I sermoni al parlamento italiano.


«Dev’esserci qualcosa di sbagliato nel cervello di quelli che trovano gloriosa o eccitante la guerra. Non è nulla di glorioso, nulla di eccitante, è solo una sporca tragedia sulla quale non puoi che piangere.»
– Oriana Fallaci

Dobbiamo dedicare la vita a prosciugare la fonte della guerra: le fabbriche di munizioni.
Albert Einstein, intervista, 1932

Premetto con il dire che trovo assurda questa opportunità di fare una videoconferenza al parlamento italiano con il premier di un paese in guerra, e per correttezza avrei voluto fosse stata data la stessa occasione all’altro leader.

N.B. le parti in grassetto sono le mie riflessioni

Che cosa ha detto il presidente dell’Ucraina, Zelensky, al Parlamento italiano. Il testo integrale

Caro popolo italiano,

oggi ho parlato con Papa Francesco e lui ha detto parole importanti.

Capisco il desiderio di pace come quello di difesa della propria patria, tutti hanno il dovere di difenderla.

Gli ho risposto dicendogli che il nostro popolo è stato costretto a trasformarsi in un esercito perché a causa dello spargimento di sangue sparso dall’esercito nemico. ( Ma quando mai??? Il problema in Ucraina nasce nel 2014 con prima il rovesciamento del presidente filo russo Janukovyc a favore di una presidenza Porosenkofilo filo europea (colui che firmò l’intesa del patto di ingesso in zona UE) e fortemente sponsorizzata dagli americani, che volevano destabilizzare l’area particolarmente strategica per la Russia. Da quel momento è stato un escalation di tensioni che vi ricordo hanno portato 8 anni di guerra civile, guerra che era già in corso all’interno del paese (Donbass ) e dove accadeva di tutto. L’annesione alla Russia probabilmente mette fine a 8 anni di guerra civile e porterà stabilità nel paese, sempre che gli americani attraverso le forze Nato non decidano di fare guerra. In questo caso l’instabilità si propagherà in Europa, non di certo a casa dei mandanti, gli USA).

A Firenze ho parlato e ho chiesto di ricordare il numero 79, il numero di bambini uccisi ora salito a 117, questo è il prezzo della procrastinazione di questa guerra.

La morte di questi innocenti davvero la scarichi tutta sul tuo nemico?

Sono migliaia le vite di feriti oltre alle case abbandonate. Nei quartieri delle città seppelliscono i morti nelle fosse comuni. 117 purtroppo non sarà il numero finale.

Fatti un esame di coscienza e vedi di far possibile di non mietere altre vittime al tuo popolo

Perché la Russia devasta la vita dei nostri civili? L’esercito russo non smette di uccidere e distruggere le città come Mariupol simile alla vostra città di Genova. Immaginate una Genova bruciata dalla quale scappano persone in macchine e pullman, un esodo per cercare di salvarsi.

Chissà come mai, uno stratega della comunicazione ha usato come termine di paragone proprio Genova, certo per il numero di abitanti simili a Mariupol, per il fatto che è una città di mare, ma soprattutto perché la ferita del crollo del ponte Morandi è ancora aperta, e sa benissimo come sia piu’ efficace toccare sentimenti cosi profondi di dolore.

Parlo da Kiev, la capitale da cui inizia la nostra cultura, quella di un grande popolo ora al limite della sopravvivenza e che dopo aver affrontato queste tragedie ha finalmente bisogno di una pace permanente, come la meriterebbe qualsiasi altra città del mondo.

La realtà però è che Kiev è colpita da missili e sirene aeree che suonano in continuazione. I russi saccheggiano i nostri beni, questo è già avvenuto nella storia con i nazisti proprio in Europa. Minano i porti, distruggono tutto.

Hai la coscienza pulita? Tu non hai fatto lo stesso in Donbass? Non sto dicendo che la guerra sia un atto giusto e dovuto, non lo è mai… ma certo è che tu bello mio hai tirato assai la corda e chi di spada ferisce di spada perisce, ricorda

Bisogna fare il possibile per garantire la pace dopo una sola persona al comando ha scelto di iniziare questa guerra.

Non si fermeranno all’Ucraina, il loro obiettivo è quello di influenzare l’intera Europa inficiando i valori della democrazia e della libertà, l’Ucraina è il cancello dell’esercito russo, ma la barbarie entrerà mai!

Non devi farci delle previsioni: gli eventi si susseguono sempre per causa/effetto.

certo è, che sei i nostri governati sono cosi polli come te ( e lo sembrano assai) avremo presto di cui preoccuparci

Noi ucraini vi siamo stati vicini durante la pandemia inviandovi i nostri medici cosi come voi durante l’ultima alluvione ci avete dato una grande mano.

Non si rifaccia ciò che si è fatto

L’invasione dura da 27 giorni, l’Europa deve continuare a emanare nuove sanzioni affinché l’ Ucraina non cerchi altri militari in giro per il mondo, serve mettere pressione alla Russia.

riassumendo,ci stai dando il sunto sul “dovete fare e non dovete fare.” Tutto ciò è un dictact di ricatti e “consigli”.

L’Ucraina è stata da sempre esportatrice di grano e prodotti indispensabili per le materie prime, per il cibo. Come possiamo seminare e avere una ricca raccolta se il nostro primo assillo è quello di difenderci dagli attacchi di artiglieria che non smettono mai? I prezzi cresceranno e le persone avranno bisogno di aiuto.

Conoscete bene gli ucraini, sapete che è un popolo di pace. Sapete chi ha voluto la guerra!

chi non ha colpe scagli la prima pietra

Dobbiamo bloccare tutto, congelare i loro beni, conti, immobili e gli attivi di tutti coloro che prendono decisioni in Russia. Dovete sostenere anche l’ embargo contro le navi russe che entrano nei vostri porti. Non dovete permettere eccezioni a nessuna banca russa.

Grazie, non abbiamo bisogno dei tuoi ammonimenti.

La guerra deve terminare al più presto e insieme a voi, l’Italia, l’Europa ricostruiremo l’Ucraina. Ammiro la vostra sincerità e forza nelle relazioni e so che valore ha per voi il significato della famiglia. Grazie per accogliere tanti profughi, 70.000 ucraini che sono stati costretti a fuggire, 25.000 sono bambini. In Italia è nato il primo bimbo ucraino scappato dalla guerra.

Vogliamo un’Ucraina di pace e voi dal primo giorno di guerra, voi ci avete sostenuto” Gli ucraini lo ricorderanno sempre!

Gli aiuti al popolo civile mi sembrano doverosi, ma sai, prima di venire a ricostruirti l’Ucraina, noi Italiani, avremmo molto da risolvere qui: famiglie terremotate che vivono ancora nei container, sistemare la sanità, sistemare le nostre autostrade, abbassare le tasse, creare posti di lavoro, aiutare le famiglie in difficoltà che crescono ogni giorno di piu’… quindi, caro amico, vedi che <Li guai di la pignata li sapi la cucchiara>, e queste sono priorità rispetto al vostro teatro, almeno per noi.

Grazie, Gloria Ucraina!

fonte:https://www.startmag.it/mondo/ecco-il-discorso-integrale-di-zelensky-al-parlamento-italiano/

Il discorso integrale del presidente del Consiglio Mario Draghi a Montecitorio dopo l’intervento di Zelensky

Presidente Zelensky, Presidente Casellati, Presidente Fico, caro ambasciatore dell’Ucraina, Senatrici e senatori, Deputate e deputati. A nome del Governo e mio personale, voglio ringraziare il Presidente Zelensky per la sua straordinaria testimonianza.

Ecco, appunto potresti parlare sono a nome tuo, e non mio dato che non mi rappresenti

Dall’inizio della guerra, l’Italia ha ammirato il coraggio, la determinazione, il patriottismo del Presidente Zelensky e dei cittadini ucraini. Il vostro popolo è diventato il vostro esercito, lei ha detto.

Non credo davvero che gli italiani lo definiscano coraggio e patriottismo, ha fatto un sondaggio per sapere cosa ne pensiamo?

L’arroganza del Governo russo si è scontrata con la dignità del popolo ucraino, che è riuscito a frenare le mire espansionistiche di Mosca e a imporre costi altissimi all’esercito invasore.

Arroganza è credere che l’Ucraina sia fermamente convinta di esser la vittima e di non aver responsabilità in questa guerra

La resistenza di Mariupol, Kharkiv, Odessa – e di tutti i luoghi su cui si abbatte la ferocia del Presidente Putin – è eroica. e forzata

Oggi l’Ucraina non difende soltanto se stessa.

Difende la nostra pace, la nostra libertà, la nostra sicurezza

Difende quell’ordine multilaterale basato sulle regole e sui diritti che abbiamo faticosamente costruito dal dopoguerra in poi.

L’Italia vi è profondamente grata.

La solidarietà mostrata dagli italiani verso il popolo ucraino è enorme.

Penso agli aiuti sanitari, alimentari, e di ogni genere che i nostri concittadini hanno inviato da subito verso l’Ucraina.

E penso all’accoglienza dei rifugiati – oltre 60.000 dall’inizio della guerra, la maggior parte dei quali donne e minori.

Gli italiani hanno spalancato le porte delle proprie case e delle scuole ai profughi ucraini, con quel senso di accoglienza che è l’orgoglio del nostro Paese.

Continueremo a farlo, grazie al lavoro incessante e alla grande professionalità delle Regioni, dei Comuni, della Protezione Civile, degli enti religiosi, di tutti i volontari.

Perché davanti all’inciviltà l’Italia non intende girarsi dall’altra parte.

Il Governo e il Parlamento sono in prima fila nel sostegno all’Ucraina. Magari, potremmo evitare di inviare armi, che dici?

Sin da subito, abbiamo offerto aiuti finanziari e umanitari e abbiamo risposto, insieme ai partner europei, alle richieste del Governo ucraino di assistenza per difendersi dall’invasione russa.

Siamo pronti a fare ancora di più. …..Insomma…. anche no

Abbiamo attivato corridoi speciali per i minori orfani e ci siamo impegnati in particolare per il trasferimento di persone fragili e malate.

Voglio ringraziare di nuovo il Parlamento – la maggioranza e il principale partito di opposizione – per aver approvato queste misure con unità e convinzione.

Nel decreto approvato venerdì, abbiamo poi stanziato nuovi fondi per finanziare lo sforzo di accoglienza verso i cittadini ucraini.

Vogliamo aiutare i rifugiati non solo ad avere una casa, ma anche a trovare un lavoro e a integrarsi nella nostra società.

Come hanno fatto i 236.000 ucraini che già vivono in Italia, a cui va ancora una volta tutta la mia vicinanza.

Le sanzioni che abbiamo concordato insieme ai nostri partner europei e del G7 hanno l’obiettivo di indurre il Governo russo a cessare le ostilità e a sedersi con serietà, soprattutto con sincerità, al tavolo dei negoziati.

Le sanzioni alla Russia sono solo una bella pugnalata agli italiani, e per questo certo non ti ringrazieremo

Davanti alla Russia che ci voleva divisi, ci siamo mostrati uniti – come Unione Europea e come Alleanza Atlantica.

Certo, tutti burattini comandanti dai fili manovrati dagli  yankee

Finora, queste sanzioni hanno colpito duramente l’economia e i mercati finanziari della Russia, e i patrimoni personali delle persone più vicine al Presidente Putin.

In Italia abbiamo congelato beni per oltre ottocento milioni di euro agli oligarchi colpiti dai provvedimenti dell’Unione Europea.

No, veramente avete colpito l’economia italiana: se i russi non compreranno piu’ qui… andranno altrove dove sono ben accetti ad arricchire le casse

Siamo anche impegnati per diversificare le nostre fonti di approvigionamento energetico, così da superare in tempi molto rapidi la nostra dipendenza dalla Russia.

Bè, ammettiamo onestamente, che comunque sarebbe stata una cosa da fare in realtà in un prossimo futuro

Allo stesso tempo, vogliamo disegnare un percorso di maggiore vicinanza dell’Ucraina all’Europa.

mah…. perchè dico io

Nelle scorse settimane è stato sottolineato come il processo di ingresso nell’Unione Europea sia lungo, fatto di riforme necessarie a garantire un’integrazione funzionante.

Voglio dire al Presidente Zelensky che l’Italia è al fianco dell’Ucraina in questo processo.

L’Italia vuole l’Ucraina nell’Unione Europea.

l’Ucraina ora non può dire che rispetta i principi di libertà, di democrazia,

dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, art. 6 TUE.

Quando l’orrore e la violenza sembrano avere il sopravvento, proprio allora dobbiamo difendere i diritti umani e civili, i valori democratici.

A chi scappa dalla guerra, dobbiamo offrire accoglienza.

Di fronte ai massacri, dobbiamo rispondere con gli aiuti, anche militari, alla resistenza.

la pace non si crea con le armi!

Al crescente isolamento del Presidente Putin, dobbiamo opporre l’unità della comunità internazionale.

L’Ucraina ha il diritto di essere sicura, libera, democratica.

L’Italia – il Governo, il Parlamento, e tutti i cittadini – sono con voi, Presidente Zelensky.

Grazie».

Aggiungerei: siamo con la popolazione sofferente, e confidiamo che vi ravvediate al piu’ presto per porre fine a questa disfatta, prima che qualche comico paesano si faccia prendere la mano dell’entusiasmo di giocare con i soldatini.

Cycle 2 Recycle


Buongiorno amici,

oggi vorrei presentarvi un’amica che ho conosciuto quest’estate ed abbiamo avuto modo di condividere qualche giorno assieme, poiché ospite della nostra famiglia.

Lei, si chiama Myra e si dedica ad un’iniziativa ambientale concepita nella primavera del 2019, che si chiama Cycle 2 Recycle – lei è appassionata di viaggi in bicicletta e attivista ambientale olandese.

Myra intraprende impegnativi tour in bicicletta con una cargo bike pesante (non elettrica!) In modo da poter raccogliere più rifiuti di plastica possibile dal bordo della strada.

Oltre a sensibilizzare maggiormente sull’inquinamento da plastica, le sfide di Myra mirano anche a dimostrare che  per una donna che viaggia da sola va benissimo intraprendere questo tipo di avventure e a  mostrare la bellezza di viaggiare con un mezzo di trasporto sostenibile che è una bicicletta .

 L’obiettivo principale di Cycle 2 Recycle è  aumentare la consapevolezza sull’inquinamento da plastica  e ispirare le persone a  smettere di usare plastica usa e getta .

La sua sifda questa volta era compiere il giro dell’Italia in 100 gg facendo 6500 km, purtroppo il viaggio ha subito qualche giorno di rallentamento a causa di un incidente vicino a casa nostra che l’ha costretta a fermarsi per una quindicina di giorni, ma grazie a questo noi abbiamo avuto la possibilità di conoscerla meglio e di stare di piu’ in sua compagnia.

Vi lascio il link del suo sito https://cycle2recycle.org/ dove potrete trovare tutte le informazioni, e se capitasse dalle vostre parti ospitatela, perchè sarà un’esperienza bellissima.

Inoltre,

Cycle 2 Recycle for Italy sostiene una raccolta fondi 
Il cui  ricavato andrà al Banco Alimentare Italiano.

Questi sono i canali con cui potete seguirla e conoscerla meglio.

https://www.facebook.com/Cycle2Recycle.Official

https://www.instagram.com/cycle.2.recycle/

https://www.youtube.com/channel/UCI8AoP_US9vcNiZtG7HyJmg

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.”
ANDY WARHOL

Tricolore ———————> oggi la sua festa


La Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, è una giornata nazionale italiana, istituita per celebrare labandiera nazionale. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio,

La bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione francese, nella quale fu sostituito l’azzurro con il verde che, secondo il simbolismo massonico, significava la natura ed i diritti naturali (uguaglianza e libertà). In realtà i primi a ideare la bandiera italiana sono stati due patrioti e studenti dell’Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giambattista De Rolandis, originario di Castell’Alfero (Asti), che nell’autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza. Si erano prefissi di organizzare una rivoluzione per ridare al Comune di Bologna l’antica indipendenza perduta con la sudditanza agli Stati della Chiesa. La sommossa, nella notte del 13 dicembre, fallì e i due studenti furono scoperti e catturati dalla polizia pontificia, insieme ad altri cittadini. Avviato il processo, il 19 agosto 1795, Luigi Zamboni fu trovato morto nella cella denominata “Inferno” dove era rinchiuso insieme con due criminali, che lo avrebbero strangolato per ordine espresso della polizia. L’altro studente Giovanni Battista De Rolandis fu condannato a morte ed impiccato il 23 aprile 1796. Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le Legioni lombarde e italiane. Nell’ottobre dello stesso anno il tricolore assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde, proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza per un migliore avvenire: con questo valore fu adottato dalla Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797, qualche mese dopo da Bergamo e Brescia e poi dalla Repubblica Cisalpina. In quell’epoca le sue bande erano disposte talvolta verticalmente all’asta con quella verde in primo luogo, talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1° maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolorata a spirale, terminante con punta bianca. Nella metà del 1802 la forma diviene quadrata, con tre quadrati degli stessi colori racchiusi l’uno nell’altro; questo cambiamento fu voluto dal Melzi (vice presidente della Repubblica Italiana) per cancellare ogni vincolo rivoluzionario legato alla bandiera. Abolito alla caduta del Regno Italico, il tricolore fu ripreso, nella sua variante rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del ’48/’49, sventola in tutti gli Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli, Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest’ultimo caso alla bandiera fu aggiunto nel centro lo stemma sabaudo (uno scudo con croce bianca su sfondo rosso, orlato d’azzurro). La variante sabauda divenne bandiera del Regno d’Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946, quando l’Italia divenne Repubblica e lo scudo dei Savoia fu tolto.I T A L I A

 

Inno di Mameli


Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli. Scritto nell’autunno del 1847 dall’allora ventenne studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro l’Austria.

Fu quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l’Inno di Mameli divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

Il poeta

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l’anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani. Muore a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

il musicista

Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò composizione e canto.

Convinto liberale, offrì alla causa dell’indipendenza il suo talento compositivo, musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine.

Di indole modesta, non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo l’Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.

Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per iniziativa dei suoi ex allievi, gli venne eretto un monumento funebre nel cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.

 Il Museo del Risorgimento di Genova conserva il documento originale autografo recante la prima stesura del Canto degli Italiani, meglio conosciuto come L’Inno di Mameli.

sito

capitali d’italia


dalla rete

La capitale d’Italia non è sempre stata Roma. Dal 17 marzo del 1861, giorno della proclamazione del Regno d’Italia, ad oggi, la capitale è cambiata più volte.

La prima in ordine cronologico è stata Torino,  poi fu  Firenze, che fu capitale del Regno d’Italia a partire dal 1865.

il 1º luglio 1871, Roma venne proclamata capitale d’Italia.

Da allora ci furono due brevi periodi nei quali la capitale fu trasferita altrove, entrambi durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra il settembre 1943 e il febbraio 1944, dopo l’armistizio con gli Alleati e la fuga di Vittorio Emanuele III da Roma, la città di Brindisi offrì rifugio all’intera dinastia Savoia e ai vertici militari diventando a tutti gli effetti capitale d’Italia. Dal febbraio 1944 e fino alla liberazione di Roma (inizio giugno 1944) la capitale fu invece Salerno, dove si trasferirono la famiglia reale e il governo, dopo lo sbarco degli Alleati.

E’ curioso notare che la città di Roma ha ottenuto il riconoscimento costituzionale dello status di capitale soltanto nel 2001 con la riforma del Titolo V della Costituzione italiana.

La bella Gigogin


dal web


Era il 22 marzo del ’48 e a Milano, da sotto le barricate a Porta Tosa, esce una bellissima ragazzina tremante per il freddo. E’ vestita con giubbotto, stivaloni e una larga gonna. A chi le chiede il nome risponde Gigogin (diminutivo piemontese di Teresina, Gigogin fra i cospiratori voleva dire anche ITALIA). Fuggita dal collegio e salita sulle barricate, riesce ad arruolarsi fra i volontari lombardi. Un giorno Manara le affida un messaggio urgente per La Marmora, il colonnello dei Bersaglieri. La sua felicità poi aumenta quando riesce ad ottenere un incarico ufficiale, vivandiera o cantiniera come solevasi dire per l’addetto allo spaccio. Conosce Mameli e fra i due scoppia un amore intenso, epico. Va in prima linea, a Goito soccorre e rifocilla le truppe. La sua fama esce dal battaglione dei lombardi di Manara e raggiunge i paesini più piccoli della pianura. Il suo coraggio la spinge dopo la prima sconfitta a percorrere le terre rioccupate, a cantare un ritornello “Daghela avanti un passo” (fate un passo a est verso l’oppressore). Il suo amore per Mameli non è solo sentimento. Lo salva dalla polizia austriaca che lo pedina, Il ritorno in collegio è inevitabile. Fugge di nuovo, ma tutti gli uomini del ’48 sono Roma con Garibaldi. Stanno morendo sugli spalti della Repubblica. Il suo triste domani di fanciulla non le appartiene più. Nessuno seppe mai il suo vero nome, se mai fosse veramente esistita. Si tramanda che questa canzone venne suonata per la prima volta la sera di San Silvestro, il 31 dicembre del 1858, al teatro Carcano di Milano. Era la vigilia della II guerra, quella che vedrà la prima unificazione. La canzone fu ufficialmente cantata in pubblico il 31 dicembre del 1858 nel Teatro Carcano di Milano durante un concerto offerto dalla Banda civica diretta dal maestro Gustavo Rossari
L’entusiasmo con il quale la canzone venne accolta raggiunse il delirio, al punto che la banda dovette eseguirla otto volte
sito

Si riunisce il primo Parlamento dell’Italia unita 18 febbraio


dal web

lunedì 18 febbraio 1861

Si riunisce il primo Parlamento dell’Italia unita: Una Torino festante e tappezzata di tricolori accolse la prima seduta del Parlamento dell’Italia unita. Completata (mancava solo Roma) l’unificazione geografica, bisognava costruire da zero quella amministrativa, economica e sociale-

01 febbraio


fonte dalla rete-

Il Governo  varò il Decreto legislativo luogotenenziale n° 23/1945 che estendeva alle donne il diritto di voto. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 2 febbraio, il provvedimento nasceva su proposta dei leader dei due maggiori partiti: il comunista Palmiro Togliatti, allora vicepresidente del Consiglio dei Ministri, e il democristiano Alcide De Gasperi, ministro degli esteri.
La prima volta delle donne alle urne ebbe luogo con le elezioni amministrative tra marzo e aprile del 1946. Il 2 giugno dello stesso anno, tuttavia, parteciparono a un voto di ben altra portata storica: quello per il Referendum istituzionale (tra monarchia e repubblica) e per eleggere l’Assemblea costituente.
nel frattempo in maniera assurda oltre le alpi nel 1959  la popolazione maschile svizzera vota contro il diritto di voto alle donne
ecco il succo delle loro motivazioni:
Il voto alle donne? Ma non fate ridere! Il loro cervello è più piccolo di quello degli uomini, il che prova che sono meno intelligenti. Sono portate all’estremismo, e andrebbero a manifestare senza neanche chiedere il permesso dei mariti. E poi non si favorirebbe l’uguaglianza sociale perchè una donna per modestia non andrebbe mai a votare quando incinta, ed essendo risaputo che le donne di campagna fanno molti più bambini delle cittadine, queste ultime godrebbero di un ingiusto vantaggio. E se le donne venissero poi elette, che umiliazione per i loro mariti! Sarebbero costretti a cucinare…»
Tali furono gli argomenti che convinsero l’elettorato maschile svizzero a rifiutare il voto alle donne ad ogni chiamata alle urne. Poco importava che questo diritto fosse già esercitato in Nuova Zelanda dal 1893 e quasi ovunque in Europa dalla fine della prima guerra mondiale. E poco importava che entrambe le camere del Parlamento federale avessero finalmente dato il permesso al suffragio femminile nel 1958 (comunque più di 50 anni dopo la Finlandia, prima in Europa). Quando nel 1959, come richiesto dalla Costituzione, venne interpellata la popolazione, o meglio la metà maschile, ben due terzi rifiutarono la proposta parlamentare.
E non si può affermare che le donne fossero restate con le mani in mano ad aspettare che i loro diritti piovessero dal cielo. La prima associazione femminista fu creata nel 1868, chiedendo i diritti civili e il diritto a frequentare le università. Ci furono proposte per inserire il suffragio femminile nella costituzione del 1874. Nel 1929 una petizione in favore del diritto di voto riuscì a raccogliere 250 mila firme, ma fu completamente ignorata.
Poichè nel sistema di democrazia diretta svizzero l’ultima parola in fatto di legislazione spetta agli elettori si riuscì ad escludere le donne per molto tempo; ma allo stesso tempo, la grande autonomia di cui gode anche il più piccolo dei cantoni, diede loro l’occasione di irrompere nella vita politica. Fu un piccolissimo comune del canton Vallese che, nel 1957, per primo permise ai suoi membri femminili di votare. Molti cantoni gradualmente seguirono l’esempio e negli anni ’60 le donne iniziarono ad occupare sempre più posizioni di rilievo nei governi e parlamenti locali. Nel 1968, Ginevra, allora la terza città più grande del paese, poteva vantare un sindaco donna – sindaco che, in ogni caso, non poteva ancora votare nelle elezioni federali.
Questo passo avanti non impedì alla Svizzera, al momento della firma della convenzione dei diritti umani del Consiglio d’Europa, di non aderire alle sezioni riguardanti la parità tra i sessi. Lo scalpore che questa decisione provocò, costrinse il Parlamento a rivedere la sua posizione e un ennesimo referendum fu presentato al paese.
Risultato: il 7 Febbraio 1971 gli uomini svizzeri, con una maggioranza di due terzi, finalmente concessero alle loro compatriote il pieno diritto al voto, anche alle elezioni federali.
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corruzione


Cari amici,

L’Italia occupa il 69° posto nella classifica internazionale per corruzione, dopo Ruanda e Namibia, con decine di parlamentari condannati o indagati per corruzione. Ma il Parlamento voterà presto una nuova legge contro la corruzione e sta a noi cogliere questa opportunità per ripulire la nostra democrazia una volta per tutte!

Il Ministro della giustizia sta per dare al Parlamento il mandato di adottare una nuova legge che potrebbe consegnare ai giudici gli strumenti nece! ssari per le indagini, vietare ai politici corrotti di candidarsi e proteggere chi sporge denuncia contro abusi e irregolarità. Il partito di Berlusconi sta facendo di tutto per indebolire la legge, e solo se saremo in tanti potremo battere le sue macchinazioni e convincere i nostri leader politici ad appoggiare una legge forte contro la corruzione.

Con le elezioni amministrative alle porte i nostri politici hanno bene a mente che la fiducia nei loro confronti non è mai stata così bassa: facciamoci sentire per avvisare che la loro carriera politica potrebbe dipendere dal loro voto sulla legge anti-corruzione! Firma la petizione per ripulire la nostra democrazia una volta per tutte e fai il passaparola: il nostro messaggio sarà consegnato al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato e le nostre firme saranno pubblicate sul Fatto quotidiano:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new_2/?tta

Sono passati 20 anni da Tangentopoli, lo scandalo più grande della storia politica italiana, ma la corruzione ha continuato ad allargarsi a macchia d’olio sotto i governi Berlusconi e ora ci costa 60 miliardi di euro ogni anno!

Ora, con l’economia e la politica a pezzi, il Ministro della giustizia è determinata a far passare una legge anti-corruzione forte, ma c’è il rischio che il Parlamento finirà per adottare la versione diluita presentata dal partito di Berlusconi. Soltanto un appello pubblico enorme può fare la differenza.

I giudici e gli esperti ritengono che la battaglia contro la corruzione abbia bisogno di strumenti legali forti, inclusa la ratifica immediata delle convenzioni internazionali, l’esclusione dei politici condannati per corruzione dalle elezioni, la protezione dei dipendenti pubblici che denunciano casi! di corruzione, l’introduzione di nuovi crimini legati alla corruzione, e molto altro.

Questa è un’opportunità storica per fermare la corruzione in Italia e noi non possiamo farcela sfuggire. Se saremo in tanti a sostenere queste proposte potremo vincere. Firma ora per salvare la nostra democrazia: il nostro messaggio sarà consegnato al Ministro della giustizia e ai Presidenti di Camera e Senato e le nostre firme saranno pubblicate sul Fatto quotidiano:

http://www.avaaz.org/it/italy_anticorruption_new_2/?tta

Negli ultimi 2 anni la nostra incredibile comunità ha combattuto e aiutato a sconfiggere i molteplici tentativi di Berlusconi di distorcere l’essenza della nostra democrazia, attraverso bavagli e censure, fino alla sua caduta. Ora abbiamo davanti a noi una sfida ancora più difficile: dobbiamo salvare la politica italiana dalla sua eredità disastrosa. Dimostriamo ai nostri po! litici che non ci fermeremo finché il nostro paese non sarà libero dalla corruzione una volta per tutte!

Nun Te Regghe Più


vi consiglio di prendere in considerazione la proposta di questa pagina…

http://www.leggentrp.it/index.php

Per sottoscrivere la proposta di legge popolare “Nun Te Regghe Più” è necessario essere maggiorenni e recarsi al proprio comune, se presente nella lista dei comuni attivi, muniti di un documento di identità valido. Nel caso il proprio comune non fosse presente nella lista ci si può recare in un altro dei comuni indicati purchè muniti, oltre del documento di identità, di un certificato di iscrizione alle liste elettorali in carta semplice, rilasciato dal proprio comune di residenza (non è la tessera elettorale).

 si può firmare in OGNI municipio, ma in tanti ancora non lo sanno perchè è un’iniziativa nata …sul web senza l’aiuto di alcun partito politico

buon fine settimana a voi tutti con un forte abbraccio 🙂

 

 

 

 

banca d’italia


ieri ho colto l’occasione per visitare la sede di genova della banca d’italia, è stata una bella esperienza poter visiatare le sale non aperte al pubblico.

nel 1905 il consiglio superiore della banca d’italia  ritenne necessario costruire una nuova sede, poichè quella in via san lorenza era ormai troppo piccola, quindi la sistemazione la si vide bene  nel progetto di riassetto urbanistico intorno alla nuova piazza de ferrari, dove si stava sviluppando il nuovo  centro economico di genova, che  nacque senza distruggere il centro storico con piazza banchi che era il fulcro economico e sociale della città. per questa opera fu necessario effettuare lo sbancamento della collina di sant’andrea, e rivedere la via giulia che poi divenne la ns via XX settembre. Questa scelta è stata premiata, poiche’ nn tutte le città hanno saputo mantenere il lato storico e sviluppare quello nuovo… e questa rimane una ricchezza di cui poter godere ancora oggi. La progettazione dell’edificio è di un ing. genovese,tale  De Gaetani che si occupò di ogni dettaglio, dai marmi, agli stucchi, alle cancellate, alle rifinitore in oro ed ottone. I tempi di costruzione furono piu’ lunghi del previsto anche a causa dello scoppio della  1 guerra mondiale, e di conseguenza alla scarsità di mano d’opera. La facciata è rivistita interamente di marmo, e pur essendo l’edificio costruito  attorno al 1910 è già in cemento armato. Il salone del pubblico ha soffitti riccamente decorati a stucco, grandiose vetrate colorate poggiano su un cornicione sorretto da colonne di marmo pregiato con capitelli elaborati. sotto le vetrate si possono ammirare 13 tele  eseguite da tre  diversi artisti. I locali di rappresentanza del secondo piano sn ricchi di marmi  e bronzi e quadri d’epoca del ‘600. nel seminterrato particolare interesse è dato dalla sacrestia, con le sue 4 453 cassette di sicurezza, il materiale del caveau proveniva da una ditta tedesca – la panzer- la stessa che forniva i carri armati x la guerra, e che x questo ritardo’ i tempi di consegna.

Ecco la lista (segreta) del governo dei 45 siti nucleari in Italia


 
I parlamentari del Pd pubblicano una lista dei siti in cui potranno sorgere le centrali nucleari, nonché quello dei possibili siti del deposito nazionale delle scorie radioattive: sono belli e pronti, anche se il governo non li rende noti e coinciderebbero con quelli individuati dal Cnen nel 1979.  A tal proposito Realacci (Pd) ricorda di aver presentato un’interrogazione il 12 gennaio del 2010, in cui il governo non negò la validità della mappa.Rispondendo all’interrogazione, il sottosegretario Stefano Saglia, confermo’ l’esistenza dell’elenco, anche se lo ha definita una ‘bozza preliminare’.

Ecco la lista:

Piemonte
1. la zona lungo il Po, da Trino a nord di Chivasso (Vercelli).
2. la zona intorno alla Dora Baltea a sud di Ivrea (Biella)

Lombardia
3. la zona a nord di Voghera lungo il Po (Pavia)
4. la zona a sud di Mantova lungo il Po
5. la zona a sud di Cremona lungo il Po

Veneto
6. la zona a sud di Legnago fra Adige e Po (Rovigo)
7. la zona del delta del Po (Rovigo)
8. la zona della foce del Piave (Venezia)
9. la zona costiera al confine con il Friuli (Venezia)

Friuli Venezia Giulia
10. la zona costiera al confine con il Veneto (Udine)
11. la zona lungo il Tagliamento tra Spilimbergo e Latisana (Udine-Pordenone)

Emilia Romagna
12. La zona costiera a nord (Ferrara e Ravenna) e la meridionale fino a Rimini
13. La zona a nord di Fidenza fra Taro e Po (Parma)

 

Toscana
14. Isola di Pianosa (Livorno)
15. la zona costiera a nord di Piombino fino a Cecina (Livorno)
16. la zona a sud di Piombino fino a Follonica (Grosseto)
17. la zona costiera di Grosseto e la zona a nord e a sud del Monte Argentario (Grosseto)

Lazio
18. la zona costiera di Montalto di Castro (Viterbo)
19. l’area di confluenza tra Nera e Tevere tra Magliano Sabina e Orte (Viterbo)
20. l’area costiera di Borgo Sabotino (Latina)

Campania
21. Foce del Garigliano (Caserta)
22. Foce del Sele (Salerno)

Calabria
23. area costiera di Sibari (Cosenza)
24. la zona costiera tra il fiume Nicà e la città di Cosenza.
25. la zona costiera ionica vicino alla foce del Neto (Crotone) a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, Contrada Cangemi, Tronca).
26. la zona costiera ionica in corrispondenza di Sella Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro)

Molise
27. la zona costiera meridionale alla foce del Biferno (Termoli)

Puglia
28. zona costiera al confine con la Basilicata (Taranto)
29. zona costiera a nord del promontorio del Gargano in prossimità di Lesina (Foggia)
30. zona costiera del Golfo di Manfredonia (Foggia)
31. la zona costiera ionica a nord di Porto Cesareo (Lecce)
32. la zona costiera ionica a sud di Gallipoli (Lecce)
33. la zona costiera adriatica a nord di Otranto (Lecce) vincoli naturalistici
34. la zona costiera a sud di Brindisi (Lecce) vincoli naturalistici
35. la zona costiera in corrispondenza di Ostuni (Brindisi)

Basilicata
36. tutta la costa ionica della regione

Sardegna
37. foce del Flumendosa (Cagliari)
38. costa orientale a sud del Golfo di Orosei (Nuoro)
39. costa orientale a nord del Golfo di Orosei (Nuoro)
40. zona costiera sud tra Pula e Santa Margherita di Pula (Cagliari)
41. costa occidentale zona costiera a nord e sud del Golfo di Oristano (Oristano)

Sicilia
42. zona costiera intorno al comune di Licata (Agrigento)
43. la zona costiera tra Marina di Ragusa e Torre di Mezzo (Ragusa)
44. la zona costiera intorno a Gela (Caltanissetta)

45. la zona costiera a sud di Mazara del Vallo (Trapani).

http://violapost.wordpress.com/2011/03/14/ecco-la-lista-segreta-del-governo-dei-45-siti-nucleari-in-italia/

“Abbiamo fatto l’Italia, adesso bisogna fare gli Italiani!“.


si sa che i libri di storia, li scrivono i vincitori…
ma mi chiedo cosa ci hanno insegnato a scuola, e cosa continuano ad insegnare?
qual’è la verità?
non è che niente niente… tutte le difficoltà che oggi ha il sud è grazie all’unificazione dell’italia? Ma davvero i meridionali di 150 anni fa erano così sottomessi dai Re Borbonici?

Ebbene, al Sud negli anni del “regime” borbonico non si stava cosi male.
Qualunque tipo di protesta del popolo, qualunque tipo di resistenza verso i Garibaldini fu chiamato “volgare brigantaggio”, come si legge sui giornali dell’epoca, facendo così nascere la leggenda risorgimentale della “cattiveria” dei Borboni e della “bontà” dei principi piemontesi! Il Sud era un paese ben strutturato economicamente sulle sue basi . il meridione era il piú avanzato rispetto al nord e saggiamente i Borboni avevano scelto di trarre tutto il profitto possibile dai doni elargiti dalla natura e di proteggere la manifattura tessile . Erano infatti le casse del Regno delle Due Sicilie, e non quelle del Regno di Piemonte, a essere colme di liquidità! Il Regno di Piemonte non presentava il suo bilancio statale da due anni ormai, al contrario del Regno delle Due Sicilie che presentava da anni un bilancio ricco. Lo stato finanziario del meridione era ben solido nel 1860, considerando ora tutto ciò si comprendono meglio i meccanismi che hanno innescato la sua rovina. Con l’Unità l’erario statale del regno meridionale fu mandato letteralmente al collasso, in seguito a numerose “rapine”: l’abnorme debito pubblico dello stato piemontese procurato dalla politica bellicosa ed espansionista del Cavour (tre guerre in dieci anni!) doveva essere risanato . Al di là delle orribili stragi che l’Unità apportò, di un popolo massacrato e chiamato brigante solo perché proteggeva la sua terra, le genti del Sud pagano ancora ora il prezzo di essere state aggregate all’Italia e derubate dei loro beni piu’ preziosi…
dopo aver letto un pò di considerazioni a proposito… nn so piu’ se dire grazie Garibaldi…:-(

Noi Cittadini dell’Italianistan


Geom. Carlo Gozzi
 Salve, sono un cittadino dell’Italianistan
 
 Vivo a Milano 2, in un quartiere costruito dal Presidente del Consiglio.
Lavoro a Milano in un’azienda di cui è principale azionista il Presidente del Consiglio.
 Anche l’assicurazione dell’auto con cui mi reco a lavoro è del Presidente
del   Consiglio, come del Presidente del Consiglio è l’assicurazione che
 gestisce la   mia previdenza integrativa.
 
 Mi fermo tutte le mattine a comprare il giornale di cui è proprietario il Presidente del Consiglio.
 
 Quando devo andare in banca, vado in quella del Presidente del Consiglio.
 
 Al pomeriggio, quando esco dal lavoro, vado a far la spesa in un
ipermercato del Presidente del Consiglio, dove compro prodotti realizzati
 da aziende partecipate dal Presidente del Consiglio.
 
 Alla sera, se decido di andare al cinema, vado in una sala del circuito
di proprietà del Presidente del Consiglio, e guardo un film prodotto e
 distribuito da una società del Presidente del Consiglio: questi film
 anche di finanziamenti pubblici elargiti dal governo presieduto dal  Presidente del Consiglio.
 
Se invece la sera rimango a casa, spesso guardo la TV del Presidente del
 Consiglio, con decoder prodotto da società del Presidente del Consiglio,
 dove i film realizzati da società del Presidente del Consiglio sono
 continuamente interrotti da spot realizzati dall’agenzia pubblicitaria del Presidente del  Consiglio.
 
Seguo molto il calcio, e faccio il tifo per la squadra di cui il
 Presidente del Consiglio è proprietario.
 
 Quando non guardo la TV del Presidente del Consiglio guardo la RAI, i cui
 dirigenti sono stati nominati dai parlamentari che il Presidente del Consiglio ha fatto eleggere.
 
 Quando mi stufo navigo un po’ in internet, con provider del Presidente del Consiglio.
Se però non ho proprio voglia di TV o di navigare in internet leggo un
 libro, la cui casa editrice è di proprietà del Presidente del Consiglio.
 
 Naturalmente, come in tutti i paesi democratici e liberali, anche in
Italianistan è il Presidente del Consiglio che predispone le leggi che
vengono approvate da un Parlamento dove molti dei deputati della
 maggioranza sono dipendenti ed avvocati del Presidente del Consiglio, che governa nel mio
 esclusivo interesse, per fortuna!
 
 
ricordiamoci di votare!!!