cose di tutti, gioie e affanni. Il nostro segreto non è nostro, ma di tutti, poiché Dio abita là dove lo si fa entrare: come Gesù ad Emmaus, che sembra precipitarsi nella locanda con i due discepoli che l’hanno invitato a fermarsi!

La Chiesa nasce dal Crocifisso, dal suo sangue versato e dal suo corpo dato. Nasce dal suo abbandono tra le braccia del Padre. E l’Eucaristia ci porta, a nostra volta, tra le braccia di Dio, rinnovando la gioia di essere figli di Colui che “ha tanto amato gli uomini da mandare il suo Figlio per noi”: essere figli e fratelli è la Chiesa. Celebrare i divini misteri è dunque per la Chiesa tornare alla fonte della grazia, al grembo della vita secondo lo Spirito. Lontani da questa fonte, la buona volontà si prosciuga, la perseveranza si allenta, l’entusiasmo degli inizi perde smalto, le delusioni e la stanchezza hanno il sopravvento: anche l’amore ha le sue fatiche! Cari Amici, se vivere l’Eucaristia è per noi un tornare alla sorgente della bellezza cristiana, allora l’Eucaristia è l’acqua sorgiva che suscita l’annuncio del Vangelo, perché il mondo sia redento e si sveli a tutti il segreto della gioia. Negarci alla missione e alla carità significherebbe negarci all’Eucaristia; sarebbe un tradire l’Eucaristia stessa.

Affidarci al Sacramento ci fa creature nuove, capaci non solo di fare cose grandi, ma di vivere in modo grande le piccole cose di ogni giorno; di fare del poco che siamo un dono per gli altri. La carità non ha muscoli da esibire, ma piccole anfore da portare, anfore comunque capaci di dissetare la sete dei poveri nel corpo e nello spirito. Va in questa direzione la colletta che domenica prossima viene fatta in tutte le nostre Diocesi: un segno di solidale condivisione che si aggiunge alla preghiera per quanti sono stati duramente colpiti dal terremoto nel centro Italia.

La Santa Vergine, la Grande Madre di Dio Regina di Genova, vegli su di noi con la sua maternità: consegniamo a Lei questi giorni. Nessuno meglio di lei può parlarci di Gesù e a Lui condurci per rinnovare lo slancio della fede, che si fa missione e misericordia.

Angelo Card. Bagnasco

Inviato Speciale del Santo Padre Francesco

Arcivescovo di Genova e Presidente della C.E.I.

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