Inno di Mameli


Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria.

Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Il poeta

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l’anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. Muore a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

il musicista

Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto.

Convinto liberale, offrì alla causa dell’indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine.

Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l’Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.

Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.

 Il Museo del Risorgimento di Genova conserva il documento originale autografo recante la prima stesura del Canto degli Italiani, meglio conosciuto come L’Inno di Mameli.

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capitali d’italia


dalla rete

La capitale d’Italia non è sempre stata Roma. Dal 17 marzo del 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia, ad oggi, la capitale è cambiata più volte.

La prima in ordine cronologico è stata Torino,  poi fu  Firenze, che fu capitale del Regno d’Italia a partire dal 1865.

il 1º luglio 1871, Roma venne proclamata capitale d’Italia.

Da allora ci furono due brevi periodi nei quali la capitale fu trasferita altrove, entrambi durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, dopo l’armistizio con gli Alleati e la fuga di Vittorio Emanuele III da Roma, la città di Brindisi offrì rifugio all’intera dinastia Savoia e ai vertici militari diventando a tutti gli effetti capitale d’Italia. Dal febbraio 1944 e fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944) la capitale fu invece Salerno, dove si trasferirono la famiglia reale e il governo, dopo lo sbarco degli Alleati.

E’ curioso notare che la città di Roma ha ottenuto il riconoscimento costituzionale dello status di capitale soltanto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione italiana.

La bella Gigogin


dal web


Era il 22 marzo del ’48 e a Milano, da sotto le barricate a Porta Tosa, esce una bellissima ragazzina tremante per il freddo. E’ vestita con giubbotto, stivaloni e una larga gonna. A chi le chiede il nome risponde Gigogin (diminutivo piemontese di Teresina, Gigogin fra i cospiratori voleva dire anche ITALIA). Fuggita dal collegio e salita sulle barricate, riesce ad arruolarsi fra i volontari lombardi. Un giorno Manara le affida un messaggio urgente per La Marmora, il colonnello dei Bersaglieri. La sua felicità poi aumenta quando riesce ad ottenere un incarico ufficiale, vivandiera o cantiniera come solevasi dire per l’addetto allo spaccio. Conosce Mameli e fra i due scoppia un amore intenso, epico. Va in prima linea, a Goito soccorre e rifocilla le truppe. La sua fama esce dal battaglione dei lombardi di Manara e raggiunge i paesini più piccoli della pianura. Il suo coraggio la spinge dopo la prima sconfitta a percorrere le terre rioccupate, a cantare un ritornello “Daghela avanti un passo” (fate un passo a est verso l’oppressore). Il suo amore per Mameli non è solo sentimento. Lo salva dalla polizia austriaca che lo pedina, Il ritorno in collegio è inevitabile. Fugge di nuovo, ma tutti gli uomini del ’48 sono Roma con Garibaldi. Stanno morendo sugli spalti della Repubblica. Il suo triste domani di fanciulla non le appartiene più. Nessuno seppe mai il suo vero nome, se mai fosse veramente esistita. Si tramanda che questa canzone venne suonata per la prima volta la sera di San Silvestro, il 31 dicembre del 1858, al teatro Carcano di Milano. Era la vigilia della II guerra, quella che vedrà la prima unificazione. La canzone fu ufficialmente cantata in pubblico il 31 dicembre del 1858 nel Teatro Carcano di Milano durante un concerto offerto dalla Banda civica diretta dal maestro Gustavo Rossari
L’entusiasmo con il quale la canzone venne accolta raggiunse il delirio, al punto che la banda dovette eseguirla otto volte
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Si riunisce il primo Parlamento dell’Italia unita 18 febbraio


dal web

lunedì 18 febbraio 1861

Si riunisce il primo Parlamento dell’Italia unita: Una Torino festante e tappezzata di tricolori accolse la prima seduta del Parlamento dell’Italia unita. Completata (mancava solo Roma) l’unificazione geografica, bisognava costruire da zero quella amministrativa, economica e sociale-

01 febbraio


fonte dalla rete-

Il Governo  varò il Decreto legislativo luogotenenziale n° 23/1945 che estendeva alle donne il diritto di voto. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio, il provvedimento nasceva su proposta dei leader dei due maggiori partiti: il comunista Palmiro Togliatti, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e il democristiano Alcide De Gasperi, ministro degli esteri.
La prima volta delle donne alle urne ebbe luogo con le elezioni amministrative tra marzo e aprile del 1946. Il 2 giugno dello stesso anno, tuttavia, parteciparono a un voto di ben altra portata storica: quello per il Referendum istituzionale (tra monarchia e repubblica) e per eleggere l’Assemblea costituente.
nel frattempo in maniera assurda oltre le alpi nel 1959  la popolazione maschile svizzera vota contro il diritto di voto alle donne
ecco il succo delle loro motivazioni:
Il voto alle donne? Ma non fate ridere! Il loro cervello è più piccolo di quello degli uomini, il che prova che sono meno intelligenti. Sono portate all’estremismo, e andrebbero a manifestare senza neanche chiedere il permesso dei mariti. E poi non si favorirebbe l’uguaglianza sociale perchè una donna per modestia non andrebbe mai a votare quando incinta, ed essendo risaputo che le donne di campagna fanno molti più bambini delle cittadine, queste ultime godrebbero di un ingiusto vantaggio. E se le donne venissero poi elette, che umiliazione per i loro mariti! Sarebbero costretti a cucinare…»
Tali furono gli argomenti che convinsero l’elettorato maschile svizzero a rifiutare il voto alle donne ad ogni chiamata alle urne. Poco importava che questo diritto fosse già esercitato in Nuova Zelanda dal 1893 e quasi ovunque in Europa dalla fine della prima guerra mondiale. E poco importava che entrambe le camere del Parlamento federale avessero finalmente dato il permesso al suffragio femminile nel 1958 (comunque più di 50 anni dopo la Finlandia, prima in Europa). Quando nel 1959, come richiesto dalla Costituzione, venne interpellata la popolazione, o meglio la metà maschile, ben due terzi rifiutarono la proposta parlamentare.
E non si può affermare che le donne fossero restate con le mani in mano ad aspettare che i loro diritti piovessero dal cielo. La prima associazione femminista fu creata nel 1868, chiedendo i diritti civili e il diritto a frequentare le università. Ci furono proposte per inserire il suffragio femminile nella costituzione del 1874. Nel 1929 una petizione in favore del diritto di voto riuscì a raccogliere 250 mila firme, ma fu completamente ignorata.
Poichè nel sistema di democrazia diretta svizzero l’ultima parola in fatto di legislazione spetta agli elettori si riuscì ad escludere le donne per molto tempo; ma allo stesso tempo, la grande autonomia di cui gode anche il più piccolo dei cantoni, diede loro l’occasione di irrompere nella vita politica. Fu un piccolissimo comune del canton Vallese che, nel 1957, per primo permise ai suoi membri femminili di votare. Molti cantoni gradualmente seguirono l’esempio e negli anni ’60 le donne iniziarono ad occupare sempre più posizioni di rilievo nei governi e parlamenti locali. Nel 1968, Ginevra, allora la terza città più grande del paese, poteva vantare un sindaco donna – sindaco che, in ogni caso, non poteva ancora votare nelle elezioni federali.
Questo passo avanti non impedì alla Svizzera, al momento della firma della convenzione dei diritti umani del Consiglio d’Europa, di non aderire alle sezioni riguardanti la parità tra i sessi. Lo scalpore che questa decisione provocò, costrinse il Parlamento a rivedere la sua posizione e un ennesimo referendum fu presentato al paese.
Risultato: il 7 Febbraio 1971 gli uomini svizzeri, con una maggioranza di due terzi, finalmente concessero alle loro compatriote il pieno diritto al voto, anche alle elezioni federali.
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Tricolore ———————> oggi la sua festa


La Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, è una giornata nazionale italiana, istituita per celebrare labandiera nazionale. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio,

La bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione francese, nella quale fu sostituito l’azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significava la natura ed i diritti naturali (uguaglianza e libertà). In realtà i primi a ideare la bandiera italiana sono stati due patrioti e studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giambattista De Rolandis, originario di Castell’Alfero (Asti), che nell’autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza. Si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. La sommossa, nella notte del 13 dicembre, fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, insieme ad altri cittadini. Avviato il processo, il 19 agosto 1795, Luigi Zamboni fu trovato morto nella cella denominata “Inferno” dove era rinchiuso insieme con due criminali, che lo avrebbero strangolato per ordine espresso della polizia. L’altro studente Giovanni Battista De Rolandis fu condannato a morte ed impiccato il 23 aprile 1796. Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell’ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore fu adottato dalla Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797, qualche mese dopo da Bergamo e Brescia e poi dalla Repubblica Cisalpina. In quell’epoca le sue bande erano disposte talvolta verticalmente all’asta con quella verde in primo luogo, talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1° maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolorata a spirale, terminante con punta bianca. Nella metà del 1802 la forma diviene quadrata, con tre quadrati degli stessi colori racchiusi l’uno nell’altro; questo cambiamento fu voluto dal Melzi (vice presidente della Repubblica Italiana) per cancellare ogni vincolo rivoluzionario legato alla bandiera. Abolito alla caduta del Regno Italico, il tricolore fu ripreso, nella sua variante rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del ’48/’49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest’ultimo caso alla bandiera fu aggiunto nel centro lo stemma sabaudo (uno scudo con croce bianca su sfondo rosso, orlato d’azzurro). La variante sabauda divenne bandiera del Regno d’Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando l’Italia divenne Repubblica e lo scudo dei Savoia fu tolto.I T A L I A

 

corruzione


Cari amici,

L’Italia occupa il 69° posto nella classifica internazionale per corruzione, dopo Ruanda e Namibia, con decine di parlamentari condannati o indagati per corruzione. Ma il Parlamento voterà presto una nuova legge contro la corruzione e sta a noi cogliere questa opportunità per ripulire la nostra democrazia una volta per tutte!

Il Ministro della giustizia sta per dare al Parlamento il mandato di adottare una nuova legge che potrebbe consegnare ai giudici gli strumenti nece! ssari per le indagini, vietare ai politici corrotti di candidarsi e proteggere chi sporge denuncia contro abusi e irregolarità. Il partito di Berlusconi sta facendo di tutto per indebolire la legge, e solo se saremo in tanti potremo battere le sue macchinazioni e convincere i nostri leader politici ad appoggiare una legge forte contro la corruzione.

Con le elezioni amministrative alle porte i nostri politici hanno bene a mente che la fiducia nei loro confronti non è mai stata così bassa: facciamoci sentire per avvisare che la loro carriera politica potrebbe dipendere dal loro voto sulla legge anti-corruzione! Firma la petizione per ripulire la nostra democrazia una volta per tutte e fai il passaparola: il nostro messaggio sarà consegnato al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato e le nostre firme saranno pubblicate sul Fatto quotidiano:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new_2/?tta

Sono passati 20 anni da Tangentopoli, lo scandalo più grande della storia politica italiana, ma la corruzione ha continuato ad allargarsi a macchia d’olio sotto i governi Berlusconi e ora ci costa 60 miliardi di euro ogni anno!

Ora, con l’economia e la politica a pezzi, il Ministro della giustizia è determinata a far passare una legge anti-corruzione forte, ma c’è il rischio che il Parlamento finirà per adottare la versione diluita presentata dal partito di Berlusconi. Soltanto un appello pubblico enorme può fare la differenza.

I giudici e gli esperti ritengono che la battaglia contro la corruzione abbia bisogno di strumenti legali forti, inclusa la ratifica immediata delle convenzioni internazionali, l’esclusione dei politici condannati per corruzione dalle elezioni, la protezione dei dipendenti pubblici che denunciano casi! di corruzione, l’introduzione di nuovi crimini legati alla corruzione, e molto altro.

Questa è un’opportunità storica per fermare la corruzione in Italia e noi non possiamo farcela sfuggire. Se saremo in tanti a sostenere queste proposte potremo vincere. Firma ora per salvare la nostra democrazia: il nostro messaggio sarà consegnato al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato e le nostre firme saranno pubblicate sul Fatto quotidiano:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new_2/?tta

Negli ultimi 2 anni la nostra incredibile comunità ha combattuto e aiutato a sconfiggere i molteplici tentativi di Berlusconi di distorcere l’essenza della nostra democrazia, attraverso bavagli e censure, fino alla sua caduta. Ora abbiamo davanti a noi una sfida ancora più difficile: dobbiamo salvare la politica italiana dalla sua eredità disastrosa. Dimostriamo ai nostri po! litici che non ci fermeremo finché il nostro paese non sarà libero dalla corruzione una volta per tutte!

Nun Te Regghe Più


vi consiglio di prendere in considerazione la proposta di questa pagina…

http://www.leggentrp.it/index.php

Per sottoscrivere la proposta di legge popolare “Nun Te Regghe Più” è necessario essere maggiorenni e recarsi al proprio comune, se presente nella lista dei comuni attivi, muniti di un documento di identità valido. Nel caso il proprio comune non fosse presente nella lista ci si può recare in un altro dei comuni indicati purchè muniti, oltre del documento di identità, di un certificato di iscrizione alle liste elettorali in carta semplice, rilasciato dal proprio comune di residenza (non è la tessera elettorale).

 si può firmare in OGNI municipio, ma in tanti ancora non lo sanno perchè è un’iniziativa nata …sul web senza l’aiuto di alcun partito politico

buon fine settimana a voi tutti con un forte abbraccio 🙂

 

 

 

 

banca d’italia


ieri ho colto l’occasione per visitare la sede di genova della banca d’italia, è stata una bella esperienza poter visiatare le sale non aperte al pubblico.

nel 1905 il consiglio superiore della banca d’italia  ritenne necessario costruire una nuova sede, poichè quella in via san lorenza era ormai troppo piccola, quindi la sistemazione la si vide bene  nel progetto di riassetto urbanistico intorno alla nuova piazza de ferrari, dove si stava sviluppando il nuovo  centro economico di genova, che  nacque senza distruggere il centro storico con piazza banchi che era il fulcro economico e sociale della città. per questa opera fu necessario effettuare lo sbancamento della collina di sant’andrea, e rivedere la via giulia che poi divenne la ns via XX settembre. Questa scelta è stata premiata, poiche’ nn tutte le città hanno saputo mantenere il lato storico e sviluppare quello nuovo… e questa rimane una ricchezza di cui poter godere ancora oggi. La progettazione dell’edificio è di un ing. genovese,tale  De Gaetani che si occupò di ogni dettaglio, dai marmi, agli stucchi, alle cancellate, alle rifinitore in oro ed ottone. I tempi di costruzione furono piu’ lunghi del previsto anche a causa dello scoppio della  1 guerra mondiale, e di conseguenza alla scarsità di mano d’opera. La facciata è rivistita interamente di marmo, e pur essendo l’edificio costruito  attorno al 1910 è già in cemento armato. Il salone del pubblico ha soffitti riccamente decorati a stucco, grandiose vetrate colorate poggiano su un cornicione sorretto da colonne di marmo pregiato con capitelli elaborati. sotto le vetrate si possono ammirare 13 tele  eseguite da tre  diversi artisti. I locali di rappresentanza del secondo piano sn ricchi di marmi  e bronzi e quadri d’epoca del ‘600. nel seminterrato particolare interesse è dato dalla sacrestia, con le sue 4 453 cassette di sicurezza, il materiale del caveau proveniva da una ditta tedesca – la panzer- la stessa che forniva i carri armati x la guerra, e che x questo ritardo’ i tempi di consegna.

Ecco la lista (segreta) del governo dei 45 siti nucleari in Italia


 
I parlamentari del Pd pubblicano una lista dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonché quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive: sono belli e pronti, anche se il governo non li rende noti e coinciderebbero con quelli individuati dal Cnen nel 1979.  A tal proposito Realacci (Pd) ricorda di aver presentato un’interrogazione il 12 gennaio del 2010, in cui il governo non negò la validità della mappa.Rispondendo all’interrogazione, il sottosegretario Stefano Saglia, confermo’ l’esistenza dell’elenco, anche se lo ha definita una ‘bozza preliminare’.

Ecco la lista:

Piemonte
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)

Lombardia
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po

Veneto
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)
7. la zona del delta del Po (Rovigo)
8. la zona della foce del Piave (Venezia)
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)

Friuli Venezia Giulia
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)

Emilia Romagna
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma)

 

Toscana
14. Isola di Pianosa (Livorno)
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)

Lazio
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)

Campania
21. Foce del Garigliano (Caserta)
22. Foce del Sele (Salerno)

Calabria
23. area costiera di Sibari (Cosenza)
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca).
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)

Molise
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)

Puglia
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)

Basilicata
36. tutta la costa ionica della regione

Sardegna
37. foce del Flumendosa (Cagliari)
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)

Sicilia
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)
44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)

45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).

http://violapost.wordpress.com/2011/03/14/ecco-la-lista-segreta-del-governo-dei-45-siti-nucleari-in-italia/

“Abbiamo fatto l’Italia, adesso bisogna fare gli Italiani!“.


si sa che i libri di storia, li scrivono i vincitori…
ma mi chiedo cosa ci hanno insegnato a scuola, e cosa continuano ad insegnare?
qual’è la verità?
non è che niente niente… tutte le difficoltà che oggi ha il sud è grazie all’unificazione dell’italia? Ma davvero i meridionali di 150 anni fa erano così sottomessi dai Re Borbonici?

Ebbene, al Sud negli anni del “regime” borbonico non si stava cosi male.
Qualunque tipo di protesta del popolo, qualunque tipo di resistenza verso i Garibaldini fu chiamato “volgare brigantaggio”, come si legge sui giornali dell’epoca, facendo così nascere la leggenda risorgimentale della “cattiveria” dei Borboni e della “bontà” dei principi piemontesi! Il Sud era un paese ben strutturato economicamente sulle sue basi . il meridione era il piú avanzato rispetto al nord e saggiamente i Borboni avevano scelto di trarre tutto il profitto possibile dai doni elargiti dalla natura e di proteggere la manifattura tessile . Erano infatti le casse del Regno delle Due Sicilie, e non quelle del Regno di Piemonte, a essere colme di liquidità! Il Regno di Piemonte non presentava il suo bilancio statale da due anni ormai, al contrario del Regno delle Due Sicilie che presentava da anni un bilancio ricco. Lo stato finanziario del meridione era ben solido nel 1860, considerando ora tutto ciò si comprendono meglio i meccanismi che hanno innescato la sua rovina. Con l’Unità l’erario statale del regno meridionale fu mandato letteralmente al collasso, in seguito a numerose “rapine”: l’abnorme debito pubblico dello stato piemontese procurato dalla politica bellicosa ed espansionista del Cavour (tre guerre in dieci anni!) doveva essere risanato . Al di là delle orribili stragi che l’Unità apportò, di un popolo massacrato e chiamato brigante solo perché proteggeva la sua terra, le genti del Sud pagano ancora ora il prezzo di essere state aggregate all’Italia e derubate dei loro beni piu’ preziosi…
dopo aver letto un pò di considerazioni a proposito… nn so piu’ se dire grazie Garibaldi…:-(

Noi Cittadini dell’Italianistan


Geom. Carlo Gozzi
 Salve, sono un cittadino dell’Italianistan
 
 Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.
 Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente
del   Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che
 gestisce la   mia previdenza integrativa.
 
 Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
 
 Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
 
 Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un
ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati
 da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
 
 Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito
di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e
 distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film
 anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal  Presidente del Consiglio.
 
Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del
 Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio,
 dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono
 continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del  Consiglio.
 
Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il
 Presidente del Consiglio è proprietario.
 
 Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui
 dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.
 
 Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un
 libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
 
 Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in
Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che
vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della
 maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio
 esclusivo interesse, per fortuna!
 
 
ricordiamoci di votare!!!