morte Mussolini


il 28 aprile 1945 moriva mussolini….
il 29  — i corpi di Benito Mussolini, Claretta Petacci e 15 gerarchi vengono esposti in piazzale Loreto, a Milano

questa è la storia…. riflettiamo ora sul presentePensieroso

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archivio centrale dello stato


Ogni scheda è un romanzo, il resoconto dettagliato di dieci, a volte anche venti anni di vita. Dentro ci sono le preferenze politiche, le inclinazioni sessuali, la corrispondenza intercettata, il ritratto delle prezzolate «fonti confidenziali». Persino minuziose descrizioni fisiche: la «fronte concava» o il «naso adunco», le «orecchie ovali» e il «viso rettangolare». Sono le vite degli altri, migliaia di anonimi cittadini schedati perché sospetti «sovversivi». La versione fascista – rimasta in realtà in funzione fino agli anni Sessanta – e italianissima di ciò che l’omonimo film ha raccontato della Germania Est.

Quella mole enorme di informazioni, conservate fino a poco tempo fa solo in forma cartacea nel gigantesco archivio del cosiddetto “Casellario politico centrale”, il database della polizia politica di Benito Mussolini, è adesso disponibile e consultabile online . Su internet, catalogati per nome, luogo e professione, ci sono più di 150mila nomi. Sospetti «eversivi», pedinati anche solo perché considerati «oziosi», come accadeva ad esempio a pittori e attori. Tra questi 4.373 liguri, 1.671 genovesi. L’elenco non ha solo un valore storico, ma potrebbe essere determinante per risolvere un cold case sullo sterminio di una famiglia di Pegli, avvenuto dopo la Liberazione.

Ci sono voluti settant’anni per avere chiarezza; perché queste informazioni fossero digitalizzate, e dunque rese effettivamente fruibili. Gli spiati non potranno più cercare giustizia, con ogni probabilità sono tutti morti. Questo compito spetterà ai nipoti e ai figli.

A quasi settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale lo Stato restituisce così un mare di informazioni rubate, rende accessibili migliaia di rapporti segreti stilati sui suoi oppositori: in qualche caso perseguitati apertamente, in altri ignari dell’attenzione riservata dalla dittatura. Un ritardo poco giustificabile, come lo è del resto la palese continuità con cui gli apparati di sicurezza hanno continuato in seguito ad attingere da quegli schedari, anche quando l’Italia era ormai repubblicana e democratica.

L’articolo completo sul Secolo XIX di oggi