27 gennaio


 dal web
GENNAIO  giornata della memoria
Primo Levi
Se questo è un uomo
 
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetelele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
commento:
Questa poesia tratta dello sterminio degli ebrei ed è stata scritta da un ebreo sopravvissuto ad Aushwitz. La poesia è suddivisa in due parti principali. Nella prima l’autore vuole far riflettere sulla condizione dei deportati nei campi di concentramento e di come noi siamo fortunati a vivere in libertà, tornando a casa la sera e trovando una famiglia che ti vuole bene. Nella seconda parte, quasi ci comanda di ricordare sempre quello che è successo e di tramandarlo ai nostri figli, in modo che non accada mai più. Il titolo ci chiede se si possa considerare ancora un uomo, una persona a cui sia stato tolto tutto, i propri cari, i propri beni e persino il proprio nome; un uomo che sia costretto a vivere senza pace e senza più neanche la forza per ricordare.
Secondo me, questa è una poesia che ci trasmette direttamente il dolore che l’autore stesso ha provato, che ci fa riflettere su che cosa si prova essendo privati di tutto ciò che ci appartiene, in particolare della nostra dignità di persone, essendo trattati non più come uomini, ma come bestie.
A mio parere, nella poesia Primo Levi parla con tranquillità, senza esprimere subito tutta la sua rabbia; scrive cercando di farci riflettere su quello che è stato e di farci immedesimare negli ebrei perseguitati. Secondo me leggendo questa poesia non si può rimanere indifferenti perché, verso dopo verso,quel sentimento di compassione e rispetto per queste persone ci rimane inevitabilmente dentro.

Era il 27 gennaio del 1945 quando si aprirono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz, uno dei luoghi simbolo della ferocia nazista che portò alla morte circa sei milioni di ebrei e due milioni tra zingari, omosessuali e oppositori politici del regime di Adolf Hitler. Sono passati 63 anni  e l’Europa non può assolutamente dimenticare la pagina di orrore che ha coinvolto i suoi popoli e che rappresenta una macchia indelebile. Il  27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, il giorno dedicato al ricordo di quei tragici avvenimenti che portarono allo sterminio  più grave  della storia. Sessantatre anni fa l’Armata Rossa entrava ad Auschwitz, trovandovi pochi sopravvissuti e le prove di un orrore che aveva insanguinato il cuore di un continente, quello europeo, che si vantava di essere la culla della civiltà. La giornata della Memoria deve essere quindi un momento di riflessione, non solo per chi l’ha vissuta in prima persona, ma per chi, soprattutto per i giovani, perchè forse ne hanno sempre sentito tanto parlare, così, un po’ per caso, nelle aule scolastiche, senza darci troppo peso. L’impegno deve sostenere una responsabilità nel dire “Mai più” ad una atrocità simile. Dopo Auschiwtz, molte altri genocidi sono accaduti: tra i più dimenticati  in Africa, quello del ’94 in Ruanda, quello  nella ex-jugoslavia a ” Srebrenica “, definito poi dai mezzi di comunicazione con l’orribile termine  di “pulizia etnica”. Per questo spero vivamente che in ogni scuola italiana di qualsiasi ordine e grado il giorno 27 c.m alle 11.54 suoni la campanella per ricordare a tutti di osservare un minuto di silenzio in memoria di questi esseri umani.

Binario 21
 Nel progetto originale della Stazione Centrale di Milano erano previsti 20 binari per il servizio passeggeri. Più tardi, si decise di utilizzare anche i binari “corti” ai lati della grande volta di acciaio e vetro, e furono numerati fino al 24. Fino a quel momento, il binario 21 era nascosto nel ventre della stazione.
Il progettista Ulisse Stacchini aveva collocato un altro fascio di binari al di sotto di quello principale, destinandolo allo smistamento merci e postale: dopo aver caricato i vagoni, era possibile riportarli direttamente al piano dei binari passeggeri usando un ponte trasbordatore e poi un grosso montacarichi.
E ancora, al di sotto di questi binari un terzo livello accoglieva altri servizi, una vasca di raccolta idrica grande come un lago e un inceneritore per i rifiuti.
Il 30 gennaio 1944 seicento cittadini italiani di religione ebraica furono caricati su camion nel cortile del carcere di San Vittore. I camion raggiunsero via Ferrante Aporti, e il loro carico fu spinto nelle viscere buie della stazione, fra urla e latrati di cani. Le persone e i 40 bambini che erano fra di loro furono stipati su carri bestiame; i carri furono spostati con il ponte mobile e poi sollevati in superficie con l’ascensore.
Sette giorni dopo i vagoni venivano scaricati ad Auschwitz, e nel giro di poche ore cinquecento persone furono gasate e bruciate.
Il primo convoglio era partito carico di 250 deportati il 6 dicembre dell’anno prima, e altri ne sarebbero partiti fino al maggio del 1944.
Oggi l’organizzazione Binario 21 vuole fare di quei sotterranei uno spazio per la memoria, e ha realizzato un film e una mostra per non dimenticare.
Il binario 21 è ancora lì, con lo stesso ponte e lo stesso ascensore.

Nel Giorno della Memoria, le bandiere di Palazzo Tursi saranno esposte a mezz’asta, secondo le prescrizioni della presidenza del Consiglio dei ministri, «in segno di memore omaggio alle vittime dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti».

Repubblica Italiana Legge 20 luglio 2000, n. 211

Art. 1. 1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2. 1. In occasione del Giorno della Memoria di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.