Leggenda bis di San Valentino


 Un giorno San Valentino sentì passare, al di là del suo giardino, due giovani fidanzati che stavano litigando. Decise di andare loro incontro con in mano una magnifica rosa. Regalò la rosa ai due fidanzati e li pregò di riconciliarsi stringendo insieme il gambo della rosa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.
Qualche tempo dopo la giovane coppia tornò da lui per invocare la benedizione del loro matrimonio.
La storia si diffuse e gli abitanti iniziarono ad andare in pellegrinaggio dal vescovo di Terni il 14 di ogni mese.
Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino morì.
 
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la leggenda della befana


La Befana, (termine che è corruzione di Epifania, cioè manifestazione) è nell’immaginario collettivo un mitico personaggio con l’aspetto da vecchia che porta doni ai bambini buoni la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La sua origine si perde nella notte dei tempi, discende da tradizioni magiche precristiane e, nella cultura popolare, si fonde con elementi folcloristici e cristiani: la Befana porta i doni in ricordo di quelli offerti a Gesù Bambino dai Magi. L’iconografia è fissa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli prodigi. A volte, è vero, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva. Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma chi è, alla fine? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia). La Chiesa condannò con estremo rigore tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai consunto che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto laido, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione apotropaica e lei diventa figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. Nella tradizione popolare però il termine Epifania, storpiato in Befana, ha assunto un significato diverso, andando a designare la figura di una vecchina particolare. Come abbiamo avuto modo di vedere per le altre tradizioni italiane che si svolgono in tutto l’arco dell’anno, molte nostre festività hanno un’origine rurale, affondando le loro radici nel nostro passato agricolo. Così è anche per la Befana. Anticamente, infatti, la dodicesima notte dopo il Natale, ossia dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura, attraverso la figura pagana di Madre Natura. La notte del 6 gennaio, infatti, Madre Natura, stanca per aver donato tutte le sue energie durante l’anno, appariva sotto forma di una vecchia e benevola strega, che volava per i cieli con una scopa. Oramai secca, Madre Natura era pronta ad essere bruciata come un ramo, per far sì che potesse rinascere dalle ceneri come giovinetta Natura, una luna nuova. Prima di perire però, la vecchina passava a distribuire doni e dolci a tutti, in modo da piantare i semi che sarebbero nati durante l’anno successivo. In molte regioni italiane infatti, in questo periodo, si eseguono diversi riti purificatori simili a quelli del Carnevale, in cui si scaccia il maligno dai campi grazie a pentoloni che fanno gran chiasso o si accendono imponenti fuochi, o addirittura in alcune regioni si costruiscono dei fantocci di paglia a forma di vecchia, che vengono bruciati durante la notte tra il 5 ed il 6 gennaio.

La Befana coincide quindi, in certe tradizioni, con la rappresentazione femminile dell’anno vecchio, pronta a sacrificarsi per far rinascere un nuovo periodo di prosperità. Questa festa ha però assunto nel tempo, anche un significato lievemente diverso. Nella cultura italiana attuale, la Befana non è tanto vista come la simbolizzazione di un periodo di tempo ormai scaduto, quanto piuttosto come una sorta di Nonna buona che premia o punisce i bambini. I bambini buoni riceveranno ottimi dolcetti e qualche regalino, ma quelli cattivi solo il temutissimo carbone, che simboleggia le malefatte dell’anno passato. Il potere psicologico della Befana sui bambini è quindi molto forte ed i suoi aspetti pedagogici non vanno di certo trascurati. Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchia. Malgrado le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Leggenda del bucaneve


Numerose antiche leggende sorte a livello popolare sull’origine biblica del bucaneve tramandano che sia diventato simbolo di speranza nel momento in cui sbocciò davanti ad Adamo ed Eva per confortarli quando furono cacciati dal giardino dell’Eden. Nella leggenda cristiana, dopo la cacciata, Adamo ed Eva si ritrovarono in una buia terra inospitale, fredda e innevata per via dell’inverno, ma un Angelo li consolò promettendo che pure lì sarebbe arrivata la primavera e, come segnale, soffiò su alcuni fiocchi di neve che stava scendendo e che, una volta giunti al suolo, si trasformarono in bucaneve. Così, con i bucaneve che sbocciarono su uno stelo esile verde brillante nella settimana invernale più tetra, nacque la speranza nell’arrivo di tempi migliori. E’ leggendario anche il racconto tedesco su Dio che, completando la Creazione della Terra, chiese alla neve di scendere sui fiori per colorarsi un po’, ma tutti questi rifiutarono, eccetto il bucaneve. Così, da allora, per ricompensare il bucaneve, la neve lo lascia fiorire ogni anno prima che inizi lo spettacolo primaverile. Secondo un’antica narrazione moldava, successe in passato che la primavera – che era una bella donna – si tagliò un dito e crebbe un bucaneve dove alcune gocce di sangue cadute sciolsero la neve; così arrivò la bella stagione e risolse la disputa con la strega d’inverno che non voleva lasciarle il posto.

 

bucaneve

il destino


All’epoca in cui Genova era sotto l’influenza spagnola, un misero contadino del luogo ebbe la ventura di incontrare il re di Spagna. Il contadino, cui era appena nato un figlio, se ne stava sulla porta della sua casupola a contemplare le stelle. Passa il re di Spagna con il suo seguito e gli chiede cosa stesse facendo. «Guardo le stelle perché mi è appena nato un figlio e cerco di sapere che cosa diventerà da grande.»

Il re scoppia a ridere e dice: «Ah, e secondo voi cosa prevedono le stelle per vostro figlio?».

E il contadino tranquillo risponde: «Secondo le stelle mio figlio diventerà re di Spagna».

«Se le cose stanno così, datemi il bambino perché possa ricevere l’istruzione di cui avrà bisogno.»

«Come volete, anche se ciò che Dio promette è destino che si realizzi in ogni caso.»

Il re prende il bambino, ma il giorno dopo lo affida a un servo perché lo porti nel bosco e lo ammazzi. Il servo, come spesso succede nelle fiabe, non ha il coraggio di eseguire l’ordine, abbandona il bambino sotto un cespuglio fiorito e torna dal re assicurando di aver fatto ciò che doveva.

Il bosco apparteneva a un signore che tutte le mattine vi si recava a caccia con i suoi cani. Avvicinandosi a quel cespuglio sentì piangere. «Che strana selvaggina è mai questa?». Prese il piccolo, tornò a casa e, poiché non aveva figli, disse a sua moglie: «Guarda che cosa ho trovato questa mattina sotto un cespuglio fiorito; teniamolo con noi!».

Lo fecero battezzare e gli misero nome Fiorindo, perché era stato trovato sotto dei fiori. Fiorindo divenne grande e ricevette l’istruzione necessaria e credeva di vivere con suo padre e sua madre. Ma un giorno a scuola scoppiò un litigio e un compagno gli disse: «Taci, tu sei solo un bastardo! Se ti chiami Fiorindo è solo perché sei stato trovato sotto dei fiori». Tornato a casa non volle mangiare e si mise in testa di andare a cercare i suoi genitori e non ci fu verso di fargli cambiare idea. Così gli diedero un cavallo, del denaro e lo lasciarono andare come voleva.

Viaggiò finché arrivò in Spagna e si mise al servizio del re, che, vedendolo così educato e coraggioso, gli volle subito bene. Il re aveva una figlia di nome Chiara Stella che si innamorò subito di Fiorindo; lui, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ricambiò questo amore.

Il re aveva un fratello che era re del Portogallo e che, siccome stava preparando una grande festa della durata di tre giorni, scrisse al re di Spagna di mandargli la figlia. Questa non voleva, per non lasciare Fiorindo, ma alle insistenze del padre finì per acconsentire, dopo avere promesso all’amato che subito dopo i tre giorni sarebbe stata di ritorno.

La partenza di Chiara Stella gettò Fiorindo nella più grande tristezza: egli si aggirava malinconico per il palazzo e tornò a meditare di andare alla ricerca dei suoi genitori. Il re, vedendolo di così pessimo umore, gliene domandò la ragione e Fiorindo raccontò per filo e per segno tutta la sua storia.

Allora il re fece chiamare il servo: «Devi dirmi tutta la verità, perché altrimenti chiamo le guardie e ti faccio tagliare la testa».

«Maestà, non avete che da domandare.»

«Ti ricordi il bambino di quel contadino che stava a guardare le stelle? Cosa ne hai fatto? L’hai ucciso o no?»

«Maestà, a dire il vero non ne ho avuto il coraggio, ma ho lasciato alle bestie feroci del bosco il compito di divorarlo.»

«Capisco.» Allora il re fece venire Fiorindo e gli disse: «Visto che desideri tanto andare alla ricerca dei tuoi genitori, va’ pure; ma prima fammi un favore: prendi questa lettera e portala a mio fratello, il re del Portogallo, ma bada di consegnarla a lui direttamente».

Il giovane partì tutto contento di questa occasione per rivedere Chiara Stella. Contento, sì, perché ignorava il terribile contenuto della lettera. Questa non portava scritte che poche parole: «Caro fratello, ti prego di fare impiccare immediatamente la persona che ti consegnerà questa lettera».

È appena arrivato al palazzo che incontra Chiara Stella; questa è felice, ma stupita di vederlo. Quando Fiorindo gliene spiega la ragione la ragazza, incuriosita, vorrebbe prendere la lettera e vedere che c’è scritto, ma lui non vuole: «Vostro padre mi ha raccomandato di consegnarla personalmente a suo fratello».

Non ha finito di dirlo che la ragazza, lesta, gli strappa la lettera di mano e si mette a leggerla. Il suo volto non tradisce le tremende emozioni che il contenuto della missiva le ha provocato, ma scappa via e di nascosto da Fiorindo sostituisce la lettera nella busta con un’altra che dice: «Caro fratello, visto che al tuo castello si stanno svolgendo grandi feste, sarà questa l’occasione per celebrare il matrimonio di mia figlia Chiara Stella. Lo sposo è la persona che ti consegnerà questa lettera».

Fiorindo consegna la lettera al re e questi fa chiamare la nipote per dirle: «Ecco qui il marito che tuo padre ha scelto per te; ne sei contenta?».

Chiara Stella nasconde un sorrisetto e a occhi bassi risponde: «Ciò che mio padre decide è sempre ben fatto».

Il re del Portogallo organizza delle nozze davvero sfarzose e i due sposi, raggiunto il loro scopo, si sentono al colmo della felicità. Lo stesso non può dirsi del re di Spagna che, appena lo viene a sapere, diventa furibondo. Monta a cavallo e corre dal fratello: «Come hai potuto dare mia figlia al figlio d’un contadino, che per di più io t’avevo scritto di fare impiccare?».

Il re del Portogallo casca dalle nuvole e mostra al fratello la lettera che aveva ricevuto. A questo punto il re di Spagna racconta tutta la storia, a cominciare dall’incontro con il contadino che guardava le stelle e che aveva detto, affidandogli il figlioletto, che ciò che Dio promette è destino che si realizzi in ogni caso. Risponde il fratello: «È vero; al destino stabilito da Dio tutti indistintamente sono soggetti».

A questo punto al re di Spagna non resta che far venire i due giovani e dar loro il suo perdono. E al momento di porre sulla testa di Fiorindo la corona di principe dice: «Ah, tuo padre è stato un birbante che ha saputo leggere giusto nelle stelle!».  

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leggenda e tradizione….AUGURI!!!!! stefano


Tra i pastori che erano accorsi ad adorare Gesù Bambino c’erano anche delle donne. Esse avevano portato con sè i loro bambini perché Gesù li benedicesse. Tecla, una giovane sposa, non aveva figli, ma desiderava tanto averne uno. Per non essere da meno delle altre donne, prese una grossa pietra, l’avvolse in uno scialle, mise sulla sommità una cuffietta e se la teneva fra le braccia, proprio come se fosse un bambino appena nato.
Quando vide Gesù, così bello e sorridente, fu presa dalla commozione e si mise a piangere, là in ginocchio, davanti alla capanna. Quando si alzò per ritornare a casa, Maria che aveva letto nel suo cuore e che aveva capito il suo innocente inganno le domandò:”Tecla, che cosa porti in braccio?”
Sentendosi scoperta, la donna rispose: “Allatto un figlio maschio.” Allora la Madonna le disse: “Su, scopriti il seno e allatta tuo figlio; da questo momento il tuo desiderio é stato esaudito. La tua pietra é diventata un bel bambino.”La donna scostò lo scialle che avvolgeva la pietra e rimase meravigliata per il miracolo che era stato compiuto per lei; tra le braccia aveva il suo primo figlio. “Ricordati però” le disse ancora Maria “che egli é nato da una pietra e morirà a colpi di pietra.” Questo bambino fu chiamato Stefano, divenne discepolo di Gesù e fu il primo ad affrontare il martirio. La chiesa celebra la sua festa il 26 dicembre, il giorno dopo Natale
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Sarmacanda o Isfahan, non si evita


 Un giovane giardiniere persiano dice al suo principe: “Salvami! Ho incontrato la Morte stamattina. Mi ha fatto un gesto di minaccia. Stanotte, per miracolo, vorrei essere a Isfahan”. 
Il buon principe gli presta i suoi cavalli. Nel pomeriggio, il principe incontra la Morte e le chiede: “Perché stamattina hai fatto un gesto di minaccia al nostro giardiniere?” “Non era un gesto di minaccia, ma un gesto di sorpresa. Perché stamattina lo vedevo lontano da Isfahan, e ad Isfahan lo devo prendere stanotte”.-

lilith ……. era la 1a ??? mah……. nn lo sapremo mai.—


che bello parlare ed imparare cose nuove dai propri figli… mi sa che è finito il tempo in cui ero io ad insegnare a simo…. ormai è lei che mi illumina…e mi piace molto la cosa… l’altra sera mi ha fatto scoprire l’esistenza lilith….
di http://it.wikipedia.org/wiki/Lilith
voi la conoscete? sapevate che forse eva nn è stata la prima donna sulla terra? e che nn era forse la mamma di caino? il forse è d’obbligo… 🙂
interessante poi il ruolo che ricopre questa donna come antisignana di donna ribelle…. ci sn tante voci sul web… mi ho messo solo quella di wiki tanto x darvi un’idea veloce….
e cosi ho imparato anche una leggenda, un’ipotesi, un’altra verità ,quel che sia… ho imparato chi era lilith…. grazie simo..ahhah