L’amore di una madre 🧜‍♀❣


C’era una volta un ragazzo sempre in cerca di avventure galanti. Si chiamava Zanut e viveva con la madre vedova in una bella casetta sulle colline. Un giorno andando a caccia vide una dama bellissima che si pettinava i capelli con un pettine d’oro, in riva ad un torrente. Bagnava il pettine nell’acqua e si lisciava i capelli che le arrivavano fino ai piedi. Cantava una canzone misteriosa:

«Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi».

Zanut rimase affascinato. Non fece caso ai conigli selvatici che ballavano silenziosi in cerchio incontro alla “salvana”. Perché quello era un segno che la dama era un essere magico, una fata, una “salvana” delle acque.

«Vieni», disse la dama al ragazzo con voce melodiosa, «vieni.»

Zanut seguì la fata in un palazzo che sembrava d’aria, pieno di bestie strane, liocorni e lupi bianchi, cani neri e volpi argentate. Zanut si innamorò della dama perdutamente. Ma quando andava al torrente per gli appuntamenti, la dama chiedeva sempre regali, oppure diceva: «Portami il piccolo angelo di pietra che sta sull’acquasantiera della chiesetta sul monte».

Zanut obbediva. La madre era molto preoccupata perché vedeva il figlio magro, agitato, stanco. Una volta zitta zitta lo seguì. E vidi la fata sul torrente, i conigli selvatici che danzavano, il pettine d’oro e capì che suo figlio era stregato, in balia delle forze del male. Ma che poteva fare? Piangendo tornò a casa.

Zanut disse alla dama: «Signora, ti voglio sposare».

«Va bene», disse lei, «ma devi portarmi il cuore di tua madre per i miei animali. Loro mangiano solo pietanze delicate».

Zanut rabbrividì e pianse. Non volle andare più al torrente. Ma dopo tre giorni la notte sentì la canzone della dama che lo chiamava. «Godi l’amore, giovane, canta e balla in allegria; dopo l’avemaria, balleremo e canteremo noi». 

Il ragazzo non seppe resistere. Prese un coltello, andò dalla madre addormentata e le prese il cuore. Uscì di corsa nella notte verso il torrente. Correva, correva sui sassi e cadde per terra.

Il cuore della madre sobbalzò e disse: «Figlio mio, ti sei fatto male?».

Zanut capì quale era il vero bene e pianse.  

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figlio


C’era una volta un contadino che aveva una figlia. Questa si sposò e ebbe una figlia anche lei.

La donna prese la bambina e fece il viaggio per ritornare verso suo padre, perché il marito era morto.

Arrivò ad un cimitero e sopra una tomba stava un uomo.

La sua figura quasi non si vedeva perché era avvolto in una nebbia, ma si sentiva la sua voce ed il suo pianto.

L’uomo diceva: «Non posso morire del tutto fino a che non ho dato a nessuno il nome».

Allora la donna disse: «Ti darò mia figlia e con lei potrai generare e nominare».

L’uomo la ringraziò e le disse che, al momento giusto le si sarebbe presentato un pastore.

Passarono molti anni e la bambina divenne donna.

Un giorno arrivò un pastore, la donna capì e gli diede la figlia.

La figlia ebbe un figlio, ma il pastore dovette andarsene, perché i pastori non si fermano mai.

Allora la ragazza., che non voleva allevare il figlio senza un uomo, lo diede ad un contadino che aveva moglie e non poteva aver figli.

Tutti passarono. Il figlio diventò grande e andò nel bosco da solo a trovare la sua strada.

Non sapeva come fare e allora invocò i suoi morti.

Venne la madre e tre padri. Uno diceva: 

«Sei mio figlio perché sono stato io a desiderarti». 

Il secondo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho generato». 

Il terzo diceva: 

«Sei mio figlio perché io ti ho allevato».

Poi dal profondo venne la voce del primo contadino, il padre della madre e disse: 

«Non importa di chi sei figlio, tu sei della famiglia».  

  

Ingegno ed amore


Un vecchio signore Italiano viveva solo nel New Jersey. Voleva, come ogni anno, piantare pomodori sul suo orto, ma il lavoro era difficile perchè la terra era molto aspra ed era faticoso  alla sua età scavare. Il suo unico figlio, Vincent, lo aveva sempre aiutato, ma adesso si trovava in prigione. Il vecchio scrisse al figlio per spiegargli la situazione.

Caro Vincent, sono molto triste perchè sembra che quest’anno non riuscirò a piantare i miei pomodori nel mio orto. Sono troppo vecchio ormai, non ho più le forze per scavare. Se tu fossi ancora qui con me non avrei problemi, so che saresti contento di aiutarmi come ai vecchi tempi. con affetto, Papà.

Qualche giorno più tardi il vecchio ricevette una lettera dal figlio.

Caro papà, non scavare nell’orto. Sotto ci sono i corpi che ho sepolto. Vincent.

La mattina dopo gli agenti dell’FBI e la polizia locale arrivarono alla casa del vecchio e scavarono l’intera area dell’orto, non trovarono nessun cadavere, si scusarono e se ne andarono. Lo stesso giorno il vecchio ricevette un’altra lettera dal figlio.

Caro papà, adesso puoi piantare i pomodori. E’ il meglio che ho potuto fare in queste condizioni. Con affetto, Vincent.

COME SI MANTIENE UNA AMICIZIA?


Una madre e suo figlio stanno camminando sulla spiaggia.
Ad un certo punto il bambino dice: “Mamma come si fa a mantenere un’amicizia?”
La madre guarda il figlio sorridendo e poi gli dice: “Raccogli un po’ di sabbia.”
Il ragazzo si china e raccoglie una manciata di sabbia finissima.
La madre allora, sempre sorridendo: “Ora stringi il pugno…”
Il ragazzo stringe la mano attorno alla sabbia e vede che, più stringe,
più la sabbia gli esce dalla mano.
“Mamma, la sabbia se ne scappa…”
“Lo so, caro… Ora tieni la mano completamente aperta…”
Il ragazzo ubbidisce, ma una folata di vento porta via parte della rimanente.
“Anche così non riesco a tenerla…”
E la madre, sempre sorridendo:
“Adesso raccogline un altro po’, e tienila con la mano aperta a cucchiaio…
così.. abbastanza chiusa per custodire, e abbastanza aperta per la libertà”.
Il ragazzo riprova, e questa volta la sabbia non sfugge dalla mano, ed è protetta dal vento.
“Ecco come far durare un’amicizia…”
Kherydan

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Promemoria da tuo figlio


Non viziarmi. So benissimo che non dovrei avere tutto quello che chiedo. Voglio solo metterti alla prova.
Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in che cosa sono valido.
Non usare la forza con me. Questo mi insegna che la potenza è tutto ciò che conta. Sarò più disponibile ad essere guidato.
Non essere incoerente. Questo mi sconcerta e mi costringe a fare ogni sforzo per farla franca tutte le volte che posso.
Non fare promesse; potresti non essere in grado di mantenerle. Questo farebbe diminuire la mia fiducia in te.
Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose solo per imbarazzarti, perché cercherei allora di avere altre vittorie simili.
Non essere troppo turbato quando dico: ”Ti odio”. Non intendo dire questo, lo faccio perché tu sia triste per quello che mi hai fatto.
Non farmi sentire più piccolo di quanto non sia: rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.
Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un bambino e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
Non fare che le mie ”cattive abitudini” guadagnino molta parte della tua attenzione. Ciò mi incoraggia a continuare con esse.
Non correggermi davanti alla gente. Presterò molta più attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi.
Non cercare di discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non è molto buono in quel momento e la mia collaborazione è anche peggiore. È giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlarne con calma.
Non cercare di farmi prediche. Saresti sorpreso di vedere come so bene che cosa è giusto e che cosa è sbagliato.
Non farmi sentire che i miei errori sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
Non brontolare continuamente. Se lo fai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
Non pretendere spiegazioni per il mio comportamento scorretto. Davvero non so perché l’ho fatto.
Non mettere troppo a dura prova la mia sincerità. Vengo facilmente intimorito, tanto da dire bugie.
Non dimenticare che mi piace molto fare esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
Non proteggermi dalle conseguenze. Ho bisogno di imparare dall’esperienza.
Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.
Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
Non rispondere alle domande ”sciocche” o senza senso. Desidero solo tenerti occupato di me.
Non pensare assolutamente di apparire ridicolo se ti scusi con me. Una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. È ”come” lo passiamo, che conta.
Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia, perché allora diventerei più pauroso. Indicami il coraggio.
Non dimenticare che non posso crescere bene senza molta comprensione ed incoraggiamento, ma non ho bisogno di dirtelo, vero?
Trattami allo stesso modo con cui tratti i tuoi amici: così anch’io sarò tuo amico.
Ricordati: io imparo più da un esempio che da un rimprovero