Come vi ispira di piu’ il presepe?


 ho messo: 5 case distrutte dai terremoti, 4 case alluvionate, 4 container dove far vivere la gente sfollata,
25 banche, 82 chiese;
 il bue e l’asinello non me li posso permettere visto che la tassa sugli animali domestici non si sa se sia una bufala…
 Ho messo la grotta 😦
ma senza Gesù, considerato che Giuseppe e Maria con il loro lavoro non arrivano a fine mese e l’ici sulla grotta è una spesa in più e i…..loro genitori con la riduzione della pensione non possono più aiutarli. Ho messo 1500 re magi rigorosamente in auto blu. Mi sembra finito!!!…non manca niente, che ve ne pare?
a parte gli scherzi, riflettevo sulla magia del presepe… 
io starei ore a guardarli, ai miei occhi hanno una magia speciale
amo il presepe classico, un pò come l’ha voluto San Francesco,
vieterei il commercio della vendita su statuine di personaggi famosi, politici, calciatori, perchè un momento sacro è stato profanato con tanta leggerezza e superficialità.
ogni simbolo nel presepe ha il suo particolare significato, ma spesso presi dal vedere e non dal guardare non li cogliamo nemmeno, ad esempio lo sapevate che
Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime, che i venditori generalmente sono uno per ogni mese dell’anno: Gennaio macellaio o salumiere; Febbraio venditore di ricotta e formaggio; Marzo pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile venditore di uova; Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno panettiere o farinaro; Luglio venditore di pomodori; Agosto venditore di cocomeri; Settembre venditore di fichi o seminatore; Ottobre vinaio o cacciatore; Novembre venditore di castagne; Dicembre pescivendolo o pescatore.
Il forno è l’ evidente richiamo alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti, nel momento dell’Eucarestia, oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare.
Il pozzo simboleggia il collegamento tra la superficie e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall’attingere acqua nella notte di Natale: si credeva che quell’acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere la persona che l’avesse bevuta.
mentre il ponte è il chiaro simbolo di passaggio

e, a voi piacciono i presepi non tradizionali? non di materiali ma di soggetti, intendo

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La Chiesa paga l’ICI – I doveri e le esenzioni


13/12/2011
C’è grande confusione tra la gente, tanta superficialità d’analisi in chi ne tratta senza conoscere la legge e soprattutto c’è una raffinata malizia in coloro che, pur conoscendola, vogliono mistificare la verità a danno della Chiesa. La quale, a detta di questi ultimi, semplicemente non pagherebbe l’Ici. Che invece paga, eccome!
La paga nel rispetto delle leggi che la regolano.
E che la debba pagare lo ha sempre comandato, e non solo raccomandato, anche la Curia di Genova al mondo ecclesiale locale sul quale ha responsabilità. Un pagamento cui nessuno si deve sottrarre, pena l’essere raggiunti dalle giuste sanzioni qualora venisse disattesa l’imposta comunale sugli immobili laddove si svolgono attività commerciali dalle quali si trae lucro.
Un tributo che però ha delle esenzioni, che non tutti conoscono e che vanno applicate. Così come le applicano, oltre la Chiesa, tutte le realtà riconducibili al variegato mondo dell’Onlus.

Proponiamo, in sunto, che cosa dice la legge.
La disposizione contenuta nel Decreto Legislativo 504 del 1992 e successive modifiche, stabilisce che sono esenti dall’imposta gli immobili degli enti non commerciali “destinati esclusivamente ad attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”, nonché alle attività di religione o di culto.
Con il Decreto Legislativo 203 del 2005 il legislatore ha specificato che tale esenzione si applica solo se quelle attività vengono svolte in maniera “non esclusivamente commerciale”: nell’ipotesi delle attività ricettive, come spiega la circolare 2 del 2009, non si deve configurare un’attività alberghiera e ci si deve rivolgere a soggetti predefiniti (ad esempio i parenti dei malati distanti dalle proprie residenze ospitati in una casa di accoglienza). Dunque:
1. Gli immobili non pagano l’Ici solo se utilizzati da enti non commerciali e solo se destinati totalmente all’esercizio esclusivo di una o più tra le attività sopra elencate. Se manca una di queste due condizioni, l’esenzione decade.
2. La Chiesa cattolica beneficia dell’esenzione esattamente come le altre confessioni religiose che hanno un’intesa con lo Stato e come gli enti non commerciali, categoria che include molti soggetti del “non profit”.
3. L’esenzione non si applica ai locali adibiti ad attività commerciali. Librerie, ristoranti, hotel, negozi e abitazioni concesse in locazione (anche della Chiesa) pagano l’Ici.
4. Tutto l’immobile deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività esente. E’ falso, ad esempio, che se in un albergo c’è una cappellina, tutto l’immobile diventa esente. E’ vero anzi il contrario. Tutto l’albergo (compresa la cappellina che di per sé sarebbe esente) deve pagare l’Ici.

“In linea di principio, la normativa vigente è giusta – ha affermato nei giorni scorsi il Card. Bagnasco, Presidente della Cei – in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti no profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione”.
“E’ altrettanto giusto – ha aggiunto – se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l’abuso sia accertato e abbia fine.
“In quest’ottica – ha concluso il Cardinale – non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti, con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell’attuale esenzione”.