Perdersi ancor prima di morire.


Quando si pensa e si ci confronta sul bullismo si pensa sempre a quel fenomeno sociale che interessa nell’immaginario collettivo gli adolescenti.
Mi sono dovuta arrendere davanti alla realtà che è un atteggiamento comune anche tra gli adulti, e che rivive soprattutto tra le persone anziane.
Si sa, le persone anziane sono vittime del loro invecchiamento fisico e psichico, e di conseguenza il loro comportamento non lo riconosciamo piu’ come parte del loro essere-
diventano rigidi caratterialemente e incapaci ad adattarsi all’ambiente che li circonda.
Nella residenza dove ho la mia mamma ieri ho assistito al “delirare” di una nonnina piu’ grande della mia mamma, ma che ha una condizione di salute migliore, ma che con il suo carattere duro ed aggressivo si rende diciamo cosi “poco simpatica”.
Stavamo passando vicino al tavolo a cui era seduta ed una signora ha chiamato la mia mamma per salutarla con un bacino e le chiedeva come si trovava nella nuova posizione dopo che le hanno cambiato posto.
La signora petulante < poco simpatica> le parlava addosso dicendo: <<oh speriamo che non torni più qui… che non ce la voglio>>…. al che,  le donnine sedute con lei sono intervenute dicendo: <<ma che fastidio ti dava la Francesca?!>>
….la sua risposta?
” <<…ehhh..si dimentica le cose… è una lagna ed io non la voglio qui- che se ne stia laggiù ben distante>>.
Mi è scappato un sorriso perché mi sembrava davvero di assistere ad un diverbio tra bimbi all’asilo…. ma riflettendoci venendo a casa ho capito perché mia madre non si trovava a quel tavolo, la signora maldisposta la irritava con il suo modo forte e deciso di porsi, e mia madre succube e vittima di ogni parola che la offende ormai  non è più capace di ritagliarsi il proprio spazio. L’aggressività che ha avuto negli ultimi anni, che me l’hanno fatta guardare con occhi diversi fino a non riconoscerla, comincia a consumarsi…. e la immagino piccola come una bimba indifesa ed incapace a relazionarsi.

 

“La demenza non può riconoscere sé stessa, nello stesso modo con cui la cecità non può vedersi.“
Apuleio-filosofo romano