Ma perché tutti i giorni?


 

Ho sentito spesso la seguente riflessione: “E’ strano che la Madonna appaia tutti i giorni a Medjugorje, lei che è normalmente così discreta! Dubito che sia veramente Lei!” Ho notato che le persone che parlano così hanno in genere più di 60 anni. Non ho mai udito un giovane esprimersi così. Come si spiega? Lo capirete subito rispondendo ad un piccolo questionario che propongo alle persone che hanno questi dubbi. Le loro risposte sono spesso le stesse.

–        Quando eravate bambini, a scuola, c’erano forse più del 60% dei vostri compagni di scuola i cui genitori erano divorziati e che soffrivano di gravi ferite interiori?

–        Oh, no! C’erano al massimo uno o due bambini figli di divorziati.

–        All’età di 10 anni, vi portavano in classe dei preservativi e vi spiegavano come servirvene?

–        A 10 anni, non ne conoscevo neanche l’esistenza!

–        Quando eravate piccoli, avevate in continuazione le cuffie sulle orecchie, con accesso illimitato a qualsiasi tipo di programma violento, perverso, pornografico o satanico? Sapevate che certe musiche contengono dei messaggi subliminali che incitano alla perversione ed al suicidio…

–        Oh, no! All’epoca mia nessuno usava le cuffie.

–        Vi veniva proposta della droga all’uscita da scuola? C’erano degli spacciatori fra di voi?

–        Personalmente, non ho visto niente di simile, anche se gli spacciatori probabilmente esistevano già.

–        Nella vostra “Scuola cattolica”, vi si accompagnava per esempio a Disneyland il Venerdì Santo?

–        Impensabile! Ai miei tempi le feste cristiane venivano rispettate, ed il mio prof di religione era praticante.

–         Quando eravate adolescenti, vi hanno mai picchiato per strada senza ragione? Oppure ricattato senza che la Polizia, impaurita, intervenisse?

–        Questo esisteva, ma molto raramente

–        Ed il “Gay Pride” esisteva?

–        Oh no! Invece noi andavamo in processione con i nostri vestiti della Prima Comunione per la Festa del Corpus Domini, gettando petali di rose a Gesù Eucarestia. Ma adesso è proibito, “creerebbe problemi alla circolazione”.

–        Da ragazzi e adolescenti, parlavate fra amici delle modalità per il “suicidio assistito”? Conoscevate  i giochi di ruolo?

–        Sconosciuti!

–        Quando siete andati all’Università, quanti compagni di scuola si erano già suicidati?

–        Nessuno! Ma si sentiva parlare di rarissimi casi.

–        Quando avevate 5 anni,vi veniva proposto di cambiare sesso? Vi veniva detto che ci si poteva sposare con una persona dello stesso sesso?

–        Impensabile!

–        Da bambini, avevate la possibilità legale di far arrestare uno dei vostri genitori dichiarando che vi aveva picchiato?

–        Comincio a capire, suora…

–        Aspetta, non ho ancora finito! Quando eravate adolescenti, potevate andare in un night club? Se sì, correvate il rischio di risvegliarvi un mattino nel letto di uno sconosciuto, senza ricordarvi nulla della notte passata, dopo aver ingurgitato del LSD mischiato ad una bevanda che vi era stata generosamente offerta?

–         Scusi.. Di che si tratta?

–        E non parlo dei “Festival di Satana” e delle loro catastrofiche conseguenze sui giovani! Non ho neanche menzionato l’aborto e l’eutanasia. Ebbene, sappiatelo, i vostri nipoti fra i 4 ed i 25 anni sono oggi bombardati da questo genere di proposte che li sciupano e talvolta li distruggono. Quindi… Continuerete a rimproverare alla Madre di Dio che è anche loro Madre di apparire ogni giorno per 3 minuti per benedirli, aiutarli e pregare per loro mentre Satana, lui lavora 24 ore su 24?

–        Non ci avevo pensato… ci rifletterò….

–        Non basta riflettere

Vi supplico, proteggete i vostri ragazzi e permettete al cielo di proteggerli! Questo tempo è molto critico, siate pronti!

 

Cara Gospa,

Tu imperturbabile, appari ogni giorno da 36 anni, nonostante tutto quello che si dice di te. GRAZIE! Ti prego, continua a venire in mezzo a noi, abbiamo troppo bisogno di te! Grazie per tutto il bene che hai fatto dal 24 giugno 1981, grazie per tante vite salvate, per tante famiglie riconciliate, tante vocazioni al matrimonio cristiano o al sacerdozio, per tanti cuori che hanno potuto scoprire la pace. Grazie per tanti poveri consolati, che hanno finalmente ritrovato il gusto di vivere! La lista dei ringraziamenti sarebbe lunghissima. Carissima Gospa, mentre si avvicina la fine delle tue apparizioni, e la rivelazione dei segreti non dovrà ancora aspettare a lungo, ti prego, rafforza ancora la grazia delle tue apparizioni e degnati di perdonare la nostra colpevole indifferenza ai tuoi richiami. Ti supplichiamo, non ti stancare di stringerci al tuo Cuore materno e immacolato! Vergine di Fatima e di Medjugorje, prega ancora Tuo Figlio, che per la sua infinita misericordia ci preservi dalla corruzione, dalle calamità,  dalle guerre e soprattutto dalla morte dell’anima. A Te, sua Madre, Egli ha dato un tale Potere sul suo Cuore! Egli non resiste a nessuna delle tue suppliche. Sì, Madre amorosa, degnati di rispondere alla nostra invocazione. Ti amiamo tantissimo!

 

 

Suor Emmanuel +

Tradotto dal francese

“El Ezbaweya”


Vi propongo alcune righe di uno scritto di suor Emmanuel – chi non la conosce può leggere due righe qui

 

In Egitto…. Il mese scorso, ho avuto la grazia di poter tornare in Egitto. Molti mi dicevano: “Non ci andare, è pericoloso!” Ma oggi, dov’è il pericolo? A Parigi, a Nizza, a Bruxelles, o al Cairo? Il vero pericolo è quello di non essere sul posto dove il Signore ci chiama!  Nel suo messaggio del  2 marzo, Maria Santissima ci dice due volte che Lei viene ad aiutarci. Questo mi ricorda ciò che ho appreso visitando una chiesetta nascosta nelle strette e popolose strade del Cairo, nella parte più vecchia della città. Lì viene conservata una delle tre icone della Vergine Maria, dipinte dall’apostolo san Luca. Questo dipinto viene chiamato “El Ezbaweya”. Un’altra si trova a Roma, e la terza a Gerusalemme.  Questa icona è miracolosa. Molti cristiani e non cristiani ci vengono a onorare la Madre di Dio rappresentata con il Bambino Gesù. Alcuni passano delle ore davanti a Lei, seduti per terra, mormorandole delle lodi mischiate a delle suppliche. Fra i tanti miracoli avvenuti in quel luogo, uno di essi, raccontato dal prete copto responsabile di quel Santuario, mi ha molto toccato.

Negli anni 40, durante la seconda guerra mondiale, una donna di nazionalità greca arriva al Cairo e per 12 giorni sta ai piedi della Vergine, pregandola e supplicandola in lacrime. Ogni giorno, faceva una offerta. Suo figlio si era unito all’esercito inglese ed era stato inviato in Libano. Egli mandava regolarmente delle lettere a sua madre, ma nella sua ultima lettera, le diceva che si era ammalato. Poi… più niente! Silenzio totale! Non arrivava più alcuna notizia, così questa povera madre temeva che gli fosse successo qualcosa di grave e addirittura che fosse morto. Lei veniva da lontano per implorare l’aiuto della El Ezbaweya, supplicandola di vegliare su suo figlio in Libano, di mantenerlo in salute e di farlo tornare a casa.  Un giorno, il prete la trovò molto presto la mattina davanti alla porta della chiesa, raggiante di gioia. La donna gli racconta che aveva ricevuto una lettera da suo figlio. Nella lettera il figlio ringraziava sua madre dicendo: “ Mamma, ti ringrazio per la Signora che mi hai inviato! Stavo molto male, ma quella signora è venuta da parte tua e mi ha portato una medicina. Mi ha detto: “Tua madre mi ha mandato da te!” Ed è quella medicina che lei mi ha portato che mi ha guarito.  L’ho presa e sono guarito! Ho chiesto alla signora come si chiamava, ed ella mi ha risposto: “Mi chiamo El Ezbaweya”. (Al figlio quel nome non diceva nulla).

Il prete concluse: “La signora El Ezbaweya ha risposto alle preghiere, alle lacrime ed alle lodi di una madre!”

Un messaggio di fede, di speranza, di totale abbandono alla mamma Celeste, che culmina  in  gioia e ringraziamento-

Tu puoi, fratello mio, non credere in Dio, ma Dio non cesserà mai di credere in te.
(Padre Pio)

 

La Madonna della Rivelazione


A Roma il 12 Aprile 1947, la Vergine Maria appare ad un propagandista anticlericale, Bruno Cornacchiola (1913-2001), tranviere romano, e ai suoi tre figli, Gianfranco, Carlo ed Isola, rispettivamente di 4, 7 e 10 anni in una grotta su una collina di eucalipti nella località Tre Fontane.L’uomo, nato in un quartiere malfamato di Roma, partecipa da volontario alla guerra civile di Spagna (1936-1939) dove, convinto da un militare tedesco luterano, abbraccia il Protestantesimo.
Si era recato sulla collina per preparare un discorso contro la Vergine Maria. Mentre prendeva appunti, i bambini giocavano. Improvvisamente la “Bella Signora” appare in una grotta , sopra un masso di tufo, prima ai tre bambini, poi al padre.
Al suo persecutore, che osteggiava la fede nell’Eucaristia, nell’Immacolata e odiava la persona del Santo Padre, Ella si presenta con un titolo tutto nuovo: Sono la Vergine della Rivelazione. La terra della Grotta, diventò terra di conversione, preghiera e miracoli come Lei aveva promesso: “Io convertirò i più ostinati con i miracoli che opererò con questa terra di peccato”.
Da allora la Grotta è meta d’incontro di migliaia di fedeli. Ogni 12 aprile si ricorda l’Apparizione con una solenne celebrazione. Memorabile rimane anche la processione del 5 ottobre 1947.
Nel 1956 il Vicariato di Roma, dopo aver consentito la costruzione di una cappella nel luogo dell’Apparizione per il culto, ne affida la custodia ai Francescani Minori Conventuali per il servizio religioso.
Nel 1997 il Santo Padre, Giovanni Paolo II, ha approvato la denominazione del Luogo in “Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane”..  

 

Neemia insegna


Da alcuni giorni è presente nuovamente la statua della Madonna di Fatima presso la nostra arcidiocesi-

nel 2013 quando entrò in cattedrale se ne parlò molto,

 mentre, per questa nuova visita non c’è molta informazione, e non capisco il perchè.

Con essa ci sono anche le reliquie di Santo Padre Giovanni Paolo II

ma stavolta non è il campione di sangue come nel 2011

ma un pezzo di maglietta macchiata di sangue che indossava al momento dell’attentato.

Ho proposto ai miei bambini del catechismo di rendere omaggio con una preghiera unitaria 

e presente presso la chiesa che li espone, ma nessuno delle famiglie (15) ha risposto  con interesse.

Sono rimasta amareggiata, in modo particolare perchè tra due settimane proprio loro riceveranno la loro prima santa comunione.

ma l’amarezza non mi ferma:

non importa, andrò comunque con le altri classi e ricordando gli episodi di Neemia raccontati nella bibbia mi convinco che quando tutto sembra inutile, sembra fatica sprecata, bisogna resistere anche con l’azione.

ultimamente ho dovuto affrontare diversi ostacoli, creati per ostacolare  la condivisione e l’amicizia,  e sono stata tentata di rispondere a queste provocazioni con il mio carattere umano e reattivo, 

ma memore di Neemia, ho voluto prendere esempio ed andare avanti sempre e nonostante tutto.

Dove è finito il rispetto?


—- anni 2000

anzi autunno 2014

la gente è matta

il commercio va sempre e comunque assecondato ad ogni costo.

cosi pensano loro-

a me questi due tizi argentini che non definisco artisti dopo aver visto la loro pagina di fb

fanno proprio opere di cattivo gusto… e cosa si sono inventati ora?

barbie e ken che interpretano personaggi sacri, come Gesù  e la Madonna, ed alcuni santi…

se fate un giro x le varie testate giornalistiche troverete diversi articoli e foto…

vi lascio il link di google cosi vi rendete conto voi stessi .

La Madonna piange lacrime di sangue


faro’ segni nel cielo e sulla terra prima che venga il giorno del Signore convertiamoci e crediamo al Vangelo

Il blog di Annalisa Colzi

di Annalisa Colzi

Sembra che in Ucraina e in Russia, in diversi Monasteri Ortodossi, le Icone abbiano cominciato a versare lacrime di sangue.

Ma non solo in Ucraina e in Russia sta avvenendo questo, anche a Milano diverso tempo fa, nella Chiesa Ortodossa di San Nicola, è avvenuto lo stesso fatto.

Vi lascio con i due filmati e con un punto interrogativo. Vero o falso?

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madonna di polsi


dopo un’assenza di ben 27 anni sono tornata al santuario della madonna di polsi

o madonna della montagna

nulla è cambiato da allora

e questo di per sè è un fatto buono.

se no che questa volta il mio papà era con me in anima e fotografia

lui che era tanto devoto alla Madonna.. quante volte mi aveva chiesto di tornarci con lui 

ed io ho sempre rimandato… poi nata simona la voleva affidare  alla protezione della Madonnina

e anche questo non l’abbiamo mai fatto di persona… oggi,  ho fatto tutto ciò che lui avrebbe fatto, e so che lui era li con noi.. lo so…x certo

 

avrei gradito trovare i luoghi circoscritti piu’ ben tenuti, e puliti  purtroppo spazzatura e bottiglie di birra vuote la fanno da padrone…

e non è un bel vedere… spero che le coscienze delle persone si sveglino e comprendano che ogni luogo meriterebbe piu’ decoro, e a maggior ragione un luogo sacro.

per chi non conosce il posto vi riassumo un pò la storia che la leggenda narra:

La leggenda narra che nell’anno 1111 alcuni pescatori, a Bagnara, mentre tiravano le reti, videro in mare una barca con due ceri ritti e accesi. La barca venne tirata a rivae a bordo venne rinvenuta una statua della vergine.

Aggiogati un paio di buoi, i pescatori trasportarono la sacra reliquia verso i monti per custodirla in un tabernacolo, ma, accampatisi per la notte, si accorsero con stupore, il mattino dopo, che la Statua era scomparsa.

Malgrado ogni ricerca, non se ne rinvenne traccia, fino a quando, un mattino, anni dopo, nel 1144,  un pastore  alla ricerca di un giovenco che si era perduto, lo trovò inginocchiato presso un roveto, nello stesso luogo dove precedentemente era stata ritrovata una croce basiliana.

L’animale aveva scoperto, scavando con le zampe, proprio la statua della Vergine scomparsa.

In quel medesimo istante, al pastore di nome Italiano  di santa cristina d’aspromonte che sostava in preghiera apparve la Vergine Madre che indicò il punto dove si sarebbe dovuta costruire una Chiesa.  ( la mia nonna paterna si chiamava Italiano….chissà )
A questo miracoloso rinvenimento si fa risalire l’origine del monastero che fu, per alcuni secoli, sotto la cura dei monaci dell’ordine di San Basilio Magno, praticanti il rito greco. Durante la prima metà di questo secolo che, il Vescovo di Gerace Idelfonso del Tufo, iniziò un’ispirata opera di rinascita culturale e religiosa a favore del Santuario. Ingrandì la chiesa e la rese più accogliente, la impreziosì con stucchi e decorazioni, secondo l’uso del tempo; fece di una piccola e modesta chiesetta di campagna, un vero tempio mariano, conservando, però, il bel campanile bizantino.La Madonna001_Lazzaro_Polsi
Troneggia nell’ampia nicchia dell’altare, il maestoso simulacro, scolpito su pietra tufacea, della Madonna con il Bambino in braccio e trasportato probabilmente l’anno 1560,

La statua pesa 8 quintali, e viene rimossa dalla sua sede ogni cinquant’anni. Spetta ai Sanluchesi, per tradizione antichissima, presentarla ai fedeli per la sacra cerimonia dell’incoronazione e portarla in processione trionfale per le vie dell’abitato.

Tutt’oggi all’interno del santuario vengono conservate la Santa Croce 020 e vari cimeli tra i quali la bara del principino di Roccella. 

che tornò in vita dopo essere stato deposto sull’altare con i presenti di allora riuniti in preghiera affinchè si riprendesse

e miracolo cosi fù 

001

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il capello della madonna


oggi sn andata a visitare la  concattedrale

 di San Nicola (Palmi) a Reggio Calabria –

 non mi sn soffermata tanto sulla storia della chiesa, poichè deve essere stata ricostruita tante volte dopo i terremoti, penso l’ultimo del 1908 quindi è relativamente recente… la mia curiosità era  la reliquia che il duomo conserva: un capello della madonna: la storia racconta che assieme ad un altro era conservato a messina, ma  verso il’700 messina è stata colpita da grave pestilenza, allora i marinai di palmi partirono verso le coste siciliane x rifornirli di viveri di prima necessità. ripresi dal momento di difficoltà i messinesi decisero di regalare un capello della madonna ai marinai di palmi in segno di eterna riconoscenza, e cosi uno è in sicilia ed uno in calabria. leggenda o storia di cronaca vera… ognuno ci legga ciò che sente… comunque è tradizione… un bacione ragazzi buona domenica.

Quando la Madonna indossò il Tricolore…


 

Lo Straniero – Il blog di Antonio Socci

 

Gli italiani sono “gli azzurri”. Nessuno sa che con i 150 anni dell’Italia unita, si festeggiano anche i 100 anni dell’ “azzurro” come colore nazionale. Viene dall’iconografia mariana e la dinastia sabauda ne fece un suo simbolo.

Scrive Luigi Cibrario, storico della monarchia: “quel colore di cielo consacrato a Maria è l’origine del nostro color nazionale”

Tutto cominciò il 21 giugno 1366. Amedeo VI di Savoia salpa da Venezia per la Terra Santa, per la crociata voluta da papa Urbano V e sulla sua nave ammiraglia – accanto al vessillo dei Savoia – fa sventolare uno stendardo azzurro con una corona di stelle attorno all’ immagine della Madonna, per invocare “Maria Santissima, aiuto dei cristiani”.

L’azzurro di quel vessillo mariano fu ripreso da alcuni cavalieri sabaudi che, in onore alla Santa Vergine, cinsero delle sciarpe azzurre sull’uniforme.

Ne nacque una tradizione, fra gli ufficiali savoiardi. L’azzurro entrò a far parte dei simboli dinastici e il 10 gennaio 1572, con Emanuele Filiberto, la sciarpa azzurra diventò ufficialmente parte dell’uniforme. E poi dell’araldica del Regno d’Italia.

Pare che sia diventato il nostro colore ufficiale nelle competizioni sportive, per la prima volta, a Milano, il 6 gennaio 1911, per la partita di calcio Italia-Ungheria: quindi cento anni fa.

La piccola storia di questo simbolo fa capire che la tradizione cattolica impregna totalmente la storia italiana. D’altra parte il Regno dei Savoia è sempre stato cattolicissimo.

Con la restaurazione fu l’unico regno italiano, insieme allo Stato pontificio, ad abolire il Codice napoleonico: “la dinastia sabauda” scrive De Leonardis “aveva dato alla Chiesa cinque beati e vantava titoli di fedeltà al Cattolicesimo che fino al 1848  erano forse superiori a quelli dei Borbone e degli Asburgo; a differenza di questi ultimi i sovrani sabaudi non si erano compromessi con le idee illuministe e massoniche”.

Sarà l’ultimo re d’Italia infine a donare alla Chiesa la più preziosa delle reliquie: la Sindone.

Che l’unificazione d’Italia sotto il re sabaudo – con Cavour – abbia preso la forma di un conflitto contro la Chiesa è una di quelle tragedie storiche che probabilmente nessuno volle in maniera deliberata.

Basti pensare che il Regno sabaudo nel suo Statuto proclamava il Cattolicesimo come sua religione ufficiale. E poi c’è anche il cattolicesimo di molti patrioti (come il Pellico) e infine il fatto che lo stesso Pio IX era un entusiastico sostenitore dell’unificazione nazionale (per via federale).

Non solo quando fu eletto, con il Motu proprio “Benedite, Gran Dio, l’Italia”, quando il nome del Pontefice veniva invocato dai patrioti (ed erroneamente costoro pretesero di trascinare il Papa a far la guerra all’Austria: da qui il no e la rottura).

Pio IX restò legato all’ideale dell’Italia sempre, anche nel pieno del conflitto risorgimentale. E questo è un aspetto quasi sconosciuto.

Come i cattolicissimi Savoia, anche il Papa visse un drammatico conflitto interiore fra il dovere di difendere la Chiesa – che veniva aggredita e spogliata dal nuovo Stato – e la sua personale simpatia per la causa nazionale.

Un giorno un conte germanico in visita al Santo Padre gli manifestò il suo sdegno per l’aggressione in corso ai danni dello Stato Pontificio e della Chiesa, e, dopo averlo ascoltato, Pio IX mormorò ai suoi: “Questo bestione tedesco non capisce la grandezza e la bellezza dell’idea nazionale italiana”.

Errori tragici ve ne furono da entrambe le parti. E certamente l’idea di unificare l’Italia non per via pacifica e federale come prospettava il Papa, ma per via militare e sotto una sola dinastia fu devastante anche per il meridione d’Italia, dove da secoli governava una monarchia legittima quanto quella sabauda.

Ben ventidue anni fa, nel 1988, quando ancora non era emersa la Lega Nord, scrissi un libro di denuncia contro il Risorgimento come “conquista piemontese” e – curiosamente – fu pubblicato dalla Sugarco di Massimo Pini, un editore molto vicino al garibaldino Bettino Craxi. Il libro – riedito sei anni fa col titolo “La dittatura anticattolica” uscì quando nessuno metteva in discussione il Risorgimento.

Oggi che – al contrario – è diventata una moda, vorrei sommessamente dire il mio “Viva l’Italia!” e penso che si debba festeggiare il 17 marzo.

Per noi cattolici c’è comunque qualcosa di provvidenziale nel Risorgimento italiano (anche nella fine del potere temporale dei papi, come ebbe a dire Paolo VI), perché Dio sa scrivere diritto anche sulle righe storte degli uomini.

E infine ha fatto salvare l’indipendenza, l’unità e la libertà dell’Italia proprio ai cattolici e al Papa, il 18 aprile 1948, a cento anni esatti dalla preghiera per l’Italia di Pio IX.

Del resto il cattolicesimo era il solo cemento degli italiani. Infatti cosa li univa nell’Ottocento? La lingua no.

Nel 1861 gli italiofoni erano solo il 2,5 per cento della popolazione, perlopiù toscani (gli stessi Savoia a corte parlavano francese).

Nemmeno l’economia li univa: la Sicilia era più integrata economicamente all’Inghilterra che alla Lombardia e il Piemonte più alla Francia che alla Sicilia.

Ciò che univa il Paese erano Roma e le tradizioni cattoliche. Tanto è vero che il poema della risorgente nazione italiana fu il poema della Provvidenza, “I promessi sposi” del cattolicissimo Manzoni.

E fu deciso “a tavolino” che la lingua italiana fosse, da allora, quella della Divina Commedia dantesca, cioè il più grande poema mistico e addirittura liturgico della storia della Chiesa.

Perfino il tricolore adottato dai Savoia – nato apparentemente ghibellino – è intriso di tradizione cattolica.

Lo studente bolognese Luigi Zamboni, che col De Rolandis lo concepì nel settembre 1794, nell’entusiastica attesa dell’arrivo napoleonico che avrebbe liberato dal giogo dello Stato pontificio, partì dallo stemma di Bologna, quella croce rossa in campo bianco che viene dalle crociate e dalla Lega lombarda (a cui Bologna appartenne). Al bianco e rosso lui aggiunse “il verde”, che – disse – era “segno della speranza”.

In effetti simboleggiava la speranza nella tradizione cattolica, come virtù teologale, insieme alla fede, che aveva come simbolo il bianco, e alla carità (il rosso).

Non a caso il primo “bianco, rosso e verde” lo troviamo proprio nella Divina Commedia, sono i vestiti delle tre fanciulle che, nel Paradiso terrestre, accompagnano Beatrice e che simboleggiano appunto le virtù teologali (Purg. XXX, 30-33).

Lo stesso “mangiapreti” Carducci, che certo non era ignaro di Dante, né di dottrina cattolica, nel suo discorso ufficiale per il primo centenario della nascita del Tricolore, a Reggio Emilia, dà, a quei tre colori, proprio il significato della Divina Commedia (fede, speranza e amore, sia pure in senso laico).

E’ ovvio che la Chiesa sia intimamente legata a questa terra “onde Cristo è romano” e pare evidente la missione religiosa dell’Italia (sembra che la parola I-t-a-l-y-a in ebraico significhi “isola della rugiada divina”).

Nessuno però sa che è stata addirittura la Madonna in persona a “consacrare” il tricolore nell’importante apparizione del 12 aprile 1947 a Roma, alle Tre Fontane, a Bruno Cornacchiola (il mangiapreti che si convertì).

Era un fanciulla di sfolgorante bellezza e indossava un lungo abito bianco, con una fascia rossa in vita e un mantello verde.

Consegnò al Cornacchiola un importante messaggio per il Santo Padre. E poi alla mistica Maria Valtorta spiegò che apparve “vestita dei colori della tua Patria, che sono anche quelli delle tre virtù teologali, perché virtù e patria sono troppo disamate, trascurate, calpestate, ed io vengo a ricordare, con questa mia veste inusitata, per me, che occorre tornare all’amore, alle Virtù e alla Patria, al vero Amore”.

Aggiunse che era apparsa a Roma perché “sede del papato e il Papa avrà tanto e sempre più a soffrire, questo, e i futuri, per le forze d’Inferno scagliate sempre più contro la S. Chiesa”.

Aggiunse che apparve per la terribile minaccia del “Comunismo, la spada più pungente infissa nel mio Cuore, quella che mi fa cadere queste lacrime”.

Essa è “la piovra orrenda, veleno satanico” che “stringe e avvelena e si estende a far sempre nuove prede”, una minaccia “mondiale, che abbranca e trascina al naufragio totale: di corpi, anime, nazioni”.

Era in effetti il 1947. L’Armata Rossa stava marciando su mezza Europa, fino a Trieste. E l’Italia il 18 aprile 1948 si salvò solo per l’impegno del papa e della Chiesa, da cui venne alla patria uno statista come De Gasperi, che salvò la libertà e così compì davvero il Risorgimento.                                            Antonio Socci Da “Libero”, 13 febbraio 2011