Le renne di Babbo Natale


bpgx62cn1qmp6y0b9Babbo natale ha 9 renne.
Le renne di Babbo Natale mangiano più che altro carote.
I nomi delle renne di babbo natale sono:

Dasher,
Dancer,
Prancer,
Vixon,
Comet,
Cupid,
Donner,
Blixon,
Rudolph

Rudolph è la renna prediletta da Babbo Natale

In Polonia la vigilia di Natale è chiamata Festa della Stella.
La tradizione impone che non si possa iniziare il rito della cena fino alla comparsa della prima stella in cielo

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♣ L’ALBERO DI NATALE NON E’ UN SIMBOLO PAGANO


Titoune_Anges_sapinL’albero di Natale, con le sue luci e i suoi addobbi colorati, riesce ad immergere la gente nell’atmosfera magica del Natale, mentre il presepe viene sempre più snobbato per il suo essere “troppo cristiano”.
E se invece si scoprisse che l’“inventore” dell’albero di Natale fu proprio un cattolico? E che proprio l’albero di Natale, l’Abete, è parte importante della simbologia cristiana, contrariamente alla comune credenza che vuole l’albero di Natale “simbolo pagano”?

Il primo albero di Natale fu allestito presso le popolazioni germaniche nel 724 da San Bonifacio, che addobbò un abete appoggiando delle candele accese sui rami. San Bonifacio, vescovo e martire, inglese di nascita, fu l’iniziatore dell’evangelizzazione delle popolazioni pagane in Germania.
Nel 722 il Papa consacrò S. Bonifacio vescovo di tutta la Germania. Egli sapeva che l’ impresa più grande era sradicare le superstizioni pagane che impedivano l’accettazione del Vangelo e la conversione dei popoli. Conosciuto come “L’apostolo della Germania”, avrebbe continuato a predicare il Vangelo fino al martirio avvenuto nel 754.

Tra le molte disavventure del Santo, si narra che proprio nel periodo dell’Avvento ebbe modo di fermare un sacrificio umano, consuetudine adottata dalle popolazioni pagane dell’epoca per propiziarsi gli dei.Si narra che Bonifacio affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar”.Titoune_sapin_jouets
Tradizione voleva che i sacrifici avvenissero sotto una gigantesca quercia, che la popolazione venerava in quanto credeva possedesse lo spirito della loro divinità,il dio Thor. Mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, San Bonifacio gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure cominciò a colpire la quercia. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti.
Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde.

San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà».
Dopodiché catechizzò la popolazione riassumendo la vita e le opere di Gesù di Nazareth, dalla nascita alla resurrezione, e annunciando la venuta di Cristo. Dietro la grande quercia abbattuta c’era un Abete e San Bonifacio, finita la sua catechesi, fece disporre sui rami dello stesso, durante tutto il periodo di Natale, delle candele accese a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo sulla terra con la venuta del “Bambin Gesù”.

Da quel giorno in poi, molto lentamente, la tradizione dell’albero di Natale cominciò a varcare i confini della Germania fino a diventare una consuetudine natalizia globale; con il tempo però è andato perdendosi il vero significato di tale “gesto”. Non è un caso, infatti, che l’albero sia proprio un abete. L’abete, infatti, è un albero sempreverde. Quando le altre piante nel periodo invernale muoiono, perdono le foglie, si seccano i rami, l’abete rimane vivo, forte e bello. Il sempreverde nella simbologia cristiana rappresenta l’albero della vita, l’albero della salvezza. L’albero che dà riparo, protezione e speranza, ovvero, Cristo.

Con il tempo, poi, ai piedi dell’albero cominciò ad instaurarsi la tradizione di posare alcuni doni,Animazione2 che inizialmente erano dolci fatti con latte e miele (un richiamo alla terra promessa?).

Le prime testimonianze storiche sull’albero di Natale risalgono al XVI secolo e che, d’altro canto, non vi è prova storica della derivazione di quest’usanza natalizia dagli antichi culti germanici. La testimonianza più antica è costituita da una targa scritta in otto lingue, presente nella piazza della città di Riga, capitale della Lettonia, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. Inoltre, l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, ha identificato una cronaca di Brema del 1570, che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse poi nel corso del XVII-XVIII secolo in tutte le principali città della Renania.

In mancanza della prova di una diretta derivazione della tradizione dell’albero di Natale da antichi culti pagani, non rimane che cogliere il significato di questa usanza nell’ambito della stessa religione cristiana e della tradizione biblica sottostante, in cui si trova sviluppata una ricchissima simbologia dell’albero. Già nel secondo capitolo della Genesi troviamo, infatti, il riferimento a due alberi: l’albero della conoscenza del bene e del male (simbolo della tentazione dell’uomo di tutti i tempi di sostituirsi a Dio, ricercando in sé stesso, invece che nella legge di Dio, il fondamento di ciò che è bene e di ciò che è male) e l’albero della vita (simbolo della possibilità di vita immortale che Dio offre all’uomo disposto a compiere la Sua volontà), cui l’albero di Natale più verosimilmente si richiama. In numerosi passi dell’Antico Testamento, inoltre, l’albero è il simbolo del giusto, più volte identificato con il robusto cedro del Libano (per Prov 11, 30: “Il frutto del giusto è un albero di vita”), o della sapienza di Dio che sorregge il giusto (v. ad es. Prov 3,18: “E’ un albero di vita per chi ad essa [cioè alla sapienza] si attiene”). Nelle visioni degli antichi profeti biblici, l’albero indica, a seconda dei casi, il Messia nascente, che verrà a liberare il popolo di Israele (cfr. Isaia 11,1): “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici” – passo che la tradizione cristiana e la stessa liturgia della Chiesa applicano a Gesù Cristo-, o lo stesso Israele riscattato da Dio (cfr. Os 14,6: “Israele fiorirà come un giglio e metterà radici come un albero del Libano”). In Osea 14, 9 l’albero è addirittura indicato come l’emblema di Dio: “… io [il soggetto sottinteso è Dio] sono come un cipresso sempre verde; grazie a me tu porti frutto”.

La simbologia dell’albero è altresì presente nel Nuovo Testamento con riferimento innanzitutto a Cristo e alla sua Croce. San Giovanni, nel libro dell’Apocalisse, con sottile allusione al costato trafitto di Cristo, da cui sgorgò “sangue e acqua” (Gv 19, 34), riporta in visione: “In mezzo alla piazza della città [santa] e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni” (Ap 22, 2). L’albero della vita qui è allegoria della Croce e le sue foglie simbolo della universalità della salvezza, recata da Cristo a tutti i popoli. Infine, nei Vangeli, l’albero è spesso presentato come il simbolo del regno dei cieli (così nella parabola del granello di senapa in Mt 13, 31-32: “Il regno dei cieli si può paragonare ad un granellino di senape, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi, ma una volta cresciuto diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo si annidano tra i suoi rami”) nonché della stessa Chiesa, popolo eletto della nuova alleanza (cfr., ad es., la parabola dei vignaiuoli omicidi in Mt 33, 45 ss.).39a

A fronte di una simbologia biblica così ricca, può seriamente sostenersi che l’albero è un simbolo pagano? A buon diritto l’albero può considerarsi un simbolo cristiano e la sua forza evocativa vale a spiegare la genesi della tradizione dell’albero di Natale, senza necessità di ricorrere a spiegazioni “paganeggianti” (peraltro mai suffragate storicamente). Un cristiano può dunque festeggiare il Natale anche facendo l’albero, senza timore alcuno di ripetere riti o di riprendere tradizioni pagane.

Non a caso Beato Giovanni Paolo II a partire dal 1982 volle che in occasione delle festività natalizie in piazza San Pietro, accanto al presepe, fosse collocato un alto e robusto abete, finemente decorato con palline color oro e argento e con luci bianche e gialle. “L’abete sempre verde – ricordava Giovanni Paolo II – esalta il valore della vita, perché nella stagione invernale diviene segno della vita che non muore”. Facilmente l’albero natalizio si presta ad essere associato a Gesù Cristo, fonte, per noi cristiani, della vita che non muore. Le luci e le palline colorate, a loro volta, richiamano Cristo, luce del mondo, venuto a diradare le tenebre del peccato e della morte in cui è avvinta l’umanità. L’albero ben si presta allora ad una lettura “cristiana” e così viene da sempre inteso nei Paesi in cui questa tradizione è nata. Consapevole di questo, l’attuale Papa, Benedetto XVI, ha inteso dare continuità all’iniziativa del suo predecessore, spiegando che “l’abete posto accanto al presepe mostra a suo modo la presenza del grande mistero nel luogo semplice e povero di Betlemme”.

Perché allora da parte di qualcuno si sostiene che l’albero di Natale sia una tradizione pagana, assimilata nei secoli dal Cristianesimo, o che l’albero sia in sé un simbolo pagano la cui presenza nel Vaticano, cuore del cattolicesimo mondiale, è a dir poco inopportuna?

In realtà, quanti pervengono a sì frettolose e categoriche conclusioni sembrano cadere in un equivoco di fondo, confondendo la tradizione, tipicamente cristiana, dell’Albero di Natale con il simbolo dell’albero, che in sé e per sé considerato è presente in tutte le culture, anche precristiane, pur con significati profondamente differenti; e per di più ignorano che l’albero, come simbolo, non è appannaggio esclusivo delle culture “pagane”, trovando molteplicità di riscontri anche all’interno della Bibbia, tanto nel Nuovo quanto nell’Antico Testamento.

http://www.parrocchiadicoreno.it/catechesi/approfondimenti/287-albero-di-natale-e-cristiano.html

La storia degli angeli dell’avvento


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Gli angeli dell’Avvento sono quattro, proprio come le quattro settimane che preparano al Natale. Vengono in visita sulla Terra, indossando abiti di un colore diverso, ciascuno dei quali rappresenta una particolare qualità.

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L’angelo blu. Durante la prima settimana un grande angelo discende dal cielo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. E’ vestito con un grande mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. Il blu del suo mantello rappresenta appunto il silenzio e il raccoglimento.
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L’angelo rosso. Durante la seconda settimana un angelo con il mantello rosso scende dal cielo, portando con la mano sinistra un cesto vuoto. Il cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca, guarda nel cuore di tutti gli uomini, per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende e lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù, le anime di tutti quelli che sono sepolti in Terra e tutti gli angeli prendono questo amore e ne fanno luce per le stelle. Il rosso del suo mantello rappresenta l’amore.Risultati immagini per gif animata angelo rosso
L’angelo bianco. Nella terza settimana un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene nella mano destra un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca con il suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’Inverno freddo e buio, sono rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo. Anche i più poveri e gli umili sono così trasformati ed assomigliano agli angeli, perché hanno l’amore nel cuore. Soltanto coloro che hanno l’amore nel cuore possono vedere l’angelo bianco… Il bianco rappresenta il simbolo della luce e brilla nel cuore di chi crede.Immagine correlata

L’angelo viola. Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo con il mantello viola. L’angelo viola passa su tutta la Terra tenendo con il braccio sinistro una cetra d’oro. Manca poco all’arrivo del Signore. Il colore viola è formato dall’unione del blu e del rosso, quindi il suo mantello rappresenta l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce del Signore dentro di noi.dal web dividerdivider

Chiediamo spesso le cose sbagliate


dal web
Ho chiesto a Dio la FORZA
E Lui mi ha dato DIFFICOLTÀ’ PER RENDERMI FORTE
Ho chiesto a Dio la SAGGEZZA
E Lui mi ha dato PROBLEMI DA RISOLVERE
Ho chiesto a Dio la PROSPERITA’
E Lui mi ha dato MUSCOLI E CERVELLO PER LAVORARE
Ho chiesto a Dio il CORAGGIO
E Lui mi ha dato PERICOLI DA SUPERARE
Ho chiesto a Dio FAVORI
E Lui mi ha dato OPPORTUNITA’
Ho chiesto a Dio l’AMORE
E Lui mi ha affidato PERSONE BISOGNOSE DA AIUTARE
Non mi è stato dato nulla di ciò che volevo, ma mi è stato 
dato tutto quello di cui avevo bisogno.
e non è poco edzg1r8i9re schnee-sterne 164

 

uomini, regali e natale


caro babbo natale
o caro Gesù bambino
anzi carissimi entrambi
poichè la mia letterina sarà un arduo compito per ognuno di voi quindi collaborate e provate a rivoluzionare il sistema.
vorrei sensibilizzarvi sul concetto di regalo di natale che gli uomini hanno verso le loro mogli.
non si può fare a meno di notare con dispiacere che dopo alcuni anni di convivenza o di matrimonio la loro idea di regalo è alquanto malsana.
non ditemi, vi prego, che è tempo della crisi, che occorre ottimizzare le spese, perchè questo succede da sempre…. succede da quando noi donnine eravamo piccole.
e la colpa secondo me, è anche un pò vostra, perchè anche voi a fantasia siete sempre stati pari a zero.
da bambina cosa porta Gesù bambino o babbo natale alle bimbe? …. il pupo che strilla, la lavatrice che fa la schiuma, l’aspirapolvere, il forno a microonde…e mi fermo qui perchè la lista sarebbe lunga… invece ai maschietti??? chiedono l’elicottero telecomandato? ed eccolo li sotto l’albero… poi magari qualche anno piu’ tardi il prox regalo e’ il volo su quello vero con l’istruttore.
ora dico… capisco che non è tempo di cartier, ma vi prego non illudeteci facendoci trovare un pacchetto stile tiffany con invece dentro il cestino della cottura a vapore della pentola  a pressione-:), cambiate almeno il colore della carta, o le nuove generazioni si troveranno costrette a mettere dei postilli sugli accordi pre matrimoniali.
non dite che sono pretenziosa, dopo anni, ormai sono abituata a sentirne di tutti i colori
ma mi delude quanto poco tempo gli uomini spesso spendano a pensare ai regali delle proprie donne… va bene la lavatrice, va bene il frigo ( c’è crisi, c’è crisi) … ma un minimo di …… coinvolgimento…. poi si dice che solo gli amanti regalino bijoux (vedi  i migliori amici delle donne), ma in realtà è cosi…
forza ragazzi …pensateci voi… molte amiche non hanno il coraggio di dirlo ai mariti 🙂

avvento


Avvento è… cammino verso il Natale dove la speranza apre il cuore e le porte a chi è nella necessità e nella difficoltà.

Avvento è… credere che la giustizia ha i colori della speranza e non della pelle o della provenienza.

Buon avvento a te, amico, che con gioia ti preoccupi di seminare speranza e che il nostro Natale… sia dipinto con i colori della speranza.

Come vi ispira di piu’ il presepe?


 ho messo: 5 case distrutte dai terremoti, 4 case alluvionate, 4 container dove far vivere la gente sfollata,
25 banche, 82 chiese;
 il bue e l’asinello non me li posso permettere visto che la tassa sugli animali domestici non si sa se sia una bufala…
 Ho messo la grotta 😦
ma senza Gesù, considerato che Giuseppe e Maria con il loro lavoro non arrivano a fine mese e l’ici sulla grotta è una spesa in più e i…..loro genitori con la riduzione della pensione non possono più aiutarli. Ho messo 1500 re magi rigorosamente in auto blu. Mi sembra finito!!!…non manca niente, che ve ne pare?
a parte gli scherzi, riflettevo sulla magia del presepe… 
io starei ore a guardarli, ai miei occhi hanno una magia speciale
amo il presepe classico, un pò come l’ha voluto San Francesco,
vieterei il commercio della vendita su statuine di personaggi famosi, politici, calciatori, perchè un momento sacro è stato profanato con tanta leggerezza e superficialità.
ogni simbolo nel presepe ha il suo particolare significato, ma spesso presi dal vedere e non dal guardare non li cogliamo nemmeno, ad esempio lo sapevate che
Il pescatore: è simbolicamente il pescatore di anime, che i venditori generalmente sono uno per ogni mese dell’anno: Gennaio macellaio o salumiere; Febbraio venditore di ricotta e formaggio; Marzo pollivendolo e venditore di uccelli; Aprile venditore di uova; Maggio rappresentato da una coppia di sposi recanti un cesto di ciliegie e di frutta; Giugno panettiere o farinaro; Luglio venditore di pomodori; Agosto venditore di cocomeri; Settembre venditore di fichi o seminatore; Ottobre vinaio o cacciatore; Novembre venditore di castagne; Dicembre pescivendolo o pescatore.
Il forno è l’ evidente richiamo alla nuova dottrina cristiana che vede nel pane e nel vino i propri fondamenti, nel momento dell’Eucarestia, oltre a rappresentare un mestiere tipicamente popolare.
Il pozzo simboleggia il collegamento tra la superficie e le acque sotterranee, la sua storia è ricca di aneddoti e superstizioni, che ne fanno un luogo di paura. Una su tutte, quella per la quale un tempo ci si guardava bene dall’attingere acqua nella notte di Natale: si credeva che quell’acqua contenesse spiriti diabolici capaci di possedere la persona che l’avesse bevuta.
mentre il ponte è il chiaro simbolo di passaggio

e, a voi piacciono i presepi non tradizionali? non di materiali ma di soggetti, intendo

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natale


E Natale, è Natale,
chi sta bene e chi sta male:
cè chi mangia il panettone,
lo spumante ed il torrone:
 ed invece in qualche terra i bambini fan la guerra.
Caro mio bel Bambinello
 fa che il mondo sia più bello
e con gli uomini in letizia
tutti in pace ed amicizia.
Ad ognuno fai trovare ogni giorno da mangiare.
Della neve ogni fiocco tu trasformalo in balocco
 che poi cada lì vicino
ad ogni piccolo bambino.
 Manda a tutti il proprio dono
e fammi essere più buono.
 

notte magica


La celebrazione del Natale è un evento spirituale molto importante e nasconde un significato più profondo di quello che siamo abituati a dargli distratti dalle nostre usanze e da riti più pagani che spirituali.
E’ collegata al solstizio d’inverno che, a sua volta, rappresenta una porta, l’ingresso simbolico ad uno stato superiore di consapevolezza.

Nel solstizio d’inverno abbiamo la notte più lunga ed il giorno più breve dell’anno. Il sole tocca, a mezzogiorno, il punto più basso dell’orizzonte e muore per poi rinascere. Da quella data le ore di luce cominciano ad aumentare ed il Sole torna ad illuminare “la notte” perpetuando e rinnovando il ciclo infinito della vita. In questo evento si legge la vittoria della “luce” dell’anima, della fede, sul buio dell’ignoranza, dell’assenza dell’ispirazione divina.
Dicembre è, in natura, un mese di preparazione per la nuova vita, ancora tutto è fermo nel freddo dell’inverno, però sotto la superficie c’è il seme del prossimo raccolto. Le tradizioni provengono dalle usanze popolari e questa del Solstizio esiste da tempi veramente lontani. La notte del 21 dicembre è stata sempre considerata la notte più magica dell’anno, da trascorrere tra grandi feste e sacrifici di ringraziamento agli dei.

Dalla Siberia all’Inghilterra, dai popoli europei a quelli del mediterraneo, era tutto un fiorire di riti che celebravano quest’unione tra il grande buio e la luce. Il Sole era ritenuto un Dio o, meglio, la personificazione di una deità e il diminuire del suo calore e della sua luce veniva considerato quasi un segno di declino da sconfiggere. I popoli antichi erano legati ai cambiamenti della terra e degli astri e ad essi attribuivano il buon risultato dei loro raccolti. Tali festeggiamenti venivano fatti  anche per ringraziare il calore della luce solare che tornava a nutrire le piantagioni.
La data del 25 dicembre non è stata scelta a caso ed è legata ad eventi astronomici e ad antiche forme di religione, ciascuna delle quali vedeva nel Sole un’immagine divina. Nei culti di vari paesi è narrata l’uscita dal grembo oscuro della terra di un “raggio solare”….. di qualcuno veramente speciale venuto per riportare la Luce sulla terra.
Questa data segnava la nascita d’importanti divinità, come ad esempio il Dio Mitra, festeggiata in Persia, o la nascita di Osiride e di suo figlio Oro in Egitto. In Babilonia si celebrava il dio Tammuz, figlio della dea Istar, rappresentata con il bimbo in braccio e un’aureola di dodici stelle attorno alla testa. L’elenco potrebbe continuare ma quello che a noi serve notare è che quelle citate sono tutte divinità “solari”, appartengono cioè ad un mito, ad un Dio solare.

Ma perché la data di queste nascite sacre, collegate al solstizio, è il il 25 e non il 21?
Probabilmente perché nei giorni dal 22 al 24 dicembre il Sole, nel suo moto apparente, sembra fermo (Solstitium significa “Sole fermo”) e per tre giorni circa sorge sempre allo stesso punto, poi il 24 mostra di riprendere il cammino avviandosi, di giorno in giorno, verso l’altro momento forte del suo percorso: il Solstizio di Estate.
Il nostro Natale è legato alla tradizione dell’antica Roma e dovrebbe coincidere con la festa del Sole Invitto: il dies Natalis Solis Invicti. Il primo Natale del Sole Invitto venne festeggiato a Roma e in tutto l’impero il 25 dicembre del 274 d.C. per ordine dell’ Imperatore Aureliano. Su questa festa si sovrappose poi il Natale cristiano.
Ma questa ricorrenza, dentro di noi, nel nostro inconscio collettivo, non è la semplice sovrapposizione di una festa cattolica su credenze, miti e riti dell’antichità ma un insieme di profondi simbolismi spirituali che emergendo dai nostri bisogni interiori si perpetuano di generazione in generazione da tantissimi anni.
La nascita di Gesù Cristo a Betlemme rappresenta il simbolo, l’archetipo della nascita della coscienza spirituale nella nostra consapevolezza umana, perché quando ci risvegliamo alla luce del Sole ed usciamo dalle tenebre interiori, date dalle cattive abitudini, dall’indifferenza, dall’egoismo, ritroviamo il valore della vita e la nostra serenità.
Simbolismo del natale
La similitudine tra il Sole e il Divino Bambino viene ben illustrata da un mio caro amico, studioso di storia e filosofia che la descrive in questo modo: “così come il sole rinasce e la sua luce sconfigge il freddo e le tenebre donando di nuovo la vita al mondo materiale, nello stesso modo il Cristo invincibile (immortale) rinasce e la sua luce, che è amore per il prossimo, sconfiggendo il freddo del peccato originario e le tenebre del peccato attuale, dona di nuovo vita (eterna salvezza) nel mondo spirituale”.

Autore: Maria Santucci

Natale 2014, video virali e archetipi dei brand


emozioni, instabilità, e comunicazione dei nostri tempi:
un post da non perdere per immagini e parole.

Comunicazione Digitale

video virale bambino pinguino john lewis

Il Natale è il momento in cui le aziende e i brand sfoderano la maggior dose di creatività anche per le forti implicazioni dal punto di vista commerciale. E i brand stranieri sono sempre all’avanguardia in questo campo. Le feste natalizie sono un’ottima occasione per un’azienda per puntare sui valori del brand, e in un periodo di crisi economica globale come quello che stiamo vivendo è un aspetto che diventa sempre più importante.

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soldi, natale e noi


In questi giorni le città iniziano ad adornarne le vetrine per il natale, le luminarie iniziano ad accendersi, e si dovrebbe sentire l’atmosfera natalizia.
Ma non è cosi,
la gente non sorride , anzi è arrabbiata e scontrosa.
e il motivo lo sappiamo.
è facile rendersi conto di quanto disagio stanno vivendo le nostre famiglie.
Basta uscire per fare la spesa ed accorgersi, che non si compra piu’ il prosciutto, ma al massimo 50 gr di mortadella, le macellerie sono spesso vuote, e dai fruttivendoli dove ultimamente ci si lascia un patrimonio, anche li per la maggiore vanno le patate, le cipolle e le verdure da bollire.
La crisi economica, cambia il nostro modo di fare la spesa, che x alcuni – sicuramente- potrebbe anche avere un risvolto positivo, per la salute e le tasche, ma per molti priva della possibiltà di avere un’alimentazione sana ed equilibrata.
Ci sono persone che stanno male e che evitano di andare dal dottore, perchè poi non possono comprare i farmaci per curarsi.
e in mezzo tutto questo tran tran quotidiano… si avvicina anche il natale.
Il natale dovrebbe riempire il cuore di gioia e di amore, ma non può essere cosi nella nostra società.
non può essere cosi perchè non si può fare a meno di fare i conti nelle proprie tasche e vedere quanto si può destinare ai regali . Molti, i conti, credetemi non hanno nemmeno bisogno di farli, perchè sanno benissimo che non potranno permettersi un bel niente. E come fai ad immergerti nell’atmosfera natalizia se sai che non puoi fare nemmeno un pensierino, una sorpresa alle persone che ami?
già, dicevamo che il senso del santo Natale è altra cosa.
Per le vie del centro, nonostante tutto c’è un via vai di gente, qualcuna con borse e borsettine segni di shopping andato a buon fine, e le persone escono dai negozi con un sorriso stampato sulla faccia quasi tirato, e non ne capisci il motivo, in effetti loro almeno hanno comprato, hano un qualcosa da scambiarsi la notte di natale, ma se invece ti fermi un istante e provi a
leggere nei loro cuori, ti rendi conto quanta amarezza porta il natale anche per chi ha il regalo comprato… perchè dietro a quel pacchettino
chissà quanti sacrifici ci sono, chissà quanti pensieri sono stati fatti su come poter arginare piu’ possibile la spesa.
Vero è, che mantenere le tradizioni, rispettare i costumi e le usanze famigliari è cosa buona…
ma il prezzo da pagare è sempre piu’ alto.
e non parlo solo di euro… perchè dietro all’euro, dietro al non potersi permettere un dono, un viaggio, una cena festosa, viene colpito anche l’animo, la dignità di ogni lavoratore.
Voglio pregare il Signore affinchè ci agevoli spiritualmente per sentire e per vivere il Natale veramente per quello è che, non per la festa commerciale che è diventata; è un compito arduo che Gli chiedo, ma sarebbe bello, se non ci aspettassimo nessun regalo, sarebbe bello se i nostri figli, grazie al nostro esempio imparerebbero a rinunciare a qualcosa- rinunciare a volere, a desiderare…sarebbe già un passo avanti, o no?
se i soldi non fanno la felicità dipende esclusivamente che abbiamo noi nei confronti della vita.

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un pò di sconforto… x non dire quanto


ciao pà,

è un pò che non ti scrivo, ma tu sai che questo non ha importanza, perchè non passa ora della mia giornata che sei tu non sia con me.

 dovrei chiederti come stai… ma so che stai bene…

meglio di quanto stavi qui negli ultimi tempi…

spero che tu non senta la nostra mancanza quanto io sento la tua…

è strano vero?… eppure non sono mai stata una coccolona  che distrubuiva carezze a volontà, eppure tra noi c’è sempre stato un feeling… forse un pò disturbato quando la tua piccina cresceva e la vedevi piangere x qualche uomo ..e tu questo non lo tolleravi…. e li – allora nascevano alcune incomprensioni tra noi… ma ero adolescente.. e si sa… è fisiologico a volte che ci sia anche qualche scontro tra padre e figlia. Ma il ns legame si è rafforzato  tanto in questi ultimi anni… quando le sofferenze hanno messo piede in casa…ancora adesso mi sembra di vederti qui seduto triste e sconsolato quando il problema non aveva soluzione e non ci restava che vivere ed andare avanti.

spero tanto che tu oggi sorrida come nella foto che ho qui con me, e che ti sia  buttato alle spalle tutti i momenti brutti e finalmente vivere la tua vita.

si sembra strano.. ma so che li c’è vita e che tu vivi… anche se sn rammaricata, perchè ti avevo chiesto di venire a raccontarmi un giorno come è di là… ma non  ti sei ancora deciso…. ok..io aspetto… e se non arriverai … lo vedrò con  i miei occhi.

in questi giorni la malinconia sale  e cresce incontrollata…. sono andata a prendere i biglietti di natale degli anni passati…. cosi li ho qui vicino a me… vedi…? ho qui il tuo che hai mandato a mamma quando eravate fidanzati… tu eri in francia a lavorare e lei giù in paese…poi c’è il mio primo biglietto dell’asilo che ovviamente ha scritto la maestra; poi quello della prima elementare… che mi fa sorridere xkè ricordo benissimo quando l’abbiamo fatto… la maestra ha scritto la frase alla lavagna e noi dovevamo copiarla… ed io, ricordi cosa ho fatto? … alla fine ho scritto… la vostra il vostro … non capendo che avrei dovuto scegliere ….cosi sono scritti tutte e due… con il vostro con una riga sopra… ah..beata ingenuità…. papà te li metto qui… cosi se non li ricordi ti farà piacere rivederli…

stammi vicino… portami x mano… come  quando ero piccina…

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avvento-natale-epifania-carnevale-quaresima-pasqua?


ormai passiamo ancora piu velocemente grazie al consumismo che non conosce evidentemente tempi di crisi da una festa allaltra...i negozi ormai sono addobbati già con le uova di pasqua, e non vi nascondo il mio disgusto per questo susseguirsi di eventi decisamente "forzati"..dovremmo pensare (a chi piace) al periodo di Carnevale, che segue immediatamente il periodo di Natale. Il culmine delle celebrazioni carnevalesche viene raggiunto il martedì che precede linizio della Quaresima (Martedì Grasso), fanno eccezione le zone ove si segue il cosiddetto Rito Ambrosiano, introdotto da S. Ambrogio, dove il carnevale si conclude il sabato che precede la prima domenica di Quaresima (in particolare Milano e alcune zone limitrofe).Ma invece, corriamo corriamo ..il tempo vola e noi dietro anche con le nostre superficialità.