l’ultima visita


Toc, bussando con aria decisa
il respiro non aspetta di fingere la paura
nuova visita stà entrando in casa
piccoli passi senza udire rumore
mi porterà via senza interpellarmi
non avrò più un altra occasione
si muore una sola volta e intendo gustare
il piacere provato di morire mortale
ricorderò l’ istante nell’ attimo eterno
in cui chiuderò gli occhi per vedere il mondo
non saluterò perché tutti torneranno
chi prima chi dopo chi ogni giorno
la morte va presa come la vita
quando la vivi ti accorgi che é finita!
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IL QUADERNETTO


  Un turista si fermò, per caso, nei pressi di un grazioso villaggio immerso nella campagna.
 
La sua attenzione fu attirata dal piccolo cimitero:
era circondato da un recinto di legno lucido e c’erano tanti alberi, uccelli e fiori incantevoli.
 
Il turista s’incamminò lentamente in mezzo alle lapidi bianche distribuite a casaccio in mezzo agli alberi.
 
Cominciò a leggere le iscrizioni.
La prima:
Giovanni Tareg, visse 8 anni, 6 mesi, 2 settimane e 3 giorni.
Un bambino così piccolo seppellito in quel luogo…
 
Incuriosito, l’uomo lesse l’iscrizione sulla pietra di fianco, diceva:
Denis Kalib, visse 5 anni, 8 mesi e 3 settimane.
Un altro bambino…
 
Una per una prese a leggere le lapidi.
Recavano tutte iscrizioni simili: il nome e il tempo di vita esatto del defunto, ma la persona che aveva vissuto più a lungo aveva superato a malapena gli undici anni…
Si sentì pervadere da un grande dolore, si sedette e scoppiò in lacrime.
 
Una persona anziana che stava passando rimase a guardarlo piangere in silenzio e poi gli chiese se stesse piangendo per qualche famigliare.
“No, no, nessun famigliare”, disse il turista, “ma che cosa succede in questo paese?
Che cosa c’è di così terribile da queste parti?
Quale orribile maledizione grava su questa gente, per cui tutti muoiono bambini?”.
 
L’anziano sorrise e disse:
“Stia sereno. Non esiste nessuna maledizione.
Semplicemente qui seguiamo un’antica usanza.
Quando un giovane compie quindici anni, i suoi genitori gli regalano un quadernetto, come questo qui che tengo appeso al collo.
Ed è tradizione che a partire da quel momento, ogni volta che uno di noi vive intensamente qualcosa apre il quadernetto e annota quanto tempo è durato il momento di intensa e profonda felicità.
Si è innamorato… Per quanto tempo è durata la grande passione?
Una settimana? Due? Tre settimane e mezzo?
E poi… l’emozione del primo bacio quanto è durata?
Il minuto e mezzo del bacio? Due giorni? Una settimana?
E la gravidanza o la nascita del primo figlio?
E il matrimonio degli amici?
E il viaggio più considerato?
E l’incontro con il fratello che ritorna da un paese lontano?
Per quanto tempo è durato il piacere di quelle situazioni?
Ore? Giorni?
E così continuiamo ad annotare sul quadernetto ciascun momento in cui assaporiamo il piacere… ciascun momento.
Quando qualcuno muore, è nostra abitudine aprire il suo quadernetto e sommare il tempo in cui ha assaporato una soddisfazione piena e perfetta per scriverlo sulla sua tomba, perché secondo noi quello è l’unico, vero tempo vissuto”.
 
 
 
Non limitarti ad esistere… vivi!
Non limitarti a toccare… senti!
Non limitarti a guardare… vedi!
Non limitarti a udire… ascolta!
Non limitarti a parlare… dì qualcosa!
 

Photobucket….stupenda idea ci darebbe il modo di fermarci e

contare i nostri bei momenti!

Al termine della strada


(Joseph Folliet)

Al termine della strada,
non c’è la strada
ma il traguardo.

Al termine della scalata,
non c’è la scalata
ma la sommità.

Al termine della notte,
non c’è la notte
ma l’aurora.

Al termine dell’inverno,
non c’è l’inverno
ma la primavera.

Al termine della disperazione,
non c’è la disperazione
ma la speranza.

Al termine della morte,
non c’è la morte
ma la vita.

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toc toc


Toc, bussando con aria decisa
il respiro non aspetta di fingere la paura
nuova visita stà entrando in casa
piccoli passi senza udire rumore
mi porterà via senza interpellarmi
non avrò più un altra occasione
si muore una sola volta e intendo gustare
il piacere provato di morire mortale
ricorderò l’ istante nell’ attimo eterno
in cui chiuderò gli occhi per vedere il mondo
non saluterò perché tutti torneranno
chi prima chi dopo chi ogni giorno
la morte va presa come la vita
quando la vivi ti accorgi che é finita

addio…. anzi arriverderci


dal web 

C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. 
La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. 

Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. 

Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso. 
“Sei veramente fortunato, vecchio mio”, diceva Giovanni al gelso. 
“Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l’inverno, poi tutto ricomincerà. Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito”. 
Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: “Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…”. 

Giovanni agitava il testone e brontolava: “Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. 
Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta”. 
“Ma Giovanni”, chiese una volta il gelso, “tu non sogni mai?”. Il bruco arrossì. “Qualche volta”, rispose timidamente. “E che cosa sogni?”. 
“Gli angeli”, disse, “creature che volano, in un mondo stupendo”. 
“E nel sogno sei uno di quelli?”. “…Sì”, mormorò con un fil di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. “Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!”. Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. “Chi ti mette queste idee in testa?”, brontolava Pierbruco. 

“Il tempo vola, non c’è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi! “Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati…”. “Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni”, rispondeva l’amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. “Presto tutto finirà…scrunch… Non c’è niente dopo…scrunch… Certo, io mangio..scrunch, bevo e mi diverto più che posso…scrunch… ma…scrunch…non sono felice…scrunch. 

I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni”, bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. “Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l’ultimo. 
Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!”. “Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! 

Arrivederci, Giovanni!”, sorrise il gelso. “Ti sbagli gelso. Questo…sigh…è…è un addio, amico!”, disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. “Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!”. 

Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. “Oh”, ribatté il gelso, “vedrai”. E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. “Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?”. “Ciao Giovanni! 
Hai visto, che avevo ragione io?”sorrise il vecchio albero. 
“O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?”. 

Parlare di risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi.
Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi.
Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola? Nulla di male, sia ben chiaro. Ma la loro vita è tutta qui. Per loro, la parola risurrezione non significa nulla.
Eppure non sono felici…

sito

Chi dice che sia un punto di arrivo.


c’è chi dice che la morte sia un punto di arrivo,
c’è chi come me sostiene che sia solo l’inizio per questo
stamattina sono andata al funerale della mia vicina di casa con la tristezza nel cuore per il marito che resta qui- lei era una nonnina di 96 anni colta improvvisamente da un infarto,
ne aveva passate tante e negli ultimi anni la perdita della figlia
la faceva quasi sentire in colpa di essere sopravvissuta lei.
Il marito: un tenero nonnino di 101 anni ora, temo che  ora si lasci andare- anche se è sempre stato lui il tosto della coppia… lui che ogni mattina scende per comprare il pane e al pomeriggio esce per la sua partitina a bocce. Una lucidità mentale non da tutti, è un piacere sempre conversare con lui… mica come con i miei coetanei che mi ripetono 10 volte le stesse cose in dieci minuti!
Insomma 80 anni di vita comune, di matrimonio, di dedizione e amore reciproco.
Lei ora sicuramente sarà appagata e felice di poter rivedere ed abbracciare la figlia.
80 anni di comunione matrimoniale è un vero dono!

venerdì 2 giugno 1882


 moriva Giuseppe Garibaldi: Nato a Nizza e morto a Caprera nel 1882, è stato un generale, patriota e condottiero. L’eroe dei due mondi, così soprannominato perché compì grandi imprese militari sia in Europa che in America meridionale, fu il più importante personaggio del Risorgimento.

In stretto contatto con i mazziniani, partecipò ai moti di Genova, alla Seconda guerra d’Indipendenza come generale dell’Esercito Piemontese e organizzò la famosa Spedizione dei Mille. Partecipò, anche, alla Terza guerra d’Indipendenza e alla guerra Franco-Prussiana a fianco dei francesi.

Considerato un eroe nazionale per gli italiani, nonché uno dei personaggi storici più celebri al mondo, Garibaldi girò per il mondo essendo ufficiale di navi mercantili e, successivamente, capitano di lungo corso al comando. Fu anche un difensore dei diritti degli animali e il promotore della prima associazione italiana nata in difesa dei loro diritti, la “Regia società torinese protettrice degli animali”, oggi ENPA.

Morì a 75 anni, per una paralisi della faringe che gli impedì di respirare. La sua salma è custodita a Caprera nel cosiddetto “Compendio garibaldino”. Negli anni numerose sono state le emissioni filateliche realizzate per onorare l’eroe dei due mondi, tanto in Italia che all’estero e, in quasi tutte le città italiane, c’è una sua statua. In quasi tutte, il suo sguardo è rivolto verso Roma: la città che non riuscì mai a conquistare.

info dal web

Voi vorreste conoscere il segreto della morte?


Sulla morte di Kahlil Gibran
Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

 

L’origine della morte


La Luna una volta mandò un insetto agli uomini dicendo:

– Và dagli uomini e di loro: “Come io muoio, e morendo vivo; così anche voi morirete, e morendo vivrete”.

L’insetto partì con il messaggio, ma mentre era in cammino lo raggiunse la lepre, che gli chiese:

– Che incarico ti hanno dato?

L’insetto rispose:

– Mi manda la Luna dagli uomini a dir loro che come lei muore e morendo vive, così loro moriranno e morendo vivranno.

La lepre disse:

– Visto che come corridore tu vali poco, ci vado io.

Dette queste parole scappò via, e quando giunse dagli uomini disse loro:

– La Luna mi manda a dirvi: “Come io muoio e morendo perisco, allo stesso modo anche voi morirete e sarete finiti per sempre”.

Poi la lepre tornò dalla Luna e le disse quello che aveva detto agli uomini.  La Luna la rimproverò imbestialita, dicendo:

– Come ti permetti di dire alla gente una cosa che io non ho detto?

La Luna afferrò un pezzo di legno e colpì la lepre sul muso. Da quel giorno la lepre ha il muso spaccato,  ma gli uomini credono a ciò che la lepre ha detto loro. 

buona domenica 7924949001

 

cos’è morire???


 hai paura della morte ?

la morte: un punto in comune tra tutti gli esseri viventi. ma riflettiamo un attimo sulla morte degli esseri umani. tu hai paura di morire? se si, ti sei chiesto perchè? chissà quante volte ci saremo chiesti, cosa c’è dopo la nostra vita terrena, sicuri che davvero ci sia qualcosa? spesso si dice che si ritorna là dove eravamo prima di nascere :-((, si ma dove eravamo prima di venire al mondo?  gli atei ci paragonano a degli animali negando che ci sia un’anima che sopravviva al corpo-quindi per loro la morte è la fine di tutto. secondo alcuni culti orientali  ( buddisti,induisti…)credono nella teoria della reincarnazione, quindi per loro la morte è solo un passaggio, l’anima continua a passare da un essere umano all’altro. le religioni africane insegnano che i morti diventano spiriti prottetori, ma chi muore di morte violenta, i disabili e i bambini rimangono spiriti vaganti e a volte anche pericolosi. La religione Ebraica si basa sull’Antico Testamento (i primi 39 libri della Bibbia), e insegna che vi sarà la risurrezione di tutti gli esseri umani dopo il Giudizio finale da parte di Dio. inoltre, insegna che quando si muore, l’anima lascia il corpo e raggiunge tutte le altre anime che riposano nello Sheol (regno dei morti). la religione Islamica – che, lo ricordiamo, fu basata parzialmente sull’Ebraismo – insegna l’esistenza dell’anima, e l’esistenza di un giorno destinato al Giudizio finale (chiamato “l’ultimo giorno”). L’Islam insegna che chi non crede in Allah è destinato all’inferno; chi invece è stato sufficientemente giusto potrà contemplare Allah. Alcune sette pseudocristiane come i Testimoni di Geova insegnano a non credere nel cielo e nell’inferno, e fondono il concetto di paradiso con quello di vita terrena. Il loro pensiero è che i morti che saranno stati sufficientemente giusti, un giorno ricominceranno a vivere “una nuova vita su una terra paradisiaca” (in questo mondo)-   il Cattolicesimo, rifacendosi in parte alla Bibbia ma anche, in larga misura alle tradizioni religiose romane, insegna che quando si muore esistono tre destinazioni possibili per l’anima del defunto: paradiso, inferno, e purgatorio (la Bibbia invece parla soltanto dei primi due, e ammette due sole condizioni possibili per i defunti: salvati, e non salvati). Secondo la chiesa cattolica, il purgatorio è un luogo di tormento dove vanno coloro che muoiono in grazia, a espiare la pena dovuta per i loro peccati. I parenti che vogliono aiutare un defunto a uscire del purgatorio possono rivolgersi alla chiesa cattolica, la quale effettuerà una messa di suffragio per “aiutarli”. Il Cattolicesimo inoltre, come certe religioni africane, insegna che i defunti ci ascoltano e ci aiutano, e che vanno pregati. attenzione però: occorre  distinguere tra la cessazione della vita fisica e la morte eterna.La morte eterna,si intende  la vita senza Dio, una vita di sofferenza dopo la morte terrena-

Il vero dilemma allora è questo: dove andrà il mio spirito dopo che il mio corpo fisico muore? Se il mio spirito è eterno, dove passerò il resto dell’eternità: con Dio, o separato da Dio?

Esistono 2 casi:

1) Senza il peccato.

Se al momento della mia morte sono senza peccato vuol dire che sono unito a Dio nello spirito, non c’è più alcuna separazione. Se sono unito a Dio nello spirito, quando il mio corpo muore, il mio spirito andrà direttamente da Dio ed io vivrò per l’eternità con Lui. Senza il peccato, io ho accesso alla presenza di Dio per sempre. Questa è la vita eterna, il poter vivere con Dio eternamente, insieme a Lui.

2) Con il peccato.

Se invece quando muoio sono nel peccato, io non sono unito a Dio nello spirito e non posso riconciliarmi con Lui. Il peccato mi separa da Dio e non mi permette di vivere con Lui, perché Dio è Santo e non può convivere con il peccato. Morendo nel peccato, sono costretto a vivere per l’eternità separato da Dio.

in questa poca esperienza di vita che ho fatto, mi sono accorta piu’ volte che chi non crede, vive il momento  doloroso della morte di un loro caro in modo davvero penoso, non trovano pace, rodono i loro giorni desolati nella loro afflizione, sono sempre arrabbiati anche con Dio, e imputano a lui la responsabilità del loro lutto. chi crede, soffre certamente per la perdita del proprio caro ma in cuor suo ha la consapevolezza che ha solo iniziato una nuova vita e lascia da parte l’egoismo di volerlo ancora tutto per se ed accetta con fede ciò che  succede. ma attenzione: non accetta con rassegnazione, perchè tanto non c’è via  d’uscita- ma con amore, perchè ha fede. Quando Giovanni, nell’Apocalisse 22,13, fa dire al suo Cristo: “Il sono il Primo e l’Ultimo, l’Alfa e l’Omega, l’Inizio e la Fine, l’Origine e il Punto d’arrivo” probabilmente aveva davvero compreso già tutto.  la cosa su cui bisognerebbe riflettere è  perché il mondo animale non ha consapevolezza della morte?perché solo l’essere umano lo percepisce chiaramente ?

E’ come se tra l’alfa e l’omega vi fosse qualcosa di così peculiare da non essere percepito dal mondo animale. Gli animali vivono il processo in maniera, istintiva.

Perché invece questo processo è per l’essere umano così peculiare? Il motivo forse risiede nel fatto che nello spazio intermedio che separa l’inizio dalla fine, l’essere umano si gioca tutte le possibili forme della propria libertà. Cioè all’essere umano è stata data la facoltà di scelta e quindi la consapevolezza di dover fare la scelta migliore, quella più conforme alla sua natura originaria. se pensiamo alle esperienze di vita, molto più importante  è il dolore, anche perché di questo noi possiamo conservare un ricordo, che poi può servirci per sopportare meglio il dolore la volta successiva.

essoci fortifica, la morte ci distrugge o, se vogliamo, ci libera dal peso di un dolore insopportabile, sempre che la morte sia per così dire “naturale” e non ci colga di sorpresa.

Noi possiamo avere esperienza solo della morte altrui, che ci addolora in misura proporzionale ai sentimenti provati per quella persona in vita.

Il motivo  base per cui non riusciamo ad accettare la morte è dovuto al fatto egoistico  che per istinto rifiutiamo l’idea che ci venga a mancare una persona amata. Ma una vita che abbia condotto un’esistenza normale, di regola avverte la morte come un fenomeno naturale, che pone fine a una vita che si sta logorando. E’ proprio la consapevolezza di veder deperire fisicamente il corpo che induce a vedere la morte come una soluzione liberatoria.

Anzi, si potrebbe dire che si avverte la fine come prossima quando la vita in generale,  viene percepita come un peso insopportabile.

Il corpo è un involucro soggetto a decomporsi: quando si comincia ad avere consapevolezza di questo, si comincia anche a desiderare di vivere una nuova condizione.

Se la morte di un essere umano fosse qualcosa di assolutamente sconvolgente, le sue conseguenze sarebbero irreparabili. Invece la vita continua. Questa stessa espressione generica  che spesso diciamo: “la vita continua” la intendiamo in riferimento a quella terrestre; in realtà dovremmo intenderla in riferimento alla vita in generale-  La vita continua “per tutti” – così andrebbe interpretata. La morte, dunque, è solo trasformazione. Tra vita e morte, dal punto di vista fisico, non c’è alcuna differenza: la morte non è che la modalità del passaggio da una forma di vita a un’altra. non ricordo quale filosofo del passato sosteneva che  non bisognava avere paura della morte -perchè semplicemente quando c’è lei noi non ci siamo- pensavo l’altro giorno quando ho scoperto che esiste una vongola che vive 400 anni (io sapevo la tartaruga sui 200 anni) che siamo fortunati a non avere cosi tanto tempo… non oso immaginare che noia. voi di tutto ciò che idea avete?

 

 

 

 

365 giorni dopo si arriva al giro di boa


Oggi sono venuta a trovarti

ho accarezzato la tua foto

come se potessi accarezzare te

mi manchi papà…

Pensavo che la tua morte,

fosso un dolore insopportabile da sopportare

ma ho capito invece

che la tua vita è stata un Dono d’ amore

che mi ha fatto crescere.

Però ora a differenza dei primi giorni

ho male al cuore in modo fisico…

come se fosse chiuso in un pugno…

stretto stretto

ti sento vicino a me..

io vengo da te, ma lo so che tu non sei qui…

io ti sento nell’orizzonte infinito

ti sento al cospetto di Dio

ti sento nel sangue che ho nelle vene

tu ora non vedi, penserebbe qualcuno…

invece si sbaglia! –  tu vedi con i miei occhi,senti con le mie orecchie

e sei in ogni battito del mio cuore.

si pensa che nascendo si inizia il cammino

ma non è così, in realtà

siamo sulla ruota della vita e

la fine è l’ inizio e

l’inizio è la fine.

ciao papà, tienimi stretta a te.

Rosa

 

cremazione si o no ?


eccomi….
torno a voi, augurandovi buon pm, e desiderosa di confrontarmi con voi sul discorso della cremazione, sn curiosa di sapere cosa ne pensate voi.
Io, da parte mia devo dire che con il passare degli anni la mia posizione l’ho riveduta, prima avevo proprio vero  rigetto solo al pensiero, ora invece, crescendo e maturando esperienze anche dolorose sto seriamente pensando che poi nn è una scelta cosi tanto <incivile>.
la cremazione nn è una pratica cruda, e nn è x i laici- come di primo acchito viene da pensare:  la chiesa Cattolica consente liberamente ai suoi fedeli la cremazione fin dal 1963. Molti ns parroci hanno fatto questa scelta, anche se devo dire che nessun Papa, mi risulti che l’abbia scelta. La Chiesa Valdese e le altre Chiese cristiane evangeliche sono sempre state favorevoli alla cremazione.“La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi” (Catechismo della Chiesa Cattolica – Paragrafo dedicato al rispetto dei morti nel Compendio).

Riguardo, la conservazione delle ceneri o la dispersione nn ho ancora le idee molto chiare-xò io ritengo, che dovrebbero essere comunque essere conservate in un luogo sacro, l’idea che vengano sparse … nn mi piace…. nn mi piace, xkè penso anche che sia un modo di sbarazzarsi della memoria del ns caro defunto- in modo troppo sbrigativo .- nn rimane nulla…nessuna possibilità di avere un legame con il passato se non i ricordi che xò sono solo personali e
non condivido nemmeno l’affidamento ripartito fra i parenti e la conservazione in casa, x quando riguarda la dispersione in mare -???-… emh… lo stesso sn molto titubante… ad es qui in liguria, possono essere  calate nel mare dentro l’apposita urna biodegradabile… ok.- ma è  questione di anni che questi atomi  di cenere diverranno prelibato nutrimento x i ns pesci…x cosi tornare in circolo con la catena alimentare… perchè prima o poi mangeremo il pesciolino che probabilmente si sarà nutrito del ns caro defunto.

 NO! eticamente nn mi piace.

l’idea della cremazione fino ad oggi l’ho sempre erroneamente legata ai ricordi di Auschwitz alla crudeltà dei forni intesi con quell’associazione di pensiero- mentre invece nn pensavo mai pur sapendo dalla storia  che La cremazione è una pratica nota fin dalla preistoria e dai popoli più evoluti come ad esempio i Greci ed i Romani.
Con il progresso dei popoli, le pire sono state sostituite dai forni crematori che, attraverso modifiche e miglioramenti, sono giunti alla perfezione dei giorni nostri.
La cremazione è entrata ufficialmente nel nostro ordinamento giuridico, con la Legge Sanitaria del 1888

 

La prima cremazione a genova  avvenne il 4 settembre 1902. L’avvenimento ebbe un notevole rilievo storico e culturale, in quanto – in tale data – fu cremata la salma del Socio benefattore Cav. Luigi Maria D’Albertis.
Nel corso del 1980 l’Ente  di genova ha eseguito 253 cremazioni, mentre nel 2010 sono state eseguite 5.568 cremazioni.
Sotto il profilo igenico ed ecologico, la cremazione evita il propagarsi di malattie, d’infezioni e di epidemie che possono avere origine dalle salme sepolte e non causa ovviamente alcun inquinamento delle acque che filtrano attraverso i campi di sepolture dei Cimiteri.
La cremazione é un rito uguale per tutti, il quale evita il triste disfacimento dei corpi.inoltre,  La cremazione costa molto meno di una normale inumazione in loculi cimiteriali od in tombe di famiglia, in quanto il volume delle urne cinerarie è notevolmente inferiore a quello dei feretri. ora che vi ho dato a cui pensare vi chiedo 
quali sn le vs emozioni a riguardo? ma sarà vero che in giappone è obbligatoria x tutti???…. sarà x questo che nn si vede mai un funerale di un giapponese o cinese??no, nn può essere 🙂  ho sparato una delle mie… 🙂 se conoscete usanze e tradizioni antiche raccontatele… forse possiamo ampliare la ns mentalità a riguardo.

Un abbraccio grande a tutti con un sorriso grande anche se l’argomento

era un pò… <cupo>… ma la vita è anche questa— ciaooo a dopo

marco,  ha sviluppato in modo assai ben articolato l’argomento… vi rimando alle sue pagine:

http://mbj1.wordpress.com/2011/04/15/riflettere-fa-bene-allanimo/