Preghiera della famiglia


O Signore: fà della nostra famiglia la dimora del tuo amore.

Non vi sia amarezza, perchè tu ci proteggi non via sia egoismo, perchè tu ci ami, non vi sia rancore, perchè tu ci perdoni, non vi sia sconforto, perchè tu sei con noi.

Fà che sappiamo andare, giorno per giorno, incontro a te ogni mattino sia linizio di un giorno allabbandono della tua volontà e ogni sera ci faccia ritrovare sempre piu uniti.

Fà dei nostri figli , Signore ciò che ti piace, aiutaci ad educarli a orientarli secondo i tuoi insegnamenti.. Fà che il nostro amore ci porti sempre piu ad amare te e a rendere felici i nostri familiari.                                                           

         preghiera brasiliana

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“Ogni famiglia è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo”


ieri siamo stati a Roma per pregare con Papa Francesco per il sinodo sulla famiglia.

avrete visto in tv le immagini, vi lascio le nostre foto

certo l’emozione grande che il colonnato offre ai pellegrini è davvero un abbraccio paterno-

per chi vuole sapere di piu’

qui potrete trovare la preghiera per la vostra famiglia
http://www.avvenire.it/Chiesa/Documents/Preghiera%20domestica.pdf

http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/veglia-sinodo-famiglia-cronaca-piazza.aspx

e in contrasto con il sinodo il fatto del sacerdote polacco

http://www.huffingtonpost.it/2015/10/03/coming-out-charamsa-sinod_n_8237724.html

che mi lascia disorientata, perchè non credo che in tutti questi anni nessun prete se ne sia accorto…ok la carità cristiana: non giudicare- chi è senza peccato scagli la prima pietra…ecc

va bè…considerazioni a parte ecco le  mie

foto   e qui il link della diocesi di tortona  di cui una parte  era con noi

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LETTERA PASTORALE PER L’ANNO DIOCESANO DELLA FAMIGLIA


 

 “SCRIVO A TE FAMIGLIA”

CARD. ANGELO BAGNASCO
Arcivescovo Metropolita di Genova

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La luce della famiglia

Tra le luci dell’universo, vi è la famiglia: vedere un papà e una mamma con i loro figli, commuove e apre al sorriso. Certo, non bisogna correre sulle cose, vivere distratti così da non vedere altro che noi stessi e i nostri interessi. Ognuno ha i suoi compiti, ma niente dovrebbe occuparci a tal punto da riempire tutto lo sguardo rispetto agli altri, al mondo. Ogni cosa, infatti, è più di ciò che appare a prima vista.
Andando per strada – spesso per i vicoli del centro storico – incontro nuclei familiari con figli piccoli, adolescenti, più grandi; e sento la grandezza unica e incomparabile di questa realtà, grembo d’amore che genera nuove vite, scuola e palestra di umanità. Se cristiana, la famiglia è anche luogo di fede. La coppia è legame, cosa che oggi è spesso percepito come un limite insopportabile. Ma la questione non è il legame, bensì l’amore. È l’amore, infatti, il legame fondamentale e la sorgente di ogni altro vincolo. Il matrimonio è scelta d’amore – è noto – però si sta dimenticando che l’amore non è solo sensibilità e sentimento, ma volontà e decisione. È scelta di accogliere per sempre l’altra persona nella vita: è legarsi per donarsi.
L’innamoramento iniziale deve mettere radici profonde nei due cuori, altrimenti inaridisce. Deve diventare amore attraverso i piccoli atti quotidiani, quei gesti che – nel sentire generale – vengono ritenuti noiosi e pesanti; che sembrano mortificare la spontaneità del singolo, il suo slancio vitale, i suoi interessi. Come se scegliere qualcosa non fosse necessariamente rinunciare a qualcos’altro. Non si può pretendere o illudersi di poter scegliere tutto, perché altrimenti ci si sente prigionieri e depressi. Scegliere una strada è escluderne altre: fare coppia e sposarsi è scegliere non solo una persona (la moglie o il marito), ma una forma di vita. Qui sta la grandezza della famiglia, e prima ancora della persona. L’amore di coppia non è sempre effervescente e facile, senza sacrificio. Credere o aspettarsi questo, è credere ad una devastante bugia – oggi molto pubblicizzata – che crea delusione e infelicità.
Specialmente l’amore coniugale – come ogni forma d’amore – non si nutre di esperienze eccezionali, di estasi, ma del quotidiano dove ognuno fa i conti con i propri limiti, umori, sensibilità, entusiasmi e aspirazioni. E con quelli del coniuge e degli altri. Ma è proprio questo il terreno buono dell’amore di coppia e di famiglia. Dobbiamo riscoprire l’elogio della vita quotidiana che si ripete giorno dopo giorno, poiché, nella solidità, si gusta la gioia genuina come il pane di casa. Fuori da questa logica, si ricerca l’ebbrezza, si corre dietro a ciò che scintilla e promette, ma che è come le stelle cadenti nella notte. Un attimo e ritorna il buio.

Ci poniamo ora due domande: riesco a vedere gli altri, la bellezza e la bontà che mi circonda, oppure sono assorbito da me stesso? Dobbiamo curare gli occhi col collirio della saggezza, della fede e della preghiera. Abituarci a vedere la luce non significa non rilevare le ombre, ma impedire che il cuore diventi buio. Sono convinto che, in famiglia, l’amore si costruisce giorno per giorno con pazienza e fiducia nella fedeltà alle cose quotidiane? Oppure vivo la vita ordinaria come monotonia e peso? Sarebbe il modo di rendere banali anche le cose grandi, perché private dell’amore.

Dio è amore

Dio ci ha creati per amore e ci ha fatti per amare: fuori da questa esperienza, la persona non sa più chi sia, dove stia andando e quale senso abbia il suo vivere. È un albero secco, un deserto arido e senz’acqua. Ma, se tutti siamo impastati d’amore e abbiamo bisogno di amare ed essere amati, l’amore però è realtà seria e impegnativa.
Dio ci insegna cos’è l’amore: Egli, nell’intimità del suo cuore, è comunione fedele e feconda. Il mistero della Santissima Trinità ci rivela che l’unico Dio-Amore è Dio-Comunione. Potremmo dire che Dio è Famiglia: Padre-Figlio-Spirito Santo.
Ma c’è un’altra manifestazione dell’amore vero: l’incarnazione del Figlio Gesù. È un atto di salvezza, un atto di amore: Dio, nel Figlio, è uscito da sé per venirci a cercare e per ricondurci a casa, il suo cuore. L’amore è un continuo “esodo” per andare incontro alla persona che si ama; è rinunciare a qualcosa di sé, dei propri gusti e programmi. Non è perdere la propria personalità, ma arricchirla nella comunione con l’altro.
Gesù ci dona la vita fino alla croce. Ecco il volto dell’amore: essere dono. Il dono esce da sé per offrirsi all’altro, in un certo senso non s’appartiene. Se questo accade nel rapporto dell’uomo con Dio, vale anche tra noi. Il “per sempre” dell’amore di Dio per il mondo si riflette nel “per sempre” dell’amore coniugale. La “fecondità” dell’amore di Dio si riflette nel “grembo fecondo” della coppia. La “gelosia” di Dio si riflette nell'”unicità” sponsale di un solo uomo e di una sola donna.
Perché questa meraviglia risplenda nel mondo, affinché l’uomo e la donna siano l’espressione visibile dell'”immagine e somiglianza di Dio” e segno dell’amore perenne di Cristo per la Chiesa, Gesù stesso è entrato nell’amore coniugale con la sua grazia di luce e di gioia: è il sacramento nuziale.

Siamo giunti, così, ad una terza domanda: cerco di vivere l’amore in famiglia come “dono”, accettando di uscire da me stesso, di superare i miei confini di idee, umori, sensibilità, aspettative…? Oppure più spesso non cedo? Se siamo sposi cristiani, pensiamo al sacramento di cui siamo ministri e che ci assicura la grazia per vivere il matrimonio in qualunque circostanza? Oppure è solo un ricordo più o meno lontano? Una fotografia? Preghiamo insieme?

La grazia dei figli

Ho detto prima che, girando per la Diocesi, sorrido non appena vedo una famiglia. Guardo il papà e la mamma nella loro unione e nel loro delicato compito di educare i figli. Penso che essi inconsapevolmente costruiscono il mondo, fanno storia, edificano il futuro.
Molte sono le vocazioni e le responsabilità su questa terra, ma quella di generare ed educare i figli è una delle più umili e grandiose. Procreare un uomo ha un tempo, ma educare una persona non ha tempo. Dura tutta la vita dei genitori e continuerà dal Cielo.
Esisterebbe il futuro senza i figli, e senza accompagnare il loro aprirsi alla vita e il loro crescere? La società che cosa sarà se i genitori – nella reciprocità e ricchezza delle loro differenze – non educheranno delle persone mature, solide, che sappiano stare in piedi davanti ai colpi rudi del tempo, capaci di assumere responsabilità e di educare a loro volta nuove generazioni?
Uno dei pericoli maggiori che vediamo è il “si” (si pensa, si fa, si dice), cioè uno schema anonimo e impersonale di pensare e agire che toglie responsabilità e uniforma dentro ad una massa indistinta. Diminuendo la capacità di giudizio critico, naturalmente qualcuno ci guadagna. Per questo il giovane deve essere aiutato a scoprire la distinzione del vero dal falso, del bene dal male, del giusto dall’ingiusto, e apprendere quella buona severità che consiste nell’unione di verità, fedeltà e coraggio.
Quanta fiducia e pazienza, quanta forza e tenerezza occorrono per educare i ragazzi e i giovani! Essi avranno fiducia in se stessi se sentiranno la fiducia dei genitori; saranno sereni se respireranno serenità in casa; impareranno ad amare se saranno amati; forti nel bene se sentiranno la solidità affidabile della famiglia; scopriranno il Signore, se la casa sarà una “piccola chiesa”.
Per educare, i genitori devono essere loro per primi delle persone mature: la loro stabilità interiore non deve dipendere dal denaro e dalla carriera, dal successo, dalla salute e dalla apparenza; ma dall’essere ognuno ben radicato dentro di sé. Che abbia carattere! Ciò non significa essere rigidi nei propri atteggiamenti, ma consiste nel legame del pensiero, del sentimento e della volontà con il proprio “centro spirituale”. Altrimenti vi è la dispersione della persona, si cercano falsi “centri” fuori della propria anima. È lo smarrimento.
Oggi forse sembra un’illusione tutto questo, una realtà di tempi andati. Ma è davvero così? O non è quanto si vuole far credere per screditare e indebolire la famiglia? Per accusarla di tutti i mali presenti? Per descriverla come un’oppressione da cui liberarsi in nome di altre possibilità più “normali” per l’uomo d’oggi? Mi chiedo: il cosiddetto uomo moderno è più felice di quello “antico”? A me sembra più insoddisfatto e smarrito, anche se il suo cuore non cambia, perché cerca e cercherà sempre la felicità piena e duratura.
Tutti conosciamo – ieri e oggi – difficoltà e prove in ogni coppia e famiglia. Ma sappiamo anche che fanno parte dell’amore: quanto più esso mette radici, tanto più può incontrare ostacoli nel sottosuolo di ognuno. Ma anche sappiamo che, con la grazia di Dio e la forza del Sacramento, l’amore ne esce più maturo. Ci sono anche ferite gravi e situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. La Chiesa è Maestra e Madre: è vicina con cuore di misericordia nella verità del Vangelo e nella fiducia. Essa non esclude nessuno dal suo seno.
Si dirà che, se Dio li manda, i figli sono una grazia, ma che lo Stato non aiuta nel grande compito. È vero, aiuta troppo poco! E per questo – senza entrare nei particolari – bisogna che la collettività si faccia sentire e insista: la famiglia, infatti, è la comunità originaria, la cellula vitale, il domani.
A ben vedere, la società ne è consapevole poiché – almeno per principio – riconosce nell’uomo e nella donna che si sposano la nascita di un “soggetto” con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga. Esso attesta che il nuovo nucleo è una realtà stabile che genera futuro per tutti, essenziale non solo per la continuità ma anche per l’organizzazione pratica del vivere comune. Se i giovani sono pochi e la società invecchia, ad esempio, con quali fondi saranno pagate le pensioni e le altre previdenze?
È vero che per una coppia non sempre è possibile la grazia dei figli nonostante il desiderio e la disponibilità. La Chiesa, però, ha sempre affermato che la fecondità non è legata esclusivamente alla generazione dei figli, ma si allarga alla cura degli altri, piccoli e grandi che siano. E i casi sono innumerevoli.

Emerge così un’ultima domanda: come genitore, parente, formatore in generale, curo la mia formazione spirituale per essere riferimento educativo? Riferimento, non perché dà delle cose, ma per il patrimonio spirituale e morale che lo rende affidabile agli occhi dei ragazzi e dei giovani? Ho un “centro spirituale” che unifica sentimenti, pensieri, volontà? E come mi prendo cura degli altri fuori della famiglia nei limiti delle mie possibilità?

Cari Amici, sono alcune considerazioni su una realtà meravigliosa – la famiglia – che avrebbe bisogno di ben altro spazio rispetto ad una Lettera. Siamo nel decennio pastorale sul tema dell’educazione. I Vescovi italiani intendono rilanciare – insieme alla missionarietà – l’avventura educativa. Dopo l’anno degli adolescenti e quello della fede, vivremo “l’Anno della Famiglia”.

Invito tutti a camminare insieme: ognuno come meglio può e ritiene. La preghiera, la riflessione su questa Lettera Pastorale, la partecipazione alla Scuola Vicariale di formazione e ogni altra iniziativa Diocesana, vicariale o parrocchiale, sono occasioni offerte a tutti e a ciascuno.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e con affetto vi benedico, chiedendo la vostra preghiera e assicurando la mia per voi e per le vostre famiglie.

Genova, 29 Agosto 2013
Festa della Madonna della Guardia

CARD. ANGELO BAGNASCO

io c’ero! – sentinelle in piedi


sì al rispetto per ogni persona
Sì al diritto dei bambini di crescere in una famiglia con un padre e una madre
Sì alla complementarietà uomo donna
Sì alle libertà garantite dalla Costituzione 
No alla violenza e alle discriminazioni
No al carcere per chi esprime la propria opinione

Veglia in silenzio, in piedi
SABATO 25 GENNAIO 2014
ore 18.00 – 19.00
Piazza De Ferrari
(ritrovo presso la fontana, alle 17.40)

La manifestazione è regolarmente autorizzata. E’ apartitica, aconfessionale ed aperta a chiunque ne condivida gli ideali.
Nessun vessillo o simbolo di partito o movimento è ammesso.

La proposta di legge Scalfarotto, già approvata dalla Camera, viene presentata come necessaria per fermare atti di discriminazione e violenza nei confronti di persone omosessuali. Noi condanniamo tali atti, ma il nostro ordinamento giuridico già punisce qualunque atto di violenza e la Costituzione tutela tutte le persone in quanto tali. Anche i dati diffusi dal governo non rivelano in Italia un’emergenza da affrontare.

La proposta di legge non definisce il concetto di omofobia, che potrebbe essere impiegato in maniera arbitraria. Con questa proposta di legge rischia di essere accusato di omofobia:

• Chiunque affermi pubblicamente che la famiglia naturale è fondata sull’unione tra uomo e donna
• Chiunque si esprima pubblicamente come contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso
• Chiunque affermi pubblicamente che un bambino per crescere ha bisogno di un papà e di una mamma
Per il solo fatto di esprimere la propria opinione, con questo disegno di legge si rischia di essere denunciati e di finire in carcere. Lo confermano anche le recentissime linee-guida per la stampa emesse dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

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a cosa serve il registro delle unioni civili?


La Giunta Comunale di Genova ha approvato la proposta dell’Assessore Fiorini di istituzione di un registro delle Unioni Civili con il dichiarato intento di parificare sotto ogni profilo, almeno nei confronti dell’amministrazione comunale, le coppie di fatto, anche dello stesso sesso, rispetto alle coppie coniugate.
Da dove nasce questa proposta e quali sono i suoi concreti obiettivi?
Molti si stanno interrogando a questo riguardo e malgrado il provvedimento venga presentato come segno di progresso e modernità della nostra realtà comunale, la maggior parte dei cittadini genovesi non ha ben capito cosa cambierà, dopo l’adozione del registro per le coppie di fatto che vi si iscriveranno, né cosa cambierà per quelle che decideranno di non iscriversi, né infine che ricadute si avranno sulle coppie coniugate.
Quali discriminazioni vuole correggere il registro delle Unioni Civili?
Al momento, in realtà, qualche discriminazione sembra subirla chi è sposato e coltiva l’unità familiare: per fare un esempio, nella compilazione dell’ISEE per l’accesso all’asilo nido o alla ristorazione scolastica dei figli, i coniugati sono tenuti ad annotare i redditi di entrambi i genitori mentre alle coppie di fatto ed ai coniugi separati, grazie all’assunzione di residenze diverse, è sufficiente presentare un solo reddito alla verifica amministrativa, magari anche al fine di rientrare in quelle categorie di famiglie giustamente protette (le “monogenitoriali”) che saltano in cima alle classifiche di accesso ai servizi.
La disparità cui si è ora fatto cenno non verrebbe, tuttavia, superata dal registro delle unioni civili, poiché nessuna coppia di fatto potrebbe essere tenuta ad iscriversi al registro (non si tratta certo di un censimento obbligatorio!). Il Comune dovrà, quindi, adottare altri strumenti di verifica delle realtà familiari, come già in parte ha iniziato a fare per contrastare i c.d. furbetti dell’ISEE, al fine di sventare il rischio di una ingiusta distribuzione delle già esigue risorse comunali.
Veniamo allora, in concreto, ai possibili effetti dell’iscrizione di una coppia, anche dello stesso sesso, al registro comunale: possiamo solo fare delle ipotesi, perché nulla ci è stato spiegato al riguardo.
Dobbiamo, anzitutto, escludere che l’appartenenza ad un’unione civile possa cambiare lo status “anagrafico” della persona: come è noto, i Comuni non hanno competenza sullo “stato civile” (materia riservata dalla Costituzione alla legge statale). Certo, probabilmente le unioni potranno vedersi rilasciare un attestato di convivenza per ragioni affettive, documento che tuttavia varrà quanto una semplice autocertificazione, non potendo il Comune misurare e certificare l’affetto corrente tra le persone (sposate e non).
Una cosa, allora, è ben chiara: perché le unioni civili ottengano benefici dall’istituzione del registro dovranno essere rivisti tutti i regolamenti comunali (ed infatti l’Assessore competente ha preannunciato che ciò avverrà), e far sì che essi contemplino tra i loro destinatari queste nuove “formazioni sociali”, sconosciute alla vigente normativa statale. Chissà se dal punto di vista della Costituzione questa innovazione comunale sarà legittima: l’unica formazione sociale cui la nostra “magna carta” riconosce diritti è la famiglia fondata sul matrimonio; il Comune di Genova dovrà fare qualche acrobazia giuridica per riconoscere, nei suoi regolamenti, “diritti” anche a quella forma privata, instabile e liquida di formazione sociale che è l'”unione civile”. E dovrà anche superare le numerose sentenze della Corte Costituzionale che hanno sancito che le coppie di fatto, anche omosessuali, non sono omologabili alle coppie sposate (da ultimo si veda ancora la nota sentenza n. 138/2010).
Un possibile campo di applicazione dell’appartenenza delle coppie al registro potrebbe, forse, riguardare l’assegnazione delle case popolari, che comunque già oggi è consentita sia a persone singole che a conviventi che a coniugati: forse nelle graduatorie la parificazione di tutte le coppie svolgerà il suo compito, escludendo che ai coniugati possa essere concesso un punteggio privilegiato.
Se sarà così, il Comune di Genova si sarà arrogata la competenza di abrogare quella norma della Costituzione che impone anche ai Comuni di agevolare la famiglia fondata sul matrimonio con “misure economiche ed altre provvidenze” (art. 31 della Costituzione).
Quanto all’accesso del convivente all’ospedale, anche ammesso che il Comune possa con un semplice registro incidere sulle regole che disciplinano i rapporti tra il paziente e le amministrazioni ospedaliere (in realtà estranei alla competenza comunale) ciò risulta già oggi possibile, nel rispetto della normativa sulla privacy.
Ciascuno di noi, infatti, può far accedere ai propri dati sensibili, anche relativi alla salute, chi lo desidera, manlevando da responsabilità l’amministrazione ospedaliera, e può persino portare sempre con sé (come fanno i testimoni di Geova per rifiutare le trasfusioni) un appunto firmato che autorizzi il proprio convivente ad accedere a tali dati ed interloquire con i sanitari. Vogliamo poi accennare alla sepoltura dei conviventi nei cimiteri comunali? Non risulta ci siano impedimenti all’acquisto congiunto di loculi da parte di persone che non siano legate da vincolo di coniugio o di parentela, così come nessun impedimento pone la legge alla locazione o all’acquisto congiunto di un immobile. E’, poi, ipotizzabile, che il servizio sociale respinga la richiesta di aiuto di una coppia di fatto, anche dello stesso sesso, in difficoltà socio-economica solo perché priva del vincolo coniugale? Certo che no, la legge lo impedirebbe, come pure la professionalità e l’umanità dei nostri operatori locali dei servizi. C’è da chiedersi, piuttosto, se il Comune, così attento all’articolo 2 della Costituzione che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle diverse “formazioni sociali”, intenda, come impone quello stesso articolo, richiedere anche all’interno delle unioni civili “l’adempimento dei doveri di solidarietà economica, politica e sociale”. Il Comune, potrebbe, in particolare precisare che le coppie che si iscrivono nel registro assumono pubblicamente reciproci obblighi di solidarietà, che lo stesso Comune può far valere se uno dei due abbandona l’altro in difficoltà, ad esempio abitativa. Non risulta, però, che i Comuni che hanno adottato i registri ad oggi abbiano assunto la responsabilità di tutelare il convivente debole e difficilmente lo farà il Comune di Genova.
Concludendo, se non tutela il convivente debole, a cosa serve il Registro delle Unioni Civili?
Come ha ammesso con onestà una rappresentante delle associazioni favorevoli al registro, nel corso di un incontro avvenuto nell’autunno scorso tra le varie associazioni interessate all’argomento e l’Assessore Fiorini, il registro ha solo una valenza culturale e di pressione sul Parlamento, cui compete adottare, se del caso, una normativa speciale di regolamentazione delle unioni civili. Il registro, quindi, in sostanza al momento si limita ad imporre una “educazione di Stato” (anzi in questo caso una “educazione comunale”) ai nostri giovani, mandando loro chiari messaggi (di qui la preoccupazione diffusa che si tratti di una “deriva etica”).
Proviamo a riassumerli:
1) Oggi sposarsi e convivere è lo stesso, sono situazioni parificabili, anche agli occhi delle istituzioni pubbliche: il “per sempre” non è più una qualità dell’amore; 2) la differenza sessuale non è necessaria, ai fini della formazione di una realtà omologabile alla famiglia; 3) tutte le formazioni sociali devono indistintamente essere promosse con investimenti pubblici, la famiglia non è più la cellula fondamentale che la società deve proteggere e promuovere; 4) la corrispondenza dei diritti ai doveri è ormai un modello di relazione giuridica superato: è possibile costituire, con l’aiuto delle istituzioni, formazioni sociali i cui componenti abbiano solo diritti; 5) per assumere o sciogliere un legame sentimentale non è più necessario rispondere davanti all’intera collettività della propria condotta, le relazioni affettive si “acquistano” e si “rottamano” come le auto e gli elettrodomestici; 5) la società non si preoccupa affatto del futuro dei bambini, né di quanti ne nascono né delle realtà sociali in cui essi nascono: è ormai superato il traguardo raggiunto dalle convenzioni internazionali, che avevano riconosciuto ai bambini il diritto di conoscere i propri genitori ed essere cresciuti da loro, a questo fine tutte le formazioni sociali sono uguali, una vale l’altra.
Ma tutto questo farà davvero bene alla nostra società? Abbiamo il diritto di rispondere negativamente e di sperare che si pongano responsabilmente questa domanda i consiglieri comunali chiamati al voto nei prossimi giorni per approvare, o disapprovare, l’istituzione a Genova del registro delle Unioni Civili.

 

Anna Maria Panfili
Presidente Forum Famiglie

Genitori assenti …


Il primo e fondamentale luogo dove si educa è la famiglia, da che mondo è mondo, i genitori sono i primi ed insostituibili educatori dei figli per diritto e dovere naturale.
nessuno si può e si deve sostituire ad essi.
scuola e altre istituzioni si devono affiancare nel loro cammino per il bene delle   nuove generazioni, ma le famiglie devono essere presenti e non delegare i compiti al resto della società.
non servono ragionamenti complicati, basterebbe il buon senso.
ma il buon senso spesso è latitante..
dare alla luce un bimbo è un miracolo di Dio, quindi i genitori  devono darlo alla luce come persona e come cristiano. L’impegno certo è notevole, ma un genitore deve formare il proprio figlio come uomo ma anche come essere spirituale, per poterlo introdurre alla realtà che lo attende per poi affrontare la vita con coscienza e con l’anima.
la famiglia  una volta era un nido sicuro dove discutere e confrontarsi dove ammettere i propri errori, dove chiedere consigli, dove c’erano regole e rimproveri se necessari, c’era la distinzione tra il bene e il male –  tra i diritti e i doveri, la  famiglia costruita sulla roccia nella quale si poteva sempre trovare una sicurezza affettiva ed educativa.
invece le famiglie oggi son diverse, la società è diversa e le realtà famigliari sono spesso provvisorie, ed in queste circostanze i figli non hanno sicurezze.
lo si vede nelle classi di oggi, i ragazzi non hanno riferimenti da cui  prendere esempio, i genitori spesso e volentieri non parlano ai loro figli, ne di cose banali tanto meno affrontano discorsi + impegnativi.
i ragazzi sono costretti a seguire i suggerimenti dei genitori nelle scelte di vita quotidiana ma poi in loro non riconoscono il modello da cui prendere esempio. spesso i genitori impartiscono obblighi e doveri senza motivarli e  cosa + grave senza    insegnare quanto detto   con la loro testimonianza , inutile dire ad un figlio che una cosa la deve fare se poi il genitore è il primo ad evitarla.
ci lamentiamo che queste nuove generazioni son cosi poco mature , ma ahimè la colpa è solo di noi genitori.
detto questo, preciso che x fortuna non  i tutti nuclei famigliari si vive cosi, ma  su una decina prese a campione si vede la presenza della famiglia solo su quattro .e questi  sono numeri che fanno riflettere.