Poche parole


 

“Scusami per la lunghezza di questa lettera, ma non avevo abbastanza tempo per scriverne una breve” (Cicerone)

buon tutto a voi cari amici –

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Lettera di Dio ai fidanzati


La donna che hai al fianco, emozionata, con l’abito da sposa, è mia. Io l’ho creata. Io le ho voluto bene da sempre; ancor prima di te e ancor più di te. Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Ho dei grandi progetti per lei. Te l’affido. La prenderai dalle mie mani e ne diventerai responsabile.

Quando l’hai incontrata l’hai trovata bella e te ne sei innamorato. Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza, è il mio cuore che ha messo dentro di lei la tenerezza e l’amore, è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità e la sua intelligenza e tutte le qualità belle che hai trovato in lei.

Però non basta che tu goda del suo fascino. Dovrai impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri. Ti renderai conto che ha bisogno di tante cose: ha bisogno di casa, di vestito, di serenità, di gioia, di equilibrio psichico, di rapporti umani, di affetto e tenerezza, di piacere e di divertimento, di presenza umana e di dialogo, di relazioni sociali e familiari, di soddisfazioni nel lavoro e di tante altre cose.

Ma dovrai renderti conto che ha bisogno soprattutto di Me, e di tutto quello che aiuta e favorisce questo incontro con Me: la pace del cuore, la purezza di spirito, la preghiera, la Parola, il perdono, la speranza e la fiducia in Me, la Mia vita. Sono Io e non tu il principio, il fine, il destino di tutta la sua vita.

Facciamo un patto tra noi: la ameremo insieme. Io la amo da sempre. Tu hai incominciato ad amarla da qualche anno, da quando te ne sei innamorato. Sono io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei. È stato il modo più bello perché ti accorgessi di lei. Volevo affidarla a qualcuno che se ne prendesse cura. Ma volevo anche che lei arricchisse con la sua bellezza e le sue qualità la vita di un uomo. E questo uomo sei tu.

Per questo ho fatto nascere nel tuo cuore l’amore per lei. Era il modo più bello per dirti: “ecco, te la affido”, e perché tu potessi godere della sua bellezza e delle sue qualità. Quando le dirai “prometto di esserti fedele, di amarti e rispettarti per tutta la vita”, sarà come se mi rispondessi che sei lieto di accoglierla nella tua vita e di prenderti cura di lei. Da quel momento saremo in due ad amarla.

Dobbiamo però metterci d’accordo: Non è possibile che tu la ami in un modo e io in un altro. Devi avere per lei un amore simile al Mio, e devi desiderare per lei le stesse cose che Io desidero. Non puoi pensare nulla di più bello e gioioso per lei.

Se la ami sul serio vedrai che ti troverai d’accordo con Me nel progetto che ho concepito per lei. Ti farò capire poco alla volta quale sia il mio modo di amare, e ti svelerò quale vita ho sognato e voluto per questa mia creatura che diventerà tua sposa.

Mi rendo conto che ti sto chiedendo molto. Pensavi che questa donna fosse tutta e solo tua, e ora invece hai l’impressione che io ti chieda di spartirla con Me. Non è così. Io non sono il tuo rivale in amore. Al contrario, sono Colui che ti aiuta ad amarla appassionatamente. Per questo desidero che nel tuo piccolo amore ci sia il mio grande amore.

Col tuo amore potrai fare molto per lei, ma è sempre troppo poco. Io ti rendo invece capace di amare da Dio. È questo il mio dono di nozze: un supplemento di amore che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende capace di produrre le opere di Dio nella donna che ami.

Sono parole per te misteriose, ma le capirai un poco alla volta. Ti assicurò che non ti lascerò mai solo in questa impresa. Sarò sempre con te e farò di te lo strumento del mio amore, della mia tenerezza; continuerò ad amare la mia creatura, che è diventata tua sposa, attraverso i tuoi gesti d’amore, di attenzione di impegno, di perdono, di dedizione. In una parola: ti renderò capace di amare come io amo, perché ti darò una forza nuova di amare che è il mio stesso amore.

Se vi amerete in questo modo, la vostra coppia diventerà come una fortezza che le tempeste di vita non riusciranno mai ad abbattere. Un amore costruito sulla mia Parola è come una casa costruita sulla roccia: nessuna vicenda potrà distruggerla. Ricordatelo, perché molti si illudono di poter fare a meno di Me: ma se io non sono con voi nell’edificare la casa della vostra vita e del vostro amore, vi affaticherete invano: come gli apostoli che faticarono tutta una notte e al mattino tornarono a riva con le reti vuote; bastò un semplice intervento Mio, e le reti pescarono tanto pesce che per l’abbondanza si rompevano. Di più. Se vi amerete in questo modo diventerete forza anche per gli altri.

Oggi si crede poco all’amore vero, quello che dura per sempre, e che offre la propria vita all’amato. Si cercano più le emozioni amorose che l’amore. Ma le emozioni nascono e muoiono presto, lasciando solo vuoto e nostalgia.

Per questo qualcuno ha detto che il matrimonio è solo una grande illusione che si dissolve presto. Se voi saprete amarvi come io amo, con una fedeltà che non viene mai meno, diventerete come la città sul monte. Sarete una speranza per tutti, perché tutti vedranno che l’amore è una cosa possibile. 

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letterina a Gesu’ Bambino


Oh, Signore mio,
a te che i nostri cappellani dell’esercito consacrano le armi, basta con le guerre,
tu che mandasti il diluvio universale, tu che ci hai creato…a te cosa posso chiedere stasera che il natale già bussa alle porte?
In tibet i monaci sono perseguitati, l’oriente mette il burka alla Madonna e l’occidente mostra il culo in televisone; cosa ti chiedo se ad ogni mio sbattito di ciglia muore un bambino di fame?
Io cerco di non sbatterle ma non serve ad un granchè.Tu ci hai dato il libero arbitrio  e ti ringrazio ma qua giu’ c’è ancora chi trucca le partite.
Sai, se nascessi oggi forse non sceglieresti Betlemme, sai …ai posto di blocco non fanno passare e voi potreste morire.
Sono passati 2000 anni ma Erode vive ancora …sotto un altro nome,
cambiano le divise ma l’anima è sempre la stessa.
Un altro giorno finisce ma la speranza è l’unica cosa che ci rimane
(rielaborazione da una vecchia lettura : Rosa)

lettera di un amico


Caro Nicola,Ti ho visto ieri che uscivi il cane per pisciarlo, triste triste.Capisco che ci hai il patè d’animo per la guerra, di fronte a ‘stè cosè restiamo tutti putrefatti, ma non vorrei che sodomizzassi il tutto; capita anche a me di sentire come un dolore in mezzo allo sterco, come che avessi fatto troppo bidi bolding, quando che sento parlare gli ambientalisti islamici, e mi arrivano certe zampate di caldo…come sotto i raggi ultraviolenti. Spesso ci si deve fermarsi e darsi una rifucilata, come Tomba dopo che vinceva uno Slavo Gigante, e siccome che anche l’ottico vuole la sua parte, (a proposito, ho saputo che da vicino ci vedi bene ma da lontano sei lesbico) diciamo chiaramente che rispetto a questi arabi siamo agli antilopi, perchè sono solo degli animali, che vivono allo stato ebraico. Ora spezziamo un’arancia in favore della pace, è inutile piangere sul latte macchiato, dobbiamo anzi unire l’utero al dilettevole, evitando però di darci la zuppa sui piedi!!! Tu hai studiato molto, ma io sai sono un’auto di latta, ho iniziato affliggendo i manifesti, quando c’era peluria di operai, ma ora vivo bene, anche se non ho le piume di stronzo per farmi aria. Da vecchio non voglio più essere di sgombro a questo mondo, e quando che muoio mi faccio cromare.

Ciao e fatti sentire.

dal web

LETTERA PASTORALE PER L’ANNO DIOCESANO DELLA FAMIGLIA


 

 “SCRIVO A TE FAMIGLIA”

CARD. ANGELO BAGNASCO
Arcivescovo Metropolita di Genova

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La luce della famiglia

Tra le luci dell’universo, vi è la famiglia: vedere un papà e una mamma con i loro figli, commuove e apre al sorriso. Certo, non bisogna correre sulle cose, vivere distratti così da non vedere altro che noi stessi e i nostri interessi. Ognuno ha i suoi compiti, ma niente dovrebbe occuparci a tal punto da riempire tutto lo sguardo rispetto agli altri, al mondo. Ogni cosa, infatti, è più di ciò che appare a prima vista.
Andando per strada – spesso per i vicoli del centro storico – incontro nuclei familiari con figli piccoli, adolescenti, più grandi; e sento la grandezza unica e incomparabile di questa realtà, grembo d’amore che genera nuove vite, scuola e palestra di umanità. Se cristiana, la famiglia è anche luogo di fede. La coppia è legame, cosa che oggi è spesso percepito come un limite insopportabile. Ma la questione non è il legame, bensì l’amore. È l’amore, infatti, il legame fondamentale e la sorgente di ogni altro vincolo. Il matrimonio è scelta d’amore – è noto – però si sta dimenticando che l’amore non è solo sensibilità e sentimento, ma volontà e decisione. È scelta di accogliere per sempre l’altra persona nella vita: è legarsi per donarsi.
L’innamoramento iniziale deve mettere radici profonde nei due cuori, altrimenti inaridisce. Deve diventare amore attraverso i piccoli atti quotidiani, quei gesti che – nel sentire generale – vengono ritenuti noiosi e pesanti; che sembrano mortificare la spontaneità del singolo, il suo slancio vitale, i suoi interessi. Come se scegliere qualcosa non fosse necessariamente rinunciare a qualcos’altro. Non si può pretendere o illudersi di poter scegliere tutto, perché altrimenti ci si sente prigionieri e depressi. Scegliere una strada è escluderne altre: fare coppia e sposarsi è scegliere non solo una persona (la moglie o il marito), ma una forma di vita. Qui sta la grandezza della famiglia, e prima ancora della persona. L’amore di coppia non è sempre effervescente e facile, senza sacrificio. Credere o aspettarsi questo, è credere ad una devastante bugia – oggi molto pubblicizzata – che crea delusione e infelicità.
Specialmente l’amore coniugale – come ogni forma d’amore – non si nutre di esperienze eccezionali, di estasi, ma del quotidiano dove ognuno fa i conti con i propri limiti, umori, sensibilità, entusiasmi e aspirazioni. E con quelli del coniuge e degli altri. Ma è proprio questo il terreno buono dell’amore di coppia e di famiglia. Dobbiamo riscoprire l’elogio della vita quotidiana che si ripete giorno dopo giorno, poiché, nella solidità, si gusta la gioia genuina come il pane di casa. Fuori da questa logica, si ricerca l’ebbrezza, si corre dietro a ciò che scintilla e promette, ma che è come le stelle cadenti nella notte. Un attimo e ritorna il buio.

Ci poniamo ora due domande: riesco a vedere gli altri, la bellezza e la bontà che mi circonda, oppure sono assorbito da me stesso? Dobbiamo curare gli occhi col collirio della saggezza, della fede e della preghiera. Abituarci a vedere la luce non significa non rilevare le ombre, ma impedire che il cuore diventi buio. Sono convinto che, in famiglia, l’amore si costruisce giorno per giorno con pazienza e fiducia nella fedeltà alle cose quotidiane? Oppure vivo la vita ordinaria come monotonia e peso? Sarebbe il modo di rendere banali anche le cose grandi, perché private dell’amore.

Dio è amore

Dio ci ha creati per amore e ci ha fatti per amare: fuori da questa esperienza, la persona non sa più chi sia, dove stia andando e quale senso abbia il suo vivere. È un albero secco, un deserto arido e senz’acqua. Ma, se tutti siamo impastati d’amore e abbiamo bisogno di amare ed essere amati, l’amore però è realtà seria e impegnativa.
Dio ci insegna cos’è l’amore: Egli, nell’intimità del suo cuore, è comunione fedele e feconda. Il mistero della Santissima Trinità ci rivela che l’unico Dio-Amore è Dio-Comunione. Potremmo dire che Dio è Famiglia: Padre-Figlio-Spirito Santo.
Ma c’è un’altra manifestazione dell’amore vero: l’incarnazione del Figlio Gesù. È un atto di salvezza, un atto di amore: Dio, nel Figlio, è uscito da sé per venirci a cercare e per ricondurci a casa, il suo cuore. L’amore è un continuo “esodo” per andare incontro alla persona che si ama; è rinunciare a qualcosa di sé, dei propri gusti e programmi. Non è perdere la propria personalità, ma arricchirla nella comunione con l’altro.
Gesù ci dona la vita fino alla croce. Ecco il volto dell’amore: essere dono. Il dono esce da sé per offrirsi all’altro, in un certo senso non s’appartiene. Se questo accade nel rapporto dell’uomo con Dio, vale anche tra noi. Il “per sempre” dell’amore di Dio per il mondo si riflette nel “per sempre” dell’amore coniugale. La “fecondità” dell’amore di Dio si riflette nel “grembo fecondo” della coppia. La “gelosia” di Dio si riflette nell'”unicità” sponsale di un solo uomo e di una sola donna.
Perché questa meraviglia risplenda nel mondo, affinché l’uomo e la donna siano l’espressione visibile dell'”immagine e somiglianza di Dio” e segno dell’amore perenne di Cristo per la Chiesa, Gesù stesso è entrato nell’amore coniugale con la sua grazia di luce e di gioia: è il sacramento nuziale.

Siamo giunti, così, ad una terza domanda: cerco di vivere l’amore in famiglia come “dono”, accettando di uscire da me stesso, di superare i miei confini di idee, umori, sensibilità, aspettative…? Oppure più spesso non cedo? Se siamo sposi cristiani, pensiamo al sacramento di cui siamo ministri e che ci assicura la grazia per vivere il matrimonio in qualunque circostanza? Oppure è solo un ricordo più o meno lontano? Una fotografia? Preghiamo insieme?

La grazia dei figli

Ho detto prima che, girando per la Diocesi, sorrido non appena vedo una famiglia. Guardo il papà e la mamma nella loro unione e nel loro delicato compito di educare i figli. Penso che essi inconsapevolmente costruiscono il mondo, fanno storia, edificano il futuro.
Molte sono le vocazioni e le responsabilità su questa terra, ma quella di generare ed educare i figli è una delle più umili e grandiose. Procreare un uomo ha un tempo, ma educare una persona non ha tempo. Dura tutta la vita dei genitori e continuerà dal Cielo.
Esisterebbe il futuro senza i figli, e senza accompagnare il loro aprirsi alla vita e il loro crescere? La società che cosa sarà se i genitori – nella reciprocità e ricchezza delle loro differenze – non educheranno delle persone mature, solide, che sappiano stare in piedi davanti ai colpi rudi del tempo, capaci di assumere responsabilità e di educare a loro volta nuove generazioni?
Uno dei pericoli maggiori che vediamo è il “si” (si pensa, si fa, si dice), cioè uno schema anonimo e impersonale di pensare e agire che toglie responsabilità e uniforma dentro ad una massa indistinta. Diminuendo la capacità di giudizio critico, naturalmente qualcuno ci guadagna. Per questo il giovane deve essere aiutato a scoprire la distinzione del vero dal falso, del bene dal male, del giusto dall’ingiusto, e apprendere quella buona severità che consiste nell’unione di verità, fedeltà e coraggio.
Quanta fiducia e pazienza, quanta forza e tenerezza occorrono per educare i ragazzi e i giovani! Essi avranno fiducia in se stessi se sentiranno la fiducia dei genitori; saranno sereni se respireranno serenità in casa; impareranno ad amare se saranno amati; forti nel bene se sentiranno la solidità affidabile della famiglia; scopriranno il Signore, se la casa sarà una “piccola chiesa”.
Per educare, i genitori devono essere loro per primi delle persone mature: la loro stabilità interiore non deve dipendere dal denaro e dalla carriera, dal successo, dalla salute e dalla apparenza; ma dall’essere ognuno ben radicato dentro di sé. Che abbia carattere! Ciò non significa essere rigidi nei propri atteggiamenti, ma consiste nel legame del pensiero, del sentimento e della volontà con il proprio “centro spirituale”. Altrimenti vi è la dispersione della persona, si cercano falsi “centri” fuori della propria anima. È lo smarrimento.
Oggi forse sembra un’illusione tutto questo, una realtà di tempi andati. Ma è davvero così? O non è quanto si vuole far credere per screditare e indebolire la famiglia? Per accusarla di tutti i mali presenti? Per descriverla come un’oppressione da cui liberarsi in nome di altre possibilità più “normali” per l’uomo d’oggi? Mi chiedo: il cosiddetto uomo moderno è più felice di quello “antico”? A me sembra più insoddisfatto e smarrito, anche se il suo cuore non cambia, perché cerca e cercherà sempre la felicità piena e duratura.
Tutti conosciamo – ieri e oggi – difficoltà e prove in ogni coppia e famiglia. Ma sappiamo anche che fanno parte dell’amore: quanto più esso mette radici, tanto più può incontrare ostacoli nel sottosuolo di ognuno. Ma anche sappiamo che, con la grazia di Dio e la forza del Sacramento, l’amore ne esce più maturo. Ci sono anche ferite gravi e situazioni dolorose in cui si trovano non pochi fedeli che, dopo aver celebrato il matrimonio, hanno divorziato e contratto nuove nozze. La Chiesa è Maestra e Madre: è vicina con cuore di misericordia nella verità del Vangelo e nella fiducia. Essa non esclude nessuno dal suo seno.
Si dirà che, se Dio li manda, i figli sono una grazia, ma che lo Stato non aiuta nel grande compito. È vero, aiuta troppo poco! E per questo – senza entrare nei particolari – bisogna che la collettività si faccia sentire e insista: la famiglia, infatti, è la comunità originaria, la cellula vitale, il domani.
A ben vedere, la società ne è consapevole poiché – almeno per principio – riconosce nell’uomo e nella donna che si sposano la nascita di un “soggetto” con doveri e diritti ai quali lo Stato si obbliga. Esso attesta che il nuovo nucleo è una realtà stabile che genera futuro per tutti, essenziale non solo per la continuità ma anche per l’organizzazione pratica del vivere comune. Se i giovani sono pochi e la società invecchia, ad esempio, con quali fondi saranno pagate le pensioni e le altre previdenze?
È vero che per una coppia non sempre è possibile la grazia dei figli nonostante il desiderio e la disponibilità. La Chiesa, però, ha sempre affermato che la fecondità non è legata esclusivamente alla generazione dei figli, ma si allarga alla cura degli altri, piccoli e grandi che siano. E i casi sono innumerevoli.

Emerge così un’ultima domanda: come genitore, parente, formatore in generale, curo la mia formazione spirituale per essere riferimento educativo? Riferimento, non perché dà delle cose, ma per il patrimonio spirituale e morale che lo rende affidabile agli occhi dei ragazzi e dei giovani? Ho un “centro spirituale” che unifica sentimenti, pensieri, volontà? E come mi prendo cura degli altri fuori della famiglia nei limiti delle mie possibilità?

Cari Amici, sono alcune considerazioni su una realtà meravigliosa – la famiglia – che avrebbe bisogno di ben altro spazio rispetto ad una Lettera. Siamo nel decennio pastorale sul tema dell’educazione. I Vescovi italiani intendono rilanciare – insieme alla missionarietà – l’avventura educativa. Dopo l’anno degli adolescenti e quello della fede, vivremo “l’Anno della Famiglia”.

Invito tutti a camminare insieme: ognuno come meglio può e ritiene. La preghiera, la riflessione su questa Lettera Pastorale, la partecipazione alla Scuola Vicariale di formazione e ogni altra iniziativa Diocesana, vicariale o parrocchiale, sono occasioni offerte a tutti e a ciascuno.
Vi ringrazio per la vostra attenzione e con affetto vi benedico, chiedendo la vostra preghiera e assicurando la mia per voi e per le vostre famiglie.

Genova, 29 Agosto 2013
Festa della Madonna della Guardia

CARD. ANGELO BAGNASCO

lettera di una madre ad un carabiniere


Caro figlioCuore rosso ti scrivo queste poche righe perchè tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata. Se non la ricevi fammelo sapere,cosi’ te la rimando. Scrivo lentamente perchè so che tu non sai leggere in fretta. PerplessoQualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di abitazione, cosi’ abbiamo deciso di traslocare un po’ più lontano. AutoLa nuova casa è meravigliosa: c’è una lavatrice, ma non sono sicura che funzioni. Proprio ieri c’ho messo dentro il bucato, ho tirato l’acqua e il bucato è sparito completamente.Pensieroso
Il tempo qui non è troppo brutto, la settimana scorsa ha piovuto due volte: la prima volta per 3 giorni, la seconda per 4.
Ti voglio anche informare che tuo padre ha un nuovo lavoro: adesso ha 500 persone sotto di se, infatti taglia l’erba nel cimitero.Rosa rossa
A proposito della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero mi ha detto che spedirla coi bottoni sarebbe costato molto caro( per via del peso dei bottoni). Allora li ho staccati.Animoticon Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca interna.
Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con laAuto macchina: è sceso chiudendo di scatto la portiera e lasciando dentro le chiavi. Allora è dovuto rientrare in casa a prender il crick per spaccare il vetro e cosi’ siamo potuti scendere dalla macchina anche noi.
Se vedi Margherita salutamela da parte mia, se non la vedi non dirle niente.
Adesso ti saluto perchè devo correre all’ospedale, tua sorella sta per partorire, ma non sappiamo ancora se avrà un bambino o una bambina, per cui non so dirti se sarai zio o zia.RagazzoRagazza
Un forte abbraccio dalla tua mamma che ti vuole tanto bene.
P.S.volevo metterti anche un po’ di soldi ma avevo già chiuso la busta.Posta elettronica
 è nel modo piu’ assoluto
 NON voler mancare di rispetto
all’Arma dei carabinieri e a chi ne fa parte…
vi volevo offrire solo un sorriso con la pausa del

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Lettera della Nonna


MITTENTE: LA NONNA AI MIEI CARI FIGLI E NIPOTI

Sono molto contenta della nuova residenza per anziani dove mi avete sistemato.
Finalmente questa settimana siamo potuti uscire fuori per un’oretta.

Sono stata poco bene in questi giorni.
La mia cara amica, quella con cui mi avete sistemato, e che dormiva nel letto accanto a me, e morta due giorni  fa.

Nonostante ciò, mi sento abbastanza bene, malgrado la pena.
Sono passati due anni dall’ultima volta che siete venuti a trovarmi.
Immagino che sarete molto occupati. Non fa niente.
Nel frattempo, ho imparato ad usare Internet.

Per essere nei vostri pensieri, vi spedisco una mia foto recentissima, inviata con tutto il cuore

Baci e abbracci
Vostra NONNA.

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