Inizio della Grande Guerra


 l’Italia   lunedi  24 maggio 1915 entrò ufficialmente nel Primo conflitto mondiale
che costò alla nostra Nazione 650 mila vittime tra i soldati e 600 mila vittime civili.

l’Italia dichiarò guerra all’Austria Ungheria

 ad ottobre la Bulgaria entrò in guerra a fianco della Germania e Austria

https://www.youtube.com/watch?v=fr79NZjDj_o

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San Mattia 14 maggio


Mattia, abbreviazione del nome ebraico Mattatia, che significa dono di Jahvè, fu eletto al posto di Giuda, il traditore, per completare il numero simbolico dei dodici apostoli, raffigurante i dodici figli di Giacobbe e quindi le dodici tribù d’Israele. Secondo gli Atti apocrifi, egli sarebbe nato a Betlemme, da una illustre famiglia della tribù di Giuda. Una cosa è certa, perché affermata da S. Pietro (Atti, 1,21), che Mattia fu uno di quegli uomini che accompagnarono gli apostoli per tutti il tempo che Gesù Cristo visse con loro, a cominciare dal battesimo nel fiume Giordano fino all’Ascensione al cielo. Non è improbabile che facesse parte dei 72 discepoli designati dal Signore e da lui mandati, come agnelli fra i lupi, a due a due davanti a sé, in ogni città e luogo dov’egli stava per andare. S. Mattia conosceva certamente Giuda, nativo di Kariot, quello che nella lista dei Dodici è sempre messo all’ultimo posto e designato con l’espressione “colui che tradì il Signore”. Durante le peregrinazioni apostoliche, Gesù e i discepoli ricevevano doni e offerte dalle folle entusiaste e riconoscenti per i malati che guarivano. S’impose perciò la necessità di affidare a qualcuno di loro l’incombenza di economo. Fu scelto Giuda, ma ci dice San Giovanni che non fu onesto nel suo ufficio.
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù fu invitato a Betania, con gli apostoli e l’amico Lazzaro risuscitato dai morti, ad un banchetto in casa di Simone, il lebbroso. Mentre Marta serviva, Maria, sua sorella, prese una libbra d’unguento di nardo genuino, di molto valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli.
Allora Giuda Iscariota protestò: “Perché quest’unguento non è stato venduto per più di 300 denari e non è stato dato ai poveri?”. Ma, commenta ironicamente S. Giovanni l’evangelista, “disse questo non perché si preoccupasse dei poveri, ma perché era ladro, e avendo la borsa portava via quello che vi si metteva” (Giov 12,1-11). Aveva paura di morire di fame? Temeva forse, avaro com’era, una vecchiaia triste e solitaria? Quando seppe che i capi del Sinedrio cercavano il modo di catturare Gesù per condannarlo a morte, ingordo di denaro, andò dai sommi sacerdoti e promise loro di tradirlo per trenta monete d’argento, il compenso fissato dalla legge per l’uccisione accidentale di uno schiavo (Es. 21,32).
Durante l’ultima cena, Gesù fece più volte allusione al suo traditore, anzi lo designò apertamente (Mt 26,25), Dopo la cena, quando il Signore si ritirò a pregare al di là del torrente Cedron, il perfido Giuda giunse a capo di sgherri armati di spade e bastoni e, secondo il segnale loro dato, glielo consegnò nelle mani baciandolo. Il rimorso però non tardò ad attanagliargli l’animo. L’apostolo, infedele alla sua missione, quando seppe che il sinedrio aveva condannato il suo Maestro, che lo aveva sempre trattato con bontà anche nell’ora buia del tradimento, riportò i trenta denari, che gli scottavano in mano, ai sommi sacerdoti e agli anziani, gemendo; “Ho peccato, tradendo sangue innocente!”. Ed egli, gettati i denari d’argento nel tempio, fuggì e, in preda alla disperazione alla quale non seppe reagire, andò ad impiccarsi (Mt 27,3-5).
Gesù nell’ultima cena, dopo lo smascheramento di chi lo tradiva, aveva esclamato: “Guai a quell’uomo per opera del quale il Figlio dell’uomo è tradito: era meglio per lui che non fosse mai nato!” (Mt 26,24). Dopo l’Ascensione di Gesù al cielo, gli apostoli ritornarono a Gerusalemme, nel cenacolo. Di comune accordo essi erano perseveranti nell’orazione con alcune donne, con Maria, la Madre di Gesù, e con i cugini di lui. Mentre attendevano “la promessa del Padre”, cioè lo Spirito Santo, Pietro, alzatesi in mezzo ai fratelli (c’era una folla di circa 120 persone), prese a dire: “Era necessario che si adempisse la Scrittura che lo Spirito Santo, per bocca di David, aveva predetto nei riguardi di Giuda, il quale si fece guida a coloro che catturarono Gesù; poiché egli era annoverato tra noi ed ebbe la sorte di partecipare a questo ministero. Costui, inoltre, con la mercede del suo delitto, acquistò un campo; caduto a capofitto, gli scoppiò il ventre e si sparsero tutte le sue viscere. Il fatto divenne noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, tanto che quel campo, nel loro idioma, fu chiamato Aceldama, cioè campo del sangue. Infatti nel libro dei Salmi sta scritto: “Divenga deserta la sua dimora, e non vi sia chi l’abiti!”. E ancora: “Prenda un altro il suo ufficio”. E’ dunque necessario che uno degli uomini che ci furono compagni per tutto il tempo che il Signore Gesù trascorse tra noi, a partire dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui fu assunto di mezzo a noi, divenga, insieme con noi, testimone della sua risurrezione” (Atti 1, 16-22).
Ne presentarono due: Giuseppe, di cognome Barsabba, il quale era soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: “O Signore, tu che conosci i cuori di tutti, indicaci quale di questi due hai scelto per assumere l’ufficio di questo ministero e di questo apostolato, dal quale Giuda perfidamente si partì per andarsene al proprio luogo”. Poi tirarono la sorte, e la sorte cadde su Mattia, e venne annoverato con gli undici apostoli.
Quando giunse il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nello stesso luogo. A un tratto, ci fu dal ciclo un fragore, come di vento impetuoso, e pervase tutta la casa dove essi si trovavano. E videro delle lingue che sembravano come di fuoco, dividersi e posarsi sopra ciascuno di loro. Tutti furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo il modo in cui lo Spirito concedeva loro di esprimersi. Ora in Gerusalemme dimoravano pii Giudei di ogni nazione che è sotto il cielo. Udito quel fragore, si radunò una gran folla che rimase sbalordita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua” (Atti c. 1).
Allora Pietro, insieme con gli undici, si fece avanti, alzò la voce e spiegò che quell’evento era stato predetto dal profeta Gioele e che Gesù, risuscitato dai morti, era stato costituito da Dio “Signore e Messia”. Molti presenti, sentendosi il cuore compunto, chiesero a Pietro e agli altri apostoli: “Fratelli, che cosa dobbiamo fare?”. E Pietro disse loro; “Convertitevi e ognuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo”.
Quelli dunque che accettarono la sua esortazione si fecero battezzare, e, in quel luogo, circa tremila persone si associarono alla Chiesa. Ed erano sempre assidui alle istruzioni degli apostoli, alle riunioni comuni, allo spezzamento del pane e alle orazioni. Il timore si era impadronito di ogni anima, poiché per mezzo degli apostoli avvenivano molti segni e prodigi. E tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano fra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno. E frequentavano insieme e assiduamente il tempio ogni giorno; spezzavano il pane di casa in casa; mangiavano insieme con giocondità e semplicità di cuore, lodando Iddio e godendo il favore di tutto il popolo. Il Signore, poi, associava alla Chiesa quelli che di giorno in giorno venivano salvati. (Ivi, c. 2).
La moltitudine dei credenti era di un sol cuore e di un’anima sola. Infatti tra loro non c’era alcun indigente, poiché tutti i padroni di campi o di case, man mano che li vendevano, portavano il ricavato delle cose vendute e lo mettevano a disposizione degli apostoli: poi veniva distribuito a ciascuno secondo la necessità che uno ne aveva.
E gli apostoli, frattanto, con grande energia rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e, verso tutti loro, c’era una gran simpatia. Sicché la moltitudine di uomini e donne credenti nel Signore andava aumentando sempre più. 
Si mosse allora il sommo sacerdote con tutti i suoi seguaci. Al colmo della gelosia afferrarono gli apostoli e li misero nella prigione popolare. Un angelo li mette in libertà- Essi li fanno arrestare dal prefetto del tempio, dove stanno imperterriti a istruire il popolo, intimano loro, dopo averli fatti fustigare, di non parlare affatto nel nome di Gesù. Essi se ne vanno via dal sinedrio giulivi per essere stati ritenuti degni di subire oltraggi a causa di quel nome. E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuano a insegnare e ad annunziare senza posa la buona novella del Messia Gesù, fino a tanto che il martirio di S. Stefano prima, e l’imprigionamento di S. Pietro poi, li costringe provvidenzialmente a disperdersi per il mondo allora conosciuto per fare discepole del Martire del Golgota tutte le nazioni.
Le notizie posteriori riguardanti S. Mattia sono contraddittorie. Tutte però concordano nel dirlo martire. Le sue reliquie, vere o presunte, sono venerate a Roma nella basilica di S. Maria Maggiore.

La tradizione ha tramandato l’immagine di un uomo anziano con in mano un’alabarda-

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 Autore: Guido Pettinati

buon onomastico a chi porta questo nome :-*

Giornata mondiale dell’infermiere


Il decalogo dell’infermiera

 

Non avrai altro biglietto da visita all’infuori del sorriso

Ricordati di “cancellare” te stessa

Ricordati di non dimenticare

Onora la competenza e la preparazione

Bada che Dio sia manifestato in ciò che fai

Con l’affabilità del tuo sorriso, fa benedire Dio

Devi rubare al fratello il peso del dolore

Devi inventare l’amore

Non indurire il cuore con l’abitudine del dolore altrui

Tieni presente, infine, che l’ammalato è sempre un… altro Gesù

La preghiera dell’infermiera:Visualizza l'immagine a schermo intero

O Gesù buon Samaritano, che ti sei chinato sulla folla dei sofferenti, che hai guarito ogni sorta di infermità, fa’ che io abbia la mano dolce, l’anima forte, il cuore compassionevole e l’intenzione soprannaturale.
Dopo aver medicato i corpi, insegnami a tenere nella dovuta stima le anime, a risvegliare in esse le speranze eterne.
Aiutami a nobilitare la mia professione con la freschezza della fede.
Fa’ che nei malati io veda Te e le tue membra doloranti, sempre miri al tuo compiacimento.
Che io alleggerisca il loro peso, come il Cireneo alleggerì il tuo.
Quando giunge il momento supremo, fa’, o Dio Salvatore, che io sia per i moribondi quello che fu la Veronica per Te lungo la via del calvario;
e che, compiendo sino all’ultimo il mio dovere, io imiti presso la spoglia mortale l’esempio di quelle sante donne che raccolsero il Tuo corpo esanime e lo composero nel sepolcro.
O Dio di Risurrezione e di Vita, fammi uno con Te affinché io sia strumento per ridonare la speranza e la gioia della vera vita.

e il pensiero del “pazienteVisualizza l'immagine a schermo intero

Signore, grazie per quanti si prendono cura di noi.

Sostienili con la tua forza

e rendili segno trasparente della cura

che Tu hai per ogni tuo figlio.

Illumina quanti si curano di noi,

quanti cercano di diagnosticare le nostre malattie,

alleviare le nostre sofferenze,

dare fiducia alle nostre attese.

 Benedici le menti, le mani e i cuori

di quanti si accostano alle nostre infermità,

fà che non ci considerino come un caso da studiare,

un organo da curare o un numero da sbrigare,

ma vedano il nostro volto,

comprendano le nostre ansie,

e portino alla luce le nostre risorse interiori.

Ti preghiamo per quanti sono presi da se stessi,

e non hanno tempo di ascoltarci;

fà che scoprano che la saggezza risiede nell’umiltà

e che la guarigione cammina in compagnia della bontà.

Ti preghiamo per coloro che sono stanchi,

stanchi di veder soffrire e di dover capire,

perchè non si arrendano dinanzi alle difficoltà,

ma sappiano rinnovare le loro motivazioni

per ritornare accanto a noi carichi di speranza.

l’eroe dei due mondi ——-> 05 maggio 1860


  

 

oggi ricorrere la celebrazione dell’anniversario della partenza dei 1000 da Quarto….

che 1000 non erano ma bensì  1089

il piu’ giovane di essi aveva 11 anni e era figlio di un ufficiale vedovo…. il piu’ anziano aveva 69 anni….Per la maggior parte i volontari erano Lombardi 434, Veneti 194, Liguri 156, Toscani 78, Siciliani palermitani 45, Stranieri 35; pochissimi i piemontesi, poco più di una decina. Altri 26 erano i siciliani di vari paesi e città dell’Isola. La composizione sociale: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex artigiani, ex commercianti. E una sola donna (la moglie di Crispi).
Di popolino o contadini, quasi nessuno. La composizione politica era una sola, quella di sinistra repubblicana, mentre quella sociale, quasi la metà erano professionisti e intellettuali, l’altra metà artigiani, affaristi, commercianti, e pochissimi  operai

Per quanto riguarda le presenze straniere, spesso taciute dalla storia ufficiale e dai testi scolastici, inglese era il colonnello Giovanni Dunn, così come inglesi furono Peard, Forbes, Speeche (il cui nome, Giuseppe Cesare Abba, non potendo sottacere, trasformò nell’italiano Specchi). Numerosi gli ufficiali ungheresi: Turr, Eber, Erbhardt, Tukory, Teloky, Magyarody. Figgelmesy, Czudafy, Frigyesy e Winklen. La legione ungherese divenne preziosa per l’occupazione della Sicilia e per tante battaglie. La “forza” dei “volontari” polacchi aveva due ufficiali superiori di spicco: Milbitz e Lauge. Fra i turchi spicca Kadir Bey. Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza si deve ricordare Wolff, al quale fu affidato il comando dei disertori tedeschi e svizzeri, già al servizio dei Borbone.

il numero dei caduti. In totale sono circa 80. Di cui a Calatafimi, 34.

punto di rilievo è la richiesta da parte di Abraham Lincoln  Presidente degli Stati Uniti d’America   che voleva Garibaldi come capo dell’esercito statunitense….

CAVOUR FU ASSASSINATO?

La tesi dell’avvelenamento, suffragata da tre documenti “storici”, contrasta con tutta la tradizione storiografica italiota. Mai è stata infatti divulgata la tesi del Cavour ucciso, o meglio fatto avvelenare, da Napoleone III tramite “una giovane donna, d’un viso piacevole” moglie di un commissario di polizia (forse di Parigi), la quale, in cambio di un sostanzioso premio (500.000 lire), si sarebbe prestata allo “scellerato progetto”. 

Costei si porta a Torino, riesce a diventare intrinseca dell’amante del Cavour, una certa Bianca Ronzani, bellissima valchiria prussiana separata dal marito, impresario teatrale fallito, del quale aveva assunto il cognome. Informatasi con molta cautela delle abitudini del Cavour, l’agente segreto in gonnella riesce – secondo l’Ingrato – a dare pratica attuazione al piano diabolico. In un momento di distrazione della Ronzani, intrise di veleno la “tazza di porcellana bianca filettata in oro” da cui il ministro piemontese sorbiva il suo caffè. “Cavour bevve, bevve… e non s’accorse che egli, col caffè, succhiava la morte” che lo rapí cinque giorni dopo.

Autore del testo fu, per richiesta dello stesso eroe dei due mondi,Soprattutto noti, e ancora citati, sono i versi iniziali:

  « Si scopron le tombe, si levano i morti,
I martiri nostri son tutti risorti »
   

ed il ritornello:

  « Va’ fuori d’Italia! va’ fuori ch’è l’ora!
Va’ fuori d’Italia! va’ fuori, stranier! »
   

 

Perché Maggio è il mese della Madonna?


La storia del mese mariano comincia nel Medioevo con il tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura in fiore.

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Evocando la Madonna, la creatura più alta, si potevano unire i temi della natura e della Santa Vergine. Anche il beato Enrico Susso di Costanza (secolo XIV) componeva saluti con i quali dedicava la primavera in genere e maggio in particolare alla Vergine.

La pratica delle prime devozioni risale al secolo XVI. A Roma fu San Filippo Neri a delineare il futuro mese mariano insegnando ai giovani ad ornare le statue della Madonna nel mese di maggio, a cantar lodi in suo onore e a compiere atti di virtù e di mortificazione.

Nasce il “fioretto di maggio”, gli altarini e le funzioni serali …

Ma vediamo più in dettaglio il perché Maggio è mese mariano.

 

Come la maggior parte delle grandi tradizioni popolari, la “marianità” del mese di maggio  non ha un “inventore” ma è piuttosto il risultato di una armoniosa fusione di tradizioni svariate.

Vediamo quali elementi si sono fusi per far sì che maggio diventasse universalmente il “mese della Madonna”!

 Maggio è il mese dell’amore.

Lo è fin dall’antichità. Non solo perché la bellezza della stagione suggerisce pensieri “romantici”,  ma anche per un motivo molto più concreto e pratico:  dopo i rigori dell’inverno (ai quali, con la diffusione del Cristianesimo si aggiunsero i rigori della Quaresima)  lo sbocciare della bella stagione (e, sempre con il diffondersi del Cristianesimo, del tempo pasquale)  diventava l’occasione per organizzare feste popolari: occasione privilegiata per gli incontri fra giovani  e quindi per il nascere di affetti e di progetti matrimoniali.

La letteratura colta e popolare poi insisté molto su questo abbinamento fra maggio e amore, contribuendo così a rafforzarlo e a radicarlo nell’immaginario collettivo.

 Maggio è anche il mese delle rose.

Per la verità adesso non lo è più, da quando l’innesto con una varietà di piccole rose orientali (sec. XIX)

ha dato alle nostre rose la caratteristica che mancava, e cioè la rifiorenza.

Adesso abbiamo rose da aprile a novembre, ma un tempo le rose erano proprie del solo mese di maggio,  il che accentuava la loro preziosità e anche la particolare bellezza di questo mese: e anche questo è un elemento che predispone il terreno alla marianità di maggio.

 Ma ecco subentrare un fatto importantissimo, e cioè la grande “svolta medievale” della devozione mariana.

La esaminiamo in tre passaggi:

 

1. Nei primi secoli del Cristianesimo la Madonna era stata oggetto di grandi riflessioni teologiche:  e fu giusto, perché la cristianità doveva avere ben chiaro il ruolo della Madonna,  il suo legame unico e irripetibile con il Salvatore, la sua reale maternità e la sua perpetua verginità.

 

2. Il Medio Evo, che pure fu epoca di grandi crudeltà,  fu anche epoca di meravigliose intuizioni e di eccezionale passione religiosa.

Fra le grandi intuizioni del Medio Evo ricordiamo (anche se questo non avveniva sempre, ovviamente…!)

la straordinaria valutazione della donna.

Pensiamo alla cavalleria, pensiamo al nostro Dolce Stil Novo: la donna era vista come creatura angelica,

come tramite fra l’uomo e Dio, come “Signora” alla quale consacrare la propria vita  in un rapporto d’amore che spesso era tutto ideale e spirituale.

Ripeto, questo non era la norma, ma era un elemento molto presente, se non nella prassi, almeno a livello di convinzione.

 

3. Per uno stupendo disegno della Provvidenza gli animi imbevuti di questa mentalità  (magari anche solo a livello superficiale) finirono per orientare verso Maria questo concetto altissimo della donna,  e così Maria divenne oggetto non più soltanto di riflessione teologica, ma di appassionato e delicato amore.

I Santi (che sono sempre i grandi profeti di ogni secolo) cominciarono a rivolgersi alla Madonna come innamorati,  fiorivano le cattedrali e le opere d’arte ispirate alla Madonna, per non parlare delle feste e del folklore…

Sì, la Madonna fu veramente la regina del Medio Evo!

Anzi, lo stesso appellativo Madonna nasce proprio in quest’epoca: Mea domina, Signora mia.

Non per niente nelle altre lingue diventerà Notre Dame, Our Lady, Nuestra Señora, Nossa Senhora…

 A questo punto fiorisce spontaneo l’abbinamento: maggio è il mese dell’amore,  Maria è la donna amata per eccellenza:  dunque Maggio è il mese di Maria!

 Dal Medio Evo in poi il fiorire progressivo di tradizioni in questo senso è stato insieme conseguenza e causa

di questa bella equivalenza. E’ vero che ci sono voluti dei secoli per arrivare alle forme di devozione odierne.

Ma le radici profonde sono qui, in questo abbinare Maria e amore.

 Ma a questo punto sta bene anche qualche data!

La prima documentazione scritta della marianità di maggio compare in una composizione del re-poeta Alfonso di Castiglia (morto nel 1284) e in uno scritto del beato Susone (morto nel 1336).

Nel secolo XIV a Parigi il primo maggio si celebrava una paraliturgia mariana.

Possiamo però supporre che nell’animo popolare la marianità di maggio fosse già ben presente:  è con il Medio Evo tra l’altro che nasce il Rosario: siccome alla donna amata si offrono ghirlande di rose,  ecco che a Maria si offrono ghirlande di Ave Maria.

Il legame del Rosario con maggio (anche se non è l’unico che caratterizza questa preghiera mariana) è evidente, se non altro nella denominazione.

 

Nel ‘500, forse per arginare il carattere pagano delle feste primaverili, i predicatori  e i pastori d’anime incoraggiarono con forza il maggio mariano: tra essi spicca San Filippo Neri.

 

Nel ‘600 fioriscono pubblicazioni specifiche sul mese di maggio, che nel ‘700 ha ormai trovato una stabile caratterizzazione  e una prassi comune fatta di preghiere, canti, pratiche devote da distribuire lungo il mese, testi di meditazione abbinati ai vari giorni.

I Mesi di Maggio si moltiplicano ovunque, nelle tipografie come nella pratica della vita quotidiana !

 

Il secolo XIX accentua la marianità di maggio e così pure la prima metà del ‘900.

Oggi, dopo alcuni decenni di doloroso oscuramente della marianità di maggio e della devozione mariana in generale, sembra di assistere a un bel rifiorire dell’amore per la Madonna, con le debite conseguenze, ì maggio compreso.

E concludendo ci accorgiamo di non avere risposto con precisione alla domanda:

Quando è nato il maggio mariano?

Ma non è possibile farlo con esattezza, ed è bello che sia così:  perché abbinare maggio alla Madonna, non fu l’intuizione di un singolo,  ma un’esigenza del cuore di tutto un popolo semplice e innamorato.

 

Tratto da sito http://www.pastoralespiritualita.it/Articoli-Rubriche/Con-Maria-verso-Gesu/Perche-Maggio-e-il-mese-della-Madonna.html

La strage dell’Heysel


dal web
download (2)La strage dell’Heysel fu una tragedia avvenuta il 29 maggio 1985, poco prima dell’inizio della finale di Coppa dei Campioni di calcio tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles, in cui morirono 39 persone, di cui 32 italiane, e ne rimasero ferite oltre 600.

Ai molti tifosi italiani, buona parte dei quali proveniva da club organizzati, fu assegnata la tribuna N, che si trovava nella curva opposta a quella riservata ai tifosi inglesi; molti altri tifosi organizzatisi autonomamente, anche nell’acquisto dei biglietti, si trovavano invece nella tribuna Z, separata da due basse reti metalliche dalla curva dei tifosi del Liverpool, ai quali si unirono anche tifosi del Chelsea, noti per la loro violenza (si facevano chiamare headhunters, “cacciatori di teste”).
Circa un’ora prima della partita i tifosi inglesi più accesi (i cosiddetti hooligan) cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate, cercando il take an end (“prendi la curva”) e sfondando le reti divisorie: memori degli incidenti della finale di Roma di un anno prima, si aspettavano forse una reazione altrettanto violenta da parte dei tifosi juventini, reazione che non sarebbe mai potuta esserci, dato che la tifoseria organizzata bianconera era situata nella curva opposta. Gli inglesi sostennero di aver caricato più volte a scopo intimidatorio, ma i semplici spettatori, juventini e non, impauriti, anche per il mancato intervento e per l’assoluta impreparazione delle forze dell’ordine belghe, che ingenuamente ostacolavano la fuga degli italiani verso il campo manganellandoli, furono costretti ad arretrare, ammassandosi contro il muro opposto al settore della curva occupato dai sostenitori del Liverpool.

Nella grande ressa che venne a crearsi, alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri si ferirono contro le recinzioni. Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d’uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco. Dall’altra parte dello stadio i tifosi juventini del settore N e tutti gli altri sportivi accorsi allo stadio sentirono le voci dello speaker e dei capitani delle due squadre che invitavano alla calma, senza tuttavia capire quello che stava realmente accadendo. Un battaglione mobile della polizia belga, di stanza a un chilometro dallo stadio, giunse finalmente dopo più di mezz’ora per ristabilire l’ordine, trovando il campo e gli spalti nel caos più totale, invasi da frange inferocite di tifoseria bianconera.

Gli scampati alla tragedia si rivolsero ai giornalisti in tribuna stampa perché telefonassero in Italia, per rassicurare i familiari. I morti furono 39, dei quali 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Oltre 600 i feriti. La diretta televisiva dell’incontro su Rai 2 si aprì con il video volontariamente oscurato, mentre il costernato commentatore Bruno Pizzul tentava di attribuire l’imprevisto a cause tecniche; tuttavia il TG1 nel giro di pochi minuti iniziò a riportare le immagini degli incidenti e degli spettatori che cadevano a frotte nella scalinata, cosicché i telespettatori in attesa poterono comunque apprendere della tragedia in atto.

Si decise di giocare ugualmente la partita, poi vinta dalla Juventus; la decisione fu presa dalle forze dell’ordine belghe e dai dirigenti UEFA, per evitare ulteriori tensioni, con i giocatori di entrambe le squadre che non erano a conoscenza di quanto avvenuto, come confermato da Boniek in una intervista. Pizzul accolse con disappunto la decisione di disputare comunque l’incontro, promettendo al pubblico di commentarlo “nel modo più asettico possibile”. La televisione tedesca si rifiutò di trasmettere la partita, mentre quella austriaca, pur non interrompendo la diretta, sospese la radiocronaca, mettendo in sovrimpressione una scritta che recitava: “Questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva”.

 Alcuni giocatori della Juventus, tra cui il suo leader Michel Platini, autore della rete decisiva, furono molto criticati per essersi lasciati andare a esultanze eccessive vista la gravità degli eventi, ma la gioia durò poco: infatti lo stesso Platini il giorno dopo, quando tutti eran venuti a conoscenza della morte di 39 persone, dichiarò al giornalista RAI Franco Costa che di fronte a una tragedia di quel genere i festeggiamenti sportivi passavano in secondo piano. Anche Giampiero Boniperti, presidente bianconero, affermò che di fronte a quella situazione non era il caso di festeggiare la vittoria mentre il sindaco di Torino censurò l’esultanza nelle strade dei concittadini tifosi.

Nel 1995, in occasione del 10º anniversario della strage, Platini affermò in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa che i giocatori erano a conoscenza solo parzialmente dell’accaduto e che i festeggiamenti per la vittoria insieme al resto della tifoseria juventina presente allo stadio, quasi ignara della vera situazione, fossero gesti spontanei. In una intervista Zbigniew Boniek ha dichiarato che non avrebbe voluto giocare quella partita e che non ritirò il premio partita per quella vittoria, mentre nel 2005 Marco Tardelli si è scusato per i festeggiamenti nel corso di un’intervista televisiva.
Alcuni dirigenti juventini e Michel Platini si recarono a fare visita ai feriti gravemente negli ospedali della zona, mentre nella camera mortuaria allestita all’interno di una caserma, i parenti delle vittime furono accolti dal Re Baldovino e dalla consorte Fabiola. Nei giorni successivi l’UEFA, su proposta del Governo di Londra e visti altri simili precedenti, come il disastro di Bradford avvenuto soli 18 giorni prima, decise di escludere le squadre inglesi a tempo indeterminato dalle Coppe europee e il Liverpool per ulteriori tre stagioni (poi ridotte a una). Il provvedimento fu applicato fino al 1990, un anno dopo la strage di Hillsborough, che vide protagonisti i tifosi del Liverpool, una tragedia consumatasi non per aggressione di facinorosi, ma per inadempienze dei servizi d’ordine.

Le vittime
Rocco Acerra (28)
Bruno Balli (50)
Alfons Bos (35)
Giancarlo Bruschera (35)
Andrea Casula (11)
Giovanni Casula (44)
Nino Cerullo (24)
Willy Chielens (41)
Giuseppina Conti (17)
Dirk Daeneckx (38)
Dionisio Fabbro (51)
Jaques François (45)
Eugenio Gagliano (35)
Francesco Galli (25)
Giancarlo Gonelli (20)
Alberto Guarini (21)
Giovacchino Landini (50)
Roberto Lorentini (31)
Barbara Lusci (58)
Franco Martelli (22)
Loris Messore (28)
Gianni Mastroiaco (20)
Sergio Mazzino (38)
Luciano Rocco Papaluca (38)
Luigi Pidone (31)
Benito Pistolato (50)
Patrick Radcliffe (38)
Domenico Ragazzi (44)
Antonio Ragnanese (29)
Claude Robert
Mario Ronchi (43)
Domenico Russo (28)
Tarcisio Salvi (49)
Gianfranco Sarto (47)
Amedeo Giuseppe Spolaore (55)
Mario Spanu (41)
Tarcisio Venturin (23)
Jean Michel Walla (32)
Claudio Zavaroni (28)

♠ 20 maggio


1506: all’età di 55 anni muore, in totale povertà, Cristoforo Colombo, esploratore

 fonte dal web

Nel 1294 Papa Celestino V “fece per viltade il gran rifiuto”, così definì Dante tale gesto. Pietro del Morrone era il suo nome e, per lungo tempo, aveva vissuto da eremita. Eletto Papa il 29 agosto 1292, capitolò dinanzi all’irruenza di Carlo d’Angiò.”

Non c’è pericolo, signori!”: così disse nel maggio 1857 l’inventore americano Elisha Graves Otis, cercando di invogliare i clienti dei grandi magazzini di New York a salire sull’ascensore da lui realizzato. Il primo tipo con motore elettrico farà invece la sua comparsa nel 1880, grazie al tedesco Werner von Siemens.

jeans

Levi Strauss e Jacob Davis brevettano i blue jeans

IUn tessuto simile veniva prodotto in Italia e adoperato per i pantaloni dei marinai genovesi, chiamati per questo “jeans” (da Jeane, termine inglese che indica la città di Genova). Con quest’ultimo nome iniziò nel 1870 una produzione in serie di pantaloni da lavoro, affidandosi a un rete di cucitrici. Presto si rese conto dell’estrema fragilità dei suoi capi, che cedevano specie all’altezza delle tasche.

Uno di questi modelli finì per caso tra le mani di Jacob Davis, un sarto di origini lettoni, che si trovò a doverli riparare per un signore di considerevole stazza. Gli venne l’idea di rinforzarli con piccoli rivetti (giunti di metallo), aggiunti all’attaccatura delle tasche e in altri punti critici, constatando che in questo modo il pantalone diventava più resistente. Informò tramite lettera Strauss della sua preziosa modifica, esortandolo a proteggere l’invenzione con una richiesta di brevetto e promettendogli la metà dei diritti.

L’altro accettò e il 20 maggio del 1873 si videro riconosciuto il brevetto n° 139.121, assegnato al modello jeans “XX”, che presentava la doppia cucitura sulle tasche (detta “The Arcuate”) e l’etichetta di cuoio sul retro, a destra. Il logo Levi’s cominciò ad apparire dal 1886, quando si passò alla produzione su scala industriale, con l’apertura delle prime due fabbriche in California. Quattro anni dopo debuttò lo storico modello 501, dove la cifra indicava il numero della partita dei nuovi pantaloni.

Alle 04:03:52 un forte sisma della durata di venti secondi di magnitudo del momento sismico pari a 5.9, preceduto qualche ora prima (esattamente alle 01:13 e alle 01:42) da due scosse di MI 4,1 (Mw 3,98)[19] e 2,2, si è fatto sentire in tutto il Nord e parte del Centro Italia, facendo risvegliare la maggior parte delle persone, con epicentro a Finale Emilia a 6,3 km di profondità

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1996 – A Cannatello, una contrada di Santa Margherita Belice (Agrigento), viene arrestato Giovanni Brusca, il boia della strage di Capaci

 

2006 – Completata in Cina la costruzione della Diga delle Tre Gole, la più grande opera idraulica del pianeta

♠ 4 maggio


1626: gli indiani pellerossa vendono l’isola di  Manhattan in cambio di vestiti e bottoni, per un valore complessivo di 24 dollari.gif_animate_cowboys_01

1949
dopo aver vinto 5 scudetti tra il 1942 e il 1949, capitanata da Valentino Mazzola, l’intera squadra del Torino perisce nello schianto dell’aereo su cui vola contro la collina di Superga (Torino)

Quel giorno ci lasciarono…
Giocatori 

Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert
Dirigenti 
Arnaldo Agnisetta, Ippolito Civalleri
Allenatori 
Egri Erbstein, Leslie Levesley
Giornalisti 
Renato Casalbore, Renato Tosatti, Luigi Cavallero
Equipaggio 
Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi, Antonio Pangrazi

Superga3dal web le info