La burocrazia


Un Giudice Membro della Corte Suprema stava seduto in riva a un fiume quando un viaggiatore si avvicinò e disse:
«Vorrei attraversare. È legittimo usare questa barca?».
«Sì» fu la risposta; «è la mia barca».
Il viaggiatore lo ringraziò e, spinta la barca in acqua, vi salì e si avviò remando. Ma la barca affondò e lui affogò.
«Uomo senza cuore!», disse uno Spettatore indignato. «Perché non gli hai detto che la tua barca aveva un buco?».
«La questione delle condizioni della barca», disse il grande giurista, «non mi è stata sottoposta». (A. Bierce)

 

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giudice meschino


in questi giorni è andata in onda la fiction IL GIUDICE MESCHINO

ieri sera in concomitanza del film vincitore dell’oscar si sono giocati il primato

I DATI AUDITEL NON SONO stati  MALE – NELLA SUA FASCIA è stato AL SECONDO POSTO TRA LE TRASMISSIONI PIU’ VISTE –  

era prevedibile vincesse la corrente della novità e del gossip…

ma direi che si è difeso bene.

Io purtroppo non l’ho seguito, ed avrei voluto… poichè il libro da cui è tratta la storia è stato scritto da un mio paesano : lo scrittore Mimmo Gangemi http://www.domenicogangemi.it/

chi ha letto il libro e visto anche il film è rimasto un poco deluso… in quanto come sempre accade la storia del libro è assai piu’ avvincente, quindi caro mimmo ora so quale sarà il prossimo mio libro di lettura. Grazie

Un magistrato indolente costretto a diventare eroe suo malgrado. Un vecchio padrino che parla come un oracolo e dal carcere orienta le indagini. Perché quelli che sembrano omicidi di ‘ndrangheta forse non lo sono. Forse hanno a che fare addirittura con le navi dei veleni e le scorie seppellite nella «spianata dell’infamia». 
L’anima feroce e abietta della ‘ndrangheta per la prima volta racchiusa in un romanzo.

Un giudice muore per mano di balordi. E i balordi muoiono per mano della ‘ndrangheta, che non tollera si disturbi il prosperare dei suoi affari. Almeno, cosí sembra. Alberto Lenzi, magistrato scioperato e donnaiolo, colpito dalla morte del collega e amico, si tuffa a capofitto nelle indagini. Lo instradano in una diversa direzione le sibilline, gustose parabole di don Mico Rota, capobastone della ‘ndrangheta, e il fortuito emergere di elementi legati a un traffico di rifiuti tossici. 
Una «commedia umana» dove si muovono personaggi verissimi, contraddittori, sfaccettati, che inseguendo il proprio meschino tornaconto arrivano tuttavia a svelare una realtà che va molto oltre la ‘ndrangheta. 

«Il limone si staccò e finí in terra a fare compagnia a tanti altri ormai infraciditi. Don Mico ne avvertí il tonfo lieve, l’andò a raccogliere, lo strofinò a lungo sotto un filo d’acqua della fontanina, estrasse il coltello da pota e prese a sezionarlo in strisce sottili che si portava alla bocca. Smorfie mentre ne masticava. Sapeva però di libertà, quel sapore acre, l’acquolina di cui gli si ammaricava la bocca